Di Olga Chieffi
Oggi, alle ore 18, il Teatro di Ateneo “F.Alison” accoglierà il secondo appuntamento di “Musica UNISA”, la stagione culturale di collaborazione tra l’Ateneo e il Conservatorio di Musica “G.Martucci”, dedicata alla comunità universitaria e al territorio. Protagonista di questaperformance – dal titolo “Ritmi narranti” – sarà la Suite Percussion Ensemble diretta dal Maestro Paolo Cimmino, composta dal Maestro, Gennaro Basile, Simone Parisi, Emilio Califano, Domenico Donatantonio, Carmen Ascoli, Alfonso Nocera e Alex Rosamilio. Lo spettacolo “Ritmi Narranti” nasce dalla volontà di esplorare la natura profonda della percussione, intesa non come semplice scansione del tempo, ma come vero e proprio linguaggio capace di “raccontare”. Il programma delinea un percorso dove il battito si fa parola, trasformando l’ensemble in un coro di voci narranti che attraversano i secoli. L’idea generativa del concerto si sviluppa su due direttrici complementari: il Ritmo come Memoria e Restituzione: nella dimensione puramente percussiva, il ritmo si riappropria della sua storia. Significativa, in questo senso, è la rilettura del Rondò alla Turca di Mozart nell’arrangiamento del Maestro Paolo Cimmino: qui la trascrizione diventa un atto di restituzione, riportando alla luce l’anima pulsante che il genio salisburghese aveva originariamente affidato alla tastiera. Insieme alle opere di autori contemporanei come Worden, Davila e Marcovich, le percussioni dimostrano come la pelle, il metallo e il legno possano articolare un discorso complesso, capace di sostituire la parola con l’impulso. Il Ritmo sarà poi sviscerato come Drammaturgia e Incontro: l’ingresso del quartetto d’archi, composto da Maria Pia Ferreri e Simona Russo al violino, Vincenzo Meriani alla viola, Matteo Giuliano al violoncello ai quali si aggiungerà la voce di Francesca Fusco che trasformerà la narrazione in un’esperienza multidimensionale. Se le percussioni rappresentano l’istinto e la terra, gli archi portano con sé la liricità e la memoria della forma classica. In questa sintesi, la voce umana diventa l’elemento rivelatore: in autori come Sollima, Villa-Lobos e Cimmino, il canto si innesta sulla trama ritmica trasformandola in una vera e propria sceneggiatura sonora. L’emozione del canto e il respiro degli archi agiscono come catalizzatori, potenziando la comprensione cognitiva di strutture ritmiche complesse e rendendo l’ascoltatore partecipe di un viaggio identitario. “Ritmi Narranti” diventa, così, una sfida pedagogica e artistica: dimostrare che nel dialogo tra la “pelle” del tamburo, la “corda” degli archi e il “fiato” della voce, la musica non si limita a scorrere, ma narra la storia dell’uomo, delle sue radici e del suo continuo divenire. Il concerto verrà aperto con Millenium Bug di Sollima, l’eclettico violoncellista, datato 1999 che riprende, in chiave minimalista, quelle sensazioni di ansia e preoccupazione dell’uomo all’alba del famigerato virus del millennio, rifacendosi a ciò che abbiamo vissuto e stiamo tuttora vivendo. Ed ecco la tempesta d’Estate di Antonio Vivaldi: la poetica del Prete Rosso è un filo che percorre la sua intera produzione strumentale, caratterizzata da un’ansia onnicomprensiva, da un demone bruciante che spinge il musicista ad una continua sperimentazione. La sua musica assume i tratti di magnetici affreschi sonori o ambisce, grazie alla forza del suo potere evocativo e della sua logica formale, a conquistare una proprietà narrativa e una pregnanza illusionistica di tale intensità da trasfigurare l’astratto gioco dei suoni nella vividezza visiva e gestuale di un evento teatrale. Si proseguirà, quindi, con Ghanaia di Mathias Schmitt, per Marimba ed ensemble di percussioni, in cui l’autore usa ritmi africani combinati con le sue esperienze musicali europee e tecniche non facile a quattro bacchette per lo strumento solista. La seconda parte della serata vedrà protagonista, invece l’ultimo progetto di Paolo Cimmino che ha nome Crossover e vedrà l’esecuzione di musica originale, composta dal leader, tra cui ascolteremo tracce quali “La scelta dei segreti”, “Solare”, “La tua stanza”, progetto per un disco. La lezione è quella della condivisione di un naturale senso della musica e del gusto per le armonizzazioni inusuali e raffinate, capace di un climax di bruciante intensità, prodotto da improvvisatori sensibili e innamorati della cantabilità dei propri strumenti, alla ricerca del ritmo interiore ed esteriore che regola il nostro comportamento, legge liberamente assunta che modula dall’interno ogni sua ora, con il tempo che prende forma e che non viene lasciato, così, fluire senza argini, come acqua su pietra. La melodia rappresenterà l’estremo tentativo umano di catturare l’uniformità del tempo nel suo scorrere ineluttabile e disperante, di piegarlo alla sua volontà creatrice, costringendolo in ritmi che esprimano le scansioni interiori della vita. In scena il tamburo con Team Work di Marcovich, poi scritta per voce di soprano e otto violoncelli, la Bachiana Brasileira n. 5, il brano più famoso dell’opera di Villa-Lobos, che ascolteremo negli arrangiamenti di Paolo Cimmino e Vincenzo Meriani. I due movimenti in cui è articolata sono composti in due momenti ben distanti tra loro; l’Aria (Cantilena) è del 1938, la Dança (Martelo) viene aggiunta nel 1945. Consapevole delle diverse possibilità espressive offerte da questa composizione, Villa-Lobos scrive nel 1947 una versione per soprano e chitarra con solo la prima parte, successivamente ne realizza una per soprano e pianoforte con l’opera completa, un brano di forte espressività, che inizia con un lungo vocalizzo e si conclude con un difficile passaggio “a bocca chiusa”. La seconda parte, Dança (Martelo), sul testo di Manuel Bandeira, viene eseguita per la prima volta nel 1945; l’indicazione di tempo è Allegretto ma la sezione centrale è più vivace. La parte vocale esige una dizione molto attenta, vista la diabolicità del testo che enumera frettolosamente vari tipi di danze brasiliane; Villa-Lobos, tuttavia, concede al soprano una tregua tra “Ricordare il Cariri” (Pra alembrá o Cariri!) e la parte finale del poema. Ascolteremo, quindi due brani dello stesso Paolo Cimmino: Lacrime di Nuvola e Passione Segreta, in cui la lezione è quella della condivisione di un naturale senso della musica e del gusto per le armonizzazioni inusuali e raffinate, capace di un climax di bruciante intensità, prodotto da improvvisatori sensibili e innamorati della cantabilità dei propri strumenti, alla ricerca del ritmo interiore ed esteriore che regola il nostro comportamento, legge liberamente assunta che modula dall’interno ogni sua ora, con il tempo che prende forma e che non viene lasciato, così, fluire senza argini, come acqua su pietra. La melodia rappresenterà l’estremo tentativo umano di catturare l’uniformità del tempo nel suo scorrere ineluttabile e disperante, di piegarlo alla sua volontà creatrice, costringendolo in ritmi che esprimano le scansioni interiori della vita. Ascolteremo, poi,di Worden, Escape,un brano per sestetto di percussioni, specificamente composto per sei triangoli non smorzati, sonorità metalliche e grande complessità ritmica. Seguirà “Dimension for tambourine” di Julie Davila, un pezzo arrangiato per sette tamburelli che esplora e rivelerà un ventaglio di sonorità e timbri di questo strumento. Finale con una delle marce più famose, una turcheria mozartiana, ovvero quel terzo movimento della Sonata K 331 in la maggiore l’Allegretto “Alla Turca”, dove si fa riferimento alla musica dei Giannizzeri, di moda a Vienna nella seconda metà del Settecento, con il “refrain”, che è facile immaginare suonato con l’aggiunta di gran cassa e sonagli.
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