Durante il sequestro di Aldo Moro, dopo la strage di via Fani del 16 marzo del ’78, Raffaele Cutolo spiegò di essere “ricercato più dai politici che dalle forze dell’ordine”, nonostante fosse latitante. Al punto che durante un incontro riservato a Salerno con Antonio Gava, l’allora eminenza grigia della corrente dorotea Dc avrebbe invitato il capo della Nuova camorra organizzata, morto il 17 febbraio 2021 all’età di 79 anni nel reparto sanitario del carcere di Parma, dove scontava diversi ergastoli in regime di 41 bis, a fermarsi “per l’impegno profuso sino a quel momento per liberare” lo statista democristiano rapito dalle Br perchè questa era la ”volontà di uomini di governo più in alto di lui…”. A rivelare queste circostanze è lo stesso Cutolo nel 2015, durante un colloquio nel carcere di Parma con Miguel Gotor, che nel maggio del 2015, in qualità di senatore dem e componente della Commissione Moro, gli aveva fatto alcune domande sulla strage di via Fani. Nei nuovi file desecretati sul caso Moro ‘Don Raffaele’ dà la sua versione dei fatti, dunque, a Gotor, oggi esperto di stragi, che ha analizzato il ruolo della criminalità organizzata durante il rapimento del leader Dc nel 1978, e che ha raccolto le confidenze del camorrista in una missiva consegnata a Giuseppe Fioroni, presidente dell’organismo d’inchiesta. Sempre ”durante il sequestro”, scrive Gotor a Fioroni nel documento declassificato, Cutolo ”era venuto a sapere dal camorrista Nicolino Selis, al tempo latitante che abitava in via Montalcini, che le Brigate rosse detenevano Moro in quel luogo”. ”Analoghi contatti con esponenti delle istituzioni”, secondo quanto riferito da ‘O professore’, “sarebbero avvenuti nel 1981, mentre era in corso il rapimento di Ciro Cirillo”. In “quella circostanza, egli avrebbe svolto un ruolo risolutivo per ottenere la liberazione del sequestrato, ma i premi concordati non sarebbero stati elargiti e lui avrebbe pagato con il carcere questo mancato rispetto dei patti da parte dei suoi interlocutori istituzionali e ciò avrebbe costituito ‘la sua rovina”’. Gotor precisa che si trovava nella casa di reclusione di Parma ”nell’ambito di un’inchiesta che stavano svolgendo in diverse carceri italiane volta a esaminare le condizioni di applicazione del cosiddetto regime di 41 bis. Nel corso del viaggio di andata ho appreso da funzionari della Commissione che a Parma era detenuto, tra gli altri, anche il camorrista Cutolo che ho avuto modo di incontrare nel corso della visita”, alla presenza di agenti del Gom. Raccolte le confidenze del camorrista, Gotor spiega di ”non essere in grado di valutare l’attendibilità di queste affermazioni”, ma ritiene ”opportuno segnalare l’episodio alla Commissione Moro presieduta da Fioroni, dopo avere informato dalla stesura di questa missiva il senatore Manconi, perchè, nel caso in cui fossero ribadite dall’interessato, soprattutto per quanto riguarda il tema dell’incontro con l’onorevole Antonio Gava, costituirebbero un elemento di novità a mio giudicio meritevole di ulteriori approfondimenti”.
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