Morte Domenico. Il nodo della formazione, equipe non addestrata ai nuovi box

Non sapevano che fossero disponibili nè erano formati al loro utilizzo. L’equipe dell’Ospedale Monaldi che si è occupata del trasporto del cuore donato da Bolzano a Napoli per il trapianto al piccolo Domenico, non ha utilizzato il contenitore tecnologico con sistema di monitoraggio della temperatura, il Paragonix, ma non aveva neanche ricevuto una formazione specifica al suo utilizzo. Solo dopo il caso di Domenico viene previsto un corso sul Paragonix per i cardiochirurghi pediatrici. Proprio il ‘nodo formazione’ è uno dei punti cruciali che emergono dalla relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al ministero della Salute nella quale è contenuta la documentazione fornita dai vertici dell’Azienda ospedaliera napoletana. Alla richiesta del direttore sanitario aziendale del motivo per cui l’equipe pediatrica di prelievo dell’organo, in relazione al trapianto del piccolo Domenico il 23 dicembre 2025, non avesse utilizzato il Paragonix, “emerge che l’equipe – si legge nella Relazione – avrebbe dichiarato di non essere a conoscenza della disponibilità di tale dispositivo in azienda”. Nella riunione il cui resoconto è riportato nella relazione, il direttore chiede anche “se effettivamente sia stata svolta attività di formazione in merito” e se il dottor Oppido, che ha eseguito il trapianto, e i dirigenti medici dell’Unità di Cardiochirurgia pediatrica “abbiano effettivamente partecipato alla formazione”. La professoressa De Feo, responsabile programma trapianti, afferma a qual punto che “sono stati invitati e che vi sarebbero delle mail a conferma di tali inviti”, e il dottor Amarelli interviene dicendo che “Oppido non ha partecipato ad alcuna sessione di formazione”. Il Dottor Oppido, aggiunge De Feo, “non partecipa e non è collaborativo”. Da parte sua, Oppido “premette che, nella fase di attivazione del percorso trapiantologico – si legge sempre nella documentazione – la scelta del personale da inviare per l’espianto è stata effettuata selezionando gli operatori con maggiore esperienza disponibili all’interno dell’Unità di Cardiochirurgia pediatrica”. Oppido riferisce inoltre di “non essere a conoscenza, al momento dei fatti, che l’azienda fosse dotata del nuovo sistema di trasporto organi a temperatura controllata Paragonix, dichiarando di non aver ricevuto in merito alcuna comunicazione formale nè specifica formazione”. Dunque, ribadisce, “nè lui nè i componenti della propria equipe erano a conoscenza che l’azienda fosse già dotata del Paragonix”. De Feo precisa quindi che tale sistema “risulta già in uso presso le Unità di Cardiochirurgia Adulti e che per il personale che lo utilizza sono stati già realizzati specifici momenti formativi aziendali”. Mentre rispetto all’ambito pediatrico, aggiunge che che “alla luce di quanto accaduto, sarà immediatamente organizzato un corso di formazione rivolto ai cardiochirurghi pediatrici e a tutti i cardiochirurghi interessati o non ancora formati, avente ad oggetto il trasporto del cuore, con il coinvolgimento di uno specialista sul sistema Paragonix”.Dalla documentazione emerge anche come “allo stato attuale non risultano presenti procedure aziendali formalmente adottate in materia di espianto, trasporto e impianto cardiaco” e che “i professionisti convolti nei processi di trapianto fanno pertanto riferimento alle linee guida internazionali vigenti”.

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