di Aldo Primicerio
Partiamo dalla fine. I perché di un SI, inutile a giustizia a cittadini, sono essenzialmente due.
Il primo perché è l’impossibilità che l’Alta Corte di Giustizia, uno dei presunti pezzi forti di Nordio-Meloni (che richiameremo con l’acronimo NR), intervenga disciplinarmente su magistrati “indisciplinati”. Il cavallo di Troia sta paradossalmente proprio dentro la “riforma”. Per NR l’Alta Corte deve essere un “freno d’emergenza” inserito per bilanciare l’indipendenza della magistratura con la necessità di un organo disciplinare terzo. In pratica, si è voluto evitare che un organismo esterno potesse “decapitare” o spostare i giudici a proprio piacimento, preservando il principio costituzionale dell’inamovibilità. L’errore è proprio in questa impostazione. L’art. 107 della Costituzione stabilisce non solo che i magistrati sono inamovibili, ma anche che non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio Superiore della Magistratura. L’art. 6 della riforma Nordio-Meloni, modifica l’articolo 107 della Costituzione., MA SOLO nei seguenti termini “…all’articolo 107, primo comma, della Costituzione, le parole: «del Consiglio» sono sostituite dalle seguenti: «del rispettivo Consiglio»”. Per il resto tutto rimane invariato. Dunque, le sanzioni che comportano la dispensa, la sospensione e il trasferimento non potranno quindi essere emesse dall’Alta Corte. Conclusione? Se l’Alta Corte è limitata, il potere di applicare queste sanzioni “estreme” rimane in capo ai due Consigli Superiori della Magistratura,. Ovviamente se la riforma passasse con la vittoria del SI.. Ma perché questa scelta, che poi si traduce in un harakiri della riforma? Risposta: si legge, per evitare lo strapotere: si temeva che un’Alta Corte con troppi poteri potesse diventare uno strumento di pressione politica sui giudici “scomodi”. E poi, per tutelare l’indipendenza. In sintesi, l’Alta Corte diventa un giudice “di merito” che stabilisce la colpevolezza. Ma le chiavi della porta (chi resta e chi va) rimangono nelle mani dell’ordine giudiziario stesso.
Il secondo perché? Troppa retorica e ideologismi, troppe narrazioni emotive in questa lunga vigilia del referendum
Lo spiega magistralmente anche Daniela Mainenti, professore di diritto processuale penale comparato. In tv, sui giornali, in ufficio, al bar, a casa, quelli del SI invocano il riequilibrio dei poteri, la difesa dei cittadini contro gli abusi, una giustizia più giusta, più rapida e più controllabile democraticamente. Sì, fanno un po’ di pappagallismo retorico, magari sono anche convicenti, ma logicamente sono fragili. Il referendum non è il pezzo di una macchina in carrozzera, ma un qualcosa cui diciamo sbrigativamene SI, che poi però spetta al sistema riorganizzare. Noi pensiamo che un Si sia sufficiente per correggere problemi strutturali del sistema giudiziario italiano. Ma ci illudiamo. La crisi della giustizia italiana non nasce da qualche raro magistrato indisciplinato, qualche pecora nera tra i 10mila. Cui contrapporre una riformucola da quattro soldi, qualche pezza per far contento lo spirito di chi ha ha retto l’Italia per 10 anni con quattro governi. Dietro c’è ben altro, ben altri problemi più complessi e veri: organizzazione degli uffici giudiziari, carenza cronica di personale amministrativo, gestione delle risorse umane, digitalizzazione incompleta, sovraccarico degli uffici, complessità procedurale e stratificazione legislativa. Invece no. Il duo NM pensa che la soluzione sia sgretolare uno dei poteri costituenti della repubblica, censurarlo, punirlo, demansionarlo, licenziarlo, impedirgli di servire lo Stato e di giudicare i delinquenti, liberare le mani dei sindaci, quelli che praticano quotidianamente l’abuso d’ufficio, infilare tra le toghe degli organi disciplinari i colletti bianchi della politica. Mai, nei nostri quasi otto decenni di vita, abbiamo visto una politica così invadente da giocare con la Costituzione. Una politica così stupida da pensare di sterilizzare Capo dello Stato, magistratura, democrazia, libertà e diritti dei cittadini, con una possibile imminente legge che cancelli le preferenze, imponga i candidati, praticamente renda inutili le Camere con il premierato. Perché un referendum da solo non costruisce sistemi.
Ci siami mai chiesti se un SI debba servire a risolvere problemi spettanti ad un Ministero della Giustizia che poi se ne disinteressa?.
“Molte delle disfunzioni che oggi vengono presentate come conseguenze di assetti normativi da abbattere tramite referendum – scrive Mainenti – sono in realtà problemi di amministrazione del sistema giudiziario che dipendono in larga misura dall’azione – o dall’inerzia manifesta – dell’esecutivo e, segnatamente, del ministero competente. Ignorare questa dimensione e concentrare l’intero dibattito su alcune norme del processo o dell’ordinamento giudiziario produce una rappresentazione parziale e infedele del problema”.
Un’altra stupidata della presunta riforma NM è il presunto obiettivo di ristabilire un equilibrio tra magistratura e cittadini limitando presunti eccessi di potere giudiziario. Un’idea davvero fragile e presuntuosa. L’indipendenza della magistratura non è un privilegio corporativo, ma una garanzia istituzionale che tutela proprio loro, i cittadini, contro l’arbitrio del potere politico e amministrativo. Signora Giorgia, signor Carlo, sapete guardare più lontano della vostra vista? Ad un paio di Paesi dove pensavano di fare le stesse cose che state maldestramente tentando di fare voi? Alla Polonia ed alla Serbia, ad esempio, dove in un recente passato migliaia di persone in piazza hanno sfilato a favore dell’indipendenza dei giudici e dei procuratori dalla politica, il cui indebolimento fu fatto passare come strumento di democratizzazione e di riequilibrio istituzionale. Proprio come da noi, dove voi volete far passare come riforma della giustizia la riduzione del potere di un organo ritenuto autoreferenziale. Ma qualcuno di voi evidentemente non ha studiato a sufficienza a scuola. La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha senpre ribadito un principio fondamentale : l’indipendenza della magistratura è una condizione strutturale non negoziabile dello Stato di diritto europeo. La vostra incultura, politica e civile, è confermata dalla non comprensione che un presunto riequilibrio tra poteri dello Stato va fatto con grande cautela e con gli strumenti normativi adeguati. Ed il referendum non lo è, perché non nasce per ridisegnare l’architettura di un sistema giudiziario. Volete fare intendere ai cittadini quello che non è e non può essere. Per usare una locuzione idiomatica, sembra che voi vogliare darla a bere agli italiani, ingannarli con una falsità. E dopo questo inutile referendum quale sarà il vostro prossimo passo? Lo Stabilicum elettorale? Dopo il quale dovremo scendere in piazza ed imitare il gesto dei nostri padri e nonni degli anni ’20?
L'articolo Perché il SI non servirà né alla giustizia né ai cittadini proviene da Le Cronache.
