ESEGUITO SEQUESTRO PREVENTIVO DI CONTI CORRENTI BANCARI, BENI MOBILI ED IMMOBILI PER IL REATO DI USURA

Nell’odierna mattinata, la Sezione Operativa D.I.A. di Salerno, in esecuzione di decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Nocera Inferiore (SA), ha sottoposto a sequestro beni immobili intestati ad un professionista di Cava de’ Tirreni (SA) e alla consorte, entrambi coinvolti in un’attività usuraria.

Le indagini – avviate in seguito alle propalazioni di un collaboratore di Giustizia rese nell’ambito di parallelo procedimento trattato dalla D.D.A. di Salerno – sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore e condotte dalla Direzione Investigativa Antimafia.
In particolare, le attività investigative svolte dalla D.I.A. su delega del Sostituto Procuratore Dott. Angelo Rubano – in coordinamento investigativo con il Dott. Vincenzo Senatore della D.D.A. – hanno consentito di accertare che i due indagati, a fronte di un prestito complessivo di 160.000 Euro, si facevano trasferire da un imprenditore edile immobili siti in Cava de’ Tirreni del valore di 333.000 Euro, con una transazione economica sproporzionata in relazione alle concrete modalità del fatto e con un acclarato tasso d’interesse usurario.

In particolare, la parte offesa, imprenditore edile, su commissione di una persona del luogo, ristrutturava un complesso immobiliare sito in Cava de’ Tirreni con plurime unità immobiliari di proprietà di quest’ultimo, pattuendo quale corrispettivo in natura dei lavori effettuati il trasferimento di n. 2 unità immobiliari ristrutturate, il cui controvalore è stato ritrasferito ai soggetti attinti dal sequestro.

Dalle risultanze delle intercettazioni ambientali, dalle audizioni di soggetti a conoscenza della vicenda e dai riscontri documentali-patrimoniali, emergeva la conferma del fatto che il ricavato della vendita degli immobili (spettanti alla parte offesa, a titolo di corrispettivo per i lavori di ristrutturazione eseguiti sulla proprietà del committente dei lavori) fu corrisposto agli indagati tramite un’operazione negoziale collegata.

Le investigazioni hanno, peraltro, acclarato come gli autori dell’attività usuraria svolta fossero legati da rapporti con pregiudicati anche appartenenti al Clan Zullo, operante a Cava de’ Tirreni (SA).

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Dipendente tribunale di Lagonegro positivo al Covid 19

Un dipendente del Tribunale di Lagonegro e residente a Sala Consilina è risultato positivo al coronavirus. L’esito del tampone è  arrivato nella serata di ieri. Al momento è ricoverato presso l’ospedale di Polla in osservazione e le sue condizioni appaiono buone e stazionarie.

L’uomo da diversi giorni a casa per influenza.

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«Vogliono strapparmi mio figlio»: la storia di Gloria e Angelo

Il tribunale dei minori di Roma ha deciso l'allontanamento del bambino dalla mamma sulla base della relazione dei servizi sociali. L'unica perizia agli atti è quella dello psicoterapeuta del piccolo secondo cui i due devono restare insieme. Il caso.

Il tribunale dei minori di Roma, su segnalazione dei servizi sociali, ha sospeso la tutela materna a un bambino di nove anni. Ma qualcosa sembra non tornare. Questo storia vede come protagonista Gloria (nome di fantasia), una donna di 45 anni anni che lavora come operatrice sanitaria in un ospedale. È una madre single: da due relazioni sono nati due figli, uno già maggiorenne e Angelo (nome di fantasia) di 9 anni che ha disturbi di linguaggio e di iperattività. Per le assistenti sociali la madre non sarebbe nelle condizioni psicologiche di accudire e di provvedere alle cure di cui Angelo ha bisogno.

Provo rabbia, impotenza. Mi sento tradita dalle istituzioni

Gloria, madre a cui il tribunale vuole togliere la potestà materna

Hanno così segnalato il caso d’urgenza al magistrato e la giudice minorile, accogliendo la tesi dei servizi sociali e senza nominare come da prassi un perito tecnico d’ufficio, cioè un consulente del tribunale che attesti l’incapacità della donna tutelare il figlio, ha decretato di sospendere la potestà materna. Così il bambino potrebbe presto essere affidato in maniera permamente a una casa famiglia. «Sono una mamma disperata», dice Gloria a Lettera43. «Provo rabbia, impotenza. Mi sento tradita dalle istituzioni. Non si può togliere il figlio alla propria madre. Lui è il mio bambino. È mio. Chi può sapere cosa è meglio per lui. Io sono la sua mamma. Non gli farei mai del male».  

VIVERE CON L’INCUBO DI VEDERSI STRAPPATO UN FIGLIO

La storia di Gloria e Angelo comincia 7 anni fa. Il bambino già a 2 anni e mezzo aveva manifestato problemi di linguaggio. «Mi preoccupavo, ma tutti mi rassicuravano», racconta la donna. «Era iperattivo, chiedevo alle insegnanti se avesse bisogno di un sostegno. Mi hanno sempre rassicurato. Nonostante questo mi sono rivolta ugualmente a un neuropsichiatra infantile della Asl che lo ha cominciato a seguire anche se in tutto ha fatto solo tre sedute di logopedia». Angelo successivamente ha cominciato a soffrire di tic e manifestare qualche esordio di focolai di epilessia. Anche Gloria ha effettuato esami clinici e psicologici da cui non è emerso nulla di patologico. Quindi si è rivolta a un centro di salute mentale per sottoporsi insieme al piccolo a colloqui ed esami approfonditi.

Secondo lo psicoterapeuta che ha in cura il bambino, Angelo (nome di fantasia) non deve essere allontanato dalla mamma (foto di repertorio).

Nel frattempo i disturbi del piccolo si acuivano. Da quel momento è cominciato il calvario. Le assistenti sociali le facevano visite domiciliari a sorpresa. Gloria ha chiesto loro se dovesse rivolgersi a un avvocato. «Mi hanno risposto che non era necessario», continua la 45enne. Senza alcuna perizia di uno specialista terzo, le assistenti sociali hanno però chiesto al magistrato di intervenire con urgenza. Così il 27 giugno 2019 è stato aperto un fascicolo e il 12 luglio il giudice minorile ha sospeso la tutela genitoriale. «Non vivo più. Non dormo più. Ho paura che suoni il campanello o il citofono di casa», dice ancora Gloria, «ogni volta è un sussulto al cuore. Temo che siano le assistenti sociali per portarmi via mio figlio».

LA DECISIONE DEL GIUDICE SENZA UNA PERIZIA MEDICA DEL TRIBUNALE

Il tribunale ha decretato «l’adeguato collocamento del minore in adeguato contesto e la nomina di un tutore al fine di assicurargli uno stile di vita e di cure adeguato alla sua età». Non solo. «Esiste una grave situazione di pregiudizio per il minore», si legge nella relazione dei giudici, «sono state rilevate deprivazioni ambientali e non adeguato contenimento sul piano affettivo ed educativo, immaturità personale e sociale, difficoltà linguistica, scarsa tolleranza alle frustrazioni». E, ancora: «I servizi sociali segnalano che in una visita domiciliare a sopresa è emersa una condizione di grave rischio per il minore, totalmente privo di stimoli, impegnato a giocare ai videogame per ore».

L’unica valutazione scientifica è stata effettuata dallo psicoterapeuta di Angelo che lo sta seguendo da febbraio

Il tribunale sottolinea anche come la madre non sia «in grado di rappresentare il figlio e di prendersene cura». Per questo è stato nominato tutore del minore pro tempore la sindaca di Roma Virginia Raggi e sono stati disposti per Gloria accertamenti presso un centro di salute mentale. Il tutto senza una perizia medica del tribunale. L’unica valutazione scientifica è stata effettuata dallo psicoterapeuta che sta seguendo Angelo da febbraio. Ed è stata messa agli atti del tribunale dei minori dal difensore di Gloria, l’avvocato Luciano Randazzo, che con un ricorso il 10 ottobre ha chiesto la revoca della sospensione della potestà materna sottolineando come la decisione del tribunale sia stata presa esclusivamente sulla base delle «argomentazioni degli assistenti sociali», non «supportate da una adeguata valutazione scientifica» né da «una consulenza tecnica d’ufficio».

Angelo (nome di fantasia) ha 9 anni e soffre di iperattività (foto di repertorio).

LA VALUTAZIONE DELLO PSICOTERAPEUTA SMENTISCE LE ASSISTENTI SOCIALI

Le valutazioni delle assistenti sociali, tra l’altro, sono diametralmente opposte a quelle dello psicoterapeuta di Angelo che nella sua relazione ricorda come il bambino non solo soffra del disturbo di deficit di attenzione e iperattività (Adhd) e di epilessia, ma potrebbe essere affetto anche da sindrome di Tourette (gli esami sono ancora in corso). Nonostante questi disturbi, la relazione dello specialista conferma che il piccolo non appare mai turbato dalla presenza del medico e si «mostra sempre disponibile al dialogo», ma anche che «le emozioni di Angelo, al di fuori del contesto familiare, sembrano essere dominate da sentimenti di turbamento, vergogna, spavento poiché si sente indifeso». «In una situazione come quella descritta», è la conclusione dello psicoterapeuta, «è facile capire come la separazione fisica dal genitore, le modificazioni reali che vengono apportate alla sua vita quotidiana sono condizioni che Angelo può non comprendere né accettare con facilità e alle quali potrebbe reagire con l’acuirsi dei suoi disturbi». Per questo viene sottolineata la necessità che il bambino stia con la madre «al fine di evitare e scongiurare un drastico e repentino peggioramento dal punto di vista psicologico e clinico». 

IL GIUDICE CONDANNATO PER ABUSI EDILIZI

Lettera43 ha cercato di parlare con le assistenti sociali, ma hanno chiuso il telefono bruscamente. Abbiamo mandato una pec urgente alla dirigente socio educativa di Roma Capitale che, dopo alcuni giorni, ha risposto vietando di contattare le interessate. Nel frattempo il tribunale dei minori con una missiva ha invitato tutte le parti, non solo di questa vicenda, a non rilasciare dichiarazioni alla stampa.

Il Csm l’ha sanzionata in considerazione «della gravità del fatto di aver mancato ai suoi doveri di correttezza»

A peggiorare questa vicenda, già kafkiana, si aggiunge un fatto che, anche se ha poco a che fare con la storia di Gloria e Angelo, incrina il rapporto di fiducia della madre con la giustizia italiana. Una delle giudici che hanno deciso l’allontanamento di Angelo dalla mamma, infatti, è stata condannata dalla Cassazione a otto mesi di reclusione, pena sospesa, per abusi edilizi oltre al pagamento di 4 mila euro al ministero della Giustizia. Il Csm l’ha sanzionata in considerazione «della gravità del fatto di aver mancato ai suoi doveri di correttezza, ponendo in essere comportamenti idonei a renderla immeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere il magistrato e a lederne l’immagine».

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