Sanremo in calo, nervi tesi in Rai: guai per la raccolta pubblicitaria

Musi lunghi. Silenzi. Porte sbattute. Qualche telefonata “calda” tra Sanremo e Via Asiago. E Carlo Conti che, si dice, non voglia sentire nessuno e parli unicamente con Giampaolo Rossi e Stefano Coletta. Questa è la situazione in Rai dopo le prime due serate del Festival, con gli ascolti parecchio in calo rispetto alle prime due dell’edizione 2025.

Sanremo in calo, nervi tesi in Rai: guai per la raccolta pubblicitaria
Carlo Conti e Laura Pausini (Ansa).

Dopo il calo delle prime due serate è scattato l’allarme rosso

In particolare, nella serata di martedì la kermesse canora ha raggiunto 9 milioni e 600 mila telespettatori pari al 58 per cento di share, mentre l’anno scorso al debutto si erano registrati 12,6 milioni di telespettatori con il 65,3 per cento di share. Ben sette punti in meno. La serata di mercoledì ha raggiunto 9 milioni e 53 mila telespettatori pari al 59,5 per cento contro gli 11 milioni e 800 mila pari al 64,6 per cento di share della passata edizione, quasi cinque punti in meno. E in Rai è scattato l’allarme rosso, perché l’amministratore delegato in questo momento di problemi ne ha da vendere e una sbandata su Sanremo proprio non ci voleva. Ma del resto era prevedibile: con un Festival edulcorato, sterilizzato da ogni possibile polemica, senza comici e personaggi di peso, senza una vera idea di spettacolo, il risultato, come molti critici stanno facendo notare, è una kermesse noiosissima. Non accade nulla e per uno show televisivo non c’è niente di peggio.

Sanremo in calo, nervi tesi in Rai: guai per la raccolta pubblicitaria
Carlo Conti (Ansa).

Nel mirino sono finiti Di Liberatore e Stefano Coletta

Sul banco degli imputati è finito soprattutto il direttore del prime time Williams Di Liberatore, fortemente voluto in quel ruolo dalla Lega e da Antonio Marano. Ma nel mirino c’è pure il direttore del coordinamento generi, Stefano Coletta, cui Rossi, che non si fida di Di Liberatore, aveva affidato il compito di supervisione sulla kermesse.

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Stefano Coletta (Imagoeconomica).

«Festival in ottima salute, con numeri importanti. Mercoledì sera è stato registrato il quarto miglior risultato dal 1995 a oggi. Possiamo essere soddisfatti anche dal punto di vista editoriale perché la serata è stata piena di momenti di grande spettacolo», ha affermato Di Liberatore in conferenza stampa, parole che a molti sono sembrate quasi una barzelletta. Insomma, il Festival super democristiano voluto da Carlo Conti non scalda i cuori e nemmeno il pubblico. Mentre lui, il conduttore e direttore artistico, è riuscito a spedire la palla in tribuna pure sul referendum. «Se voterò? Non lo so…», ha risposto a precisa domanda sul tema. Vabbè.

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Williams Di Liberatore e Carlo Conti (Ansa).

Un guaio per la raccolta pubblicitaria

C’è però uno spettro che si aggira sulla testa di Rossi. Quest’anno la raccolta pubblicitaria si è aggirata sui 70 milioni di euro, un vero record, una cifra mai raggiunta, contro i 65 milioni dello scorso anno, anche grazie a un aumento dell’8 per cento del costo degli spot. Per esempio, un’inserzione pubblicitaria nel prime time (dalle 21 alle 23.30) può arrivare a costare fino a 4.900 euro al secondo. Per una telepromozione all’interno dello show si possono raggiungere addirittura i 2 milioni. Il problema, però, è che Rai Pubblicità ha venduto gli spot dell’edizione 2026 con un listino prezzi plasmato sui dati di share del 2025. Ma se si scende sotto una certa soglia, la Rai è costretta a restituire una parte dei soldi incassati. Qui, poiché trattasi di temi sensibili e coperti dal segreto industriale, non sono noti numeri ufficiali, ma si può ipotizzare verosimilmente che, se lo share è inferiore di almeno cinque punti rispetto alle previsioni, la tv pubblica si veda costretta a risarcire gli inserzionisti di un 20-30 per cento. Una restituzione sotto forma di spot gratuiti sui canali di mamma Rai nella medesima fascia oraria, quindi in prime time. Una batosta in fatto di mancati introiti. È questo il tema che non sta facendo dormire sonni tranquilli a Giampaolo Rossi e all’amministratore delegato di Rai Pubblicità, Luca Poggi. Che, se si continua con questo andazzo, non solo nei prossimi mesi sarà costretto a risarcire gli inserzionisti, ma per l’edizione del 2027 dovrà rivedere al ribasso i listini degli spot all’interno delle serate del Festival. 

Sanremo in calo, nervi tesi in Rai: guai per la raccolta pubblicitaria
Luca Poggi (Imagoeconomica).