Il Salerno Day nella voce di Mimma Virtuoso

 

Tra la casa di tolleranza di Enzo Moscato e il salotto di una famiglia comune è andato in scena l’abituale spettacolo di Eduardo Scotti giunto alla sua VIII edizione

Di OLGA CHIEFFI

Si è svolto in famiglia, quest’anno il Salerno-Day, lo spettacolo che da ormai otto anni chiude la rassegna del Teatro dei Barbuti, ideato da Peppe Natella ed Eduardo Scotti, testimone passato alla figlia Chiara e all’art director Raffaele Sguazzo. L’apertura, illuminata dai lampi delle bombe, ha salutato l’immancabile filmato dello sbarco a Salerno e dell’onda d’urto dell’operazione Avalanche, con l’esercito americano che riesce, non senza fatica, pur combattendo circa quindici contro uno, ad aprirsi il varco verso Napoli e Cassino, immagini significative come i soldati tra i templi, gli scontri ad Acerno, Battipaglia, il lungomare di Salerno, anticipate nella mostra le Alleate presenze “Virtuale, tra memoria e realtà”, una selezione di fotografie con interventi digitali di Corradino Pellecchia, Franco Siano e Luigi Siano, appese tra quelle pietre teatri di scontri e resilienza, che ci hanno accompagnato nell’arena dei Barbuti. Un filmato commentato dalla colonna sonora firmata dagli Yes, con alle tastiere Rick Wakeman, il cui padre sbarcò a Salerno con gli alleati quel 9 settembre di settantasei anni fa, che lega gli “amici” di allora agli angeli di oggi, i quali agiscono nei focolai di guerra odierni. Dopo le immagini storiche, le foto di bordello di Enzo Moscato, in un luogo Out of Bounds, un luogo vero. E’ Antonello De Rosa ad evocare il monologo, che ci ha ricordato Nanà e Luparella. Gli sta bene addosso. La parola  racconta di “mali antichi”, ancora oggi presenti in altre forme o che potrebbero ritornare: l’arroganza sicura dei potenti, la subalternità della donna e il senso di supremazia dell’uomo, i divieti sociali imposti alla libertà di amare, il malessere interiore di cui nessuno si accorge, le violenze e le ingiustizie taciute,  quei tipi di lavoro che “consumano” il corpo e lo spirito, la paura di un futuro con magre prospettive o il grigio senso di rassegnazione. Dalla casa di tolleranza al salotto di una famiglia comune di quegli anni.  De Rosa e continua in vestaglia, boa di struzzo e tacco quindici tra un “me-lo-dia” e un “maestro introduca”, doppi sensi adatti ad un palcoscenico da avanspettacolo di provincia, con coretto familiare composto da Chiara e Rossella Natella al loro debutto canoro, Mimma Virtuoso e   Giorgia Sammartino, con Pasquale Colabene alla viola e Alberto Pisapia alle tastiere, che abbiamo scoperto anche cantanti. Attraverso le canzoni dell’epoca un occhio sulle amate dive, Clara Calamai, Vittoria Carpi, e le dive del regime Doris Duranti e la Luisa Ferida, al secolo Luigia Manfrini Farné, compagna di Osvaldo Valenti, nomi e seni intrecciati con i caporioni del partito fascista Pavolini e la sanguinaria banda Kock e la X Mas,  passando per Ingrid Bergman e Humphrey Bogart e l’esecuzione indefinibile tra basi, tastiera e violino di “As time  goes by”. E ancora, “Se potessi avere mille lire al mese”, la canzone del 1939 che ha dato il titolo alla serata, quando il suo potere di acquisto era di 871 euro odierni e non certo il cambio del pezzo da mille della Am-lire, mostrata nel corso dell’esecuzione che era pari a 10 dollari, “Ma le gambe”, “Ho un sassolino nella scarpa”. Poche prove per cantare canzoni e ritmi non semplici, arrangiamenti da karaoke casalingo, hanno messo in pericolo anche le due intense interpretazioni di Mimma Virtuoso che ha donato un “Ma l’amore no”, che avremmo pensato in tempo più lento e una perfetta “Dove sta Zazà”, in stile Ferri-Ronconi.  In mezzo, il solito stacco di alleggerimento con i calciatori e cantanti, nati nel 1943, Lucio Dalla, Lucio Battisti e Raffaella Carrà, Gianni Rivera, chiuso da “Acqua Azzurra, Acqua Chiara”, una Moonlight Serenade intonata dalla voce di Giorgia Sammartino, inficiata da un mediocre accompagnamento e tirata finale con  il Discorso all’Umanità da “Il Grande Dittatore” che Eduardo Scotti non manca mai di riproporre con un Chaplin, sempre sconvolgente, ogni qualvolta lo si riascolta, che riesce a rappresentare l’essenza più profonda dell’uomo comune e il suo invito a riporre una fiducia incrollabile nell’etica, nella moralità che risiede nel cuore delle persone comuni, per chiudere con un portrait delle ragazze dello swing, il Trio Lescano Parterre guidato dal vice-sindaco Eva Avossa e dal neo-assessore Tonia Willburger e la giusta richiesta pubblica di Eduardo Scotti a finanziare il Salerno Day con l’Operazione Avalanche, così da mettersi al livello dello Sbarco in Normandia, a nostro parere evento che dovrebbe rientrare nei progetti che il comune di Salerno presenta alla Regione per i finanziamenti volti alla programmazione estiva, o in sinergia con Camera Tour dedicata ai turisti settembrini, in modo da riuscire a redigere una valida scaletta di eventi dedicati al 9 settembre.

 

Consiglia

Gli alleati tra memoria e realtà

L’operazione Avalanche in una mostra di Corradino Pellecchia e Francesco e Luigi Siano. Le arti al Teatro dei Barbuti

Prima che il 4 agosto 1944 i nazisti entrassero nel suo nascondiglio, Anna Frank fece in tempo ad apprendere, via radio, la notizia dello sbarco. Otto Frank, padre di Anna, appese una cartina sulle pareti dell’Alloggio Segreto in cui seguire l’avanzata delle truppe alleate. Anna ne scrisse, con entusiasmo, nel suo Diario: “Si starà avvicinando la tanto anelata liberazione […] Oh, Kitty, la cosa più bella dell’invasione è che ho la sensazione che siano in arrivo degli amici”. I fantasmi dei soldati alleati che “invasero” Paestum e Salerno, la notte del 9 settembre del 1943, ri-attraversano quei luoghi, teatro di scontri duri, i templi, la stazione di Capaccio, il Lungomare, il porto, la spiaggia dei poveri, ritrovandoli cambiati (migliorati?) grazie alla pace loro donata, agli “ismi” abbattuti, ad una forte dose di iniezione di coraggio che ci fece ri-alzare la testa. Le Alleate presenze “Virtuale, tra memoria e realtà”, una selezione di fotografie con interventi digitali di Corradino Pellecchia, Franco Siano e Luigi Siano, dedicate allo sbarco a Paestum e a Salerno del settembre 1943, sono sbarcate al Teatro dei Barbuti, che vuol celebrare con queste immagini il LXXVI anniversario dell’operazione Avalanche. La mostra, progettata da Massimo Bignardi e realizzata in collaborazione con lo spazio Arte Tre, l’associazione “Avalanche 1943” e l’associazione “Anima Libera”, propone il lavoro dei fotografi Corradino Pellecchia e Franco Siano, invitando ancora una volta a riflettere nel proprio sentire sulla parola la libertà che non è un valore gratuito che esiste automaticamente o una condizione che si mantiene da sola. Un momento per riaffermare che la libertà va difesa giorno per giorno e che tutti noi dobbiamo tenere sempre gli occhi ben aperti se vogliamo custodire questo bene prezioso che garantisce alle persone di vivere al meglio possibile. Un invito ai giovani, come ricorda Pasolini che “ Non si lotta solo nelle piazze, nelle strade, nelle officine, o con i discorsi, con gli scritti, con i versi: la lotta più dura è quella che si svolge nell’intimo delle coscienze, nelle suture più delicate dei sentimenti”, perché, c’è la vita di milioni di persone che hanno gioito, sofferto e amato come noi: ritrovarle e cercare di capirle può contribuire a renderci eredi consapevoli del passato e artefici preparati del futuro. (o.c.)

Consiglia

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