Rai sempre più paralizzata. Non solo la commissione di Vigilanza bloccata da un anno e mezzo, ora ci si mette pure il Mef a stoppare la riforma della tv pubblica. Dunque, accade che questa settimana il testo base della maggioranza sulla riforma della Rai elaborato nell’VIII commissione di Palazzo Madama doveva arrivare in Aula dove sarebbe cominciato il suo iter legislativo. Testo assai criticato dalle opposizioni, che hanno presentato parecchi emendamenti, ma che almeno formalmente rispetta i criteri chiesti dall’Europa con l’European Media Freedom Act (Emfa), che, tra le altre cose, impone che i vertici delle tv pubbliche non siano nominati dall’esecutivo.
Lo stop del Mef al testo
Detto fatto: il nuovo cda immaginato prevede sei membri nominati dal Parlamento (tre dalla Camera e tre dal Senato) più uno in rappresentanza dei dipendenti e tra questi dovranno poi essere scelti l’amministratore delegato e il presidente. Giancarlo Giorgetti però sembra essersi accorto solo ora che questo nuovo sistema esautora totalmente il Mef, che oggi indica i vertici. «Ma come, noi siamo azionisti della Rai al 99,56 per cento e veniamo totalmente tagliati fuori dal meccanismo di nomina della governance? Non se ne parla…», è il ragionamento che i tecnici dell’Economia hanno rivolto al ministro, che infatti ha bloccato tutto. Per arrivare in Aula, infatti, il testo avrebbe dovuto avere il via libera del Mef tramite la commissione Bilancio, relazione che non è mai arrivata.

Il cortocircuito sull’abbassamento del canone
Ma c’è un altro punto su cui Giorgetti è contrario. La riforma prevede un abbassamento del canone del 5 per cento ogni anno, per almeno cinque anni, e poi si vedrà. Novità tra l’altro chiesta proprio dalla Lega, che della lotta al canone Rai ha fatto una bandiera. Ebbene, si sono chiesti al Mef, se il canone diminuisce, poi va a finire che i soldi nella Rai per non farla andare a catafascio dobbiamo metterli noi, magari togliendoli ad altri comparti. E no! Così è andato in scena un surreale cortocircuito all’interno della maggioranza, con il Mef, cioè il governo, che blocca un testo proposto dai parlamentari del centrodestra. Tanto che nei giorni scorsi è intervenuto pure Maurizio Gasparri per difendere il testo della maggioranza, auspicando che il governo non si mettesse di traverso.

Pure la presidente della Vigilanza, Barbara Floridia, a La Notizia ha ricordato che occorre «applicare al più presto il Media Freedom Act per rompere il legame tra nomine e governo». Per ora, dunque, la riforma si ferma, col rischio sempre più concreto che alla fine da Bruxelles parta una procedura d’infrazione verso l’Italia per mancato rispetto dell’Emfa.

Il balletto sulla convocazione di Rossi in Vigilanza
L’altra impasse riguarda ancora la Vigilanza. Nelle ultime due settimane si era finalmente giunti a una convocazione straordinaria di Giampaolo Rossi, mai audito in commissione da quando guida la Rai. Convocazione appunto “straordinaria” che è consentita dal regolamento se a farne richiesta è tutta l’opposizione. Anche Ignazio La Russa si era detto favorevole. Quindi l’audizione è stata fissata per mercoledì 11 marzo. Il centrodestra, però, questa cosa l’ha subìta e, se all’inizio ha fatto buon viso a cattivo gioco per non andare contro il presidente del Senato, nell’ultimo ufficio di presidenza ha posto una condizione: ci stiamo solo se la richiesta parte da noi. A quel punto l’opposizione ha risposto: se parte da voi, allora la seduta non è più “straordinaria” ma diventa “ordinaria” e questo significa che da parte vostra ci deve essere un impegno a continuare con l’attività della Vigilanza anche dopo, sbloccando l’impasse. No, hanno ribattuto dalla maggioranza: chiediamo la convocazione di Rossi, ma dopo l’audizione da parte nostra non cambia nulla e se non accettate di votare Simona Agnes tutto torna come prima. Insomma, un caos. Per ora l’audizione di Rossi resta in agenda, ma a questo punto non è affatto detto che avvenga davvero e per farla saltare il centrodestra ha già un asso nella manica: mercoledì sarà il gran giorno di Giorgia Meloni in Parlamento a riferire sulla crisi in Medio Oriente e quindi la scusa per far saltare l’audizione è già bella e pronta.

Intanto parte la nuova striscia di Cerno su Rai2
Sembra una commedia degli errori, o degli orrori, che dir si voglia, e invece è il magico universo parallelo di mamma Rai. Dove intanto giovedì è stata presentata la nuova striscia quotidiana di Tommaso Cerno. Si chiamerà Due di Picche: cinque minuti da lunedì 9 marzo alle 14 su Rai2. Nel progetto iniziale sarebbe dovuta andare in onda prima del Tg2 delle 13, ma poi la rivolta dei giornalisti contro un programma condotto da un “esterno” prima del telegiornale ha portato al cambio di orario.

