de Martino: Salerno Migliore, progetto civico

«Da ragazzo, quando mi chiedevano di dove fossi e rispondevo che provenivo da Salerno, dovevo sempre specificare dove si trovasse, localizzarla al sud, vicino Napoli, quasi ne fossimo una periferia senza valore. Eppure, Salerno era la perla del Sud, ha un golfo bellissimo, una storia millenaria da fare invidia, e merita di riottenere il posto che le merita nella geografia dei luoghi più belli e pieni di storia». Ferdinando De Martino, oggi dipendente privato ma già imprenditore nel settore informatico, classe 1969, sposato, due figli universitari, si candida al Consiglio Comunale con Salerno Migliore.

Perché questa scelta, proprio oggi?

«Sono un cittadino che ama profondamente la sua città. Sono nato e cresciuto qui. Qui ho vissuto tutta la mia vita. Abbiamo una storia millenaria alle spalle e una città bellissima in un paesaggio stupendo: la Scuola Medica, per esempio, primo caso storicamente attestato di studiosi che si riuniscono, provenendo da diverse tradizioni, per mettere in comune e diffondere il loro sapere; siamo stati Capitale d’Italia…tutte memorie da riscoprire e cui dobbiamo restituire il posto che meritano per ricostruire una vera identità cittadina».

Però in questi ultimi anni Salerno ha riacquisito visibilità, soprattutto grazie al protagonismo di certi suoi amministratori.

«Certo. Verissimo. E infatti di quegli amministratori fattivi e concreti sono stato anche sostenitore: Salerno è cresciuta in quanto a visibilità, ha cambiato aspetto ed ha acquisito una sua identità e riconoscibilità tra la gente».

E allora dov’è il problema? Perché si candida? Cosa c’è da cambiare?

«Gli stessi artefici di questa evoluzione in positivo, purtroppo, nel tempo hanno iniziato a vivere di rendita politica, hanno cambiato volto e orientamento, con un atteggiamento inesorabile di lento e progressivo disamore sono diventati gli attuali colpevoli del disastro che è sotto gli occhi di tutti. Dopo il picco di amministrazione propositiva dell’inizio degli anni 2000, Salerno è stata abbandonata: le opere degli anni ‘90 sono ormai delle macerie; quelle successive, realizzate in fretta e male, sono già ridotte al punto di necessitare di grosse manutenzioni e molte non sono state nemmeno completate, seppure annunciate con grandi promesse e proclami. Salerno è diventata una città trasandata, sporca, insicura, dove i cittadini si trovano, ormai, a disagio, ostaggi della delinquenza, senza manutenzione ordinaria, in mezzo a cantieri eterni per interventi non specificati, senza un’organica programmazione, sia territoriale che socioculturale, in balia degli eventi atmosferici e dell’incuria totale».

E come intende rimediare a tutto questo?

«Come Salerno Migliore, nella sua forma associativa, avevamo già intercettato queste problematiche attraverso partecipanti e sostenitori. Ora abbiamo deciso di giocare la partita in prima persona e di proporci per offrire una alternativa cittadina di persone libere e indipendenti da qualunque schieramento politico e che hanno come unica motivazione a far bene l’appartenenza e l’amore per la propria città. Dopo anni di malgoverno e in assenza di ogni opposizione che si sia potuta definire tale, è giunto il momento di dire basta a chi ha determinato la vita cittadina, nel bene e nel male, per tutto questo tempo. Dopo aver conosciuto l’associazione, su invito di Alessandro Turchi, candidato a Sindaco, il mio impegno diretto è stata una scelta naturale».

A chi si rivolge Salerno Migliore?

«Il blocco di interessi che ha dominato le ultime consiliature è già sotto pressione e fa già appello alla sua base, i proclami salvifici che si sentono in giro sono, tristemente, è doveroso sottolinearlo, accolti da questa base come effettiva soluzione ai problemi di Salerno e non, come sarebbe giusto, come la prepotente riaggressione alla nostra città, soprattutto da parte di coloro che l’hanno ridotta così. Ora queste stesse persone si ergono di nuovo a salvatori, molti di loro candidandosi senza specificare, artatamente, neppure sotto quale bandiera. Dall’altra parte, gli schieramenti che a parole dicono di opporsi a tali movimenti stanno facendo fatica, addirittura, a trovare un candidato che li rappresenti, come accaduto negli ultimi turni elettorali, perché nessuno vuole esporsi ad una sicura sconfitta. Noi questa paura non ce l’abbiamo e, pur consapevoli dell’arduo compito che ci aspetta, cercheremo di intercettare il voto dei giovani, che potranno sperare di restare nella loro rivitalizzata città senza essere costretti ad emigrare al nord se non all’estero e, soprattutto, del folto gruppo dei non votanti e di coloro che, come me, prima entusiasti, oggi demoralizzati e disgustati dalla solita offerta politica e dai suoi protagonisti, hanno deposto le armi, le speranze e la tessera elettorale».

Cosa farà, in concreto, Salerno Migliore?

«Salerno Migliore, come dicevo, si colloca fuori da ogni apparentamento, correremo da soli, in appoggio ad Alessandro Turchi, candidato a sindaco, proponendo un’alternativa nuova, composta di cittadini che amano la loro Salerno, che non inseguono poltrone e che promettono, in caso di successo, una gestione trasparente, di mettere i cittadini e la città al centro di un’azione volta a risolvere i veri problemi e le necessità più evidenti: la creazione di un concreto piano di manutenzione; la cura e la valorizzazione dell’ambiente e del territorio (che, come dimostrano recenti produzioni televisive e cinematografiche, può essere valore economico aggiunto e portatore di indotto produttivo) e del verde pubblico; l’aumento dei controlli e della sicurezza; la pulizia e la gestione della raccolta dei rifiuti urbani meglio organizzata e capillare, magari eliminando i quotidiani cumuli di immondizia davanti ai portoni in attesa di essere ritirati; una mobilità più semplice, capillare ed efficiente; un occhio più attento alle zone collinari e periferiche rimaste sempre fuori da ogni programma di sviluppo; la promozione della città come meta turistica, oltre “luci d’artista” , valorizzando il nostro territorio e l’immenso patrimonio storico e culturale, abbandonato a se stesso, della nostra bellissima città, oggi solo luogo di passaggio per le migliaia di turisti che sbarcano con le navi da crociera che, in assenza di offerta e itinerari in città, si trasferiscono immediatamente in Costiera, a Napoli o nel Cilento; lo sviluppo definitivo dell’aeroporto e di tutti i collegamenti da e per la città. Il nostro programma dettagliato è a disposizione di tutti sui canali social ed esortiamo a leggerlo: unitamente alla valutazione delle differenze tra noi e gli altri candidati, il programma aiuterà a fare la giusta scelta di cambiamento per Salerno. Siamo talmente fiduciosi di stare andando nella giusta direzione che abbiamo la “pretesa” di pensare che i cittadini correttamente informati della nostra proposta non potranno che scegliere noi! (qui De Martino sorride con complicità) Ci proponiamo, ma sappiamo che lo scoglio da superare è oggettivamente arduo. Non dovessimo ottenere il governo diretto della città offriremo ed attueremo comunque una opposizione dura e senza sconti ad ogni progetto che non sia per il bene di Salerno e dei suoi cittadini tutti, ma piuttosto ancora e sempre teso al mantenimento dello status quo e di interessi privati che oggi sono purtroppo privilegiati rispetto al bene comune».

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Italia fuori dai Mondiali: anatomia di un fallimento lungo vent’anni

Notizie dall’estero: c’è ancora chi si stupisce delle disfatte del calcio italiano. Pochi secondi dopo l’esito del campo che condannava ancora una volta all’eliminazione, è giunta sul telefono mobile una notifica di Noticias ao minuto, sito d’informazione portoghese. Titolo: «Inacreditável: Italia falha apuramento ao Mundial pela terceira vez!». Perché sì, all’estero continuano a pensare che l’Italia sia ancora una grande potenza calcistica. Quella dei quattro Mondiali vinti. Un’immagine a cui, dentro i nostri confini, non crede più nessuno e da molto tempo. Da almeno un ventennio, cioè giusto da quel 2006 in cui la nazionale azzurra vinceva in Germania il suo ultimo Mondiale. Da allora si sono susseguite non soltanto tre mancate partecipazioni, ma anche due rapide eliminazioni al primo turno della fase finale (Sudafrica 2010 e Brasile 2014). Abbiamo compiuto il nostro ventennio dell’Irrilevanza. E la cosa peggiore è che potrebbe non essere finita qui.

Italia fuori dai Mondiali: anatomia di un fallimento lungo vent’anni
Il rigore di Bryan Cristante (Ansa).

Gravina, Gattuso… c’è qualcuno che se ne va?

Se si va in cerca delle colpe, non c’è che l’imbarazzo della scelta. La presidenza federale, certo. Gabriele Gravina è il primo presidente nella storia della Figc che resiste a due eliminazioni consecutive. Nella conferenza stampa post-partita in Bosnia ha affermato che ogni valutazione sulla sua permanenza a capo della Federcalcio va rimessa al Consiglio federale.

Accanto a lui, il commissario tecnico Rino Gattuso ribadiva che non era il momento di parlare del suo destino. Inevitabile tornare con la memoria proprio all’ultima presenza azzurra in una fase finale: Brasile 2014, conferenza stampa post Italia-Uruguay. Con l’eliminazione dal girone appena sancita, il presidente federale Giancarlo Abete e il commissario tecnico Cesare Prandelli annunciarono dimissioni irrevocabili. Uno accanto all’altro, senza fare una piega. Sembra un’altra era geologica. Invece sono passati esattamente quei 12 anni di assenza che tanto dovrebbero traumatizzare i pargoli italici «che non hanno mai visto la nostra Nazionale ai Mondiali».

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Cesare Prandelli e Giancarlo Abete dopo l’eliminazione dell’Italia dal Mondiale in Brasile, 24 giugno 2014 (Ansa).

Quello del calcio italiano è uno sfascio di sistema

Ma detto delle dimissioni che non arrivano dal vertice federale, bisogna essere lucidi fino in fondo e dire che non può essere colpa soltanto della federazione e della sua leadership: perché quello del calcio italiano è uno sfascio di sistema. Una crisi di profonde radici che chiama in causa tutte le leghe, che confezionano campionati mediocri ma soprattutto non riescono a governare il movimento senza andare oltre la mediazione fra associati famelici e litigiosi. In tali condizioni è impossibile procedere alla riforma dei campionati, col dimagrimento della Lega Pro e la riduzione della Serie A a 18 squadre (o altrimenti, e forse meglio, col ritorno alle quattro retrocessioni mantenendo le 20 squadre). L’effetto è avere tornei di qualità tecnica scadente, col formarsi di una vasta zona grigia di società che tirano a campare sapendo che basta poco per mantenere la categoria.

Italia fuori dai Mondiali: anatomia di un fallimento lungo vent’anni
Gli azzurri durante i rigori contro la Bosnia Erzegovina (Ansa).

I club sono incapaci di formare talenti

E poi ci sono i club, incapaci di formare il talento e sempre più propensi a battere la scorciatoia del reclutamento all’estero. Tema a proposito del quale va detta una cosa con chiarezza: il problema non sono i troppi stranieri, ma i troppi stranieri di bassa levatura. Che vanno a sommarsi ai pochi italiani mediocri e sopravvalutati. In fondo, basta guardarsi intorno e farsi le domande giuste: 1) quanti sono i calciatori stranieri del nostro campionato che potrebbero interessare ai club dell’élite europea? 2) Quanti sono i calciatori italiani che giocano nei club dell’élite europea? Sono interrogativi che vengono accuratamente elusi. Sicché si prosegue a guardarsi l’ombelico, a battezzare come giovani fenomeni gente che poi, quando conta, tira rigori in modo indecente, e a riempire le squadre Primavera di mezze figure con passaporto estero.

Italia fuori dai Mondiali: anatomia di un fallimento lungo vent’anni
L’espulsione di Alessandro Bastoni (foto Ansa).

Il calcio è il parente debosciato che però non si può abbandonare

Se vi aspettate che la riforma del calcio venga dal mondo del calcio medesimo, allora preparatevi a un altro ventennio di mortificazioni. Bisognerebbe commissariare a ogni livello. Ma chi dovrebbe farlo? E intanto il resto dello sport italiano scoppia di salute. Un perfetto contrappasso. Una volta il calcio era lo sport leader del Paese. Adesso è il parente debosciato che ha dissipato anche ciò che non possedeva. In condizioni normali, quel parente lo si rinchiuderebbe lontano alla vista e gli si lascerebbe placidamente completare il processo di degenerazione. Ma col calcio italiano fare questo non si può. Dobbiamo infliggerci la spettacolare esibizione di uno sfacelo. E ce lo siamo anche meritato.

Conservatorio, la sfida di Acocella

di Erika Noschese

Accessibilità del Conservatorio, ampliamento degli spazi, apertura dell’Auditorium: sono queste, in sintesi, le sfide che accompagneranno il prossimo triennio del Conservatorio Giuseppe Martucci di Salerno. Ieri mattina, nella Sala Convegni del Conservatorio di Musica “Giuseppe Martucci” di Salerno, si è svolta la conferenza stampa per la presentazione delle linee programmatiche del nuovo Consiglio di Amministrazione e del Presidente Vittorio Acocella che resterà in carica per il triennio 2026-2029. Tra le maggiori criticità che caratterizzano la struttura vi è appunto l’accssibilità: il Conservatorio è isolato, sempre più spesso gli studenti si scontrano con evidenti difficoltà, soprattutto sul fronte del trasporto pubblico locale che va risolta con interventi mirati. «Per quanto concerne l’auditorium, esiste una convenzione con il Comune che ci ha affidato la struttura: si tratta però di un immobile fermo da circa dieci anni e che necessita di lavori importanti per poter essere reso pienamente agibile. Stiamo già lavorando in questa direzione, consapevoli che serviranno tempi adeguati», ha dichiarato il presidente Acocella che mira a «rafforzare ulteriormente il processo di internazionalizzazione del Conservatorio, dotandolo al contempo di strutture adeguate ad accogliere e valorizzare il talento e le capacità dei nostri studenti. L’auditorium rappresenta un tassello centrale in questo percorso di crescita e ampliamento. I nostri uffici stanno operando in stretta sinergia con quelli del Comune per completare tutte le procedure necessarie a rendere la struttura fruibile, sia per gli studenti sia per l’intera città. La presenza della dottoressa Santorufo, subcommissaria del Comune di Salerno, testimonia l’attenzione concreta dell’amministrazione verso il Conservatorio e, in particolare, verso il progetto dell’auditorium, che lega in maniera significativa la nostra istituzione al Comune». L’evento è stato aperto dall’Ensemble di musica antica diretto dal Prof. Francesco Aliberti, con le studentesse Martina Bernabò, Sara Di Marino e Graziella Santoro, che hanno eseguito un breve repertorio di laude del XVI secolo, creando un collegamento suggestivo tra tradizione e futuro. Il Direttore Fulvio Artiano, di ritorno da un concerto internazionale a Reykjavik, dove il Conservatorio ha ancora una volta brillato all’estero, ha sottolineato i punti di forza dell’Istituto e l’importanza della continuità, anticipando che a metà maggio il Martucci ospiterà un importante appuntamento legato a un progetto PRIN – Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale – che vedrà il primo convegno internazionale con il Conservatorio di Salerno come capofila, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli e l’ISIA di Roma (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche). Il progetto sarà dedicato al tema dell’intelligenza artificiale e sarà accompagnato, il 16 maggio, da un concerto al Teatro Verdi. In quell’occasione l’orchestra si esibirà con un soprano di fama mondiale, Jessica Pratt, in un connubio tra produzione artistica e ricerca. «Si apre una nuova fase e ne sono molto felice. In parte si tratta di un nuovo corso, ma in parte sarà anche un percorso nel segno della continuità, garantita dalla presenza dell’ingegner Vittorio Acocella, già vicepresidente del Consiglio di amministrazione, che ha seguito da vicino tutti i processi di sviluppo degli ultimi tre anni. Ricopro il ruolo di direttore da circa due anni e mezzo e, in questo periodo, abbiamo raggiunto numerosi obiettivi. Il Conservatorio si è affermato come realtà di riferimento sia nell’ambito della didattica sia in quello della produzione artistica, della ricerca e dell’internazionalizzazione – ha detto il direttore Artiano – C’è dunque grande entusiasmo per questa nuova fase. Sono certo che il nuovo presidente, insieme alla vicepresidente Annalisa Spera, saprà sostenere le attività già avviate e contribuire allo sviluppo di nuovi progetti nei settori chiave: didattica, produzione artistica, ricerca e internazionalizzazione». Proprio sul fronte internazionalizzazione, il Martucci è oggi una realtà leader che punta a crescere ulteriormente. «Abbiamo numerose collaborazioni internazionali e rapporti consolidati con ambasciate e istituzioni culturali. A breve parteciperemo alla Giornata Internazionale del Jazz a Helsinki, il 30 aprile, e successivamente saremo presenti alle celebrazioni della Festa della Repubblica Italiana presso il Consolato di Izmir, in Turchia. Il calendario proseguirà per tutto l’anno con numerosi appuntamenti, a conferma della crescente richiesta dei nostri talenti all’estero – ha detto ancora Artiano – Esportiamo eccellenze in diversi ambiti: dal coro pop a cappella, molto richiesto, ai gruppi d’archi, all’orchestra di fiati, fino alla musica da camera e ai pianisti. A maggio, inoltre, una delegazione dell’orchestra sinfonica di Amburgo verrà a selezionare alcuni nostri studenti, che avranno l’opportunità di partecipare a produzioni con la Symphoniker Hamburg e al Martha Argerich Festival. Si tratta di eventi di livello europeo e mondiale, che confermano il ruolo sempre più centrale del nostro Conservatorio nel panorama internazionale». Flavia Elisa Askevold, Presidente della Consulta Studenti, che ha portato all’attenzione i temi più sentiti dalla comunità studentesca: «Abbiamo già avuto un confronto proficuo con il Presidente e il nuovo CdA. Tra le priorità ci sono l’apertura dell’Auditorium in piena sicurezza e funzionalità, la necessità di spazi per le lezioni e lo studio, e la pianificazione di parcheggi e mobilità sostenibile». Ad evidenziare i progressi compiuti in tema di internazionalizzazione e mobilità il professor Ernesto Pulignano, Vice Direttore e membro del Comitato di Garanzia dell’Anvur: «Il nostro impegno, insieme al Direttore Artiano, ha rafforzato le opportunità offerte agli studenti nel contesto europeo, consolidando la posizione del Conservatorio a livello internazionale». Annalisa Spera, vicepresidente del CdA nominata dal Mur, ha sottolineato le priorità della Governance: «Sarò al fianco del Presidente per supportare tutte le attività del Conservatorio, con particolare attenzione alla comunicazione esterna delle nostre iniziative e al ripristino dello Sportello di Supporto Psicologico per gli studenti». A seguire, Maria Santorufo, Sub Commissario del Comune di Salerno, ha ribadito il sostegno dell’Amministrazione comunale: «Da salernitana conosco bene l’affetto della città per il Conservatorio. Complimenti per i risultati raggiunti e per la capacità organizzativa dimostrata. Il Comune conferma pieno supporto alle iniziative dell’Istituto e alle prospettive future».

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Salernitana,: “Iervolino resta”

In un apparente martedì senza notizie, la vera notizia la danno i tifosi mentre da Rufini e dal suo staff non filtra manco il classico buongiorno. Silenzio su tutta la linea. Iervolino, dopo il clamoroso flop di ieri mattima, con il notaio già pronto con i documenti per firmare il passaggio delle quote societarie, è stato inondato di messaggi dai tofosi granata che gli hanno chiesto di restare. Rufini non aveva mai convinto tutti ma dopo quanto successo un blocco consistente dei tifosi ha pensato bene di sollecitare l’orgoglio del patron. IL LUNEDì POMERIGGIO Al momento di rivedere gli accordi Iervolino si accorge che qualcosa non va. L’aumento del capitale, poco oltre il milione di euro non è stato effettuato da Rufini. E sulle fidejussioni lo stesso imprenditore romano avebbe posto sul piatto della bilancia le azioni della Olidata per coprire i 6 milioni e 200. Iervolino dice no ma è chiaro ci sono stati errori evidenti da parte di Maurizio Milan nella gestione della trattativa su cui Iervolino aveva immesso altri soldi per concludere il campionato, pagando addirittura in anticipo le spettanze. LA MOSSA DI IERVOLINO La scadenza del preliminare è il 10 aprile ma Iervolino ha chiesto ai suoi avvocati Fimmanò e Sica di chiederne l’immediata rescissione per inadempienza. Le strade sono due: continuare nell’idea di cedere subito, riallaciando vecchie trattative o tenere fino in fondo al campionato sperando nel miracolo play off. Magari lunedì una bella vittoria contro il Benevento e un Arechi di nuovo pieno e caloroso nei suoi confronti potrebbero fargli cambiare idea. Magari i messaggi ricevuti possono spingerlo a fargli cambiare idea, pur nella sua convinzione cheforse è meglio finirla al più presto.

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La pizza che fa bene ai reni

di Raffaella D’Andrea

Grande partecipazione e interesse per Nefropizza 4.0 – Il Cilento in 4 tempi, l’evento che lunedì 30 marzo ha acceso i riflettori sul legame tra alimentazione, salute e territorio presso la pizzeria I Borboni. Una serata che ha visto la presenza di stampa, appassionati e operatori del settore, confermando quanto il tema della prevenzione, oggi più che mai, sia centrale anche a tavola. Protagonista del momento divulgativo è stato il dottor Giovanni Mugnani, nefrologo, che con un intervento chiaro, diretto e accessibile ha guidato il pubblico alla scoperta della nefrologia, sottolineando l’importanza della conoscenza, della prevenzione e della donazione degli organi. Un messaggio forte, che ha ribadito come la salute dei reni – e dell’organismo in generale – passi da uno stile di vita equilibrato e da un’alimentazione consapevole. Al centro, i principi della Dieta Mediterranea: largo spazio a prodotti vegetali, uso moderato di proteine nobili come il pesce azzurro, attenzione alla qualità delle materie prime, olio extravergine ricco di polifenoli, formaggi leggeri e frutta secca. Un modello alimentare che si completa con esercizio fisico, convivialità e consapevolezza. A rendere unica la serata, la presenza dei produttori del Cilento, veri custodi di tradizioni familiari e territoriali. Non semplici fornitori, ma interpreti di una cultura che racconta storie di generazioni, biodiversità e identità. Tra questi, l’azienda Alici di Menaica, simbolo di una tecnica di pesca antichissima che risale ai Greci, capace di restituire un prodotto più digeribile e lavorato con sale naturale non trattato. Accanto, Santomiele, eccellenza nella produzione del fico bianco del Cilento, essiccato lentamente secondo metodi tradizionali, oggi sempre più apprezzato anche a livello internazionale. Fondamentale anche il contributo dell’olio extravergine dell’azienda Madonna dell’Olivo, espressione autentica del territorio, e dei formaggi leggeri e naturali di Tenuta Principe Mazzacane, ottenuti da capre allevate allo stato brado, nel pieno rispetto della biodiversità. La pizzeria I Borboni si conferma così non solo luogo di convivialità, ma spazio attivo di divulgazione, dove il concetto di “mangiare consapevole” diventa responsabilità condivisa anche da ristoratori e pizzaioli. A interpretare questo percorso è stato il maestro pizzaiolo Valerio Iessi, che ha dato forma alla Nefropizza 4.0 attraverso un lavoro attento su impasti, ingredienti e bilanciamento nutrizionale, dimostrando come la pizza possa evolversi in chiave salutistica senza perdere identità e gusto. Il percorso costruito come un viaggio nel Cilento: ad aprire, un elisir fermentato naturale, fresco e aromatico, capace di preparare il palato con note vegetali e agrumate. A seguire, una sequenza di pizze pensate non solo come esercizio creativo, ma come sintesi concreta dei principi della dieta mediterranea. Nei vari assaggi si sono ritrovati legumi, erbe spontanee, ortaggi di stagione, frutta secca e lavorazioni leggere dei latticini, fino ad arrivare al pesce azzurro, protagonista di una chiusura equilibrata e profondamente mediterranea. Ingredienti semplici ma identitari, combinati in modo da garantire gusto, digeribilità e bilanciamento nutrizionale, dimostrando come anche la pizza possa diventare veicolo di benessere. Una serata intensa e partecipata, che si è conclusa con una promessa: tornare presto con una nuova edizione, capace di raccontare, ancora una volta, la biodiversità e la stagionalità del Cilento attraverso il linguaggio universale della pizza.

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Morte di Domenico, ‘Oppido non sapeva del cuore danneggiato’

Ha prospettato al giudice una sequenza dei fatti diversa da quella che emerge dalle sommarie informazioni testimoniali e ha iniziato le operazioni propedeutiche al trapianto di cuore senza che sapere che l’organo da Bolzano era arrivato danneggiato dal ghiaccio secco. È la tesi che la difesa del cardiochirurgo Guido Oppido, rappresentata dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, ha sostenuto dinnanzi al gip di Napoli Mariano Sorrentino a cui oggi il medico del Monaldi ha reso l’interrogatorio preventivo (durato oltre tre ore) in relazione alla richiesta di interdittiva proposta dalla Procura (pm Giuseppe Tittaferrante, procuratore aggiunto Antonio Ricci) e ora al vaglio del tribunale. Gli inquirenti contestano il reato di falso a lui e alla sua vice Emma Bergonzoni in relazione alle presunte modifiche effettuate alla cartella clinica del piccolo Domenico Caliendo, deceduto lo scorso 21 febbraio dopo un trapianto di cuore fallito. Tra la documentazione illustrata dagli avvocati di Oppido anche due note dei consulenti di parte che ricostruiscono quanto accaduto il 23 dicembre (giorno del trapianto) nella sala operatoria. Tra gli atti, in particolare, figura una foto scattata alle 14,26, ritraente il box frigo con il cuore da trapiantare in sala operatoria, che dimostrerebbe quindi che il contenitore era lì almeno a partire da quel momento. Poi c’è, dalle 14,34, un video che mostra il cuore malato del piccolo Domenico ancora pulsante sul tavolo operatorio. Otto minuti dopo la foto che testimonierebbe la presenza del box frigo in loco. Tenuto conto che, secondo le informazioni raccolte dalla difesa ci sarebbero voluti 3-4 minuti per iniziare le operazioni propedeutiche al trapianto, con il prelievo del cuoricino del bimbo, la procedura sarebbe iniziata sicuramente dopo l’arrivo del cuore da trapiantare. Per gli avvocati, inoltre, malgrado fosse nella sua discrezionalità anticipare l’espianto del cuore malato già all’atterraggio dell’aereo proveniente da Bolzano, Oppido ha atteso comunque che il box frigo con l’organo del donatore fosse in sala operatoria per iniziare l’operazione. “Ci sono dati – aggiungono – che dimostrano che la cartella della circolazione extracorporea del piccolo Caliendo è inattendibile e riporta dati ingiustificabili e incomprensibili”. In sostanza, sostengono, è stata provata “la corretta sequenza degli eventi e anche la correttezza dell’operato” del cardiochirurgo. Prima di Oppido, il gip ha ascoltato la sua vice, la dottoressa Bergonzoni, a cui la Procura contesta lo stesso reato di falso, sempre in relazione alla stesura della cartella clinica. “Ha risposto con sofferenza emotiva” e ha ricostruito “con lucidità la sequenza anche nei particolari di tutto quello che è accaduto” che “non corrisponde alle dichiarazioni di quanti sono stati finora sentiti a sommarie informazioni testimoniali”, ha detto l’ avvocato e professore Vincenzo Maiello, legale della cardiochirurga, al termine dell’interrogatorio preventivo, durato poco meno di tre ore.

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