Salernitana, in ricordo di Giuseppe Plaitano

di Enzo Sica

28 aprile 1963, 28 aprile 2026. Una data che tanti tifosi salernitani della nostra età ricordano, legata soprattutto alla gara tra Salernitana e Potenza del campionato di serie C che si disputò, proprio nella domenica delle elezioni politiche dell’epoca, allo stadio Vestuti, finita con l’invasione di campo e la morte di Giuseppe Plaitano, 48 anni aveva il maresciallo maggiore della Marina, primo tifoso a perdere la vita in uno stadio per un colpo di pistola esploso in aria per disperdere la folla che aveva invaso il terreno di gioco per delle decisioni poco consone alla gara stessa contro la Salernitana da parte del direttore di gara che dirigeva quella partita. Sessantatré anni sono trascorsi da allora, oltre mezzo secolo di vita ma il ricordo è nitido da parte di Umberto, ex funzionario del Comune di Salerno che allora aveva solo 19 anni e si trovava con il papà in tribuna per assistere a quella gara e che ci porta indietro con la mente a quella infausta giornata. <E’ chiaro – dice subito – che un avvenimento del genere come la morte di un genitore non potrà mai essere cancellato dalla mia mente visto che si stava assistendo solo ad una partita di calcio finita, poi, in tragedia per la mia famiglia> Raccontiamola allora quella giornata, Umberto. <Papà, ricordo, era un grande tifoso della Salernitana e mi portava sempre allo stadio quando la nostra squadra giocava al Vestuti. Abitavamo nella zona Carmine, in via Vernieri, quindi eravamo vicino al Vestuti per cui potevamo raggiungere facilmente l’impianto di piazza Casalbore. Quella domenica con quella partita importante contro il Potenza ci avviammo un pò prima per trovare il posto in tribuna. Papà come suo solito si metteva a vedere la partita sull’ultimo scalino della tribuna proprio sotto la tribuna stampa. Un modo come un altro per guardare la gara in tranquillità dagli ultimi gradini. Io invece mi trovavo una decina di gradini più giù in compagnia di altri amici a tifare per la nostra squadra del cuore Poi accadde l’irreparabile per alcune decisioni dell’allora direttore di gara che era Galdiolo di Alessandria. Si qualcosa fece arrabbiare gli spettatori e un tifoso dal settore distinti scavalca la rete di recinzione con l’intenzione di raggiungere l’arbitro non con buone intenzioni. Fu bloccato subito, la gara riprese ma una decina di minuti un altro spettatore sempre dal settore distinti fece la stessa cosa del primo tifoso. Entrò in campo per raggiungere l’arbitro. Fu bloccato dalla polizia, anche manganellato dai tutori dell’ordine ma fu quella la scintilla che non lasciò insensibili gli altri spettatori sulle gradinate che abbassarono la rete di recinzione e invasero il terreno di gioco da ogni settore. Nel frattempo mentre i calciatori di Salernitana e Potenza con l’arbitro scapparono negli spogliatoi mettendosi in salvo si creò un caos generale con camionette della polizia che entrarono sulla pista di atletica e poi sul terreno di gioco per disperdere la folla minacciosa. Anche io scappai sotto la tribuna visto che i lacrimogeni esplosi dalla polizia fecero piangere tutti. Inoltre per disperdere la folla la stessa polizia sparò colpi di pistola in aria a scopo intimidatorio. Uno di questi colpi raggiunse, purtroppo, il mio papà che fu trovato raggomitolato, mi fu detto dopo, all’ospedale, su se stesso sull’ultimo scalino dove stava assistendo alla partita colpito, come poi leggemmo dal referto all’Ospedale di via Vernieri, da un colpo all’encefalo sinistro. Era girato verso destra per vedere cosa stava accadendo e il colpo vagante lo attinse a sinistra. Io cercai papà, non avevo notizie, qualcuno mi disse che lo avevano trasportato in ospedale, a via Vernieri, appunto dove lo trovò quasi subito mia mamma che lo aspettava a casa per la solita passeggiata che facevano ogni domenica dopo la partita e visto che abitavamo poco distante dall’ospedale era scesa da casa ed apprese della morte di papà. Una giornata drammatica, Umberto? Si perchè pensavo a quell’epoca ma anche ora che per una partita di calcio non si può morire in uno stadio. Basti dire che furono tantissime le persone che parteciparono al funerale di mio padre nella vicina chiesa di Piazza San Francesco e che poi vollero portare la bara in corteo sotto gli uffici della Questura centrale in Piazza Amendola per protestare contro le forze dell’ordine per quanto accaduto. Un omaggio ed anche una piccola riconoscenza che il mio papà meritava anche se, come detto, non si può morire assistendo a una partita di calcio.

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