I segnali di un imminente attacco americano all’Iran

Sembra imminente un attacco degli Stati Uniti contro l’Iran. Al massiccio dispiegamento di forze in Medio Oriente si sono aggiunti alcuni segnali forti di un’offensiva pronta a scattare, mentre non si registrano sostanziali passi avanti nei negoziati. Ecco cosa sta succedendo.

L’autorizzazione concessa al personale dell’ambasciata a Gerusalemme

Il Dipartimento di Stato Usa ha autorizzato il personale non di emergenza e i familiari di coloro che sono di stanza in Israele a lasciare il Paese a causa di «rischi per la sicurezza». Secondo quanto riportato dal New York Times, l’ambasciatore Mike Huckabee ha scritto al personale della missione diplomatica di «lasciare il Paese il più rapidamente possibile», preferibilmente già oggi. «In risposta a incidenti di sicurezza e senza preavviso, l’ambasciata degli Stati Uniti potrebbe ulteriormente limitare o vietare ai dipendenti del governo e ai loro familiari di recarsi in determinate aree di Israele, nella Città Vecchia di Gerusalemme e in Cisgiordania», si legge poi in un post dell’ambasciata, che ha inoltre consigliato a tutti gli americani di «riconsiderare i viaggi in Israele a causa del terrorismo e dei disordini civili».

I segnali di un imminente attacco americano all’Iran
Mike Huckabee (Ansa).

Gli Stati Uniti continuano a rafforzare la presenza militare nella regione

Come detto, gli Usa stanno rafforzando la presenza militare nella regione. E non solo con la USS Gerald Ford, la portaerei più grande del mondo. La notte scorsa almeno nove aerei cisterna statunitensi sono arrivati all’aeroporto di Tel Aviv, aggiungendosi a quelli atterrati in precedenza, tra cui 11 caccia F-22 che si trovano ora nella base di Ovda, nel sud di Israele.

Vance: «Tutti preferiamo l’opzione diplomatica, ma dipende dagli iraniani»

Intervistato dal Washington Post, JD Vance ha detto di non sapere cosa deciderà Donald Trump, ovvero se «attaccare per garantire che l’Iran non abbia un’arma nucleare» oppure risolvere la questione con la diplomazia. Il vice di Trump ha ribadito di essere scettico sugli interventi militari all’estero, assicurando che lo stesso vale per il presidente Usa: «Tutti preferiamo l’opzione diplomatica, ma dipende da cosa faranno e diranno gli iraniani». Il segretario di Stato americano Marco Rubio lunedì 2 marzo sarà in Israele per colloqui sull’Iran. Lo ha riferito il suo portavoce. In vista di un imminente attacco, Cina, Canada e Regno Unito hanno invitato tutti i loro cittadini in Iran a partire il prima possibile.

Intanto l’Agenzia per l’energia atomica (Aiea), in un rapporto confidenziale inviato agli Stati membri e visionato da Reuters, ha indicato per la prima volta il luogo in cui l’Iran sta immagazzinando l’uranio arricchito fino al 60 per cento, vicino al 90 per cento del livello per l’uso militare: un’area sotterranea del sito nucleare di Isfahan. L’ingresso è stato colpito dagli attacchi Usa e israeliani di giugno 2025, ma il sito appare intatto. Proprio l’arricchimento dell’uranio è al centro dei negoziati tra Washington e Teheran: gli Stati Uniti puntano allo smantellamento del programma nucleare iraniano, che però il regime degli ayatollah intende portare avanti sostenendo abbia solo scopi civili.