Clochard picchiato da tre giovani italiani in centro a Torino

I responsabili dell'aggressione, già noti alle forze dell'ordine, sono stati rintracciati dalla polizia grazie alla testimonianza di un passante.

Violenta aggressione, nel centro di Torino, in piazza XVIII Dicembre, sotto i portici di via Cernaia, ai danni di un clochard. L’uomo, che chiedeva l’elemosina, è stato malmenato da un gruppetto di giovani che l’hanno seguito sino all’ascensore della metropolitana: mentre un aggressore lo picchiava, altri due lo immobilizzavano. I giovani, tre italiani di età compresa tra 20 e 23 anni, già noti alle forze dell’ordine, sono stati rintracciati dagli agenti delle volanti grazie alla testimonianza di un passante.

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Vende le figlie per le nozze: primo arresto col Codice rosso

Il padre le teneva segregate in una roulotte, obbligandole a sposare due cugini. Ecco cosa rischia in base alla nuova legge.

Un uomo, bosniaco di etnia rom, è stato arrestato dalla polizia di Pisa in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere perché avrebbe picchiato, maltrattato e segregato le due figlie fidanzate con uomini diversi dai cugini da lui prescelti e a cui le aveva già vendute in cambio di denaro. Per il reato di induzione al matrimonio, introdotto dal cosiddetto Codice rosso, si tratta – è stato spiegato dagli inquirenti – della prima ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita in Italia.

RAGAZZE SEGREGATE IN UNA ROULOTTE

L’uomo, da quanto spiegato, è accusato di reiterate violenze, lesioni, segregazioni nei confronti delle due figlie, una delle quali da poco maggiorenne. Le violenze, che risalirebbero sin dalla minore età per una delle due, non si sarebbero limitate a calci, pugni e pratiche umilianti, come quella del taglio dei capelli, ma spesso consistevano in veri propri periodi di segregazione nelle roulotte, dove le ragazze venivano cibate a pane e acqua. Le punizioni inflitte dal padre non sarebbero state solo finalizzate a riprendere piccole mancanze in ambito familiare, ma servivano soprattutto a impedire alle due ragazze di frequentare i loro fidanzati, diversi da quelli che il padre aveva prescelto per loro, ovvero due cugini del campo, con le famiglie dei quali aveva già intavolato una trattativa, chiedendo e ottenendo denaro in cambio dell’assenso al matrimonio con le figlie.

FINO A SEI ANNI PER L’INDUZIONE AL MATRIMONIO

L’induzione al matrimonio è solo una delle nuove fattispecie di reato introdotte dal Codice rosso, la legge che modifica il codice di procedura penale sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere e che è entrata in vigore in agosto: le altre sono il delitto di sfregio, la costrizione o induzione al matrimonio, il revenge porn.  La condanna per chi forza un’altra persona a sposarsi usando violenza, minacce oppure approfittando di un’inferiorità psico-fisica o per precetti religiosi, va da uno a 5 anni, e può arrivare a 6 se coinvolge minorenni. 

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