Viaggio da Nord a Sud tra i dolci tipici di Natale

Le ricette tradizionali che resistono alla dittatura del panettone. Accomunate dal fil rouge del recupero. E spesso a base di pane o polenta.

Se pensate di avere già raggiunto il picco glicemico con l’assaggio di panettoni random, pre feste, sappiate che il meglio deve ancora arrivare. Natale significa anche zuccheri a go-go. Ricordate che dopo abbuffate di pasta fresca, carne, pesce, frutta secca e chi più ne ha più ne metta, dovrete lasciare spazio ai tanti, tantissimi dolci che bisognerà mangiare in maniera sistematica. In tutte le regioni italiane c’è uno zoccolo duro di pasticceria tradizionale che resiste alla dittatura del panettone e del pandoro. Specialità locali che si tramandano da generazioni e che sono accomunate dal fil rouge del recupero. Nella maggior parte dei casi, infatti, si tratta di ricette povere e contadine, nate dalla necessità di non sprecare gli avanzi. Spesso a base di pane o polenta, arricchiti di frutta secca, canditi e uvetta. Iniziamo il nostro giro d’Italia per scoprirli, regione per regione.

LA FLANTZE VALDOSTANA E LA PINSA VENETA

In Valle d’Aosta potrete assaggiare la Flantze, un pane di forma rotonda, fatto con farina integrale, di solito di segale o di frumento, burro, zucchero, uvetta, mandorle, noci e scorza d’arancia. In Piemonte non può mancare il Tronchetto, il cui nome, secondo la leggenda, deriva dall’usanza di mettere sul fuoco, durante le feste, un ceppo di legno più grosso del solito perché durasse tutta la notte. Viene preparato con farina, burro, uova, marroni, brandy, panna e cioccolato. Ma c’è anche il Crumbot, un dolce piemontese povero: una pasta frolla antropomorfa che riproduce il bambin Gesù e viene fatta con farina del grano San Pastore, uova, burro, zucchero, un pizzico di lievito, arance, ciliegie candite e gocce di cioccolato. Tonda o rettangolare, la Pinsa veneta è un dolce antispreco, figlio di una cultura contadina che faceva del recupero virtù. Nato povero, veniva fatto con pane raffermo o polenta avanzata, poi nel tempo è stato arricchito di ingredienti. Oggi si prepara con farina bianca, farina gialla, lievito, latte, zucchero, uova, fichi, semi di finocchietto e uva passa.

LA BISCIOLA, IL PANETTONE VALTELLINESE

Oltre a essere la patria del panettone, la Lombardia ha dato i natali anche a Bisciola e Miascia. La Bisciola è considerato il panettone valtellinese: farina di grano saraceno, fichi, frutta secca e uvetta. La Miascia nasce come ricetta di riciclo per recuperare il pane secco ammollato nel latte e impastato con uova, frutta e frutta a guscio. In assenza del pane, si preparava una pasta di semplice farina, bianca e gialla. Ancora oggi è un dolce casalingo diffuso nel Comasco e nella Brianza e presenta varianti, sia nelle farine (in alcune città viene usata quella di castagne), sia negli ingredienti (scorze di agrumi, polvere di cacao, fichi secchi, ma anche liquore e amaretti). Farina, uova, burro, zucchero e lievito sono alla base dello Zelten, il pan dolce del Trentino Alto Adige, insaporito di frutta secca e canditi. Le varianti sono tante, ma si può distinguere tra la versione trentina, che prevede più pane e quella suditirolese che privilegia la frutta. Il Natale friulano si traduce con Gubana, un antico dolce lievitato a forma di chiocciola, ripieno di noci, uvetta, pinoli, zucchero, grappa, scorza grattugiata di limone.

In tutte le province emiliane è diffusa la Spongata, una torta di pasta brisée, farcita di marmellata di mele e pere, frutta candita, pinoli e mandorle e ricoperta da un secondo strato di sfoglia

Al Pandöçe o Pan Döçe natalizio i liguri non rinuncerebbero mai. Un pane impreziosito da pinoli, uvetta e frutta candita, un tempo molto diffuso tra i marinai grazie al plus della sua lunga durata. In Emilia il panettone ha molti competitor. Il Pampepato o Pampapato di Ferrara (da pan del papa, perché a lui dedicato) ha la forma di zuccotto, è fatto con mandorle o nocciole finissime, gustosi canditi, spezie profumate; la calotta è ricoperta da cioccolato fondente. A Bologna il Certosino, o Pan Speziale, è una ciambella bassa insaporita da mandorle, pinoli, cioccolato fondente e canditi, miele e mostarda. Simile, ma arricchito da Cognac o vino bianco passito, è il Panone, sempre made in Bologna. Nelle tavole natalizie bolognesi, inoltre, si può trovare la Pinza, dolce da forno figlio della tradizione contadina: un rotolo di farina, burro e uova che stringe, come una pinza, un ripieno di mostarda (confettura tipica preparata con cotogne e prugne). In tutte le province emiliane è diffusa la Spongata, una torta di pasta brisée, farcita di marmellata di mele e pere, frutta candita, pinoli e mandorle e ricoperta da un secondo strato di sfoglia.

Dalla forma rotonda e dalla superficie rugosa con ostia alla base, bianco o nero (a seconda che venga spolverato con zucchero a velo o cacao), il Panforte è tipico del Senese, ma diffuso in tutta la Toscana. Presenta un forte gusto di spezie e di frutta candita, è consistente e si presenta leggermente gommoso al palato. Oltre al Panforte, in Toscana troviamo anche i Ricciarelli, biscotti di pasta di mandorla, con agrumi e cannella. La Cicerchiata (piccole sfere di pasta di farina, uova e zucchero, unite dal miele) è diffusa in tutto il Centro (Abruzzo, Marche, Lazio, Umbria, Toscana) e deve il suo nome a un legume antichissimo che ha trovato in questa parte della penisola il tuo terreno d’elezione e che richiama le dimensioni delle palline fritte, la cicerchia. Di forma rotonda è anche il Panpepato, specialità popolare umbra a base di noci, nocciole, mandorle, cannella, noce moscata, cioccolato, miele, uvetta, cacao e pepe.

UN NATALE A BASE DI MANDORLE E CIOCCOLATO

Il Natale marchigiano è a base di Bostrengo che, con nomi diversi, domina la scena. Anche questa volta alla base c’è la volontà di non sprecare, quindi pane raffermo arricchito di frutta secca (fichi in primis) e candita, mosto cotto, scorza di agrumi e uvetta. In Abruzzo è il Parrozzo il re incontrastato delle feste: una pagnotta semisferica a base di farina di mandorle, uova e cioccolato. L’invenzione si deve a Luigi D’Amico, un pasticcere di Pescara che fu ispirato dal pane di granturco dei contadini. La prima persona alla quale Luigi D’Amico fece assaggiare il parrozzo fu Gabriele d’Annunzio, che, estasiato dal nuovo dolce, scrisse un madrigale “La Canzone del Parrozzo”. Di origini nobili è il Pangiallo romano, che risale alla Roma Imperiale. Veniva preparato durante la festa del solstizio d’inverno, in modo che con il suo colore dorato, potesse favorire il ritorno del sole. Tradizionalmente il pangiallo era realizzato con frutta seccamiele e cedro candito, che veniva sottoposto a cottura e ricoperto da uno strato di pastella d’uovo. Oggi si aggiunge anche lo zafferano. Fino a poco tempo fa, le massaie romane, per risparmiare, mettevano i noccioli essiccati della frutta estiva, ora sostituiti da mandorle e nocciole.

LE ZEPPOLE E GLI STRUFFOLI CAMPANI

Nella tradizione campana spiccano gli Struffoli: stesso concetto della Cicerchiata, quindi palline di pasta fritta, tenute insieme dal miele e sistemate a mo’ di montagnetta. A Napoli si fanno notare anche i Roccocò e i Susamielli. I primi, a forma di ciambella, sono a base di mandorle, farina, zucchero, cacao, canditi e spezie varie. Pare siano stati inventati nel 1320, dalle monache del Real Convento della Maddalena, mentre il nome deriva dal francese “rocaille”, elemento decorativo a forma di roccia o conchiglia. I Susamielli sono dei biscotti duri di forma rotonda o a esse, fatti con farina, miele, noci tritate e un grammo di ammoniaca. In Campania non possono mancare inoltre le Zeppole, ciambelle fritte, profumate e colorate dai diavulilli, confettini colorati. In Puglia Natale significa soprattutto Cartellate. Delle piccole rose, fatte da un semplice impasto di olio, vino bianco e farina: vengono fritte e poi passate nel vincotto, di vino o di fichi. Friabili e croccanti, hanno origini molto antichi, la leggenda narra che venissero fatte in Egitto per i faraoni, la tradizione popolare attribuisce loro un alto valore simbolico e le paragona alle lenzuola di Gesù.

In Molise imperversano i Cippillati, mezzelune di pasta frolla ripieno di marmellata di amarene

In Molise imperversano i Cippillati, mezzelune di pasta frolla ripieno di marmellata di amarene. Si può riempire di marmellata di amarene anche il Calzoncello fritto lucano che, nella sua forma più tradizionale, è ripieno di castagne e cioccolato. La Pitta ‘Nchiusa (o ‘mpigliata) è un dolce natalizio identitario della Calabria. Ha la forma di torta di rose ed è diffuso, con varianti, soprattutto nelle province di Cosenza e di Crotone. L’impasto dell’involucro prevede l’utilizzo di farina di grano duro, zucchero, olio extravergine d’oliva, succo di arancia, liquore dolce, cannella, chiodi di garofano. Nel ripieno l’uva passa viene resa ancora più gustosa da noci tritate, Mandarinetto, liquore all’anice, succo di arancia, cannella e chiodi di garofano.

IN SICILIA NON MANCANO BUCCELLATI E CUDDUREDDI

Il Natale calabro prevede anche tanti altri dolci: Susumelli o Susumelle (biscotti di farina, miele, mandorle tritate, uvetta, ricoperti di glassa o cioccolato), Lumini (biscotti rotondi di mandorla, ricoperti di glassa e ripieni di cioccolato), Muicate (paste di mandorle), ‘Mpignolata (palline di pasta fritta legate con il miele, più piccole degli Struffoli), Zeppole (bocconcini di pasta lievitata fritta e insaporita con uvetta), Curuje dolci (ciambelle di pasta lievitata, fritte e zuccherate), Crocette di fichi (fichi secchi, ripieni di noci, mandorle e scorza d’arancia). Nella provincia di Cosenza non possono mancare gli stratosferici Turdilli: gnocchi dolci di farina, vino cotto e miele. Il Natale siciliano è all’insegna dei Buccellati, dolci che possono assumere diverse forme a seconda della provenienza e sono a base di pasta frolla con un ripieno ricco di fichi secchi. Simili ai buccellati, i Cuddureddi o Cuddrureddi, fatti con farina e sugna e ripieni di marmellata di fichi, mandorle o melone.

I DOLCI ISOLANI, DALLA CUBAITA ALLE TIRICCAS

Sulle tavole siciliane non manca la Cubaita, un torrone isolano, a base di frutta secca o sesamo, miele e scorza d’arancia. In Sardegna vanno forti le Seadas, ravioli di pasta dolce fritta, ripiena di formaggio e condita con il miele; i Papassinos, grossi biscotti preparati con un impasto di pasta frolla, uva passa, mandorle, noci, scorza di limone grattugiata, miele e le Tiriccas, fatti con farina e strutto, e ripieni di sapa, il caratteristico mosto cotto sardo.

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Sei insoliti mercatini di Natale da non perdere

Dalle bancarelle tra monti e resti romani al giardino di un convento fino a un lago ghiacciato. Le proposte di Lettera43 per respirare l'aria di festa.

Certo, i mercatini di Natale hanno già un loro perché, grazie all’atmosfera dell’avvento, amplificata da luci, colori, canti e profumo di dolci. Ma sono ancora più allettanti se contano uno scenario insolito, che può andare da un anfiteatro antico al giardino di un convento a un’antica via del sale, passando per un angolo dedicato ai gattari, un allestimento per i più piccoli e la sponda di un laghetto alpino. E se volete pregustare le feste o cercare i regali dell’ultimo minuto, ecco una selezione delle mete più suggestive. 

AOSTA, AVVENTO SULLO SFONDO DEL TEATRO ROMANO 

È una quinta scenica d’eccezione, quella dei resti archeologici di Aosta, che incorniciano bancarelle e casette in legno, in cui trovare prodotti tipici della tradizione montana, come oggetti in legno intagliato, capi d’abbigliamento e accessori sia in feltro che in lana cotta.

Mercatino ad Aosta (foto Enrico Romanzi).

Per il Marché Vert Noël, all’ombra del teatro romano si snoda un borgo alpino su scala ridotta, che propone anche enogastronomia, vini d’alta quota, dolciumi, o ancora candele di ispirazione nordica e idee regalo per tutte le tasche. E non lontano, in piazza Chanoux, è allestito un albero di Natale tecnologico, con una scala a chiocciola interna che regala un punto di vista inedito sulla città. Fino al 6 gennaio 2020 (www.lovevda.it).

IL PARADISO DEI GATTI A CARAVAGGIO

Il sogno natalizio dei gattari? Il Centro Verde di Caravaggio (Bg), che propone in un solo indirizzo diversi tipi di artigianato. Dopo l’ingresso in cui troneggia un camion d’epoca, ricolmo di regali, si spalanca un mondo fiabesco, fatto di luci, cieli stellati, folletti, presepi, decorazioni, alberi, che trasformano il vivaio bergamasco in un villaggio, con tanto di artigiani al lavoro, stanze a tema, ambientazioni eleganti, suggerimenti per decorare la casa.

Il Christmas Garden di Caravaggio.

Ma c’è un angolo riservato a chi ama i gatti, la Cat House Christmas, con cuscini, ciotole, tiragraffi di design pensati per gli amici pelosi, ma anche con sculture, stampe e decorazioni che si ispirano al micio. Fino al 6 gennaio 2020 (www.centroverde.com).

A TRENTO, UNA PIAZZA PER I BAMBINI

Con un occhio di riguardo per i più piccoli, a Trento gli organizzatori dell’avvento hanno riservato tutta piazza Santa Maria Maggiore proprio ai piccini, allestendo la casa di Babbo Natale, con la slitta magica e i folletti che intrattengono gli ospiti.

Piazza Fiera a Trento (archivio APT Trento L. Franceschi).

A pochi passi si trova il laboratorio creativo, rigorosamente al caldo, per far accostare i bambini al mondo della manualità, attraverso lavoretti che richiamano la natura o ruotano attorno ai valori del volontariato. In centro città ci sono anche una fattoria degli animali con diversi pony e un trenino di Natale che attraversa ogni giorno le vie storiche del capoluogo. Nelle altre piazze sono invece collocati i banchi con prodotti del territorio ed eccellenze della tavola che vanno dai canederli ai Brezel farciti, passando per lo strudel e il brulè di mela. Fino al 6 gennaio 2020 (www.mercatinodinatale.tn.it).

LA MAGIA DEL LAGO DI CAREZZA

Se l’avvento è sinonimo di cime imbiancate, cristalli, melodie natalizie e aroma di biscotti appena sfornati, il mercatino giusto è quello che si dipana lungo le sponde del lago di Carezza, fra lucerne magiche, figure scolpite nel ghiaccio, presepi a grandezza naturale.

Attorno allo specchio d’acqua, che la leggenda vuole abbia catturato l’arcobaleno, sono disposte le casette in legno, riscaldate per una pausa ristoratrice dalle stufe della tradizione altoatesina. E per chi vuole gustare in notturna l’atmosfera che anticipa il Natale fra le vette del Latemar e del Catinaccio, sono in programma escursioni serali alla luce delle lanterne, accompagnate da vin brulè o succo di mela e da una tazza di Magie natalizie di Carezza. Fino al 22 dicembre (www.valdega.com).

A LANA, NEL GIARDINO DEI CAPPUCCINI

C’è un fazzoletto di Alto Adige in cui castagni, larici e faggi convivono con meli, orchidee e ciliegi, grazie a un ambiente singolarmente mite, protetto dalla barriera naturale del Gruppo di Tessa. Proprio in questa zona si adagia Lana (Bz), dove il mercatino Polvere di stelle è allestito in un contesto unico, il giardino del convento fondato dai Cappuccini nel XVII secolo. Fra i pezzi forti delle bancarelle figurano gioielli, legno intagliato, pantofole, oli essenziali, cuscini ripieni di erbe e cirmolo, lavori all’uncinetto. E ancora composizioni floreali, pantaloni alla zuava, distillati, liquori, frutta essiccata. Fra gli alberi addobbati e gli stand con artigianato e gastronomia, sono in calendario canti, cori gospel, attività creative, spettacoli di luci, con proiezioni sulla facciata dell’edificio annesso al giardino dei Cappuccini. Fino al 31 dicembre (www.visitlana.com).

Il mercatino in Austria (studioeidos).

I CRISTALLI SWAROVSKI FRA LE VETTE AUSTRIACHE 

Nel cuore delle Alpi tirolesi, Hall in Tirol, è un borgo medievale, all’ombra dell’antica via del sale che durante l’Avvento si trasforma in un calendario a cielo aperto: sugli edifici attorno alla piazzetta centrale, la Oberer Stadtplatz, vengono proiettati i giorni che mancano al Natale, in un trionfo di luci e colori. Se fra le bancarelle gli adulti trovano le chicche del “fatto a mano” e prodotti venduti dagli agricoltori del luogo, i piccoli possono coccolare caprette, pecore e pony o seguire le fiabe di un cantastorie (fino al 24 dicembre).

Il museo delle luci Svarowski.

E a pochi minuti di macchina i Mondi di Cristallo Swarovski, splendido museo tematico, propongono il Festival delle luci, con installazioni luminose, sonore, interattive (fino al 6 gennaio 2020). (www.hall-wattens.at).

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Natale, dieci idee regalo per buongustai

Dal salmone allo champagne, fino al baccalà in barattolo e mostarde per i bolliti. Qualche consiglio per fare felici gourmand e intenditori.

Il Natale è alle porte e l’ansia per i regali si fa pesante. Tra scadenze di lavoro, cene, aperitivi, pranzi per salutare amici e colleghi (come se le Feste segnassero la fine del mondo), le ore per gli acquisti diventano risicati. Le idee mancano? E se si optasse per un regalo da gourmand o gourmet? Perché no, in fondo cibo e buon bere mettono tutti d’accordo, tanto vale approfittare. Per aiutarvi abbiamo fatto un elenco di 10 prodotti con cui farete un figurone. C’è anche il prezzo, giusto per regolarsi in base alle proprie tasche.

Stappare una bottiglia di Champagne fa sempre festa.

1. CHAMPAGNE RE DELLA FESTA

Le bollicine sulla tavola delle feste non possono proprio mancare. E champagne ne è il re. La freschezza e la vivacità delle pregiate bolle serviranno a sgrassare i pasti luculliani delle feste.
Champagne Brut Grande Cuvée Krug 75 cl – 170 euro.
Champagne Extra Brut ‘Blanc d’Argile’ Vouette et Sorbee 75 cl – 98,50 euro.

Un vasetto di baccalà mantecato sotto l’albero? Perché no.

2. BACCALÀ IN VASETTO

Il baccalà mantecato è un classico della cucina regionale veneta e, grazie al suo gusto, ha conquistato tutte le tavole dello Stivale, ma non solo. Su crostoni di pane o di polenta, è un must natalizio. Se volete regalarlo, c’è chi lo produce artigianalmente e lo mette in comodi vasetti.
Baccalà mantecato Marinèr La Pesca (classico, condito, agrumi, curry, albicocche) da 100 g – 5,50 euro.
Baccalà mantecato Marcolin (classico, olive verdi, peperoncino, tartufo) 90 g – da 4,10 euro a 4,90 euro (tartufo).

Il salmone non può mancare sulle tavole delle feste.

3. NON È NATALE SENZA SALMONE

Oltre a decorare il banchetto, la baffa riempirà la bocca di morbidezza e gusto. Con la sua leggera affumicatura, il salmone si presta a un uso immediato: come antipasto, da spizzicare da solo tagliato a dadini o come tartare, ma anche adagiato su crostini di pane spalmati di burro.
Baffa di salmone Upstream da 1 kg – 137 euro; 2,2 kg – 300 euro.
Baffa Coda Nera Riserva da 1 kg – da 130 a 140 euro.

La tradizione norcina italiana regala prodotti d’eccellenza.

4. UN SALAME SOTTO L’ALBERO

Pur essendo un prodotto popolare e di uso quotidiano, il salame nella tavola delle feste ci sta eccome. Pane e salame riportano la felicità e non esiste banchetto che non contempli la loro presenza. La tradizione norcina italiana è molto varia, noi vi proponiamo due esempi artigianali: salame di Varzi Cucito, che ha lo stesso impasto del Varzi base (lombo, coscia, coppa, grasso di gola e di pancetta, sale marino, pepe in grani, infuso di aglio fresco e Bonarda), ma è stagionato più a lungo; e il salame ligure di puro suino, lavorato con aglio di Vessalico, sale, pepe nero in grani, viene insaccato in budello naturale.
Salame di Varzi Cucito Thogan Porri 1,4 kg – 27,90 euro.
Salame di puro suino Macelleria Salumeria Giacobbe 1 kg – 24 euro.

Giardiniere e mostarde di frutta sono idee regalo gustose.

5. GIARDINIERA E MOSTARDA, LA FESTA DEI BOLLITI

Natale significa anche grandi bolliti. Giardiniera e mostarda sono i prodotti ideali per accompagnare ogni tipo di carne. Sia nel caso della giardiniera (verdure fresche selezionate, tagliate a mano e fatte maturare in aceto, acqua, zucchero), sia nel caso della mostarda (frutta tagliata a pezzi e immersa in uno sciroppo di zucchero e aroma di senape), consigliamo di puntare sempre su prodotti artigianali, senza additivi aggiunti.
Mostarda Caffè La Crepa 360 g – 9,50 euro.
Mostarda Emilio Stroppa 300 g – 9,50 euro.
Giardiniera Emilio Stroppa 370 g – 8,50 euro.
Giardiniera Caffè La Crepa 440 g – 9,50 euro.

Il panettone e il pandoro sono sempre graditi. A patto che siano artigianali.

6. MAI SENZA PANETTONE E PANDORO (ARTIGIANALI)

Un grande classico delle feste è il panettone, il lievitato per eccellenza del Natale. Regalarlo non è mai banale. Il consiglio è di evitare la produzione industriale e di comprare l’artigianale di pasticceri, pizzaioli, panettieri e cuochi. Meno blasonato del panettone, forse solo perché più difficile da realizzare (ci riferiamo alla lievitazione), è il fratello senza uvetta e canditi, il pandoro. Quello artigianale è più raro, ma qualche pasticcere ha iniziato a produrlo. Che diventi il nuovo re delle feste?
Panettone classico Olivieri 1882, 900 g – 32 euro.
Panettone classico Colombo e Marzoli 1 kg – 28 euro.
Pandoro classico Olivieri 1882, 750 g – 29 euro.
Pandoro classico Panzera Milano 750 g – 24 euro.

Il Foie gras sarà apprezzato da ogni gourmand.

7. FOIE GRAS, SOLO PER INTENDITORI

Anche se non è propriamente etico, il fegato grasso d’oca è sempre un dono apprezzato per chi si professa gourmand. Il consiglio è di mangiarlo in purezza, magari sul pane (meglio pan brioche), o accompagnato a composte di frutti rossi.
Foie gras etico senza gavage Labourdette 125 g – 136,40 euro.
Foie gras de canard entier Lafitte 450 g – 57,50 euro.

8. LIQUORI MADE IN ITALY

Dopo un sontuoso banchetto non vuoi pulirti la bocca con un liquore, magari italiano? Ve ne proponiamo due: la Ratafià abruzzese, fatta con vino Montepulciano e amarene, e il vermut tradizionale torinese nella versione extra dry.
Ratafià Scuppoz 1 l – 27 euro.
La Canellese Vermut di Torino Extra dry 75 cl – 24 euro.

Rum e liquori sono un regalo per intenditori.

9. CHIUSURA ALCOLICA

Natale è soprattutto la festa della famiglia allargata e dei parenti. Ecco perché i regali alcolici non solo possono aiutare a superare le ore passate a tavola, ma fanno fare bella figura a patto che il destinatario sappia di cosa si stia parlando e ne riconosca il valore.
Distillato Mela Decio di Belfiore Capovilla 0, 50 l – 84 euro.
Rhum Vieux Agricole Horse d’Age Cuvée Homère Clément 0,70 l – 135 euro.

10. BIG GREEN EGG, IL BARBECUE OVUNQUE VUOI

Se avete poi molti soldi da spendere, un regalo coi fiocchi è il Big Green Egg, il barbecue a forma di uovo di ceramica per cucinare la carne ovunque: giardino, terrazza, balcone, campeggio. Sostenibile, permette di ottimizzare e rendere omogenea la cottura.
Big Green Egg Mini (diametro griglia 25 cm, area di cottura 507 cm²) – 850 euro.
Big Green Egg L (diametro 46 cm, area di cottura 1688 cm²) – 1.750 euro.

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«Fate i presepi»: polemica sulla lettera dell’assessora di FdI alle scuole

Elena Chiorino, responsabile dell'Istruzione per la Regione Piemonte, ha invitato tutti i direttori a promuovere le tradizioni «fondanti della nostra identità». M5s e Pd all'attacco.

Trenta giorni al Natale, ma dello spirito che dovrebbe accompagnare le feste non sembra esserci ancora traccia. Almeno per quanto riguarda la politica, che in Piemonte si divide proprio sul 25 dicembre. A scatenare le polemiche è l’assessora all’Istruzione Elena Chiorino che, in una lettera ai direttori scolastici di tutte le scuole, li invita a promuovere presepi, recite e canti natalizi in linea con le tradizioni che sono – dice – «parte fondante della nostra identità». Nulla di più sbagliato, per le opposizioni, che accusano l’assessora di Fratelli d’Italia di avere violato l’autonomia scolastica esclusivamente con finalità propagandistiche.

L’ASSESSORA: «PARTE FONDANTE DELLA NOSTRA IDENTITÀ»

«Ritengo che la ricorrenza natalizia e le conseguenti tradizioni come il Presepe, l’Albero di Natale e le recite sulla Natività, siano parte fondante della nostra identità, che la Regione Piemonte intende tutelare e mantenere vive. Non si può e non si deve privare i nostri ragazzi, soprattutto i nostri bambini, dell’atmosfera e della magia del Natale», scrive ai dirigenti scolastici degli istituti di ogni ordine e grado l’assessora Chiorino. Convinta anche che «per coloro i quali vengono da altre realtà, si tratta di una preziosa occasione per conoscere usi e costumi del Paese, a vantaggio di una più concreta e armoniosa integrazione».

IL PLAUSO DELLA MELONI

La proposta riceve il plauso niente meno che di Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d’Italia, convinta della necessità di difendere «la nostra identità». Non si esprime invece il viceministro all’Istruzione Anna Ascani: «Vogliono che qualcuno gli dica che non lo devono fare. Ma noi non glielo diremo». In Consiglio regionale le opposizioni, dal Pd al Movimento 5 Stelle, si schierano contro. «Il presepe non si impone», «la religione non si sbandiera a fini politici», sono alcune delle prese di posizione.

LO STOP DALLA SOTTOSEGRETARIA ALL’ISTRUZIONE

Lo stop arriva dalla sottosegretaria all’Istruzione, Lucia Azzolina (M5s). «Sto ricevendo le segnalazioni indignate di diversi capi di istituto che chiedono solo di essere lasciati in pace», rivela, «manca un mese al Natale ed è già corsa alle dichiarazioni sul presepe. Se si avesse davvero rispetto per questi simboli, per queste ricorrenze e per l’alto valore che rivestono e, soprattutto, se chi fa certe richieste sapesse come funziona la scuola, non ci sarebbe davvero il bisogno di fare certe uscite, che sono buone solo per far parlare di sé».

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