Nella serata di mercoledì 7 gennaio Donald Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti dall’Unfccc, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il trattato, sottoscritto nel 1992 a Rio de Janeiro da 197 Paesi e dall’Unione europea, costituisce il riferimento giuridico per tutti i negoziati multilaterali sul contenimento del riscaldamento globale e ha rappresentato il primo riconoscimento formale, a livello mondiale, della necessità di ridurre le emissioni di gas serra.
Sono 66 organizzazioni al quale la Casa Bianca ha sospeso il sostegno
Il passo indietro sul clima rientra in una scelta più ampia che riguarda il rapporto di Washington con la cooperazione internazionale. Con un messaggio diffuso sui propri canali social, Trump ha reso nota la firma di un memorandum presidenziale che sospende il sostegno statunitense a 66 organizzazioni, agenzie e commissioni internazionali, 31 delle quali riconducibili al sistema delle Nazioni Unite. L’elenco, pubblicato sul sito ufficiale della Casa Bianca dopo una revisione interna su partecipazione e finanziamenti, comprende numerosi organismi attivi su clima, lavoro e migranti, ambiti che l’Amministrazione ha classificato come legati a politiche di diversità e iniziative definite «woke». Tra le strutture coinvolte figurano anche enti non direttamente collegati all’Onu, come il Partnership for Atlantic Cooperation, l’International Institute for Democracy and Electoral Assistance e il Global Counterterrorism Forum.
Rubio: «Enti dominati da ideologie progressiste distaccate dagli interessi nazionali»
Tra i nomi presenti nella lista compaiono inoltre l’Ipcc, principale organismo scientifico delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, l’International Renewable Energy Association e l’International Union for Conservation of Nature, oltre a realtà come il Carbon Free Energy Compact, l’Università delle Nazioni Unite, l’International Tropical Timber Organization e altri organismi tecnici e culturali. A motivare la scelta è stato il Segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui «Ciò che è iniziato come un quadro pragmatico di organizzazioni internazionali per la pace e la cooperazione si è trasformato in una vasta architettura di governance globale, spesso dominata da un’ideologia progressista e distaccata dagli interessi nazionali». Il ritiro dall’Unfccc rappresenta l’ultimo atto di un percorso che negli anni ha già portato gli Stati Uniti a sospendere o ridurre il sostegno a enti come l’Organizzazione mondiale della sanità, l’Unrwa, il Consiglio Onu per i diritti umani e l’Unesco.
