Trump rinvia gli attacchi ai siti energetici iraniani

Donald Trump ha annunciato il rinvio di cinque giorni degli attacchi contro impianti e infrastrutture energetiche dell’Iran, minacciati in caso di mancata riapertura dello Stretto di Hormuz allo scadere delle 48 ore “concesse” a Teheran per agire in tal senso. Il presidente Usa su Truth ha spiegato che negli ultimi due giorni ci sono state «discussioni produttive» con l’Iran.

Il messaggio di Trump su Truth

«Basandomi sul tenore e il tono di queste conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive, che continueranno per tutta la settimana, ho dato istruzioni al dipartimento per la Guerra di rinviare ogni attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni, subordinatamente al successo degli incontri e delle discussioni in corso». Il messaggio di Trump arriva a stretto giro da un altro annuncio: quello del Consiglio di Difesa iraniano, che ha minacciato di minare l’intero Golfo Persico in risposta a eventuali attacchi contro le coste o le isole della Repubblica Islamica.

L’Iran minaccia di minare tutto il Golfo Persico

Il Consiglio di Difesa iraniano ha minacciato di dispiegare mine navali in tutto il Golfo Persico in caso di attacchi contro le coste o le isole della Repubblica Islamica, spiegando che verrebbero colpite tutte le vie di accesso e le linee di comunicazione marittime con diversi tipi di ordigni. Secondo la dichiarazione del Consiglio di Difesa, che è stato creato dopo la guerra dei 12 giorni tra Iran e Israele nel giugno 2025 e opera sotto l’autorità del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, «l’area potrebbe diventare simile allo Stretto di Hormuz, con gravi conseguenze per il traffico energetico globale». Quella di Teheran è una risposta all’ultimatum lanciato da Donald Trump, che ha “concesso” 48 ore per la riapertura di Hormuz, minacciando altrimenti di colpire le centrali nucleari iraniane. «Qualsiasi tentativo da parte del nemico di attaccare le coste o le isole iraniane comporterà naturalmente, in conformità con le consolidate prassi militari, il minamento di tutte le vie di accesso e le linee di comunicazione nel Golfo Persico e nelle aree costiere con vari tipi di mine navali, comprese le mine galleggianti dispiegabili dalla costa», si legge nella dichiarazione di Teheran.

Morto l’ex premier francese Lionel Jospin

È morto a 88 anni Lionel Jospin: leader del Partito socialista francese dal 1981 al 1988 e poi dal 1995 al 1997, fu primo ministro dal 1997 al 2002 sotto il presidente di centrodestra Jacques Chirac, in quella che è stata la terza – e più lunga – cohabitation della Quinta Repubblica. Il suo governo di coalizione, ad oggi il più longevo della Cinquième République, istituì la settimana lavorativa di 35 ore.

Morto l’ex premier francese Lionel Jospin
Morto l’ex premier francese Lionel Jospin
Morto l’ex premier francese Lionel Jospin
Morto l’ex premier francese Lionel Jospin
Morto l’ex premier francese Lionel Jospin
Morto l’ex premier francese Lionel Jospin
Morto l’ex premier francese Lionel Jospin
Morto l’ex premier francese Lionel Jospin
Morto l’ex premier francese Lionel Jospin
Morto l’ex premier francese Lionel Jospin
Morto l’ex premier francese Lionel Jospin
Morto l’ex premier francese Lionel Jospin
Morto l’ex premier francese Lionel Jospin
Morto l’ex premier francese Lionel Jospin

Si era candidato due volte all’Eliseo

Jospin si era candidato senza successo anche alle elezioni presidenziali del 1995 e del 2002, che videro la vittoria di Chirac. Nel primo caso Jospin fu superato al ballottaggio dal candidato gollista, mentre nel secondo fu addirittura eliminato al primo turno da Jean-Marie Le Pen, leader del Front National. Mai, nella storia della Quinta Repubblica, i socialisti erano stati estromessi dal ballottaggio a favore di un candidato di estrema destra. Possibile candidato del PS in vista delle Presidenziali del 2007, Jospin si tirò poi fuori vista la popolarità di cui godeva Ségolène Royal, che sarebbe poi stata sconfitta da Nicolas Sarkozy.

Chi è Emmanuel Gregoire, nuovo sindaco di Parigi

Nelle elezioni municipali che sono appena svolte in Francia la sinistra ha tenuto il controllo di Parigi, Marsiglia e Lione. Nella Capitale transalpina è stato eletto sindaco Emmanuel Gregoire, candidato della gauche che ha rifiutato l’alleanza con La France Insoumise: superata l’ex ministra Rachida Dati. Il nuovo primo cittadino ha ottenuto il 50,52 per cento dei voti. L’ex ministra, un tempo protetta di Nicolas Sarkozy e oggi vicina al presidente Emmanuel Macron, si è fermata al 41,52 per cento delle preferenze, mentre Sophia Chikirou di LFI si è classificata terza con il 7,96 per cento dei voti. Ecco chi è Gregorie, che succede alla collega Anne Hidalgo.

Chi è Emmanuel Gregoire, nuovo sindaco di Parigi
Emmanuel Gregoire, nuovo sindaco di Parigi (Ansa).

La carriera politica di Gregoire, nuovo sindaco di Parigi

Esponente del Partito socialista, Gregoire è nato nel 1977 a Les Lilas, nella regione dell’Île-de-France. Figlio di un militante del Partito comunista, dopo aver frequentato l’Institut d’études politiques de Bordeaux si è avvicinato ai socialdemocratici, aderendo al partito nel 2002, in occasione della corsa all’Eliseo di Lionel Jospin. Dal 2010 al 2012 è stato capo di gabinetto del sindaco di Parigi Bertrand Delanoë. Poi, dopo la vittoria di François Hollande alle elezioni presidenziali del 2012, è entrato a fare parte del suo staff, lavorando anche per il primo ministro Jean-Marc Ayrault. A seguito delle dimissioni di quest’ultimo, Gregoire è tornato al Comune di Parigi nella squadra della neoeletta sindaca Hidalgo, come assessore, inizialmente con delega alle risorse umane, ai servizi pubblici e alla modernizzazione amministrativa e successivamente al bilancio e alla trasformazione delle politiche pubbliche. Nel 2018 ha preso il posto di Bruno Julliard come primo vicesindaco. Nel 2024 l’addio all’Hôtel de Ville e l’approdo all’Assemblea Nazionale come deputato del settimo collegio elettorale di Parigi. Che, ha precisato dopo l’elezione a sindaco, «non è e non sarà mai una città di estrema destra», promettendo di fare della capitale transalpina un «laboratorio di resistenza» in vista delle Presidenziali del 2027.

Scontro tra un aereo e un mezzo di soccorso: chiuso l’aeroporto LaGuardia di New York

L’aeroporto Fiorello LaGuardia, il più piccolo ma anche il più centrale degli scali di New York, è stato chiuso in seguito a uno scontro in pista tra un aereo che stava atterrando e un veicolo, avvenuto alle 23:40 del 22 marzo. Nell’incidente sono morti il comandante e il secondo pilota dell’aereo. Ci sono anche 13 feriti, tra cui due vigili del fuoco.

Coinvolti un velivolo Jazz Aviation operante per conto di Air Canada, che era partito dall’aeroporto internazionale di Montreal, che si è scontrato sulla pista 4 con un mezzo di soccorso e antincendio dell’Autorità Portuale, che stava intervenendo per un altro incidente.

Scontro tra un aereo e un mezzo di soccorso: chiuso l’aeroporto LaGuardia di New York
Scontro tra un aereo e un mezzo di soccorso: chiuso l’aeroporto LaGuardia di New York
Scontro tra un aereo e un mezzo di soccorso: chiuso l’aeroporto LaGuardia di New York
Scontro tra un aereo e un mezzo di soccorso: chiuso l’aeroporto LaGuardia di New York

Referendum, boom di votanti: alle 23 di domenica affluenza al 46 per cento

Riaperti dalle 7 i seggi per il referendum confermativo della legge costituzionale recante: “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Le urne saranno aperte fino alle 15, poi inizierà lo spoglio. Il primo giorno di voto sulla riforma della giustizia si è chiuso alle 23 di domenica 22 marzo con un’affluenza al 46,07 per cento, oltre ogni aspettativa. Le percentuali parziali superano infatti già i precedenti referendum costituzionali per i quali le urne erano rimaste aperte due giorni: in occasione della consultazione del 2020 sul taglio dei parlamentari, alla stessa ora, sei anni fa, aveva votato il 39,4 per cento degli aventi diritto (il giorno dopo si sarebbe arrivati al 51,12 per cento). A Bologna e Firenze l’affluenza alle 23 era già arrivata al 57 per cento. A Milano ha superato il 53 per cento. Attorno al 50 per cento Roma, Genova, Verona, Brescia, Treviso, Cremona e Vicenza. Maglia nera la Sicilia, con un’affluenza attorno al 35 per cento. Non c’è quorum, vince dunque chi prende un voto in più.

Referendum, boom di votanti: alle 23 di domenica affluenza al 46 per cento
Un seggio elettorale (Ansa).

Esplosione nel quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme dopo un attacco di Teheran

Esplosione nel quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme, a circa 350 metri dalla Moschea di Al Aqsa, dopo l’ultimo lancio di missili dall’Iran. Non è chiaro se sia stata causata dall’impatto di un razzo o da frammenti di intercettori: la seconda ipotesi sembra la più probabile, in quanto appare poco realistico che l’Iran abbia deliberatamente puntato contro il quartiere ebraico, confinante con quello musulmano e la Spianata delle Moschee. In ogni caso non sono stati segnalati feriti.

Il ministero degli Esteri di Israele ha definito ironicamente quanto accaduto come un «regalo iraniano per Eid al-Fitr», ovvero la ricorrenza musulmana che segna la fine del mese del Ramadan: «L’attacco ai luoghi santi per tutte e tre le religioni rivela la follia del regime iraniano, che si professa religioso». La Spianata delle Moschee, a breve distanza dall’impatto, è chiusa ai fedeli dall’inizio della guerra a causa delle restrizioni sugli assembramenti.

Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica

Il crollo del solaio di un casale abbandonato nel parco degli Acquedotti a Roma è costato la vita a due persone: un uomo e una donna. Sulla vicenda sono in corso indagini della polizia, ma qualcosa è già emerso: le vittime sarebbero due appartenenti al mondo anarchico e tra le ipotesi c’è che stessero maneggiando un ordigno artigianale, in vista di un’azione da mettere in atto nelle prossime settimane.

Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica
Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica
Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica
Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica
Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica
Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica
Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica
Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica

Non si esclude, filtra da ambienti investigativi, che nel mirino ci potesse essere la rete ferroviaria e il gruppo Leonardo – società attiva nei settori della difesa -, come anche un rilancio della campagna a favore dell’anarchico Alfredo Cospito: a maggio scade il decreto applicativo di 4 anni alla sua detenzione in 41 bis. L’ordigno sarebbe scoppiato nella serata di giovedì 19 marzo: diversi testimoni hanno infatti raccontato di aver sentito un forte boato. A dare l’allarme è stato poi stamattina un passante, che ha visto il solaio crollato e scoperto uno dei due corpi.

È morto Chuck Norris

Chuck Norris, tra i più famosi attori di film d’azione di Hollywood e star della serie Waker Texas Ranger, è morto a 86 anni dopo un ricovero d’urgenza alle Hawaii, avvenuto il 19 marzo.

È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris

La carriera di Chuck Norris

La sua carriera cinematografica aveva spiccato il volo dopo L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente del 1972, in cui combatteva contro Bruce Lee al Colosseo.

Negli Anni 80 aveva recitato in diverse pellicole di successo come Una magnum per McQuade, Rombo di tuono, Il codice del silenzio e Delta Force. Dopo un calo di popolarità, nel 1993 la rinascita professionale con Walker Texas Ranger, serie dal successo clamoroso.
Noto soprattutto per il ruolo di Cordell Walker, ex marine campione di arti marziali, Norris era davvero cintura nera di Tang Soo Do, Taekwondo, Karate, Hapkido e Jiu-Jitsu brasiliano, discipline nelle quali aveva conquistato diversi titoli sportivi. E ne aveva creata anche una, basata su altre forme di combattimento, che ha preso il nome di Chun Kuk Do.

È morto Chuck Norris
Chuck Norris spegne 85 candeline

Negli ultimi anni era anche divenuto molto popolare sul web grazie alla diffusione di notizie inventate e inverosimili su di lui (tipo esempio: “Chuck Norris non ha incubi, gli incubi hanno lui”), fenomeno denominato Chuck Norris Facts. Per la sua apparizione ne I mercenari 2 fece ricorso a uno dei meme sul suo conto. All’entrata in scena, il suo personaggio risponde a quello interpretato da Sylvester Stallone, che gli ricorda come fosse stato morso da un cobra reale: «Sì, è vero. E dopo cinque giorni di agonia, il cobra è morto».

L’attacco di Trump alla Nato: «Codardi, senza gli Usa siete una tigre di carta»

Donald Trump all’attacco della Nato. «Senza gli Usa l’Alleanza è una tigre di carta», ha scritto in un post su Truth. «Non volevano unirsi alla battaglia per fermare un Iran con il nucleare. Ora che la battaglia è vinta dal punto di vista militare, con ben pochi pericoli per loro, si lamentano degli alti prezzi del petrolio che devono pagare, ma non vogliono aiutare ad aprire lo Stretto di Hormuz. Una semplice manovra militare che è l’unica ragione degli alti prezzi del petrolio. Così facile da fare per loro, con così pochi rischi. Codardi, ce ne ricorderemo».

Sei Paesi pronti a inviare navi nello Stretto ma solo se cessano le ostilità

Da giorni il presidente americano incalza gli Alleati affinché flotte europee vengano mandate nelle acque di Hormuz. Proprio il giorno prima, su iniziativa del premier britannico Keir Starmer, sei Paesi (Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Olanda e Giappone) avevano aderito all’ipotesi di inviare una missione navale per garantire la navigazione nello Stretto. Ma a patto che cessino le ostilità. Un po’ tutti, in realtà, «auspicano» l’intervento dell’Onu (anche se questa parola non compare mai nel testo), ma il Consiglio di Sicurezza, ovvero la cabina di comando dell’organizzazione, può autorizzare una missione solo se nessuno dei cinque membri permanenti oppone il veto. Occorrerebbe dunque il via libera non solo di Stati Uniti, Francia e Regno Unito, ma anche di Russia e Cina. Ed è difficile ipotizzare che Pechino e Mosca possano assecondare una spedizione armata contro l’Iran.

Erdogan: «Israele pagherà il prezzo, possa Dio distruggerlo»

Duro attacco da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Israele, da lui accusato di avere ucciso migliaia di persone durante una cerimonia per la conclusione del Ramadan, dopo la preghiera in una moschea di Rize, sulla costa del Mar Nero, di cui la sua famiglia è originaria. «Non ho dubbi che ne pagherà il prezzo, il Medio Oriente è incandescente in questo momento», ha aggiunto prima di alzare i toni:«Possa Al-Kahrar (ndr uno dei nomi usati nell’Islam per descrivere Dio) schiacciare e distruggere Israele. Che Dio ci protegga e ci preservi al più presto dalla calamità dei sionisti».

Delmastro, Crosetto evoca il complotto: «Interesse dei magistrati sul governo»

Il ministro della Difesa Guido Crosetto evoca il complotto sul caso Delmastro, finito sotto i riflettori per la sua partnership commerciale con Miriam Caroccia, figlia del prestanome del clan Senese Mauro Caroccia. L’esponente di Fdi ha spiegato di non essere a conoscenza di questo dettaglio e di aver venduto le sue quote (relative alla gestione di un ristorante) non appena l’ha scoperto. Ospite a Omnibus, su La7, Crosetto ha commentato: «Possono dirmi di tutto ma che sia una persona che possa avere volontariamente e consapevolmente rapporti con dei camorristi è una cosa talmente lontana dalla realtà. Gli unici rapporti con i delinquenti che può aver avuto Delmastro nella sua vita sono nella sua attività di avvocato. Essendo sottosegretario alla Giustizia e conoscendo l’interesse che c’è da parte dei magistrati verso qualunque esponente di governo, non penso abbia fatto nulla di male o almeno nulla che consapevolmente potesse arrecargli danno. Penso saprà difendersi tranquillamente da solo».

Delmastro, Crosetto evoca il complotto: «Interesse dei magistrati sul governo»
Andrea Delmastro (Ansa).

Meloni: «Doveva stare più attento ma non deve dimettersi»

Sul caso è intervenuta anche la premier Meloni, dopo che le opposizioni hanno chiesto le dimissioni di Delmastro: «Leggo che la segretaria Schlein sa dalla stampa che io sapevo questa cosa da un mese, il che mi diverte moltissimo, perché io scopro la vicenda dalla stampa. Non so che cosa abbia letto Elly Schlein, ma sicuramente ha letto una fake news. Il sottosegretario Delmastro forse avrebbe dovuto essere più accorto, ma lui, che è un signore che sta sotto scorta per il suo lavoro contro la criminalità organizzata, non può essere messo sullo stesso piano degli ambienti criminali, quindi manterrà il suo posto».

Iran, ucciso anche il portavoce dei pasdaran

Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha annunciato la morte del portavoce Ali Mohammad Naini, «martirizzato nel criminale e codardo attacco terroristico della parte americano-sionista all’alba». L’uccisione di Naini è stata poi confermata dall’esercito israeliano. Su X l’IDF ha ricordato che il portavoce dei pasdaran «ha ricoperto diversi ruoli nell’ambito della propaganda e delle pubbliche relazioni» negli ultimi due anni, diffondendo i messaggi del regime iraniano «ai suoi alleati in tutto il Medio Oriente al fine di influenzare e promuovere attacchi terroristici contro Israele». Membro dei Guardiani della rivoluzione dal 1978 e secondo generale di brigata, Naini aveva 68 anni e ricopriva la carica di portavoce dei pasdaran da luglio del 2024, quando aveva preso il posto di Ramazan Sharif.

Tram deragliato a Milano, il conducente al telefono fino a 12 secondi prima

Il conducente alla guida del tram deragliato il 27 febbraio a Milano, incidente costato la vita a due persone (oltre 50 i feriti), era al telefono almeno fino a 12 secondi prima che il mezzo saltasse una fermata, imboccasse a 50 chilometro orari lo scambio direzionato verso sinistra e si schiantasse contro un palazzo. È quanto emerge dagli esami sul cellulare del tranviere.

Cosa è emerso dagli accertamenti sul cellulare

Il deragliamento è avvenuto precisamente alle 16:11 e 25 secondi e la telefonata del tranviere si sarebbe interrotta alle 16:11 e 13 secondi. L’ultima chiamata del tranviere prima dello schianto, fatta a un collega a cui aveva dato il cambio da circa mezz’ora, è durata 3 minuti e 40 secondi. Secondo la difesa del conducente, la comunicazione si sarebbe però interrotta almeno un minuto e mezzo prima dello schianto. E non a 12 secondi dall’incidente, lasso di tempo emerso dagli accertamenti che in realtà potrebbe essere anche inferiore: ci sarà maggiore esattezza soltanto nel momento in cui investigatori e inquirenti apriranno la scatola nera del tram, che fornirà l’esatta telemetria della velocità e della frenata.

Il conducente sostiene di aver accusato un malore

Il conducente, indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose, sostiene di aver accusato un malore – in particolare una sincope vasovagale – che gli avrebbe fatto perdere i sensi poco prima del deragliamento. A suo dire la causa del malore è stato un ferimento al piede sinistro, avvenuto poco prima durante la sistemazione della pedana per disabili in zona stazione Centrale: sarebbe stato proprio questo l’oggetto questo della chiamata al collega.

Il nuovo messaggio attribuito a Khamenei, «Bisogna creare insicurezza per i nemici»

L’agenzia di stampa iraniana semi-ufficiale Mehr News ha diffuso un messaggio attribuito alla Guida Suprema Mojtaba Khamenei in cui l’ayatollah sostiene che «il ministero dell’Intelligence deve proseguire sulla sua strada, creando insicurezza per i nemici e sicurezza per i cittadini iraniani» dopo la morte del ministro Esmaeil Khatib. Nel messaggio, quest’ultimo viene descritto come «un veterano di guerra instancabile che ha profuso grandi sforzi per la causa della Rivoluzione Islamica».

Pasdaran: «Nostro portavoce ucciso in un attacco Usa-Israele»

Intanto, i pasdaran hanno dichiarato che gli attacchi statunitensi e israeliani hanno ucciso il loro portavoce Ali Mohammad Naini. In una dichiarazione sul loro sito web Sepah News, le Guardie della rivoluzione hanno affermato che Naini «è stato martirizzato nel vile e criminale attacco terroristico condotto dalla parte americano-sionista all’alba»..

Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti

Si poteva essere d’accordo o meno con Umberto Bossi, morto il 19 marzo a 84 anni, ma una cosa è certa: il Senatur ha cambiato per sempre l’immagine del politico italiano. E il linguaggio della nostra politica. Con lui siamo passati dal lessico misurato, dal contegno da notaio e dalla debita distanza dai cittadini a gesti esagerati (dal dito alzato alle corna), alle canottiere bianche, a slogan ruvidi come “La Lega ce l’ha duro”.

Dalle corna al dito medio: la gestualità esagerata di Bossi

Bossi, che non aveva studiato ma aveva un passato da operaio, non possedeva doti intellettuali dichiarate. Ma sapeva comunicare con il corpo e con la provocazione. Numerosi i diti medi alzati, che sono valsi più di tante parole, al netto dell’innegabile imbarbarimento della politica. Nel 2011, durante la festa della Lega a Besozzo (Varese), Bossi mostrò il dito medio a un cantante che aveva citato la bandiera italiana. Nello stesso anno “rispose” sempre col dito medio a un giornalista che gli aveva chiesto delle pensioni. Nel 2019, al congresso del partito a Milano, in questo modo smentì il “funerale” della Lega.

Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti

Il dito medio di Bossi era talmente iconico, per così dire, che Ryanair lo usò in una pubblicità in cui le offerte del vettore low cost erano messe a confronto con le alte tariffe di Alitalia. Nell’estate del 2011, Bossi rispose con una pernacchia e le corna ai giornalisti che avevano sollecitato un suo commento sulle richieste di governo tecnico dopo la Manovra, avanzate dall’opposizione. Il fondatore della Lega fece le corna ai giornalisti anche nell’ottobre di quell’anno dopo un vertice a Palazzo Grazioli, dimora romana di Silvio Berlusconi. E che dire del gesto dell’ombrello, anch’esso marchio di fabbrica del Senatur? Quello fatto alla festa del Carroccio a Ponte di Legno nel 2002 è solo un esempio.

Gli slogan coniati da Bossi rimasti nell’immaginario collettivo

Due gli slogan che hanno caratterizzato l’epopea di Bossi: “Roma ladrona” (poi con l’aggiunta “la Lega non perdona”), a sottolineare la contrapposizione tra uno Stato predatore – anzi parassitario – e il Nord produttivo, unico motore del Paese. E poi, ovviamente, “La Lega ce l’ha duro”.

Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Umberto Bossi durante un comizio (Ansa).

Altro che televisione: il rapporto viscerale tra il Senatùr e il popolo di Pontida

In un’epoca in cui la politica aveva iniziato ad affidarsi sempre di più alla televisione (basti pensare alla discesa in campo di Berlusconi), Bossi continuò a privilegiare le piazze. E meglio ancora il pratone di Pontida.

Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti

La canottiera bianca sfoggiata nel 1994 in Sardegna (e non solo)

E poi c’è la canottiera bianca sfoggiata in Sardegna nell’estate del 1994, quando Bossi era ospite in una residenza di Vito Gnutti al Pevero, in Costa Smeralda, mentre a breve distanza – a Porto Rotondo – Berlusconi aveva riunito a Villa Certosa ministri e sottosegretari del suo governo. La distanza tra i due venne accentuata anche dall’abbigliamento, e non solo in quell’occasione: il Senatur d’estate si mostrava spesso con la sua ruspante canottiera bianca.

Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti

CANOTTIERA

La morte di Umberto Bossi sui media internazionali

Anche i media internazionali danno spazio, nelle versioni online, alla notizia della scomparsa di Umberto Bossi. I maggiori quotidiani d’Europa ne ricordano la storia e il ruolo nel panorama politico nazionale degli ultimi 45 anni.

La morte di Umberto Bossi sui media internazionali
La morte di Umberto Bossi sui media internazionali
La morte di Umberto Bossi sui media internazionali
La morte di Umberto Bossi sui media internazionali
La morte di Umberto Bossi sui media internazionali
La morte di Umberto Bossi sui media internazionali

Da Le Monde a El Pais, come l’estero ha raccontato la scomparsa del Senatur

Il francese Le Monde sottolinea che «riuscì a trasformare il suo piccolo partito regionale in un attore di primo piano della politica italiana, prima di essere travolto da problemi di salute e da uno scandalo di corruzione». Anche Le Parisien ha dato spazio alla notizia, ricordando che «questo caro amico di Silvio Berlusconi ha ricoperto diversi incarichi ministeriali negli anni 2000». Lo spagnolo El Pais ricorda invece il Senatur come una «figura trainante del nazionalismo nel Nord Italia capace di rivoluzionare la politica del paese negli Anni 90 con un partito anti-establishment che è poi diventato il più vecchio». Sempre dalla Spagna, El Mundo ha definito Bossi «una delle figure più importanti e al contempo controverse della politica italiana negli ultimi quattro decenni». Così invece il tedesco Der Spiegel: «Per anni è stato considerato una figura di spicco della destra nella politica italiana e uno stretto collaboratore di Silvio Berlusconi. Nel Nord Italia, Bossi ha goduto per un certo periodo di notevole successo grazie alle sue critiche al centralismo italiano e alle sue invettive, a volte veementi, contro il Sud». Anche il Die Welt ha ricordato l’amicizia con il Cavaliere e i suoi ruoli nel Parlamento italiano ed europeo.

Biennale, Brugnaro: «Se il governo russo fa propaganda chiudiamo il padiglione»

Il padiglione russo alla Biennale di Venezia è ancora al centro del dibattito. Dopo lo scontro Giuli-Buttafuoco e dopo che l’istituzione ha inviato al governo tutti i documenti richiesti dal Mic per verificare se fossero state violate le sanzioni contro la Federazione russa, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro è tornato sull’argomento durante l’inaugurazione del Padiglione centrale. «Se il governo russo facesse propaganda saremmo noi i primi a chiudere il padiglione», ha detto il primo cittadino. «Saluto il ministro Giuli con cui abbiamo avuto visioni diverse. Io sono filo-ucraino, abbiamo gemellato Venezia con Odessa e la Russia è l’aggressore, ma noi non siamo in guerra col popolo russo e l’arte è aperta. Siamo sempre stati una città aperta e democratica. Noi ai popoli dobbiamo rispetto, e dobbiamo continuare sulla linea della diplomazia e dell’apertura, perché la pace si crea così», ha aggiunto.

Schlein incalza Meloni sul caso-Delmastro: «Prenda posizione prima del referendum»

Opposizioni all’attacco di Andrea Delmastro e Giorgia Meloni, dopo che sono venuti alla luce rapporti d’affari del sottosegretario alla Giustizia con un’esponente della famiglia di Mauro Carroccia, legato alla famiglia camorristica di Michele Senese. «Apprendiamo dalla stampa che Meloni sarebbe a conoscenza dei fatti addirittura da un mese. Gli italiani hanno il diritto ad avere una sua presa di posizione chiara, ma non dopo il referendum, la pretendiamo subito», ha detto Elly Schlein. «Delmastro, già condannato per aver rivelato informazioni coperte da segreto a Donzelli che le ha usate per attaccare le opposizioni in aula, non poteva non sapere chi fosse la 18enne scelta come amministratrice unica della società che stava fondando, società che a quanto pare non aveva nemmeno dichiarato come da obblighi di trasparenza», ha aggiunto la segretaria del Pd: «Meloni la smetta di difendere i suoi e cominci a difendere la dignità delle istituzioni e gli interessi italiani».

Schlein incalza Meloni sul caso-Delmastro: «Prenda posizione prima del referendum»
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Perché è scoppiato un altro caso-Delmastro

Delmastro, al pari di altri tre politici di Fratelli d’Italia (tra cui la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino), fino a poco tempo fa era socio di un ristorante romano assieme a Miriam Caroccia, figlia 18enne del “ras” della ristorazione Mauro, che era finito a processo per intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa, per aver ripulito i soldi dei Senese con i suoi locali. Delmastro, come gli altri, ha ceduto le sue quote della società Le 5 Forchette (con sede a Biella) dopo che la condanna a 4 anni nei confronti di Mauro Caroccia è diventata definitiva il 18 febbraio.

Schlein incalza Meloni sul caso-Delmastro: «Prenda posizione prima del referendum»
Andrea Delmastro (Imagoeconomica).

Delmastro da Catanzaro respinge ancora le accuse

Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha parlato di «una situazione di gravità inaudita», evidenziando anche il fatto che Delmastro non ha comunicato alla Camera, come prevede la legge per ogni deputato, di possedere azioni di una società. I rappresentanti del Movimento 5 stelle nelle commissioni Antimafia hanno chiesto le dimissioni di Delmastro. Il diretto interessato, che già aveva respinto le accuse sottolineando di essere entrato in società «con una ragazza non imputata, non indagata, che poi si è scoperto essere la figlia di», a margine di un incontro a Catanzaro sul referendum del 22 e 23 marzo, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla vicenda ha affermato che «la mafia è una montagna di merda».

Stretto di Hormuz, piano a sei per la riapertura: c’è anche l’Italia

Condannando con forza gli attacchi attribuiti a Teheran nel braccio di mare, Downing Street ha annunciato un piano a sei per garantire la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz, chiuso in parte dall’Iran in risposta agli attacchi di Stati Uniti e Israele. Oltre al Regno Unito, i Paesi che si sono dichiarati pronti a contribuire al piano sono l’Italia, la Francia, la Germania, i Paesi Bassi e il Giappone.

Stretto di Hormuz, piano a sei per la riapertura: c’è anche l’Italia
Keir Starmer e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La nota congiunta

«Chiediamo all’Iran di cessare immediatamente le minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e ogni altro tentativo di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, nonché di conformarsi alla risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite», si legge in una nota congiunta. «La libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale». E poi: «Gli effetti delle azioni dell’Iran si faranno sentire sulle persone in tutto il mondo, soprattutto sui più vulnerabili. Accogliamo con favore l’impegno delle nazioni che si stanno adoperando nella pianificazione».

Araghchi: «Chi aiuta gli Usa sarà complice»

Durante una telefonata con l’omologo giapponese Toshimitsu Motegi, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi – riporta la Cnn – ha affermato che l’attuale situazione nello Stretto è stata causata da Stati Uniti e Israele e che la partecipazione di qualsiasi Paese al tentativo di rompere il blocco iraniano lo renderebbe «complice dell’aggressione e degli efferati crimini commessi dagli aggressori».

La Bce lascia invariati i tassi al 2 per cento

Come previsto dagli analisti, la Bce ha mantenuto invariati i tassi, lasciando quello sui depositi al 2 per cento, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15 per cento e quello sui prestiti marginali al 2,40 per cento. Il comunicato introduttivo disegna però prospettive profondamente diverse per l’economia, rispetto alla riunione di gennaio, a causa del conflitto tra Israele-Usa e Iran: «La guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell’energia influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia».

«Consiglio direttivo in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza»

La situazione non richiede però interventi immediati: «Il Consiglio direttivo si trova in una posizione favorevole per affrontare tale incertezza. L’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2 per cento, le aspettative di inflazione a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri. Le informazioni che il Consiglio direttivo acquisirà nel prossimo periodo consentiranno di valutare l’impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi a esse associati. Il Consiglio direttivo segue attentamente la situazione e definirà in modo appropriato la politica monetaria grazie al suo approccio fondato sui dati».

Processo Hydra, spunta un nuovo pentito: chi è Gioacchino Amico

C’è un nuovo pentito nel processo Hydra sulla presunta alleanza tra esponenti di camorra, ‘ndrangheta e Cosa Nostra in Lombardia: Gioacchino Amico, presunto vertice del sistema mafioso nella Regione per conto del clan dei Senese. Lo ha spiegato la pm Alessandra Cerreti depositando il suo verbale del 3 febbraio, oltre a quello dell’altro nuovo collaboratore di giustizia Bernardo Pace, morto suicida in carcere il 16 marzo. Il maxiprocesso con rito ordinario vede ben 45 imputati alla sbarra, tra cui proprio Amico.

Il maxiprocesso è stato aggiornato al 30 aprile

Tre pentiti avevano già parlato nelle indagini e nel filone del processo abbreviato, che ha portato a 62 condanne, con pene fino a 16 anni. Pace, che stava scontando 14 anni per associazione mafiosa, si è suicidato pochi giorni fa in cella a Torino, un mese dopo l’inizio della collaborazione con la giustizia. Sulle modalità della morte di Pace, che era malato, sono in corso indagini. Tra gli imputati del maxiprocesso, che è stato aggiornato al 30 aprile, ci sono anche Paolo Aurelio Errante Parrino, parente di Matteo Messina Denaro detenuto al 41 bis, Santo Crea, esponente di spicco della ‘ndrangheta, e Giancarlo Vestiti, luogotenente della Camorra.

Chi è il presunto boss Gioacchino Amico

Considerato un esponente di spicco del “consorzio mafioso” lombardo, Amico avrebbe raccontato ai pm degli interessi economici di Matteo Messina Denaro in Lombardia, svelando dettagli dei suoi rapporti con l’avvocato Antonio Messina, l’ultimo degli arrestati nell’articolata indagine seguita alla cattura del superlatitante, incontrato più volte al bar San Vito a Campobello di Mazara, a pochi metri da uno dei suoi nascondigli.

Il punto sugli attacchi incrociati ai centri energetici del Golfo

Nelle ultime ore in Medio Oriente ci sono stati una serie di attacchi incrociati che hanno preso di mira le infrastrutture energetiche globali. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno infatti colpito l’area industriale di Ras Laffan in Qatar, il più grande hub di gas naturale liquefatto (gnl) al mondo, provocando un incendio. L’attacco è giunto come rappresaglia per un precedente raid contro il giacimento di South Pars, in Iran, per il quale Teheran ha incolpato Israele e Stati Uniti avvertendo i vicini del Golfo che le loro industrie petrolifere saranno «completamente distrutte» se ci saranno altri raid. Il presidente americano Donald Trump ha riferito che gli Usa «non sapevano nulla» dei piani dello Stato ebraico per colpire il sito iraniano e che «non ci saranno più attacchi da Israele a quell’importante e prezioso giacimento di gas, a meno che l’Iran non decida di attaccare il Qatar». In caso contrario, ha minacciato il tycoon «gli Stati Uniti d’America, con o senza l’aiuto e il consenso di Israele, faranno esplodere l’intero giacimento di gas di South Pars con una forza che l’Iran non ha mai visto prima». L’attacco a Ras Laffan ha provocato una rottura diplomatica immediata tra Qatar e Iran. Il ministero degli Esteri qatariota ha ordinato l’espulsione entro 24 ore degli addetti militari e di sicurezza iraniani.

Il punto sugli attacchi incrociati ai centri energetici del Golfo
South Pars (Ansa).

Esplosioni e detriti anche in Arabia e negli Emirati

La tensione si alza anche in Arabia Saudita e negli Emirati. Riad è stata nuovamente scossa da forti esplosioni dovute all’intercettazione di quattro missili balistici e un drone. Il ministro degli Esteri, il principe Faisal bin Farhan, ha dichiarato che «il regno non cederà alla pressione, e al contrario, questa pressione si ritorcerà contro… e certamente, come abbiamo dichiarato chiaramente, ci siamo riservati il diritto di intraprendere azioni militari se ritenuto necessario». Negli Emirati, invece, un’unità di produzione di gas ad Abu Dhabi è stata chiusa per la caduta di detriti, mentre una nave è stata colpita da un proiettile vicino allo Stretto di Hormuz. In risposta all’instabilità, Cathay Pacific ha sospeso tutti i voli per Dubai e Riad fino a fine aprile.

Trump: «Distruggeremo South Pars se l’Iran attaccherà di nuovo il sito in Qatar»

Il presidente americano Donald Trump ha minacciato di distruggere l’enorme giacimento di gas iraniano di South Pars se Teheran dovesse attaccare nuovamente l’importante impianto di produzione di gas naturale liquefatto (gnl) di Ras Laffan in Qatar. L’Iran ha infatti preso di mira quest’ultimo sito provocando un incendio dopo che Israele aveva attaccato i propri impianti. Trump ha riferito che gli Usa «non sapevano nulla» dei piani dello Stato ebraico per colpire South Pars e che «non ci saranno più attacchi da Israele a quell’importante e prezioso giacimento di gas (ndr il più grande del mondo), a meno che l’Iran non decida di attaccare il Qatar». Di qui la minaccia: «In caso contrario, gli Stati Uniti d’America, con o senza l’aiuto e il consenso di Israele, faranno esplodere l’intero giacimento di gas di South Pars con una forza che l’Iran non ha mai visto prima».

Il tycoon valuta l’invio di soldati americani in Medio Oriente

Intanto, secondo quanto riportato dalla Reuters, l’amministrazione Trump starebbe valutando l’invio di migliaia di soldati americani in Medio Oriente. Una delle opzioni discusse è l’invio di forze di terra sull’isola di Kharg. Un’altra alternativa è il dispiegamento di truppe lungo le coste dell’Iran per assicurare il passaggio sicuro dello Stretto di Hormuz. L’amministrazione sta anche valutando la possibilità di dispiegare forze per mettere al sicuro l’uranio arricchito iraniano.

Biennale Arte, non solo Russia: l’appello di 182 artisti contro la partecipazione di Israele

Dopo il caso del padiglione della Russia alla Biennale e lo scontro tra il presidente Buttafuoco e il ministro della Cultura Giuli, c’è un’altra questione che riguarda la 61esima edizione dell’Esposizione internazionale d’arte che sarà inaugurata il 9 maggio 2026. Quasi 200 artisti, curatori e operatori culturali coinvolti nell’evento veneziano hanno firmato una lettera in cui chiedono di impedire la partecipazione di Israele. Tra i firmatari, 182 in totale, figurano i curatori Gabe Beckhurst Feijoo e Rasha Salti, membri del team incaricato di realizzare la visione della curatrice Koyo Kouoh, oltre che artisti legati ai padiglioni di Belgio, Brasile, Bulgaria, Francia, Perù, Polonia, Spagna, Svizzera e altri Paesi. 12 firmatari hanno scelto di rimanere anonimi per timore di «possibili danni fisici, politici o legali derivanti da una firma pubblica»

«Israele vuole apparire come creatore anziché come distruttore di vite e cultura»

«Noi sottoscritti ci uniamo nel rifiuto collettivo di permettere che lo Stato di Israele trovi una piattaforma mentre commette genocidio», si legge nel documento. «Lo facciamo a sostegno dei nostri colleghi artisti e operatori culturali in Palestina, in solidarietà con il popolo palestinese, nella speranza profonda di porre fine al genocidio sionista e all’apartheid in corso e di vedere rinascere una Palestina libera». E ancora: «A due anni e mezzo di genocidio aperto contro la Palestina e a 77 anni dalla Nakba, lo Stato di Israele cerca nuovamente la legittimazione della Biennale per apparire come creatore anziché come distruttore di vite e cultura». La partecipazione di Israele non avverrà nel padiglione dei Giardini, indicato come in ristrutturazione, ma all’Arsenale, l’altro principale spazio espositivo della Biennale. L’artista basata ad Haifa, Belu-Simion Fainaru, che rappresenterà lo Stato ebraico, ha dichiarato ad ArtNews di vedere positivamente il nuovo allestimento, sottolineando la possibilità di esporre accanto a paesi come Emirati Arabi Uniti, Turchia e Arabia Saudita.

Caro benzina, il Cdm verso un decreto ad hoc

Un Consiglio dei ministri è previsto nella serata del 18 marzo. Sul tavolo possibili provvedimenti su carburanti e rincaro dei prezzi dell’energia dovuti al conflitto in Iran: si va verso il varo di un decreto legge ad hoc.

Caro benzina, il Cdm verso un decreto ad hoc
Palazzo Chigi (Imagoeconomica).

Meloni ha visto Giorgetti e Pichetto Fratin a Palazzo Chigi

In mattinata la premier Giorgia Meloni ha visto a Palazzo Chigi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin: sul tavolo il dossier carburanti, con un focus sulle misure per contrastare le possibili speculazioni. Da giorni imprese e associazioni dei consumatori chiedono al governo un intervento per mitigare il rialzo del prezzo dell’energia e quello dei carburanti.

Salvini: «Stanno prendendo corpo le proposte della Lega»

«C’è un Cdm questa sera e le proposte che stiamo avanzando come Lega da giorni, quindi un tetto al prezzo, un intervento sulle accise, anche una discussione a Bruxelles su altre forme di tasse come gli Ets che in questo momento non hanno senso, il Green Deal che è veramente un suicidio, stanno prendendo corpo», ha detto Matteo Salvini. A chi gli chiedeva di quantificare il tetto massimo al distributore, il ministro dei Trasporti ha risposto: «Assolutamente sotto i 2 euro. Una riduzione di 5-10 centesimi non sarebbe sicuramente sufficiente, l’obiettivo è scendere sotto l’1,90 per il diesel». Servirebbe dunque un taglio «da almeno 20-25 centesimi al litro», ha spiegato Salvini.

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