Lo stupro di Caivano, di cui sono state vittime due cugine di 13 anni portate in un capannone abbandonato e poi violentate più volte da un gruppo di giovanissimi, non sarebbe stato un caso isolato. Le indagini, infatti, stanno facendo emergere un quadro addirittura più grave: secondo quanto riporta Repubblica, le due ragazzine, hanno raccontato agli inquirenti di altri abusi risalenti «a due o tre mesi fa», dunque antecedenti a quanto successo alla fine di luglio.

I video delle violenze condivise in chat per vantarsi
Tra i ragazzi che hanno abusato delle 13enni ci sarebbero anche i figli di almeno due esponenti di spicco della camorra. E il branco non sarebbe composto da “soli” sei ragazzi, come inizialmente emerso. Stando ai primi accertamenti, il numero dei violentatori potrebbe infatti arrivare a 15: oltre ad abusare sessualmente delle due cugine, le picchiavano anche mentre riprendevano tutto con gli smartphone. E poi, secondo quanto sta emergendo, mandavano in giro in chat i video per vantarsi.

Le ragazzine erano rimaste in silenzio perché minacciate
È stato il fratello di una delle due vittime a scoprire quanto accaduto, scrive Repubblica, dopo aver visto proprio uno dei video girati dal branco. Le ragazze, impaurite e probabilmente minacciate, non avevano infatti denunciato le violenze. Una volta emersa la verità, è scattata la denuncia e sono state avviate le indagini. Per gli abusi sessuali è in carcere l’unico maggiorenne del gruppo, che era già detenuto per altre vicende. Il Parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli, è un complesso di edilizia popolare noto per essere una delle piazze di spaccio più grandi di Italia, nonché teatro di vicende drammatiche con minori protagonisti: basti pensare alla morte nel 2014 di Fortuna Loffredo, sei anni, violentata e fatta cadere da un terrazzo all’ottavo piano.
