Negli Stati Uniti il voto dei fedeli cristiani giocherà un ruolo decisivo anche alle midterm. Ma questa volta per i Repubblicani e Donald Trump, tornato alla Casa Bianca anche grazie al sostegno degli elettori evangelici, ci potrebbe essere qualche sorpresa. Se infatti da tempo gli elettori protestanti (e molti cattolici) sono orientati verso il Gop, visto come ultimo baluardo in difesa della famiglia e dei valori tradizionali, le politiche di Trump – a partire dalla stretta sull’immigrazione illegale – rischiano di allontanarli dall’Elefantino, offrendo inaspettate opportunità ai candidati democratici. Senza contare che contro The Donald gioca anche il gelo diplomatico che proprio su immigrazione e politica estera è sceso tra Washington e il Vaticano, proprio con il primo pontefice statunitense. Con buona pace del Signore, che secondo la vulgata MAGA, avrebbe salvato l’attuale presidente dall’attentato di Butler.

Crescono i candidati dem appartenenti alla Chiesa
Rispetto al passato è inoltre insolitamente alto il numero di uomini di Chiesa candidati per il Partito democratico. Più di una decina di leader religiosi protestanti correranno infatti per cariche federali e statali, molti di più rispetto alle precedenti tornate, ha fatto notare alla Reuters Doug Pagitt, pastore a capo del gruppo politico cristiano progressista Vote Common Good. Tra loro c’è per esempio Sarah Trone Garriott, senatrice dell’Iowa e pastora luterana, che non ha sempre messo la fede al centro delle sue campagne elettorali. O il pastore presbiteriano Matt Schultz, candidato alla Camera per l’Alaska, e il seminarista presbiteriano James Talarico, astro nascente dem deputato del Texas – dove sta dando del filo da torcere ai repubblicani – che è in corsa per un seggio al Senato. Senza dimenticare il candidato governatore dell’Iowa, Rob Sand, luterano praticante, il quale ricorda che uno dei motivi principali per cui ha sposato la causa democratica è che «la fede cristiana è tutta incentrata sulla tutela del più debole».

Un leader religioso bianco non viene eletto al Congresso dal 1975
A differenza di molti altri leader religiosi che si sono candidati per l’Asinello, tra cui il senatore per la Georgia Raphael Warnock, i candidati delle prossime midterm non provengono dalla comunità afroamericana che storicamente fa parte della base democratica. La speranza è che ci sia un’inversione di tendenza: l’ultimo uomo di Chiesa bianco a ottenere un seggio al Congresso fu il deputato Bob Edgar, che restò a Capitol Hill dal 1975 al 1987. Da allora più nessuno c’è riuscito.

Negli anni l’elettorato democratico è diventato sempre più laico
Alle Presidenziali del 2024, Trump ha ottenuto l’83 per cento dei voti degli elettori evangelici bianchi: il numero più alto mai registrato. Inoltre ha portato a casa il sostegno della maggioranza sia dei protestanti tradizionali sia dei cattolici. Di contro, la base democratica è diventata sempre più laica. Il 40 per cento degli elettori dell’Asinello, secondo un sondaggio condotto dal Pew Research Center tra il 2023 e il 2024, si è identificato come non affiliato a nessuna religione: più del doppio rispetto al 2007. Ma per vincere le elezioni, ormai è chiaro, bisogna anche puntare sulla fede. «Gesù ha accolto lo straniero, ha nutrito gli affamati, si è schierato dalla parte dei vulnerabili, si è preso cura dei poveri, e questa è la nostra vocazione come cristiani. Ora invece vediamo comunità terrorizzate e persone trattate con grande crudeltà», ha detto Trone Garriott riferendosi ai fatti di Minneapolis.
DON’T STOP PRAYING!! Will you pray for President Trump, his Cabinet Members and Administration? Prayer brings the will of God to pass in the earth! Matthew 6:10
— Paula White-Cain (@Paula_White) March 21, 2025pic.twitter.com/zewIAvZCeI
Essere credente non significa votare repubblicano
Sebbene in passato importanti esponenti del partito democratico abbiano parlato della loro fede (come il cattolico Joe Biden), ciò che distingue questi candidati – religiosi o meno – è il modo esplicito in cui collegano il loro credo alle questioni politiche, cercando di far capire che essere credente non obbliga a votare repubblicano. Una strategia che però potrebbe rivelarsi un boomerang: strizzando troppo l’occhio a chi ha votato in passato per l’Elefantino, c’è infatti il rischio di perdere consenso tra gli elettori democratici (e laici). Una possibilità che però non preoccupa Schultz, in corsa in Alaska contro il repubblicano in carica Nick Begich. «Le persone», ha spiegato il democratico, «hanno una visione della fede più sofisticata di quanto spesso crediamo».
Il diritto all’aborto sarà centrale nella campagna elettorale
In ottica midterm, secondo gli esperti, giocherà un ruolo importante il diritto all’aborto, che dal 2022 in base a una sentenza della Corte Suprema non vale più a livello nazionale. Schultz, a favore della possibilità di scelta, ha affermato che le Sacre scritture non specificano con precisione l’inizio della vita umana, aggiungendo poi che in realtà sono gli stessi repubblicani a opporsi a misure che ridurrebbero effettivamente gli aborti come una migliore assistenza sanitaria, l’accesso ai contraccettivi e l’ampliamento dell’assistenza all’infanzia. «Sono pro-choice, nonostante la mia fede cristiana, ma proprio grazie a essa», ha tenuto a precisare.
