A meno di due settimane dal referendum, la tivù pubblica «sta sbandando vistosamente negli spazi giornalistici al di fuori dei tg». Lo ha affermato Roberto Natale, consigliere di amministrazione della Rai, evidenziando «tre evidenti segni di squilibrio informativo» nella sola giornata di martedì 10 marzo.
Natale: «Cerno ha sbeffeggiato i rappresentanti del No»
Innanzitutto, spiega Natale, su Rai 2 Tommaso Cerno, nel suo Due di picche, «sbeffeggia i rappresentanti del No», circostanza che, «naturalmente, non giustifica in alcun modo gli squallidi attacchi omofobi che ha ricevuto nelle ore successive, per i quali merita ogni solidarietà». Il riferimento è agli insulti arrivati sui social dopo la sua apparizione a Bellamà, in cui ospite di Pierluigi Diaco ha cantato alla chitarra Per sempre sì di Sal Da Vinci.
Il video che tutti volevate vedere. Tommaso Cerno da Diaco a #BellaMa suona e canta Sal Da Vinci. Altro che #DueDiPicche… pic.twitter.com/SEZv86LVvM
— Massimo Galanto (@GalantoMassimo) March 10, 2026
Lo spazio concesso da Sottile a una magistrata per il Sì
Poi, su Rai 3, Salvo Sottile in FarWest «assegna alla magistrata chiamata a rappresentare il Sì la possibilità di intervenire non solo sul tema referendum, ma anche su sicurezza/immigrazione e sulla ‘famiglia nel bosco’, ovviamente in modo critico verso l’operato dei giudici», ha dichiarato Natale.

Vespa «non ha nemmeno provato a essere imparziale»
Infine Bruno Vespa su Rai 1: «Prima in Cinque Minuti e poi a Porta a Porta ad essere arbitro imparziale nemmeno ci prova: riserva le sue obiezioni soltanto al rappresentante del No; richiama l’attenzione sulle “tante storie di cattiva giustizia che stanno venendo fuori in questi giorni” e sulle “tante persone alla quali la vita è stata distrutta”; rilancia a più riprese le fake news secondo le quali “nessuno dei giudici che sbagliano viene mai punito”, ma “tutto questo la riforma proverebbe a smantellarlo”; afferma che “la cosa che fa impazzire l’Anm è il sorteggio, cioè la perdita di potere”».

Poi la chiosa: «Tocca ricordare che la delibera della Commissione parlamentare di Vigilanza impegna ‘il cda e l’ad, nell’ambito delle rispettive competenze”, ad assicurare che la Rai rispetti il necessario equilibrio. Non va messa a rischio la credibilità del servizio pubblico, bene da preservare anche oltre il 23 marzo».
