Mediobanca, fusione con Mps e delisting: perché è un matrimonio pieno di mugugni

Ci sono fusioni che sembrano matrimoni dinastici e altre dove invece i parenti della sposa mugugnano sottotraccia perché lo standing dello sposo delude le loro aspettative. Quella tra Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca appartiene alla seconda categoria. Il consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni ha deliberato all’unanimità la fusione e dunque il delisting di Piazzetta Cuccia. Fine di un’epoca: Mediobanca esce dalla Borsa dove stava ininterrottamente dal 1956, quando il termine salotto denotava senza incertezza semantica la crème dei capitalisti senza capitali (copyright Enrico Cuccia) e non un talk show televisivo. Segno dei tempi, dirà qualcuno, inutili sentimentalismi. Però non si può non avere un piccolo sussulto nel dare l’addio a una società protagonista, nel bene e nel male, di tre quarti di secolo della finanza italiana.

Mediobanca, fusione con Mps e delisting: perché è un matrimonio pieno di mugugni
Rocca Salimbeni, sede di Monte dei Paschi di Siena (Imagoeconomica).

La linea di Lovaglio ha prevalso su quella di Caltagirone

Alla fine la linea di Luigi Lovaglio, 70enne coriaceo banchiere temprato nelle filiali oltrecortina di Unicredit e provvisto di spigoloso carattere, ha prevalso su quella di Francesco Gaetano Caltagirone. Il primo deciso a chiudere il cerchio, anche a costo di sborsare i due e passa miliardi necessari per accompagnare Mediobanca fuori dal listino. Il secondo incline a lasciarla quotata, ufficialmente per preservarne un briciolo di autonomia, in realtà per evitare che il Monte si alleggerisse di una cifra che, in tempi di tassi ballerini e vigilanti sospettosi, non è esattamente una mancia.

Mediobanca, fusione con Mps e delisting: perché è un matrimonio pieno di mugugni
Luigi Lovaglio, ad di Mps (Imagoeconomica).

Ha vinto invece la logica dell’incorporazione totale: niente doppie anime, niente ambiguità, una sola catena di comando. È così che Piazzetta Cuccia scompare dal tabellone di Piazza Affari come una vecchia insegna smontata nella notte.

Mediobanca, fusione con Mps e delisting: perché è un matrimonio pieno di mugugni
Francesco Gaetano Caltagirone (foto Imagoeconomica).

Melzi d’Eril dovrà spiegare ai mercati che non si tratta di retrocessione

Dopo l’amorevole scambio di complimenti al termine dell’operazione che ha portato alla conquista di Milano, tra Lovaglio e Caltagirone era sceso il gelo. In finanza bisognerebbe diffidare dei convenevoli, spesso forieri di futuri contenziosi: finché serve si brinda, quando non serve più ci si guarda in cagnesco. L’Ingegnere non è entusiasta, eufemismo, e nemmeno i vertici di Mediobanca. L’amministratore delegato Alessandro Melzi d’Eril, che di Piazzetta Cuccia è un neofita, dovrà ora spiegare ai suoi uomini e ai mercati che non di retrocessione si tratta, ma di «integrazione strategica».

Mediobanca, fusione con Mps e delisting: perché è un matrimonio pieno di mugugni
Alessandro Melzi d’Eril (foto Imagoeconomica).

Il presidente Vittorio Grilli, che ha lasciato JP Morgan, ossia la più grande banca al mondo, avrà contezza del fatto che guidare Mediobanca come filiale d’investimento del Monte non è esattamente la stessa cosa di prima? Lo stipendio sicuramente non soffre, ma il blasone sì.

Mediobanca, fusione con Mps e delisting: perché è un matrimonio pieno di mugugni
Vittorio Grilli (Imagoeconomica).

Il delisting riporta Mediobanca dentro una logica più verticale

La questione però non è sentimentale, ma sistemica. Mediobanca è stata per decenni il luogo dove il capitalismo italico si parlava allo specchio: partecipazioni incrociate, patti di sindacato, moral suasion più o meno esplicite. Delistarla significa sottrarla al giudizio quotidiano del mercato e riportarla dentro una logica più verticale, più bancaria e meno da boutique e scrigno prezioso che custodisce il controllo delle Assicurazioni Generali.

Mediobanca, fusione con Mps e delisting: perché è un matrimonio pieno di mugugni
Il logo di Generali (Imagoeconomica).

L’ennesima riscrittura di una storia che non manca mai di far discutere

Montepaschi, la banca più antica del mondo, sopravvissuta a granduchi, guerre, acquisizioni sciagurate e aumenti di capitale, oggi ingloba l’istituzione che ha dettato a una generazione di capitalisti e financo di politici le regole del gioco. È una nemesi o semplicemente il portato di un’evoluzione naturale di fronte a contesti che sono cambiati? Per ora è una scelta su cui servirà tempo per saggiare le conseguenze. Ma che per intanto comporta il voltare pagina e insieme l’ennesima riscrittura di una storia, quella di Mediobanca, che non manca mai di far discutere.