“Le città italiane stanno diventando sempre meno adatte agli anziani: infrastrutture, servizi sanitari e spazi pubblici spesso non rispondono all’invecchiamento demografico; servono interventi di pianificazione urbana, trasporti e welfare per invertire la tendenza. La popolazione infatti invecchia, il numero di ultraottantenni cresce, ma le città restano progettate per lo più per chi è giovane e mobile. Questo crea un disallineamento tra domanda (anziani) e offerta (servizi urbani).
I marciapiedi e i percorsi pedonali, ad esempio, non sono accessibili, scarsa segnaletica e panchine, trasporti pubblici poco adattati, difficoltà di accesso ai servizi sanitari e sociali, isolamento sociale e marginalizzazione degli “over” nella vita cittadina. La conseguenza è una riduzione della qualità di vita e un aumento del rischio di esclusione. Eppure servirebbero azioni concrete e forti per invertire la rotta: in tal senso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha un programma per le “città a misura di anziani” che indica criteri pratici (accessibilità, partecipazione sociale, servizi sanitari integrati) per rendere le aree urbane più age‑friendly. Molte città, tuttavia, nel nostro paese non hanno ancora adottato pienamente queste linee guida e rischiano di diventare sempre meno vivibili per gli anziani se non si interviene con politiche urbane e sanitarie mirate. Occorre un approccio integrato che combini pianificazione urbana, servizi sanitari territoriali e iniziative sociali: adottare le linee guida dell’OMS, appunto, mappare le aree critiche e investire in infrastrutture accessibili sono passi concreti e urgenti. Solo così si potrà trasformare l’invecchiamento demografico in un’opportunità di città più inclusive per tutti”.
Così, in una nota, Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca.
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