di Antonio Manzo
Una notte appena trascorsa con le parole di Simone Semeraro , giovane astrofisico ebolitano, che ha commentato e spiegato al mondo dal suo studio americano il lancio Artemis II (la seconda missione del programma Artemis e la prima con equipaggio del veicolo spaziale Orion). Il lancio è stato pianificato per il giorno 1 aprile 2026 alle 18:24 ora americana a bordo del lanciatore Space Launch System. Durante la missione, l’Orion e il suo equipaggio composto dal comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen, effettueranno un sorvolo lunare e rientreranno sulla Terra, segnando il primo volo umano oltre l’orbita terrestre bassa dopo Apollo 17, l’ultima missione del programma Apollo nel 1972. Ha spiegato ai telespettatori l’astrofisico Simone Semeraro: “la missione Artemis II rappresenta il primo volo con equipaggio del nuovo sistema di esplorazione lunare della NASA, composto dal razzo SLS (Space Launch System) e dalla capsula Orion. Il lancio, inaugura un profilo di missione di circa dieci giorni durante i quali i quattro astronauti effettueranno un’orbita di ritorno libero attorno alla Luna. Questo tipo di traiettoria, già utilizzata durante il programma Apollo, sfrutta la gravità lunare per riportare la navicella verso la Terra senza necessità di ulteriori manovre propulsive significative”. Prima del lancio dalla base Nasa Simone Semeraro insieme ad altri esperti ha descritto l’equipaggio selezionato per questo test orbitale è composto da Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch – il primo afroamericano e la prima donna a viaggiare oltre la bassa orbita terrestre – e dal canadese Jeremy Hansen (il primo cittadino non statunitense a compiere un viaggio simile). Poi il giovane astrofisico ha spiegato che “il loro compito principale non sarà la ricerca scientifica, in questo caso, ma il monitoraggio dei sistemi di pilotaggio manuale e delle interfacce della navicella, e lo studio degli effetti delle radiazioni spaziali e della microgravità sul corpo umano. Si tratta di un gruppo di astronauti con ampia esperienza sulla Stazione spaziale internazionale, il cui viaggio segnerà il ritorno dell’uomo nello spazio profondo dopo una pausa durata oltre mezzo secolo, cioè dall’ultima missione Apollo del 1972”. Certo, Simone nel 72 non era ancora nato, lui oggi appena ventiquattrenne ma già con alle spalle un’esperienza scientifica mondiale riconosciuta. Quella notte del 1972 certamente era al televisore bianco e nero il nonno paterno che non ha mai conosciuto Vito Gallotta, l’uomo che con i pattini volava come se dovesse andare sulla Luna. “ Anche se non è destinata a sbarcare sulla superficie lunare, Artemis 2 stabilirà diversi record interessanti racconta Simone Semeraro – La missione porterà gli astronauti a circa 7.400 chilometri dalla superficie sul lato nascosto della Luna, arrivando a oltre 410mila chilometri dalla Terra, la massima distanza mai raggiunta da un equipaggio umano”. Poi l’astrofisico Semeraro ha spiegato un’altra curiosità tecnica che riguarda il sistema di comunicazione che verrà testato durante il viaggio. Invece di affidarsi esclusivamente alle onde radio tradizionali, Artemis 2 utilizzerà l’Optical Communications System (O2O), una tecnologia laser che permette di inviare dati e video ad alta definizione con una velocità molto superiore a quella possibile con le normali onde radio. Questo permetterà di trasmettere immagini della Luna e della Terra in tempo reale con una qualità senza precedenti. In pratica Internet potrà funzionare dallo spazio.
L'articolo Simone, da Eboli allo spazio per il lancio di Artemis proviene da Le Cronache.
