Coronavirus, come sanificare la propria auto: disinfettare l’abitacolo per eliminare virus e batteri


L’abitacolo dell’automobile è uno dei posti in cui maggiormente si annidano virus e batteri: ecco alcune indicazioni e alcuni accorgimenti su come sanificare e igienizzare gli interni della vettura e l’impianto di climatizzazione dell’aria per pulire al meglio tutte le superfici della vostra automobile dove il Coronavirus potrebbe depositarsi.
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L’incoerenza del Pd sui decreti Sicurezza di Salvini

«Abisso democratico». «Barbarie giuridica». «Creano emergenza permanente». Ma allora perché adesso che sono al governo, i dem non li cancellano? Civati: «Abbiamo passato un anno a denunciare i soprusi. Ora siamo al grottesco: le risposte finora sono state ridicole».

Sono passati ormai quasi cinque mesi dalla nascita del governo Conte bis.

Non è stato certamente un periodo sereno all’interno della maggioranza ma, specie per il Pd, un punto programmatico pareva chiaro: garantire discontinuità rispetto al passato a partire dalla cancellazione dei decreti Sicurezza di Matteo Salvini.

Esattamente un mese prima del giuramento ufficiale dell’esecutivo davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella d’altronde, era stato il segretario dem Nicola Zingaretti a tuonare contro il dl Sicurezza-bis appena approvato: «Il decreto Salvini è passato, l’Italia è più insicura. La situazione nelle città e nei quartieri rimarrà la stessa, anzi peggiorerà. Il crimine ringrazia, le persone sono sempre sole e le paure aumentano. Salvini ci campa» (5 agosto 2019).

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A fargli eco il giorno dopo (6 agosto 2019) la deputata Pd Rosa Maria di Giorgi: «Il decreto sicurezza bis rappresenta un ulteriore passo verso l’abisso democratico in cui il governo gialloverde sta trascinando il nostro Paese».

GLI ATTACCHI PD E 5 STELLE

E, ovviamente, lo stesso trattamento era stato riservato anche al primo dei due decreti Salvini. «Con questo provvedimento state creando degli invisibili senza volto», aveva sottolineato già il 28 novembre 2018 il capogruppo del Pd Graziano Delrio. Per Monica Cirinnà si trattava, addirittura, di «un atto di barbarie giuridica che colpisce le fondamenta umanitarie presenti nella Costituzione e in tutto il nostro ordinamento» (24 settembre 2018), al punto che Maurizio Martina propose anche la raccolta di firme «per la sua abrogazione» (17 settembre 2018). E non sono mancate nei mesi scorsi voci critiche anche nei 5 stelle. Una su tutte, quella del senatore Matteo Mantero che aveva parlato, a inizio 2019, di un «decreto incostituzionale e stupido, a solo scopo propagandistico, che auspicabilmente sarà smontato dalla Consulta: creare illegalità dove non c’era, ridurre l’integrazione peggiorando le condizioni di vita di italiani e stranieri».

#ABOLITEQUEIDECRETI, LA CAMPAGNA DI POSSIBILE

La domanda che nasce spontanea a questo punto è perché nulla sia stato fatto se, come ha detto il dem Emanuele Fiano, «il decreto sicurezza è l’emblema di una sintesi culturale che noi non potremo mai accettare» (24 settembre 2018). Ed è per questa ragione che Possibile ha lanciato la campagna #abolitequeidecreti ricordando la marea di dichiarazioni critiche nei confronti dei decreti Sicurezza da parte di chi, oggi, potrebbe cancellare quei provvedimenti.

Giuseppe Civati (Ansa).

«Se non si vuole che ci sia Salvini al governo, bisogna cominciare a cancellare quello che ha fatto», spiega Pippo Civati. «Ci vorrebbe un minimo di logica e coerenza: abbiamo passato un anno a dirne giustamente di tutti i colori, a rivelare l’incostituzionalità, a denunciare i soprusi. Ora sta diventando tutto grottesco: le risposte finora sono state ridicole».

LE IPOTESI DELLA MAGGIORANZA: TRA ABOLIZIONE E MODIFICHE

E se Civati non ha dubbi su cosa bisognerebbe fare («I due decreti sono entrambi sbagliati da capo a piedi, strumentali ed eccessivi: vanno cancellati di sana pianta»), nella maggioranza si ragiona sulla strada da seguire, tra abolizione tout-court e modifiche limitate a pochi punti.

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L’ultima a parlarne è stata la nuova inquilina del Viminale al posto proprio del segretario leghista, Luciana Lamorgese, che, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, ha sottolineato la necessità di «ampliare la categoria dei permessi umanitari per evitare quello che stava succedendo a dicembre e sul quale siamo dovuti intervenire». E cosa stava succedendo lo ha spiegato la stessa ministra: «Tutti quelli che non avevano il permesso umanitario in base al decreto poi venivano buttati fuori per strada e quindi ce li trovavamo nelle piazze nelle strade e nelle stazioni».

LA PROFEZIA DI ZINGARETTI

Zingaretti, d’altronde, l’aveva pronosticato: «Il decreto genererà caos, emarginazione e uno stato di emergenza permanente» (3 dicembre 2018), esattamente come detto pochi giorni prima anche dal deputato Walter Verini: «Moltissimi saranno in giro per le strade senza nome e senza speranza. Salvini è il ministro della paura e dell’insicurezza».

DA GIUGNO 2018, 26 MILA NUOVI IRREGOLARI

Alla teoria, però, dopo cinque mesi non c’è stata alcuna pratica. I numeri, d’altronde, parlano per tutti: come spiega a Lettera43.it Matteo Villa, ricercatore ed esperto di immigrazione dell’Ispi (Istituto Studi Politica Internazionale): «Con l’abolizione dei permessi umanitari abbiamo stimato da giugno 2018 a oggi la presenza di circa 26 mila nuovi irregolari, che porta il numero totale dei clandestini in Italia a oltre 90 mila». In altre parole, l’unica emergenza clandestini in Italia è quella causata dallo stesso Salvini con i decreti Sicurezza. 

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Come potrebbero cambiare i dl sicurezza col nuovo governo

Ultimi ritocchi alle modifiche pensate dalla ministra Lamorgese. Sul tavolo ritocchi alle maxi multe per le ong e alle disposizioni in materia di oltraggio a pubblico ufficiale. I dettagli.

È uno dei temi divisivi del governo M5s-Pd. Per il momento è stato accantonato dando priorità alla manovra ed alle altre urgenze. Ma entro la fine dell’anno un nuovo decreto cambierà i dl sicurezza voluti dall’ex ministro Matteo Salvini e diventati legge.

«È già pronto», ha annunciato la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, «uno schema di provvedimento, ne devo parlare in Consiglio dei ministri. Posso già dire che nel testo saranno inserite modifiche connesse alle osservazioni pervenute dal presidente della Repubblica». Illustrando le sue linee programmatiche in commissione Affari costituzionali della Camera, Lamorgese non si è sbottonata sui contenuti del provvedimento.

Ma ha fatto sapere di aver messo al lavoro gli uffici legislativi del Viminale, che hanno già prodotto un primo testo di decreto. Naturalmente, prima di essere portato in Consiglio dei ministri, dovrà essere condiviso dagli alleati di governo e dal premier Giuseppe Conte. E qui la ministra dovrà fare ricorso alle capacità di mediazione sviluppate nella sua carriera da prefetto per trovare una formulazione che stia bene al Pd, che chiede un segnale netto di discontinuità rispetto al precedente Governo ed ai Cinquestelle e Conte, che invece sono per mantenere comunque una linea di rigore sull’immigrazione.

LE MODIFICHE AL PRIMO DL

La stella polare della ministra nell’opera di revisione dei due dl è rappresentata dalle osservazioni vergate da Mattarella al momento di firmare i provvedimenti. Quello è il perimetro entro cui si muoverà il nuovo testo. Col primo decreto Salvini ha sostanzialmente cancellato la protezione umanitaria ed il capo dello Stato ha tenuto a sottolineare che, in materia, «restano fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato e, in particolare, quanto direttamente disposto dall’articolo 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall’Italia». Proprio la formula «restano fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato», a quanto si apprende, sarà inserita nel nuovo decreto. Ad indicare una gerarchia delle leggi cui anche questa norma deve sottostare.

INTERNVENTI SULLE MAXI MULTE ALLE ONG

Più articolate e circostanziate le critiche di Mattarella al secondo dl sicurezza, quello che conteneva la stretta contro le navi ong che fanno soccorso nel Mediterraneo. La revisione messa a punto dai tecnici del Viminale interviene così in particolare sulla maxi-multa da un milione di euro alla nave che viola il divieto di ingresso nelle acque italiane e sulla confisca della stessa, non subordinata alla reiterazione della condotta. Nella nuova formulazione la sanzione torna quella compresa tra 10mila e 50mila euro prima dell’emendamento che ne ha innalzato l’importo e la confisca può scattare solo se la violazione viene reiterata. In ossequio al principio della necessaria proporzionalità tra sanzioni e comportamenti. Per l’applicazione delle multe, inoltre, si farà distinzione tra le diverse tipologie di natanti.

IL CASO DELLA RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE

L’altra modifica riguarda l’articolo che ha tolto la causa di non punibilità per la «particolare tenuità del fatto» alle ipotesi di resistenza, oltraggio, violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Col nuovo testo sarà ripristinata la discrezionalità del magistrato in merito alla valutazione se il fatto è tenue o meno. Dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri il decreto sarà all’esame del parlamento per l’ok definitivo entro due mesi. La Lega ha già annunciato battaglia: «Lamorgese non si preoccupa di trovare i fondi per le Forze dell’Ordine ma annuncia di modificare i Decreti Salvini che così diventeranno Decreti insicurezza, filo-ong e contro le donne e gli uomini in divisa. Siamo pronti alle barricate, in Aula e nelle piazze», hanno fanno sapere Stefano Candiani e Nicola Molteni.

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Il punto sulla sicurezza a bordo dei treni e nelle stazioni ferroviarie

Ogni giorno su rotaia si spostano più di 5 milioni di passeggeri. Sotto lo sguardo di 4.400 agenti PolFer. Per i sindacati ancora troppo pochi.

Una donna in fin di vita, colpita con 15 coltellate, un viaggiatore ferito in modo più lieve e i passeggeri che alla fine riescono a bloccare l’aggressore arrestato a Bologna. Quanto avvenuto il 7 novembre a bordo del Frecciarossa Torino-Roma riporta all’attenzione il tema della sicurezza sui treni, un contesto operativo e di viaggio certamente particolare per gli spazi ridotti e il grande numero di persone a bordo. 

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Che i treni possano essere obiettivi sensibili, lo dice anche la cronaca. Senza andare lontano, e solo per citarne alcuni, il 21 agosto 2015 veniva divulgata la notizia del tentativo di attentato a bordo del convoglio Thalys, in viaggio da Amsterdam a Parigi: un foreign fighter marocchino, di ritorno dalla Siria e armato di pistole e fucile da assalto, tentò di compiere una strage ma venne fermato da un gruppo di soldati americani liberi dal servizio e da alcuni passeggeri. Mentre – restando nel nostro Paese – nel 2001 un anarchico torinese lanciò una molotov a bordo dell’Eurostar Roma-Milano, poco fuori la stazione di Modena: per miracolo non ci furono morti. Ci sono poi le manomissioni agli impianti di navigazione dei treni (l’ultimo è avvenuto questa estate, sullo snodo di Rovezzano, nel Ffiorentino) o eventi di “ordinaria” delinquenza come le aggressioni nei confronti del personale delle Ferrovie e dei passeggeri. 

donna accoltellata frecciarossa
La stazione di Bologna dopo l’accoltellamento sul Frecciarossa del 7 novembre.

A VIGILARE SU TRENI E STAZIONI 4.400 AGENTI POLFER

Nel nostro Paese ogni giorno viaggiano 9 mila treni passeggeri e 800 convogli merci, su oltre 16.700 chilometri di linea, per più di 5 milioni di passeggeri. A vigilare su treni, passeggeri e stazioni, a oggi ci sono 4.400 agenti della Polizia Ferroviaria (PolFer). Non abbastanza. All’appello, secondo i sindacati, mancano infatti circa 800 agenti

SAP: «AGIAMO IN UN CONTESTO DI ISOLAMENTO»

«Il treno è un ambiente operativo certamente complesso», spiega a Lettera43.it Stefano Paolone, segretario generale del sindacato autonomo di Polizia (Sap), «perché qualsiasi cosa accada, la pattuglia a bordo non può ricevere rinforzi nella tratta di viaggio tra due stazioni ed è costretta a operare con le sole risorse a bordo, in un contesto di isolamento fino alla stazione successiva». Sul treno, aggiunge Paolone, «non è possibile utilizzare neanche lo spray al peperoncino, come PolFer chiediamo che ci venga fornito quello in gel, utilizzabile in ambienti chiusi». A breve, dice il sindacalista, in dotazione dovrebbero arrivare anche 1800 teaser, «una soluzione ottimale in un contesto come quello del treno considerando che, secondo le statistiche, su 15 interventi in cui viene estratto il teaser, 14 volte vi è desistenza da parte di chi delinque alla sola vista dello strumento». Ma all’appello secondo il Sap mancano anche i giubbetti sottocamicia di protezione, più facilmente indossabili in un contesto operativo come quello ferroviario, rispetto al più pesante giubbotto antiproiettile, e dotazioni come i guanti antitaglio.

Controlli in stazione.

I PRIMI RINFORZI IN ARRIVO A DICEMBRE

A dicembre, intanto, dovrebbero arrivare ulteriori rinforzi, ma si tratta di un incremento parziale. «A dicembre di quest’anno» conferma Paolone, «saranno assegnati a livello nazionale 35 uomini alla PolFer. La città che riceverà più agenti sarà Milano perché ha avuto l’inaugurazione della stazione di Milano Rogoredo. Un ulteriore incremento avverrà poi nell’aprile 2020, con 80 uomini: di questi, 10 andranno a Roma». All’appello a quel punto ne mancheranno però ancora quasi 700 per coprire in modo adeguato treni e posti di vigilanza.

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SILP: «ANCHE LA POLFER SOFFRE LA CARENZA DI ORGANICO»

Vero è che l’episodio del Frecciarossa, spiega Daniele Tassone, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil, poteva accadere in qualsiasi contesto: in una discoteca o un supermercato. «Non ha senso dal nostro punto di vista dire che quel treno avesse una particolare criticità», dice a Lettera43.it. «Alcuni treni più di altri sono presidiati dalle scorte della polizia ferroviaria: la scelta è legata a variabili come il numero di viaggiatori presenti, gli orari, le denunce di reati segnalati in quella tratta. I numeri, aggiunge Tassone, «dicono che a oggi non ci può essere una pattuglia a bordo di ogni treno o un presidio PolFer in ognuna delle 2.700 stazioni ferroviarie italiane». Questo perché la polizia ferroviaria «soffre delle carenze di organico di tutta la polizia e delle forze dell’ordine». Come ha denunciato recentemente e più volte anche il prefetto Franco Gabrielli, la polizia ha oggi poco meno di 99 mila uomini rispetto ai 117 mila previsti e ai 106 mila che poi la legge Madia ha certificato. «Nello specifico», conclude il rappresentante Silp, «occorre implementare gli uffici della PolFer nelle stazioni e nelle tratte ove il numero di viaggiatori è maggiore, tenendo conto che si tratta di una situazione in mutamento perché una tratta ferroviaria oggi frequentata domani può diventare secondaria e viceversa».

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Assegnata la scorta a Liliana Segre

Dopo le continue minacce e i messaggi d'odio sui social, le autorità hanno deciso di garantire la protezione alla senatrice a vita.

I carabinieri del Comando provinciale di Milano garantiranno la scorta alla senatrice a vita Liliana Segre, deportata nel gennaio del 1944 dal binario 21 della stazione Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, e sopravvissuta all’Olocausto. Lo fa sapere il Corriere della Sera. La misura di protezione, da tempo sotto esame, è stata disposta nel pomeriggio di mercoledì, durante il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico presieduto dal prefetto Renato Saccone e con al tavolo i vertici cittadini delle forze dell’ordine.

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Ragazzo reagisce a una rapina e gli sparano alla testa a Roma

Il 25enne era in compagnia della fidanzata quando due uomini si sono avvicinati alle spalle, hanno colpito la ragazza alla testa e le hanno preso lo zaino.

Ha cercato di difendere la sua fidanzata da uno scippo e gli hanno sparato un colpo di pistola alla testa. Un ragazzo di 25 anni è ricoverato in gravissime condizioni a Roma, dopo aver subito un intervento chirurgico all’ospedale San Giovanni.

Tutto è accaduto nella notte tra il 23 e il 24 ottobre in via Teodoro Mommsen, in zona Caffarella. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri la vittima era in compagnia della fidanzata quando due uomini si sono avvicinati alle spalle, hanno colpito la ragazza alla testa con un oggetto e le hano preso lo zaino. A un tentativo di reazione del giovane, gli hanno sparato alla testa.

È caccia all’uomo per assicurare i responsabili alla giustizia e i carabinieri hanno acquisito i filmati delle telecamere presenti sul posto. Uno dei colpi di pistola esplosi dai malviventi ha infranto una vetrina del pub “John Cabot”, verso il quale la coppia aggredita si stava recando.

(notizia in aggiornamento)

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