Meloni da Fedez si gioca il tutto per tutto, tra propaganda social e incoerenza

Lui è stato già ribattezzato Emilio Fedez, lei, Melonia Trump: i social non perdonano ma, purtroppo o per fortuna, non se ne può fare a meno. Giorgia Meloni lo ha compreso ed essere andata ospite al Pulp Podcast del rapper e di Mr. Marra è la mossa astuta di chi ha capito dove tira il vento. Uno a zero contro Elly Schlein che, invitata anche lei, pare non abbia nemmeno risposto. Le reti tivù e i quotidiani blasonati si sono risentiti, è normale, ma occorre rendersi conto che la comunicazione immediata, che raggiunge milioni di persone, è ormai quella veicolata per via digitale e rilanciata su TikTok, Instagram, Facebook, YouTube e su tutte le altre piattaforme, garantendo una penetrazione tra le masse che i media tradizionali non hanno mai avuto e non avranno mai.

I social sono impietosi e ti ricordano tutte le giravolte

Il problema che Meloni non ha ancora messo a fuoco è che, se vai sui social, non puoi sostenere una cosa e poi un’altra, non puoi un giorno dire bianco e il giorno dopo nero, perché quei canali sono impietosi: ora, per esempio, riproducono, con alti picchi di visualizzazioni, lo spezzone del comizio della premier “di guerra” in cui dice che se al referendum sulla giustizia vince il si tornerà a combattere la microcriminalità, stupratori e pedofili saranno finalmente perseguiti, le famiglie nei boschi non si vedranno più sottrarre i figli, i processi dureranno molto meno, spariranno gli errori giudiziari e ci si potrà rifare sul giudice che ha sbagliato la sentenza.

Purtroppo per lei lo associano a quell’altro filmato, in cui una Meloni “di pace” dice, con tono sommesso, che bisogna «entrare nel merito» della riforma, studiarla, e votare non per mandare a casa il governo – perché lei non si dimetterà, se vincesse il No – ma per modernizzare la giustizia in Italia.

Meloni da Fedez si gioca il tutto per tutto, tra propaganda social e incoerenza
Giorgia Meloni ospite di Pulp Podcast, il podcast di Fedez e Mr. Marra: puntata in onda giovedì 19 marzo alle 13 (foto Ansa).

«Un ignorante può pensare una cosa del genere»

Un altro suo video la vede affermare convinta: «È una riforma che rende la giustizia più veloce ed efficiente», accostato a quello dell’avvocata e senatrice leghista Giulia Bongiorno che dice: «Chi ha mai detto che questa riforma inciderà sui tempi e sull’efficienza della giustizia? Un ignorante può pensare una cosa del genere».

Questo atteggiamento ondivago della destra, che non sa decidersi a cosa serve una riforma che lei stessa ha fortemente voluto, è una manna per la coerenza cementata di tutta la sinistra, che ha affermato due cose molto semplici, durante la campagna elettorale, senza mai deragliare: «Questa riforma cambia la Costituzione quindi bisogna votare no perché la Costituzione si cambia tutti insieme, non la cambiano il ministro Carlo Nordio e la Meloni» e «votiamo no, diamo un messaggio di non gradimento a questo governo inconcludente».

Perché Meloni stravolge la comunicazione a cui ci aveva abituato

Giorgia Meloni sta dando l’impressione di giocare il tutto per tutto: atteggiamento molto negativo per chi la osserva. Sembra infatti che, avendo dato un’occhiata ai sondaggi riservati, sia convinta che il “no” prevarrà e si stia buttando nella mischia mettendoci la faccia, cosa che inizialmente non aveva intenzione di fare. In questo modo stravolge la comunicazione a cui ci aveva abituato: centellinata con parsimonia, una sola conferenza stampa all’anno, interviste soltanto alle tivù amiche.

I follower non perdonano: Giorgia ha dato il via all’affaire Ferragni

Il modello Draghi cui sembrava volersi ispirare è andato definitivamente a farsi benedire con la comparsata da Fedez: Mario Draghi non ci sarebbe mai andato, nemmeno morto. Ma la modernità del gesto di Giorgia, encomiabile, è stata vanificata da ciò che i suoi follower non dimenticano: Giorgia ha dato il via all’affaire Ferragni, con quel video in cui puntava il dito contro la bionda influencer e contro Roberto Saviano, una accusata di lucrare sui bambini truffando gli italiani col Pandoro, l’altro di comprarsi l’attico a New York e pubblicando libri che screditano l’Italia.

Meloni da Fedez si gioca il tutto per tutto, tra propaganda social e incoerenza
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, e Chiara Ferragni, influencer (foto Ansa).

Ferragni era ai tempi ancora moglie di Fedez: è iniziata da lì la parabola discendente della coppia. Vedere ora Meloni pappa e ciccia nel podcast del rapper indispone i follower di tutti e due: sembra la solita pastetta tra Vip, le cortesie per gli ospiti dopo essersi lanciati veleni. Troppi palcoscenici per Giorgia, e tutti che si contraddicono: il palco del Teatro Franco Parenti proprio quando arriva il gentile invito del ministro Alessandro Giuli ad Andrée Ruth Shammah, che gestisce il teatro, di presiedere la Triennale, è sembrato uno scambio di favori fuori luogo; infine il podcast di Fedez, della serie “non ho più niente da perdere”.

Meloni da Fedez si gioca il tutto per tutto, tra propaganda social e incoerenza
Fedez al congresso dei giovani di Forza Italia (foto Imagoeconomica).

Il costo politico in caso di sconfitta non sarà solo simbolico

Meloni dice che anche se vince il No non si dimette: certo è che, dopo essersi spesa in prima linea per la vittoria del sì, se questa non dovesse arrivare, il costo politico per lei non sarà solo simbolico. Aver messo la faccia all’ultimo minuto su una riforma divisiva, dopo mesi di silenzio calcolato, trasformerebbe la sconfitta referendaria in una bruciante débâcle personale. Sui social – quelli che Giorgia sembra avere appena scoperto – non si fanno sconti.