Cinque calciatrici della Nazionale femminile dell’Iran hanno lasciato l’hotel in cui la squadra alloggiava a sud di Brisbane per la Coppa d’Asia e hanno chiesto asilo all’Australia. Secondo quanto riportato da Iran International, le atlete si trovano in un luogo sicuro, probabilmente a Canberra. La decisione è arrivata dopo le minacce ricevute per aver rifiutato di cantare l’inno nazionale prima dell’esordio nel torneo, gesto che era stato interpretato come solidarietà alle proteste scoppiate in Iran e alle vittime della repressione del regime.
Il silenzio durante l’inno e il “ripensamento”
Prima dell’esordio contro la Corea del Sud, le giocatrici erano rimaste in silenzio durante l’inno nazionale iraniano. Poi, contro la padrone di casa dell’Australia, avevano cantato l’inno e persino fatto il saluto militare. Stessa cosa prima del match contro le Filippine, ultimo per l’Iran (eliminato) in Coppa d’Asia. Più che un ripensamento, un obbligo. Alcune fonti hanno riferito a CNN Sports che le giocatrici sono state costretti a cantare l’inno prima della loro seconda partita: le calciatrici e le loro famiglie avrebbero ricevuto delle minacce dal regime.
Crowds chased a bus carrying Iran’s women’s football team in Australia, chanting “save our girls” and calling for the players to be granted asylum after they refused to sing the national anthem at the Asian Cup. pic.twitter.com/rIqjEg8Qyn
— Al Jazeera English (@AJEnglish) March 9, 2026
Le presunte richieste di aiuto dal pullman
Dopo la sconfitta nell’ultima partita, alcuni tifosi iraniani si sono accalcati attorno al pullman della squadra, gridando alla polizia di salvare mentre il mezzo allontanava, dopo aver visto presunti segnali di richiesta di aiuto da parte di alcune calciatrici, almeno tre. «La sicurezza della nazionale femminile dell’Iran sono una priorità e pertanto restiamo in stretto contatto con l’AFC e le autorità australiane competenti, tra cui Football Australia, in relazione alla situazione della squadra», ha affermato un portavoce della FIFA.
I complimenti di Trump al governo australiano
Sulla questione è persino intervenuto Donald Trump. Il presidente Usa prima ha scritto su Truth che l’Australia avrebbe commesso «un terribile errore umanitario», se non avesse concesso asilo alle calciatrici iraniane, aggiungendo che in tal caso lo avrebbero fatto gli Stati Uniti. Poi ha spiegato di aver parlato col premier australiano Anthony Albanese, che «si sta già occupando» dell’asilo delle cinque calciatrici: «Ottimo lavoro». Poi, ha spiegato Trump, sarà il turno delle altre, anche se «alcune sentono di dover tornare indietro perché preoccupate per la sicurezza delle loro famiglie, viste le minacce ai familiari se non dovessero fare ritorno».
