In un governo che sta perdendo pezzi, con Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi dimissionati e Daniela Santanchè costretta a fare le valigie, c’è chi ritiene che sia il momento giusto per giocare una nuova mano. Guido Crosetto, ministro della Difesa, reduce dalla riforma della sanità militare che ha mandato su tutte le furie l’Arma dei Carabinieri, sarebbe pronto a calare un’altra carta. E che carta.
L’ipotesi di Barbara Caputo alla presidenza del CASD
Secondo Radio Fante, la rete informale che nelle caserme italiane funziona meglio di qualsiasi bollettino ufficiale, il ministro avrebbe in animo di piazzare la professoressa Barbara Caputo alla presidenza del CASD, il Centro Alti Studi per la Difesa. Per chi non mastica queste sigle, il CASD è l’istituzione che dal 1949 forma la classe dirigente militare del Paese. Una storia lunga 77 anni, con 33 presidenti di cui non uno — dicasi uno — è mai stato un civile. Generali di corpo d’armata, ammiragli di squadra, generali di squadra aerea: sempre e solo uomini con le stellette.

Chi è la prof esperta di IA e collaboratrice di Crosetto
La professoressa Caputo, che Crosetto ha presentato al mondo come «la più grande esperta italiana di intelligenza artificiale», ha un curriculum di tutto rispetto: La Sapienza, KTH di Stoccolma, EPFL di Losanna e il Politecnico di Torino, dove dirige l’AI-Hub. Dal 2023 siede nel gabinetto del ministro come consigliere per l’intelligenza artificiale, con un compenso annuo lordo di 90 mila euro. Incarico di collaborazione conferito con decreto del 31 marzo 2025, decorrenza dal 23 aprile dello stesso anno fino al termine del mandato governativo. Novantamila euro per orientare il ministro nelle scelte sull’IA applicata alla Difesa: la collaboratrice più pagata del gabinetto dopo la capo segreteria.

Il rischio di cortocircuito al Centro Alti Studi della Difesa
Il problema però non è il curriculum di Caputo, né il suo compenso. Il problema è che al CASD arrivano generali e ammiragli da mezzo mondo per programmi di alta formazione militare. Ufficiali che si aspettano di trovare alla presidenza un pari grado, qualcuno con cui condividere un linguaggio, un’esperienza. Trovarsi di fronte a una professoressa universitaria, per quanto autorevole nel suo campo, rischia di creare un cortocircuito protocollare e relazionale che nessuno al CASD ha mai dovuto gestire.
I rapporti tesi tra Crosetto e intelligence
E qui si arriva al cuore della faccenda. Perché questa mossa non sarebbe un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo di una guerra di posizione che Crosetto combatterebbe da oltre due anni contro le strutture dell’intelligence italiana. Che le relazioni non siano esattamente distese lo dimostrano alcune uscite ministeriali. Nel gennaio 2024, Crosetto dichiarò al procuratore di Perugia di avere rapporti «non particolarmente buoni» con l’Aise. Nell’ottobre dello stesso anno lanciò accuse gravissime su possibili attività di dossieraggio nei suoi confronti. Nel giugno 2025 depositò un esposto alla Procura di Roma. Poi nel febbraio 2026, il caso Dubai: il ministro della Difesa si trovava negli Emirati anche se l’intelligence valutava come «altamente probabile» un attacco all’Iran almeno da gennaio, come dichiarato dal direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, a margine della presentazione della Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza. Una cronologia che ha portato L’Espresso a parlare di «guerra fredda nel governo» e Il Foglio a documentare come Alfredo Mantovano abbia fatto asse con Matteo Piantedosi per blindare l’Aise e stoppare ogni tentativo di Crosetto di mettere le mani sul perimetro cyber.

Il caso Palantir Gotham
E qui entra in campo la professoressa Caputo, che nel suo ruolo di consigliere promuove la necessità di un’IA sovrana e autonoma per le Forze armate italiane e collabora attivamente con Teledife, la Direzione informatica, telematica e tecnologie avanzate del ministero. Teledife nel 2024 ha stipulato un contratto da un milione di euro per licenze Palantir Gotham con «procedura negoziata» e «secretata», come scoperto da Domani. Nessuna informazione pubblica, neanche sulla durata del contratto per questioni di “sicurezza”. Palantir Gotham è il software di sorveglianza e analisi dati di Peter Thiel, lo stesso che a metà marzo è venuto a Roma a tenere seminari sull’Anticristo a Palazzo Taverna, beccandosi il rifiuto dell’Angelicum e un contrappunto papale in tempo reale. Una piattaforma utilizzata anche dall’Ice negli Usa e dagli israeliani a Gaza, che il tribunale costituzionale tedesco ha dichiarato incostituzionale per violazione del diritto all’autodeterminazione informativa, e che l’esercito svizzero ha rifiutato per il timore che i propri dati finissero nelle mani sbagliate attraverso il sistema Onyx. A questo si aggiunga che a marzo 2025 la Nato ha formalizzato l’acquisizione del Palantir Maven Smart System: i sistemi italiani dovranno dialogare con quelli dell’Alleanza, rendendo la dipendenza non più una scelta ma un vincolo.

Sovranità tecnologica o dipendenza dal fornitore americano?
La contraddizione è lì, e non è piccola: predicare sovranità tecnologica e contemporaneamente acquistare un sistema che crea dipendenza strutturale dal fornitore americano, che richiede ingegneri Palantir in loco per funzionare, e dal quale, come dicono gli analisti, uscire costa più che restare. È lecito domandarsi se dietro la retorica dell’autonomia non si stia costruendo, nei fatti, un sistema chiuso e dipendente, gestito al riparo dal controllo dei Servizi e di Palazzo Chigi. Intanto Meloni, che ha fatto piazza pulita di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè, sembra aver inaugurato una stagione in cui la permanenza al governo non è più scontata per nessuno. Radio Fante, da parte sua, continua a trasmettere. E il segnale, stavolta, è piuttosto nitido.
