Castiglione, incendio in un’abitazione: perde la vita un anziano

Incendio in un’abitazione perde la vita l’anziano che vi abitava. La tragedia si è consumata oggi pomeriggio a Castiglione del Genovesi. Le fiamme, che hanno avvolto l’intero casolare, sono divampate all’improvviso. A dare l’allarme un ragazzo che si trovava a passare nei pressi dell’abitazione avvolta dalle lingue di fuoco. Immediato l’intervento dei vigili del fuoco e dei volontari della Croce Rossa ma per Raffaele Navarro non vi era più nulla da fare. Sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri per ricostruire la dinamica dei fatti.

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Il Covid Hospital separato da una tenda Caso ad Eboli, «Occorre sicurezza»

di Andrea Pellegrino

Mezzo Covid Hospital, mezzo ospedale normale a tutti gli effetti. Il tutto diviso da una tendina. Accade ad Eboli, ospedale “Maria Santissima dell’Addolorata”, uno dei primi plessi sanitari finiti nell’occhio del ciclone dopo il trasferimento di una paziente dal Campolongo Hospital risultata poi positiva al tampone e successivamente, purtroppo deceduta. Nonostante la corsa ai ripari all’ospedale di Eboli mancherebbero ancora presidi di sicurezza necessari per la struttura e anche per il personale sanitario. Numerose solo le segnalazioni ora messe nero su bianco anche attraverso una interrogazione presentata dai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Michele Cammarano e Valeria Ciarambino. Per fronteggiare l’emergenza sarebbero stati creati appositi spazi, attivando un reparto di alto isolamento per i contagiati da Coronavirus. Qui inizialmente sono stati trasferiti tre pazienti dal reparto di malattie infettive per lavori di ristrutturazione urgente. «Alcuni pazienti sono stati allocati nelle camere con doppio porta di isolamento e zona filtro ed altri in una camera di degenza sprovvista di doppia porta di isolamento e di zona filtro», si legge nell’interrogazione. Criticità che hanno messo in allarme il personale sanitario: «In particolare, segnalano criticità sul corretto funzionamento del reparto, non operativo da tempo e sulla mancata formazione in merito alla gestione del paziente Covid 19, alle modalità di vestizione, svestizione e al corretto utilizzo dei relativi dispositivi di protezione individuale».

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Sala Consilina,quarta vittima in casa di riposo

Salgono a quattro i decessi all’interno della casa di cura per anziani di Sala Consilina, nel Salernitano. A Perdere la vita un 74enne morto questa mattina prima del trasferimento di altri 32 ospiti della stessa struttura presso il Campilongo Hospital di Eboli. Il 74enne era affetto anche da altre patologie oltre che essere risultato positivo da circa una settimana. In totale sono 8 le persone decedute nel Vallo di Diano a causa di Covid-19, mentre sono 110 i casi positivi accertati, la maggior parte dei quali sono stati riscontrati nei cinque comuni dichiarati zona rossa: Atena Lucana, Auletta, Caggiano, Polla e Sala Consilina

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Coronavirus: trasferimento per anziani centro Sala Consilina

Tutti gli ospiti positivi della casa di cura per anziani di Sala Consilina (SALERNO) saranno trasferiti tra oggi e domani presso il Campolongo Hospital di Eboli (SALERNO). E’ quanto stato deciso al termine di una riunione svoltasi nella tarda mattinata di oggi presso l’ospedale di Polla, nel Vallo di Diano, cui hanno preso parte, tra gli altri, il direttore generale dell’Asl SALERNO, Mario Iervolino, ed Enrico Coscioni in rappresentanza della Regione Campania. Al momento all’interno della casa di cura risultano contagiate una quarantina di persone tra anziani ed operatori, mentre si sono registrati tre decessi di anziani dallo scorso 25 marzo.

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Vincenzo Monaco  alla guida del comune di Ispani

Si è insediato il nuovo commissario prefettizio, che ha preso il posto di Vincenzo Amendola. La sua prima ordinanza è una barriera a quanti possano azzardare una “discesa” nelle case estive in questi giorni di quarantena. Capitello e tutto il golfo si è trasformato in un “Carcere ‘e mare”

Di OLGA CHIEFFI

Ci eravamo lasciati con l’immagine del mare d’inverno, il 13 febbraio, data in cui dopo la messa in minoranza del sindaco di Ispani, Marilinda Martino,  dai consiglieri Amerigo Pierro, Antonio Altomonte e Francesco Giudice di concerto con i consiglieri di opposizione del gruppo “LeAli per Ispani”, Piernicola Lovisi, Salvatore Avagliano e Antonio Pecorelli, rea a loro dire di aver portato avanti una politica accentratrice e poco affatto democratica, si era  insediato il viceprefetto di Salerno, Vincenzo Amendola. Il commissario era in comune una volta la settimana, e la reggenza, se pur con diverse azioni da programmare, in vista della bella stagione, quando il comune da 1000 residenti quintuplica l’accoglienza. Poi, il corona virus è diventato un malefico incantesimo, e dopo una settimana dal mandato del commissario di ferro Amendola, in quel di Pagani, si è insediato in Ispani il nuovo commissario prefettizio Vincenzo Greco, che abbiamo raggiunto, assiso alla scrivania, in procinto di emanare un’ordinanza dedicata proprio alla pandemia che sta affliggendo il mondo. “ Sono qui solo da stamane – ha affermato con determinazione – e oggi me ne andrò soltanto quando avrò firmato l’ordinanza, che limiti i rientri qui, in comune, dei proprietari di seconde case, specialmente nei week-end, come è capitato lo scorso fine-settimana a Villammare. Per questo ho già avvertito il comandante dei Carabinieri di Vibonati di pattugliare la zona con attenzione, in particolare nei giorni festivi, oltre a scoraggiare gli spostamenti non necessari”. “Lei conosce bene la zona? Frequenta questo territorio?”. “Si certo da vent’anni faccio parte della commissione mandamentale di Sapri e confesso che quando mi è stato dato il mandato di commissario qui ad Ispani ero in ferie, poiché dal 1 maggio sarò in pensione e avevo delle ferie non godute”. “Spostata ad ottobre la data delle elezioni lei andrà via il 1° maggio?” “No di certo, porterò a compimento questo traghettamento, venendo qui per i primi 15 giorni di lavoro solo il mercoledì in presenza del segretario comunale, naturalmente in assenza di emergenze”. “Stiamo riempiendo le pagine di notizie buie, ora da lei desidererei un pensiero positivo per il futuro prossimo, magari un progetto per la bella stagione che sta entrando e di cui questa giornata rappresenta la chiave”. “Vorrei tanto indicare una data certa che possa dare il La alla programmazione estiva. In tempi normali questo era il periodo giusto riuscire ad incastrare nelle caselle eventi di tutti i generi, servizi e quant’altro, per organizzare un’accoglienza tale da invogliare i turisti ad affollare la nostra spiaggia, i nostri bei luoghi. Se tutti rispettiamo le ordinanze e svolgiamo i compiti assegnati ne usciremo in tempi utili. Grazie al buon operato dei sindaci e di tutti i cittadini dell’intero Golfo di Policastro, qui casi di corona virus non ce ne sono. Dirigenti e cittadini continueranno a mantenere questa condotta severa per far uscire tutti noi indenni da questo castigo ma, per iniziare una qualsivoglia programmazione, saremo sempre sottoposti ai dettami del governo centrale di Roma e del consiglio regionale che, veramente sta cercando con tutti i mezzi di far restare tutti a casa, non ultimo invocando la partecipazione dell’ Esercito Italiano. Sarà una splendida estate e speriamo che giunga presto”. Intanto, la frazione marina di Capitello, si è trasformata in un “Carcere ‘e mare”, per dirla con Scugnizzi. La popolazione dell’intero comune di Ispani che annovera anche la frazione montana di San Cristoforo, conta sulla carta solo 1000 residenti e a vederli tutti in spiaggia o  a Lungomare, la distanza del metro potrebbe essere ampiamente rispettata. Ma qui, le ordinanze si rispettano e le immagini del corso principale del paese, quasi sempre deserto, rivela balconi e porte cui sono appesi arcobaleni e gonfaloni con l’immagine di Sant’ Antonio, con qualche lumino sempre acceso dinanzi a diversi portoni. Segno, questo, di timore nei confronti di un nemico invisibile che non si conosce e sembra sempre più difficile da sconfiggere. “Ho paura – confessa Filomena Giudice  titolare di uno dello storico market nel centro del paesino La tua dispensa – ogni volta che vedo un viso nuovo, sconosciuto. Seguo ligia le regole e ripeto a tutti di rispettarle. Io fermerei tutto, escluso i rifornimenti medicinali e alimentari, neanche le sigarette farei circolare e desidererei tanto poter chiudere nel pomeriggio, tanto non passa un’anima. Ne usciremo ne sono sicura, ma ci vorrà tempo poiché noi, purtroppo, non abbiamo la fermezza del popolo cinese”.

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Francesca Pantano: quando tutto finirà balleremo tanto intensamente da emanare luce

La testimonianza di una studentessa di Sapri dove la sorveglianza contro il corona virus è strettissima

Di Francesca Pantano

Scrivo questa pagina, traendola da un quaderno che avrei usato da settimane per prendere appunti all’Università. Vi chiederete: ‘Perché il condizionale? ’Perché le Università, le scuole, i parchi, i bar, le gelaterie, i negozi e tanto altro sono chiusi per decreto nazionale. Il 21 febbraio, proprio poche ore prima del mio compleanno, un ragazzo di 38 anni si è sentito male, a Codogno –paese che molti prima non conoscevano- ed è stata riscontrata la positività al COVID-2019. Immaginando di scrivere per voi –i miei posteri-, vi chiederete cosa sia questa strana sigla. Ebbene, nello specifico non lo sappiamo neppure noi. Sembra che sia una nuova malattia respiratoria, a tratti grave, soprattutto per gli anziani. In Italia oggi i contagiati sfiora la cifra di 27.000 i guariti e i morti si rincorrono, toccando quota 2500. I Paesi di tutto il mondo sono colpiti, nessuno escluso, a tal punto che l’Oms ha dichiarato la Pandemia. Il virus è partito dalla Cina, sembra che sia arrivato all’uomo dai pipistrelli o dai serpenti, non si è capito bene.  Mi auguro che voi a queste parole riderete e direte: ‘Ah sì, ora ricordo questa sigla strana! Ma esiste un vaccino da molti anni! Se potrete dirlo, sarà la nostra più grande vittoria, perché, vi assicuro, qui stiamo combattendo davvero tutti. Ci è fatto divieto di uscire, se non per motivi strettamente necessari, e dunque si verificano fenomeni fino a qualche settimana fa impensabili: ci sono famiglie separate da barriere prima inesistenti, fidanzati che non possono vedersi pur abitando nello stesso paese, proprio come me e Alfredo. Ogni giorno passa un’auto con un altoparlante; sentendolo da lontano, mi illudo per qualche secondo che sia il solito disturbatore del tipo ‘è arrivato l’arrotino! Vendiamo pezzi di ricambio per le cucine a gas’, e invece, aprendo il balcone, si può udire una voce severa, priva di entusiasmo, che, con perentoria autorità, annuncia: ‘Attenzione! Il sindaco comunica ai cittadini il divieto di uscire, pena una quarantena domiciliare di 14 giorni e chi non la rispetta verrà punito con il carcere fino a tre mesi e con un’ammenda di 206 euro’. Capita così che, seduta alla mia scrivania con l’intenzione di studiare per esami che chissà come e quando potrò sostenere, sento il bisogno di descrivere la situazione irreale che tutti stiamo vivendo. Chi esce per la spesa –motivo tra i pochi riconosciuti dal Governo- indossa una mascherina e un paio di guanti, soffrendo dinanzi alla vista, da lontano, del lungomare, bene incommensurabile per noi sapresi, a cui è vietato l’accesso. Infatti il virus si diffonde con le goccioline che tutti noi emettiamo respirando, per cui occorre mantenere una distanza di almeno un metro, evitare strette di mano, non scambiarsi abbracci. Al telegiornale, che ormai è un appuntamento atteso quotidianamente con speranza e timore, è stata trasmessa un’intervista a un gruppo di giapponesi, i quali hanno paragonato gli alberi in fiore, la cui visione è loro impedita, all’abbraccio per gli italiani: un gesto ancestrale, nazionale, colorato di tricolore, che profuma di casa e di amore. Mi direte: ‘Ma non esistevano già i telefoni, i social network?’ Certo, esistono da tempo, ma non possono essere che supplenti provvisori, il cui assiduo utilizzo non fa che insegnarci quanto sia eterno l’attimo di uno sguardo e di un sorriso dal vivo. Avevamo tutti dimenticato, dandola per scontata, la fortuna di abitare sul mare; ce ne accorgiamo solo adesso, quando il vederlo lontano, indifferente, calmo o agitato, ci fa soffrire ancora di più, facendo sì che lo percepiamo come una meta irraggiungibile, simbolo di una libertà che chissà quando riacquisteremo. Ci siamo affacciati al balcone e, uniti, abbiamo fatto un applauso per i medici e gli infermieri che stanno combattendo per noi. Non mi crederete, ma il viso dei fruttivendoli sotto casa non era mai stato così bello, forse perché non lo avevamo mai guardato. Alle 18.00 tutta Italia sui balconi e alle finestre intona l’inno, sentendosi guerriera, fiera e convinta che sarà il calore dell’estate e della gente a vincere la prima battaglia, quella contro la paura, prima ancora che contro il virus. Un calore connaturato all’essere italiani, un calore trasversale, in grado di oltrepassare i muri delle case, di cantare sotto le mascherine. E’ tempo di scoprire, o meglio, di ritrovare modi dimenticati di stare insieme, come raccontare la propria giornata e i propri pensieri alla signora che abita di fronte, aiutare mamma a fare il sugo, scherzare con mio fratello, guardare la televisione con papà. Quando ci ricapiterà di essere legittimati legalmente a fermarci, ad ascoltare e non solo a sentire, a riflettere e non solo a pensare? Non nego di provare angoscia e malinconia, pensando alla spensieratezza del caffè a Viale Ippocrate con gli amici, ai selfie sul lungomare con Alfredo, quando ancora ci si poteva stringere senza contare i centimetri. A 23 anni si dovrebbe vivere fuori, viaggiare con un panino in mano, senza paura di offrire un morso al compagno di avventure. Sono convinta che quando tutto questo finirà, tutti avremo una voglia di ballare così intensa da emanare luce, come accadde dopo la guerra, secondo le parole di Guccini. Tutti allora festeggeremo in spiaggia, ringraziando il mare per averci aspettato.

 

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Don Alessandro stroncato dal coronavirus, Caggiano piange il suo parroco

L’intera comunità di Caggiano a lutto per la scomparsa don Alessandro Brignone, il parroco del centro del Vallo di Diano, che era ricoverato all’ospedale “Curto” di Polla.

Il sacerdote aveva 46 anni – come riporta il sito web radioalfa.fn – ed era risultato positivo al Coronavirus. I problemi respiratori erano stati così gravi che il parroco era  stato ricoverato da martedì sera nel reparto di Terapia Intensiva dell’ospedale

Don Alessandro non aveva preso parte  al raduno del 4 marzo nella chiesa di San Rocco a Sala Consilina, ma era uno dei maggiori sostenitori dell’evangelizzazione nel Vallo di Diano.

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Puliamo il Buio con la Società Speleologica

Dedicata alle grotte di Pertosa l’iniziativa promossa da Legambiente, della quale rappresenta il “prolungamento” nel mondo sotterraneo, che si propone di bonificare almeno in parte le discariche abusive sotterranee, documentarle, valutarne il grado di pericolosità.

Di ARISTIDE FIORE

Si è svolto nel salernitano il primo intervento del 2020 nell’ambito della campagna Puliamo il Buio, un’iniziativa della Società Speleologica Italiana finalizzata alla salvaguardia delle cavità naturali e artificiali e alla segnalazione delle criticità ambientali a esse collegate, giunta alla tredicesima edizione. Il 1° febbraio, durante il consueto periodo di chiusura delle Grotte di Pertosa-Auletta, 28 speleologi, provenienti da tre regioni del sud Italia (Campania, Basilicata e Puglia), si sono dati appuntamento e, in collaborazione con lo staff della Fondazione Mida, che ha organizzato l’evento, hanno effettuato la verifica e il censimento di eventuali oggetti che nel tempo possono essere sfuggiti alle consuete attività di pulizia. L’apporto degli speleologi ha infatti reso possibile ispezionare in sicurezza le aree prossime ai camminamenti turistici, solitamente difficili da percorrere e necessariamente poco frequentate. Dopo due ore di lavoro e un pranzo in allegria la giornata è continuata con un momento di riflessione e formazione rivolto sia agli speleologi intervenuti sia allo staff della Fondazione. “Puliamo il buio” è legata a “Puliamo il Mondo”, l’iniziativa con cadenza annuale promossa da Legambiente, della quale rappresenta il “prolungamento” nel mondo sotterraneo. Si propone di bonificare almeno in parte le discariche abusive sotterranee, documentarle, valutarne il grado di pericolosità e di individuare i possibili rimedi, proponendoli poi all’opinione pubblica e alle Amministrazioni Locali. Il Censimento delle cavità a rischio ambientale, avviato nel 2005, è in continuo aggiornamento e costituisce il fulcro di questa iniziativa, essendo in grado di fornire una autorevole base di lavoro a tutti coloro che vogliano collaborare alla protezione dell’ambiente e delle risorse idriche, alla riduzione dei rifiuti, alla valorizzazione degli habitat naturali e alla lotta alle discariche abusive. Nell’immediato, la campagna consente di segnalare in modo puntuale e dettagliato le situazioni di rischio e indicare le possibili soluzioni. L’intervento a Pertosa è stato organizzato dalla Fondazione MIdA, alla quale è affidata la gestione della famosa grotta turistica, in collaborazione con il Gruppo Speleo Melandro (da Satriano di Lucania, PZ), il Gruppo Speleo Alpinistico Vallo di Diano, il Gruppo Speleologico Natura Esplora, il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio, il Centro Altamurano Ricerche Speleologiche, il Gruppo Speleologico Castel di Lepre (da Marsico Nuovo, PZ), il Gruppo Speleologico CAI Napoli, il Gruppo Speleologico Ostunese GEOS, e con il patrocinio della Federazione Speleologica Campana, della Regione Campania, della Provincia di Salerno, del comune di Pertosa e del comune di Auletta. Nel salutare i convenuti insieme a Francescantonio D’Orilia, presidente della Fondazione MIdA, il presidente della Società Speleologica Italiana Vincenzo Martimucci ha sottolineato che la collaborazione tra grotte turistiche e speleologi punta ad un unico obiettivo: conoscere il mondo sotterraneo, farlo conoscere al grande pubblico e tutelarlo. Da questo punto di vista è facile cogliere l’importanza delle grotte turistiche, in quanto esse costituiscono, per un pubblico molto ampio, un’occasione per acquisire in sicurezza la conoscenza diretta di tale ambiente.L’Appennino campano è costituito essenzialmente da rocce calcaree di origine mesozoica. La loro natura fa sì che siano particolarmente interessate da fenomeni carsici, fra i quali il più eclatante è la formazione delle grotte. Grazie anche alla fitta rete di fratture che percorre le formazioni rocciose di questa natura, fa di esse il serbatoio delle più importanti fonti di approvvigionamento idrico. Da questo punto di vista, quindi, la nostra regione possiede enormi potenzialità, a patto che si sappia proteggere e conservare adeguatamente i suoi bacini carsici, uno dei più importanti dei quali è rappresentato proprio dal massiccio dei Monti Alburni, nel quale si estendono le Grotte di Pertosa-Auletta. I 28 speleologi intervenuti, insieme allo staff MIdA, hanno individuato e recuperato vari materiali di piccole dimensioni nei punti meno accessibili del complesso. Si trattava soprattutto dei residui di lavori all’impianto illuminotecnico, collocato com’è ovvio in punti nascosti. A questo tipo di materiali si aggiungono quelli persi o deliberatamente abbandonati da visitatori poco consapevoli, come monetine, gomme da masticare, incarti di dolciumi, indumenti e vecchi flash. Il fatto che alcuni dei materiali rinvenuti fossero addirittura inglobati in concrezioni di origine recente testimonia una distribuzione dei depositi in un arco di tempo pluridecennale: un fenomeno che va senz’altro eliminato. A questo proposito, il report sui risultati dell’intervento costituirà la base di partenza per l’attuazione di strategie che possano, in futuro, controllare ed evitare l’abbandono di rifiuti, contribuendo alla tutela e conservazione dell’ecosistema grotta e della sua attrattiva.

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Camerota come Camelot: l’impenetrabile rocca

Grazie alla lungimiranza e alla determinazione del sindaco Mario Salvatore Scarpitta, tutti schedati gli ingressi e le uscita dal paese, col supporto dei volontari di Cilento Soccorso e Cilento Emergenza, Protezione civile e forza pubblica

Di OLGA CHIEFFI

E’ dal 7 marzo, la notte delle fughe dalla zona rossa lombarda, che Camerota e i suoi territori sono impenetrabili. Abbiamo rubato il ricordo di Camelot, la sede della reggia di Re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda ad Enzo Magliano, nostro amico trombettista, che ironicamente nei sui discorsi cita quel luogo magico, e che dall’ espandersi della pandemia, il sindaco Mario Salvatore Scarpitta e i suoi volontari e pubblici ufficiali ha blindato il paesino come in quei tempi eroici. Grande abnegazione da parte della Task Force formata dall’ Associazione Cilento soccorso composta da Franco Toriello, Tommaso del Gaudio, Gianmarco Di Luca, Martina Di Mauro, Massimiliano De Gaetano, Giovanni Gargano, operatori ai quali si è aggiunto anche Alfonso Pellegrino, il quale dopo un lungo fermo è praticamente rinato in questa attività,  un sodalizio tenace e fattivo guidato Gerardo Pellegrino che supportati dalla polizia municipale o dalla protezione civile, o ancora dai Carabinieri all’ordine del Maresciallo Capo Francesco Carelli, ai quali si aggiungono i colleghi di Cilento Emergenza, monitora i quattro territori del comune: Camerota che è il capoluogo, Licusati, Lentiscosa e la frazione Marina, naturalmente. “Il top del lavoro – ci ha raccontato Franco Toriello, eccellente “flicornino” e, oggi, infaticabile anima di Cilento Soccorso, ex membro dell’Anpas – è stato proprio svolto nella notte del 7 e i due giorni successivi, con l’arrivo del famigerato treno da Milano. Da allora, turni estenuanti per identificare e schedare chi entra ed esce da Camerota, con blocchi lungo la strada che collega Marina di Camerota e Palinuro, in località Cala del Cefalo-Mingardo, Licusati, in località Santissima Annunziata, e a Lentiscosa. Ma con oltre 400 persone che sono scese dal nord, grazie a questi severissimi blocchi, possiamo dire che il corona virus a Camerota non è penetrato e, da due giorni abbiamo anche in dotazione uno scanner termico per la misurazione della temperatura corporea. Noi, in prima linea ci occupiamo anche del trasporto dei pazienti dializzati, del trasporto sangue, del primo soccorso e, praticamente, non si dorme quasi più, ma si fa tutto con un nuovo sentimento, più forte e consapevole impegno ed entusiasmo. Ogni mattina veniamo “nebulizzati” completamente, con un particolare disinfettante, una specie di incantesimo “protego”, per dirla con linguaggio potteriano, e si prende servizio sulle strade fino a sera. Personalmente non posso non guardare oltre, essere ottimista, poiché la popolazione di Camerota sta comportandosi con coscienza e guardare all’estate, quando da circa 10.000 abitanti residenti, diverremo oltre 50.000 e queste associazioni di soccorso, sono praticamente sprovviste di mezzi. A questa penuria di attrezzatura aggiungiamo ch, gli ospedali distano all’incirca 50 chilometri e le strade sono quelle che sono. D’inverno poi l’unica ambulanza cosiddetta “medicalizzata” proviene da Palinuro e deve coprire un territorio veramente esteso, con tempi di percorrenza lunghi. Per cui chiediamo in questo momento, di grande incertezza e pericolo, un aiuto in più, invocando la “provvida sventura” di manzoniana memoria”.

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Gruppo di austriaci intercettato a Palinuro. Fermato e allontanato

Un gruppo di austriaci sono stati  fermati e allontanati da Palinuro. La comitiva viaggiava a bordo di un furgone. A segnalarli davanti ad un supermercato del centro cilentano, alcuni cittadini. Sul posto è poi intervenuto l’assessore Angela Ciccarini che a sua volta ha informato i carabinieri della stazione di Centola.I militari, giunti sul posto, hanno provveduto ad identificare i turisti, costringendoli a tornare indietro.In questo momento a Palinuro sono in corso controlli nelle seconde case per verificare eventuali persone che siano giunte nel Cilento senza rispettare il decreto del Governo.

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Frode fiscale, sequestro da 1,8 milioni alla fondazione Vico

I finanzieri del Comando Provinciale di SALERNO hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni, fino alla concorrenza di circa un milione e 800 mila euro. Il provvedimento ha riguardato la fondazione senza scopo di lucro “Giambattista Vico”, i due rappresentanti legali succedutisi nel tempo e tre imprenditori agropolesi. Le ipotesi di reato sono frode fiscale e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. L’operazione, denominata “Vico Nero”, e’ scaturita da un controllo fiscale effettuato nei confronti della fondazione che ha sede a Vatolla di Perdifumo . Gli accertamenti hanno riguardato un finanziamento erogato dalla Regione Campania per quasi 300mila euro, per lo sviluppo di “imprese innovative nel settore del turismo sostenibile e rigenerativo e nelle attivita’ correlate”. Dalle indagini effettuate dai finanzieri di Agropoli (SALERNO) e’ emerso che “la fondazione, pur di accedere al contributo regionale, tra il 2014 ed il 2016 ha utilizzato – spiega in una nota il procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania, Antonio Ricci – delle fatture false emesse da tre imprenditori cilentani (tra questi, il figlio di uno dei rappresentanti legali dello stesso ente “noprofit”), per un importo pari alla somma poi percepita”. In particolare avrebbero ricevuto una fornitura di computer ed arredi che, in realta’, non sono stati rinvenuti presso la sede della fondazione e non sarebbero mai stati acquistati. Gli accertamenti hanno consentito anche di constatare che la Onlus “ha omesso di dichiarare redditi per quasi 4 milioni di euro, con un’evasione d’imposta di circa un milione e mezzo di euro”. Secondo l’accusa, inoltre, i rappresentanti legali della fondazione hanno gestito i conti correnti in maniera del tutto personale, con bonifici effettuati a proprio favore senza alcun motivo valido. I finanzieri hanno accertato anche che “uno degli amministratori ha ceduto 26 quadri di valore, di cui 11 del noto pittore Giovan Battista Piranesi, nonche’ 10 cartine geografiche antiche, ad una societa’ in liquidazione, riconducibile a lui ed alla moglie, senza che la fondazione abbia ricevuto in cambio alcun corrispettivo”. La Procura della Repubblica di Vallo della Lucania ha disposto la perquisizione della sede della fondazione e di altri locali nella disponibilita’ del rappresentante legale, allo scopo di rinvenire denaro, preziosi, altri beni mobili, oltre che documentazione bancaria utile a individuare ulteriori disponibilita’ finanziarie. Sono state, quindi, sequestrate le somme di denaro rinvenute sui conti correnti dei cinque indagati e il castello “Palazzo de Vargas”, di proprieta’ della Fondazione Giambattista Vico, sito nel comune di Perdifumo  con i relativi arredi, per un valore pari alla piena concorrenza della somma indicata nel decreto.

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Lezioni in videoconferenza con i portali Zoom ed Edmodo

di Giovanna Naddeo

La sospensione delle attività didattiche previsto dal Governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus non rappresenta un ostacolo alla prosecuzione del “programma scolastico” per studenti e docenti dell’istituto d’istruzione superiore “Pomponio Leto” di Teggiano, dove già da ieri sono partite le attività di e-learning e formazione a distanza grazie delle più innovative piattaforme digitali. «Innumerevoli le opportunità offerte, dalla lavagna digitale alla condivisione di materiali – afferma Francesco Cicale, docente di lettere, al termine di una lezione in videoconferenza grazie a piattaforme come Zoom Meeting Italiano e Jetsi, oltre alle consuete Portale Argo ed Edmodo. Nella stessa mattinata di ieri, il dirigente scolastico dell’istituto teggianese, Maria D’Alessio, ha emanato, infatti, la circolare invitando i docenti a mettere in atto le modalità e gli strumenti ritenuti più proficui agli obiettivi di apprendimento, in forma sincrona o asincrona, e raccomandando al tempo stesso un lavoro di coordinamento in seno a ogni singolo consiglio di classe, nell’interesse degli studenti. «Il primo giorno è andato bene. Ben venga l’utilizzo della tecnologia, in particolar modo per quegli studenti che a giugno dovranno sostenere gli esami di Stato» ha concluso Cicale.

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