Università di Brescia, il caso della ricercatrice ostacolata per ragioni politiche

Ufficialmente, i fondi erano esauriti. Ufficiosamente, non hanno voluto assegnarglieli. Dietro al bla bla burocratico sulla mancanza di risorse, al Dicatam dell’Università di Brescia, cioè il Dipartimento di Ingegneria civile, Architettura, Territorio, Ambiente e Matematica, si è consumato un altro – l’ennesimo – capitolo di una gestione dipartimentale che si potrebbe definire (quantomeno) creativa. Dopo i guai con la facoltà di Medicina, ora è scoppiato il caso di una ricercatrice di Ingegneria.

Quel ritardo che oggi appare tutt’altro che casuale

I fatti in sintesi. A dicembre 2024, mentre il rettore annunciava 12 progressioni di carriera finanziate dal Piano straordinario ministeriale e i direttori degli altri dipartimenti si affrettavano a interpellare i propri ricercatori abilitati, al Dicatam c’era il silenzio stampa. Come ha scritto nelle sue riflessioni inoltrate ai colleghi, la professoressa, unica candidata del suo settore, non è mai stata contattata ufficialmente dal direttore. È venuta a conoscenza della possibilità di ottenere il posto ad aprile 2025, dopo qualche telefonata con i colleghi. Un ritardo che oggi, a conti fatti, appare tutt’altro che casuale.

Ma come, il settore di Geotecnica non era «in sofferenza»?

Alla fine il direttore ha decretato che il settore di Geotecnica non avesse bisogno di un nuovo professore associato perché le ore di didattica erano già coperte. Peccato che al Dicatam questa “contabilità” sembri variare a seconda dell’obiettivo. Solo due anni fa, il Dipartimento chiedeva con urgenza un nuovo ricercatore proprio perché il settore era «in sofferenza».

Una scelta che sembra politica, non economica

Oggi, per negare la promozione alla ricercatrice, quella stessa sofferenza è però magicamente sparita. Per ottenere nuovi posti nel 2023, la Geologia applicata veniva conteggiata nelle necessità del settore. Per ostacolare la carriera alla prof nel 2025, due anni dopo, la Geologia è diventata un corpo estraneo da non conteggiare. Eppure promuovere la ricercatrice sarebbe costato appena 0,2 punti organico – cioè l’unità di misura utilizzata dal ministero per definire il budget assunzionale annuale delle università, basata sul costo del personale -, meno di quanto già si spende per il suo stipendio. Ma il Dipartimento ha preferito rincorrere soluzioni esterne e bandi precari. Una scelta politica, non economica.

Le risorse pubbliche non servirebbero per «sistemare situazioni personali»

La verità è emersa nelle stanze chiuse del Consiglio di luglio 2025. Nonostante i professori ordinari avessero inizialmente dato parere favorevole all’unanimità, il direttore ha scelto unilateralmente di non mettere la proposta al voto. Le parole usate, riferite e citate nelle memorie, sono all’incirca queste: le risorse pubbliche non servirebbero per «sistemare situazioni personali». I fondi sono stati dichiarati esauriti il 21 luglio, ma per la ricercatrice la porta era stata sbarrata molto prima. Tra le pieghe di un’inerzia amministrativa che ha tutto il sapore di una ritorsione professionale.