La Naba, Nuova accademia delle belle arti di Milano, ha licenziato il filosofo Leonardo Caffo dopo la condanna per maltrattamenti nei confronti della ex compagna. L’uomo, che all’università insegnava Estetica, in realtà ha chiuso i suoi conti con la giustizia a dicembre 2025, accettando di seguire un percorso di recupero comportamentale in cambio del dimezzamento della pena da quattro a due anni di reclusione. Ha infatti stipulato un concordato con la procura tale che prevedeva anche la rinuncia dei motivi di Appello, la sospensione condizionale della pena e la non menzione, ovvero il non inserimento nella fedina penale. Sembrava che la vicenda si fosse definitivamente chiusa, ma il 26 febbraio l’ateneo ha deciso di licenziarlo. Lo riporta il Corriere della sera.
Farà ricorso contro un «provvedimento sproporzionato e contrario all’articolo 27 della Costituzione»
Una doccia fredda che il 37enne siciliano ha accolto con «stupore ed amarezza», parlando di «provvedimento sproporzionato e contrario ai principi dell’articolo 27 della Costituzione che impone che la pena sia rieducativa e non vendicativa». «Una sanzione ulteriore per fatti già definiti in sede penale che distrugge chi ha sbagliato invece di favorire il suo reinserimento» nella società. E ancora: «Ho chiesto scusa come e dove ho potuto e mi sono impegnato a cambiare e migliorare ma, nonostante la presenza di una fedina penale pulita, si preferisce la gogna mediatica e la punizione perpetua alla possibilità che una persona continui a contribuire alla società». Caffo ha anche annunciato che farà ricorso contro il licenziamento. «Come può un’istituzione universitaria prestigiosa non comprendere il valore delle differenze, del perdono, della capacità di non punire doppiamente qualcuno?» si è chiesto. Contattata, la Naba non rilasciato dichiarazioni «nel rispetto della riservatezza delle persone coinvolte».
