È attesa per il primo pomeriggio di mercoledì 14 gennaio la sentenza del processo con rito abbreviato che vede imputati Chiara Ferragni, il suo ex braccio destro Fabio Maria Damato e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia, gruppo cui fa capo il brand Dolci Preziosi. I tre devono rispondere per le accuse di truffa aggravata in merito ai casi del Pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. Secondo l’accusa, infatti, la comunicazione delle due campagne pubblicitarie avrebbe lasciato intendere che ogni acquisto fosse finalizzato direttamente alla beneficenza, creando in tal modo un vantaggio ingiustificato a beneficio delle società coinvolte. Con un ritorno economico per l’intera operazione stimato a più di 2,2 milioni di euro oltre a profitti non quantificabili in termini di immagine.
Chiara Ferragni, attesa per la sentenza: cosa rischia l’imprenditrice

Nell’udienza del 25 novembre 2025, il pm Cristian Barilli e l’aggiunto Eugenio Fusco hanno chiesto per Chiara Ferragni una condanna a un anno e otto mesi di reclusione senza attenuanti, specificando che l’utilizzo dei social avrebbe aggravato l’ipotesi di reato amplificando la presunta ingannevolezza delle informazioni. Secondo quanto emerso dalle indagini del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza, fra il 2021 e il 2022 l’influencer avrebbe raggirato follower e consumatori ottenendo presunti ingiusti profitti in relazione alle vendite dei due prodotti. Assieme a lei, anche il suo ex braccio destro Damato – per cui è stata chiesta la condanna a un anno e otto mesi – avrebbe avuto un ruolo preminente nelle campagne commerciali con cui sarebbe stata realizzata la presunta truffa. Per il terzo imputato, il presidente di Cerealitalia Francesco Cannillo, l’accusa ha chiesto invece un anno di reclusione.
La posizione della difesa e le parole dell’influencer

Chiara Ferragni ha sempre ribadito la propria innocenza. Nell’udienza del 19 dicembre, la sua difesa ha sostenuto di aver agito in buona fede, parlando al massimo di un caso di pubblicità ingannevole, dovuta a dei potenziali errori di comunicazione e per cui la stessa imprenditrice ha chiuso il fronte versando dei risarcimenti e donazioni per un totale di 3,4 milioni di euro. Soprattutto, da parte della star dei social, i legali hanno evidenziato l’assenza di dolo e che, dal punto di vista oggettivo di tutti gli elementi probatori, non si è verificata alcuna truffa. «Sono tranquilla e fiduciosa», si è limitata ad affermare Ferragni ai cronisti poco prima del suo ingresso in aula il 14 gennaio. «Tutto quanto fatto, lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno ha lucrato», aveva invece spiegato il 25 novembre mediante dichiarazioni spontanee. Anche le difese di Damato e Cannillo hanno chiesto l’assoluzione.
