Rcs e Del Vecchio, le due spine nel fianco di Sergio Erede

Sembra che il tocco felice dell'avvocato d'affari milanese si sia appannato. Da un lato si complica la causa Cairo-Blackstone relativa alla vendita della sede del Corriere. Dall'altro, nella scalata del patron Luxottica a Mediobanca si è ritrovato contro Banca Intesa e il suo ad Messina.

Prima Urbano Cairo, poi Leonardo Del Vecchio. Sembra che il tocco felice di Sergio Erede, che negli anni scorsi l’ha reso uno degli avvocati d’affari più affermati e ricchi d’Italia, se non il più ricco, si sia appannato.

Sarà che tra pochi mesi raggiungerà il traguardo degli 80 anni e un po’ di stanchezza affiora, sarà che non sempre le ciambelle riescono con il buco, nella Milano degli affari comincia a girare voce che l’avvocato che nel 1999 ha fondato lo studio legale Bonelli Erede Lombardi Pappalardo, non abbia più le intuizioni vincenti di un tempo.

Specie quando sul fronte opposto si trova come antagonista Banca Intesa, e il suo ad Carlo Messina in particolare.

LA CAUSA INTENTATA DA CAIRO A BLACKSTONE

L’editore del Corriere della Sera rischia infatti di dover dire addio all’intera Rcs se la causa intentata a New York dal fondo americano Blackstone relativa alla vendita del complesso immobiliare Solferino-San Marco dove ha sede il quotidiano si dovesse risolvere a suo sfavore procurandogli un danno, non sopportabile per lui e il suo gruppo, di circa 300 milioni. La mossa suggerita da Erede (che condivide il patrocinio con Francesco Mucciarelli) a Cairo è stata quella di farsi dare una manleva, che il cda di Rcs gli ha concesso (con assenze rilevanti, da Gaetano Miccichè a Marco Tronchetti Provera, da Diego Della Valle a Carlo Cimbri). Ma sono in molti quelli – a cominciare dal trio di legali fuoriclasse che difendono in giudizio il fondo americano: Francesco Gatti, Carlo Pavesi e Giuseppe Iannaccone – che ritengono si tratti di una misura di protezione fragile. E che al momento opportuno Messina, visto che Banca Intesa è proprietaria di fatto del gruppo editoriale detenendo grandissima parte del debito, sarà conseguente al dissenso manifestato con altri due azionisti di peso della casa editrice, Pirelli e Tod’s, proprio sul tema del contenzioso con il fondo americano.

LA SCALATA DI DEL VECCHIO IN MEDIOBANCA

Stesso discorso per il ruolo svolto da Erede nella scalata di Del Vecchio a Mediobanca, con obiettivo finale il controllo delle Assicurazioni Generali. Forte di molti takeover portati a termine nel passato, Erede ha assunto il comando delle operazioni in casa Delfin (la finanziaria che controlla Luxottica e il resto del gruppo dell’imprenditore di Agordo), sottovalutando, però, la complessità di un’operazione del genere nei confronti di una banca vigilata da Bce. E infatti finora da Francoforte non è arrivato il via libera per il superamento del 10%, nonostante i mesi trascorsi nell’attesa. Peccato che Erede avesse tranquillizzato Del Vecchio, tanto che è assai probabile che soggetti amici abbiano rastrellato azioni Mediobanca – si dice per almeno un altro 10% – pronti a girarle a Delfin, e che ora sia tutto bloccato. E, soprattutto, che non si veda la fine del tunnel dove il patron di Luxottica si è infilato. 

IL RAFFORZAMENTO DI NAGEL DOPO L’OPERAZIONE INTESA-UBI

Per ora non sembra che il rapporto fiduciario tra i due si sia consumato, ma è probabile che possa essere chiamato a supporto qualche altro professionista. Specie ora che Alberto Nagel, ad di piazzetta Cuccia, contro cui si è giocata fin qui la partita, si è oggettivamente rafforzato partecipando, e non da comprimario, al takeover di Banca Intesa su Ubi. L’asse di Nagel con Messina, cui il numero uno di Mediobanca ha associato anche Carlo Cimbri e quindi Bper che da Unipol è controllata, rende il fortino di piazzetta Cuccia meno attaccabile, se non del tutto sicuro, e comunque in caso di necessità Intesa potrebbe intervenire con una contromossa per fermare Del Vecchio. Insomma, Messina batte Erede due a zero.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Per la Cassazione Carola Rackete ha rispettato il dovere di soccorso

La Capitana della Sea Watch entrò correttamente nel porto di Lampedusa perché «l'obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell'atto di sottrarre i naufraghi al pericolo, ma comporta l'obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro». Lo si legge nelle motivazioni di conferma del no all'arresto.

Per la Cassazione Carola Rackete, la comandante della Sea Watch, agì secondo la legge. In base alle disposizioni sul «salvataggio in mare» è entrata correttamente nel porto di Lampedusa perché «l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro». Lo si legge nelle motivazioni di conferma del no all’arresto della capitana accusata di aver forzato il blocco navale.

LA NAVE NON POTEVA ESSERE CONSIDERATA LUOGO SICURO

Sempre secondo la Cassazione «non può essere qualificato ‘luogo sicuro, per evidente mancanza di tale presupposto, una nave in mare che, oltre a essere in balia degli eventi meteorologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone soccorse», come quello di fare «domanda per la protezione internazionale». Gli ermellini ricordano che «la nozione di ‘luogo sicuro’ non può essere limitata alla sola protezione fisica delle persone ma comprende necessariamente il rispetto dei loro diritti fondamentali».

SALVINI: «SI PUÒ SPERONARE UNA NAVE DELLA GDF»

Un altro schiaffo a Matteo Salvini che come previsto ha risposto da Chieti, a margine di una conferenza stampa elettorale. «Voglio leggere bene questa sentenza della Cassazione perché se è vero quello che leggo, che si può speronare una nave della Guardia di Finanza con a bordo cinque militari della guardia di finanza, è un principio pericolosissimo per l’Italia e per gli italiani’». Un conto, ha aggiunto il segretario della Lega, «è soccorrere dei naufraghi in mare che è un diritto dovere di chiunque, un conto e giustificare un atto di guerra. Se io in Germania speronassi una nave militare tedesca, penso che giustamente sarei messo in galera. Quindi me la leggerò. Se così fosse sarebbe un pericoloso precedente perché da domani chiunque si sentirebbe titolato a fare quello che non va fatto»

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Intesa Sanpaolo, figurine dei calciatori ai giovani che aprono il conto

Rinnovata per il terzo anno consecutivo la partnership con Panini: gli under 18 che diventano correntisti di XME Conto Up! riceveranno un kit con l’album 2019-2020.

C’è un regalo per gli under 18 che decidono di aprire un conto corrente XME Conto Up!: fino al 30 aprile, infatti, riceveranno un kit con l’album della nuova collezione Calciatori 2019-2020 e 600 figurine. È il frutto della partnership, rinnovata per il terzo anno consecutivo, tra Intesa Sanpaolo e Panini. Un accordo che ha portato in dote, afferma Intesa, 180.000 nuovi conti under 18 in due anni e decine di migliaia di partecipanti nelle edizioni 2018 e 2019 del Panini Tour Up!, di cui oltre 6.000 agli eventi promossi nelle filiali della banca. «Dare spazio alle passioni è la via che abbiamo scelto di percorrere per rafforzare la relazione con i nostri clienti”,  sottolinea Andrea Lecce, responsabile sales & marketing privati e Aziende Retail Intesa Sanpaolo, “Una scelta quasi obbligata se si vuole entrare in sintonia con i più giovani: spazio dunque alla creatività, all’intrattenimento, alle partnership entusiasmanti come quella rinnovata con il Gruppo Panini”.

TORNA IL PANINI TOUR NELLE FILIALI

Dal 29 febbraio al 4 aprile torna anche il Panini Tour Up!, l’iniziativa itinerante per il lancio della collezione Calciatori 2019-2020, in partnership con Intesa Sanpaolo. Giochi, quiz e premi aspettano i collezionisti in 6 piazze, 6 centri commerciali e 24 filiali della Banca, per un totale di 36 tappe da nord a sud. Ad accogliere i partecipanti ci sarà anche Pepper, il robot umanoide di Intesa Sanpaolo Innovation Center, in spedizione sulla Terra dal pianeta Pepperone per imparare le regole del calcio terrestre. Per facilitare la partecipazione, sarà possibile registrarsi online sul sito ufficiale del Panini Tour o prenotare direttamente in filiale. Piccoli e grandi collezionisti potranno così darsi appuntamento per scambiare le doppie e per partecipare alle Figuriniadi.

NOVITA PER L’EDIZIONE DI QUEST’ANNO

Novità di quest’anno, il gioco di Intesa Sanpaolo “Figu Dribling”, cui si aggiungeranno anche le card Calciatori Adrenalyn e un gioco dedicato. In palio, l’Almanacco illustrato del Calcio 2020, zainetti, portachiavi e tante bustine di figurine. Ci sarà anche una speciale cabina per scattare una foto ricordo e da condividere sui social. Aver completato l’album garantisce l’accesso all’area esclusiva del Panini box, per ritirare uno straordinario kit di regali e il prestigioso timbro ufficiale “Album completato”.

COS’È CONTO XME UP!

XME Conto UP! è il conto che Intesa Sanpaolo dedica agli under 18: è esente da ogni costo, compresa l’imposta di bollo, il canone della carta per i prelievi e i pagamenti in Italia e all’estero, la commissione per il prelievo di contanti ovunque presso qualsiasi sportello automatico (anche delle altre banche) e quella per i bonifici SEPA online in euro verso Italia e UE. Inoltre, riconosce un bonus dell’1% sulle giacenze, accreditato al compimento della maggiore età. La maggior parte dei servizi è accessibile in digitale e in autonomia, ma sempre con un parental controllo a distanza.

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Se volete diventare manager capaci siate Polymath 2.0

Visionari. Non confinati a una singola area di competenza ma in grado di affrontare le sfide in modo strategico e di creare sinergie all'interno e all'esterno dell'azienda. Sono queste le caratteristiche per essere leader.

Si può essere troppo esperti e poco capaci? Forse sì. Gli “esperti”, di cui tanto sentiamo parlare sui giornali, in televisione e in Internet rappresentano una consistente fetta di manager che, per anni, si sono occupati di una determinata tematica o di un determinato ambito.

Spesso pluri-titolati, questi personaggi eccellono, grazie alle esperienze pregresse, in un determinato settore. Talvolta, però, faticano a costruire una visione d’insieme coerente con il mondo in costante cambiamento in cui viviamo.

Un esperto, dunque, quando si trova a coprire posizioni di rilevo in aziende, imprese e organizzazioni, non può prescindere dall’elaborare un efficace quadro d’insieme, che vada al di là del settore specifico in cui è abituato ad operare. 

LA GENIALITÀ STA NELL’«UNIRE I PUNTINI»

Questa osservazione può sembrare banale al giorno d’oggi, soprattutto per chi lavora quotidianamente con il web e si interfaccia con le nuove piattaforme digitali. Internet ha radicalmente sconvolto il nostro modo di apprendere e attuare le nostre competenze, creando una profonda sinergia tra esse.

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Questa sinergia, però, non rappresenta nulla di nuovo. I grandi geni del passato, come Leonardo Da Vinci, eccellevano in più discipline ed erano in grado di unirle per produrre cambiamenti in più campi, senza l’aiuto delle nuove tecnologie. La genialità consisteva, dunque, nell’essere in grado di «unire i puntini», per dirla alla Steve Jobs. Questi personaggi possono essere definiti come Polymath, termine di origine greca e titolo del nuovo libro di Waqās Ahmed, giornalista e direttore artistico della Collezione Khalili.

IL POLYMATH SCAVALCA OGNI SETTORIALITÀ

Essere un Polymath (tema trattato recentemente anche dal Sole 24 Ore) significa raggiungere la propria realizzazione personale attraverso la capacità di vedere e unire i legami tra campi apparentemente non correlati. Interdisciplinarietà, contaminazione, giudizio critico. Queste sono le caratteristiche del Polymath, un individuo in grado di immergersi in diversi contesti, scavalcando la settorialità che caratterizza l’epoca moderna.

In un tempo in cui la multidisciplinarietà è l’eccezione e non la regola, manager e leader dovrebbero scardinare inutili pregiudizi e uscire da fragili comfort zone

La polarizzazione delle opinioni a cui siamo soggetti al giorno d’oggi viene rafforzata da un utilizzo sbagliato dei social media e questo, un buon manager non può permetterselo. L’approccio settoriale deve essere quindi completamente sostituito da un’apertura mentale che consenta agli individui di mettersi in gioco, di creare nuovi business e obiettivi che gli altri non vedono.  

PERCHÉ È NECESSARIO IL LIFELONG LEARNING

Questa apertura mentale deve, però, essere necessariamente accompagnata da una continua volontà di mettersi in gioco e di studiare. Per questi motivi, sta prendendo sempre più piede il cosiddetto lifelong learning, un sistema di apprendimento diffuso da oltre 20 anni, che è stato il programma dell’Unione europea per sostenere l’istruzione e la formazione permanente antecedente a Erasmus+. Si tratta di una strategia di apprendimento caratterizzata da un processo individuale continuativo che mira all’acquisizione di competenze, di metodi e ruoli che siano in grado di comportare un cambiamento relativamente stabile nel tempo. Questo processo si basa dunque sull’adeguamento continuato dell’apprendimento ai nuovi bisogni sociali e lavorativi, caratteristica peculiare della post-modernità

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UNA SFIDA PER I NUOVI MANAGER

In un tempo in cui la multidisciplinarietà è l’eccezione e non la regola, manager, capi e leader dovrebbero scardinare inutili pregiudizi e uscire da fragili comfort zone. Supportati dalle nuove tecnologie e dall’imminente sviluppo dell’intelligenza artificiale, i nuovi manager dovrebbero agire come dei Polymath 2.0. Alla base, però, ci deve essere una continua e costante volontà di apprendimento e di costruire una visione d’insieme della realtà articolata e coerente. Infatti, in un mondo sempre più competitivo, quando la profonda conoscenza di un settore mina le altre competenze e la creatività di un individuo, questo non è più produttivo e rischia di essere escluso dal sistema.

*Professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma

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CosmoFactory, per l’edizione 2020 al via un laboratorio sperimentale

All’interno del padiglione 19PK del Cosmoprof Worldwide di Bologna sarà allestito l’unico esempio di una catena di produzione funzionante ricreata all’interno di uno spazio espositivo.

Una catena produttiva perfettamente funzionante ricreata in un padiglione del Cosmoprof Worlwide di Bologna, la fiera della cosmetica in programma nel capoluogo emiliano dal 12 al 16 marzo 2020. Si chiama Cosmofactory e, per la sua ottava edizione, l’installazione seguirà il principio “make – take – test”, elemento predominante delle strategie di mercato attuali. Protagonista dell’iniziativa 2020 è “Six4all” – una foundation che unisce una base neutra a 6 nuances di colori. Un mix che permette di creare un prodotto specifico per ogni tipologia di pelle. L’installazione, curata dall’agenzia di design centdegrés, realizzerà in manifestazione la base, un prodotto altamente performante con effetti anti-age che garantiscono un look bonne-mine oggi di grande tendenza.

TUTTO ALL’INTERNO DI COSMOPACK

Tutto questo avverrà all’interno di un’area che più delle altre è investita dal vento delle innovazioni e delle nuove soluzioni tecnologiche: Cosmopack, l’unico salone che ospita tutti i comparti della supply chain – contract manufacturing e private label, macchinari di processo e di confezionamento, packaging primario e secondario, applicatori, ingredienti e materie prime. Se Cosmoprof Worldwide Bologna rappresenta l’universo della distribuzione, con le novità per tutti i suoi canali, Cosmopack è il nucleo produttivo dell’industria cosmetica. Quest’anno, Cosmopack ospita il 22,9% del totale degli espositori di Cosmoprof Worldwide Bologna 2020.

COS’È COSMOPACK

Cosmopack è ormai diventato per gli operatori del settore un appuntamento sempre più importante per costruire una strategia comune, che permetta di affrontare le problematiche del prossimo futuro. Il padiglione 15 si conferma l’area di riferimento per i produttori internazionali specializzati in offerte full service per l’industria. Focus della hall 18 saranno ancora i settori OEM e packaging. Nel padiglione 20, accanto alle innovazioni del settore macchinario, troveranno spazio le aziende specializzate in packaging, con le proposte più performanti e in linea con le esigenze e i trend del mercato. Cosmopack è una manifestazione molto apprezzata non solo dagli operatori e dai compratori specializzati in contract manufacturing, ma anche da influencer e trend scouters, che qui possono scoprire in anteprima le caratteristiche delle collezioni che presto saranno lanciate sui principali mercati internazionali dai grandi brand.

IL VOLTO DELL’INDIVIDUO DIVENTA LA TELA DELL’ARTISTA

La Cosmofactory è proprio all’interno di Cosmopack. Ed è qui che prenderà vita il laboratorio sperimentale: Pink Frogs Cosmetics brevetterà la formula della base, Marchesini Group Beauty metterà a disposizione il macchinario, PennelliFaro proporrà il pennello più performante per la stesura del prodotto, Scandolara curerà il packaging primario, un esclusivo tubo in alluminio; infine, sarà di Gatto Astucci il packaging secondario – una pochette studiata per mettere in risalto le qualità del prodotto. Ad ispirare il design, la similitudine tra make-up e arte: le 6 nuances di “Six4all” diventano una palette di colori a disposizione del talento artistico dei make-up artist, e il volto di ciascun individuo diventa una tela con peculiarità uniche, da esaltare e mostrare con orgoglio.

“Six4all” è realizzato secondo norma ISO GMP 22716, rispettando e promuovendo i valori dell’economia circolare. Dalla produzione all’esperienza di acquisto, a Cosmoprime – pad. 14, dove un test con un apparecchio di skin diagnostic, “Delfin”, messo a disposizione da For lab Italia, guiderà i visitatori alla scoperta delle caratteristiche specifiche del proprio fototipo di pelle, e di conseguenza delle nuances più indicate per ottenere la sfumatura più adatta. Nel The Mall – pad. 29, un team di make-up artist esperte consentirà agli operatori di testare direttamente sulla propria pelle la foundation.

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Alfonso Andria: «La politica è evoluzione, alleanza con M5S è un dato strutturale»

di Adriano Rescigno

Questo pomeriggio alle 17.00 a Napoli la direzione regionale del Partito democratico. Tra i presenti, anche Alfonso Andria, ex presidente della provincia di Salerno che della direzione regionale è vicepresidente. Tanti i temi sul tavolo della direzione, due tra tutti: la riconferma del candidato alla presidenza della regionale e l’alleanza tra il Partito democratico ed il Movimento 5 Stelle. Su questi due temi, senza svelare il discorso di oggi pomeriggio, Alfonso Andria ha condiviso con noi il suo pensiero.

Si continuerà dunque con Vincenzo De Luca alla presidenza della regione?

«Mi sembra un dato evidente, anche alla luce dei risultati conseguiti in questi cinque anni».

E dunque nell’agone elettorale sarà anche lei presente tra le fila dei candidati?

«Non ci penso nemmeno – ride – mi limiterò a sostenere, come sempre fatto, il presidente uscente De Luca, anche in altre province diverse da Salerno, e voterò Partito democratico quindi il candidato del partito, non quello delle liste civiche in supporto. In sintesi, voterò Pd».

L’alleanza tra il Partito democratico ed il Movimento 5 Stelle sembra lontana…

«L’alleanza con il movimento pentastellato a me sembra invece un dato strutturale, piaccia o no. Basta guardare a Roma, sono l’alleanza di governo e nelle realtà periferiche, e mica tanto periferiche visto che la Campania è la prima regione del Meridione d’Italia, bisogna riprodurre questo schema, guai a non riprodurlo».

Nell’ipotesi in cui il Movimento dica “no” a De Luca a prescindere?

«Non so se questo avverrà. La politica è evoluzione. Perchè dovrebbero dire di no? Perchè sono all’opposizione? Anche nella formazione del governo Conte bis, il Pd era all’opposizione del Movimento, eppure sono al governo insieme oggi. Anch De Luca, infine potrebbe dire no al Movimento visto che attualmente è l’opposizione. La politica ripeto, è evoluzione».

Sangiuliano o Caldoro, qual è l’avversario peggiore da affrontare?

«Io non credo che Sangiuliano abbia intenzione di candidarsi. Credo piuttosto che il centrodestra abbia già scelto il suo candidato che per me è Stefano Caldoro, altro non posso dire perchè non mi occupo delle vicende del centrodestra».

Consiglia

Nella battaglia con Conte Renzi rischia di rimanere solo

L'ex premier non solo si deve guardare da possibili defezioni di "responsabili" da Italia viva, ma rischia anche di perdere il sostegno di quanti negli anni lo hanno appoggiato nel centrosinistra sia politico che culturale. Nuovi attacchi da Bettini e Serra.

Matteo Renzi rischia di rimanere con il cerino in mano. Dai giorni del Papeete e dalla fondazione di Italia viva, il Machiavelli di Rignano ha giocato la sua partita abilmente, riuscendo a conquistarsi un potere probabilmente sproporzionato al suo effettivo patrimonio di voti. Ma nella battaglia con Giuseppe Conte potrebbe essersi spinto troppo in là, e da attaccante diventare l’attaccato. L’ex premier non solo deve ora guardarsi da possibili tradimenti di “responsabili” di Italia viva pronti a tornare nel Pd per salvare il governo. Ma rischia anche di perdere il sostegno di quanti negli anni lo hanno più o meno appoggiato, nel centrosinistra sia politico che culturale. L’ultima presa di distanze è arrivata da Goffredo Bettini, esponente di rilievo ma sempre di basso profilo del Pd romano, secondo molti deus ex machina del governo Conte bis e dell’alleanza coi grillini. «Oggi è chiaro a tutti, tranne ai fanatici, che la condotta di Renzi pone problemi acutissimi al campo democratico e al governo Conte», ha scritto domenica su Facebook, «(…) Renzi è una tigre di carta.
Il suo tentativo di creare un terzo polo sta naufragando così rapidamente da renderlo prigioniero di un attivismo autodistruttivo. Così come, la scelta di passare all’altro campo non convincerebbe la stragrande maggioranza dei suoi elettori. (…) Quanta pazienza si può avere ancora con il fiorentino? (…) C’è invece la possibilità, certamente allo stato attuale tutta da costruire, di sostituire Italia Viva con parlamentari democratici (in quanto non sovranisti, illiberali e autoritari) pronti a collaborare con Conte fino alla fine della legislatura». Il riferimento è a un manipolo di senatori di Italia viva, cinque i nomi che circolano (il Corsera parla di Cucca, Conzatti, Comincini, Grimani e Vono, che smentiscono), molto corteggiati in queste ore dal Partito democratico. Quella di Bettini è una vera e propria chiamata alle armi, sostenuta da una vera e propria fuga culturale a sinistra dal leader di Italia viva. Non è passata inosservata l’Amaca di Michele Serra del 15 febbraio, in cui il commentatore di Repubblica fa atto di pentimento per avere sostenuto Renzi in passato: «Pareva l’uomo che con il quaranta per cento faceva volare il centrosinistra, è invece l’uomo che con il tre per cento ha il potere di affondarlo.(…) Essendo il sottoscritto uno dei milioni di gonzi che gli avevano creduto, forse farei meglio a tacere. Ma in quanto gonzo che gli aveva creduto, magari ho il diritto di ricordargli che non è per dividere e litigare che lo votammo in tanti, ma perché si sperava che proprio la sua leggerezza post-ideologica, diciamo così la sua modernità di quarantenne, e perfino il suo cinismo, potessero servire ad aggiungere pezzi al centrosinistra». Un’abiura sostenuta il giorno successiva dal padre del quotidiano Eugenio Scalfari, che definisce gli atteggiamenti dell’ex premier da «dittatore potenziale». Con il fine settimana che si chiude, fonti di Italia viva hanno voluto far sapere all’Ansa che «il tentativo di trovare responsabili per sostituire Iv – caldeggiato fino a stamani dalle veline di Palazzo Chigi che parlava di “tolleranza zero” e dalle parole di Goffredo Bettini – sembra miseramente fallito. Al momento non solo nessuno si stacca da Iv ma i gruppi renziani si dichiarano fiduciosi di accogliere nuovi ingressi già dalla settimana prossima». Al di là delle possibili fuoriuscite dal suo partito, Renzi rischia di perdere il retroterra che gli era rimasto nel centrosinistra. Perché anche se riuscirà a tenere insieme i suoi parlamentari, non è detto che riesca a salvare un consenso già profondamente minato.

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Cosa è l’urbanistica femminista e perché è importante

Più sicurezza, maggiore attenzione alle esigenze dei lavori femminili, potenziamento della mobilità anche nelle periferie. L’urbanistica mette prova a correggere le incoerenze dei centri abitati, che spesso nuoviono soprattutto alle donne, per trasformarli in un luogo di relazioni e di libertà di movimento.

Dover rifiutare un lavoro perché non ha “orari normali” e non ci sono mezzi per tornare a casa. Aver paura di raggiungere il parcheggio perché si trova in un luogo isolato. Non riuscire a raggiungere facilmente l’ospedale, la scuola o qualsiasi altro servizio pubblico. Madri single con difficoltà a trovare una casa a prezzi accessibili.

Questi e molti altri sono gli ostacoli in cui inciampa chi si muove in città, luogo-simbolo della disuguaglianza economica. Le donne sono fra i principali soggetti costretti a barcamenarsi fra la mancanza di sicurezza e la difficoltà per svolgere quei lavori di cura che continuano ancora a pesare sulle loro spalle. A far tremare le mura di questa immobile «casa delle bambole», dove le donne sono soggetti passivi, è l’urbanistica femminista che mette in evidenza le incoerenze della città e la relativa femminilizzazione della povertà.

In una realtà in cui le donne hanno più probabilità di essere disoccupate, di avere lavori part-time o mal pagati e di sbattere la testa al tetto di cristallo che impedisce di fare carriera, la città diventa un ulteriore intralcio. Tuttavia, da Vienna a Stoccolma, passando per Barcellona, sono le stesse donne a cercare soluzioni alternative per rendere le città a misura di persone in carne e ossa non di utenti.

QUALE È PROSPETTIVA DELL’URBANISTICA FEMMINISTA

Negli ultimi anni, tante professioniste hanno cercato di analizzare i problemi della città per trovare soluzioni personalizzate. Fra queste si trova Adriana Ciocoletto, architetta e urbanista argentina residente a Barcellona, componente del Col·lectiu Punt 6, una cooperativa di architette, sociologhe e urbaniste con sede nella città catalana. Per lei quanso si parla di urbanistica femminista (o urbanistica con prospettiva di genere) «significa un cambio di paradigma degli spazi. Vuol dire mettere la vita delle persone al centro, dando importanza ai lavori di cura e costruendo città, paesi e quartieri senza violenza contro le donne. L’urbanistica femminista offre un punto di vista critico da cui partire per migliorare la situazione».

Tutto ciò che non è produttivo, come il lavoro di cura, non ha valore

Un lavoro corale a cui si aggiunge il contributo indispensabile di Teresa Boccia, docente di Urbanistica e membro Aggi di Un-Habitat: «Le città moderne rispondono alle logiche della produzione. Tutto ciò che non è produttivo, come il lavoro di cura, non ha valore. Per questo si sono sviluppate per zone: il posto in cui si lavora, quello in cui si produce, quello dedicato all’ozio. Per le donne che fanno un doppio lavoro ciò vuol dire anche una doppia distanza». L’urbanistica femminista non vuole mantenere intatti i ruoli di genere ma vuole partire dall’esperienza delle donne per trasformare la città in un luogo di «corresponsabilità» fra donne e uomini.

QUAL È LO SKYLINE DELLA CITTÀ A MISURA DI DONNA

Le città occidentali si muovono in sincrono. La città non ha un’anima neutra ma patriarcale: «La neutralità non è mai neutrale ma è sempre maschile. Lo spazio rappresenta chi ha avuto sempre la possibilità di avere voce in capitolo», ricorda Boccia. Il tempo è quello della produttività e del consumo. Senza pensare agli orari della donna delle pulizie che lavora mentre gli uffici sono chiusi. O alle necessità dell’anziano che ha bisogno di sedersi spesso quando passeggia. O della ragazza che ha paura di camminare sola di notte. «La mobilità degli uomini è stata sempre lineare, casa-lavoro. Quella delle donne è stata sempre “zigzagante”.

A causa della divisione sessuale del lavoro, le donne si dedicano anche al lavoro di cura: sono produttive e riproduttive. Questa situazione non è mai rientrata nella logica della progettazione. Se si pensa ai bisogni delle persone, invece, tante storture vengono a galla», spiega Boccia. Quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere una città femminista? Non esiste un decalogo ma ogni soluzione dovrebbe adattarsi ai luoghi e, soprattutto, alla gente che li abitano, prendendo in considerazione fattori solitamente messi in secondo piano come l’età o la disabilità.

L’urbanistica femminista può contribuire al miglioramento di diversi ambiti della vita quotidiana

Adriana Ciocoletto, architetta e urbanista

La città deve trasformarsi anche in un luogo di relazioni e di libertà di movimento, dove è possibile prendersi cura gli uni degli altri. Secondo Ciocoletto «L’urbanistica femminista può contribuire al miglioramento di diversi ambiti della vita quotidiana: una città mista, diversa, dove possiamo disporre di servizi vicini a casa nostra, dove non ci siano spazi lontani e inaccessibili».

ALLA RICERCA DEGLI SPAZI PUBBLICI E DELLA SICUREZZA

Guardando i quartieri periferici ci si chiede dove siano finiti gli spazi pubblici in cui ritrovarsi. Eppure sono tante le soluzioni alla mancanza di luoghi di relazione, fra cui, come spiega Ciocoletto, «le panchine vicino ai parchi gioco, bagni pubblici, luoghi che aiutino a socializzare come le piazze, spazi pubblici non sessisti, senza barriere e in buone condizioni ambientali. Nella progettazione degli edifici, ad esempio, gli ingressi possono essere pensati in modo tale da permettere alle persone di riunirsi o di svolgere altre attività». Questi spazi pubblici, però, devono essere pensati in base alla gente che li usa. «Se ci troviamo in un quartiere con un’alta percentuale di anziani», continua, «saranno necessari luoghi in cui trascorrere le giornate e dove eseguire attività pensate per loro».

Anche gli orari e la mobilità devono adattarsi alla vita quotidiana. Le città, invece, hanno spesso «zone d’ombra» in cui non è possibile sposarsi a piedi in sicurezza e, in alcuni casi, nemmeno con i mezzi pubblici. La mobilità, infatti, solitamente si basa sugli spostamenti dei lavoratori e non su altre esigenze. Non sempre, per esempio, è facile raggiungere un ospedale. Tutti questi problemi portano anche alla mancanza di sicurezza, problema che colpisce soprattutto le donne. Strade mal illuminate, fermate dei mezzi pubblici lontane, luoghi abbandonati, sono tutti vuoti che vanno affrontati per creare una città più umana e alla portata di tutti.

PERIFERIE E PAESI PICCOLI, SPESSO LUOGHI ISOLATI

Quando si pensa alle difficoltà cittadine, si pensa spesso alle periferie, quelle che vengono denominate «città dormitorio». «Un modello che poco ha capito della vita quotidiana», conferma Ciocoletto: «Si fanno affari con lo spazio urbano: si divide in parcelle, si costruiscono case…ed ecco fatto!». Tuttavia, anche se possono sembrare, a livello teorico, quartieri dormitorio, Ciocoletto spiega che «nella pratica non sono solo questo. Quest’idea rende invisibile la loro attività quotidiana anche se i servizi sono inesistenti: piccoli negozi, attività economiche, lavori di cura. In qualsiasi parte del mondo, dal Sud America all’Europa, molta gente si arrangia in questi quartieri inizialmente senza vita».

Nei paesi oltre all’iniziativa pubblica è necessaria anche la partecipazione attiva degli stessi abitanti

Se questi luoghi possono essere un monito per il futuro come si migliorano quelli già esistenti? «In Catalogna stiamo lavorando in alcuni municipi per trasformare alcuni quartieri residenziali isolati. Ciò vuol dire selezionare una serie di spazi dove generare la quotidianità: uno spazio pubblico, una fermata d’autobus o un negozio che fornisca servizi o, perlomeno, uno spazio ben collegato per poter usufruire agilmente dei servizi».

Facendo un passo lungo qualche chilometro, questa volta arrivando ai paesi, le necessità della vita quotidiana sono simili a quelle di altre realtà, anche se le soluzioni possono essere diverse. Se il numero della popolazione diminuisce a causa della mancanza di lavoro, per esempio, i negozi e altri servizi devono chiudere i battenti. Secondo Ciocoletto, una delle chiavi di volta, proprio come avviene nelle periferie, è la mobilità. Nei paesi, però, oltre all’iniziativa pubblica è necessaria anche la partecipazione attiva degli stessi abitanti, ad esempio attraverso la condivisione dei mezzi di trasporto o dei lavori di cura. La risposta è più corresponsabilità e meno individualismo.

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Da bullo a educatore, la storia di Daniel

Il primo reato da adolescente. Il carcere a Milano e l'affido a una comunità. Ora la laura in Scienze della Formazione davanti alla pm che l'ha processato e fatto condannare. Il racconto sul Corriere della Sera.

Da bullo che aveva commesso il primo reato poco più che adolescente, finendo anche in carcere prima al Beccaria, poi a San Vittore, Daniel Zaccaro, 27 anni, aveva ottenuto l’affidamento in prova presso la comunità Kayròs di don Claudio Burgio. E ieri, come riporta il Corriere della Sera, si è laureato all’Università Cattolica, in Scienze della formazione, e vuole diventare educatore.

AL FIANCO DI UN RAGAZZO DIFFICILE DI QUARTO OGGIARO

Daniel ha già cominciato a darsi da fare e a lavorare con un ragazzo difficile, proprio come era lui da giovanissimo, nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro. Ad applaudirlo il giorno della laurea c’era anche la pm del tribunale per i minorenni che l’ha processato e fatto condannare in tutti i processi in cui era imputato. «È una grande vittoria di tutti noi, questa», ha detto il magistrato nella cronaca riportata dal quotidiano, dandogli una carezza sulla corona d’alloro: «Daniel racconta agli adolescenti come è riuscito a trovare dentro di sé la forza del cavaliere Jedi. Ma io glielo dico sempre, a costo di sembrare pedante: attento a non farti sedurre dal lato oscuro della forza», ha scherzato il pm. Presente alla discussione anche Fiorella, docente in pensione che a San Vittore gli ha fatto studiare il suo primo libro di scuola: l’Inferno di Dante. Hanno voluto essere accanto a Daniele lo stesso don Claudio Burgio, cappellano del Beccaria insieme a don Gino Rigoldi, storicamente impegnato nel recupero di giovani difficili. «La brutalità è indice di povertà di pensiero» – ha raccontato Daniele -. «È l’espressione di chi non sa comunicare in altro modo. I violenti hanno profondissimi problemi di linguaggio. Quando non sai chiamare il dolore e la rabbia con il loro nome, ti scateni così, come un animale. Io l’ho capito, e lo voglio spiegare al maggior numero di ragazzi possibile».

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Cosmoprof, alla fiera di Bologna si scopre la cosmetica del 2030

Aree tematiche, startup innovative e le nuove sessioni dei CosmoTalks. Ecco il menu della più nota rassegna dedicata all’industria del beauty tra il 12 e il 15 marzo.

Al Cosmoprof Worldwide Bologna si pensa al futuro dell’industria del beauty. L’edizione 2020, infatti, coincide con l’inizio di una nuova decade e con un periodo di cambiamento, tra mutamenti climatici e avvento di tecnologie digitali. Per questo la fiera, in programma nel quartiere fieristico del capoluogo emiliano dal 12 al 16 marzo, proverà a tratteggiare la Vision 2030, con il contributo di oltre 265.000 operatori presenti in rappresentanza di 150 paesi nel mondo e delle 3.000 aziende espositrici da 70 paesi. Il percorso sarà costellato di diversi nuclei tematici. A cominciare dal garden of innovation, dove il visitatore avrà una visione dei macrotrend che con molta probabilità impatteranno sull’industria, passando per l’ottava edizione di Cosmofactory e per i focus sui cambiamenti che coinvolgeranno materiali, fragranze e colori. Senza dimenticare la pitch competition tra le migliori startup tech italiane.

COSMOPROF NEXT: 30 STARTUP DIGITALI PER IL FUTURO

All’interno dell’area Beauty-Tech, ArtificialIntelligence, Virtual Reality e Augmented Reality diventeranno elementi chiave per la cura di noi stessi. Saranno oltre 30 le start-up presenti, specializzate in piattaforme online, soluzioni digital, app virtuali per test di prodotti, servizi di e-make-up e 3D Make-up, software e servizi per la personalizzazione di un prodotto, nuove soluzioni per il retail, prodotti con tecnologie IoT, piattaforme digitali interattive. Con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e di ITA – Italian Trade Agency nell’ambito del progetto “Italian Start-Up”, le aziende parteciperanno a Cosmoprof Next: la pitch competition promuoverà i migliori progetti presso venture capitalist, investitori, buyer e istituzioni. Il progetto è organizzato in collaborazione con Cariplo Factory, FaB – Fashion and Beautytech, FoundersFactory, Living in Digital Times e Unicredit Start Lab

UN VIAGGIO VERSO IL FUTURO

Il viaggio nel Beauty 2030 inizia dal centro servizi: l’area “Beauty Vision 2030” offrirà una visione complessiva dei macrotrend che con molta probabilità impatteranno sugli aspetti legati alla nostra quotidianità nei prossimi 10 anni. La prima tappa, “Beauty 2030: The Big Picture”, accompagnerà gli operatori presenti in fiera in una rivisitazione della decade che ci lasciamo alle spalle. Un passo, e “A Day in 2030” proietterà i visitatori direttamente nel 2030, tra le stanze di un’abitazione domotica e iper-connessa, con assistenti virtuali e accessori tecnologici. L’installazione “Faces of the Future”, invece, mostrerà le infinite varianti del concetto di bellezza che caratterizzeranno gli anni 2030, con una raccolta di immagini inedite. All’interno della Cosmoprof Arena, sarà inoltre possibile assistere alle sessioni di CosmoTalks: gli educational di Cosmoprof quest’anno coinvolgeranno relatori di calibro internazionale.

IL GIARDINO DELLA DIVERSITÀ

L’ottava edizione di CosmoFactory, l’iniziativa nata all’interno di Cosmopack, il salone dedicato alla filiera produttiva, darà vita ad un laboratorio sperimentale organizzato in tre stazioni, seguendo il principio “make – take – test”. Prima installazione del Garden, la Factory al padiglione 19PK, all’interno di Cosmopack, con la realizzazione di una catena di produzione live. Protagonista dell’iniziativa, “Six4all” – una foundation che unisce una base neutra a 6 nuances di colori. Dalla produzione all’esperienza di acquisto: il prossimo step di “Six4all” è il punto vendita retail, allestito per l’occasione a Cosmoprime – pad. 14. Grazie ad un test con un apparecchio di skin diagnostic, “Delfin”, messo a disposizione da For Lab Italia, i visitatori potranno scoprire le caratteristiche specifiche del proprio fototipo di pelle. Infine, nel The Mall – pad. 29, sarà possibile testare direttamente il prodotto: un team di make-up artist esperte potrà astrarre il tono di foundation più adatto ad ogni visitatore.

I TREND SU COLORI, MATERIALI, FRAGRANZE

Tra i padiglioni 15 e 20, all’interno di Cosmopack, troverà spazio una preview dei colori e dei materiali dei prodotti cosmetici nel 2030, il Garden of Colors and Amterials, organizzato in collaborazione con l’agenzia di trend americana Fashion Snoops. Ritorna poi il consueto appuntamento con CosmoTrends, il report creato in collaborazione con Beautystreams che offre una panoramica delle tendenze che emergono tra gli stand di Cosmoprof.  All’interno di Cosmoprime, invece, “The Garden of Fragrances” accenderà i riflettori sulle future trasformazioni per il mondo delle fragranze. Greenhouse, l’installazione curata da NEZ – The Olfactory Movement, l’osservatorio delle tendenze e delle trasformazioni della profumeria, proporrà una serie di test e sensibilizzerà i presenti su questioni legate all’utilizzo delle risorse e alla salvaguardia del pianeta.

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Tim, Gubitosi al tavolo con Kkr per newco su rete secondaria

L’ad dell’ex monopolista pensa a una società mista. Il fondo americano partner favorito. Da Banca Intesa in arrivo Nicola Capodanno a capo dell’ufficio stampa.

San Valentino intenso per Tim dove, tra avvicendamenti manageriali e operazioni societarie, si lavora a ridefinire assetti e strategie.

Prima notizia, la più rilevante: Luigi Gubitosi, mentre sono aperti i tavoli della trattativa per la fusione con Open Fiber, sta parallelamente lavorando alla costituzione di una società mista dove mettere tutta la cosiddetta rete secondaria in fibra, rame ed elettronica. Tra gli interlocutori quello più accreditato è il mega fondo americano KKR, che potrebbe diventare socio di minoranza al 48% della newco apportando nelle casse di Tim una cifra tra i 6 e i 7 miliardi di euro. Una manna per il colosso delle Tlc, soldi che servono a dare un po’ di ossigeno ai conti che rispetto alle previsioni presentate agli analisti finora sono deludenti. 

Come la prenderanno nell’ordine il governo, la Cassa depositi e prestiti e soprattutto l’Enel, che controlla Open Fiber? L’operazione, tenuta sin qui sotto traccia, fa storcere un po’ il naso. Perché obiettivo primario dell’esecutivo e di Cdp è chiudere prima possibile il grande accordo con Open Fiber di cui si sta parlando oramai da qualche anno, considerando che dopo una dura resistenza l’ad di Enel Francesco Starace ora è più propenso a negoziare l’integrazione con Tim sotto i buoni uffici dei ministri del Mef e del Mise, Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli

SUL TAVOLO LA NOMINA DEL SOSTITUTO DI RIGONI

Seconda notizia. A giorni ci sarà la nomina del nuovo Chief Procurement Officer, il responsabile degli acquisti, che prenderà il posto di Federico Rigoni, spostato agli inizi di febbraio a capo dell’area commerciale da cui, dopo la multa di AgCom alle società telefoniche per la vicenda delle modifiche contrattuali in contrasto con la normativa di settore, era stato rimosso Lorenzo Forina

NEI CORRIDOI CIRCOLA IL NOME DI STEFANIA TRUZZOLI

Chi subentrerà a Rigoni? Piccolo mistero. La voce che circola nei corridoi indica nella sua vice, Stefania Truzzoli, ex Chief Operating Officer nella filiale italiana di British Telecom dove era stata protagonista di una tormentata vicenda giudiziaria che l’ha vista prima licenziata e poi riabilitata a pieno titolo dalla magistratura, la candidata numero uno. Una fonte interna però sostiene che nella terna dei candidati scelti scremando dalla lista presentata da un noto cacciatore di teste, il nome di Truzzoli non ci sia. Comunque, per svelare l’arcano non bisognerà aspettare molto, tempo una decina di giorni e il sostituto di Rigoni verrà nominato. Sicuramente prima del cda fissato per la prima settimana di marzo, dove dovrebbe essere portata all’attenzione dei soci (Elliott e i francesi di Vivendi, che non ne sanno molto) anche la possibile operazione con Kkr sulla rete secondaria.

AL POSTO DI ACQUAVIVA DOVREBBE ARRIVARE CAPODANNO

Terza notizia, la comunicazione. A sostituire il capo ufficio stampa Riccardo Acquaviva che il 17 gennaio ha lasciato la società dovrebbe arrivare da Intesa Sanpaolo Nicola Capodanno.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Tutti i vincitori dei premi Oscar 2020

Per la prima volta un film straniero, Parasite di Bong Jon Ho, si aggiudica la statutetta come miglior film. Joaquin Phoenix miglior attore in Joker. Renee Zellweger miglior attrice in Judy.

Per la prima volta un film straniero ha vinto l’Oscar per il miglior film. Parasite del sudcoreano Bong Joon Ho ha infranto 92 anni di “soffitto di vetro” a Hollywood, aggiudicandosi il premio più prestigioso al Dolby Theatre di Los Angeles. La serata è stata aperta da Spike Lee, che ha reso omaggio alla memoria di Kobe Bryant indossando uno smoking viola e oro con il numero 24.

Già Palma d’oro a Cannes, Parasite ha portato a casa in totale quattro statuette: miglior film, miglior regia, miglior film straniero e miglior sceneggiatura originale. Mentre Brad Pitt e Laura Dern hanno ricevuto i loro primi Oscar come miglior attori non protagonisti, rispettivamente per C’era una volta a… Hollywood e Storia di un matrimonio.

Scontati alla vigilia anche i due migliori attori protagonisti: Renee Zellweger in Judy e Joaquin Phoenix, al suo primo Oscar per Joker di Todd Phillips, film che ha vinto anche per la miglior colonna sonora originale. Durante il suo discorso, Phoenix ha lanciato un appello a lottare a favore dei diritti contro le diseguaglianze di genere, il razzismo e la discriminazione Lgbt. Mentre Renee Zellweger ha ricordato l’unicità e l’eccezionalità di Judy Garland, mai premiata con un Oscar in tutta la sua carriera.

Elton John ha vinto per la miglior canzone originale di Rocketman, Jacqueline Durran per i costumi di Piccole Donne, il film di Greta Gerwig snobbato alle nomination per la miglior regia. A 1917, il favorito della vigilia, sono andati alcuni premi tecnici e la miglior fotografia di Roger Deakins. Fuori dai premi, nonostante le 10 candidature, The Irishman di Martin Scorsese. Sullo sfondo, durante tutta la cerimonia, il tema del gender gap a Hollywood. E proprio una donna, l’islandese Hildur Guonadottir, ha vinto il premio per la miglior colonna sonora con Joker. Per lei standig ovation dalla platea.

Nonostante le 24 candidature, Netflix ha incassato una delusione. Oltre al premio per Laura Dern, ha portato a casa il riconoscimento per il miglior documentario con American Factory, prodotto da Michelle e Barack Obama. Il titolo italiano è Made in Usa – Una fabbrica in Ohio di Steven Bognar, Julia Reichert e Jeff Reichert. Si tratta del primo film sfornato da Higher Ground, la società dell’ex presidente americano e di sua moglie, che si sono congratulati con i registi.

Ecco tutti i premi della 92esima edizione degli Oscar:

Miglior film: Parasite (Bong Joon Hon)

Miglior regia: Bong Joon Ho (Parasite)

Miglior attore: Joaquin Phoenix (Joker)

Miglior attrice: Renee Zellweger (Judy)

Miglior attore non protagonista: Brad Pitt (C’era una volta a… Hollywood)

Miglior attrice non protagonista: Laura Dern (Storia di un matrimonio)

Miglior film internazionale: Parasite (Bong Joon Ho)

Miglior film d’animazione: Toy Story 4 (Josh Cooley)

Miglior corto d’animazione: Hair Love (Bruce W. Smith, Matthew A. Cherry e Everett Downing Jr.)

Miglior sceneggiatura originale: Parasite (Bong Joo Ho e Han Jin Won)

Miglior sceneggiatura non originale: Jojo Rabbit (Taika Waititi)

Miglior cortometraggio: The Neighbors’ Window (Marshall Curry)

Miglior scenografia: C’era una volta a… Hollywood (Barbara Ling e Nancy Haigh)

Migliori costumi: Piccole Donne (Jacqueline Durran)

Miglior documentario: American Factory (Steven Bognar, Julia Reichert e Jeff Reichert)

Miglior cortometraggio documentario: Learning to skateboard in a warzone if you’re a girl (Carol Dysinger e Elena Andreicheva)

Miglior montaggio sonoro: Le Mans ’66 – La grande sfida (Donald Sylvester)

Miglior sonoro: 1917 (Mark Taylor e Stuart Wilson)

Miglior fotografia: 1917 (Roger Deakins)

Miglior montaggio: Le Mans ’66 – La grande sfida (Michael McCusker e Andrew Buckland)

Migliori effetti speciali: 1917 (Greg Butler, Dominic Tuohy e Guillaume Rocheron)

Miglior trucco e acconciatura: Bombshell (Kazu Hiro, Anne Morgan e Vivian Baker)

Miglior colonna sonora: Joker (Hildur Guonadottir)

Miglior canzone: Rocketman (Elton John e Bernie Taupin con I’m Gonna – Love me Again)

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Il video della lite tra Bugo e Morgan a Sanremo 2020

L'ex leader dei Bluvertigo cambia il testo di Sincero per attaccare il collega, che si offende e lascia il palco. Squalificati.

Sanremo si rispetta, non si diserta. Così Bugo e Morgan vengono squalificati dopo che il cantautore novarese lascia il palco del Festival in polemica col suo ospite, offeso dalle parole pronunciate da Morgan, che cambia il testo di Sincero per attaccarlo direttamente. «Le brutte intenzioni, la maleducazione, la tua brutta figura di ieri sera, la tua ingratitudine, la tua arroganza, fai ciò che vuoi mettendo i piedi in testa», canta l’ex leader dei Bluvertigo. E ancora: «Ringrazia il cielo se sei su questo palco, rispetta chi ti ci ha portato dentro e questo sono io».

Succede anche questo nel Sanremo delle polemiche e degli ascolti da record. Succede che due concorrenti in gara litighino sul palco, portandoci i rancori di una serata di cover andata malissimo, completamente fuori sincrono, tra l’egocentrismo di Morgan che pensa di poter far tutto, dal pianista al direttore d’orchestra, e un Bugo che non riesce a stargli dietro e in qualche modo soccombe.

SQUALIFICATI

«Bugo e Morgan non rientrano. Si tratta di defezione, quindi da regolamento sono squalificati dal festival di Sanremo», dice Amadeus dopo essere apparso inizialmente spaesato. Fortuna che ci pensa Fiorello a sdrammatizzare, mandato in fretta e furia sul palco come la Protezione civile, per limitare i danni e salvare il salvabile. «Li considero due grandi artisti e la loro è una bellissima canzone, come le altre 23. Spiace che non siano qui a cantare».

FIORELLO SALVA IL SALVABILE

Già, era una bella canzone Sincero, poi Morgan l’ha cambiata. Bugo si è avvicinato a lui per capire, ha sfogliato le pagine sul leggio, poi gli ha voltato le spalle e ha lasciato il palco. Fine della musica, Morgan che fa il finto tonto, «dove è Bugo?», come se non capisse il motivo dell’addio del suo collega. E Bugo non torna più. Fiorello scherza: «Hai iniziato da ottobre a fare danni», dice ad Amadeus, probabilmente riferendosi anche a tutte le polemiche provocate dalle dichiarazioni sessiste del conduttore. «Ah, è colpa mia?», sorride Ama. «Certo, anche. Chi li ha messi insieme?». Così si riesce persino a ridere. E poi la proposta di Fiore: «Proclamiamo il vincitore stasera, così ce ne andiamo a casa». Probabilmente, gli avessero dato un foglio da firmare, Diodato ci avrebbe messo sopra il suo nome all’istante.

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I dati preliminari del 2019 di Autogrill segnano 5 miliardi

Crescita del 6,4% rispetto all'anno scorso. Bene le nuove aperture aeroportuali in Nord America. Lieve calo in Europa.

Il 6 febbraio 2020, il Consiglio di amministrazione di Autogrill S.p.a. ha approvato i dati preliminari sui ricavi consolidati per l’esercizio 2019. Il gruppo ha registrato complessivamente ricavi per 4,997 miliardi di euro, +6,4% a cambi correnti (+3,5% a cambi costanti). La crescita like for like dei ricavi è stata del 3,1%.

TRAINATI DAL NORD AMERICA

L’incremento dei ricavi è stato trainato principalmente dal Nord America e dalle nuove aperture in sei aeroporti americani (New York LaGuardia, Dallas Fort Worth, Orlando, Denver, Charlotte e San Jose), Olanda, Norvegia, Vietnam, India ed Emirati Arabi Uniti. In Nord America i ricavi sono stati pari a 2.951 milioni di dollari, in aumento del 4,6% (4,8% a cambi costanti). La netta maggioranza di tali ricavi arriva dagli Stati Uniti (2.719,1 milioni) e in minor parte dal Canada (231,4 milioni, in calo del 23,2% rispetto all’anno precedente per effetto della cessione delle attività del canale autostradale nel Paese). A livello International i ricavi sono stati pari a 647 milioni di euro, in aumento del 10,7% (10,3 a cambi costanti). A fare da traino, qui, il Nord Europa (449,4 milioni).

LIEVE CALO IN EUROPA

In Europa, il progressivo miglioramento della crescita like for like positiva dei ricavi ha in parte compensato l’impatto negativo dell’ottimizzazione della presenza del Gruppo nella regione, all’interno della quale spiccano operazioni come la cessione delle attività in Repubblica Ceca, l’uscita progressiva dal business autostradale Tank & Rast in Germania, la razionalizzazione dei canali non strategici. I ricavi nel Vecchio Continente si sono attestati su 1.714 milioni di euro, con un lieve calo dello 0,4% (0,8 a cambi costanti) rispetto al 2018, ma con performance like for like cresciute dell’1,6%.

MOLTO BENE IL CANALE AEROPORTUALE

Per quanto riguarda i diversi canali, l’aeroportuale ha segnato una crescita dei ricavi del 12,3% (8,1% a cambi costanti), quello autostradale un calo del 4,2% (-5,5% a cambi costanti), gli altri canali una crescita dell’8,2% (+7,5% a cambi costanti), trainata quest’ultima soprattutto dalle nuove aperture nel canale ferroviario in Olanda e dall’acquisizione di Le CroBag in Germania.

NUOVI CONTRATTI E RINNOVI PER 2,8 MILIARDI

Il gruppo ha poi vinto nuovi contratti e rinnovato contratti precedenti per un valore di circa 2,8 miliardi di euro, con una durata media di circa 7 anni. Per l’esercizio 2019, Autogrill si attende un EBITDA underlying, escluso l’impatto del principio contabile IFRS 16, tra €458m e €463m e un utile per azione, escluso l’impatto del principio contabile IFRS 16, tra €0,91 e €0,92. Entrambi i dati rientrano nel range annunciato a giugno 2019 in occasione del Capital Markets Day.

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Poste Italiane inserita nella lista Top Employer Italia 2020

L'impegno del gruppo nel settore delle HR riconosciuto dal Top Employers Institute.

Centotrentamila dipendenti fortunati. Questo sono i lavoratori di Poste Italiane. A stabilirlo è il Top Employers Institute, l’ente certificatore globale dell’eccellenza delle pratiche HR, che ha inserito il gruppo nella lista dei Top Employer Italia 2020. Il Top Employers Institute è stato fondato nel 1991, e dal 2008 opera in Italia. Nel corso della sua storia ha certificato oltre 1.500 organizzazioni in 118 Paesi, con un impatto positivo su 6 milioni di persone.

UNA INDAGINE CON 10 TOPIC HR

La certificazione Top Employers viene attribuita alle imprese che si distinguono per l’impegno a fornire le migliori condizioni di lavoro ai propri dipendenti e per la capacità di attuare Best Practice che mettono le persone al centro. Strumento fondamentale per assegnare la certificazione è l’HR Best Practices Survey, che è imperniato su 10 topic HR: Strategia dei Talenti, Pianificazione della Forza Lavoro, Talent Acquisition, On-boarding, Formazione e Sviluppo, Performance Management, Sviluppo della Leadership, Gestione delle Carriere e Successioni, Compensation & Benefit e Cultura.

UNA CULTURA D’IMPRESA INCLUSIVA

La valorizzazione delle persone è stato uno dei capisaldi su cui Poste Italiane ha fondato la sua strategia ESG (environmental, social and governance). Il gruppo ha promosso una cultura di impresa inclusiva, l’impegno alla salute e alla sicurezza sul lavoro, il sostegno alla genitorialità attiva, l’attenzione alla formazione delle persone e la salvaguardia del loro benessere.

SECONDI NEL WORK-LIFE BALANCE PER UNIVERSUM GLOBAL

Ma la certificazione Top Employer Italia 2020 non è l’unico riconoscimento ottenuto da Poste Italiane in questo suo importante sforzo. Universum Global, società svedese specializzata nell’employer branding, ha inserito il gruppo al secondo posto in relazione al work-life balance. Tale posizione è il risultato dello studio Most Attractive Employers Italy 2019, che ha coinvolto più di 40 mila studenti e neolaureati di 44 università italiane, individuando i datori di lavoro più ambiti in base alle risposte raccolte.

QUARTA IN ITALIA SECONDO FORBES

Anche Forbes ha riconosciuto l’appeal di Poste Italiane tra chi cerca lavoro, inserendola nella sua lista dei “World’s Best Employers 2019”, che individua le prime 500 aziende al mondo per qualità della vita lavorativa. Per il gruppo italiano, anche qui, un secondo posto a livello globale nel settore “Life & Health Insurance” e il quarto complessivo tra tutte le aziende italiane.

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Cosmoprof Bologna, tutto pronto per una 53esima edizione da record

Dal 12 al 16 marzo sono attesi nel capoluogo emiliano tutti i principali attori dell’industria della cosmesi mondiale. Previsti 265 mila visitatori, tremila aziende e 23 padiglioni internazionali.

Oltre 265 mila visitatori, 3 mila aziende e 23 padiglioni internazionali. Nel 2020 torna alla grande il Cosmoprof Worldwide Bologna, noto evento B2B internazionale per l’industria cosmetica in programma dal 12 al 16 marzo 2020 nel quartiere fieristico del capoluogo emiliano. Il tema guida dell’edizione 2020 sarà la visione dell’industria cosmetica 2030: grazie alla collaborazione di partner autorevoli, tra i quali agenzie di trend e design, associazioni e testate giornalistiche internazionali, Cosmoprof ospita installazioni, seminari e iniziative che forniranno suggerimenti e idee per dare forma al Beauty 2030. A fare gli onori di casa alla conferenza stampa di presentazione sono stati Gianpiero Calzolari, presidente di Bologna Fiere, e Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia. Presenti anche Ivan Scalfarotto, sottosegretario di stato al ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e Carlo Ferro, presidente dell’Istituto nazionale per il commercio estero.

UNA FIERA INTERNAZIONALE GIUNTA ALLA 53ESIMA EDIZIONE

“Con i suoi 53 anni di storia, Cosmoprof Worldwide Bologna è ancora oggi un evento unico nel panorama fieristico internazionale”, ha detto il presidente di Bologna Fiere durante la presentazione, “Cosmoprof è un evento di riferimento per operatori e aziende in tutto il mondo: l’evento ha scritto il passato del settore, facilita lo sviluppo presente del mercato, e offre una visione dettagliata e referenziata dell’evoluzione futura”.

PREVISTI OLTRE 265 MILA VISITATORI E 3 MILA AZIENDE

L’edizione 2020 porterà a Bologna oltre 3.000 aziende – più del 70% provenienti dall’estero – e oltre 265.000 visitatori: risultati record, raggiunti con la collaborazione di Cosmetica Italia e con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e di ITA – Italian Trade Agency. “L’industria cosmetica è un settore fiorente per l’economia italiana che nell’arco del tempo ha saputo, anche nelle congiunture più complesse, distinguersi per le dinamiche positive e spesso acicliche”, ha aggiunto il numero uno di Cosmetica Italia, “Le previsioni per la chiusura del 2019 segnalano infatti un fatturato globale che tocca gli 11,6 miliardi di euro e in crescita di oltre 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente”.

AZIENDE DA TUTTO IL MONDO

Aumenta l’area espositiva dedicata ai Country Pavilion: 23 padiglioni internazionali porteranno a Bologna le piccole e medie aziende beauty da tutto il mondo, svelando il loro esclusivo bagaglio di tradizioni e valori tipici del territorio: Belgio, California, Cina, Brasile, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Indonesia, Israele, Corea, Latvia, Polonia, Romania, Spagna, Svezia, Taiwan, Turchia, UK, USA e, per la prima volta, Mongolia, Repubblica Ceca e Russia.

DATE DI APERTURA DIFFERENZIATE

Infine, anche per questa edizione, Cosmoprof Worldwide Bologna ha confermato la suddivisione per target delle date di apertura, aspetto che nel corso delle ultime edizioni ha facilitato la visita degli operatori internazionali. Da giovedì 12 a domenica 15 Marzo 2020, infatti, apriranno Cosmopack e Cosmo|Perfumery & Cosmetics, per favorire gli incontri tra produttori e specialisti della filiera, aziende di prodotto finito, buyer e retailer per i settori Profumeria e Cosmesi, Green & Organic e per Cosmoprime, l’area dedicata alla profumeria di alta gamma.  Da venerdì 13 a lunedì 16 Marzo, spazio ai canali professionali di Cosmo|Hair & Nail & Beauty Salon, con la presenza dei titolari di saloni e centri estetici, hairstylist, acconciatori, onicotecniche e dei distributori specializzati in questi segmenti.

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L’impeachment e il caos in Iowa picconano l’idea di democrazia in Usa

La posizione dei repubblicani nel processo per l'impeachment da un lato, i pasticci nel voto alle Primarie democratiche dall'altro alimentano la sensazione di impotenza. Anche le elezioni, unico modo per lasciarsi alle spalle questa amministrazione, si dimostrano fallimentari.

Sono arrivata da qualche giorno a Milano, e tutti, dal tassista al panettiere, mi hanno chiesto come va con Donald Trump in America. «Però l’economia va bene»: la conversazione finisce sempre così.

Mi rimane sempre un po’ di amaro in bocca quando sento dire che in fondo Trump ha fatto anche del bene. Un po’ come dire che in fondo i treni arrivavano in orario quando c’era quello là. L’amaro in bocca è dovuto anche al fatto che una certa disinformazione è arrivata fino a qui. Sì, perché, benché sia vero che per alcuni americani, specialmente dopo la riforma fiscale, le cose vadano benone, rimangono sempre i problemi della sanità, dei servizi finanziari federali per gli anziani, dei tagli (sempre più frequenti) a tutti i servizi sociali, per dirne solo alcuni.

Ma soprattutto, rimane un’America divisa, inquietante. Sembra ormai che le fondamenta della nazione che si autodefinisce la più democratica del Pianeta si stiano sgretolando. Per rendersene conto è sufficiente riguardare il discorso sullo Stato dell’Unione che Trump ha trasformato in un comizio provocando la dura reazione di Nancy Pelosi.

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Nancy Pelosi strappa il discorso di Donald Trump.

TRUMP HA CANCELLATO OGNI LIMITE

Tornando al processo di impeachment, che Donald Trump abbia agito in modo anticostituzionale, mettendo i suoi interessi personali (la vittoria alle prossime elezioni) prima degli interessi della nazione non è più in discussione. Che abbia fatto di tutto per intralciare la giustizia, nemmeno. Qualche repubblicano ha provato a dire che la sua vittoria nel 2020 è di interesse nazionale, che tutto quello che si fa per vincere, alla fine, lo si fa per interesse della nazione e non per motivi personali. Ma sono discorsi che non stanno né in cielo né in terra, anche i bambini lo sanno. Perché se fosse così, allora dove si stabilisce il limite da non oltrepassare

IMPOTENTI DAVANTI ALL’INGIUSTIZIA

Eppure, come ormai sappiamo tutti, i testimoni cruciali come John Bolton e Mick Mulvaney non sono stati ammessi al processo al Senato dando a Trump la certezza di cavarsela, anche questa volta. Sembra che malgrado tutti gli sforzi fatti dai democratici, non si riesca a fermare una persona senza scrupoli come questo presidente. Questo crea un senso di impotenza di fronte all’ingiustizia. Anche gli strumenti pensati per combatterla sembrano inefficaci.

I PASTICCI DEL VOTO DEM IN IOWA

Come se non bastasse, sono arrivati i pasticci delle votazioni in Iowa dove si svolgevano i caucus dem. A parte l’imbarazzo dei democratici davanti al disordine e alla confusione a cui assistiamo ancora oggi, la sensazione è che, ancora una volta, la democrazia ormai sia solo un ideale del passato. Si vota, ma non si riescono a contare le schede. Si cerca di dare voce al popolo sovrano, ma ci si trova di fronte a un fallimento, a all’impossibilità di avere risposte chiare. Chi vuole lasciarsi alle spalle l’era buia e controversa dell’amministrazione Trump, ha ancora un’ultima possibilità per farlo: votare contro, anche se ormai anche le elezioni sembrano presentare dei rischi.

primarie democratiche iowa risultati
In Iowa si sono svolti i caucus democratici.

La prima cosa che i responsabili dei seggi dell’Iowa hanno chiarito, infatti, è che questo caos non è dovuto ad alcuna interferenza estera, ma a un malfunzionamento dell’app usata per votare. Perché sanno bene che il rischio di un’infiltrazione c’è ed è reale, ma non vogliono disilludere chi partecipa alle elezioni. Insomma, i due eventi più importanti degli ultimi anni, l’impeachment e le elezioni, per ora sembrano dare a questo Paese così diviso, più delusioni che risposte, più perplessità che certezze. 

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Per Science il coronavirus non viene trasmesso da pazienti asintomatici

Il tedesco Robert Koch Institute ha scoperto che la donna cinese che ha contagiato quattro colleghi in Germania accusava dolori muscolari e aveva preso del paracetamolo.

La rivista americana Science, in un articolo che porta la data del 3 febbraio 2020, dà conto della scoperta fatta dal Robert Koch Institute, organizzazione tedesca responsabile a livello federale per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive. I suoi scienziati, infatti, sono riusciti a parlare con la donna d’affari originaria di Shanghai che il 20 e 21 gennaio ha visitato un’azienda a Monaco, contagiando con il coronavirus la prima delle quattro persone che in seguito hanno sviluppato la malattia in Germania.

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Ebbene, contrariamente a quanto emerso inizialmente, la donna ha riferito che in quei giorni si sentiva stanca, soffriva di dolori muscolari e aveva preso del paracetamolo, farmaco comunemente utilizzato per abbassare la febbre. Viene così di fatto smentito l’articolo pubblicato il 30 gennaio dal New England Journal of Medicine, che aveva fatto molto rumore su tutti i media internazionali perché sembrava confermare ciò molti esperti temevano: ovvero che anche pazienti asintomatici potessero trasmettere il virus.

Il Robert Koch Institute ha scritto una lettera al New England Journal of Medicine per chiedere di rettificare, cosa che ancora non è avvenuta. Gli autori di quella pubblicazione, tuttavia, hanno ammesso di non essere riusciti a parlare direttamente con la donna cinese. Si sono basati sulle informazioni raccolte dai quattro tedeschi che poi si sono ammalati. «Ci hanno detto che la paziente cinese non sembrava avere alcun sintomo», ha spiegato uno degli autori dello studio che oggi appare difettoso, Michael Hoelscher dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco.

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Ilva, com’è andato l’incontro tra Conte e Mittal a Londra

Il premier: «L'investimento pubblico ci sarà. Ma i numeri iniziali dell'azienda sugli esuberi sono inaccettabili». Il 7 febbraio c'è l'udienza al Tribunale di Milano.

Il premier italiano Giuseppe Conte ha incontrato a Londra Lakshmi Mittal, numero uno di ArcelorMittal, per discutere del dossier Ilva. Al termine del faccia a faccia, il presidente del Consiglio ha detto che l’incontro è stato «utile per ribadire le linee strategiche di fondo di questo negoziato» e per verificare che ci sono «obiettivi condivisi».

I legali stanno lavorando, si sta definendo il piano industriale e si stanno anche «creando anche le premesse per l’ingresso del pubblico, perché ci sarà anche un investimento pubblico», ha ricordato Conte.

Nel corso del colloquio non sono stati affrontati quelli che il premier ha definito «dettagli tecnici», ma per il governo rimane lo scoglio degli esuberi: «Gli ho ribadito che i loro numeri iniziali non sono accettabili, per noi è fondamentale preservare un livello occupazionale adeguato».

Ma il tempo stringe. Il 7 febbraio al Tribunale di Milano è in programma una nuova udienza sul contenzioso in atto fra i commissari straordinari dell’Ilva e il colosso indo-francese dell’acciaio. «In Tribunale bisogna andarci, ma sarebbe bene arrivarci con un accordo», ha auspicato il premier, «credo che questo incontro offrirà ai nostri negoziatori nuova linfa e nuova energia per lavorare fino a notte fonda».

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Sanremo di distrazione di massa

Dalle Sardine al Pil che scende, dalla psicosi coronavirus alla crisi Whirlpool, fino all'allarme antisemitismo saranno molti i temi oscurati dai riflettori dell'Ariston. "Me ne frego", per cinque giorni, sarà solo la canzone di Achille Lauro. Del resto, come dice Elettra Lamborghini, «Musica. E il resto scompare».

«Sanremo non significa niente e non a caso ho partecipato con Gianna che non significa niente». Era il 1978 e Rino Gaetano saliva per la prima volta sul palco dell’Ariston (arrivando terzo, dietro ai Matia Bazar e Anna Oxa).

Già allora, però, il cantautore aveva capito come il Festival della canzone italiana fosse una bolla. Un «niente», però, che finisce col cancellare tutto il resto.

Ogni argomento, anche il più delicato o drammatico, è oscurato dai riflettori dell’Ariston. D’altronde tutti (anche chi si vanta di non seguirlo) conoscono perfettamente la sigla di Sanremo, ricordano a menadito la rituale presentazione che si ripete come un mantra ad ogni canzone («dirige l’orchestra il maestro…. applausi…. canta…. applausi»), sono pienamente consapevoli dall’incubo scalinata che a ogni edizione inspiegabilmente ricompare.

SALVINI E LA SUA BESTIA GIÀ CAVALCANO LA KERMESSE

Il 2020 non sarà da meno. A dare il segnale di come anche quest’anno il Festival sarà al centro dell’interesse nazionalpopolare è stato Matteo Salvini, che ha ben pensato di sfruttare già le polemiche sui cachet degli ospiti e sulla presenza in gara di Junior Cally con due post tra i più cliccati sulla sua pagina Facebook negli ultimi giorni.

Dopo aver visto cantare donne e uomini che hanno fatto la storia musicale del nostro Paese, trovo vergognoso che a…

Posted by Matteo Salvini on Sunday, February 2, 2020

E chissà se durante la gara, Salvini continuerà a gridare all’emergenza sbarchi. «Mentre io al governo lavoravo per bloccare gli sbarchi, salvare vite e difendere il mio Paese, Pd e compagni hanno riaperto porti e portoni, per la gioia di scafisti e trafficanti», scriveva su Fb il 2 febbraio. «Sbarchi nel 2020 aumentati del 700%, pazzesco. Non mi spaventano minacce e processi, torneremo al governo per proteggere l’Italia e i nostri figli».

Mentre io al governo lavoravo per bloccare gli sbarchi, salvare vite e difendere il mio Paese, PD e compagni hanno…

Posted by Matteo Salvini on Sunday, February 2, 2020

UN DIVERSIVO MUSICALE PER OPEN ARMS E GREGORETTI

Il Festival, però, potrebbe essere anche un ottimo diversivo per il leader della Lega, dopo che sabato scorso è arrivata la notizia dell’inchiesta per sequestro di persona anche sulla Open Arms, a cui quest’estate è stato negato per più di due settimane lo sbarco ai 134 migranti. Un caso che si aggiunge a quello scoppiato con la Gregoretti (a bordo in quella circostanza c’erano 131 migranti): proprio all’indomani di Sanremo, il 12 febbraio, sapremo se il Senato manderà a processo Salvini o no.

IL DERBY TRA SANREMO E PSICOSI DA CORONAVIRUS

Ma la vera domanda è un’altra: Sanremo riuscirà a oscurare anche l’emergenza per il nuovo coronavirus? Presto, tra una canzone e l’altra di Sanremo, ci saremo dimenticati delle ricercatrici che lo hanno isolato in Italia. E forse abbandoneremo per qualche giorno la psicosi che ha portato a vedere tutti i cinesi come untori.

IL PIL SCENDE, L’ITALIA GORGHEGGIA

Non c’è dubbio, però, che appena le porte dell’Ariston si apriranno, altri temi cadranno inesorabilmente nel dimenticatoio. Solo pochi giorni fa l’Istat ha inchiodato il governo: il Pil italiano nel quarto trimestre del 2019 si è contratto dello 0,3% rispetto al periodo luglio-settembre (è stato il peggior trimestre dal 2013) mentre i dipendenti stabili sono calati di 75 mila unità. Meglio non pensarci. Troppi numeri. I soli che potranno interessare saranno quelli degli ascolti per capire se Amadeus farà meglio di Baglioni o no.

WHIRLPOOL E ILVA O DILETTA LEOTTA?

Figuriamoci, poi, se le storie di aziende sull’orlo di una crisi possano mai avere la meglio sulle performance di Georgina o di Diletta Leotta. E così prepariamoci a dimenticare i tanti tavoli aperti tra ministero del Lavoro e Sviluppo economico, a cominciare dallo stabilimento di Whirlpool a Napoli che, a dispetto delle promesse di Luigi Di Maio (allora al Mise), rischia di chiudere e lasciare a piedi 420 lavoratori. L’unico risultato finora ottenuto dal governo è la promessa che nessun impianto verrà ceduto prima di ottobre. Poi si vedrà.

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Un “poi si vedrà” che, invece, è già scaduto su ArcelorMittal. Qui la spada di Damocle si avvicina. Venerdì 7 febbraio si deciderà sul ricorso presentato dai commissari dell’ex Ilva, contro il recesso di Arcelor dal polo siderurgico di Taranto. Tutto dipenderà dall’eventuale compromesso politico che si raggiungerà. Le trattative saranno fittissime in questi giorni, ma niente paura: noi parleremo di Amadeus.

LA POLITICA SILENZIATA DALLE CANZONI

Con le Regionali in Emilia-Romagna alle spalle, ora anche le sorti delle Sardine – e la polemica per la foto con i Benetton – probabilmente ci interesseranno via via sempre meno. Non che vada meglio a M5s e Pd, anche loro costretti a cedere il passo dinanzi alla domanda, molto più succulenta, se Peppe Vessicchio tornerà mai a dirigere l’orchestra. Fa niente se entrambe le forze politiche si preparano a una renovatio profonda, con i pentastellati pronti a voltare pagina dopo Di Maio, e i dem addirittura a cambiare nome al partito. È anche vero, però, che in ottica governativa questa spirale del silenzio potrebbe essere un toccasana per mettere in ordine le idee su questioni capitali: dalla riforma della giustizia allo stop alle concessioni autostradali fino alla legge elettorale. Figuriamoci, poi, se qualcuno si ricorderà del prossimo referendum sul taglio dei parlamentari (29 marzo): l’unico voto interessante è quello sui cantanti in gara.

IL DRAMMA DEL FEMMINICIDIO

Ci sono, però, anche temi su cui l’attenzione non dovrebbe mai calare. Come il femminicidio. In una settimana sono state uccise sei donne e poco o nulla è stato detto. Nell’ultimo anno si sono registrati 876 episodi di violenze, nelle varie forme. Nel 2018 i procedimenti erano stati 789. Anche se a dire il vero, Sanremo ha già fatto parlare della violenza di genere. Dopo le tante polemiche, la presidente dell’associazione Italia delle Donne Gisella Valenza, come ha scritto La Stampa, ha querelato Amadeus, i vertici Rai e Junior Cally – al secolo Antonio Signore – per «istigazione alla violenza sulle donne e le forze dell’ordine, odio, oltraggio alla morale, in violazione della Costituzione».

IL “ME NE FREGO” PER 5 GIORNI SARÀ SOLO QUELLO DI ACHILLE LAURO

Per i cinque giorni della kermesse magari torneremo tutti critici musicali, scordandoci che il 15,6% di noi pensa che la Shoah non sia mai esistita e dell’antisemitismo crescente nel nostro Paese. E il Me ne frego sarà per un po’ solo il titolo della canzone di Achille Lauro. Ribadisce il concetto Elettra Lamborghini: Musica. E il resto scompare.

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Siamo diventati fratelli di Maalox e non ce ne siamo accorti

Il boom di farmaci antiacido rappresenta bene lo spirito dei tempi che stiamo attraversando. Arrabbiati e livorosi, invece di curare le cause di questo malessere, ci attacchiamo a rimedi temporanei e rigorosamente a effetto immediato.

«Non sono acido. È la gente che mi ha modificato il Ph». Citazione di anonimo che bene esprime lo stato generale di un Paese che sta inacidendo. Che sta invecchiando male. Anzi bene, perché gli over 65 italiani sono quelli più in salute d’Europa. Ma non ne è consapevole.

Non se ne rende conto. Anche perché preda di una narrazione populista paurosa e biliosa nei contenuti e nei modi. Più o meno quelli che la Treccani riassume nei termini acido/inacidire e personifica nelle zitelle inacidite e nei vecchi permalosi e brontoloni. Stati d’essere o meglio di malessere questi, che definiscono un’umanità che pur malinconica non aveva ancora i tratti patologici attuali.

Oggi infatti, si tratti di grandi questioni e problemi epocali oppure di modesti contrasti e conflitti quotidiani, i toni sono invariabilmente aspri, irritati, astiosi. Acidi, appunto. Giusto di chi è disturbato, non sta bene, vive male. Perché il malessere è permanente: non grave, ma insistente. Come le digestione faticata e l’acidità di stomaco.

IL BOOM DI MEDICINALI ANTIACIDO E PSICOFARMACI

Curiosamente, o forse è proprio un puntuale riflesso di realtà, in questo periodo sui media, ma soprattutto in tivù ci si imbatte continuamente in spot e annunci di farmaci contro acidità e cattiva digestione. In quantità addirittura superiore a quelli contro la tosse, che in questa stagione dovrebbero essere al top. E allora, forse, i vari Maalox, Gaviscon, Biochetasi, per citare i marchi più reclamizzati, sono non solo espressione farmacologica ma anche metafora di un Paese angosciato.

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Tant’è, come certifica l’Agenzia italiana del Farmaco, i medicinali contro il mal di stomaco assieme agli psicofarmaci hanno realizzato l’anno scorso le maggiori performance di vendita. Dati che, appunto, ci restituiscono la fotografia di un Paese, di una società che ha la digestione tribolata. Appesantita. Perciò poco lucida e non incline a serie e meditate prese d’atto che stiamo vivendo una fase di passaggio. Difficile. Di transito accelerato verso una nuova epoca, forse era. Che richiede, per riprendere ancora la metafora medica, non rimedi di pronta efficacia, temporanei, bensì analisi accurate e farmaci che intervengano sulle cause e non solo sugli effetti.

UN POPOLO MALATO D’INTOLLERANZA

In altre parole, come è noto, anziché antiacidi per lo stomaco molti italiani dovrebbero cominciare a mangiare meno e meglio. Ma non lo fanno perché cambiare abitudini è sempre un’impresa e perché appunto ci sono rimedi, pillole, che consentono di tenere sotto controllo pressione, sangue e disturbi digestivi, continuando a mangiare troppo e male. Allo stesso modo se ci si riferisce alla manifestazione di malessere nazionale, fra le più odiose, come l’intolleranza e l’insofferenza nei confronti dell’altro e dell’alterità (religiosa, razziale, ma anche economica e politica), ci si rende conto come manchi anzitutto la consapevolezza che tale condizione sia ormai patologica. E in secondo luogo come non ci sia la volontà di cambiare radicalmente comportamenti, modi e metri di giudizio.

L’epoca di transito che stiamo vivendo richiede, per restare nella metafora medica, non rimedi temporanei ma analisi accurate e farmaci che intervengano sulle cause e non solo sugli effetti

Questa impossibilità o incapacità di cambiare davvero registro sentimentale e comportamentale viene ogni giorno confermata. Nell’ultima settimana dalle elezioni regionali e ancor più dalla giornata della Memoria. Due eventi che se ci fosse un misuratore di acidità sociale, ci direbbero che siamo ai limiti massimi di tollerabilità. Oltre i quali si cominciano a intravvedere segnali di preoccupante degrado della convivenza e dei valori che devono sostenerla positivamente, al di là delle ovvie e necessarie diversità di pensiero e visioni del mondo. Ma ciò che colpisce, rappresentando la qualità nuova dell’attuale insofferenza, è la velocità con cui può montare il fastidio e la non sopportazione nei confronti d’ogni cosa venga percepita come minaccia al benessere o tranquillità personali. Insomma tutti e tutto assieme animosamente: gli avversari politici e il mal di testa, i migranti e il mal di pancia, i vicini rumorosi o la movida e un attacco di panico.

OGNI RIMEDIO DEVE ESSERE A EFFETTO IMMEDIATO

Di nuovo la pubblicità dei farmaci è un puntuale indicatore di un malessere che deve essere prontamente scacciato. Di un mal di testa, muscolare o di denti che non può durare più d’un minuto. E così che la Cibalgina diventa Fast, un Moment agisce all’istante e non c’è anti-age, lassativo e antidepressivo che non sia a effetto immediato, flash, istantaneo. E qui si palesa un altro tratto umorale che è anche esistenziale, socio-culturale. Impazienza e irrequietezza, che sono due potenti acidificanti della vita associata, si stanno infatti diffondendo nei più disparati settori. Per esempio nella gestione dei risparmi e ricchezza personale noi italiani siamo in Europa i più impazienti, pronti a cambiare profilo di rischio a ogni minimo segnale di instabilità.

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Ma siamo anche sempre più frettolosi nella vita d’ogni giorno, anche se la maggior parte del tempo libero lo trascorriamo davanti alla tivù (Istat, Ebook i tempi della vita quotidiana, 2019). E sempre più impazienti come pazienti, nonostante il nostro servizio sanitario nazionale abbia ottime performance. Al punto da scagliarci contro il personale sanitario, al minimo errore o ritardo. Come mostrano peraltro le cronache sempre più numerose di aggressioni fisiche a medici e infermieri.

L’ACIDITÀ SI IMPENNA NELLO SCONTRO TRA VALORI

Ma dove questa acidità variamente dispiegata, e scaturente dalla miscela di irritazione, insofferenza, fastidio e malessere, raggiunge il massimo di distruttività e autodistruttività è quando il confronto diventa scontro. Perché il terreno su cui si misurano i diversi punti di vista e visioni del mondo e della vita diventano le identità di etnia e di genere, le convinzioni e appartenenze politiche, gli orientamenti sessuali, i diritti civili e di cittadinanza. Cioè quando entrano in gioco e in discussione i sentimenti profondi e gli orientamenti di valore e culturali fondanti.

RAZZISMO E ANTISEMITISMO IN AUMENTO

E qui le questioni si fanno maledettamente serie e preoccupanti, come mostra le recrudescenza di razzismo, xenofobia e antisemitismo. È di due giorni fa la presentazione del Rapporto Italia 2020 curato da Eurispes che offre un dato pazzesco: il 15,6% di italiani non crede alla Shoah. Ma l’Eurobarometro dello scorso anno aveva già segnalato come in 20 Paesi comunitari, quasi tutti dell’Est, la maggioranza dell’opinione pubblica ritenga che l’antisemitismo non sia un tema preoccupante. Tuttavia, come rilevato due settimane fa dal sondaggio di Euromedia per conto dell’Osservatorio Solomon sulle discriminazioni, le intolleranze nei confronti degli ebrei sono in sensibile aumento. Però in un contesto nel quale diffidenza e sospetto sono sempre più generalizzati, coinvolgendo altre etnie e religioni. Il 36,7% degli italiani non ha un’opinione favorevole e diffida dei musulmani e il 14,1% anche dei cristiani. Ovviamente il clima di odio che si sta diffondendo, secondo il 37% degli italiani dipende (per il 29,7% degli italiani) dall’ascesa dei movimenti e partiti estremisti. Ma ad aggravare il quadro sono il sentimento e la previsione che le intolleranze potranno aumentare piuttosto che ridursi. Bene, anzi male, per concludere. Perché non so voi, ma personalmente, questo aumento del Ph del Paese mi inquieta. Comincio a sentire mal di stomaco. Una forte acidità.

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Bat Italia si conferma al top nella valorizzazione delle risorse umane

La società ha ottenuto la certificazione “Top Employer Italia” per il nono anno consecutivo. Viene rilasciata alle realtà più all’avanguardia per le politiche di gestione del personale.

British American Tobacco Italia si aggiudica un nuovo importante riconoscimento. Per il nono anno consecutivo, infatti, ha fatto sua la certificazioneTop Employer Italia”: un risultato chevede riconosciute, anche per il 2020, le eccellenti performance dell’azienda quando si parla di valorizzazione delle risorse umane.“Attirare nuovi talenti, rafforzare quelli presenti in azienda e consentire ai nostri dipendenti di lavorare in modo sempre più agile: sono questi alcuni degli obiettivi al centro delle attività del dipartimento risorse umane di Bat”, spiega Elena Anfosso, hr director south europe area di Bat, “In quest’ottica, a partire dallo scorso anno, abbiamo introdotto lo smart working perché riteniamo che una modalità di lavoro più agile possa consentire ai nostri dipendenti di bilanciare efficacemente la loro vita lavorativa con quella privata permettendoci, al contempo, di essere un’azienda internazionale sempre più attrattiva per i migliori talenti”.

TOP EMPLOYER: COS’È E CHI LA RILASCIA

La certificazione Top Employer è il risultato di una ricerca svolta con metodologia indipendente e su dati oggettivi, che ha riconosciuto le eccellenze di British American Tobacco nelle condizioni di lavoro offerte ai dipendenti, nelle politiche di sviluppo del talento diffuse a tutti i livelli aziendali e nei piani di gestione delle risorse umane. In particolare, le principali aree di eccellenza in cui Bat Italia ha ottenuto i migliori risultati in ambito HR sono state: pianificazione della forza lavoro, gestione delle carriere, sviluppo della leadership e talent acquisition. Il Top Employers Institute svolge la sua attività di certificazione come ente indipendente in tutto il mondo dal 1991. La Certificazione viene rilasciata solo alle aziende che rispondono ai requisiti della Top Employers HR Best Practices Survey condotta dal Crf Institute, uno strumento di indagine scientifico e oggettivo che prende in esame tutte le aree critiche in ambito HR, quali: condizioni di lavoro e benefit, cultura aziendale, formazione e sviluppo, opportunità di carriera, onboarding, gestione della performance, sviluppo della leadership, politiche retributive e benefits, pianificazione degli organici.

CERTIFICAZIONE OTTENUTA IN ALTRI 17 PAESI

Al prestigioso riconoscimento per l’Italia, BAT somma anche la certificazione Top Employer ottenuta a livello globale e quella sul piano europeo. Quest’ultima viene riconosciuta solo alle multinazionali certificate in almeno 5 Paesi in Europa: in particolare, BAT è stata certificata, oltre che in Italia, anche in altri 17 Paesi europei, ovvero Svizzera, Regno Unito, Irlanda, Ucraina, Turchia, Polonia, Spagna, Austria, Germania, Danimarca, Olanda, Grecia, Russia, Kazakistan, Francia, Romania, Belgio, rispetto ai 16 dello scorso anno. Un riconoscimento che premia in particolare l’area Sud Europa (SEA, South Europe Area) di BAT, guidata dall’Italia, grazie all’analoga certificazione ottenuta anche da Grecia e Spagna.

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“Imprese Vincenti”, Intesa Sanpaolo lancia la seconda edizione

Per accedere al programma dedicato alla valorizzazione delle piccole e medie imprese è necessario autocandidarsi entro fine febbraio.

Tutto pronto per la seconda edizione di “Imprese Vincenti”, il programma di Intesa Sanpaolo dedicato alla valorizzazione delle piccole e medie imprese italiane. La seconda edizione si appresta a partire dopo il grande successo ottenuto dalla prima edizione che sia in termini di partecipazione che di attività avviate con i partner di progetto ha raggiunto ottimi risultati.

Il programma del Gruppo, infatti, ha accompagnato nel 2019 le 120 aziende ‘vincenti’ in percorsi di crescita e sviluppo. E anche per il 2020 si appresta a fare lo stesso con l’obiettivo di sostenere e dare visibilità alle tante aziende che, in tutta Italia, rappresentano un esempio di eccellenza imprenditoriale e del made in Italy.

«Grazie ad Imprese Vincenti abbiamo fatto emergere molti ottimi esempi imprenditoriali presenti nell’economia reale italiana. Con la seconda edizione di questo programma di valorizzazione – ha spiegato Stefano Barrese, Responsabile di Banca dei Territori Intesa Sanpaolo – vogliamo ancora di più accompagnare la crescita di queste PMI campioni del made in Italy e della sostenibilità, che spiccano grazie a strategie evolute, sono radicate al territorio ma capaci di lavorare su orizzonti ampi, valorizzano competenze, sono flessibili e riorientabili in base al mercato. Vogliamo rendere queste PMI sempre più trainanti l’economia, stiamo concentrando progetti e risorse per essere motore della crescita insieme a queste aziende virtuose».

LE NOVITÀ DELL’EDIZIONE 2020

Un focus sui territori e sulle piccole e medie imprese che hanno i numeri per un salto dimensionale, è questa una delle prime novità che “Imprese Vincenti” 2020 metterà in campo dedicando particolare attenzione all’imprenditoria ad impatto sociale, sia profit che non, capace di coniugare performance aziendale e valore per il territorio.

In arrivo news anche per le PMI che verranno invitate a partecipare non più sulla base di categorie industriali predefinite. Il programma, infatti, darà risalto a tutti i fattori di successo dell’impresa che la rendono, sul proprio territorio e in Italia un ‘campione’.

Uno dei criteri guida della selezione, inoltre, sarà la sostenibilità, intesa soprattutto in termini di Environmental Social Governance (ESG) e Circular Economy. Su questi filoni sono previsti anche “menzioni speciali” alle imprese che hanno sviluppato i progetti di maggior valore.

I GRANDI PARTNER DEL PROGRAMMA

“Imprese Vincenti” anche per il 2020 ha rinnovato la partnership tra Intesa Sanpaolo, Bain&Company, ELITE e Gambero Rosso che metteranno a disposizione delle aziende selezionate strumenti di supporto alla crescita. Tra questi advisory dedicati alla comprensione del posizionamento strategico dell’azienda sul proprio mercato di riferimento e all’identificazione di possibili linee guida per lo sviluppo, confronto con la community ELITE e con best practice internazionali, partecipazione a corsi di formazione, workshop o sessioni dedicate su tematiche di carattere strategico.

Quest’anno in campo ci saranno anche dei partner tecnici come Cerved che darà una grossa mano nel rafforzare e facilitare la selezione delle Imprese Vincenti, e Microsoft Italia che accompagnerà le PMI con formazione e servizi di supporto tecnologico per accelerare i percorsi di trasformazione digitale. Presente anche una terza realtà, Tiresia, il centro di ricerca per l’innovazione, l’imprenditorialità e la finanza ad impatto sociale della School of Management del Politecnico di Milano, che collaborerà allo sviluppo delle iniziative all’interno della nuova sezione dedicata alle Imprese sociali. Verranno coinvolte, inoltre, anche altre Università che fungeranno da partner locali come esempi di eccellenza del territorio, innovazione e sviluppo locale.

Confermati inoltre i contributi di Intesa Sanpaolo Forvalue, Intesa Sanpaolo Formazione e Intesa Sanpaolo Innovation Center che accompagneranno i programmi di sviluppo offerti da ‘Imprese Vincenti’.

COME CANDIDARSI

Per candidarsi alla partecipazione al programma le PMI italiane devono compilare il questionario on line su www.intesasanpaolo.com entro il 28 febbraio 2020. Tutte le realtà che si riconoscono nel panorama dell’eccellenza italiana possono auto candidarsi. La selezione è aperta ad imprese clienti e non, sia pubbliche che private, a prevalente capitale italiano e non appartenenti a gruppi multinazionali, che abbiano registrato buone performance economico- finanziarie e che abbiano un fatturato compreso fra 2 e 130 milioni di euro, almeno 10 dipendenti e sede legale in Italia. È importante anche che le piccole e medie imprese abbiano effettuato investimenti nel biennio scorso, siano innovative e che si attengano a principi di sostenibilità, che investano su persone e competenze, che attuino strategie di internazionalizzazione, che operino in rapporto al territorio anche attraverso la rete delle filiere e dei distretti, che si impegnino al rilancio anche attraverso il ricambio generazionale.

Le PMI selezionate saranno invitate a partecipare ad una delle tappe di presentazione che avranno luogo tra aprile e luglio in tutta Italia e che daranno visibilità e voce ai territori ed alle aziende che vi operano.

AD OTTOBRE IL FORUM IMPRESE VINCENTI

Al termine del tour di presentazione del programma, nel mese di ottobre si terrà il ‘Forum Imprese Vincenti’, un appuntamento di rilievo nazionale che proporrà il confronto a più voci sulle tematiche chiave dell’imprenditoria italiana. Le Imprese Vincenti saranno inserite in un Club dedicato, nel quale potranno usufruire di vantaggi esclusivi ed un network di servizi di primo livello.

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Poste scala cento posizioni tra i marchi più influenti al mondo

Lo dice Brand Finance nella sua Global 500: il gruppo guidato da Matteo Del Fante è balzato dal 161esimo al 53esimo posto globale conquistando il massimo brand rating di AAA.

Poste italiane si conferma tra le aziende mondiali più performanti per immagine e reputazione per il secondo anno consecutivo. E lo fa con un risultato migliore rispetto a quello dell’anno precedente, grazie al balzo, di oltre cento posizioni, dal 161° al 53° posto nella graduatoria “Global 500” elaborata da Brand Finance, conquistando il massimo brand rating di AAA. Il gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante, grazie soprattutto al miglioramento della valutazione ottenuto nel settore assicurativo, ha superato tutti i competitor compiendo un ulteriore balzo in avanti nella classifica globale tra i 500 trademark per capacità di influenza originata da immagine e reputazione (Brand Strength Index, BSI) salendo sul podio dei brand leader in Italia.

AMBIENTE, TRASPARENZA E INTEGRITÀ SPINGONO POSTE

La classifica globale di Brand Finance mette in fila i 500 trademark mondiali per capacità di influenza originata da immagine e reputazione (Brand Strength Index, BSI). Nel caso di Poste, il miglioramento nell’attenzione all’ambiente e alle tematiche ESG (Environmental, Social, Governance), la qualità della comunicazione, la trasparenza e l’integrità, il netto miglioramento dell’indicatore value for money e della brand financial performance, quest’ultima sostenuta dalle migliorate prospettive di profittabilità (misurate da loyalty, fatturato, margini) sono le componenti che più hanno contributo all’aumento del BSI.

L’ECCELLENZA CERTIFICATA DALLA GLOBAL 500

L’indicatore BSI di Brand Finance, leader mondiale nella valutazione economica dei marchi, misura l’efficacia di immagine e di reputazione rispetto ai competitor e analizza la gestione e gli investimenti diretti e indiretti che influenzano il brand, il ritorno d’immagine e quello economico in relazione al giro d’affari. L’eccellenza certificata nella classifica “Global 500” conferma gli obiettivi e i traguardi raggiunti di recente da Poste Italiane, entrata stabilmente nel novero delle aziende europee che meglio sono riuscite a coniugare i modelli di governance e le politiche di business con l’impegno per la sostenibilità. Poste Italiane è infatti di recente entrata nei benchmark globali di sostenibilità, a cominciare dal FTSE4GOOD Developed e dal FTSE4GOOD Europe, oltre che nell’Euronext Vigeo-Eiris World 120, nel Dow Jones Sustainability Index World e nel più selettivo Dow Jones Sustainability Index Europe.

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Bbc News lascia a casa 450 dipendenti

La decisione di ridurre drasticamente il personale della divisione giornalistica è arrivata per raggiungere l'obiettivo di tagliare 80 milioni di sterline al bilancio 2022.

Bbc News ha annunciato il taglio di 450 posti di lavoro nella sua redazione giornalistica. I dipendenti di Bbc News sono attualmente circa 6 mila, di cui 1.700 fuori dal Regno Unito. La riduzione del personale è stata decisa per arrivare all’obiettivo di risparmiare 80 milioni di sterline nel bilancio 2022, che al netto del taglio si attesterà sui 480 milioni di sterline.

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Salvini al citofono, si indaga sul coinvolgimento di un maresciallo

In corso accertamenti interni da parte dei carabinieri di Bologna sui fatti dello scorso 21 gennaio. Al centro ci sarebbe un militare indagato per stalking e depistaggio. Avrebbe messo in contatto la donna che ha accompagnato il leghista col suo staff.

I carabinieri di Bologna stanno verificando, con accertamenti interni, cosa sia successo il pomeriggio del 21 gennaio, in relazione alla passeggiata di Matteo Salvini al Pilastro, quando il leader della Lega è andato a suonare a un citofono, chiedendo se lì abitasse uno spacciatore. Da parte del comando provinciale non viene commentato quanto riportato da alcuni quotidiani locali, sul possibile ruolo avuto nella vicenda da un sottoufficiale dell’Arma.

UN MARESCIALLO INDAGATO PER STALKING E DEPISTAGGIO

Secondo alcune ricostruzioni la donna che ha accompagnato Salvini al Pilastro avrebbe infatti riferito di essere stata messa in contatto con lo staff della Lega grazie alla telefonata di un maresciallo che conosce. Potrebbe peraltro trattarsi, secondo i quotidiani, di un militare indagato per stalking e depistaggio ai danni di un avvocato e sospeso dal servizio con una decisione del Riesame di fine anno, non esecutiva in attesa della Cassazione. Al momento non sarebbe comunque aperto in merito un procedimento disciplinare, né risultano esserci fascicoli penali. Sulla questione c’è anche un’interrogazione del deputato Pd Andrea De Maria al ministero dell’Interno per chiedere se «le autorità competenti hanno richiesto a chi era presente, a tutela della sicurezza, informazioni” e “quali siano, nel caso, i riscontri ricevuti”.

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Tra gli italiani “prigionieri” a Wuhan in attesa del rimpatrio

I nostri connazionali bloccati nella città cinese, epicentro dell'epidemia da coronavirus, sono una cinquantina. Tra scorte alimentari da tenere d'occhio e la volontà di darsi una mano a vicenda.

Dopo cinque giorni di fila, la pioggia ha ceduto il passo a un tiepido sole. Una notizia positiva per Wuhan, ormai ridotta a una città fantasma per l’epidemia del coronavirus, ma da secoli in costante lotta con l’acqua, stretta tra i fiumi Yangtze e Han, e i numerosi laghi che la circondano.

LA TESTIMONIANZA DI LORENZO MASTROTTO

«Ne abbiamo approfittato subito tutti, siamo andati fuori e così anche i nostri figli si sono potuti sfogare», racconta Lorenzo Mastrotto, responsabile vendite di un’azienda veneta e decano degli italiani residenti in questa metropoli da 11 milioni di abitanti. Un’ora di tempo in tutto, ma sufficiente per allentare la tensione che blocca a Wuhan una cinquantina di nostri connazionali.

IL PONTE AEREO DELLA FARNESINA IN VIA DI DEFINIZIONE

In attesa del piano di evacuazione della Farnesina (il ponte aereo è in via di definizione con le autorità cinesi), la vita scorre con relativa normalità. «C’è un buon clima, tutto sommato. È come essere a casa per Natale, ma senza i parenti», racconta ancora Mastrotto, al telefono con l’agenzia di stampa Ansa. «Intendo dire che siamo tutti chiusi in casa come nelle grandi occasioni, aspettando l’evento a lungo atteso».

LE SCORTE, LE PULIZIE DISINFETTANTI, LE CHAT

Ci sono le scorte dei beni primari da tenere d’occhio, a partire dai generi alimentari. «Al momento nei supermercati si trova di tutto e quando si esce ci si avventura in una città deserta», con le file di taxi pronti a svolgere un’attività gratuita di sostegno a chi ha problemi a muoversi. In casa, dopo la preparazione dei pasti, le accurate pulizie disinfettanti con l’amuchina e i compiti dei ragazzi da seguire. E ci sono i contatti via chat con gli altri italiani e con la comunità cinese, per condividere informazioni.

L’IMPORTANZA DELLA SOLIDARIETÀ

La solidarietà è infatti l’elemento emerso con forza durante la crisi: «Tra di noi cerchiamo di darci il maggior sostegno possibile, abbiamo la mappatura di tutti i supermercati e di quello che è possibile trovarci. Per cui è molto facile dare le migliori dritte possibili», continua Mastrotto. Nella comunità italiana le esigenze sono molto diverse: chi non è residente in pianta stabile a Wuhan avverte maggiormente la necessità di andar via, avendo ad esempio problemi non secondari come l’imminente scadenza del visto da studente. Per molti, l’opzione della partenza resta quindi una scelta obbligata.

SENSO D’APPARTENENZA E COESIONE

«La città», osserva ancora Mastrotto, «ha reagito come non mi sarei mai aspettato. Nessuno in questa occasione ha creato e crea problemi. Si percepisce la volontà di darsi una mano a vicenda». Nel suo compound di Hankou, area residenziale a Nord della città, il 27 gennaio ha spopolato sui social il video dell’urlo liberatorio «Wuhan jiayou», forza Wuhan, scandito all’unisono dalle centinaia di persone chiuse in 15 grandi palazzi, seguito poi dalle note dell’inno nazionale cinese. Una prova di appartenenza e di coesione che «mai vista così forte nei miei precedenti 13 anni passati qui».

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Poste Investo Sostenibile, pronto il fondo d’investimento responsabile

Poste Italiane lancia un nuovo prodotto che, nel segno della sostenibilità, propone un’attenzione ai temi ambientali, sociali e di governance

Si chiama Poste Investo Sostenibile ed il nuovo prodotto finanziario di BancoPosta Fondi SGR lanciato, oggi 27 gennaio 2020 a Roma, da Poste Italiane. Un nuovo fondo quello lanciato dal Gruppo guidato dall’ad Matteo Del Fante gestito con una politica di investimento responsabile e dedicato a chi vuole investire dando un occhio di riguardo ai fattori ambientali, sociali e di governance.

Il paniere di titoli su cui il fondo indirizza gli investimenti, ha spiegato Poste Italiane, è infatti selezionato unendo l’analisi finanziaria delle migliori e più sicure opportunità di remunerazione con l’applicazione di stringenti parametri legati al profilo di sostenibilità degli emittenti attraverso la valutazione di fattori ESG.

NEL SEGNO DELLA SOSTENIBILITÀ

Tra l’offerta dei prodotti di risparmio proposti da Poste Italiane si inserisce dunque il nuovo fondo Poste Investo Sostenibile che ben si colloca nel più ampio quadro del percorso che il Gruppo ha intrapreso sui temi della sostenibilità e che ha portato all’ingresso del titolo negli indici Dow Jones Sustainability Indices (DJSI World e DJSI Europe).

Poste Investo Sostenibile si distingue per la presenza di un benchmark composto da indici “sostenibili” perché costituiti da una ristretta platea di titoli selezionati sulla base dei criteri ESG. Ciò permette di rappresentare in modo chiaro, trasparente ed oggettivo l’universo di riferimento del proprio investimento, senza far venire meno la discrezionalità del gestore. Lo spiega bene l’amministratore delegato del Gruppo che parla di contributo importate alla sostenibilità e al suo incremento tenendo fede agli impegni presi nella road map tracciata nel piano che accompagna Poste Italiane fino al 2022. «Nella visione di Poste – ha commentato Del Fante – il settore finanziario può promuovere l’innovazione e sostenere la crescita economica, dando un contributo importante per lo sviluppo sostenibile. Per questo la Finanza Responsabile è uno dei pilastri del Piano Strategico ESG del Gruppo, che identifica obiettivi specifici che tutta l’azienda si impegna a raggiungere in coerenza con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e la strategia di business definita dal Piano Deliver 2022. In tale ambito, il tema dell’integrazione di criteri ambientali, sociali e di governance all’interno dei tradizionali processi di investimento, costituisce una delle principali declinazioni delle politiche di sostenibilità aziendale».

TUTTE LE SPECIFICHE SUL NUOVO FONDO

Poste Investo Sostenibile è un fondo bilanciato obbligazionario caratterizzato da un approccio prudente e da un’elevata diversificazione geografica e settoriale. La componente azionaria, diversificata a livello globale, rappresenta in media il 30% del portafoglio e può raggiungere al massimo il 50% dello stesso. La componente obbligazionaria è investita per la maggior parte in titoli governativi e corporate denominati in euro, ma anche in questo caso viene effettuata una diversificazione per cogliere le opportunità dei mercati globali ed in particolare delle società che emettono titoli denominati in dollari. Il nuovo fondo inoltre, in coerenza con la politica di pricing di Poste Italiane, prevede costi competitivi: nessuna commissione di sottoscrizione, nessuna commissione di performance ed una commissione di gestione pari a 1,20% per anno.

UN GRANDE PARTNER

Amundi è il partner selezionato da BancoPosta Fondi SGR per la gestione delegata del fondo. Una partnership importante che vede in campo il primo asset management europeo in termini di masse gestite e tra i primi dieci a livello mondiale. Amundi è attivo, infatti, da oltre 30 anni nel mondo degli investimenti responsabili ed è tra i primi firmatari dei Principi degli Investimenti Responsabili (PRI) nel 2006, gli stessi sottoscritti da Poste Italiane attraverso le società controllate BancoPosta Fondi SGR e Poste Vita.

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Confindustria, quel patto tra VenetoCentro e Bonomi per il dopo Boccia

In cambio dell'appoggio di Padova e Treviso alla corsa per la presidenza di Confindustria, il n.1 di Assolombarda ha assicurato la vicepresidenza a Piovesana e la nomina di Calearo jr ai Giovani industriali. Un accordo che però non ha convinto le altre territoriali della regione.

Non c’è solo una vicepresidenza per Maria Cristina Piovesana alla base del patto che Carlo Bonomi ha stretto con gli industriali di Treviso e Padova, riuniti in Assindustria VenetoCentro, per il tramite del loro direttore Giuseppe Milan e l’acquiescenza del presidente vicario Massimo Finco.

No, in cambio dell’appoggio che la seconda associazione territoriale di Confindustria darebbe alla prima – e che finora ha indotto il Veneto ad andare verso Bonomi – il presidente di Assolombarda ha promesso anche tutto il supporto possibile alla nomina del vicentino Eugenio Calearo alla presidenza nazionale dei Giovani di Confindustria, in sostituzione del romano Alessio Rossi, in scadenza.

Trentasette anni, figlio di Massimo, già numero uno nazionale di Federmeccanica e poi deputato (prima per il Pd, poi con Scelta Civica), presidente del Gruppo giovani di Confindustria del Veneto, Calearo jr. deve vincere la concorrenza del siciliano Riccardo Di Stefano, uno dei vicepresidenti di Rossi, che – paradossalmente – gli amici del veneto accusano di non avere un’impresa significativa alle spalle, cioè la stessa che da più parti viene rivolta a Bonomi. 

PADOVA, VERONA E VICENZA IRRITATE DAL PATTO CON MILANO

Ma questo patto con Milano, che il trio Piovesana-Finco-Milan ha siglato prima ancora che Enrico Carraro fosse nominato presidente regionale (al posto di Matteo Zoppas), e sul quale c’era l’esplicito assenso solo di Venezia-Rovigo, ha messo di malumore non pochi imprenditori di Padova, che accusano i trevigiani di prevaricarli, e anche altre realtà venete, in particolare Verona – tant’è che per tacitarla si sta parlando di una vicepresidenza nazionale anche per Michele Bauli – e un po’ Vicenza (che sarebbe però ricompensata con la nomina di Calearo, che entrerebbe automaticamente come vice nella squadra del successore di Vincenzo Boccia).

TRABALLA IL CONSENSO A PIOVESANA

Carraro, che ha assunto una posizione pilatesca, predica unità, ma adesso a traballare è proprio il consenso a Piovesana. La quale si è fatta assicurare una proroga della sua presidenza per un anno, in attesa che vada in porto l’ulteriore aggregazione di Treviso-Padova con Venezia-Rovigo. Troppo, storcono il naso in molti. Un’opposizione finora tenuta coperta, salvo rare eccezioni come quella di Alessandro Banzato, di Acciaierie Venete – dunque siderurgico come il bresciano Giuseppe Pasini, in corsa anche lui per il dopo Boccia proprio in competizione con Bonomi – che, essendo tra i maggiorenti di Assindustria VenetoCentro, potrebbe indurre i suoi colleghi a un ripensamento. Appoggiato dal metalmeccanico padovano Mario Ravagnan, il più accreditato a succedere a Piovesana alla testa di VenetoCentro (nella logica dell’alternanza tocca a Padova), il quale chiede che prima di dare l’ok a Bonomi siano sentiti tutti gli candidati, a cominciare da Pasini e da Andrea Illy, che in quanto triestino potrebbe essere considerato “di casa”, in una logica di Nord-Est (tra l’altro l’industriale del caffè è molto ben visto dagli imprenditori del Trentino-Alto Adige). Un’apertura che potrebbe indurre Bauli, il presidente vicentino Luciano Vescovi e a quel punto anche il prudente Carraro a cambiare cavallo.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Il giorno del giudizio su Emilia Romagna e Calabria

Salvini twitta: «Prima li mandiamo a casa domenica, poi andiamo a dare l'avviso di sfratto anche al governo tasse, sbarchi e manette». Governo e maggioranza attendono l'esito del voto. Mentre Bonaccini, punta alla rielezione:«L'Emilia Romagna li stupirà».

Emilia Romagna e Calabria si preparano al voto, il 26 grnnaio, per il
rinnovo dei consigli regionali e l’elezione dei nuovi Governatori. Nella giornata di silenzio elettorale, Salvini twitta: «Prima li mandiamo a casa domenica, poi andiamo a dare l’avviso di sfratto anche al governo tasse, sbarchi e manette». Governo e maggioranza attendono l’esito del voto. Mentre Bonaccini, punta alla rielezione:«L’Emilia Romagna li stupirà».

SANTELLI OTTIMISTA IN CALABRIA, L’APPELLO AL VOTO DI CALLIPO


In Calabria, la candidata del centrodestra Jole Santelli sente ‘un buon vento’ mentre il suo avversario, Pippo Callipo, lancia un appello: «Più votiamo e meno peserà il voto clientelare».

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