Inchiesta sulla mancata raccolta differenziata dei rifiuti nei negozi di Roma

Il 15 ottobre scade l'ordinanza della Regione Lazio. Gli accordi con le Marche e l'Abruzzo e il ripristino degli impianti di Malagrotta dovrebbero consentire il ritorno alla normalità. Ma a fine anno chiude la discarica di Colleferro.

La procura di Roma indaga sulla mancata raccolta dei rifiuti delle attività commerciali da parte della società appaltatrice. Della vicenda si è occupata anche la trasmissione televisiva Le Iene. Secondo quanto denunciato da alcuni operatori, la raccolta avviene nelle ore notturne quando i negozi sono chiusi e ciò rende impossibile raccogliere la differenziata. Nonostante ciò alcuni dipendenti strisciano con il palmare dell’azienda un codice a barre presente all’esterno dell’utenza e in questo modo risulta che la spazzatura è stata raccolta regolarmente.

ANCHE LA SINDACA RAGGI HA PRESENTATO UN ESPOSTO

Nel procedimento, coordinato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, si ipotizza una fattispecie fraudolenta. Gli inquirenti di piazzale Clodio dovranno ora accertare se questo comportamento è sistematico al punto da poter ipotizzare una truffa ai danni delle casse comunali. Dopo il servizio televisivo, anche la sindaca Virginia Raggi ha dato mandato agli uffici di Roma Capitale di presentare un esposto presso la procura. Non solo: il Comune ha dato mandato anche alla municipalizzata Ama affinché avvii un’indagine interna per verificare eventuali responsabilità.

L’ORDINANZA DELLA REGIONE LAZIO SCADE IL 15 OTTOBRE

Nel frattempo, al ministero dell’Ambiente, si è tenuto un nuovo vertice sul ciclo dei rifiuti nella Capitale. Insieme ai tecnici del dicastero si sono riunite anche le delegazioni di Regione e Comune. Per il Campidoglio ha fatto il suo esordio anche la nuova delegata Valeria Allegro. La Regione Lazio, sebbene per ora non ne ravveda la necessità, ha aperto alla possibilità di prorogare anche oltre il 15 ottobre la sua ordinanza per assicurare il ripristino della normalità sul territorio cittadino. Il Comune si è impegnato a presentare presto sia il piano industriale di Ama, sia il bilancio 2017 al centro dello scontro con i precedenti cda dimissionari.

LA PREVISTA CHIUSURA DELLA DISCARICA DI COLLEFERRO

Il 15 ottobre si attende che tornino in funzione i due Tmb di Malagrotta, che garantiranno una disponibilità di 1.000 tonnellate al giorno. E la Regione Lazio punta anche sugli accordi di smaltimento con le Marche e l’Abruzzo. Ma a fine anno è prevista la chiusura della discarica di Colleferro e per farvi fronte si ipotizza persino il trasferimento del pattume all’estero a partire dal 2020. Così come non si esclude, da parte del Campidoglio, l’apertura di nuovi impianti: «Realtà impiantistiche innovative e pubbliche, che consentano uno sviluppo virtuoso del ciclo dei rifiuti nella Regione Lazio».

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Compostaggio, pochi rifiuti nel sito Alla ricerca dell’umido

di Andrea Pellegrino

AAA cercasi rifiuti per l’impianto di compostaggio. Il Comune di Salerno, o meglio la Salerno Pulita, ha aperto le porte ai comuni della provincia che hanno necessità di smaltire frazione umida. Il sito di compostaggio del capoluogo non è utilizzato al massimo, con evidenti squilibri finanziari nella gestione. Dunque la necessità è quella di aumentare l’ingresso della frazione umida per arrivare a trattare la quantità necessaria a mantenere in equilibrio economico l’impianto, già finito in passato sotto i riflettori dell’Anac di Raffaele Cantone e della Procura di Salerno, seppur sotto il profilo giudiziario non ci sono ancora sviluppi. Stando ai dati, il Comune di Salerno ha una produzione di circa 17.600, 00 tonnellate / anno di frazione organica che vengono conferite presso l’impianto di compostaggio cittadino, in forte riduzione nel corso degli anni. Il sito può ospitare, invece, 23.000,00 tonnellate di frazione organica complessive. Insomma all’appello mancherebbero 6.000 tonnellate circa da ricercare nei comuni della provincia di Salerno, come stabilito da una recente delibera di giunta comunale che ha autorizzato la società “Salerno Pulita” ad un’indagine di mercato. Ma non solo. La crisi del sito di compostaggio ha portato anche ad un abbassamento dei prezzi nei confronti della Gesco ambiente. La tariffa fissata a 168 euro a tonnellata si è ridotta di dieci euro.

Consiglia

La Giunta Raggi e i guai delle partecipate di Roma

Non c'è solo l'eterno caos rifiuti a preoccupare la sindaca. Tutte le municipalizzate navigano in pessime acque: da Ama ad Atac, passando per Metropolitane e Farmacap. Una crisi a cui hanno contribuito le decisioni azzardate dell'amministrazione M5s. Lo scenario.

L’immondizia che tracima dai cassonetti di Roma racconta una storia iniziata molto prima che i 5 stelle conquistassero il Campidoglio. Lo dicono tutti, a partire dalla sindaca Virginia Raggi (assediata venerdì 4 ottobre da un sit in leghista) ed è vero. Ma parla anche di un’incredibile allergia della sua Giunta ai criteri più elementari di gestione delle aziende partecipate dal Comune, Ama in primis.

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Un intervento della sindaca di Roma Virginia Raggi in Assemblea Capitolina.

IL VORTICOSO TURNOVER DEGLI ASSESSORI

Il buongiorno si vide con la prima vittima del vorticoso turnover grillino, l’assessore al Bilancio e alle Partecipate Marcello Minenna, sostituito dopo due soli mesi, per la seconda delega, dall’imprenditore veneto Massimo Colomban. Un anno dopo fu lo stesso Colomban a indicare il proprio successore nel commercialista Alessandro Gennaro. Che fu ancora più veloce di lui, lasciando il campo dopo sette mesi all’ex assessore livornese Gianni Lemmetti e al direttore generale del Comune Franco Giampaoletti.

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Nell’arco dei tre anni non c’è una sola partecipata importante che non abbia collezionato orrori amministrativi e talvolta perfino misteri, nel senso che neppure i più attenti osservatori delle cose capitoline riescono a spiegare il senso delle scelte compiute dal Comune nei loro confronti.

La sindaca Virginia Raggi con l’assessore Gianni Lemmetti (La Presse).

AMA E I 18 MILIONI DELLA DISCORDIA

Partiamo da Ama. A inizio 2019, mentre la raccolta differenziata restava inchiodata al 43-44% e lo smaltimento dei rifiuti era reso sempre più affannoso dalla decisione di non prevedere nuovi impianti o discariche, la Giunta di Roma Capitale aveva ingaggiato un duello rusticano con l’amministratore delegato Lorenzo Bagnacani. L’obiettivo era convincerlo a defalcare dal bilancio 2017 un presunto credito di 18 milioni di euro nei confronti del Comune per servizi cimiteriali che era sempre stato riconosciuto in passato. Il diretto interessato giunse a registrare di nascosto gli incontri con l’azionista per dimostrare le pressioni ricevute.

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Il 2 ottobre si è dimesso il cda di Ama.

La faccenda non è stata ancora del tutto chiarita, ma è un fatto che a sette mesi dalle sue dimissioni non si è ancora trovato nessuno disposto a firmare quel bilancio (di quello del 2018 neppure a parlarne) e la terna di amministratori scelta per sostituirlo si è dimessa dopo appena tre mesi per ragioni che non sembrano molto diverse.

PATRIMONIO IMMOBILIARE A RISCHIO SVALUTAZIONE

La Giunta spingeva per il fallimento dell’Ama, come sembra suggerire l’esposto di Bagnacani alla Procura di Roma? Difficile dirlo, ma certo non tranquillizza l’affermazione della Ernst & Young (che certifica i bilanci dell’Ama) secondo cui l’azienda deve ancora riscuotere dal Comune crediti per 644 milioni. E c’è di più. Fonti vicine all’azienda hanno fatto sapere a Lettera43.it che una svalutazione da parecchie decine di milioni di euro sarebbe in arrivo anche per il patrimonio immobiliare dell’Ama. Di fronte a cifre del genere che senso ha contribuire al caos di un’azienda di importanza cruciale, posseduta al 100% dal Comune, per una divergenza su 18 milioni?

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COMMISSARIAMENTO ALL’ORIZZONTE

La ciliegina sulla torta è la nomina al posto dell’ultimo cdr dimissionario di Stefano Zaghis, un pentastellato della vecchia guardia senza competenze in materia, come amministratore unico. Anche per questo il commissariamento dell’azienda potrebbe essere il prossimo capitolo della storia.

Sul futuro di Atac incombe una procedura di concordato preventivo che prevede il pagamento di quasi 350 milioni fra il 2020 e il 2022.

ATAC, ESERCIZIO IN UTILE MA I PROBLEMI RESTANO

È di pochi giorni fa l’annuncio trionfale del primo utile di esercizio dell’Atac (840 mila euro) conseguito nel 2018. Per quanto sia una piccola cifra, ci sarebbe da stappare champagne pensando alle perdite degli anni scorsi. Peccato che quel risultato sia il frutto di un aumento dei chilometri percorsi dalle linee metropolitane (nonostante la chiusura di diverse stazioni) e da un’ulteriore riduzione di quelli degli autobus, sempre drammaticamente inferiori a quanto previsto dal contratto di servizio con il Comune.

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L’INCOGNITA DEL CONCORDATO

Sul futuro di Atac, inoltre, incombe una procedura di concordato preventivo che prevede il pagamento di quasi 350 milioni fra il 2020 e il 2022. Da dove verranno? Non per niente nella stessa relazione al bilancio si elencano le incognite, fra cui la necessità di nuovi mezzi per conseguire i livelli di servizio richiesti e la difficoltà di cessione degli immobili, indispensabile per mettere insieme le risorse necessarie. Quel concordato, del resto, accettato obtorto collo da molti fornitori (che hanno visto svanire il 70% dei loro crediti) non è indolore neppure per i bilanci del Comune, anch’esso creditore dell’Atac per decine di milioni di cui vedrà forse una piccola parte in un domani indeterminato. Curiosamente la stessa relazione al bilancio che magnifica il risultato dell’ultimo anno e mette subito dopo le mani avanti sul futuro. I livelli del servizio, del resto, sono sempre quelli dei mesi scorsi, con le stazioni della metropolitana chiuse, le scale mobili fuori uso, gli autobus che non passano mai. Il risanamento dell’azienda deve ancora cominciare.

ADDIO AI PROGRESSI DELLE FARMACIE COMUNALI

Fra le piaghe di Roma ce n’era almeno una che stava avviandosi a soluzione negli anni passati: quella delle 45 farmacie gestite dalla società del Comune Farmacap. La direttrice Simona Laing, nominata dal sindaco Ignazio Marino nel 2015, in due anni era arrivata a 500 mila euro di utile dopo le perdite milionarie del passato. Inoltre aveva cominciato a bandire gare europee per la fornitura dei farmaci, ponendo fine a un lunga serie di contratti in proroga.

Farmacap ha accumulato uno scoperto in banca di 12 milioni di euro.

Tutto sembrava andar bene anche durante i primi mesi della Giunta Raggi, fino all’improvviso cambio di rotta. «Avevo licenziato dei dipendenti sorpresi a rubare farmaci, con tanto di filmati della Procura», racconta Laing Lettera43.it, «e mi hanno detto che era un atto illegittimo. Poi mi sono state rivolte le accuse di aver compiuto una turbativa d’asta, presentato un progetto di bilancio falso e non aver timbrato il cartellino».

IL M5S E LO SPAURACCHIO DELLA PRIVATIZZAZIONE

 A mettere la manager in cattiva luce presso la nuova amministrazione, a quanto pare, il sospetto che il risanamento economico delle farmacie comunali fosse funzionale alla loro possibile privatizzazione che nella mentalità 5 stelle era, almeno allora, una sorta di tabù. Nello scontro che ne è seguito, giunto rapidamente alle carte bollate, Laing ha segnato un punto a suo favore all’inizio di quest’anno, con il rinvio a giudizio (in base all’accusa di diffamazione, calunnia e minacce) del commissario di Farmacap Angelo Stefanori, che la licenziò il 31 marzo 2017. Nel frattempo l’azienda del Comune ha accumulato uno scoperto in banca di 12 milioni di euro, più che doppio rispetto a due anni fa.

LA LIQUIDAZIONE DI ROMA METROPOLITANE

Un’altra vicenda dolorosa riguarda Roma Metropolitane, cui spetta il compito di appaltare i lavori della Metro. La sua liquidazione è stata appena decisa senza neppure una delibera (con una semplice memoria di Giunta firmata da due assessori).

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Fra le motivazioni dichiarate, la necessità di una ricapitalizzazione per oltre 6 milioni di euro nel 2019, che lascia perplessi rispetto all’importanza di quel che c’è in ballo. Vuol dire che la Metro C si fermerà al Colosseo oppure proseguirà (almeno) fino a piazza Venezia? È una domanda a cui nessuno sa ancora rispondere.

fassina ferito manifestazione roma
Stefano Fassina a terra dopo i tafferugli.

IL NODO LICENZIAMENTI

Comunque, poiché la chiusura comporta 45 licenziamenti su 175 dipendenti (gli altri dovrebbero finire nell’altra società comunale Roma Servizi per la Mobilità) si è scatenata la protesta dei lavoratori, con tafferugli in cui è rimasto leggermente ferito Stefano Fassina, già viceministro dell’Economia del governo Letta, ora deputato di LeU e consigliere comunale. In teoria, uno che avrebbe potuto dialogare bene con la maggioranza consiliare dei 5 stelle, sostenitori a oltranza, in ogni sede politica, della proprietà pubblica delle aziende. E oggi è invece uno dei suoi avversari più fieri. «Sono arrivati in Campidoglio», dice a Lettera43.it, «promettendo di difendere le ex municipalizzate e invece le stanno boicottando, forse proprio in vista di una svendita ai privati». Sarebbe davvero un paradosso, ma il sospetto circola in modo sempre più insistente (Raggi ha dovuto ripetere più volte che Ama resta pubblica) di fronte alle tante stranezze nel comportamento della Giunta verso le partecipate del Comune.

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Per l’Ordine dei medici Roma rischia l’emergenza sanitaria sui rifiuti

L'allarme dei sanitari dopo le dimissioni del cda di Ama: «Va evitato che si creino cumuli di immondizia in ogni strada».

Bisogna trovare una soluzione al più presto per il problema dei rifiuti a Roma, altrimenti «si rischia l’emergenza sanitaria». È l’allarme lanciato dall’Ordine dei medici della Capitale. Il presidente Antonio Magi e il vicepresidente Pierluigi Bartoletti avvertono: «Il caos in cui versa l’Ama, con le ennesime dimissioni dell’ennesimo cda e la nomina di un nuovo responsabile, ci preoccupa. Va evitato che si creino cumuli di immondizia in ogni strada, nei pressi di scuole, ospedali e altri luoghi pubblici».

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Il cda di Ama si è dimesso: scontro sul bilancio con il Comune

Il problema è sempre lo stesso: i 18 milioni di euro vantati dalla società nei confronti del Comune per i servizi funebri e cimiteriali.

Non c’è pace per Ama, la municipalizzata del Comune di Roma che gestisce la raccolta dei rifiuti. Il consiglio di amministrazione composto dalla presidente Luisa Melara, dall’ad Paolo Longoni e dal consigliere Massimo Ranieri si è infatti dimesso, a poco più di tre mesi dal suo insediamento. Il problema è sempre lo stesso: lo scontro con il Campidoglio sul bilancio 2017. Pochi giorni fa il Comune aveva fatto sapere agli amministratori di Ama che il documento non poteva essere approvato, a causa dell’iscrizione di 18,3 milioni di crediti vantati dalla società per i servizi funebri e cimiteriali. Proprio questo elemento aveva portato la sindaca Virginia Raggi a rimuovere il vecchio cda, presieduto da Lorenzo Bagnacani. Per il Campidoglio, infatti, quei soldi vanno svalutati interamente.

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Allo Stir di Battipaglia altre 2000 tonnellate di rifiuti

di Andrea Pellegrino

A Battipaglia arrivano altri rifiuti. Così come annunciato nei giorni scorsi, nuova frazione umida arriverà, durante lo stop del termovalorizzatore di Acerra, nel sito battipagliese. Il presidente della Provincia di Salerno, Michele Strianese ha già firmato l’ordinanza. I rifiuti resteranno provvisoriamente a Battipaglia per poi essere trasferiti in Austria. Stando ai numeri, si tratta di un quantitativo massimo pari a 2.000 tonnellate e per un periodo temporale non superiore a 180 giorni. «La Provincia di Salerno – dichiara il presidente Strianese – in stretta sinergia con la Regione Campania, l’Ente d’Ambito per i Rifiuti e la società provinciale EcoAmbiente Salerno, sta gestendo l’emergenza creata dalla chiusura temporanea dell’impianto di Termovalorizzazione dei rifiuti di Acerra, necessaria per la manutenzione delle tre linee di lavorazione, prevista per un periodo di almeno 6 settimane e iniziata nei giorni scorsi. Per quanto riguarda il nostro territorio, abbiamo quindi affrontato la prioritaria necessità di costante evacuazione dei residui prodotti dallo stabilimento Tmb di Battipaglia, che deve poter accogliere quotidianamente i rifiuti provenienti da tutti i 158 comuni della provincia. La saturazione degli spazi potrebbe portare a un fermo impianto che non possiamo permetterci, nell’interesse di tutto il territorio. Ci siamo da subito fatti carico di evitare accumuli di rifiuti nelle nostre città, davanti alle nostre case, agli ospedali, con problemi igienico sanitari, tra l’altro in piena estate e in alta stagione turistica. Abbiamo messo in campo azioni concrete, in assoluto rispetto delle disposizioni vigenti in materia di tutela ambientale, sanitaria e di pubblica sicurezza. EcoAmbiente ha espletato una gara per il trasporto e il recupero di 14.000 tonnellate di Gta destinate a impianti con sede in Austria. Nell’attesa però dei tempi tecnici relativi all’iter di notifica transfrontaliero, abbiamo individuato una soluzione che ci permette di scongiurare il fermo impianto e, conseguentemente, lo stato d’emergenza nella gestione del ciclo rifiuti urbani in Provincia di Salerno». «È stato individuato – prosegue Strianese – un capannone denominato “post raffinazione” all’interno dello stesso Tmb di Battipaglia che presenta volumetrie disponibili e che risulta idoneo allo stoccaggio della Futa, nelle more delle evacuazioni transfrontaliere ad opera della ditta affidataria». Incalza Giovanni Romano, già assessore regionale all’ambiente: «Battipaglia sempre più pattumiera della provincia di Salerno. Questo è l’unico concreto risultato della disastrosa gestione del ciclo dei rifiuti della Regione Campania. Una domanda: con tutti questi rifiuti stoccati, lo Stir di Battipaglia è ancora in linea con le norme antincendio e con i limiti autorizzativi dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) considerato che nell’impianto sono già stoccate oltre 15.000 tonnellate di rifiuti trattati e stabilizzati non smaltiti da oltre un anno?».

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