Cosa sappiamo sull’incendio in un impianto chimico a Rouen

Le fiamme hanno colpito un sito classificato come "Seveso" in base alla classificazione Ue delle strutture a rischio. In azione oltre 130 pompieri.

Un vasto incendio è divampato nel cuore della notte in un impianto chimco della della società Lubrizol che produce molecole per lubrificanti nella città di Rouen, nel Nord della Francia. Al momento sono in azione oltre 130 pompieri che hanno anche isolato la zona evacuando un perimetro di mezzo chilometro intorno al sito. L’impianto, hanno scritto i media francesi, è classificato come “Seveso“. Una scala imposta dalla direttiva europea che regola la classificazione dei siti a rischio.

Al momento non si segnalano feriti. «Non è il caso di farsi prendere dal panico per questa situazione, ma bisogna usare molta prudenza», ha detto il prefetto della Normandia, Pierre-André Durand, in una conferenza stampa, confermando che le scuole della zona sono state chiuse. Ignote al momento le cause delle fiamme.

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Una bravata di sei minori ed un maggiorenne

Prima della denuncia da parte del primo cittadino in Procura le forze dell’ordine hanno già ottenuto il risultato dell’identificazione e denuncia a piede libero di 6 minorenni ed un maggiorenne ritenuti i responsabili del rogo del Saretto di Sarno. I ragazzi sono stati inchiodati alle loro responsabilità grazie alle telecamere di sorveglianza presenti sul territorio. Dopo le perquisizioni presso le abitazioni, effettuate, ieri mattina, i ragazzi sono stati ascoltati dagli inquirenti e e dal magistrato titolare del fascicolo, il sostituto procuratore presso il tribunale di Nocera Inferiore, Fasano. Alla base del disatro vi sarebbe una semplice bravata. Ci è voluta un’intera giornata, l’ausilio di 3 elicotteri, un canadair, 8 mezzi antincendio della Protezione civile nazionale e delle associazioni presenti sul territorio e 7 autobotti dei vigili del fuoco per un complessivo di cento tra uomini e donne, per domare l’incendio al Saretto. Duecento i cittadini sfollati di cui venti sono stati ospiti del plesso scolastico “Baccelli” nei pressi di Palazzo di Città. “Balordi, cretini, stupidi ed irresponsabili, inconsapevoli del danno che potevano arrecare prima a loro stessi e poi alle persone” ha commentato amaro il primo cittadino Giuseppe Canfora che ha seguito del centro di coordinamento presso il Comune le operazioni, “Ci vogliono 40 anni per rendere un bosco rigoglioso, nel giro di una notte poi va tutto bruciato”. Non ci si spiega ancora cosa ha spinto i piromani ad appiccare le fiamme e rendere Sarno un vero e proprio inferno con la gente in strada a respirare cenere e vedere i propri monti bruciare avendo l’impressione di essere quasi inghiottiti dalle fiamme visto che l’incendio grazie alle forti raffiche di vento si è spinto a poco meno di 500 metri dal centro abitato. “Quella di venerdì è stata una notte drammatica al Saretto – ha commentato il primo cittadino – una notte intensa nel salvaguardare la popolazione e le abitazioni e per questo abbiamo evacuato circa 200 persone residenti nella fascia pedemontana più prossima alle fiamme”. Con il pericolo cessato alle prime ore del mattino: “Grazie alla forza delle braccia dei tanti volontari che ringrazio singolarmente – dice Canfora – che hanno raggiunto il mio territorio da diverse zone della provincia, che con le pale hanno arginato le fiamme, un ringraziamento alla stazione dei carabinieri, agli agenti del commissariato ai Vigili del fuoco, ai Vigili urbani ed alla Protezione civile che hanno evitato il peggio. Un atto al mille per mille doloso. Il Saretto è zona rossa, in gran parte proprietà privata, è una zona demaniale, non ci sono pascoli, non è edificabile, e quindi non è ipotizzabile nessun oscuro disegno, è solo una grande cavolata da parte di non so di chi, una balordaggine”. Domani mattina dunque le contromisure amministrative da parte di Palazzo di Città. “Ci sono delle cose molto serie da fare – conclude il primo cittadino – spenti tutti i focolai dovremo bonificare tutta l’area, circa 10 ettari e bonificata la zona passeremo agli atti amministrativi con una delibera per dichiarare lo stato di calamità e sicuramente trovando sponda in Regione per le coperture economiche per far fronte all’emergenza”.

«Abbiamo rivissuto l’ansia dell’alluvione»

“Vivere le ore dell’incendio è stato drammatico. Abbiamo rivissuto gli stessi momenti dell’alluvione del 5 maggio 1998”. Parola di Alfonso Bonaiuto, figlio di una coppia di sfollati sia undici anni fa che l’altra sera. Ieri mattina Alfonso era dinanzi Palazzo di Città a seguire le ultime fasi di spegnimento dopo una notte insieme agli anziani genitori. “E’ stato drammatico ed ancora una volta si presenta un danno alla natura ed all’uomo ad opera di delinquenti sicuramente, squallidi personaggi irrecuperabili”. Alfonso però non si scaglia solo contro i responsabili del devastante incendio ma ha da recriminare anche la mancata prevenzione all’amministrazione: “Ci sono responsabilità legate alla prevenzione che molto probabilmente né la Protezione civile né l’Ente parco di cui fa parte il Saretto e l’amministrazione comunale non hanno fatto”. Un j’accuse molto duro verso le autorità competenti che in ogni caso per tutto il corso delle operazioni di spegnimento sono state impegnate in loco ed in ogni caso non avrebbero potuto nulla contro la mano criminale che ha agito. “Devo dire che non ci sono controlli – continua Alfonso – sul territorio ci sono ancora abitazioni abusive che si costruiscono. Io non ho nulla contro l’amministrazione ma la prevenzione quando viene fatta viene fatta per salvaguardare gli interessi del territorio e del cittadino, quindi quando emergono fatti di questo tipo legati ad una situazione gravissima a danno della natura e dell’uomo bisognerebbe prendere provvedimenti, organizzare la Protezione civile in termini seri con l’Ente parco a fare prevenzione”. Alfonso ha avuto i suoi genitori sfollati l’altra sera grazie all’ordinanza sindacale firmata da Giuseppe Canfora: “Sì la mia famiglia è stata sfollata da via San Martino e via Mortari, la mia famiglia, la famiglia De Vivo, io ho cercato di ospitarli a casa mia ma per la paura hanno preferito il centro di accoglienza allestito nel presso scolastico “Baccelli” “. La paura è stata tanta dunque con le ferite del ‘98 che hanno ripreso a sanguinare anche se per poche ore, con persone che hanno preferito lasciare la città, città che è tornata a pululare di mezzi della Protezione civile e Vigili del fuoco a difesa delle abitazioni che già una volta sono state violentate dall’acqua, scampando in queste ore alla furia delle fiamme.

Ferrentino:«Ora comincerà la dura fase del monitoraggio e intervento»

Circa 200 evacuati con un territorio già fortemente a rischio idrogeologico ed ulteriormente violentato con relativa maggiorazione dei pericoli per i cittadini. La tabella di marcia è dunque scandita dall’assessore ai lavori pubblici Gaetano Ferrentino: “Adesso inizierà la dura fase di monitoraggio ed intervento tenendo presente che le competenze non sono solo del Comune ma anche della Provincia e degli uffici Regionali che insieme dovranno avviare la fase di monitoraggio e programmare gli investimenti per risanare il Saretto”. La “fortuna” della città di Sarno in questa circostanza è quella di essere già inserita all’interno della piattaforma “Italia Sicura”: “A breve ci sarà un progetto esecutivo – continua Ferrentino – per la messa in sicurezza generale del territorio visto che in ogni caso siamo ancora reduci della vicenda frana ed i fondi mano mano arrivano e speriamo adesso che ci sia un’attenzione particolare da parte della Regione in quanto al di là del Saretto e di quello che si prospetta dopo questo incendio c’è tutto il discorso manutenzione delle opere idrauliche post frana che potrebbe diventare importante dopo tutto quello che è successo che ha danneggiato l’intero arco montuoso del Sarno”. Nessun danno alle condotte idriche ed alle abitazioni, strutture salvaguardate dai Vigili del fuoco visto che il fuoco è arrivato quasi a valle. Adesso dunque la priorità è mettere in sicurezza la montagna e rimboschire onde evitare il cedimento del terreno. “Prima c’è bisogno di un monitoraggio di carattere geologico – conclude Ferrentino – per capire la tenuta e poi infine rimboschire”. A coordinare le operazioni da Palazzo di Città anche il vicesindaco Roberto Robustelli, scampato miracolosamente già all’alluvione del 5 maggio ‘98 dopo 72 ore trascorse nel fango: “Ci siamo accorti che qualcosa non andava e ci siamo preoccupati di capire cosa stesse succedendo. Sono state ore frenetiche e vista la situazione abbiamo deciso di evacuare le abitazioni della fascia pedemontana del monte Saretto”. Un ricordo indelebile quello dell’emergenza alluvione del ‘98 che ha spinto il vicesindaco ed assessore all’ambiente a lavorare alacremente per i suoi concittadini coinvolti in questo ulteriore dramma ambientale vissuto dalla città di Sarno.

Consiglia

Battipaglia brucia ancora, due incendi in contemporanea

 

Battipaglia brucia ancora. In queste ore, due incendi si stanno sviluppando in contemporanea. Si tratta, nello specifico, di sterpaglie in fiamme, in viale dell’Industrie e via Spagna, ancora una volta nei pressi della zona industriale, già vittima – recentemente – del rogo della Mgm che ha sprigionato diossina nell’aria. Ancora pericolo per la cittadinanza: di fatti, uno dei due incendi si è sviluppato proprio nei pressi dell’impianto della Cooper Standard, costringendo i lavoratori ad uscire dall’azienda. Sul posto le squadre antincendio nel Nucleo di Protezione civile di Battipaglia e la Polizia Municipale, che ha bloccato l’accesso alla zona industriale. Chiede l’intervento dell’esercito il consigliere comunale di Salerno nonché capogruppo di Forza Italia Roberto Celano: “A Battipaglia ancora incendi. È evidente che è necessario attivare l’esercito. Difficile credere ancora alla casualità. Governo e Regione, rispettivamente demandati alla sicurezza ed al controllo, si attivino in maniera seria e risolutiva. Ai battipagliesi, seriamente preoccupati per la salute e per le presumibili ripercussioni negative sull’economia locale, le chiacchiere non bastano più”.

“Ormai i roghi partono insieme alle manifestazioni di protesta. Il prefetto afferma che non occorre l’esercito, basta la polizia che tuttavia siamo in pochi e, se sono impegnati in una manifestazione cittadina, gli sciacalli hanno campo libero”, ha dichiarato Luigi Formisano.

Consiglia

Fiamme e nubi nere, le immagini dell’incendio di Avellino

Il rogo dell'azienda Igs, che produceva contenitori di plastica per le batterie delle automobili, non ha causato ferimenti o intossicazioni. Ma la cittadina campana è stata avvolta dal fumo.

Fanno impressione le immagini dell’incendio di Avellino. Fiamme altissime si sono innalzate nella giornata del 13 settembre 2019 dai capannoni della ditta Igs, che produce contenitori di plastica per le batterie delle automobili. La situazione sembra essere sotto controllo, stando alle parole del prefetto Maria Tirone, e non ci sono feriti o intossicati, ma l‘enorme nube nera che ha avvolto la città ha indotto alla prudenza: nella giornata di sabato 14 settembre le scuole rimangono chiuse.

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Allarme ad Avellino dopo l’incendio in un’azienda

Fiamme alla Igs, che produce contenitori in plastica per batterie automobilistiche. Enorme nube tossica sull'area. Il prefetto ha dichiarato lo stato d'emergenza. Le cose da sapere.

Paura e allarme ad Avellino, dove un violento incendio è divampato alla Igs, un’azienda insediata nel nucleo industriale della città e che produce contenitori in plastica per batterie automobilistiche. Le fiamme si sono sviluppate poco dopo le 13.30 del 13 settembre nel piazzale esterno all’azienda dove erano state stoccate le produzioni.

NON CI SONO NOTIZIE DI FERITI O INTOSSICATI

Non ci sono ancora notizie di feriti o intossicati. Il prefetto di Avellino, Maria Tirone, ha convocato il Centro coordinamento soccorsi e ha dichiarato lo stato di emergenza. Un’alta nube nera, visibile da tutta la città, si è alzata mentre numerose squadre dei vigili del fuoco si stavano adoperando per circoscrivere e spegnere le fiamme.

PAURA PER UNA STAZIONE DI SERVIZIO VICINA

Evacuate a titolo precauzionale le aziende vicine e particolari misure di sicurezza sono state messe in atto per impedire che il fuoco si possa propagare a una stazione di servizio carburanti che si trova a poche decine di metri dall’Igs. Sul posto si sono presentati anche i tecnici dell’Arpac per valutare le sostanze tossiche rilasciate nell’aria e nell’ambiente circostante.

L’INVITO A RESTARE A CASA CON LE FINESTRE CHIUSE

I carabinieri, coordinati dal comandante provinciale Massimo Cagnazzo, hanno provveduto a isolare la zona. I sindaci dei Comuni vicini, a titolo precauzionale, hanno intanto invitato le rispettive comunità a restare in casa e a tenere le finestre chiuse.

MALORE PER UN VIGILE DEL FUOCO

Tra i quasi 100 vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di spegnimento dell’incendio, uno è rimasto vittima di un leggero malore da cui si è ripreso subito dopo l’intervento dei sanitari. La situazione è considerata ad alto rischio, anche se l’incendio è tenuto sotto controllo. Preoccupazione per l’altissima nube tossica che ha sovrastato l’intera area. Anche il Comune di Avellino, come quelli di Montefredane e Atripalda i cui territori insistono sul nucleo industriale, a titolo precauzionale sta predisponendo una ordinanza a tutela della salute dei cittadini.

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