Locali della guardia medica non sanificati da 2 mesi

Locali della guardia medica non sanificati da oltre 2 mesi. e quanto avrebbe dichiarato una dottoressa in servizio La notte scorsa presso la struttura di Pastena, nella zona orientale della città di Salerno. Una donna avrebbe infatti accompagnato la figlia presso la guardia medica in questione ma la dottoressa, mortificata,ha spiegato alla madre di non poter aprire la struttura per i bambini in quanto la sanificazione non avviene da oltre due mesi nonostante le numerose sollecitazioni. “Tutto nella norma, le misure anti covid sono state scrupolosamente rispettate sia dalla dottoressa sia dalla guardia giurata che ci ha aperto – ha spiegato la malcapitata – purtroppo ci è stato detto che nostra figlia sarebbe stata visitata in una stanza non idonea ma sanificata proprio nel rispetto delle norme anti contagio ancora in vigore a causa della seconda ondata che sta colpendo tutta la regione Campania”. Da parte dei responsabili numerose sarebbero state le sollecitazioni per provvedere alla sanificazione dei locali, senza però ottenere alcun risultato. La struttura di pasta e la non è nuovo episodio di questo genere: già nei mesi scorsi infatti i locali erano stati chiusi per mancanza di sanificazione, costringendo i pazienti a recarsi altrove per poter effettuare la visita. In questa fase così delicata anche per la provincia di Salerno le precauzioni non dovrebbero essere mai troppe, ragion per cui chi è addetto a garantire un servizio efficiente dovrebbe, nell’arco di pochi giorni, provvedere a ripulire i locali, nel rispetto delle norme anti covid che sono state imposte dal governo centrale per evitare il diffondersi del contagio. A quanto pare però, almeno nella città capoluogo, le regole da rispettare sembrano essere utopia e così si continua ad ospitare uomini ma soprattutto bambini in locali non idonei.

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Sanità, Picarone in pole position

L’ambito ruolo di consigliere in materia sanitaria del governatore della Campania potrebbe far traballare la poltrona di Enrico Coscioni. Il cardiochirurgo salernitano, da tempo punto di riferimento del presidente per la sanità, sarebbe tallonato dal neo riconfermato consigliere regionale Franco Picarone. Quest’ultimo, infatti, sempre più spesso è in prima linea per quel che riguarda le problematiche sanitarie salernitane tanto da seguire molte vertenze e inaugurazioni, con tagli di nastro e foto di ordinanza a braccetto con il Direttore generale dell’Asl Salerno Mario Iervolino. La sua presenza non è passata inosservata tanto da non lasciar dubbi alla meta da voler raggiungere. Il presidente della Commissione regionale al bilancio parlava, discuteva di sanità, girava la provincia salernitana rilasciando interviste, prendendo posizione. Facendo anche visite a sorpresa negli ospedali. Un braccio di ferro che avrebbe anche già creato fazioni contrapposte, tra pro e contro il cardiochirurgo. Tra delusi e riconoscenti, Coscioni al momento resta al suo posto. Non è escluso che Vincenzo De Luca, per rispettare equilibri post voto, possa optare per un terzo nome. Intanto, silenziosamente, con supporters anche di peso, il braccio di ferro continua.

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Paola De Roberto al posto di Savastano

Le elezioni regionali, come spesso accade, stravolgono gli equilibri anche a Palazzo di Città. Così, al Comune di Salerno – a poche ore dalla vittoria di Nino Savastano – è già toto nome per cercare un suo segno sostituto. Seppur per pochi mesi, la poltrona dell’assessorato alle Politiche Sociali non può restare vuota. Il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, ha una grande responsabilità: scegliere il nuovo assessore. Una scelta che sembra quasi scontata, soprattutto se si analizza la vasta schiera di consiglieri al servizio del primo cittadino. A sostituire l’assessore alle Politiche Sociali potrebbe infatti essere la consigliera Paola De Roberto, presidente della commissione Politiche Sociali. In questi anni, infatti, la De Roberto è stata accanto a Savastano, seguendolo nelle sue battaglia. Nessuno, almeno a Palazzo Guerra, potrebbe conoscere le problematiche della città di Salerno meglio di lei. Dunque, come già anticipato una scelta quasi scontata per il primo cittadino che dovrebbe già formalizzare la nomina. Almeno fino al mese di maggio 2021 quando gli elettori saranno chiamati al voto per il rinnovo delle cariche a Palazzo di Città. Bisogna però vedere se Napoli, magari su consiglio del presidente De Luca, non scelga di stravolgere ancora una volta gli equilibri della sua maggioranza, più volte in bilico in questi anni di amministrazione, puntando tutto su un esterno. Ma a Palazzo di Città sono pronti a scommettere sulla De Roberto. Le sue battaglie in commissione Politiche Sociali e l’essere stata accanto all’assessore in questi anni potrebbero averle dato quell’esperienza necessaria per guidare uno degli assessorati più importanti a Palazzo di Città, quello alle Politiche Sociali, per dare uno slancio in più in questi ultimi mesi di mandato e, magari, permettere di avere una vittoria schiacciante alle elezioni comunali della prossima primavera,. Di certo c’è che già nei prossimi giorni il primo cittadino dovrebbe formalizzare la nomina per non stoppare un servizio essenziale per i cittadini bisognosi che, in Savastano, hanno spesso visto un punto di riferimento così come, per l’appunto, nella consigliera Paola De Roberto.

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Forza Italia, gruppo di parlamentari della Campania pronto a lasciare il partito

Il 30 settembre ci sara’ una riunione di gruppo alla Camera, lunedi’ si ritroveranno i ‘big’ al partito ma gia’ ieri nell’incontro tra i senatori gli azzurri hanno cominciato ad interrogarsi sul futuro di FI. In tanti hanno sottolineato che comunque l’apporto del partito e’ stato determinante in alcune regioni ma e’ chiaro che l’erosione di consenso, soprattutto al Sud, ha riaperto una discussione interna. Tra i forzisti al Senato non e’ stato solo Cangini a sottolineare che Salvini non puo’ rappresentare il futuro dei moderati, “cosa aspetta FI a rientrare nei propri panni?”, ha spiegato il promotore del no al referendum. Chi e’ intervenuto ha rimarcato come occorra cambiare direzione, per evitare di essere sempre piu’ ‘cannibalizzati’. Sulla stessa lunghezza d’onda Brunetta: il segretario del partito di via Bellerio “ha preso decisioni unilaterali, parlando solo per la Lega. Non ha mai seguito – ha argomentato in un’intervista ad Huffington post – lo stile di Silvio Berlusconi e, ha ragione oggi Giovanni Toti, non si e’ mai fatto carico di fare la sintesi di un centrodestra plurale”. La tesi, quella del governatore della Liguria, comincia a far presa sempre di piu’ tra gli esponenti di FI. Ma sotto traccia alcuni ‘big’ e ‘peones’ rilanciano pure il tema della ‘successione’. Non si tratta delle critiche che vengono avanzate da un’ala del partito al vice presidente di FI, Tajani, che comunque si e’ speso sul territorio. Il ‘refrain’ e’ che serva un’altra figura, l’invito che viene pronunciato sommessamente e’ che dovrebbe essere Berlusconi ad indicare la strada e anche un nome che possa rilanciare il partito. Tutti riconoscono la capacita’ attrattiva del Cavaliere, il fatto che l’ex premier sia l’unico capace di avere i voti nelle urne. Nella consapevolezza che nella campagna elettorale ha pesato il fatto che Berlusconi abbia contratto il Covid. Diversi mesi fa a chi gli poneva l’interrogativo sulla necessita’ di designare un erede il Cavaliere si ritrovo’ ad allargare le braccia: “C’e’. Sono io…”. Anche oggi non c’e’ in prospettiva ne’ un ‘Papa straniero’ che raccolga l’eredita’ del presidente azzurro, ne’ tantomeno la volonta’ di designarlo. Sara’ come sempre Berlusconi a fare la sintesi, a ribadire la necessita’ di lavorare con lo spirito di sempre per riconquistare chi ha deciso di non votare piu’ FI. Ci dovremmo interrogare anche sui motivi di chi e’ andato via, avrebbe sottolineato per esempio Schifani nella riunione di gruppo. “Siamo preoccupati, qui c’e’ il rischio vero di scomparire”, sottolinea un altro senatore. Le tensioni sono legate anche al ‘caso Campania ‘, con un gruppo di parlamentari che minaccia di uscire da FI, secondo quanto riferiscono fonti azzurre. “Il centrodestra, in tutte le sue componenti, e’ a un bivio. Puo’ continuare a inseguire il progetto sovranista oppure ammettere che il quinquennio d’oro del populismo e’ finito spaventa i moderati e quindi chiude la via del governo”,

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“Mara, se vuoi essere un leader devi metterci la faccia, ti sei tirata fuori”

“Un leader politico deve metterci la faccia, deve scendere in campo alla guida del suo movimento. Se è tale, si mette alla testa del proprio popolo, della propria gente. Ma soprattutto deve battersi nella propria provincia, nella propria regione. Non ci si può tirare indietro quando è il momento di scendere in campo”. Pensieri e parole di Aniello Salzano, ex sindaco di Salerno, e un tempo in Forza Italia, oggi un epurato eccellente, che, dal suo osservatorio analizza con anima critica, così come gli si riconosce, la disfatta forzista alle recenti Regionali. “Bisogna dapprima fare un preambolo necessario. – afferma Salzano – Caldoro è stato delegittimato dalla stessa Mara Carfagna, con lo stesso che è stato indebolito da quello che sarebbe il fuoco amico. Allo stesso tempo, pur avendo detto no a Caldoro non è che abbia proposto una personalità di grande spessore quale competitor contro De Luca. Piuttosto, proprio lei che era stata individuata quale persona più adatta a sfidare De Luca si è invece tirata indietro. Leggo su un quotidiano delle sue dichiarazioni che affermano di averlo fatto “per rappresentare le ragioni del Sud in sede nazionale”. Mi domando, quale occasione migliore di farlo da presidente della Regione Campania. Ritengo che con il suo rifiuto oltre a delegittimare Caldoro abbia indebolito anche lo stesso centrodestra. La mia accusa è che è da un po’ di tempo assente, forse anche per motivi personali e non ha fatto crescere il partito così come avrebbe dovuto fare. Ritengo che lei avrebbe dovuto candidarsi alla Regione”. Poi continua deciso l’ex primo cittadino di Salerno. “ Se vuole risollevare le sorti del centrodestra a Salerno perché non si candida a sindaco di Salerno. – afferma – Ha fascino, capacità e dialettica per poterlo fare. Potrebbe fare davvero molto e per una volta s’impegnasse chiaramente. Lo facesse per una volta”. Accuse precise, con la stessa Mara Carfagna, leader campano di Forza Italia che rischia di finire sul banco degli imputati. Resta un indebolimento in Consiglio regionale. “Ma è la stessa Carfagna che offre una lettura della debacle sull’intervista che leggevo questa mattina (ieri per chi legge nda). Leggo testualmente: una classe dirigente preoccupata di eliminare quelli che vengono considerati avversari interni, scomodi. E dice ancora: io faccio parte degli epurati. Dico io, lei? Ma dimentica cosa è accaduto in questi anni a Salerno. Molti sono stati epurati, allontanati o messi ai margini da Forza Italia, io stesso tra l’altro. Ricordo che ogni volta che ciò accadeva, c’erano più applausi che scene di scoramento. E tutti questi moderati che sono stati allontanati, vedendo i risultati delle regionali hanno avuto un grande successo. Non ho mai visto tanti forzisti, o anche ex, e un tempo democristiani affollare così un Consiglio regionale. Ne vedo davvero tanti. Addirittura vedo in minoranza i cosiddetti vincitori. E molti di questi hanno dato il proprio contributo a De Luca mentre avrebbero potuto darlo a Caldoro”. Resta una debacle, una sconfitta che fa davvero male. “Ritengo che sia un fatto gravissimo che Forza Italia a Salerno non abbia un eletto in Consiglio Regionale. Devono recitare il mea culpa i responsabili e prima fra tutti colei che è la leader. Altro fatto grave è che, come lei stesso dichiara, abbia votato si al referendum costituzionale. Forse non si rende conto del danno che ha fatto”. E’ un fiume in piena l’ex primo cittadino di Salerno, che punta decisamente l’indice accusatore. “Non mi sembra di aver visto in questa anomala campagna elettorale una vera e propria mobilitazione da parte di Forza Italia, ma anche degli stessi dirigenti. – riprende – A Salerno, Forza Italia vantava oltre il 50% dei consensi adesso è ridotto miseramente ai prefissi telefonici. Dall’intervista di Mara Carfagna ho riflettuto a un suo eventuale disimpegno. Non mi è piaciuta questa campagna elettorale e non può limitarsi a fare semplicemente autocritica”. Rinnovamento, cambiamento per ritornare agli antichi splendori. E’ forse questa la medicina migliore. “Bisogna che questa classe dirigente che è ormai una vecchia classe politica si faccia decisamente da parte. – chiosa Salzano – Quella di Forza Italia è ormai consumata e, in questi anni, ha fallito tanti obiettivi importanti: dalle amministrative alle provinciali e anche regionali. E’ il momento di mettersi da parte, perché ognuno di noi ha una propria stagione. Invece, molti per conservare la propria seggiola allontanano gli altri. Deve venire fuori una classe dirigente nuova. Non è possibile continuare a calcare il palcoscenico politico da quarant’anni. Alla fine gli elettori si stancano di vedere sempre le stesse facce. Chiedono un giusto rinnovamento”.

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Servalli, primo nodo: “Mandare i ragazzi a scuola”

Subito al lavoro nella sua stanza a Palazzo di Città anche se, per la verità, il suo operato non si è mai interrotto, nemmeno in campagna elettorale. Vincenzo Servalli avvia nella continuità il suo secondo mandato alla guida della città metelliana, firmando subito l’ordinanza di avvio dell’anno scolastico a Cava de’ Tirreni. “Adesso abbiamo una contingenza e un’emergenza, che è quella di far andare i ragazzi a scuola – afferma Servalli – In queste ore abbiamo firmato ordinanza di ripresa per tutte le scuole di Cava de’ Tirreni di ripresa delle lezioni, per cui tutte, di ogni ordine e grado, partiranno lunedì prossimo 28 settembre. Il provvedimento è stato adottato per uniformare l’apertura di tutti i plessi scolastici per evitare disagi alla popolazione, in considerazione delle attività di sanificazione in corso negli istituti che sono stati sedi dei seggi elettorali, e per garantire la piena osservanza delle vigenti disposizioni in materia di prevenzione e contenimento del contagio da Covid-19”. Il tutto a poche ore da quella che è stata la sua vittoria, seppur sofferta, ma entusiasmante, che l’ha portato al secondo mandato alla guida di Cava de’ Tirreni senza passare, addirittura, attraverso le “forche caudine” di un pericoloso ballottaggio. “E’ stato un risultato straordinario, che resterà nella storia di questa città – dichiara il primo cittadino – Sono grato ai cittadini cavesi che hanno riposto nel sottoscritto tanta fiducia e affetto nei miei confronti”. Oltre il 50% dell’elettorato ha puntato su Servalli, segno che il solco, nell’ultimo quinquennio, è stato tracciato in modo profondo. “C’è stata innanzitutto una valutazione sull’attività amministrativa di questi cinque anni – analizza – La valutazione, nel complesso, nella nostra città è assolutamente positiva. In secondo luogo si è valutato un principio di continuità amministrativo. Con la consapevolezza che allo stato attuale la pubblica amministrazione è complessa e che un sindaco può essere validamente giudicato nell’ambito di due mandati. Ritengo che queste due valutazioni, quella del buon governo negli ultimi cinque anni e di continuità amministrativa, siano stati i due fattori decisivi che hanno condotto a questo risultato”. Proprio durante i festeggiamenti dell’altra sera, la stoccata che, per certi versi, ha turbato l’ambiente. Una lettera aperta del patròn della Cavese, Massimiliano Santoriello, che ha rassegnato in modo polemico sulla rielezione le dimissioni da Presidente e da Amministratore Unico. “Non ho avuto modo di approfondire la questione, preso dal turbinio di queste ore com’è anche logico che sia – chiosa Servalli – Spero che questo non si verifichi e che possa andare avanti alla guida della Cavese. Cercheremo di capire quali siano state le decisioni che l’hanno portato a questa decisione”.

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“Nessuna sconfitta, per me è una vittoria perchè, da sempre, lavoro per il bene del partito e non per interesse personale”

Nessuna sconfitta, una vittoria di tutti. Così Aurelio Tommasetti commenta l’esito delle elezioni regionali in Campania. Una sorta di buona la prima per la Lega che, per la prima volta, entra in consiglio regionale. L’ex rettore dell’Università degli Studi di Salerno, da capolista, era tra i preferiti. Eppure, così non è stato ma la sconfitta, questa volta, non brucia perchè, come ha confermato lo stesso Tommasetti, “l’obiettivo entra entrare in consiglio regionale ed io non ho lavorato per me ma per il partito”. La Lega per la prima volta entra in consiglio regionale ma lei non ce l’ha fatta. Una sconfitta che fa male? “Nessun ma, è stato uno straordinario successo della Lega in consiglio regionale ma anche a livello provinciale: noi abbiamo portato tre consiglieri regionali e per la prima volta entriamo in consiglio regionale. Io sono un dirigente nazionale del partito, Matteo Salvini mi ha chiesto di essere capolista, l’ho fatto con grande entusiasmo e come detto in tante circostanze, per me viene prima il simbolo, prima di ogni altra cosa. Ho girato tutti i territori, ho costruito una rete e ora sono tranquillo e sereno, mi fa molto piacere che in questo ruolo ci sia un consigliere valido (Attilio Pierro ndr). Non c’è alcun però, è andato meravigliosamente bene. Come Lega abbiamo un ruolo nel centro destra e a noi interessa il progetto politico. Io sono un dirigente del partito a livello nazionale, a me interessava far crescere il simbolo e aver portato tre consiglieri regionali e uno in provincia di Salerno per me è una soddisfazione, l’obiettivo è stato raggiunto”. Nessuna amarezza, dunque, per questa sconfitta? “Assolutamente no, nessuna amarezza anzi, grande gioia perchè in questo contesto così difficile riuscire in questo obiettivo non è facile, credo che per noi sia una vittoria importantissima. Nel gioco delle preferenze possono esserci tante situazioni, tante cose ma non è influente rispetto al progetto politico. Io sono già al lavoro per continuare e rafforzare il progetto sia sul piano nazionale, legato all’università, sia su ogni piano a cui sarò chiamato a dare un contributo”. Il candidato del centrodestra Stefano Caldoro ha raggiunto minimi storici. A cosa si deve questa sconfitta così pesante, a fronte di una vittoria schiacciante del governatore De Luca? “Ovviamente ha influito molto il discorso del Covid, il centrodestra, in 5 anni, non ha avuto la forza di sottoporre una propria piattaforma programmatica a proprio elettorato. Bisogna prendere atto dell’insuccesso che c’è stato e da quello bisogna ripartire. Il messaggio forte è che bisogna fare politica tutti i giorni, non politica ad intervalli in funzione della dinamica elettorale. Non ha caso ho già ripreso incessantemente a lavorare per il partito. Più che dedicarmi ad una singola preferenza mi dedico al progetto, costituito da territori. Il centrodestra deve costruire una valida alternativa a De Luca e al deluchismo ma bisogna iniziare a farlo subito, non bisogna aspettare la prossima scadenza elettorale ed è questo che rimprovero al centrodestra: di essere un po’ troppo nei salotti e un po’ meno tra le persone, sui territori per ascoltare e cogliere le istanze dei cittadini. Se c’è un segnale positivo che va dato a tutti, agli eletti, ai militanti, a chi ha responsabilità organizzative all’interno del centrodestra è di muoversi nell’interesse della gente, sui territori”. Lei ha già anticipato di essere al lavoro per il bene del partito. Qual è, adesso, il suo prossimo obiettivo? Su cosa si lavora? “Io sto lavorando sulla mia delega nazionale. A breve, poi, inizierò felicemente i miei corsi all’università e mi dedicherò innanzitutto a questi due obiettivi: a livello nazionale abbiamo molto da dire e da fare, bisogna strutturare il dipartimento università della Lega, con tanti colleghi degli atenei che sto mettendo sotto l’ombrello del dipartimento e a livello personale, ovviamente, dedicarmi ai corsi che inizierò nel primo semestre. Sul piano politico, più strettamente partitico, come sempre rispondo alla mia gerarchia: Salvini, Molteni il coordinatore regionale ed Esposito, il coordinatore provinciale. Loro sanno che quando chiamano avranno una risposta affermativa, sempre con grande entusiasmo”.

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“Le armi per l’omicidio Autuori fuse nei forni delle Fonderie Pisano”

Ad uccidere Aldo Autuori sono stati i calabresi. L’imprenditrore di Pontecagnano sarebbe stati punito per una partita di droga andata persa. E’questo in sintesi quanto affermato dal neo collaboratore di giustizia Pompeo D’Auria, originario di Salerno ma residente a Montoro e già sottoposto al programma di protezione dedicato ai collaboratori di giustizia. D’Auria è stato sentito dal magistrato dell’antimafia nello scorso mese di maggio a Salerno. “Per quello che mi risulta i fratelli Bisogni non centrerebbero nulla con l’omicidio anche se 15 giorni prima del fatto effettivamente hanno avuto dei litigi con Autuori, tuttavia questi dissidi erano stati già appianati con Esposito Paolo che aveva preteso che il bordello finisse. In realtà invece l’omicidio di Autuori Aldo è da attribuire a soggetti della malavita calabrese che hanno goduto dell’appoggio di Esposito Paolo e questo perché in effetti, come già vi ho detto, Esposito Paolo veniva rifornito di cocaina dalla ndrangheta, anche attraverso i camion della ditta di trasporti di Autuori. In effetti ho capito che in una occasione il carico di cocaina si era perso o comunque vi erano stati degli ammanchi per cui i calabresi hanno addebitato la cosa ad Autuori Aldo. Costui a sua volta ha reagito bruscamente con i calabresi respingendo ogni accusa ma provocandone la reazione violenta”. Paolo Esposito è un ex affiliato al clan Maiale, oramai da tempo, apparentemente, lontano dalla malavita. Secondo quanto raccontato da Pompeo D’Auria l’atteggiamento di Aldo Autuori avrebbe scatenato la reazione dei calabresi i quali, poco dopo, avrebbero commesso l’omicidio con l’appoggio sul posto di Paolo Esposito. “In effetti Autuori voleva quasi picchiare quei calabresi che lo avevano accusato e si era rivolto in malo modo contro di loro facendogli un vero e proprio affronto, poichè questa reazione era avvenuta davanti ad altri autisti. Quindi Paolo Esposito non ha potuto far nulla per frenare questa reazione dei calabresi, riconoscendo egli stesso la reazione totalmente sbagliata avuta dall’ Autuori.” Stando a quanto raccontato dal collaboratore di giustizia fino al 2018 Paolo Esposito avrebbe continuato ad avere rapporti con Fabio, fratello di Aldo Autuori, ed Emilio Erra “e non saprei dire però se nel campo del trasporto di cocaina od altro. Dal 27 marzo 2018 allorché sono stato messo ai domiciliari per le indagini sulla falsa banca della procura di Salerno io non mi sono più recato ad Eboli da Paolo Esposito ma è lui che tuttora viene da me per parlare. Ed infatti vi sono immagini della telecamere di casa che lo ritraggono e vi potrò fare avere”. Pompeo D’auria con gli inquirenti fa anche alcune supposizioni al momento senza riscontro, sul modo in cui sarebbero state fatte sparire le armi utilizzate. Si tratta di supposizioni come egli stesso sottolinea. Riguardo alle armi adoperate per l’omicidio Autuori io mi sono fatto una mia idea del fatto che le due pistole siano state fuse presso la fonderia Pisano di Fratte poiché questo metodo era collaudato già da mio zio Forte Rosario e dal fratello Antonio, avendo un gancio all’interno che se ne occupava, e mi risulta che in quel periodo, poco dopo l’omicidio di Autuori, siano state fuse delle armi da parte di Paolo. In quel periodo ho sentito personalmente che Paolo Esposito aveva portato a mio zio le armi per farle fondere. Quando le pistole sono state consegnate a mio zio Rosario in un capannone di proprietà di mio zio, alle spalle della sua abitazione in Baronissi, io ero presente ed ho visto chiaramente un sacchetto con all’interno le armi. Ricordo che mio zio Rosario disse a Paolo Esposito più o meno queste parole: “va bene metti questo servizio qua che poi glielo spiego io all’amico”, fece ciò sistemando questo sacchetto tipo di stoffa laminato grigio con un laccio che chiude, in un posto del capannone all’interno di una trave vuota. Io penso che Paolo Esposito abbia fornito supporto logistico ai calabresi ma che non abbia partecipato materialmente all’omicidio. Ripeto che il collegamento delle armi date da paolo esposito a mio zio con l’omicidio Autuori è stato da me fatto e lo ribadisco oggi, per la poca distanza temporale dall’omicidio e perché da discorsi che io ho sentito sul litigio dell’ Autuori e dei calabresi a proposito della cocaina, ho capito che Paolo si era messo a disposizione, letteralmente Paolo mi disse: ” Aldo ha sbagliato con questi amici della Calabria e io non ho potuto fare niente”.

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Emergenza Covid in Campania, torna l’obbligo delle mascherine all’aperto

A conclusione della riunione dell’Unità di Crisi, il presidente Vincenzo De Luca ha firmato l’ordinanza trasmessa in allegato, che contiene ulteriori misure per la prevenzione e la sicurezza. Su tutto il territorio regionale, con decorrenza dal 24 settembre 2020 e fino al 4 ottobre 2020, fatta salva l’adozione di ulteriori provvedimenti in conseguenza della rilevazione quotidiana dei dati epidemiologici della regione, viene disposto l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto. “Occorre ripristinare immediatamente comportamenti responsabili, a maggior ragione con l’apertura delle scuole. Se vogliamo evitare chiusure generalizzate è necessario il massimo rigore”, ha dichiarato il governatore.
Ecco in sintesi i contenuti dell’ordinanza:
Sono ulteriormente confermate le disposizioni di cui all’Ordinanza regionale n.66 dell’8 agosto 2020, concernenti l’obbligo di rilevare la temperatura corporea dei dipendenti ed utenti degli uffici pubblici ed aperti al pubblico e di impedire l’ingresso, contattando il Dipartimento di prevenzione della ASL competente, laddove venga rilevata una temperatura superiore a 37,5 gradi C°;  è disposto l’obbligo, su tutto il territorio regionale, di indossare la mascherina anche nei luoghi all’aperto, durante l’intero arco della giornata, a prescindere dalla distanza interpersonale, fatte salve le previsioni degli specifici protocolli di settore vigenti (ad esempio per le attività di ristorazione, bar, sport all’aperto). L’obbligo rimane escluso per i bambini al di sotto dei sei anni, per i portatori di patologie incompatibili con l’uso della mascherina e durante l’esercizio in forma individuale di attività motoria e/o sportiva; è fatto obbligo ai titolari di esercizi commerciali, culturali, ricreativi, o comunque aperti al pubblico, non all’aperto, di effettuare la misurazione della temperatura corporea all’ingresso dei locali di esercizio e di assicurare la presenza di dispenser di gel e/o soluzioni igienizzanti, subordinando l’accesso ai locali alla previa igienizzazione delle mani e al riscontro di temperatura inferiore a 37,5 gradi C°; si richiamano tutti gli esercenti, gestori ed utenti alla stretta osservanza delle misure di prevenzione e sicurezza. Al fine di rendere tempestiva la corretta ricostruzione degli eventuali casi da “contatto stretto”, vi è l’obbligo della identificazione di almeno un soggetto per tavolo o per gruppo di avventori attraverso la rilevazione e conservazione dei dati con idoneo documento di identità.
Ecco il testo integrale dell’ordinanza
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Centro Storico scioccato, scompare lo storico Giggino Cardillo

Il centro storico di Salerno sconvolto. Un malore improvviso ha colto questa mattina Luigi Ianniello, detto Giggino Cardillo, storico “bombolaio” di Salerno con la sua attività nel centro storico, Strappandolo agli affetti più cari. In via Duomo era particolarmente conosciuto da tutti nel cuore antico della città. Un malore nella sua storica bottega nel cuore antico di Salerno, lasciando tutti scioccati per l’accaduto.

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Casciello: “E’ stato un errore candidare Stefano Caldoro”

“E’ solo grazie all’impegno e alla dedizione dei candidati che il disastro non sia stato ancora più grande”. Pensieri e parole del parlamentare forzista Gigi Casciello a caldo dell’avvenuta debacle, forse anche annunciata, di Forza Italia alle Regionali. “E’ stato un disastro e bisogna ringraziare tutti i candidati che si sono spesi in modo encomiabile in questa campagna elettorale. – riprende Casciello – Non l’avessero fatto il disastro sarebbe stato ancora più grave. Quando affermavamo che bisogna scegliere un candidato che suscitasse un maggiore entusiasmo nell’elettorato non lo dicevamo per un giudizio personale nei confronti di Stefano Caldoro. Ma lo dicevamo che percepivamo una necessità di cambiamento. Di un segnale di novità. Di una vera e propria svolta. I fatti, purtroppo, ci hanno dato ragione. Nulla di personale contro Caldoro, ma c’è un tempo per tutto e una stagione per tutti”. Criticata, dunque, dalla cellula salernitana la scelta nazionale di riproporre per la terza volta Caldoro allo scranno più alto di Palazzo Santa Lucia, in quella che è stata una vera e propria interminabile sfida con Vincenzo De Luca, sviluppatasi in tre tornate elettorali alla Regione. “E’ stata una scelta dei vertici nazionali. – ribadisce il parlamentare azzurro – Noi abbiamo fatto la battaglia per Caldoro perché siamo delle persone responsabili. Mi pare evidente che, visti i risultati finali, avevamo ragione”. Una campagna elettorale difficile e problematica per Forza Italia, con la cellula regionale costretta a dimenarsi in problemi interni. “Abbiamo dovuto lavorare in un clima ancora più complicato grazie ad un ingiustificato commissariamento del partito, solo perché bisognava dare una lezione agli amici di Mara Carfagna. – attacca Casciello – Alla fine proprio quest’ultimi hanno portato a termine la campagna elettorale e a rendere la lista forte e autorevole così com’è stata e a difendere Forza Italia in una situazione da tsunami dettata dal risultato di De Luca”. Non ci sarà, a meno di novità dell’ultima ora, alcun forzista salernitano a Palazzo Santa Lucia, con il parlamentare azzurro che ha di che recriminare. “Tutto questo grazie a una bizzarra Legge elettorale che offre a Napoli il secondo seggio invece che a Salerno che vanta un resto più alto. – riprende Casciello – Ritengo che siamo nella media regionale e sicuramente di più rispetto ad altre province. Sarebbe davvero molto triste, nel caso in cui non dovrebbe essere attribuito alcun seggio a Salerno”.

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Diciotto casi di Covid tra Salerno e provincia

Non si placa la diffusione del virus Covid – 19 in provincia di Salenro. Nella giornata di ieri, si sono verificati diversi casi. Tra questi anche quello di una donna moldava che è risultata positiva al tampone Covid-19, a Poderia, frazione di Celle di Bulgheria dove è stata qualche giorno per lavoro. Si tratta di una badante che è giunta nel piccolo centro per prestare assistenza ad una anziana del posto. La famiglia, dove la donna, che è asintomatica, doveva prestare servizio le ha chiesto, per precauzione, di sottoporsi al tampone che ha dato esito positivo. Il nucleo familiare, a cui sarà fatto subito il tampone, è stato posto in quarantena obbligatoria. Allo stesso modo la badante, che è in isolamento a Roccagloriosa. Le autorità competenti sono inoltre al lavoro per ricostruire la catena dei contatti ed escludere eventuali contagi.Intanto nella giornata di ieri sono stati registrati altri 3 ad Ascea, 2 a Scafati, 2 a Sarno; 2 a Capaccio, 2 a Eboli, 2 a Salerno, 1 a Pagani, 1 a Mercato San Severino, 1 a Sant’Egidio del Monte Albino, 1 a San Valentino Torio.

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Forza Italia verso la scomparsa da Palazzo Santa Lucia, bene Fratelli d’Italia

Opposizione ridotta ai minimi termini a Palazzo Santa Lucia. A scrutini ancora aperti, dovrebbero spettare alla minoranza spettare due seggi. Un consigliere con Fratelli D’Italia, si tratta di Nunzio Carpentieri. Le ultime schede dovranno stabilire se l’altro posto spetta ad un consigliere del Movimento 5 Stelle, il capaccese Michele Cammarano, che è il più votato di quella lista, oppure Pierro della Lega. Forza Italia resta al palo, nonostante le speranze di Lello Ciccone. Tra l’altro, un risultato quasi inevitabile, visto che la scelta del competitor a De Luca in Campania toccava proprio a Forza Italia. Dallo schieramento azzurro infatti, è arrivata la candidatura di Stefano Caldoro come sfidante della coalizione di centrodestra per De Luca. Fratelli d’Italia, nel caso avesse dovuto proporre la candidatura, avrebbe puntato su Edmondo Cirielli.

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Amministrative Eboli, Cariello straccia tutti al primo turno

Con oltre il 70% dei consensi Massimo Cariello si appresta a vivere il secondo mandato alla guida della città di Eboli. Un vero e proprio plebiscito per il sindaco uscente con il diretto avversario, Santimone, che è restato staccato a meno del 20% dei consensi.

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Andrea Volpe centra l’elezione, con il PSI in Consiglio Regionale

Al secondo tentativo Andrea Volpe centra l’elezione. Cinque anni fa si fermò ad essere il primo dei none letti nella lista De Luca Presidente dove, anche in questa tornata elettorale, Luca Cascone ha fatto man bassa. Questa volta nella lista PSI, Andrea Volpe ha centrato l’elezione vincendo alla distanza il duello con Antonello Di Cerbo

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Amministrative Cava de’ Tirreni, Servalli verso la riconferma a mani basse

A Cava de’ Tirreni il ballottaggio potrebbe diventare una chimera. Il sindaco uscente Servalli, sulla scia del successo regionale di Vincenzo De Luca starebbe facendo il vuoto su quello che sarebbe il suo diretto avversario. L’avvocato Murolo a capo della coalizione di centrodestra che, tra l’altro, si troverebbe a sgomitare con la vera e propria sorpresa di queste Amministrative Metelliane: Luigi Petrone. Addirittura il popolare Fra Gigino, starebbe in vantaggio su Murolo. Ma entrambi distanziati, con Servalli che ha già da subito abbattuto il muro del 50% di gradimento, viaggiando fra il 55 e il 58% dei consensi. Se dovesse terminare così, Servalli si ritroverebbe a capo dell’opposizione di Palazzo di Città proprio Fra Gigino per quello che si annuncia già un rovente Consiglio.

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La vittoria di De Luca anche merito di Zingaretti? Il ministro Franceschini ringrazia il segretario nazionale

Si profila il tre a tre alle Regionali per il Partito Democratico, risultato che corrisponde alla messa in sicurezza della segreteria Zingaretti. Il leader dem conferma la sua invincibilità elettorale: non ha mai perso una elezione da candidato e, da segretario, ha centrato oggi l’obiettivo di conservare la Toscana, Campania e Puglia. Un risultato che, per Dario Franceschini, è tutto del segretario: “Grazie a Zingaretti che in mezzo a pressioni e pessimismi di ogni tipo ha tenuto il timone del partito nella direzione giusta, sia sul referendum che sulle regionali”, scrive il ministro su Twitter. “Non era facile e ora che lui e il Pd sono più forti, governo e riforme costituzionali potranno andare avanti”. Il tutto realizzato in una situazione difficile, con il Partito Democratico a doversela vedere, oltre che con la destra, anche con i suoi stessi alleati – M5s e Italia Viva – in virtù dei tentativi di alleanze fallite sui territori. Da qui l’unica nota di rammarico di Zingaretti: “Dai dati emerge che se i nostri alleati ci avessero dato retta di più, l’alleanza di governo avrebbe vinto in quasi tutte le regioni italiane”. Appena un’ombra su uno scenario altrimenti luminoso per il segretario dem: “Sui risultati delle Regionali, per ora siamo molto soddisfatti per quello che sta emergendo sia dagli exit poll che dai primi sondaggi, perchè c’è una conferma di quelle che erano le nostre aspettative”. A questo si aggiunge il successo dei Sì al referendum, salutato dallo stato maggiore del Pd come l’inizio di un percorso di riforme a 360 gradi da portare avanti velocemente. “Siamo molto molto soddisfatti, si conferma che il Pd è la forza del cambiamento, garante di un percorso di modernizzazione delle istituzioni”, sottolinea Zingaretti aggiungendo che “con la vittoria del sì viene aperta una stagione di riforme e faremo in modo che questa stagione vada avanti spedita nelle prossime settimane”. “Abbiamo confermato il governo di tre regioni importanti come la Campania, la Puglia e la Toscana. Il dato fondamentale da cui centrosinistra deve ripartire è che dove amministriamo bene e ci presentiamo uniti, vinciamo. Il buon lavoro fatto in questi anni, con i sindaci e i territori, è stato premiato. Ripartiamo da qui”, lo ha dichiarato il segretario nazionale del Psi Enzo Maraio, commentando i primi risultati delle elezioni regionali. Ad esprimere la sua soddisfazione per i risultati delle regionali anche Piero Fassino, esponente del Pd: “Dal voto la conferma della centralita’ del Partito democratico che guida la vittoria del centrosinistra in Toscana, Campania e Puglia, dove i Democratici si affermano anche come primo partito. Fallito il tentativo di sfondamento del centrodestra, la maggioranza di governo può adesso mettere in campo le scelte economiche e sociali necessarie a rilanciare la crescita, creare lavoro e restituire certezze agli italiani”. Parla di “straordinaria vittoria di De Luca” la senatrice del Pd Valeria Valente, eletta in Campania: “Il positivo dato dell’affluenza indica che i cittadini hanno premiato una politica capace di essere vicina ai cittadini nei momenti di crisi. La straordinaria vittoria di De Luca in Campania premia il buon governo del fare, con un risultato eccezionale sotto gli occhi di tutti, che conferma un governatore in grado di offrite ai campani tanti risultati concreti, dal risanamento dei conti alla fuoriuscita dal commissariamento, passando per il risanamento del sistema dei trasporti regionali, fino alla gestione efficace ed intelligente dell’emergenza Covid. Il Pd ha dimostrato di essere una grande squadra vincente. Il sì al referendum è per noi un passo per iniziare il percorso delle riforme: guai a leggere questo risultato come un lasciapassare per l’antipolitica. E’ invece una precisa richiesta di assunzione di responsabilità e di rispetto delle istituzioni”. “Buon lavoro di cuore a tutti i presidenti eletti oggi: a Zaia, Emiliano, Toti, De Luca che hanno visto premiata la serietà’ nell’amministrare la propria Regione e a Giani e Acquaroli alla prima elezione. Da domani lavoreremo insieme e sempre lealmente in conferenza Stato-Regioni”, ha dichiarato il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, commentando i risultati elettorali.

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Pol Pot, lo sceriffo di Salerno resta alla guida della Regione Campania

C’è chi lo ha chiamato Pol Pot, con un’allusione non troppo velata al suo non facile carattere. Tra i suoi soprannomi, anche il professore, per via della sua laurea in storia e filosofia e il suo passato di docente. Nella stagione dei sindaci, quel 1993 che vide un ruolo più protagonista dei vertici delle amministrazioni municipali, lo ribattezzarono anche lo sceriffo, data la sua passione per occuparsi in prima persona degli extracomunitari venditori ambulanti abusivi quando non spacciatori. Che Vincenzo De Luca, 71 anni, sia un uomo d’azione, del resto, lo si è visto persino durante il lockdown, quando si è lanciato fuori dall’abitacolo della sua auto blu in transito per il lungomare di Salerno per sgridare e a momenti sanzionare in prima persona chi si intratteneva con gli amici. C’è poi Il nomignolo che gli diedero agli esordi da primo cittadino di Salerno, Vicienzo “a funtana”, dato che la riqualificazione urbana della seconda provincia della Campania è legata al suo ripristino di decoro di fontane e piazze che l’hanno resa poi meta turistica. Il presidente riconfermato riprova la scalata alla poltrona di via Santa Lucia con successo nel 2015, sempre con Caldoro come avversario, questa volta stringendo un patto a pochi giorni dal voto in quella che è passata alla cronaca come la cena di Marano con Ciriaco De Mita, il 92enne uomo forte della politica campana, che ancora in questa tornata elettorale, insieme a Clemente Mastella e Paolo Cirino Pomicino, ha costituito un pezzo importante di una coalizione che ha finito per inglobare 15 liste a sostegno della sua riconferma. Non era possibile in Campania replicare la coalizione giallorossa di governo, visto che M5s e Vincenzo De Luca sono separati da una netta reciproca avversione, culminata in un altro fulimante epiteto, “cicciona”, registrato dai cronisti ( altro bersaglio della sua ironia e di definizioni come “camorristi”) a carico della sua storica avversaria Valeria Ciarambino. Avversione analoga a quella che lo divide dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, con il quale “il botta e risposta” è stato una costante negli anni, con aperti segnali di insofferenza quali il non rivolgergli il saluto, sgarbo debitamente ricambiato all’incontro successivo dall’ex pm. Da Salerno, città che non ha mai lasciato e dove tutt’ora dimora, e dove vivono i due figli, Pietro, deputato Pd, e Roberto, commercialista e per quasi due anni assessore al Bilancio del Comune, De Luca, sempre circondato da fedelissimi del territorio, ha messo in piedi una rete di rapporti centrata molto sulla sanità, storico bacino di voti molto sfruttato in Campania, e poco sui ‘salotti buoni’ di Napoli, nei quali appare di rado. Centrale nel suo rapporto con gli elettori l’uso dei social, ‘spinto’ durante il periodo del lockdown fino a tramutare la diretta facebook del venerdì’ per fare il punto dell’emergenza Covid in uno spettacolo seguito anche oltre i confini della regione. Vincenzo De Luca, infatti, non ha solo una squadra forte di giovani comunicatori. E’ lui stesso un comunicatore istintivo, con pause e mimica facciale da attore consumato, velocità’ di battuta e ironia da pensatore sottile, e capacità oratoria non comune. La sua scelta lessicale, quella che ha prodotto i “cinghialoni” in tuta da jogging e i “lanciafiamme” per i patiti delle feste-assembramento, ora frasi tanto note da decorare tazzine da caffè vendute nelle piattaforme di e-commerce mondiali, è degna di un retore antico. Il politico di natali lucani, ma cresciuto e radicato a Salerno, e’ capace di ragionamenti sofisticati che traduce anche in immagini e slogan che parlano alla pancia della gente. Ma pure di mettere in piedi con successo in pochi mesi un evento come le Universiadi senza risorse straordinarie e l’appoggio di un Governo. Insomma, De Luca vince e convince.

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“Troppa insofferenza e litigiosità, affidiamoci a S. Matteo per cambiare”

Il suo delle campane dell’alto campanile della Cattedrale hanno salutato ieri mattina Salerno, i salernitani e il loro amato San Matteo. Un suono delle campane amaro, per una festa che non è quella che tutti speravano. Il Covid ha cambiato tutto anche le tradizioni millenarie. E così alle ore 11, in una cattedrale troppo deserta, (l’ingresso era consentito solo a 200 persone) monsignor Andrea Bellandi, ha celebrato il Pontificale del Santo Patrono. Nelle prime file le autorità civili e militari. Tra questi il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli e il governatore Vincenzo De Luca. Nella sua lunga ed intensa omelia l’arcivescovo della diocesi di Salerno, Campagna e Acerno, dopo i saluti doverosi ha parlato di questa festa così particolare in quest’anno così particolare… “La festa del nostro Santo Patrono si celebra in un momento storico gravido di preoccupazioni, interrogativi circa il futuro, difficoltà a vari livelli, non ultime quelle concernenti la ripartenza delle attività scolastiche e quelle connesse al settore economico, con molte imprese che guardano con ansia ai prossimi mesi. Inoltre, anche il clima sociale – comprensibilmente – sembra attraversare un momento di “turbolenza”. Se nei mesi del lockdown noi tutti eravamo rimasti ammirati dal senso di responsabilità espresso dalla stragrande maggioranza delle persone, dai medici e personale sanitario ai volontari della Protezione civile, oggi purtroppo si evidenziano nella società civile sempre più numerosi segni di insofferenza e rinnovati cedimenti alla litigiosità. La tentazione di guardare esclusivamente al proprio benessere e di “puntare il dito” verso gli altri trova sempre minore resistenza e limiti”. Ed ancora prosegue Bellandi “Il problema è che, sembrano prevalere logiche e prospettive fortemente individualistiche, che facilitano così il diffondersi di una conflittualità sociale che certamente non aiuta l’affronto dell’emergenza attuale, e di cui gli atti di efferata violenza, che purtroppo si registrano ormai quasi quotidianamente contro le persone più deboli e indifese, rischiano di non essere altro che la punta di un iceberg di un malessere profondo che il Covid-19 ha sì contribuito ad amplificare, ma che non ha certo generato dal nulla”. Monsignore fa riferimento anche alla prossima enciclica del Papa e a noi “cristiani che dobbiamo essere i primi non solo ad indicare la strada verso una società più umana e fraterna ma dobbiamo soprattutto essere in prima fila a testimoniarla, con il nostro esempio e la nostra buona volontà. Questo perché siamo stati raggiunti, scelti e convocati dal Signore e dalla sua parola salvifica ad esserne i primi testimoni credibili. E’ a questa responsabilità che ci richiama lo stesso San Paolo ‘Comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace’. Nel finale rivolgendosi ai presenti e a quanti hanno seguito la funzione in diretta tv ha detto “Da tempo immemorabile questa città ha trovato nel suo Santo Patrono Matteo e in ciò che la sua vita rappresenta e testimonia un punto di riferimento fondamentale per costruire una vita sociale fondata sugli ideali del rispetto della persona, dell’uguaglianza, dell’ accoglienza della difesa del più debole, della carità. Quest’anno, nel quale, per le note ragioni, non si svolgerà la processione, siamo forse provvidenzialmente “costretti” a riandare all’origine vera e autentica della nostra devozione a San Matteo, per ritrovarne lì le radici più profonde e spirituali. Chiediamo quindi allo stesso San Matteo – e tramite lui al Signore – che ci aiuti a ritrovare nella fede i motivi adeguati e la forza necessaria per vivere in pienezza il nostro compito e la nostra responsabilità di cristiani in questo difficile ma stimolante “cambiamento d’epoca”, come lo chiama Papa Francesco. Sarebbe, questo, un modo per onorare e festeggiare il nostro Patrono con più verità e maggior frutto, per ciascuno di noi e per l’intera comunità – civile ed ecclesiale – di Salerno”.

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“Mi è stato negato il diritto al voto per un timbro”

“Mi è stato negato il diritto al voto per una mera questione di timbri”. A denunciarlo un elettore salernitano che, ieri mattina, si è recato presso il seggio elettorale a cui è iscritto, la sezione 46 della scuola Medaglie d’oro. “Nel corso della mia vita ho sempre votato, stamattina (ieri per chi legge ndr) mi sono recato al seggio elettorale anche con una certa fretta ma una volta entrato e aver presentato la tessere elettorale uno degli scrutatori mi ha detto che non potevo votare in quanto la tessere era piena”, racconta amareggiato l’uomo. Dopo aver fatto presente che alle scorse tornate elettorale i timbri sono stati messi fuori dallo spazio adibito lo scrutatore nega il diritto al voto, suggerendo al cittadino salernitano di doversi recare presso l’ufficio anagrafe per richiedere una nuova tessere elettorale. “Ho chiesto l’intervento del presidente di seggio a cui ho provato a spiegare di essere di fretta e di non fare in tempo per esprimere il mio diritto al voto ma nulla, mi hanno detto di andar via”. Il presidente, di fatti, ha provveduto a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per allontanare l’uomo dal seggio elettorale. “Ho chiesto di mettere a verbale di non aver potuto votare in quanto la tessera elettorale era al completo e, alla fine, i carabinieri mi hanno allontanato, costringendomi ad andar via”, ha poi aggiunto l’uomo sottolineando che gli è stato negato il diritto al voto per un timbro che, ha aggiunto, “attesta solo che io ho votato e non ha alcun particolare significato. Credo si tratti solo di eccesso di zelo da parte del presidente che si è vestito da autorità per allontanarmi e non farmi votare – ha aggiunto – Anche fuori dagli spazi consentiti, sulla mia tessera ci sono altri due timbri e potevano farlo anche in questo caso”.

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“Continuerò a fare ferrea opposizione con la pattuglia che verrà eletta in Consiglio regionale, per il bene dei campani”

“Ringrazio il centrodestra per il lavoro che è stato fatto. Nei prossimi giorni si farà un esame di quello che è il risultato completo delle liste e di tutta la coalizione ma per quanto ci riguarda il nostro impegno è per la verità, per la situazione e continueremo a dire con forza e chiarezza la nostra prendendo atto del risultato perchè, da questo punto di vista, noi affrontiamo le cose con serietà e chiarezza”. Lo ha dichiarato Stefano Caldoro, ormai ex candidato alla presidenza di Palazzo Santa Lucia, commentando a caldo la netta sconfitta che lo ha visto protagonista. “Evitiamo un giudizio complessivo su quello che è avvenuto, ci rimbocchiamo le maniche e – per quanto mi riguarda – insieme alla pattuglia che sarà eletta in consiglio regionale faremo un’opposizione ferrea, decisa, forte, nell’interesse dei cittadini campani, continuando a dire sempre la verità”. Per Caldoro, la vittoria di De Luca è dovuta, per la maggiore, all’emergenza Coronavirus: “I presidenti Covid, quelli che hanno gestito l’emergenza sono stati visti come un punto di riferimento per i cittadini e credo che questo sia un dato nazionale che, in Campania, ha avuto lo stesso effetto. Ma aggiungo che in Campania c’è stata una macchina da guerra che, in termini di liste, ha accompagnato De Luca, facendogli avere un’affermazione molto forte, con liste che non hanno un rilievo né regionale nè nazionale ma sicuramente insieme i due elementi hanno prodotto un risultato”. LA SCONFITTA PESA IN FORZA ITALIA: In casa Forza Italia si respira un’aria pesante. Da de profundis. I numeri parlano chiaro e decretano un flop del partito in tutte e sette le Regioni, dove si è votato per le regionali. A cominciare dalla Campania, dove di solito il movimento azzurro ha sempre tenuto, con risultati più che accettabili, a due cifre, e ora è crollato al 4-5 per cento. La sconfitta di Stefano Caldoro contro la “corazzata” Vincenzo de Luca era prevista, quasi scontata, ma nessuno pensava che il candidato forzista del centrodestra potesse racimolare meno del 20 per cento, almeno secondo le ultime proiezioni. Su Caldoro, raccontano, sono pesati vari fattori, dal “Fuoco amico” alle faide interne, a una campagna elettorale partita in ritardo e debole, con un sostegno non convinto anche degli alleati, Lega e Fdi. E proprio dalla debacle campana potrebbe partire un cosiddetto effetto domino, con ripercussioni al livello nazionale. Tant’è che molti scommettono su una resa dei conti interni. Nel mirino l’attuale gestione del partito, con Anonio Tajani, numero due di Fi, alle prese con uno dei momenti più delicati della storia azzurra. Tace Silvio Berlusconi, in isolamento domiciliare ad Arcore causa Covid. Nessuno se la sente di prendersela con il suo leader, visto che anche stavolta ci ha messo la faccia senza risparmiarsi, con vari interventi telefonici dal letto dell’ospedale San Raffaele di Milano per tirare la volata finale ai candidati della coalizione. “Il Caimano c’è ancora, tutto il resto sta crollando”, è il commento amaro di un esponente di spicco forzista, che ne ha viste tante dal ’94 ad oggi.

LA REAZIONE DI VALERIA CIARAMBINO: E’ amara la sconfitta anche per la candidata alla presidenza di Palazzo Santa Lucia per il Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino che parla di “una battaglia difficilissima falsata fin dall’inizio”. La Ciarambino, nonostante il risultato fosse chiaro già in piena campagna elettorale ha “scelto di combatterla perchè le persone perbene hanno diritto a una speranza e la politica merita dignità onore e pulizia sono i fari che hanno ispirato la mia campagna elettorale – ha dichiarato la pentastellata – La sfida campana era la più difficile in assoluto, ho combattuto contro uno che è stato trasformato in star dal Covid, uno che ha avuto una visibilità assoluta per 4 mesi”. La Ciarambino non risparmia attacchi al suo avversario del centrosinistra, Vincenzo De Luca, riconfermato nel ruolo di governatore: “Cinghialotti e lanciafiamme sono serviti per vincere le elezioni, m a non per salvare la Campania – ha dichiarato – Ora le 15 liste e gli oltre 700 candidati chiederanno il conto. De Luca nella veste di comico si trova bene”. “Le sue dichiarazioni fanno sorridere – ha sottolineato – ha parlato di una battaglia difficile. La Campania merita rispetto, non è un campo di conquista, ma una casa bombardata che va ricostruita con senso di responsabilità”. Per la candidata, De Luca è diventato “la star del Covid” contro cui dover lottare e anche l’emergenza avrebbe nettamente contribuito alla sua vittoria.

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Vincenzo De Luca stravince: netto distacco dai suoi avversari, minimo storico per il candidato del centrodestra Stefano Caldoro

Tutto come previsto. Non c’è partita per gli sfidanti di Vincenzo De Luca: il presidente uscente candidato del centrosinistra con 15 liste a suo sostegno, stravince le elezioni regionali e prosegue la sua guida di Palazzo Santa Lucia. Una campagna elettorale tutta in salita per i suoi avversari che hanno dovuto principalmente fare i conti con il picco di gradimento e popolarità raggiunto dall’ex sindaco di Salerno soprattutto nel periodo del lockdown, quando le sue tradizionali dirette Facebook del venerdì contavano migliaia di visualizzazioni. Un consenso progressivo incassato da più parti dell’elettorato, anche quello non tipicamente di sinistra, considerando anche che le liste che lo appoggiano sono veramente trasversali, potendo contare anche sul sostegno di alcuni big della politica della Prima Repubblica, da Ciriaco De Mita a Paolo Cirino Pomicino fino a Clemente Mastella, nonché su una serie di liste civiche. Il suo eterno rivale di centrodestra, Stefano Caldoro, si aggiudica il secondo posto. Una sfida, quella tra i due, che dura da oltre dieci anni: nel 2010 a vincere fu l’ex ministro del governo Berlusconi incassando il 54,2% dei consensi contro il 43% di De Luca. Situazione capovolta nel 2015 quando fu l’ex primo cittadino di Salerno a brindare raccogliendo il 41,5% delle preferenze contro il 38,8% del contendente. Una sconfitta amara per Caldoro che scenderebbe, invece, al suo minimo storico. A nulla è bastato imbarcare tra i suoi supporter anche Matteo Salvini e la Lega che non riescono a sfondare. Rispetto a cinque anni fa arretra anche Valeria Ciarambino, candidata del Movimento 5 stelle. L’esponente pentastellata è tornata a sfidare i suoi storici avversari, restando pure questa volta al terzo posto. Erano in tutto sette i candidati alla presidenza della Regione Campania: oltre a De Luca, Caldoro e Ciarambino, in campo c’erano Luca Saltalamacchia (Terra), Giuliano Granato (Potere al Popolo), Giuseppe Cirillo (Partito delle buone maniere) e Sergio Angrisano (Terzo polo). “Il mio ringraziamento va alle forze politiche che mi hanno sostenuto e ai cittadini di Napoli e della Campania. Questo dato non può essere letto come schieramenti di sinistra e di destra. La mia candidatura è stata sostenuta da tante forze differenti, che si sono riconosciute in un programma di governo e nel lavoro fatto in questi anni. Questo risultato esprime l’orgoglio di Napoli e della Campania per la riconquistata dignità nazionale ed internazionale. Possiamo camminare a testa alta”, ha dichiarato il governatore De Luca, commentando i risultati – seppur parziali – delle regionali. “Questo risultato è frutto della condivisione di un programma che guarda al futuro, soprattutto sul lavoro, per i giovani di Napoli e della Campania. Questo è il nostro obiettivo centrale, oltre che quello di migliorare gli standard e proseguire nel rinnovamento della sanità, ha aggiunto il governatore, riconfermato alla guida di Palazzo Santa Lucia con un risultato senza precedenti. “L’ondata di ripresa dell’epidemia è già presente in Italia. E’ necessario rigore, sarebbe irresponsabile non capire che siamo già nella seconda ondata. Va superato questo clima di rilassamento”, ha aggiunto a proposito dell’emergenza Covid. Per De Luca ora è necessario lavorare sul piano nazionale per i fondi europei: “il mio auspicio è che decidiamo rapidamente l’uso di tutti i canali finanziari europei, abbiamo bisogno di risorse da investire e non di cincischiamenti tardo ideologici su Europa e no Europa”. Il presidente ha poi commentato il netto distacco dai suoi avversari, confermando che per lui è motivo di orgoglio: “Godiamo questo momento come è giusto, ma senza gavazzare, non abbiamo tempo da perdere”. Nel comitato il clima non sembrava clima di festa, anche se lo stesso De Luca riconosce che “non è piccola cosa quella che è successo – dice riferendosi al distacco enorme con il competitor Stefano Caldoro – mi colpisce e mi inorgoglisce, ma mi dà anche l’energia necessaria a tutti noi per riprendere da questa sera il lavoro”. “Abbiamo convinto i cittadini indicando un programma che ha al centro un solo obiettivo: il lavoro – spiega il governatore -. La nostra ambizione e’ quella di interrompere o almeno frenare l’emorragia di giovani che dal sud va a nord o in Europa o in altre parti del mondo”. Sui primi obiettivi della sua seconda gestione De Luca parla chiaro: “Vogliamo conquistare standard elevati nei grandi servizi di civiltà e puntiamo a completare il programma di rinnovamento della sanità campana. Poi miriamo a risultati storici nei settori della gestione dei rifiuti, della depurazione delle acque e nel sistema dei trasporti pubblici. Tra un anno e mezzo – conclude il governatore – potremo dire di essere la regione ambientalmente piu’ avanzata d’Italia”. L’ex sindaco di Salerno ammette poi che la sua candidatura è stata sostenuta ovviamente dal mondo progressista ma anche da tante forze moderate e della destra non ideologica: “queste forze si sono riconosciute in un programma di governo e nel lavoro di questi anni, non soltanto nella fase piu’ dura dell’epidemia ma anche nel momento del varo di un piano socio economico di oltre un miliardo di euro a sostegno delle imprese, delle famiglie, dei disabili e dei pensionati”. E poi un appello al governo centrale affinchè metta in atto un piano economico sociale come fatto dalla Regione Campania: “mi augurerei che anche il governo nazionale facesse quello che abbiamo fatto sul piano regionale: un piano socio economico di sostegno ai settori deboli della società’ italiana e un grande piano di sostegno all’imprenditoria del nostro Paese”.

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Tornano operati altri 7 uffici postali tra Salerno e provincia

Poste Italiane comunica che da ieri, nella città e nella provincia di Salerno tornano alla piena operatività 7 uffici. In particolare, sarà riattivata la modalità doppio turno nell’ufficio di Siano, in via Santa Maria Delle Grazie, con orario, dal lunedì al venerdì 8.20 – 19.05 (il sabato fino alle 12.35) Invece, saranno nuovamente aperti 6 giorni su 7 i seguenti uffici: Altavilla Silentina, Palomonte, Capaccio Paestum, Montecorvino Rovella, Pellezzano e Baronissi, con orario, dal lunedì al venerdì, dalle 8.20 alle 13.35 (il sabato fino alle 12.35). Anche in questa fase, l’Azienda raccomanda ai cittadini di entrare negli uffici postali avendo cura di indossare i dispositivi di protezione individuale. In questi uffici, oltre ai tradizionali metodi di prenotazione del proprio turno allo sportello (PC o app Ufficio Postale) è possibile richiedere il ticket elettronico con WhatsApp dopo aver memorizzato sul proprio smartphone il numero 3715003715. Per conoscere gli orari degli uffici postali aperti, è possibile consultare il sito www.poste.it

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Regionali 2020, Mazzeo ringrazia tutti tramite WhatsApp

Ha tentato la scalata a Palazzo Santa Lucia con Italia Viva, schieramento dove Tommaso Pellegrino ha fatto il pieno. Il consigliere comunale Nico Mazzeo non ce l’ha fatta a centrare l’elezione in Consiglio Regionale al primo tentativo. Ma resta l’esperienza coinvolgente con lo stesso Mazzeo, che contava sull’appoggio del collega Pessolano, che ringrazia tutti tramite WhatsApp: “È stata una bellissima esperienza, fatta di gente in carne e ossa, di grande semplicità, di dialogo basata sul rapporto umano, di conoscenza di territori. – scrive Mazzeo – La politica per quel che mi riguarda è questo: semplicità, rapporti umani…
Grazie a tutti, avete arricchito la mia vita con i vostri dialoghi, bagaglio immenso che custodirò’ gelosamente nella mia vita.
Mi avete fatto sentire una persona viva e speciale.
Oggi per me non si tratta di una sconfitta, ma di una grande Vittoria, quella di aver avuto il coraggio di scegliere”.

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Valanga De Luca a Palazzo Santa Lucia, stracciati gli avversari

La “bella” fra De Luca e Caldoro ad appannaggio del Governatore uscente. Vincenzo De Luca si assicura a mani basse altri cinque anni presidenza alla Regione Campania ma, soprattutto, chiude definitivamente i conti con l’eterno rivale Caldoro. Confermati dalle urne le proiezioni subito alla chiusura dei seggi elettorali. Una forbice nei voti che potrebbe assicurare una maggioranza quasi bulgara a favore di Vincenzo De Luca a Palazzo Santa Lucia.

5.660 sezioni su 5.827

Vincenzo DE LUCA      69,50% voti 1.732.682

Stefano CALDORO      17,94% voti 447.337

Valeria CIARAMBINO  10,01% voti 249.607

Sergio ANGRISANO        0,16% voti 3.895

Giuliano GRANATO        1,22% voti 30.414

Luca SALTALAMACCHIA 1,07% voti 26.577

Giuseppe CIRILLO          0,10% voti 2.560

 

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Dati definitivi dell’ affluenza alle urne

I dati definitivi dell’affluenza alle urne : 

Referendum : Italia: 53,92% – Campania: 60,86% – Provincia di Salerno: 65,14 – Salerno città: 62,52%

Regionali      : Provincia di Salerno:56.83                     Salerno città: 60,00%

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Valiante indignato per la vicenda Ikea

“Siamo convinti di vivere in un Paese civile se a un ragazzo autistico viene impedito l’accesso ai magazzini Ikea?”. Lo ha dichiarato il sindaco di Baronissi, Gianfranco Valiante, in merito alla denuncia di un papà che ha raccontato – attraverso queste colonne – quanto successo all’Ikea di Baronissi sabato pomeriggio. “Leggiamo dalla stampa che al personale sorvegliante degli ingressi Ikea di Baronissi non è stata sufficiente la spiegazione e neppure un’autocertificazione del genitore che tentava di far comprendere come suo figlio, per le condizioni di salute , fosse esonerato dall’obbligo di indossare la mascherina e che, dunque, avrebbe potuto accedere. Non c’è stato verso, discussioni prolungate e attese fino a quando il giovanotto autistico, già tanto provato dall’emergenza coronavirus, ha cominciato a dare segni di inquietudine connessi al suo stato e ha dovuto, insieme alla sua famiglia, rinunciare all’ingresso ai magazzini – ha dichiarato ancora il primo cittadino di Baronissi – Disinformazione? Incapacità? Insensibilita’? Insolenza? Certo e’ che non è stata una bella storia. Tutt’altro! Certamente Ikea chiarirà. In attesa Baronissi esprime affettuosa e piena solidarietà al giovane e alla sua famiglia. Spero sia l’ultimo caso”. Nello specifico, il giovane era in compagnia del papà quando è stato bloccato all’ingresso dal vigilantes perché senza mascherina e, dunque, per legge il genitore deve firmare l’autocertificazione. Il padre si è reso disponibile a procedere, spiegando però di non poter attendere molto tempo in quanto i suoi problemi di salute lo portano ad indignarsi facilmente. Dopo circa 10 minuti il padre del ragazzino ha sollecitato l’addetto alla sicurezza per velocizzare i tempi ma non ha ottenuto risposta. Il giovane, stressato dalla situazione, non è riuscito a trattenere la pipì.

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Nessun voto ad effetto per De Luca: al seggio della scuola Da Procida da solo

Nessun voto ad effetto per il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca che, nella mattinata di ieri, alle 8.30, si è recato presso la scuola Giovanni Da Procida per esprimere il suo voto. Il presidente uscente non è stato accompagnato da nessuno, preferendo recarsi al seggio elettorale da solo. Poco più tardi, invece, si è recato anche il figlio, il parlamentare Piero De Luca. Il capogruppo in commissione parlamentare Politiche Ue, ha votato verso le 11 nel seggio numero 24, nella sezione elettorale “Liceo Da Procida” di Salerno. Le operazioni di voto, scorrevano in maniera regolare, affluenza buona, con gli elettori, tutti muniti di mascherina, che stanno rispettando il distanziamento richiesto. In fila e ordinati, sul corso cittadino, per gli elettori che ieri mattina si sono recati presso i seggi delle sezioni 54, 55,56 e 57 della scuola ‘Vicinanza’ dove tanta gente si è recata al votare, aspettando, in fila e all’esterno, il proprio turno. La candidata governatrice del Movimento 5 Stelle, Valeria Ciarambino ha invece votato nella mattinata di ieri presso la scuola Omero di via Giuseppe Mazzini,a Pomigliano d’Arco. Voterà invece questa mattina Stefano Caldoro, candidato alla presidenza di Palazzo Santa Lucia per il centro destra che ieri ha preferito recarsi ad Ischia per accompagnare la mamma presso il seggio elettorale. Il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico ha votato ieri mattina intorno alle 10,50 a Napoli, nel seggio allestito all’Istituto comprensivo Della Valle, nel quartiere Posillipo. Ha scelto di votare ieri mattina anche Giuliano Granato, candidato di Potere al Popolo alla presidenza della Regione Campania, che verso le 11 di ieri si è presentato al circolo didattico “G. Leopardi” in via Leopardi, nel quartiere Fuorigrotta a Napoli. Dopo le operazioni di voto, Granato ha girato una diretta Facebook dal piazzale antistante lo stadio San Paolo, nel quale ha invitato gli elettori a recarsi alle urne e a votare Potere al Popolo. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha votato ieri nel seggio allestito nella scuola “Sulmona” in via Sandro Pertini, a Pomigliano d’Arco. Di Maio si è recato al seggio intorno alle 11. Ad attenderlo, un piccola folla che lo ha accolto con un applauso.

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Vota al tavolino di un bar, è polemica

Nonostante le difficoltà sembra essere andato quasi tutto per il meglio ieri mattina dinanzi ai seggi elettorali. Per la prima volta, gli elettori sono stati chiamati al voto con una pandemia in corso e le norme da seguire non sono poche, a partire dall’obbligo delle mascherine fino al divieto di creare assembramenti dinanzi ai seggi. Lunghe code si sono però verificate nella mattinata di ieri presso il settore anagrafe. Molti cittadini, infatti, dovevano rinnovare la scheda elettorale o chiederne una nuova ma le operazioni sono andate molto a rilento tanto da costringere alcuni elettori a tornare a casa, rinunciando al voto. Al Convitto nazionale Tasso tutto è andato secondo le regole: ci sono stati alcuni momenti di fila ma le operazioni all’interno dei seggi procedevano speditamente. Alcuni elettori hanno chiesto agli addetti alla sicurezza di poter misurare la temperatura corporea ma questo non è stato possibile in quanto il decreto ministeriale non prevedeva l’obbligo della misurazione della febbre. La difficoltà più grande, soprattutto per gli anziani, era collegata alla chiusura della scheda elettorale per le regionali, costringendo gli scrutatori a toccare la scheda con le mani cosa che invece il decreto ministeriale diceva di evitare per tutelare la salute di tutti. Curiosità e polemiche si sono invece verificate al seggio del liceo Tasso: un uomo, con problemi della deambulazione, è stato fatto votare al tavolino di un bar, accompagnato dalla presidente del seggio elettorale e da alcuni vigili. Immediata la reazione di alcuni cittadini che hanno parlato di voto irregolare ma la presidente ha detto che tutto si è svolto nella massima serietà. A onor del vero, il regolamento dice che i diversamente abili, impossibilitati a recarsi presso il loro seggio a causa delle barriere architettoniche possono chiedere, almeno 20 giorni prima, il voto domiciliare, votare in sezioni diverse da quelle di iscrizione o presso un tavolo appositamente allestito. Dunque, nessun voto all’aperto sarebbe previsto, ragion per cui il dubbio rimane. E’ andato tutto nel migliore dei modi presso la scuola Barra. Presidente e scrutatori hanno chiesto ai cittadini di sanificare le mani, cosa che non sempre è avvenuta altrove. BATTIPAGLIA. Un vero e proprio blitz quello messo in atto ieri mattina dal comitato Battipaglia dice no. “Questa mattina (ieri per chi legge ndr) un gruppo di attivisti ha restituito ai candidati regionali che hanno votato il piano regionale dei rifiuti la monnezza che la Regione ci porta a Battipaglia”, hanno dichiarato alcuni membri di Battipaglia dice no spiegando che la loro era una provocazione rivolta ai consiglieri regionali, presenti anche in questa tornata elettorale, che nel 2016 votarono favorevolmente all’approvazione del Piano Regionale sui rifiuti che prevede un impianto da 30.000 tonnellate di umido dentro lo Stir di Battipaglia. Il Comitato nelle ultime settimane, e negli ultimi mesi, hanno più volte richiesto la modifica di tale Piano, prima delle elezioni regionali. Non è bastato, per il gruppo ambientalista, il mero atto d’indirizzo dell’Ato Salerno. In particolare, Battipaglia dice no ha fatto “visita” presso i comitati elettorali di Nello Fiore (Campania Libera) e Franco Picarone (Partito Democratico), entrambi candidati a sostegno dell’attuale governatore, Vincenzo De Luca. VALLO DI DIANO. Curiosità e stupore, ieri mattina, nel Vallo di Diano dove una sposa, dopo aver pronunciato il fatidico sì si è recata a votare. Giuseppe e Maria Grazia, 29enne di Atena Lucana, lei 28enne di Sassano, non hanno voluto rinunciare al loro dovere da bravi cittadini e così dopo la cerimonia religiosa celebrata nella chiesa di San Rocco si è recata accompagnata dal novello marito al seggio, dove ha espresso la sua preferenza. Il voto è avvenuto presso l’istituto Giovanni Falcone nel plesso scolastico di Silla.

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Calano i contagi nel salernitano: solo due casi a Centola

Nella giornata di ieri l’Asl Salerno ha registrato due positivi nel comune di Centola. E sempre dall’azienda sanitaria locale spiegano che: “All’ospedale di Sarno la momentanea emergenza era stata causata dalla presenza in pronto soccorso di un paziente con sintomi sospetti, per cui erano state prudenzialmente attivate tutte le procedure previste, compreso l’eventuale trasferimento presso una struttura Covid. Il caso, poi, si è rilevato negativo e quindi l’allarme è rientrato e le attività sono riprese normalmente”. Si sta intanto garantendo il voto ai cittadini in isolamento. Grazie alla collaborazione e all’impegno delle USCA di Scafati e Salerno è stato possibile assicurare il diritto di voto ai cittadini in isolamento domiciliare della provincia che ne avevano fatto richiesta per tempo. Hanno così potuto votare 25 persone: 18 a Salerno e 7 in provincia.

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