E-commerce, un volano per il Pil da 110 miliardi

L’e-commerce potrebbe generare un effetto volano di oltre 110 miliardi di euro (+6 per cento del Pil al 2022) per l’economia italiana ed è un elemento di contrasto all’inflazione. È quanto viene rilevato dal nuovo studio realizzato da The European HouseAmbrosetti in collaborazione con Amazon e presentato al forum di Cernobbio. Già oggi l’adozione dell’e-commerce ha permesso al sistema paese di generare 21 miliardi di euro di fatturato che altrimenti sarebbero mancati. Se tutte le imprese italiane adottassero il canale online per le vendite, si genererebbero 89 miliardi di euro aggiuntivi nell’economia.

Incremento fatturato per chi vende online

Inoltre, le imprese italiane che vendono online – secondo l’indagine condotta su 650 realtà – hanno riportato, grazie all’adozione del canale digitale, un incremento medio del fatturato dell’8,8 per cento, della marginalità dell’8,1 per cento e dell’export dell’8,1 per cento. I maggiori benefici si riscontrano per le piccole e medie imprese: una quota maggiore di Pmi riporta infatti un aumento del fatturato (+9,3 per cento), della marginalità (+64 per cento) e dell’export (+3 per cento) rispetto alle grandi imprese.

Ampliamento della clientela

«Chi vende online riconosce, inoltre, benefici anche sul canale fisico» – spiega Lorenzo Tavazzi, partner e responsabile area Scenari e Intelligence The European House – Ambrosetti – «riscontrando in particolare un aumento della brand awareness (7 su 10), un’innovazione dell’offerta basata su esperienza multicanale e un miglioramento del servizio di post-vendita (6 su 10) e un ampliamento della base di clientela nazionale ed estera (6 su 10)».

Aumentato il livello di competitività

Per Mariangela Marseglia, vp e country manager Amazon Italia e Spagna, «questi dati confermano come lo sviluppo dell’e-commerce abbia sostenuto il potere d’acquisto delle famiglie, aumentato il livello di competitività tra le imprese, stimolando la crescita del sistema economico italiano. Soprattutto in questo contesto macroeconomico sfidante, continueremo ad investire ed innovare per sostenere le priorità del Paese: crescita economica ed occupazionale, digitalizzazione, sostenibilità, competenze».

Al via da oggi il Supporto per la Formazione e Lavoro: a chi spettano i 350 euro e come richiederli


Da oggi 1 settembre 2023 parte il Supporto per la Formazione e il lavoro (SFL), strumento di sostegno e misura di attivazione al lavoro, che progressivamente sostituirà il Reddito di cittadinanza, insieme all'Assegno di Inclusione. Il sussidio è di 350 euro al mese, destinato alle persone tra i 18 e i 59 anni di età, con un Isee familiare inferiore a 6mila euro. Ecco come fare domanda sulla piattaforma Siisl.
Continua a leggere

Accordo con la Francia contro la chiusura del Monte Bianco

Il vicepremier Matteo Salvini ha avuto un nuovo momento di aggiornamento con il ministro francese dei trasporti Clément Beaune sulla situazione al Frejus. Entrambi hanno condiviso l’opportunità di evitare, almeno in questa fase, la chiusura del Traforo del Monte Bianco i cui lavori sono programmati dal quattro settembre al 18 dicembre. Lo ha reso noto il Mit.

LEGGI ANCHE: Frana in Savoia, 4 mila mezzi pesanti in un giorno al Bianco

Lavori da ricalendarizzare

L’intesa tra i due è che il traforo del Bianco non chiuda lunedì. I lavori andranno ricalendarizzati indipendentemente dalla riapertura del Frejus. Probabilmente slitteranno a settembre 2024. In ogni caso, chiarisce il  ministero, la formalizzazione della decisione spetta alla Conferenza intergovernativa che si dovrebbe tenere lunedì.

Dati Inps: a luglio un milione di famiglie con il reddito di cittadinanza

A luglio 2023, le famiglie con il reddito o la pensione di cittadinanza erano 1.038.865 per circa 564 euro medi a nucleo e 2.168.094 persone coinvolte. Lo si legge nell’Osservatorio Inps sul reddito di cittadinanza. Nel mese sono stati spesi 586,5 milioni.

Lo stop alla misura

Nel mese precedente lo stop della misura previsto dalla legge di Bilancio per le famiglie che non hanno componenti disabili, minori o over 60 e che non sono in una situazione di disagio accertato dai comuni le famiglie con un solo componente che hanno ricevuto il sussidio contro la povertà sono state 488.893 (il 47,06 per cento del totale) per un importo medio di 459 euro.

Fincantieri, completato un maxi ammodernamento per Crystal

Fincantieri ha completato l’ammodernamento in parallelo di due navi da crociera per Crystal (A&K Travel Group), consegnando nei giorni scorsi Crystal Symphony. La prima unità, Crystal Serenity, è rientrata nella flotta della società armatrice il 20 luglio. Il contratto è stato perfezionato a dicembre e i lavori si sono protratti per circa cinque mesi «elevando» – come spiegato da Fincantieri – «significativamente il livello di servizi e alloggi a bordo».

L’installazione di 100 nuove suite

È stata rivoluzionata la parte alberghiera delle unità, interessando anche quella impiantistica. In ciascuna nave, tre ponti sono stati trasformati con l’installazione di oltre 100 nuove suite e cabine di dimensioni doppia, tripla e talvolta quadrupla rispetto alle 230 precedenti. Ulteriori 100 sono state rimodernate, senza modificarne le dimensioni. I casinò sono stati rimossi per far spazio a lounge. Aggiornati anche gli aspetti legati alla sostenibilità ambientale.

Capacità massima tra 740 e 606 passeggeri

Infine, le carene sono state trattate con speciali vernici ecosiliconiche di ultima generazione, che riducono l’attrito e i consumi di carburante. «Si tratta di una delle più importanti commesse gestite presso il nostro arsenale triestino San Marco, che ci permette di consolidare ulteriormente la leadership di Fincantieri Services nel comparto refitting e refurbishment a livello globale che crescerà molto nei prossimi anni per la rivoluzione digitale e verde in corso», ha osservato Folgiero. Crystal Serenity e Crystal Symphony hanno una lunghezza di quasi 240 metri, una stazza di circa 51mila tonnellate e una capacità massima che oggi si attesta rispettivamente a circa 740 e 606 passeggeri.

Elettricità: verso un aumento del 7-10 per cento delle bollette

«Se rimangono questi prezzi» sui mercati «è certo che ci sarà un aumento sulla prossima bolletta dell’elettricità. Dal primo ottobre ci sarà un balzo fra il 7 e il 10 per cento delle tariffe elettriche per l’ultimo trimestre, il primo aumento, un po’ pesante, del 2023». Lo ha detto il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, commentando l’impennata del prezzo dell’elettricità in Borsa, con un rialzo del 30 per cento a 138 euro nell’ultima settimana.

«C’è stato un rincaro dei prezzi del gas»

Tabarelli ha spiegato che c’è stato «un rincaro dei prezzi del gas» nelle ultime settimane con un ritorno sopra i 30 euro per megawattora e «automaticamente quelli dell’elettricità salgono» e «metà della produzione italiana dell’elettricità si fa col gas». Il presidente di Nomisma ha aggiunto che a inizio settembre l’Arera «determinerà il prezzo di agosto del gas e si avrà solo un leggero aumento sotto il 2 per cento». Tuttavia, «le indicazioni per il prossimo inverno danno prezzi internazionali superiori del 40 per cento rispetto a quelli attuali e se si dovessero verificare le tariffe del gas di quest’inverno sarebbero superiori anche del 20 per cento rispetto alle attuali».

John Elkann ha lasciato la presidenza della Giovanni Agnelli Bv

John Elkann ha lasciato la presidenza della Giovanni Agnelli Bv, la cassaforte che controlla il 52 per cento della holding Exor. Come riportato da Milano Finanza, la nuova composizione emerge dalle carte che ufficializzano l’acquisizione del 15 per cento della Philips. A succedergli una persona esterna alla famiglia: Jeroen Preller, avvocato olandese, partner dello studio legale NautaDutilh.

LEGGI ANCHE: Dalla sanità alla tecnologia, così Elkann rivoluziona Exor

I sei esponenti dei tre rami della famiglia

Nella Giovanni Agnelli Bv restano presenti sei esponenti dei tre rami della famiglia Agnelli. Questa la nuova composizione della società formata da Jeroen Preller, chairman and board member; Andrea Agnelli board member; John Brouwer board member; Niccolò Camerana board Member; Benedetto Della Chiesa board member; Luca Ferrero de Gubernatis Ventigmiglia board Member; Alexandre von Furstenberg board member e Filippo Scognamiglio board Member.

Tim, Meloni: «Assumiamo il controllo strategico della Rete»

Il Consiglio dei ministri ha approvato due provvedimenti su Tim. Si tratta di un decreto legge per assicurare le risorse finanziarie e un Dpcm che autorizza il ministero dell’Economia a entrare nella Netco con una quota di minoranza. Il Dpcm rende operativo il memorandum d’intesa firmato il 10 agosto tra il ministero dell’Economia e il fondo americano Kkr per presentare un’offerta vincolante al consiglio di amministrazione di Tim per rilevare fino al 20 per cento della Necto, società della rete fissa.

La premier: «Salvaguardare i posti di lavoro»

«Dopo aver trovato una soluzione seria per Ita con un accordo con Lufthansa, Commissione Ue permettendo, e che a volte solleva problemi che difficilmente capiamo, ora è venuto il momento di dare una prospettiva a quello che è stato uno dei campioni internazionali delle telecomunicazioni», ha detto in Consiglio dei ministri la premier Giorgia Meloni parlando del Dpcm su Tim: «La direzione intrapresa dal governo è quella che il centrodestra ha sempre auspicato e sostenuto: assumere il controllo strategico della rete di telecomunicazioni e salvaguardare i posti di lavoro».

Giorgetti: «Nei prossimi mesi una soluzione definitiva»

«Speriamo che con questa azione si possa in qualche modo dare un quadro stabile e definitivo ad una vicenda che da molto tempo vive una situazione impasse e nei prossimi mesi potrebbe avere una soluzione definitiva», ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa dopo il cdm, illustrando i decreti approvati su Tim. La partecipazione del Mef alla Netco di Tim «sarà di minoranza per un importo massimo di 2 miliardo e 200 milioni», ha specificato Giorgetti.

Secondo Nagel della Bundesbank è «troppo presto per fermare i rialzi dei tassi»

Il numero uno della Bundesbank, Joachim Nagel, frena sulla fine della stretta monetaria della Banca centrale europea (Bce), rinviando le decisioni sui tassi a settembre. «Per me è troppo presto per pensare a una pausa, penso che dobbiamo aspettare i prossimi numeri», ha detto intervistato da Bloomberg a Jackson Hole.

Per il presidente della Bundesbank «c’è ancora della strada da fare»

«Nel board di luglio ci siamo accordati per aspettare i numeri che vedremo nel meeting di settembre e io seguirò questa strada». Nagel ha sottolineato che «anche se l’inflazione sta scendendo quella core è ancora “persistente”: non dobbiamo dimenticare che l’inflazione è ancora attorno al 5 per cento ed è ancora troppo alta. Il nostro target è il 2 per cento. Quindi c’è ancora della strada da fare».

Nel Regno Unito i top manager guadagnano 118 volte più dei dipendenti

Si accresce nel Regno Unito il divario salariale tra i top manager delle maggiori società quotate in Borsa, che hanno goduto di aumenti del 16 per cento nel 2022, e i dipendenti alle prese con la peggiore crisi del costo della vita in una generazione. Secondo infatti uno studio del think tank indipendente High Pay Centre, un amministratore delegato di una compagnia dell’indice Ftse 100 nel 2022 è stato pagato in media 118 volte più di un lavoratore a tempo pieno, rispetto alle 108 volte del 2021.

Il manager più ricco? Pascal Soriot di Astrazeneca

Il boss meglio retribuito è Pascal Soriot, amministratore delegato del colosso farmaceutico AstraZeneca, con 16,85 milioni di sterline, seguito da Charles Woodburn del gigante degli armamenti Bae Systems, che ha guadagnato 10,69 milioni di sterline. Sempre secondo la ricerca, la retribuzione media per un ceo del Ftse 100 è aumentata da 3,38 milioni di sterline nel 2021 a 3,91 milioni nel 2022. Mentre i salari dei lavoratori sono stati fortemente erosi dal caro vita. Critici i sindacati secondo cui i risultati mostrano come la Gran Bretagna sia diventata «una terra di estremi grotteschi». «Mentre milioni di famiglie hanno visto i loro bilanci devastati dalla crisi del costo della vita, i top manager hanno goduto di aumenti salariali eccezionali», ha affermato Paul Nowak, segretario generale di Tuc, massima organizzazione di coordinamento sindacale del Regno Unito.

Auto italiane più vecchie del 28 per cento in sette anni, più caro assicurarle

È aumentata del 28 per cento in sette anni l’età media del parco auto italiano, con sensibili incrementi di prezzo per le polizze assicurative. Questo è quanto emerge da un’indagine del comparatore di prezzi Facile.it su un campione di oltre 2,5 milioni di preventivi raccolti tra il 2016 e il 2023.

Auto più vecchie e prezzi delle assicurazioni più alte

Nei primi sei mesi dell’anno – rivela Facile.it – l’età media delle auto italiane è risultata essere pari a 11 anni e sette mesi: il sette per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2022, il 16 per cento in più sul 2021 e il 28 per cento rispetto al primo semestre del 2016. Da Facile.it dichiarano che si tratta di vetture che «di anno in anno diventano sempre più vecchie e, inevitabilmente, meno sicure e più dispendiose dal punto di vista dei consumi». Ma non solo, secondo il sito web comparatore di prezzi infatti, c’è una relazione tra costo della polizza Rc auto e l’anzianità della vettura. A parità di condizioni, un veicolo con un’età media di 10 anni paga circa 201 euro, che salgono a 251 euro se gli anni sono 11 e raggiunge i 306 euro se ha 14 anni.

Philip Morris, Hannappel: «38mila posti di lavoro e mezzo punto pil per l’Italia in sei anni»

Marco Hannappel, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia, ha fornito i dati sul contributo del gruppo al paese, nel corso del panel Accettare la sfida del cambiamento per crescere del meeting di Rimini. «Trentottomila posti di lavoro e mezzo punto di pil del paese in 6 anni e mezzo».

Philip Morris in Italia: «Non c’è un investimento più grande»

Hannappel, che ricopre anche la carica di presidente Europa Sud-Occidentale di Philip Morris International, ha sottolineato come l’azienda abbia costituito «nel nostro Paese non una fabbrica, ma una filiera integrata che è il più grande investimento realizzato in questo secolo in Italia». Si tratta infatti di «1,2 di investimento con un importantissimo profilo, che è la creazione di un prodotto che non esiste, con macchinari che non esistono per essere esportato in tutto il modo a tempo record».

«Acquistiamo tutto il prodotto Coldiretti»

Il presidente e ad ha spiegato: «Questo impianto da solo esporta più di tutto l’olio di oliva e dei motorini italiani» aggiungendo che «fino a 6 anni fa era un prato di sterpaglie». Hannappel ha specificato il coinvolgimento dell’agricoltura italiana: «Acquistiamo tutto il prodotto Coldiretti. Abbiamo creato un impianto industriale che sviluppa non solo un prodotto fisico, ma anche nuove fabbriche». E ancora: «In Italia operiamo con 7.500 imprese» soffermandosi sul come «le pmi italiane necessitano del capofila».

 

Ruffini, controlli incrociati sui conti correnti: «Già partiti, presto i risultati»

«Abbiamo spostato l’asticella in alto. Il nostro lavoro sarà valutato anche e soprattutto sull’incremento dei servizi telematici, sulla accelerazione dei rimborsi, sul contenzioso». Così ha dichiarato al Corriere della Sera il direttore dell’agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini. «All’obiettivo di recuperare 2,8 miliardi dall’evasione», spiega, si è arrivati «recuperando capacità operativa, grazie a un ambizioso piano di reclutamento di 11 mila funzionari».

Il direttore dell'agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, riguardo ai controlli sui conti correnti ha dichiarato che presto ci saranno i primi risultati.
Ernesto Maria Ruffini, direttore Agenzia delle Entrate (Imagoeconomica).

Obiettivi affidati dal Pnrr: «Invio di oltre 3 milioni di lettere»

«La riduzione del tax gap» – dice ancora – «è un obiettivo condizionato da tanti fattori, non solo fiscali. Per quanto riguarda gli obiettivi affidati dal Pnrr all’Agenzia abbiamo ancora entro fine 2024 l’invio di oltre 3 milioni di lettere di compliance, per un incasso di 2,77 miliardi. La buona notizia è che li raggiungeremo interamente già a ottobre, con più di un anno di anticipo, avendo già realizzato il 99 per cento degli incassi». Rispetto a chi parla di «pizzo di Stato», Ruffini commenta: «L’Agenzia si limita ad applicare la legge. Oltre l’80 per cento del totale dell’evasione riguarda chi non presenta la dichiarazione dei redditi o la presenta in modo infedele; meno del 20 per cento, la cosiddetta evasione da versamento, cioè di chi presenta la dichiarazione, ma poi non salda quanto deve».

Il direttore dell'agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, riguardo ai controlli sui conti correnti ha dichiarato che presto ci saranno i primi risultati.
Ernesto Maria Ruffini, direttore Agenzia delle Entrate (Imagoeconomica).

Controlli incrociati e conti correnti: «Presto i primi risultati»

Parlando dei controlli incrociati con l’anagrafe finanziaria, prosegue Ruffini, «È presto per fare previsioni, anche perché solo a maggio abbiamo completato le attività richieste dal Garante per la privacy. L’Archivio dei conti correnti è una risorsa fondamentale perché consente di intercettare, ad esempio, i soggetti con residenza fittizia all’estero ma che hanno conti correnti nel nostro Paese. Stiamo già partendo. E presto avremo i primi risultati». Per il direttore il fisco «non può essere amico del contribuente» e aggiunge: «Gli amici ce li scegliamo, non me li può dare la legge, gli amici stanno altrove. Il fisco può essere un corretto equo interlocutore, deve essere questo. Io non vorrei avere un fisco amico ma un fisco con cui interloquire in modo corretto».

Crac Evergrande, ora l’economia della Cina teme l’effetto contagio

Nel 2021 aveva dichiarato di avere debiti per 300 miliardi di dollari. Ora Evergrande, seconda azienda di sviluppo immobiliare in Cina e simbolo della crisi del settore nel Dragone, ha presentato istanza di fallimento in un tribunale a Manhattan. La società ha invocato il Chapter 15 del codice fallimentare Usa (simile all’amministrazione straordinaria italiana), che protegge le società non statunitensi in fase di ristrutturazione dai creditori che sperano di farle causa o di bloccarle beni nel Paese. Il passo compiuto da Evergrande, che spera in questo modo di limitare i danni, rischia di aver pesanti ripercussioni in Cina. E non solo.

Crac Evergrande, ora l'economia della Cina teme l'effetto contagio
Cina in ansia per il crac di Evergrande (Getty).

La bancarotta di Evergrande non è un fulmine a ciel sereno

All’inizio del 2023, Evergrande ha presentato il suo atteso piano di ristrutturazione del debito, il più grande mai realizzato in Cina. Nello specifico, a New York ha chiesto il riconoscimento dei colloqui di ristrutturazione in corso a Hong Kong, nelle Isole Cayman e nelle Isole Vergini britanniche. L’iniziativa di Evergrande rappresenta una svolta, ma non è esattamente un fulmine a ciel sereno: era infatti andata in insolvenza nel 2021 a causa del forte indebitamento (più di 300 miliardi di dollari), scatenando un’enorme crisi nel settore immobiliare cinese, a lungo considerato un motore di crescita vitale per la seconda economia mondiale, di cui ha rappresentato fino al 30 per cento del Pil.

Fallimento del colosso immobiliare Evergrande, dopo il fallimento l'economia della Cina teme l'effetto contagio.
Evergrande Centre, Hong Kong (Getty Images).

Il fondatore Xu Jiayin era l’uomo più ricco della Cina

Fondata da Xu Jiayin nel 1996, Evergrande una dozzina di anni dopo aveva raccolto 722 milioni in un’offerta pubblica iniziale alla Borsa di Hong Kong, per poi avventurarsi in una serie di operazioni rischiose in altri settori come industria agroalimentare, automotive (nell’elettrico) e calcio, investendo pesantemente nel Guangzhou (ribattezzato appunto “Guangzhou Evergrande”), capace di vincere otto campionati cinesi e due Champions League asiatiche. Nel 2017 le azioni di Evergrande erano salite di quattro volte il loro valore, rendendo il fondatore Xu Jiayin l’uomo più ricco della Repubblica popolare.

Crac Evergrande, ora l'economia della Cina teme l'effetto contagio
Il fondatore di Evergrande Xu Jiayn (Imagoeconomica).

Negli ultimi due anni aveva perso 81 miliardi di dollari

Ma non era tutto oro quello che luccicava. La crisi di Evergrande è iniziata (o meglio è venuta a galla) nella seconda metà del 2021, quando la società ha mancato il pagamento dei suoi bond in dollari. Pechino aveva chiesto – cioè ordinato – a Xu Jiayin di pagare di tasca sua gli interessi sulle obbligazioni: sul colosso cinese pesava un debito monstre di 300 miliardi di dollari, pari al 2 per cento del Pil della Cina. A fine luglio del 2023, dunque pochi giorni fa, la società ha rivelato di aver perso in totale 81 miliardi di dollari negli ultimi due anni. Sul gruppo, finito nella stretta ai prestiti bancari decisa dalla leadership comunista, è caduta anche la tegola della controllata al 63 per cento Hengda Real Estate, il suo core business immobiliare: la compagnia è finita nel mirino della China Securities Regulatory Commission per la sospetta manipolazione dei dati finanziari. Pur non essendo quotata, Hengda ha continuato a emettere bond e a raccogliere finanziamenti a dispetto delle difficoltà della holding. Il tracollo di Evergrande, il maggiore gruppo immobiliare sull’orlo del fallimento, potrebbe diventare la nuova Lehman Brothers della Cina.

Fallimento del colosso immobiliare Evergrande, dopo il fallimento l'economia della Cina teme l'effetto contagio.
Un complesso residenziale costruito da Evergrande a Pechino (Getty Images).

L’altro colosso Country Garden rischia il default a settembre

Evergrande, si legge sul sito ufficiale, ha oltre 1.300 progetti immobiliari in più di 280 città. Ma metà sono bloccati da tempo per mancanza di liquidità. L’azienda occupa 200 mila persone, tuttavia migliaia di compagnie tra fornitori e clienti dipendono di fatto da Evergrande: ora ci sono circa 4 milioni di posti di lavoro a rischio e le ripercussioni del tracollo potrebbero essere persino più ampie. Basta guardarsi indietro per capire il pericolo: dall’inizio della crisi del debito del settore a metà del 2021, le società che rappresentano il 40 per cento delle vendite di case cinesi sono andate in default, da Kasia a Fantasia fio a Shimao. Adesso a tremare è Country Garden, il più grande promotore immobiliare privato della Cina, che questo mese non è stato in grado di rimborsare due rate di interessi sui prestiti e rischia formalmente il default a settembre se non paga. Come altri grandi sviluppatori privati, Country Garden ha continuato a prendere prestiti per ripagare i prestiti già ottenuti, operando sul presupposto che avrebbe continuato a espandersi. Ma così non è stato.

Fallimento del colosso immobiliare Evergrande, dopo il fallimento l'economia della Cina teme l'effetto contagio.
Un progetto immobiliare di Country Garden a Pechino (Getty Images).

L’economia cinese, già in frenata, adesso teme l’effetto domino

L’attività immobiliare cinese è stata penalizzata dal calo della fiducia dei consumatori e dal rallentamento dell’economia globale, che sta pesando sulla domanda di beni cinesi e quindi sull’economia del Dragone. La Cina teme ora l’effetto domino: banche, privati e istituzioni pubbliche che vantano crediti con Evergrande rischiano di non vedersi restituiti i soldi, cosa che potrebbe portare a ulteriori fallimenti. Il tutto nel quadro di un’economia in frenata. Per sostenere la crescita, la Banca popolare cinese ha iniettato la più grande quantità di liquidità da febbraio e tagliato il tasso di interesse praticato sui finanziamenti a medio termine di 15 punti base (il più ampio dal 2020) portandolo al 2,5 per cento. Intanto, le grandi banche d’affari, da Morgan Stanley a JP Morgan, fino a Barclays e Nomura, continuano a tagliare le previsioni di crescita della Cina, ritenendo poco probabile il conseguimento del target del 5 per cento fissato per quest’anno dal governo di Pechino.

Le grandi banche tagliano le stime di crescita della Cina

Le grandi banche d’affari continuano a tagliare le previsioni di crescita della Cina, alle prese con la crisi del settore immobiliare e con un’economia che fatica ad accelerare dopo la crisi pandemica, ritenendo poco probabile il conseguimento del target del 5 per cento fissato per quest’anno dal governo di Pechino.

Nomura abbassa le stime di crescita al 4,6 per cento

Nomura, riferisce l’agenzia Bloomberg, ha tagliato le stime di crescita dal 5,1 per cento al 4,6 per cento dopo i dati macro sotto le attese di luglio e la persistente «spirale al ribasso» dell’economia. «Nei prossimi mesi la crescita subirà ulteriori pressioni mentre la domanda repressa post-pandemica per i viaggi fa il suo corso», ha affermato la banca giapponese secondo cui è più probabile che Pechino manchi l’obiettivo di crescita al 5 per cento.

Il taglio segue quelli di Morgan Stanley, Jp Morgan e Barclays

Il taglio di Nomura segue quello di Morgan Stanley che mercoledì 16 agosto 2023 ha ridotto le sue stime di crescita per il 2023 dal 5 al 4,7 per cento alla luce di un «più ripido rallentamento degli investimenti nell’ambito di un delevereging nel settore immobiliare e da parte dei veicoli di finanziamento dei governi locali, con effetti a catena sui consumi». In precedenza erano state Jp Morgan e Barclays a ridurre le proprie previsioni, rispettivamente, dal 5 al 4,8 per cento e dal 4,9 per cento al 4,5 per cento, spinte dalle difficoltà in cui si dibatte il settore immobiliare e dai dati deludenti di luglio su consumi, esportazioni, credito e mercato immobiliare residenziale.

Pagamento Assegno Unico ad agosto 2023: nuove date accredito Inps, arretrati e aumenti


L'assegno unico di questo mese verrà accreditato il 18, il 21 e il 22 agosto 2023 a quelle famiglie che l'hanno già ricevuto nei mesi scorsi e per i quali la rata non ha subito nessuna variazione, dal 20 al 30 agosto a chi ha percepito mutamenti nelle condizioni del nucleo e dell’Isee. Dal 16 al 28 agosto 2023 vedranno l'accredito i percettori di reddito di cittadinanza che non hanno ricevuto nessun avviso di sospensione.
Continua a leggere

Cina, fa paura la frenata dell’economia: così il governo la nasconde

Il governo di Pechino ha sospeso la pubblicazione dei dati sulla disoccupazione giovanile, che a giugno tra i 16 e i 24 anni, nelle aree urbane, ha raggiunto il 21,3 per cento. Una cifra decisamente alta per gli standard locali. L’istituto di statistica ha motivato lo stop con il fatto che il metodo di raccolta ed elaborazione di questi dati è da migliorare. Secondo molti esperti, invece, si tratta di un tentativo da parte della Cina di nascondere le debolezze dell’economia della Repubblica popolare. Che, a dispetto delle previsioni, non è cresciuta a ritmi vigorosi dopo la fine delle restrizioni anti-Covid. Anzi.

Cina, fa paura la frenata dell'economia il governo blocca la pubblicazione dei dati sulla disoccupazione giovanile.
Operaia tessile di Haian (Getty Images).

La crisi del settore immobiliare, molto importante per l’economia cinese

In Cina il Pil sta crescendo meno delle attese e da luglio la Repubblica popolare è persino entrata in deflazione. Debole l’andamento dei consumi, mentre il settore immobiliare (molto importante per l’economia di Pechino) non si è ancora ripreso dalla crisi degli ultimi anni: i prezzi delle nuove case in Cina sono scesi a luglio dello 0,2 per cento mensile, per prima volta nel 2023. Secondo l’Ufficio nazionale di statistica, i prezzi hanno segnato un calo annuo dello 0,1 per cento. La nuova frenata è maturata nel mezzo del peggioramento della crisi del debito, che sta interessando i principali sviluppatori immobiliari. Zhongrong International Trust, per esempio, ha mancato i pagamenti dovuti su dozzine di prodotti e non ha piani immediati per onorare gli impegni, indicando problemi più profondi di quanto emerso finora. E il colosso del settore Country Gardner Holdings, che in borsa ha perso il 41 per cento nell’ultimo mese, non è stato in grado di pagare due rimborsi di interessi sui prestiti ed è a rischio di insolvenza. In generale gli investimenti nel settore si sono attestati a gennaio-luglio a 6.770 miliardi di yuan (927 miliardi di euro), in calo annuo dell’8,5 per cento (-7,6 per cento la parte residenziale). La valuta cinese, peraltro, è ai minimi da 16 anni sul dollaro.

Cina, fa paura la frenata dell'economia il governo blocca la pubblicazione dei dati sulla disoccupazione giovanile.
Lo yuan è ai minimi da 16 anni sul dollaro (Getty Images).

Gli analisti si aspettavano una frenata dell’economia, ma più moderata

Il tasso di disoccupazione, che in Cina viene calcolato solo per le aree urbane, è tra l’altro in grado di fornire solo un quadro parziale della situazione. E lo stesso vale per il dato generale della popolazione attiva, che esclude le zone rurali del Paese (anch’esso aumentato fino al 5,3 per cento). «Se non c’è nessun annuncio, allora non c’è neanche nessun disoccupato», ha ironizzato un utente di Weibo. In questo contesto le vendite al dettaglio, principale indicatore dei consumi delle famiglie – che in generale in Cina hanno una scarsa propensione alla spesa – sono salite solo del 2,5 per cento su base annua a luglio. Anche la produzione industriale ha rallentato: +3,7 per cento, dopo il 4,4 per cento del mese precedente. Gli analisti si aspettavano una frenata, ma più moderata.

Cina, fa paura la frenata dell'economia il governo blocca la pubblicazione dei dati sulla disoccupazione giovanile.
L’economia cinese non sta crescendo come previsto (Getty Images).

La Banca popolare cinese corre ai ripari: basterà per nascondere i problemi?

Per sostenere la crescita economica, la Banca popolare cinese ha iniettato la più grande quantità di liquidità dal febbraio 2023 e tagliato il tasso di interesse praticato sui finanziamenti a un anno (medio termine) di 15 punti base, il più ampio dal 2020, portandolo al 2,5 per cento: una mossa che abbassa i costi di finanziamento delle banche per incoraggiarle a concedere più credito e a condizioni più favorevoli. L’economia del Paese con il secondo Pil del Pianeta che e secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale dovrebbe essere il maggiore contribuente alla crescita mondiale fino al 2028, si è inceppata. E Pechino, pare, sta facendo di tutto per nasconderlo, soprattutto per evitare la fuga delle aziende che potrebbero pensare di spostare altrove le proprie produzioni e filiali.

Le mosse di Mosca dopo il crollo del rublo per salvare l’economia e aggirare le sanzioni

Dopo avere subito una caduta libera nelle ultime settimane, il rublo ha toccato il 14 agosto i livelli più bassi da marzo 2022, poco dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Il dollaro ha sfondato la barriera psicologica dei 100 rubli e l’euro quella dei 110 rubli: dopo l’annuncio la valuta americana è scesa sotto i 99 rubli e quella europea sotto i 108. Ma non si può certo dire che l’allarme sia cessato. Per arginare il crollo, la Banca centrale della Federazione russa è corsa ai ripari aumentando i tassi di interesse, mentre nel Paese è scattata la (criticata) sperimentazione del rublo digitale.

Crollo del rublo, le mosse di Mosca per salvare l'economia russa e aggirare le sanzioni occidentali.
Russia, continua la svalutazione del rublo (Getty Images).

Riduzione delle esportazioni e aumento delle importazioni: i motivi del crollo

Nei giorni successivi all’invasione dell’Ucraina, il rublo si era fortemente svalutato, toccando un picco di 140 per un dollaro. Poi aveva registrato un periodo di performance positivo di circa sei mesi, nel corso dei quali aveva raddoppiato il suo valore raggiungendo il range dei 50-60 rubli per dollaro. Nel corso del 2023 ha però perso oltre il 30 per cento. Il Cremlino, da parte sua, ha attribuito la caduta libera alla «politica monetaria accomodante» della Banca di Russia. Nella riunione di emergenza del 15 agosto, la direttrice Elvira Nabiullina ha spiegato invece che l’indebolimento della moneta nazionale è provocato dalla forte riduzione del surplus delle partite correnti: in particolare a pesare è (causa sanzioni) la riduzione delle esportazioni di petrolio e gas, principali fonti di guadagno dall’estero per il Paese, e l’aumento delle importazioni dovuto allo sforzo bellico.

Crollo del rublo, le mosse di Mosca per salvare l'economia russa e aggirare le sanzioni occidentali.
Elvira Nabiullina (Getty Images).

La mossa della Banca Centrale di Russia: su i tassi di interesse

Vladimir Milov, ex viceministro attualmente in esilio, ha detto che Mosca si trova ad affrontare sorta di «carestia valutaria», poiché è sempre meno – appunto – la valuta che entra nel Paese. Nabiullina, salutata nel 2022 come l’artefice del salvataggio delle finanze russe di fronte alle sanzioni senza precedenti imposte dai Paesi occidentali, ha annunciato l’innalzamento dei tassi di interesse dall’8,5 al 12 per cento, provando a convincere tutti che l’economia di Mosca non è comunque in crisi. L’obiettivo è riportare l’inflazione al 4 per cento nel 2024, per poi stabilizzarla in futuro.

Crollo del rublo, le mosse di Mosca per salvare l'economia russa e aggirare le sanzioni occidentali.
Crollo del rublo, il Cremlino corre ai ripari (Getty Images).

Le elezioni si avvicinano, Putin teme il malcontento dei cittadini

Di tutto pur di arginare il crollo del rublo, che sta provocando un aumento dell’inflazione, con forte rialzo dei prezzi e abbassamento del tenore di vita dei cittadini russi. È già sceso molto e potrebbe scendere ancora. Molto banalmente, un rublo più debole significa cittadini più poveri. E questo è qualcosa che Vladimir Putin vuole evitare, in vista delle elezioni del 2024. Le sicurezze politiche dello zar non possono vacillare. Per proteggere il rublo dagli effetti delle sanzioni, la Russia ha cercato di sviluppare rapidamente alternative al sistema di pagamenti globali Swift – da cui le sue banche sono state in gran parte bandite – dedollarizzando le sue transazioni. Da qui il lancio del rublo digitale.

Crollo del rublo, le mosse di Mosca per salvare l'economia russa e aggirare le sanzioni occidentali.
Russia, avviata la sperimentazione del rublo digitale (Getty Images).

Al via la sperimentazione del rublo digitale

Mosca ha appena avviato la fase di prova di una versione digitale della sua valuta basata sulla tecnologia blockchain. La sperimentazione coinvolge con 13 banche russe e 600 cittadini volontari, con pagamenti possibili in 30 punti vendita dislocati in 11 città del Paese. «Vtb è stata la prima banca a condurre con successo transazioni con rubli digitali nella sua applicazione mobile», ha annunciato il secondo istituto bancario di Russia. «Le operazioni saranno gratuite per i cittadini e con una commissione minima per le imprese», ha detto la Bcr. A differenza delle criptovalute, anch’esse basate sulla blockchain (tecnologia che consente transazioni dirette da un libro mastro decentralizzato), il rublo digitale fa parte della Cbdc (“Central bank digital currency”), ampiamente controllata. Viene emesso direttamente dalla Banca centrale russa e conservato in portafogli elettronici. A supervisionare la sicurezza del sistema è direttamente l’Fsb e questo è un aspetto fortemente criticato: se le autorità dicono di volere un rublo digitale per rendere i pagamenti più sicuri, in molti ritengono invece che l’introduzione di una tale forma di moneta consentirà al governo di controllare ancora di più i cittadini. Fatto sta che la Russia è diventato il 21esimo Paese al mondo ad aver avviato la sperimentazione di una moneta digitale (11 quelli che hanno già introdotto una Cbdc): Mosca spera di estendere il rublo digitale a tutti i russi che lo desiderano «entro il 2025-2027», ha fatto sapere la Banca centrale.

Il debito pubblico cresce ancora: a giugno 2.843 miliardi

A giugno 2023 il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 27,8 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.843,1 miliardi. Lo ha reso noto la Banca d’Italia.

Crescono le disponibilità liquide del Tesoro e il fabbisogno delle amministrazioni

Da Palazzo Koch fanno sapere che: «L’incremento riflette la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (14,2 miliardi, a 41,8), il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (12,3 miliardi), nonché l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (1,3 miliardi)».

 

Exor compra il 15 per cento di Philips: operazione da 2,6 miliardi di euro

Exor ha raggiunto un accordo con Philips, in base al quale la holding della famiglia Agnelli ha acquisito una partecipazione del 15 per cento della società leader mondiale nella tecnologia per il settore della salute e un tempo colosso dell’elettronica di consumo. L’operazione, interamente finanziata con cassa, vale circa 2,6 miliardi di euro ai valori attuali dell’azienda olandese, che capitalizza più di 17 miliardi di euro. L’accordo prevede l’impegno di Exor a essere un investitore di minoranza di lungo termine, con il diritto di proporre un componente del Consiglio di sorveglianza di Philips.

Exor, la holding della famiglia Agnelli ha comprato il 15 per cento di Philips: operazione da 2,6 miliardi di euro.
John Elkann (Getty Images).

Exor potrà aumentare la sua quota fino al 20 per cento

«Il percorso di cambiamento intrapreso da Philips negli ultimi anni ha creato un’azienda che unisce due aree, sanità e tecnologia, in cui siamo impegnati», ha commentato John Elkann, ceo di Exor. A novembre 2022, la holding degli Agnelli ha annunciato una spesa da 6,5 miliardi in acquisizioni e investimenti: l’operazione rientra nella strategia di Exor di puntare sulla tecnologia per la salute, settore nel quale nel 2022 ha già speso un miliardo di euro. Sebbene per il momento non preveda di acquistare ulteriori azioni Philips, in base all’accordo Exor potrà aumentare la propria partecipazione fino a un limite massimo del 20 per cento del capitale azionario ordinario.

Exor, la holding della famiglia Agnelli ha comprato il 15 per cento di Philips: operazione da 2,6 miliardi di euro.
La sede di Philips ad Amsterdam (Getty Images).

Philips, dall’elettronica alla tecnologia per la salute

«La strategia e il piano di creazione di valore con impatto sostenibile di Philips si basano sull’obiettivo di migliorare la salute e il benessere delle persone attraverso un’innovazione utile e efficace. L’azienda detiene posizioni di leadership in rilevanti segmenti di mercato nel settore della tecnologia per la salute, grazie a un portafoglio prodotti innovativo e a una solida base di clienti», spiega una nota di Exor. Dopo essere stata per più di 120 anni tra le maggiori aziende al mondo nel settore dell’elettronica, Philips ha scorporato e venduto tali attività a partire dal 2011, per concentrarsi sempre di più nel settore delle nuove tecnologie per la salute.

Rublo a picco, ma così giù da marzo 2022

Continua l’indebolimento del rublo contro le principali valute estere.  La valuta russa scambia a 101,498 sul dollaro (+1,96 per cento) e a 111,127 sull’euro (+1,80 per cento), alle 12.30 ore italiane, toccando un nuovo minimo da marzo 2022, quando il conflitto in Ucraina era appena iniziato.

Nel 2023 il rublo ha perso il 30 per cento del suo valore rispetto al dollaro

Nei giorni successivi all’invasione Russa in Ucraina del 24 febbraio 2022, il rublo si era fortemente svalutato, toccando un picco di 140 per un dollaro. Poi la moneta aveva registrato un periodo di performance positivo di circa sei mesi, nel corso dei quali aveva raddoppiato il proprio valore raggiungendo il range dei 50-60 rubli per dollaro. Nel corso dell’anno, il rublo ha poi perso circa il 30 per cento del suo valore rispetto al dollaro Usa e all’euro. Ad alimentare la caduta verticale del rublo è stata una combinazione di fattori: sanzioni internazionali, riduzione delle entrate a causa del taglio alle esportazioni di petrolio, flussi valutari squilibrati, fuga di capitali, crisi della forza lavoro, con la sola industria bellica – in pratica – a sostenere l’economia di Mosca.

Rublo a picco, ma così giù da marzo 2022. Superata la soglia psicologica dei 100 rubli per un dollaro Usa.
Rublo a picco, ma così giù da marzo 2022 (Getty Images).

Le accuse del Cremlino alla Banca centrale della Federazione Russa

Maxim Oreshkin, consigliere economico di Vladimir Putin, ha dichiarato che il Cremlino vuole un rublo forte, attribuendo il crollo del 30 per cento registrato da inizio 2023 a una politica monetaria accomodante da parte della Banca centrale della Federazione Russa, che avrebbe «tutti gli strumenti per normalizzare la situazione nel prossimo futuro e garantire che i tassi sui prestiti siano ridotti a livelli sostenibili».

Memorandum Mef-Kkr, ministero fino al 20 per cento nella rete Tim

È stato siglato il memorandum of understanding tra Kkr e il ministero dell’Economia. L’accordo prevede un’offerta vincolante che stabilisce tra l’altro l’ingresso del Mef con una quota fino al 20 per cento nella Netco, la società della rete di Tim.

Governo, ruolo «decisivo nelle scelte strategiche»

Nel memorandum di intesa tra il fondo americano Kkr e il ministero dell’Economia e delle finanze inoltre, fa sapere il Mef, «i termini dell’offerta dal punto di vista dei rapporti tra le parti prevedono un ruolo decisivo del governo nella definizione delle scelte strategiche» della Netco, la rete di Tim. I prossimi passaggi «saranno relativi all’adozione di un Dpcm per completare l’iter procedurale».

Caro voli, Urso risponde a Ryanair: «Insofferente a regole del mercato»

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha risposto a Ryanair durante un’intervista a Tgcom24. L’ad della compagnia low cost, Eddie Wilson, interpellato da Ansa, ha definito «ridicolo e illegale» il decreto del governo in cui sono inserite le norme contro il caro voli e l’algoritmo sulle tariffe. Oggi Urso replica a muso duro: «Ryanair ha bisogno di buoni consiglieri di diritto commerciale, di qualcuno che si intende di mercato e diritti dei cittadini perché negli anni ha manifestato una certa insofferenza alle regole di mercato».

LEGGI ANCHEL’ad di Ryanair: «Il decreto sui voli è ridicolo e illegale. Va cancellato»

Urso replica a Ryanair: «Sanzionati 11 volte»
L’ad Eddie Wilson (Imagoeconomica).

Urso: «Ryanair sanzionata 11 volte»

Urso ha poi proseguito: «Ryanair è stata sanzionata 11 volte negli ultimi anni dall’autorità per la concorrenza e il mercato. Siamo intervenuti con un decreto che tutela il mercato e i consumatori. Il mercato non è il far west dove speculatori approfittano, viene regolato dallo Stato, dalle leggi, dalle autorità e dalla Ue». Ieri mattina l’incontro con l’ad Wilson, «poi abbiamo avuto un confronto con Ita perché è nostra intenzione aprire un tavolo per potenziare il traffico aereo anche a fronte di eventi come il Giubileo e le Olimpiadi di Cortina-Milano e poi il Giubileo del 2033».

Urso replica a Ryanair: «Sanzionati 11 volte»
Un velivolo di Ryanair (Getty).

Il ministro sull’algoritmo

Il ministro ha poi parlato anche dell’algoritmo: «Non è una invenzione sovietica perché non esisteva ai tempi del soviet. Nasce nella patria dei diritti, gli Stati Uniti». E insiste parlando di un meccanismo «che a seconda della capacità di spesa dell’utente propone prezzi diversi, o a seconda delle esigenze del momento libera dei posti, una sorta di asta dei voli, una profilazione degli utenti che non è ammissibile. Noi siamo intervenuti secondo le regole europee e siamo disponibili a fornire tutti i chiarimenti. Lo stato ha il dovere di intervenire quando il cittadino è sottoposto a un’azione che non risponde alle regole di mercato».

Per Moody’s la tassa sulle banche è negativa per il settore

Secondo gli analisti di Moody’s, la nuova tassa sugli extra profitti «è credit negative» per il settore. Secondo i calcoli proforma su cinque banche che rappresentano oltre il 60 per cento del margine di interesse del sistema bancario italiano a fine 2022 (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Bper, Banco Bpm e Mps), «la nuova imposta ridurrà sensibilmente il loro reddito netto» con un peso di «circa il 15 per cento dell’utile netto 2022 del sistema». L’imposta va inoltre «ad aggiungersi a una serie di altri vincoli alla redditività delle banche italiane come la modesta attività di prestito o l’aumento delle spese operative». Eppure per il 2023, sottolineano gli analisti, «al netto dell’imposta sugli extra profitti la redditività rimarrebbe al di sopra dell’utile netto del 2022». Gli esperti hanno infatti dichiarato che il report «non annuncia un’azione di valutazione del credito».

L’Italia ha seguito l’esempio di altri paesi europei

Sull’extra tassa sulle banche, l’Italia sta seguendo altri paesi europei che hanno imposto tasse simili sui loro sistemi bancari come la Spagna, l’Ungheria e la Repubblica Ceca. Ma gli analisti hanno precisato che, «a differenza del regime italiano che si applica a tutte le banche del Paese, il prelievo spagnolo si applica solo alle banche che hanno generato più di 800 milioni di euro di reddito imponibile nel 2019 o che sono vigilati dalla Banca Centrale Europea».

L’Abi si riunisce per fare il punto

Intanto nella mattinata di giovedì 10 agosto, secondo quanto si apprende, si è tenuta la riunione del comitato di presidenza dell’Abi (si sarebbe svolta da remoto), decisa per fare il punto sulla decisione del governo di tassare gli extraprofitti delle banche. Una mossa che ha colto di sorpresa gli istituti di credito, i cui titoli a Piazza Affari sono stati protagonisti di un tonfo prima del rimbalzo del giorno precedente. Al momento non è stata diffusa alcuna comunicazione.

 

 

Francesco Beccali nominato cfo di Terna

Francesco Beccali, attualmente responsabile finanza di Terna, assumerà il ruolo di direttore amministrazione, finanza e controllo (chief financial officer) del gruppo a partire dal primo settembre. Lo rende noto la società. Il consiglio di amministrazione ha quindi attribuito a Beccali la carica di dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari.

Il Consiglio di amministrazione ha nominato Francesco Beccali cfo di Terna. L'incarico a partire dal primo settembre.
Giuseppina Di Foggia, amministratore delegato di Terna.
(Imagoeconomica).

Chi è Francesco Beccali

Nato a Roma nel 1973 e laureato in economia e commercio, Francesco Beccali ha una lunga esperienza nel gruppo Terna dove è entrato nel 2011 con il ruolo di responsabile finanza. In precedenza, ha lavorato in Bnp Paribas, in Bnl e in Cofiri, dove ha ricoperto incarichi di responsabilità crescenti. In Terna è stato anche consigliere di amministrazione di Crnogorski Elektroprenosni System (Cges), la società che gestisce la rete di trasmissione elettrica del Montenegro.