La sconfitta del centrodestra al referendum sulla giustizia ha fatto cadere le prime teste. Il sottosegretario Andrea Delmastro e la capa di gabinetto del ministro Giusi Bartolozzi hanno fatto un passo indietro. «Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti», ha dichiarato Delmastro in una nota, «e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio». Delmastro è rimasto coinvolto nel caso del ristorante di Roma gestito da Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia condannato in quanto prestanome del clan Senese. A quanto si apprende, le dimissioni di Bartolozzi non sarebbero ancora ufficiali ma già sul tavolo di Carlo Nordio. Ora, secondo fonti ben informate, potrebbe rischiare il posto anche la ministra al Turismo Daniela Santanchè.
Serracchiani: «Atto doveroso ma tardivo»
«Le dimissioni arrivate oggi rappresentano un atto tardivo ma doveroso sotto il profilo del rispetto del diritto e delle istituzioni», ha commentato la responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani. «Il fatto che siano intervenute solo dopo il referendum costituisce un elemento politico evidente: è la conferma della spregiudicatezza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che per mere opportunità legate al voto ha scelto di trattenere un gesto che, alla luce dei fatti, non era più rinviabile». «Siamo di fronte a un comportamento grave, che dimostra ancora una volta come questa maggioranza consideri le istituzioni strumenti da piegare a esigenze di parte», ha aggiunto l’esponente dem. «Chi mette quantomeno in imbarazzo le istituzioni non può continuare a ricoprire incarichi pubblici, tanto più se si tratta di ruoli estremamente delicati che richiedono rigore, equilibrio e senso dello Stato».
