La paura della tecnologia genera mostri

L'innovazione mette a rischio i posti di lavoro? Fosche previsioni che non tengono conto né della realtà né della storia. La nostalgia del passato è un vizio che ci spinge a cercare uomini forti e vendicatori sociali. Ma è solo un'illusione, come quelle che costoro cavalcano.

Uno dei maestri del pensiero liberale, David Hume, soleva ricordare l’importanza della razionalità e del mettere in discussione le proprie idee, conoscendo bene i limiti del pensiero umano: «Tutti gli uomini generalmente tendono a concepire gli altri esseri come simili a loro stessi, e a trasferire in ogni oggetto le qualità più familiari, più intimamente presenti alla loro coscienza». Proiettiamo il nostro microcosmo all’esterno e dipingiamo tutto con i nostri piccoli o grandi pregiudizi.

SE LA TECNOLOGIA È UNA MINACCIA PER I POSTI DI LAVORO

Lo si vede chiaramente quando si parla dell’impatto dello sviluppo tecnologico sul mercato del lavoro. C’è un timore ampiamente condiviso che la disponibilità di macchinari sempre più sofisticati e di software sempre più intelligenti costituisca una minaccia per i posti di lavoro destinati agli esseri umani, e molti corroborano questa visione con i dati di disoccupazione elevata che abbiamo in Italia.

LEGGI ANCHE: Gli istinti autarchici sovranisti e la lezione cinese

Si tratta di una trasferimento di qualità a noi familiari sul sistema generale, ma la realtà dei fatti – almeno per il momento – racconta un’altra storia: l’economia più avanzata del Pianeta, quella statunitense, sta vivendo un periodo di disoccupazione talmente bassa che tassi come quello corrente non si vedevano da oltre 50 anni.

LE PREVISIONI DEVONO FARE I CONTI CON IL DATO DI REALTÀ

Lo sviluppo delle tecnologie, in particolare della potenza di calcolo e la mole sempre più imponente di dati archiviati e messi a disposizione delle “reti neurali” ha in effetti le potenzialità per gettare un’ombra sul futuro del mercato del lavoro, ma queste fosche previsioni, ancorché lecite, al momento dovrebbero fare i conti con il dato di realtà: il contributo dell’evoluzione tecnologica al mondo del lavoro, a oggi, è un contributo netto positivo. Molto positivo. Sia da una prospettiva storica con le rivoluzioni industriali, sia nella prospettiva breve dell’impennata recente di digitalizzazione, lo sviluppo tecnologico ha aumentato la produttività, il valore aggiunto, la capacità di soddisfare i clienti, lo sviluppo software degli ultimi anni e l’espansione di internet hanno permesso alle aziende di allargare la loro base di clienti, non di licenziare migliaia di lavoratori.

La crescita economica ha reso obsolete, orribili e impensabili cose che un tempo erano normali come la schiavitù e la guerra

QUELLA CORRELAZIONE VIRTUOSA TRA EFFICIENZA ED ETICA

Finora, almeno, ha continuato a funzionare la correlazione virtuosa fra efficienza ed etica che si è instaurata con il doux commerce dopo la fine del mercantilismo: le economie che sceglievano di comportarsi nel modo migliore erano anche sulla via per ottenere il massimo sviluppo, contemporaneamente la crescita economica ha reso obsolete, orribili e impensabili cose che un tempo erano normali come la schiavitù, la guerra o, andando più indietro, i sacrifici umani.

LEGGI ANCHE: Robot e industria, i numeri globali e l’Italia

Il commercio globale e le economie di mercato si fondano sulla fiducia reciproca tra gli attori, un incentivo alla trasparenza, e alla resa dei conti hanno portato la pacificazione in Occidente, per quanto la generazione di Woodstock definisse il sistema capitalista come portatore di morte e guerre. Il successo del sistema liberale nella Guerra Fredda è strettamente legato al maggior rispetto delle libertà individuali che l’Occidente ha offerto rispetto al blocco sovietico, se vogliamo vedere un aspetto macro. Se invece vogliamo scendere nel dettaglio, guardando aspetti micro, ciò che determina il successo di una azienda è il suo orientamento al cliente. Sono cose che diamo per scontate ma non così banali.

IL FUTURO SI È SEMPRE RIVELATO MIGLIORE DEI PRECEDENTI PRESENTI

Ora la tecnologia potrebbe minacciare di mettere tutto ciò in discussione.
Se la sorveglianza e la repressione del pensiero indipendente nel sistema sovietico non erano efficienti, oggi sistemi informatici e big data potrebbero trasformarsi in uno strumento di straordinaria potenza per i regimi autocratici, rendendoli più efficienti nella competizione rispetto ai Paesi democratici. Uno scenario completamente nuovo, estraneo a quella correlazione tra etica ed efficienza in cui siamo cresciuti.

LEGGI ANCHE: Un mondo senza lavoro è possibile?

Il futuro è gravido di incognite, alcune delle quali spaventose, ma non dobbiamo proiettare le nostre paure come ombre sul futuro, semmai ricordarci quanta differenza positiva il presente abbia rispetto al passato e dunque quanto, nonostante le mille paure, il futuro si sia rivelato migliore di tutti i precedenti presenti.

IL VIZIO DI AMMIRARE IL PASSATO SPINGE A CERCARE L’UOMO FORTE

Il rischio è di finire in un altro vizio ben delineato da Hume: «Il gusto di biasimare il presente e di ammirare il passato è profondamente radicato nella natura umana e influenza anche le persone dotate della maggior intelligenza e della più vasta cultura». Un gusto che ci spinge a cercare uomini forti che sappiano “ripristinare” la giustizia come dei vendicatori sociali, dei supereroi. Sono fuochi fatui, illusioni. Come quelle che questi uomini propongono e cavalcano. Quando le guerre mondiali misero definitivamente fine al colonialismo, in Africa si diffuse l’ideale dell’autarchia, l’indipendenza dall’economia globale alla ricerca di una agricoltura e un’industria autosufficienti. Sovranità era la parola chiave. La ricetta si rivelò una condanna alla miseria.

Sarebbe paradossale temendo un futuro di tecnologie capaci di facilitare l’autoritarismo, rifugiarci in ricette che per essere applicate prevedono uno Stato autoritario

Se oggi la retorica sulla sovranità è tanto in voga, evidentemente si cavalca la memoria corta di un Paese che l’autarchia l’ha sperimentata nel ventennio fascista, scoprendo che garantirne l’applicazione richiedeva uno stato di polizia repressivo delle libertà individuali. Sarebbe paradossale quindi, temendo un futuro di tecnologie capaci di facilitare l’autoritarismo, rifugiarci in ricette che per essere applicate prevedono uno Stato autoritario. Sono incidenti che capitano a chi si preoccupa del futuro nel modo sbagliato. E dipingerlo a tinte fosche, c’è la storia a dimostrarlo, finora è sempre stato il modo sbagliato.

*dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Storia del Wi-Fi che compie 20 anni

Il 30 settembre 1999 la tecnologia senza fili diventava disponibile per il grande pubblico. I prossimi passi? Satelliti, 5G e Internet delle cose.

Il Wi-Fi compie 20 anni. Il 30 settembre 1999, infatti, lo standard che consente agli utenti di Internet di navigare senza fili venne reso disponibile per i prodotti in commercio, dando il via a una rivoluzione nella trasmissione dei dati in formato digitale.

La tecnologia Wi-Fi è stata prima protagonista della connettività casalinga e aziendale, poi si è diffusa sugli smartphone, nei luoghi pubblici e anche sugli aerei. La prossima frontiera è portare un Wi-Fi di luce sui satelliti per le telecomunicazioni in orbita nello spazio.

I primi esperimenti legati allo sviluppo della tecnologia Wi-Fi risalgono al 1971, con gli studi su una rete wireless basata sulle comuni frequenze radiotelevisive UHF. Dal 1985 la sperimentazione si è intensificata, in particolare negli Stati Uniti, e nel giro di pochi anni sono arrivati i primi risultati: nel 1991 sono stati prodotti i primi dispositivi wireless, mentre nel 1997 nasceva la prima versione ufficiale del protocollo denominato “IEEE 802.11”. Due anni più tardi, nel 1999, è stata la volta del protocollo 802.11b, del nome stesso Wi-Fi e del relativo logo. Nello stesso anno si è formata anche la Wi-Fi Alliance, associazione che detiene il marchio commerciale in base al quale vengono venduti la maggior parte dei prodotti dotati di tale tecnologia.

«Oggi il Wi-Fi è una delle tecnologie di rete in più rapida crescita. Grazie a questa, Internet è accessibile anche in quei luoghi in cui non è possibile avere un’infrastruttura cablata, o dove i costi di tale investimento sono elevati», spiega Alberto Degradi, Enterprise Networking Leader Sud Europa di Cisco, azienda che fa parte della Wi-Fi Alliance.

Il prossimo standard sarà il Wi-Fi 6, che dovrebbe debuttare entro il 2019. Si tratta di una tecnologia sviluppata sulla base delle stesse innovazioni wireless del 5G e che guarda allo sviluppo dell’Internet delle Cose (IoT), cioè all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti, dalle auto agli elettrodomestici alle smart cities. Secondo uno studio di Cisco, nel 2022 saranno 165 milioni i dispositivi e le connessioni IoT sulle reti mobili italiane. Nel 2017 erano poco più di 97,6 milioni. Aumenterà anche il traffico prodotto da ogni utente su rete mobile: 8,5 gigabyte al mese in media nel 2022, contro i 2,3 al mese del 2017.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it