di Michele Capone
La primavera porta all’attenzione degli appassionati o dei curiosi una serie di “cammini”. Si tratta di percorsi, naturalistici, religiosi o tutte queste cose. Sono attività turistico –culturali che puntano a valorizzare ambienti montani o collinari. In provincia di Salerno famoso è il “percorso degli Dei” in costiera, così come il “sentiero dei limoni” che consente di raggiungere, attraverso la montagna, Minori da Maiori o viceversa. In questa specie di campagna elettorale per l’elezione del Sindaco di Salerno, in attesa di conoscere con precisione i programmi dei candidati, si è già imposta la questione del Mare, o meglio del porto. Il dibattito sull’eventuale allargamento del porto commerciale e sul progetto di porto turistico al porticciolo di Pastena, ha contraddistinto questa prima fase di campagna elettorale, o meglio di iniziative spontanee che non potranno non essere considerate dai candidati sindaci, i quali dovranno prendere posizione su queste questioni. Salerno e il mare è un tema ricorrente. Ma Salerno è solo una città di mare? È questa l’unica risorsa? Chiunque passeggi per il lungomare, o guidi in città, non può escludere dalla visuale la presenza della collina. Salerno è anche un paese di collina.Trascurate, ignorate, scoperte solo in prossimità di appuntamenti elettorali. Da Matierno a Sordina, passando per Cappelle, Pastorano, Casa Roma, Ogliara, Rufoli, Sant’Angelo da una parte, da Giovi a Sant’Eustachio dall’altra parte, senza dimenticare Brignano. Fino a metà novecento facevano parte dei “villaggi”, poi sono diventate “frazioni” (come si legge ancora su qualche indicazione stradale) ed oggi sono “rioni collinari”. Negli ultimi decenni hanno via via perso la dimensione di “paese” che li caratterizzava, ma sono ancora centri dove si svolge una vita associativa, basti pensare agli eventi gastronomici di Giovi o all’Infiorata di Ogliara. Dato questo quadro perché non pensare a sfruttare queste risorse ambientali e umane? Un passo indietro negli anni 80. Nei turbolenti anni post terremoto, sorse in città un movimento di disoccupati denominato “Lavorare tutti, lavorare meno”, protagonista di un’aspra lotta per rivendicare posti di lavoro. Dopo una serie di manifestazioni, di riunioni con il Comune di Salerno, si addivenne alla realizzazione di due iniziative: gestione dei parcheggi (situazione che si è poi evoluta in Salerno mobilità) e creazione del Parco del Montestella, che però è durato poco. Il Monte Stella, Giovi, Brignano, possono essere i poli per una rivitalizzazione dei rioni collinari, e consentire al Comune di Salerno di poter pensare ad una proposta turistica non solo legata al mare. Riproporre il Parco del Monte Stella come oasi naturalistica, o un percorso trekking che da Ogliara arrivi al Santuario della Madonna del Monte Stella, o meglio ancora possa portare all’altro versante della montagna, così come un percorso tra le varie frazioni di Giovi, potrebbero arricchire la proposta turistica. Il volano a queste iniziative potrà essere dato dal completamento del Parco della D’Agostino a Brignano. Anche qui si potrebbe, con un po’ di fantasia, realizzare un cammino della transumanza, il percorso che i pastori dell’avellinese, in inverno portavano le greggi a Brignano e sulle rive dell’ Irno. Non parliamo poi, di cosa sarebbe la valorizzazione di Fratte, che è stata storicamente non solo la prima zona industriale della città, ma anche, per gli abitanti delle colline, la porta della città. La palazzina delle Cotoniere e le fabbriche abbandonate site nei suoi pressi, richiamano la possibilità di sfruttamento turistico, ed anche qui sarebbe suggestivo, riproporre il cammino che gli operai della Cotoniere o della D’Agostino, nell’anteguerra, in piena notte, partendo dalle colline per raggiungere le fabbriche a Fratte. Queste proposte includono la necessità di coinvolgere i comuni vicini, insomma il Comune di Salerno dovrebbe agire, anche se formalmente non lo è, come città metropolitana. Salerno non è solo una città di mare, ma anche di collina.
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