Sospetto caso di Coronavirus a Battipaglia, paziente verso il Cotugno di Napoli

Ancora un caso sospetto di coronavirus nel salernitano. In questi minuti un’ambulanza dell’Humanitas, la cui associazione è presieduta da Roberto Schiavone, è in viaggio verso l’ospedale Cotugno di Napoli. L’uomo, di cui ancora non si conoscono le generalità, si è recato presso l’ospedale Santa Maria della Speranza di Battipaglia, causa di sintomi influenzali. Il paziente era reduce da un viaggio in Cina, ragion per cui è scattato immediatamente la profilassi. Dal Santa Maria della speranza sono già stati allertati i medici del Cotugno di Napoli.

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Raid e vendette, chiesti 8 anni per i fratelli Celso

di Pina Ferro

Raid punitivi e vendette per affermare il proprio predominio sulle piazza di spaccio. Ieri mattina, il pubblico ministero Elena Guarino ha chiesto la condanna a 6 anni ed una multa di 11mila euro per Felice Celso ed a 2 anni per il fratello Gaetano Celso. I due dopo essere stati rinviati a giudizio hanno chiesto, attraverso il legale Giuseppe Russo, di essere processati con il rito dell’abbreviato che si sta celebrando dinanzi ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Salerno. I due germani, residenti ad Eboli, furono arrestati insieme a tutto il sodalizio criminale di cui facevano parte, era il luglio del 2017. Per gli altri, che hanno scelto riti alternativi, il processo è già stato celebrato. Per farsi spazio sulla piazza ebolitana, il gruppo facente capo a Danilo D’Alterio mette in atto una serie di pestaggi a colpi di mazza da baseball. A farne le spese sono i componenti del gruppo avversario. La vittima di quel pestaggio, fu costretta ad una degenza forzata in ospedale di tre mesi. La vittima del pestaggio unavoltadimesso dall’ospedale, non fa passare molto tempo prima di porre in essere la vendektta. Consegna 4000 ad un soggetto incaricato di sequestrare e picchiare un componente del sodalizio criminale avversario. L’uomo sequestrato viene poi rilasciato nei pressi del ponte sul fiume Sele, dopo che è riuscito a sfuggire all’agguato gettandosi nei rovi che costeggiano il corso d’acqua. Nelle indagini della Mobile, coordinate dai magistrati Elena Guarino e Vincenzo Senatore, finiscono anche i colpi sparati contro l’auto di Felice Celso. Il blitz del luglio del 2017 cheportò all’esecuzione di sette misure cautelari pose la parola fine ai raid ed alle vendette. La sentenza a carico dei due è prevista per il prossimo 1 aprile.

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Traffico di anabolizzanti, 19enne ai domiciliari

di Pina ferro

Smerciavano nelle palestre sostanze dopanti con effetti anabolizzanti. Tra le 4 persone arrestate vi è anche un 19enne di Nocera Inferiore. Agli arresti domiciliari sono finiti titolari di palestre, tutti preparatori atletici. Nel dettaglio le ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari di Palermo, Marco Gaeta, ed eseguite dai carabinieri del Nas, sono state notificate a: Cesare Monte, 39 anni di Alcamo, Gaspare Aiello, 33 anni di Partinico (Pa), Filippo Masucci, 51 anni di Palermo e Giuseppe Barbella di Nocera Inferiore, 19 anni. Sono invece 21 le persone iscritte nel registro degli indagati. Per tutti le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione e commercio di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive, al fine di alterare le prestazioni agonistiche di atleti gravitanti nel mondo del bodybuilding e delle palestre. Inoltre, nel corso del blitz sono state eseguite perquisizioni domiciliari, su mandato della Procura della Repubblica, nei confronti di 21 persone, di cui 16 indagate, a vario titolo, per i medesimi reati. Sei sono ritenuti responsabili di esercizio abusivo della professione sanitaria, in quanto dispensavano terapie mediche e piani nutrizionali, somministrando anche farmaci per curare gli effetti collaterali provocati dalle sostanze dopanti. L’indagine è scaturita da un controllo eseguito dagli ispettori investigativi antidoping del Nas di Palermo su un atleta, risultato poi positivo, della gara ciclistica “Granfondo Mtb – Baronessa di Carini”, disputata a Carini il 29 maggio 2016. La positività ha originato una complessa attività investigativa, coordinata dalla procura palermitana, realizzata con servizi di osservazione, controllo e pedinamento, intercettazioni telefoniche e ambientali. Questo ha permesso di risalire al sodalizio criminoso che utilizzava come base operativa e di copertura due palestre e un negozio di integratori alimentari del palermitano. I rispettivi titolari, tutti preparatori atletici, assieme ad un altro soggetto, anch’esso preparatore e body builder, attivo collaboratore in una delle palestre, avevano posto in essere un’intensa e ben avviata associazione dedita al commercio di sostanze anabolizzanti finalizzato ad alterare le prestazioni agonistiche degli atleti. Tra i farmaci e le sostanze maggiormente spacciati vi erano Winstrol, Proviron, Testovis, Sustanon, Gonasi e Monores, nonché trenbolone e nandrolone (quest’ultima sostanza, oltre che ad effetto dopante, è anche ad effetto stupefacente). Una delle palestre coinvolte nel traffico era diventata un vero e proprio “ambulatorio del doping”: all’interno dello spogliatoio, infatti, i giovani bodybuilder si somministravano vicendevolmente le sostanze dopanti attraverso iniezioni intramuscolo o sottocutanee. In alcuni casi veniva chiamato anche un infermiere professionale In un caso, per raggiungere l’aumento della massa muscolare nel minor tempo possibile, è stato accertato l’utilizzo da parte di un atleta di un medicinale veterinario: lo ‘Stargate’, farmaco a base di stanozololo normalmente utilizzato per il potenziamento muscolare e scheletrico di cani e gatti. Quando parlavano dei farmaci e delle sostanze commercializzate illecitamente gli indagati, nel tentativo di eludere le indagini e le intercettazioni, utilizzavano un linguaggio in codice con termini come “Winnie The Pooh” o “Doppia V” riferito al ‘Winstrol’ e “Gigetto” o “Giubbino” riferito al ‘GH’, la sostanza piu’ cara visto che alcune di queste fiale venivano vendute anche a 400 euro. Uno degli arrestati, temendo di essere intercettato, utilizzava anche una sim intestata a una ignara cittadina straniera. Tra gli indagati figura anche un bancario che suggeriva ad uno degli arrestati di effettuare i versamenti di contante in tre distinte tranche, di importi dispari, invitandolo a recarsi insieme con lui in banca per effettuare l’operazione e aggiungendo che egli stesso avrebbe provveduto ad eludere la disciplina sulla segnalazione obbligator ia in materia di antiriciclaggio. “Il contrasto al doping per noi del Nas e’ uno degli obiettivi principali del Nas. Si tratta di una rete di soggetti che forniva farmaci con effetto anabolizzante – ha detto il tenente colonnello Vincenzo Maresca, comandante del gruppo Tutela per la Salute di Napoli dei carabinieri – non solo per conseguire risultati sportivi ma anche per il cosiddetto doping estetico, in particolare molto diffuso per chi vuole apparire bello e doppiamente pericoloso perche’ si tratta di un reato recentemente depenalizzato”

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Mauro Felicori dice addio alla Fondazione, Almerina Bova nominata presidente

di Erika Noschese

La Fondazione Ravello dice addio al commissariamento. Sarà, infatti, Almerina Bova a guidare la fondazione sostituendo, di fatto, Mauro Felicori, neo eletto assessore regionale in Emiòoa Romagna. E’ quanto stabilito nel corso del consiglio generale di Indirizzo della fondazione Ravello tenutosi ieri presso la sede di Viale Wagner. Nel corso dell’incontro, inoltre, è stato tracciato il percorso che porterà in tempi brevi al nuovo statuto dell’ente che organizza il Ravello Festival. Questa fase verrà condotta dall’avvocato Almerina Bove, vice capo di Gabinetto del presidente della Regione Campania; Vincenzo De Luca, designata ieri dallo stesso Governatore, commissario straordinario della Fondazione Ravello in attuazione della Delibera di Giunta dello scorso 28 gennaio. Il Consiglio di indirizzo si è aggiornato per fine mese. Ad esprimere gratitudine per il lavoro svolto da Felicori il governatore De Luca. I componenti del CdI chiamati a ratificare il nuovo statuto e a designare il nuovo CdA e il nuovo presidente sono, per la Regione Campania, oltre ad Almerina Bove; Giuseppe Testa, avvocato capo dell’Avvocatura regionale; Mario Vasco, dirigente dell’Ufficio Speciale per il controllo e la vigilanza su enti e società partecipate e Raffaele Balsamo, dirigente di Staff; per il Comune di Ravello il sindaco Salvatore Di Martino, l’avvocato Paolo Imperato e l’ex ragioniere comunale Michelangiolo Mansi; per la Provincia di Salerno il Presidente Michele Strianese e Ciro Castaldo, dirigente del Settore Pianificazione Strategica e Sistemi Culturali.

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Bambina di 5 anni costretta a rinunciare alla riabilitazione

di Erika Noschese

Dopo circa 400 giorni di attesa la sua famiglia è stata costretta dire basta. Non si placa la polemica sul blocco delle terapie riabilitative che, in questi mesi, vede protagonista non solo il centro Luigi Angrisani di Nocera Inferiore ma anche e soprattutto l’Asl di Salerno che, ad oggi, non avrebbe ancora dato soluzioni concrete per sbloccare la situazione. Come più volte anticipato, inoltre, il blocco delle terapie riguarda anche centinaia di bambini provenienti da tutta la provincia di Salerno. Tra questi spicca Maria, nome di fantasia di una bimba di soli 5 anni, affetta da una rara forma di encefalopatia. Per queste ragioni, l’Asl di Salerno le aveva prescritto cure riabilitative. Terapie che sono ancora oggi bloccate, così come sta accadendo in tutto il distretto sanitario 60. Sono trascorsi 400 giorni e ad oggi la famiglia non ha ottenuto risposte dall’azienda sanitaria locale di via Nizza. Quattrocento giorni e nessuna soluzione. Per queste ragioni, ieri mattina, la famiglia ha detto basta. Si è recata presso il centro riabilitativo Luigi Angrisani di Nocera Inferiore per chiedere ufficialmente lo stop della terapia. Per il bene di Maria, infatti, i genitori hanno deciso di rivolgersi altrove per curare la bambina di 5 anni. La famiglia, infatti, ha comunicato ufficialmente agli operatori del centro Luigi Angrisani che cureranno la figlia in un’altra struttura. Più lontano da casa, se ci riuscirà. «Per noi è una sconfitta senza colpe. Diamo l’anima per ogni paziente, e poi ci troviamo di fronte a situazioni come queste. Che non possiamo capire – hanno dichiarato amareggiati gli operatori del centro Angrisani – Perché Maria ha dovuto aspettare 400 giorni? Perché la sua famiglia deve essere spinta dalla disperazione a rinunciare, ad andare altrove? E perché le sue cure dovrebbero essere autorizzate, se lo sono state, in un luogo diverso da quello che vorrebbe la sua famiglia e non in quello che ha scelto?» Domande che non hanno risposta. Ma che tutti, per tutte le Marie che sono nate nel territorio del Distretto 60, abbiamo il dovere di porci. E di pretendere che abbiano una risposta. Va infatti ricordato che recentemente una sentenza del tribunale di Salerno ha dichiarato illegittimo lo stop delle cure riabilitative, costringendo i vertici dell’Asl a ripristinare la situazione in tempi record, dopo la denuncia dei familiari di un ragazzino dell’agro nocerino sarnese. Ad oggi la situazione non sembra però essere migliorata e sempre di più sono le famiglie che rinunciano alla terapia riabilitativa per permettere ai loro figli di curarsi altrove, magari anche lontano da casa, proprio come è accaduto per Maria. Intanto, continua la lotta a distanza tra i vertici dell’azienda sanitaria locale e il centro Luigi Angrisani dopo le polemiche sollevate proprio dagli operatoi del centro e dopo la battaglia intrapresa dai medici di base che proprio nelle scorse settimane, in blocco, hanno scritto al direttore Mario Iervolino per chiedere di procedere, nell’immediato, alla riattivazione delle terapie. Maria, ad oggi, è solo uno dei tanti esempi di una situazione che sta letteralmente mettendo in ginocchio i centri riabilitativi di tutta la provincia di Salerno e in particolar modo del distretto 60.

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Mauro Felicori lascia la fondazione Ravello: «Il mio mandato era comunque finito»

di Erika Noschese

«Spero certamente di essere invitato al festival di Ravello per la prossima edizione». Sorride Mauro Felicori, commissario della fondazione Ravello ed ex responsabile della Reggia di Caserta che, da pochi giorni, riveste un nuovo e prestigioso incarico: quello di assessore alla Cultura nella giunta regionale di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna. L’ex responsabile della Reggia di Caserta, infatti, dopo la proroga di altri due mesi per il commissariamento della Fondazione Ravello era comunque destinato a lasciare la provincia di Salerno: il suo incarico, infatti, è in scadenza ma lasciare la Campania pronto a dimostrare quanto vale in Emilia Romagna.

Onorevole, lascerà l’incarico di commissario alla Fondazione Ravello ora che è stato eletto nella giunta regionale di Stefano Bonaccini…

«A Ravello sono stati prorogati i due mesi ma in quanto commissario il mio incarico era destinato a durare poco. Finisco l’elaborazione del nuovo statuto, saranno eletti i nuovi organi. Non c’è mai stata una contraddizione tra il mio nuovo ruolo in Emilia Romagna e il mio incarico di commissario».

A che punto è il lavoro che, da commissario, sta portando a termine alla fondazione Ravello?

«Domani (oggi per chi legge ndr)ci sarà una riunione con i soci e il comitato di indirizzo, discuteremo la proposta del nuovo statuto e se lo statuto va bene sarà eletto il nuovo consiglio d’amministrazione e il nuovo presidente».

C’è ancora qualcosa che avrebbe voluto fare prima di lasciare l’incarico di commissario?

«Io direi che abbiamo fatto un ottimo festival, abbiamo già incominciato a lavorare alla nuova edizione del festival del 2020. Il commissario viene nominato quando gli organi non funzionano e se io riesco a far funzionare gli organi, allora abbiamo risolto il problema. Non dipende solo da me, nel senso che è necessario che i soci si mettano d’accordo».

Cosa le mancherà di Ravello e di tutto il lavoro che ha svolto?

«Guardi, sono stato in Campania per 4 anni. E’ una regione meravigliosa che mi ha dato enormi soddisfazioni di lavoro e non sarei un essere umano se non la ricordassi con piacere. La Campania, e Ravello, mi hanno dato moltissimo a livello personale, professionale. Lascio qui tanti amici, colleghi, lavoratori. C’è stato anche tanto da combattere, naturalmente». Tornerà a Ravello? «Spero certamente di essere invitato al festival»

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Tragedia delle Foibe, Monaco: «Campagna attenta alla storia»

di Andrea Bignardi

«Campagna è una città attenta alla storia ed al suo corso». Parla così il sindaco Roberto Monaco, in occasione della giornata del ricorso per la tragedia delle foibe.

Sindaco, Campagna è una città impegnata in prima linea nel ricordo della tragedia delle foibe, e l’iniziativa di oggi (ieri per chi legge,ndr) lo testimonia. Una tendenza non sempre seguita dai comuni. Come mai questa scelta?

«Campagna è da sempre una città attenta alla storia ed al suo corso. Proprio per questo motivo abbiamo il museo – itinerario della Memoria e della Pace intitolato alla figura di Giovanni Palatucci (ultimo questore di Fiume e nipote di Giuseppe Maria Palatucci, vescovo di Campagna negli anni della II Guerra Mondiale, ndr). Un’entità che si occupa di trasferire, soprattutto alle nuove generazioni, il significato profondo della memoria, con particolare riferimento ai fatti della seconda guerra mondiale e alle sue conseguenze. Ma non solo. A Campagna abbiamo costruito un vero e proprio Percorso della Memoria, che coinvolge tutte le istituzioni locali».

In cosa consiste quest’iniziativa?

«Ogni anno, l’amministrazione comunale che ho l’onore di rappresentare e il Museo (diretto da Marcello Naimoli) organizzano, con il contributo di alcune associazioni (in particolare il Comitato Giovanni Palatucci, presieduto da Michele Aiello), un vero e proprio percorso della Memoria che prende il via il 27 gennaio, giorno della Memoria, attraversa il 10 febbraio, giorno del Ricordo, per poi giungere al 6 marzo, la giornata dei Giusti tra le nazioni».

In che modo realizzate questa importante operazione di sensibilizzazione?

«Con numerosi appuntamenti capaci di trasmettere alla cittadinanza il messaggio che cerchiamo di veicolare. Il 21 e il 28 marzo, ad esempio, sono previsti due spettacoli sul tema della memoria e del ricordo: la “Pietra oscura” e la “Serva padrona” (intermezzo buffo di Antonello Mercurio per la regia di Pasquale De Cristofaro). Questi sono soltanto gli appuntamenti fissati in un termine più o meno breve, ma non ne mancheranno anche tanti altri, che avranno luogo nel mese di maggio».

I giovani di Campagna – che si spera possano essere i veri depositari della memoria in futuro – come hanno percepito quest’attenzione a temi del genere da parte dell’amministrazione?

«I giovani hanno recepito bene, anzi direi benissimo, il messaggio lanciato nella giornata di oggi (ieri per chi legge, ndr). Sono molto più sensibili di ciò che molti a torto sono disposti a riconoscere. La nostra scelta, unitamente al direttore del Museo, è stata quella di allestire non un plesso statico, fatto esclusivamente di immagini. Al contrario, facendo leva sul linguaggio e sugli strumenti di comunicazione utilizzati dai giovani, abbiamo voluto un museo digitale, multimediale e dialogante che che fosse capace di coinvolgere la sfera emotiva ed emozionale dei fruitori. E questa è tra le ragioni principali per cui migliaia e migliaia di studenti (ormai da tutta Italia e non solo) vengono a visitare il museo della Memoria di Campagna».

Secondo lei una convivenza pacifica tra gli eredi delle parti coinvolte in quella che fu una sanguinosa guerra civile è possibile attraverso il recupero di una memoria condivisa che archivi definitivamente errori del passato, rivendicazionismi e negazionismi di ogni sorta?

«Noi riteniamo, innanzitutto, di dover fornire alle nuove generazioni gli elementi della conoscenza, come leva per prendere le distanze dal male, da qualunque parte esso provenga. Sul tema della memoria, riteniamo che Campagna sia, in questo momento, tra le città più impegnate in Europa, se non la più impegnata, su questo fronte. Basti vedere quante iniziative, abbiamo messo in cantiere, a cominciare da quella di oggi (ieri per chi legge, ndr), per la quale sento il dovere di rivolgere un sentito ringraziamento al Prefetto di Salerno Francesco Russo che ha voluto essere a Campagna per onorare questa importante giornata del ricordo».

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Vietri sul Mare, il sindaco De Giovanni incontra gli studenti della Corea del Sud

L’amministrazione comunale di Vietri sul Mare incontra gli studenti di un liceo della Corea del Sud. Lo ha annunciato il sindaco Giovanni De Simone, secondo cui la scolaresca è ospite della Provincia di Salerno. « I ragazzi hanno seguito un corso di cucina e visitato tutta la nostra provincia», ha annunciato il primo cittadino. Nei giorni scorsi, i giovani coreani sono stati a Vietri per un corso di ceramica presso Villa Guariglia con gli artisti Lucio Afeltra e Lucio Ronca, «poi hanno visitato la nostra città alla scoperta delle tante botteghe ceramiche – ha poi spiegato il primo cittadino – Ovviamente lì abbiamo accolti al comune per dargli il benvenuto». Un gesto importante, quello lanciato da De Simone, soprattutto per tentare di arrestare la psicosi dilagante da Coronavirus che sta colpendo tutto il territorio provinciale. «Una importante azione di scambio culturale e marketing territoriale, in un periodo nel quale la paura e la psicosi dovuta al corona virus sta danneggiando le aziende, in particolar modo il settore turistico con un calo di prenotazioni», ha infatti detto il sindaco Giovanni De Simone.

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Gioacchino Mollo, vittima del maltempo, identificato dal microchip del suo cane

di Adriano Rescigno

Gioacchino Mollo, noto oculista di Cava de’ Tirreni, classe ’59 è la vittima di Cava de’ Tirreni. L’uomo ha perso la vita dopo essere stato letteralmente travolto da un pino secolare, questa mattina alle 8.15, mentre passeggiava, con il suo cane, lungo viale Crispi. La strada in questione, infatti, conduce a due licei e ad una scuola materna. A far crollare il pino le forti raffiche di vento che, da questa notte, si sono abbattute su tutto il territorio provinciale. L’albero, di fatti, ha colpito l’inferriata della villa comunale, creando un buco nella recinzione di quasi tre metri; il pino ha poi travolto la macchina, la multipla del dirigente comunale Francesco Sorrentino. L’albero, nell’abbattersi, ha travolto il furgoncino della Metellia Servizi, con due operai a bordo, lievemente contusi ed una piccola utilitaria, la cui conducente è all’ospedale Santa Maria dell’Olmo di Cava de’ Tirreni. La villa comunale era chiusa da due giorni, per allerta meteo, così come il cimitero. Gli alberi interni erano stati periziati dall’ufficio tecnico e dagli agronomi incaricati lo scorso 4 dicembre; alcuni sono stati tagliati ma secondo la perizia, il pino in questione non era pericolante. Nello schianto, l’albero ha travolto l’oculista che ha perso la vita sul colpo, identificato attraverso il microchip del cane che, come di consueto, portava a passeggio la mattina presto. Mollo lascia tre figlie e la moglie, Rosanna Avagliano, classe ’63, insegnante presso la scuola elementare a Santa Maria del Rogo. Vigili del fuoco e protezione civile sono riusciti ad estrarre il corpo dell’uomo solo dopo due ore di lavoro. Il cane, ferito, è stato affidato alle cure degli operatori del canile comunale.

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Cava de’ Tirreni, albero precipita su passante: un morto

Tragedia questa mattina a Cava de’ Tirreni dove un uomo ha perso la vita dopo essere stato letteralmente travolto da un albero crollato, a causa delle forti raffiche di vento. La tragedia si è consumata questa mattina, alle 8 circa, a viale Crispi nei pressi dal Palazzo Comunale. Stando ad una prima ricostruzione dei fatti, a fare crollare l’albero, un pino, le forti raffiche di vento che questa notte si sono abbattute su tutto il territorio provinciale. L’uomo  stava camminando sul marciapiede adiacente la villa.

Immediati i soccorsi, ma non c’è stato nulla da fare per il malcapitato.  I soccorsi hanno dovuto faticare non poco per  liberare il corpo dall’albero caduto, che ha letteralmente divelto la recinzione della villa.

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Usura, gli indagati pensano all’abbreviato

di Pina Ferro

Organizzati in due gruppi non lesinavano di scambiarsi i debitori a loro insaputa. In altri casi, erano le stesse vittime di usura, tutti imprenditori agricoli di Campagna, a rivolgersi prima ad un gruppo e poi all’altro. Potrebbbero scegliere di essere giudicati con il rito dell’abbreviato gran parte degli indagati che ieri mattina sono comparsi dinanzi al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Salerno Mariella Zambrano. Il sostituto procuratore Marco Colamonici, titolare del fascicolo investigativo ha presentato al Gip la richiesta di rinvio a giudizio a carico di: Francesco Laccadia, Giancarlo Busillo, Vito D’Ambrosio alias “o sciere”, Umberto Gallo. Marcello Magliano, Agostino Mastrolia, Gennaro Mastrolia, Giovanni Ricciardi, Luisa Zunica, Vincenzo Di Guida. All’udienza di ieri mattina, era presente il legale Fiorenzo Pierro e Fabio Lanza, in rappresentanza delle vittime di usura e l’avvocato Luigia di Mauro per l’associazione Emergenza Legalità che si sono costituiti parte civile nel procedimeto penale. Fu, nel 2015 un blitz dei carabinieri del Ros a mettere la parola fine al giro di usura posto in piedi. I reati ascritti alle persone che furono raggiunte da misura cautelare furono aggravati dal metodo mafioso. Gli interessi sulle somme prestate andavano dal 10 al 20% mensili e innescavano un vortice da cui alcuni sono usciti solamente a seguito della cessione dei propri fondi agricoli. Non mancarono episodi di vilenza per chi non rispettava le scadenze come testimoniano le intercettazioni effettuate all’epoca dei fatti. «Con questa mano qua lo diedi, Angelo… boom! Gli diedi un cazzottone in facci, gli spaccai il setto nasale… Apro lo sportello, lo acchiappo per i capelli che me lo volevo tirare a terra. Lo volevo scannare».

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Adescava adolescenti su Instagram

di Pina Ferro

Agganciava le ragazzine su Instagram e dopo essersi guadagnato la loro fiducia mandava loro video hard e chiedeva delle prestazioni. In manette è finito un trentenne di Buccino. L’uomo, il cui arresto è stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Salerno, Alfonso Scermino, è stato ammanettato dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Salerno. Sono tre le ragazzine individuate dagli investigatori una di esse ha meno di 14 anni. Non solo ragazze Campane. Tra le vittime anche una quattordicenne siciliana. L’arresto è giunto a seguito di una laboriosa attività investigativa portata avanti dagli uomini della Mobile. Messi insieme tutti gli elementi che confermavano il reato, per il trentenne di Buccino sono scattate le manette. Sentito dal Gip, il 30enne ha chiesto di essere aiutato in modo da evitare in futuro di ritrovarsi nuovamente in tali situazioni. A carico del 30enne è stata anche aperta una seconda inchiesta per detenzione di materiale pedopornografico. Il materiale è stato rinvenuto e sequestrato a seguito di una perquisizione.

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A Vietri sul Mare la nuova segreteria del circolo PD, formalizzate le nomine

C’è la nuova segreteria del circolo del Partito democratico di Vietri sul Mare. Il neosegretario cittadino Gerardo Ferrari ha formalizzato le nomine, costituendo così il suo team. Con Ferrari, ci saranno Daniela Scalese che assumerà l’incarico di vicesegretario cittadino, poi Alfonso Mauro, Gerardo Liguori, già amministratore locale di Vietri sul Mare, Tonino Gazia, già segretario cittadino dei Ds e Maria Scaffa che sarà la tesoriera. Donne e giovani ma anche esperienza. Sono queste le parole d’ordine di Gerardo Ferrari che inaugura ufficialmente il nuovo corso del Pd di Vietri sul Mare. «Vogliamo ripartire con entusiasmo e umiltà, aprire il Pd a quanti condividono i valori della democrazia, della solidarietà del diritto al lavoro, dell’ambiente», spiega il segretario cittadino. «Avvieremo – prosegue Gerardo Ferrari – iniziative sul territorio sulle problematiche più sentite  dai cittadini con l’ambizione di coinvolgere soprattutto i giovani e le donne. Un imminente incontro sarà con il deputato del Pd, Piero De Luca. Partecipare e dare il proprio contributo per il bene comune è una grande opportunità»
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Usura ed estorsione: in manette Giuseppe e Angelo Di Fiore

di Pina Ferro

Con l’accusa di usura ed estorsione sono finiti in manette Giuseppe Di Fiore e Angelo Di Fiore (padre e figlio) già noti alle forze dell’ordine. Ad ammanettarli sono stati i carabinieri della stazione di Agropoli Gli arresti derivano dalla mirata attività di indagine svolta dai Carabinieri di Agropoli sotto il coordinamento della  Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vallo della Lucania, grazie alla quale è stato  possibile ricostruire il giro di affari illecito tenuto dai due agropolesi. Sequestrati nell’ambito  dell’indagine 7mila euro in contanti, copie di assegni e svariati appunti tenuti a mano per rendicontare i crediti vantati. Il profitto era più che triplicato in confronto alla somma iniziale data in  prestito, minacce ed estorsioni assicuravano l’incasso. L’indagine nasce dalle informazioni rese ai Carabinieri da un cittadino, circa le minacce subite da un’altra persona. I due arrestati si trovano  ora presso la casa circondariale di Vallo della Lucania, presso cui sono stati tradotti dai carabinieri di Agropoli.

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Capaccio, caseificio abusivo in un ex mobilificio

di Pina Ferro

Producevano prodotti caseari senza alcuna autorizzazione e senza licenza in dei locali privi delle necessarie norme igienico-sanitarie. Inoltre, il latte utilizzato era privo di qualsiasi tracciabilità per cui considerato di dubbia provenienza. L’improvvisato caseificio è stato sottoposto a sequestro ed il titolare, un 20enne di Albanella è stato denunciato. All’interno del caseificio, ubicato lungo la statale 18 nel comune di Capaccio Paestum ci lavorava un’intera famiglia di Albanella. Ad entrare in azione, all’alba di ieri, sono stati i carabinieri del Nucleo Antifrode Politiche Agricole di Salerno, unitamente ai colleghi della stazione di Capaccio Scalo e personale dell’Azienda sanitaria locale Salerno. I militari del Nac hanno apposto i sigilli all’attività illecita, svolta nel seminterrato di un ex mobilificio da circa 8 mesi: l’ingresso era posto sul retro dello stabile dismesso per non destare sospetti. La produzione avveniva alcuna autorizzazione prevista per legge né licenza, in locali privi delle necessarie norme igienico-sanitarie: di dubbia provenienza anche il latte utilizzato, privo di qualsivoglia tracciabilità. Il caseificio
“fantasma” non vendeva al dettaglio bensì imbustava mozzarelle e ricotte che venivano poi vendute, a basso costo, in vari negozi in Campania e Basilicata. Non solo: per poter commercializzare i latticini, si utilizzavano illegalmente buste e confezioni di un altro caseificio della zona, sfruttando così il marchio Ce di quest’ultimo, appartenente a quanto pare ad un altro fratello, invece in regola, con il con il quale da tempo intercorrono liti e contrasti di natura familiare. Per tale ragione, oltre ad ingenti sanzioni pecuniarie di natura amministrativa, il giovane legale rappresentante della società albanellese è stato deferito penalmente anche per il reato di tentata fronde alimentare dai carabinieri capaccesi diretti dal maresciallo Giuseppe D’Agostino, esperto in materia avendo prestato servizio, per anni, presso il Nas di Salerno. Gli altri componenti della famiglia ed una dipendente ‘in nero’, in tutto 5 persone, sono risultati sprovvisti, di regolare attestazione di idoneità sanitaria. Sequestrati oltre 100 kg di prodotti caseari ed apposti i sigilli a diversi macchinari ed attrezzature, tra cui un frigorifero ed un pastorizzatore guasti.

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Esponente del clan Contini arrestato a Capaccio

di Pina Ferro

Esponente di spicco del clan Contini, latitante dal 26 giugno 2019, ammanettato in una villetta di Capaccio Paestum. Giuseppe Arduino, 32 anni è stato arrestato ieri mattina, dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli. I militari hanno scovato il nascondiglio di Arduino a seguito di una laboriosa attività investigativa. I militari hanno fatto irruzione, ieri mattina, all’interno della casa riuscendo ad ammanettarlo e a trarlo in arresto. Giuseppe Arduino era irreperibile dal 26 giugno 2019, quando venne data esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli nei confronti di 126 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso (clan Contini). Furono in totale 126 gli arresti effettuati dai carabinieri nella maxi operazione contro la camorra scattata lo scorso 26 giugno, nei territori di Napoli e di altre aree campane, ma anche Paesi esteri attraverso la collaborazione dell’Interpol. Colpiti in particolare i clan Contini, Licciardi e Mallardo, la cosiddetta “alleanza di Secondigliano”. Nel corso della medesima operazione, la guardia di finanza eseguì un decreto di sequestro preventivo, emesso sempre dal gip del tribunale di Napoli, avente a oggetto beni immobili e mobili, aziende, rapporti bancari e quote societarie per un valore complessivo di oltre 130 milioni di euro, riconducibili direttamente o indirettamente, ai destinatari delle misure cautelari fra cui spiccano, in particolare, gli esponenti apicali del clan. Il blitz, al quale sfuggi Giuseppe Arduino, arrestato ieri a Capaccio, arrivò al termine di una lunga indagine con intercettazioni, osservazioni, pedinamenti e anche avvalendosi delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Fu accertato il ruolo di vertice e l’operatività, anche dal carcere, degli storici capi considerati “eredi” della camorra di Carmine Alfieri degli anni ’80, del quale hanno portato avanti, secondo gli inquirenti, il modello organizzativo. La ‘base operativà dell’organizzazione criminale era l’ospedale San Giovanni Bosco, che di fatto i clan controllavano attraverso l’intermediazione della famiglia di Salvatore Botta. Èmerse infatti un collaudato schema di collaborazione con un meccanismo in cui da parte del clan veniva assicurata protezione, anche fisica, a coloro che ne facevano richiesta, e in cambio si potevano ottenere trattamenti di favore da parte dei medici e della struttura nei confronti di membri del clan o loro conoscenti che avevano problemi di salute, attraverso canali privilegiati. Tra le altre cose i clan gestivano o intervenivano nei processi decisionali delle attività sindacali, imponevano le assunzioni di affiliati nell’ospedale e avevano l’aiuto dei sanitari per medicare feriti da arma da fuoco del clan senza essere segnalati.

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