New York, via i resti umani dal Museo di storia naturale: «È sfruttamento»

Il Museo americano di storia naturale di New York ha deciso di rimuovere tutti i resti umani dalle teche. Lo ha annunciato il presidente Sean Decatur con una lettera pubblicata dalla Cnn: «Nessuno dei defunti, a parte chi ha scelto di donare le proprie spoglie alla scienza, ha mai accettato di finire esposto nella collezione di un museo», ha spiegato il capo dell’istituzione americana. «È sfruttamento». Scheletri e mummie, assieme a utensili e accessori realizzati con ossa, saranno dunque trasferiti in nuovi depositi che non saranno accessibili al pubblico. Spiccano strumenti musicali di epoca precolombiana, ma anche resti di mongoli dell’XI secolo e ossa dei nativi americani. «Nulla di tutto ciò è essenziale alla struttura del museo e delle sue mostre», ha sottolineato Decatur. «Dobbiamo riconsiderare la complessa eredità della raccolta di resti umani».

Molti defunti nel museo di New York sono morti dopo abusi o violenze

Nelle teche del Museo americano di storia naturale sono esposti circa 12 mila resti umani risalenti a varie epoche. Sono presenti, per esempio, arnesi e strumenti musicali degli aztechi realizzati in osso, ma anche un grembiule tibetano del XIX secolo e lo scheletro completo di un guerriero della Mongolia del 1000 d.C.. Stando a quanto affermato da Decatur, il 26 per cento delle spoglie appartengono ai nativi americani che vennero sterminati durante la colonizzazione europea. Non mancano poi le ossa di cinque africani che vennero ridotti in schiavitù per lavorare nei campi, recuperate durante la demolizione di un cimitero nei primi anni del Novecento. Si tratta però di «una piccolissima percentuale dell’intera collezione», ha detto la portavoce del museo di New York Kendra Snyder.

Il Museo americano di storia naturale di New York toglierà i resti umani dalle teche: «Nessuno dei defunti voleva finire in una teca».
L’ingresso del Museo americano di storia naturale di New York (Getty Images).

«Alcuni resti umani sono esposti accanto a oggetti, ma non c’è alcuna necessità narrativa affinché restino nelle teche», ha spiegato Decatur. «Parliamo di vittime di morte violenta o di esponenti di minoranze che hanno subito ogni genere di abuso, violenza o sfruttamento. L’atto di esibirne le spoglie è anch’esso uno sfruttamento della loro condizione». Il presidente del Museo americano di storia naturale di New York ha poi precisato che è giunto il momento di «riconsiderare la politica della raccolta di resti umani» durante gli scavi archeologici e la loro conservazione. «Anche nel caso si tratti di oggetti culturali, bisogna sempre rivalutare la reale necessità di una loro esposizione al pubblico», ha aggiunto, ricordando come fra il XIX e il XX secolo i ricercatori utilizzassero la ricerca per trovare conferme sulla supremazia bianca. «Rafforzano i modelli di disprezzo razziale», ha concluso Decatur. «Una raccolta scaturita da squilibri di potere».

Scuse anche dallo Smithsonian: «Opera ripugnante e disumanizzante»

Il caso del Museo di storia naturale newyorkese arriva a quasi due mesi di distanza da quello che ha visto protagonista lo Smithsonian di Washington. A fine agosto 2023, infatti, il segretario Lonnie G Bunch III si era scusato per come l’istituzione avesse accumulato nel XX secolo decine di migliaia di resti umani. Nelle teche del museo infatti ci sarebbero, tra gli altri, 255 cervelli provenienti da Filippine, Perù, Germania e Stati Uniti. Per la maggior parte furono oggetto di una ricerca che mirava a provare scientificamente la supremazia dei bianchi sulle altre popolazioni. «Fu un’opera ripugnante e disumanizzante», ha detto alla Cnn Bunch. «Mi scuso, a nome dello Smithsonian, per il dolore causato da chi credeva di lavorare in nome della scienza con un comportamento inaccettabile». Pertanto la “soffitta dell’America”, così chiamato per la presenza di 157 milioni di oggetti, ha iniziato la restituzione delle ossa.