Cosa sta succedendo tra Pakistan e Afghanistan

Ormai è «guerra aperta» tra il Pakistan e l’Afghanistan. Lo ha annunciato espressamente su X Khawaja Asif, ministro della Difesa pakistano, denunciando che il governo talebano tornato al potere nel 2021 ha trasformato l’Afghanistan in una «colonia dell’India», radunando nel Paese «terroristi da tutto il mondo» e «privando il suo popolo dei diritti fondamentali». Ecco cosa sta succedendo tra Afghanistan e Pakistan.

I due Paesi erano da tempo ai ferri corti

Gli scontri lungo il confine tra i due Paesi, da tempo ai ferri corti, erano ripresi con forza a ottobre, con bombardamenti e attacchi che avevano causato decine di morti su entrambi i lati. Il cessate il fuoco mediato da Qatar e Turchia aveva fermato temporaneamente le violenze, ma i colloqui successivi a Istanbul si sono interrotti senza un’intesa e a novembre ci sono stati altri bombardamenti. Da allora i valichi di frontiera sono rimasti prevalentemente chiusi. Al centro dello stallo resta la richiesta pakistana che Kabul limiti la presenza del Tehrik-i-Taliban Pakistan (Ttp), movimento armato che riunisce diverse fazioni talebane ostili a Islamabad. Il Pakistan nel 2021 aveva accolto con favore il ritorno al potere dei talebani, ma poi le cose sono decisamente cambiate.

Cosa sta succedendo tra Pakistan e Afghanistan
Ambulanze in Afghanistan vicino al confine col Pakistan (Ansa).

I raid pakistani contro i siti di Ttp e Isis-K

Islamabad, insomma, ritiene che Kabul di stia agire contro i gruppi militanti che compiono attacchi in Pakistan. E, in generale, i due Paesi da tempo si accusano a vicenda di alimentare il terrorismo e violare i confini. La recente escalation è nata da una serie di attacchi aerei pakistani contro siti del Ttp, ma anche dello Stato Islamico del Khorasan nell’Afghanistan orientale: il 6 febbraio 40 persone erano morte in un attentato suicida in una moschea sciita a Islamabad, rivendicato proprio da questo ramo dell’Isis.

La risposta delle forze talebane dell’Afghanistan

In risposta, l’Afghanistan ha lanciato un’operazione di terra contro il Pakistan nelle sue province di confine. Il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha affermato che le forze di Kabul hanno catturato 17 avamposti pakistani lungo la zona di confine, tra cui il quartier generale di Anzar Sar nel distretto di Alisher-Terezi, «uccidendo decine di soldati».

Gli attacchi aerei sulle principali città afghane

La controreplica di Islamabad non si è fatta attendere: nella notte tra il 26 e il 27 febbraio il Pakistan ha avviato l’operazione militare su vasta scala denominata “Ghazab-lil-Haq”: colpiti con raid aerei vari obiettivi in Afghanistan, non solo lungo il confine, tra cui la capitale Kabul e la grande città meridionale di Kandahar, dove risiede il leader supremo talebano Hibatullah Akhundzada. Colpita anche la provincia di Paktia. Il ministro dell’interno pachistano Mohsin Naqvi ha definito i raid una «risposta adeguata» all’offensiva afghana del giorno precedente. Attaullah Tarar, a capo del dicastero dell’Informazione, ha dichiarato che gli attacchi hanno ucciso 133 combattenti talebani e ferito più di 200 miliziani. Kabul insiste invece sul fatto che i raid hanno ucciso dozzine di civili, tra cui donne e bambini. «La nostra pazienza ha raggiunto il limite», ha scritto Asif su X. «Le nostre forze hanno la piena capacità di schiacciare qualsiasi ambizione aggressiva dei talebani», ha detto il primo ministro Shehbaz Sharif.

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Militare pakistano al confine con l’Afghanistan (Ansa).

Gli appelli al dialogo e alla de-escalation

Diversi gli appelli al dialogo. L’Iran, tramite il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, si è proposto come mediatore, invitando i due Paesi a «risolvere le loro divergenze attraverso il buon vicinato e il dialogo». La Cina ha esortato Pakistan e Afghanistan a «raggiungere un cessate il fuoco il prima possibile ed evitare ulteriori spargimenti di sangue». Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha detto: «Facciamo appello ai nostri amici Afghanistan e Pakistan perché si astengano da uno scontro pericoloso e ritornino al tavolo negoziale per risolvere tutti i dissidi con mezzi politici e diplomatici». Un richiamo alla de-escalation è arrivato anche dalle Nazioni Unite, tramite il segretario generale Antonio Guterres e il capo dei diritti umani Volker Türk. Mentre i combattimenti proseguono senza sosta, la situazione umanitaria lungo il confine sta precipitando, con decine di migliaia di sfollati. «Abbiamo ripetutamente sottolineato una soluzione pacifica e vogliamo ancora che il problema venga risolto attraverso il dialogo», ha dichiarato in conferenza stampa il portavoce del governo talebano.