L’allarme epatite A in Campania sta mettendo tutti in guardia: in primis il settore sanitario, chiamato, attraverso gli esperti del settore, a fornire le indicazioni per evitare i contagi. E in secondo luogo le istituzioni pubbliche nell’emanazione, qualora ce ne fosse bisogno, di provvedimenti ad hoc per contrastare la diffusione di questa patologia che colpisce il fegato. Ne abbiamo parlato con uno dei massimi esperti del settore, il Prof. Marcello Persico, 68 anni, napoletano, ordinario di Medicina Interna e direttore UOC della clinica medica ed epatologia presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. E’ stato anche membro dell’associazione italiana studio fegato ed esperto nazionale ed internazionale delle malattie del fegato virali e non.
Ultimamente si stanno registrando numerosi casi di epatite A in Campania. Secondo lei da cosa dipende?
“E verosimile che si sia creato un cluster nel napoletano partendo da frutti di mare infetti provenienti da paesi extra territorio ed è necessario isolare subito i casi infetti e promulgare, come già fatto peraltro, rigide linee di comportamento per evitare la diffusione e la epidemia”.
Che cos’è l’epatite A e come si manifestano i sintomi?
“L’epatite A è una epatite a trasmissione oro-fecale che si trasmette generalmente per via alimentare con frutti di mare o similari crudi, tra cui anche le verdure, e per ogni altro tipo di contatto salivare con persone infette. Nella maggior parte dei casi si risolve con la guarigione completa senza cronicizzazione, ma possono verificarsi casi anche molto severi che in alcuni pazienti possono compromettere la sopravvivenza e per questo il trapianto in questi casi è una opzione reale”.
I consigli per prevenire questa patologia infettiva?
“Igiene strettissima, tenere le mani sempre pulite ed evitare assunzione di pescato crudo sia fuori che preparati in casa. Denunciare i casi infetti per un ricovero opportuno in ospedale dedicato (reparto malattie infettive)”.
C’è qualche rischio particolare di un dilagare del contagio?
“Bisogna informare con una comunicazione a tappeto i cittadini perché non attuando le norme prescritte il rischio di contagio rimane alto. Tramite la ASL 1 il sindaco di Napoli ha già emesso decreti ad hoc molto restrittivi e addirittura punitivi per la popolazione”.
Anche il contatto con le persone andrebbe limitato? Secondo lei che tempi si prevedono per contrastare questo fenomeno?
“E un tempo difficile da calcolare e dipende da quanto si riuscirà a circoscrive il fenomeno con le raccomandazioni avviate. Certo il contagio è reale e dunque qualsiasi possibile contatto con la saliva deve essere evitato e dunque usare ad esempio bicchieri e piatti monouso e comunque usare regole igieniche molto restrittive”. Al 18 marzo scorso, come detto risultano 133 casi complessivi di epatite A, con un incremento che richiede la massima attenzione sul fronte della sicurezza alimentare, della sorveglianza epidemiologica e dell’informazione ai cittadini. Aspetto per il quale si sta lavorando, sottolineato anche dal prof. Persico per evitare che il contagio si espanda e che i casi possano essere isolati per debellare al più presto il problema.
Mario Rinaldi
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