La sicurezza del territorio deve diventare una priorità strutturale delle politiche pubbliche italiane. È questo il messaggio emerso dal convegno “Dall’emergenza alla prevenzione: la sicurezza del territorio come missione nazionale”, promosso dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico e ospitato a Montecitorio, nella Sala della Regina. L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, mondo scientifico, amministrazioni pubbliche, imprese e nuove generazioni su uno dei temi più delicati per il futuro del Paese: la gestione del rischio idrogeologico e la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione. Ad aprire i lavori è stato il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, che ha sottolineato il valore istituzionale della Commissione parlamentare d’inchiesta istituita in questa legislatura, la prima dedicata in modo specifico al rischio idrogeologico e sismico. «La sicurezza del territorio – ha affermato – non è soltanto una questione tecnica o amministrativa, ma una vera e propria missione nazionale che riguarda il modo in cui scegliamo di abitare, proteggere e trasmettere alle generazioni future il nostro straordinario patrimonio naturale e umano». Nel corso della mattinata sono stati presentati anche i più recenti dati dell’ISPRA, che confermano la vulnerabilità del territorio italiano. Secondo le analisi più aggiornate, oltre il 94 per cento dei comuni italiani è esposto a rischio idrogeologico, tra frane, alluvioni ed erosione costiera. Un quadro che evidenzia la necessità di politiche più coordinate e di una visione di lungo periodo nella gestione del territorio. Nel suo intervento conclusivo, il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta Pino Bicchielli (Forza Italia) ha richiamato l’esigenza di superare definitivamente la logica emergenziale che per decenni ha caratterizzato l’approccio italiano al dissesto idrogeologico. «L’Italia conosce bene il problema – ha spiegato – ma fatica ancora a compiere il salto decisivo: passare dalla gestione dell’emergenza a una vera strategia nazionale della prevenzione. Per troppo tempo abbiamo agito dopo le calamità, contando i danni e ricostruendo. Oggi dobbiamo investire nella prevenzione, nella manutenzione del territorio e nella pianificazione». Il lavoro della Commissione parlamentare di inchiesta si muove proprio in questa direzione. Negli ultimi mesi sono state svolte missioni in diverse aree del Paese colpite da eventi calamitosi, audizioni di tecnici, amministratori locali, rappresentanti della Protezione civile, geologi, ingegneri e studiosi. Da queste attività è emerso un quadro complesso, caratterizzato da competenze frammentate, procedure lente e difficoltà di coordinamento tra i diversi livelli istituzionali. Proprio per affrontare queste criticità, tra le proposte su cui la Commissione sta lavorando vi è l’elaborazione di una norma quadro nazionale sul rischio idrogeologico. «Abbiamo bisogno – ha spiegato Bicchielli – di un sistema di regole più chiaro e di una catena decisionale più coerente. Servono procedure standardizzate che riducano i tempi degli interventi e permettano di utilizzare le risorse disponibili con maggiore efficacia. Una norma quadro che stabilisca priorità, responsabilità precise, strumenti di monitoraggio e meccanismi di rendicontazione». Al confronto hanno partecipato rappresentanti di primo piano del mondo istituzionale e scientifico. Tra gli interventi, quelli del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, della sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti, della presidente dell’ISPRA Alessandra Gallone, della presidente nazionale di Ance Federica Brancaccio, dell’ex capo del Dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio e del vicepresidente del Consiglio nazionale dei geologi Filippo Cappotto, oltre a numerosi parlamentari e tecnici. Nel corso dei lavori è stato letto anche un messaggio del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha ribadito la necessità di rafforzare il coordinamento tra istituzioni e di puntare su una gestione scientifica e sistemica del rischio, fondata sulla prevenzione, sulla manutenzione del territorio e sull’uso delle tecnologie di monitoraggio. Uno dei momenti più significativi dell’incontro è stato però il contributo delle nuove generazioni, con l’intervento di alcuni studenti dell’istituto tecnico Galilei–Di Palo di Salerno. I ragazzi hanno richiamato l’attenzione sul fatto che il dissesto idrogeologico non è solo un tema tecnico, ma un problema che incide sulla sicurezza delle comunità, sulla stabilità dei territori e sulle prospettive di sviluppo delle future generazioni. Nel loro intervento hanno sottolineato il ruolo che i giovani possono svolgere nella rete del volontariato e della Protezione civile, portando competenze digitali, capacità di adattamento e nuove modalità di comunicazione. Gli studenti hanno inoltre proposto di rafforzare la formazione nelle scuole sui temi della prevenzione e della gestione del rischio, attraverso corsi specifici, collaborazioni con la Protezione civile e attività di monitoraggio del territorio integrate nei percorsi formativi tecnici. Un approccio che punta a trasformare la prevenzione da semplice risposta all’emergenza a elemento strutturale della cultura civica del Paese. Proprio la diffusione di una nuova cultura della prevenzione è stata indicata da molti relatori come uno degli elementi fondamentali per affrontare in modo efficace il rischio idrogeologico. Accanto alle norme e alle risorse economiche, è necessario infatti rafforzare la consapevolezza del rischio e la responsabilità condivisa tra istituzioni, amministratori locali e cittadini. Il convegno ha così rappresentato un momento di confronto e di approfondimento che si inserisce nel lavoro più ampio della Commissione parlamentare di inchiesta, con l’obiettivo di fornire al Parlamento e al Governo strumenti utili per definire politiche più efficaci di tutela del territorio. Una sfida complessa, ma sempre più urgente per un Paese come l’Italia, dove la sicurezza del territorio è strettamente legata alla qualità dello sviluppo, alla tutela dell’ambiente e alla protezione delle comunità.
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