Spiaggia Pastena, variante dell’appalto. Chi ha autorizzato?

E’ agosto 2025. L’indignazione dei cittadini per lo sfregio della spiaggia di Pastena, alimentata da un pietrisco di cava a dir poco osceno sotto il profilo ambientale, sfocia in vari esposti alla Procura e in una denunzia pubblica dei Consiglieri comunali di opposizione sulla violazione dell’appalto, avvenuta con la fornitura di sabbia non conforme al capitolato di appalto. Tutto si ferma. Le gioiose capriole di felicità di De Luca e del Governo cittadino alla vista dello scempio, spacciato per miracolo, si trasformano in un cupo silenzio quando gli artefici del nuovo paradiso tropicale devono constatare che non proprio tutti i salernitani sono fessacchiotti. Interviene la Procura, che tramite la Finanza di Mare e l’Arpac, sequestra campioni del materiale. E inizia un’indagine di cui, a distanza di sei mesi, non sappiamo ancora l’esito. Nel frattempo ci si sarebbe aspettati che i lavori del ripascimento si fermassero, nel rispetto del lavoro dei magistrati. E invece che accade? Dopo qualche mese di stasi, i lavori riprendono all’inizio dell’anno. La sabbia già sparsa viene sostituita man mano, con nuova sabbia dichiaratamente più idonea. Le cronache riportano che questa sarebbe sabbia più pesante e più conforme, per granulometria, a quella prevista dal capitolato di appalto. Però si pongono diverse domande: per prima chi, nel Comune, ha disposto la rimozione della vecchia sabbia (o meglio, pietrisco) e con quale motivazione ha autorizzato una variante in corso d’opera dell’appalto? La nuova sabbia è stata portata all’attenzione della Sovrintendenza per riceverne l’autorizzazione dal punto di vista ambientale? Seconda domanda: quando in corso d’opera il Comune rileva che l’appalto è stato eseguito in maniera difforme (ed è evidentemente accaduto) deve denunziare il vizio entro sessanta giorni dalla scoperta. Verosimilmente è accaduto ciò, poiché l’appaltatore sta operando la sostituzione del pietrisco (non chiamiamolo sabbia, perché non era tale). E’ chiaro che le spese vanno, come dice la Cassazione Civile, a carico del contraente inadempiente. Presumiamo che ciò sia stato chiarito in sede comunale. Quello che sconcerta è che la storia dei ripascimenti delle sabbie naturali nella storia di Salerno è un capitolo vecchio. Già nel 2022 l’allora Sostituto Procuratore Roberto Penna curò un processo per il ripascimento della spiaggia di Mercatello. Vicende personali del Sostituto Penna portarono poi il fascicolo nelle mani di un altro Sostituto. La questione riguardava l’esistenza, nell’opera del ripascimento, di una violazione o meno dell’art. 734 del Codice Penale. Che punisce con l’ammenda penale chiunque alteri le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell’Autorità. Non c’è dubbio che le spiagge del mare sono sottoposte alla protezione della Sovrintendenza. Detto questo, sono passati quasi quattro anni dall’apertura di quel fascicolo di Penna. Sarebbe interessante sapere se la Procura di Salerno ha verificato la sussistenza o meno del danno ambientale. Se ha accertato (e lo avrà fatto senz’altro) la corrispondenza del materiale lapideo, che sostituì la sabbia naturale a Mercatello, ai parametri delle Linee Guida dei Ripascimenti Marini, secondo il Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Ambiente e Regioni italiane (tra cui la Campania). Vediamo cosa dice il Protocollo d’Intesa. Per le spiagge, la norma (che non è un vero e proprio regolamento, ma un indirizzo per qualificare l’opera stessa come lavoro corrispondente al concetto di “stato dell’arte”, cioè un lavoro che non faccia schifo diventando una inadempienza contrattuale) recita che le nuove sabbie devono corrispondere, per granulometria e colore, alla stessa spiaggia naturale oggetto di ripascimento. Orbene, tutti possono vedere che le nuove spiagge sono chiare, mentre la sabbia naturale di Mercatello e Pastena è proprio nera! Allora, indipendentemente dal nuovo ripascimento che si sta facendo a Pastena, la sabbia di pietrisco che si sta sostituendo, che era decisamente chiarissima e di granulometria sbagliata come si è visto, ha realizzato o meno, per i mesi di durata dello scempio, da giugno a gennaio, una violazione dell’art. 734? Cosa ha deciso la Procura? E se ha archiviato, anche in questo caso, quale sarà stata la motivazione? Sono domande a cui può rispondere solo un accesso, autorizzato dal PM, agli atti del processo. Orbene, Raffaele Cantone, che è rimasto l’unico candidato al posto di Procuratore Capo di Salerno, si è già espresso per la possibilità di accesso della stampa agli atti dei processi archiviati, quando esigenze motivate dalla stampa stessa, nell’interesse generale, lo richiedano. Non ci resta che aspettare Raffele Cantone per commentare, con i nostri lettori, i risultati delle indagini più importanti della Procura di Salerno, chiusesi con decreto di archiviazione.

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