Cosa ci faceva Peter Thiel in Italia? Affari e ombre dell’illuminista oscuro

Peter Thiel sbarca in Italia e immediatamente scatta la sindrome Don Lurio: quella che colpisce americani di un certo talento che arrivano nel nostro Paese per trovare qui l’America che non li ha capiti. Don Lurio fu un ballerino che ebbe un discreto successo negli show del sabato sera con le gemelle Kessler, restò per sempre qui, aprendo anche un negozio di moda a Porto Ercole. Thiel, multimilionario per aver fondato PayPal con Elon Musk e, recentemente, Palantir, l’azienda che sviluppa software di analisi dei dati preferita dai governi, dalle intelligence e dagli apparati di Difesa, non avrà bisogno di buttarsi sull’abbigliamento ma, se viene qui, qualche ragione economica ci sarà. Un po’ come quando Musk ronzava tanto intorno a Giorgia Meloni e poi si scoprì che voleva solo venderle i servizi di Starlink. Questi americani: arrivano millantando amore disinteressato e poi pensano sempre ai soldi.

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Chi ha partecipato agli incontri a Roma

Su Peter Thiel grava questa comica nomea di “illuminista oscuro” perché, come nel film di Christopher Nolan uscito nel 2008, il tycoon si presenta come un cavaliere attanagliato da un dilemma morale: fino a che punto può spingersi per combattere il male senza diventare lui stesso un mostro? Scrive Andrea Venanzoni, giurista ed esperto di tecnologie, che Peter è stato accolto a Roma «da un mix di intellettuali conservatori, imprenditori, analisti politici e figure legate al mondo cattolico internazionale tra cui, oltre a lui stesso, il giornalista Daniele Capezzone, il finanziere Guido Maria Brera, lo storico Giovanni Orsina, l’economista Alberto Mingardi, il diplomatico Antonio Zanardi Landi».

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Il benvenuto di Welcome to Favelas, megafono di Musk e della destra

La pagina social Welcome to Favelas, che dopo aver incontrato i rappresentanti di Musk è diventata, da oltre un anno, megafono della propaganda di destra (persino sul referendum sulla giustizia), ha accolto Thiel con uno striscione col Colosseo sullo sfondo, scrivendo in un post: «In occasione della visita di Peter Thiel a Roma insieme agli amici di @therightside.podcast abbiamo voluto omaggiarlo con uno striscione di benvenuto. Porgiamo i migliori auguri per i lavori che si terranno in questi giorni a tutti i partecipanti, auspicando che le parole di una delle menti più brillanti del nostro tempo trovino terreno fertile proprio qui, nella Città Eterna, sempre più minacciata dai falsi pacificatori e dai predicatori dell’entropia ormai radicati nella politica e nei vecchi media».

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La foto pubblicata sul profilo Instagram di Welcome to Favelas con il benvenuto a Roma al magate fondatore di Palantir, Peter Thiel (foto Ansa).

Le teorie sull’Anticristo e la paura dell’Armageddon

Il cavaliere oscuro voleva andare all’Angelicum o alla Pontificia Università Gregoriana a raccontare la sua teoria sull’Anticristo che, secondo lui, «tornerà sfruttando la paura dell’Armageddon per consolidare il controllo politico e imporre un governo mondiale», ma i preti sveglissimi di quelle prestigiose istituzioni devono aver subito “sgamato” che l’Anticristo dal quale Thiel voleva metterli in guardia era praticamente lui, e si sono affrettati a ribadire più volte che loro non c’entravano nulla con quel «seminario a porte chiuse» annunciato a più riprese, per solleticare la curiosità delle mezze calze.

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Flash mob del movimento No Kings contro Peter Thiel davanti al ministero Difesa (foto Ansa).

È più grottesco lui o chi gli dà credito?

Thiel e Musk vogliono fortissimamente diventare immortali: uno colonizzando Marte, l’altro raccontando alle persone in giro per il mondo che l’Anticristo ha le sembianze di Greta Thunberg. Non si sa cosa sia più grottesco: se lui o quelli che gli danno credito. Thiel vuole “bombardare” questa modernità decadente, la guerra è tornata a essere l’igiene dei popoli e «il bellissimo azzardo che risveglia dal sonno del declino».

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Greta Thunberg (Ansa).

L’ecologia, la Sharia e lo Stato comunista totalitario sono le ideologie da abbattere, dice quest’uomo che si presentò alla convention repubblicana del 2016 per appoggiare Donald Trump dicendo di essere «orgogliosamente gay, americano e innovatore».

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Peter Thiel alla convention repubblicana nel 2016 (foto Ansa).

Il patriarca che doveva dare una svolta neo-reazionaria alla Silicon Valley

La sua biografia dice che è nato a Francoforte, ma si è trasferito bambino negli Stati Uniti, passando però alcuni anni «molto formativi» in una colonia tedesca della Namibia, in Africa, nota per accogliere chi non si rassegnò mai a rinnegare gli ideali nazisti. Quando, a fine Anni 90, fondò PayPal con Musk, Roelof Botha e David Sacks (tutti sudafricani) divenne subito, tra i tre, il patriarca ideologico incaricato di imprimere una svolta neo-reazionaria alla Silicon Valley, dove si costruisce il futuro tecnologico dell’umanità.

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La biografia di René Girard.

Avendo studiato a Stanford, pare che abbia avuto tra i suoi maestri René Girard, il filosofo e critico letterario francese del celebre Il capro espiatorio (1982). E provocano ilarità in un certo mondo accademico coloro che, oggi in Italia, lo assecondano disquisendo dottamente di teoria mimetica e analisi dei miti; meno male che Edoardo Camurri, in una delle sue interviste che vanno in onda la domenica su Rai Radio 3, ha interrogato direttamente Girard domandandogli: «È vero che Peter Thiel è stato suo allievo?». Ottenendo dal grand’uomo questa risposta: «Cosa vuole, non ricordo, i miei studenti erano così numerosi».