CDP Venture Capital investe 21 milioni di euro in PSF, un fondo di innovazione dedicato alla “Space Economy”

Primo Space Fund investirà prevalentemente in Italia ed ha un obiettivo di raccolta pari a 80 milioni di euro e conta sul supporto dell’European Investment Fund e di altri investitori istituzionali.

Il Consiglio di amministrazione di CDP Venture Capital (società posseduta al 70% da CDP Equity e al 30% da Invitalia) ha deliberato di investire, attraverso il proprio fondo dei fondi VentureItaly, fino a 21 milioni di euro in Primo Space Fund, il primo fondo italiano focalizzato su investimenti in startup nell’ambito della “Space Economy”.

La strategia di investimento del fondo nasce dall’esigenza di incrementare gli investimenti nella Space Economy italiana, alla luce di diverse considerazioni: l’Italia è il terzo contributore europeo all’European Space Agency e presenta significative attività di ricerca scientifica, nonché di competenze chiave in tutta la filiera dell’industria dello spazio. Tuttavia, gli investimenti in venture capital nel settore sono limitati, non esistono competitor in Italia ed i player internazionali con lo stesso focus di investimento sono limitati. A livello mondiale, la Space Economy evidenzia previsioni di crescita significative, da $360 miliardi nel 2018 a $2.700 miliardi nel 2045 e vedrà lo sviluppo delle tecnologie aerospaziali anche verso applicazioni su tutte le principali industrie, come ad esempio le telecomunicazioni, l’agricoltura, la logistica e la meteorologia.

“Stiamo finanziando un’attività pionieristica in un settore strategico per l’economia del futuro come lo spazio – che include anche l’uso di dati e tecnologie spaziali da utilizzare in momenti di emergenza – in linea con la strategia della Commissione Europea per sviluppare l’innovazione” afferma Francesca Bria, presidente di CDP Venture. “Investire in ambito aerospaziale è una priorità strategica per rinnovare il tessuto imprenditoriale italiano e per generare posti di lavoro ad alta specializzazione, in particolare fra i giovani, in sinergia con centri di ricerca avanzati, come il Politecnico di Torino e l’Università di Salerno, che rappresentano delle eccellenze nel campo del trasferimento tecnologico” “Con l’investimento in PSF” – commenta l’amministratore delegato Enrico Resmini – “CDP Venture Capital ha la possibilità di contribuire al lancio di un fondo d’investimento che rappresenta un unicum nel panorama nazionale per strategia e focus, supportando lo sviluppo di un settore tecnologico fondamentale per l’Italia e l’Europa”. “Questo investimento” -aggiunge Resmini – “è in linea con la nostra strategia operativa che privilegia investimenti indiretti volti a sviluppare l’ecosistema complessivo del venture capital italiano, nonché a massimizzare l’effetto moltiplicatore sulle raccolte di capitali dei veicoli stessi”.

Il fondo PSF sarà gestito all’interno di Primomiglio SGR S.p.A. da un team dedicato formato da professionisti qualificati e con esperienze diversificate nell’ambito dell’investimento in startup. Il team sarà affiancato dalla Fondazione E. Amaldi, fondazione di ricerca creata dall’Agenzia Spaziale Italiana, sponsor del progetto, e potrà contare sul supporto di alcune delle principali università italiane come il Politecnico di Torino e l’Università di Salerno, che rappresentano due centri molto attivi nella generazione di spin-off in ambito aerospaziale e digitale.

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La circolare del Viminale che fa infuriare la Lombardia

Un documento del ministero dà l'ok alle passeggiate genitore-figlio. L'assessore Gallera: «Valutiamo un'ordinanza per annullarlo». Colloquio Fontana-Lamorgese.

Bagarre tra il Viminale e le Regioni del Nord più colpite dal coronavirus sull’ennesima circolare inviata dal ministero ai prefetti per fornire «chiarimenti» sul divieto di assembramento e spostamenti. Un genitore, è l’indicazione del Viminale, può camminare con i figli minori «purché in prossimità della propria abitazione». Il documento del Viminale ricorda poi che restano off limits parchi e giardini e che «l’attività motoria generalmente consentita «non va intesa soltanto «come equivalente all’attività sportiva (jogging)». Sul jogging divampa l’ennesima polemica: inizialmente sembra essere vietato, poi il Viminale specifica che non lo è.

Spero che i cittadini ignorino questa folle, insensata e irresponsabile circolare

Giulio Gallera

Lombardia e Veneto vedono nella circolare un allentamento delle restrizioni, e definiscono la circolare una iniziativa «irresponsabile». «Spero che i cittadini ignorino questa folle, insensata e irresponsabile circolare, che stiano a casa e organizzino giochi con i propri figli», attacca l’assessore al Welfare Giulio Gallera, «vedremo se c’è la possibilità di emanare ordinanze che vanifichino (la circolare, ndr)». A stretto giro, il governatore Attilio Fontana spiega: «Ho avuto un colloquio telefonico con il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, la quale mi ha spiegato che non intendeva raggiungere quello scopo e che oggi probabilmente farà uscire un comunicato in cui chiarisce il significato» della circolare.

I PALETTI PER GLI SPOSTAMENTI NEI PRESSI DELL’ABITAZIONE

In attesa di ulteriori chiarimenti, ok anche agli spostamenti nei pressi della propria abitazione «giustificati da esigenze di accompagnamento di anziani o inabili da parte di persone che ne curano l’assistenza, in ragione della riconducibilità degli stessi spostamenti a motivazioni di necessità o di salute». In ogni caso, ribadisce la circolare, «tutti gli spostamenti sono soggetti al divieto generale di assembramento e, quindi, all’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza minima di un metro da ogni altra persona». Il divieto di assembramento, infine, «non può ritenersi violato dalla presenza in spazi all’aperto di persone ospitate nella medesima struttura di accoglienza (ad esempio case-famiglia)». In queste strutture, comunque, «chiunque acceda dall’esterno sarà comunque tenuto al rispetto del divieto di assembramento, della istanza interpersonale di un metro e dall’utilizzo degli occorrenti presidi sanitari (mascherine e guanti)».

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Le buone notizie del 28 marzo contro l’ansia da coronavirus

L'arrivo dei medici dall'Albania, i test istantanei acquistati dal Veneto, un nuovo ospedale in Piemonte. Pillole di ottimismo quotidiane per affrontare l'angoscia da pandemia.

L’emergenza coronavirus è reale ed è giusto affrontarla, così come è giusto rispondere alla domanda di informazioni riguardanti l’interesse pubblico per definizione: la salute. Ma il sovraccarico di notizie genera spesso un allarmismo controproducente. Per questo, abbiamo deciso di cercare di placare il senso di ansia generalizzata con i fatti positivi legati alla pandemia che ogni giorno avvengono, ma nessuno nota. Un piccolo calmante per affrontare la crisi (passeggera).

ARRIVATI I MEDICI DALL’ALBANIA

Sono arrivati a Verona i 30 operatori sanitari (10 medici e 20 infermieri) inviati dall’Albania. All’aeroporto Catullo erano presenti il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia. «Grazie», ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, pubblicando il video del premier albanese Edi Rama che, in italiano, annunciava l’invio del personale sanitario. Nel tweet del premier anche una immagine della bandiera albanese.

IL VENETO ACQUISTA 700 MILA TEST ISTANTANEI DALLA CINA

«Sembra che possiamo essere certi, o quasi certi, che dopo 4-5 giorni di sintomi il test rapido al Coronavirus ci dà già la risposta positiva». Lo ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia. Il Veneto, aggiunge, «ha comprato dalla Cina 700 mila test istantanei che arriveranno la prossima settimana». Zaia ha poi detto che il Veneto «è pronto a somministrare la clorichina a domicilio».

IN PIEMONTE APRE L’OSPEDALE DI VERDUNO

Diventa operativo il 30 marzo, in Piemonte, il nuovo ospedale di Verduno (Cuneo). Il governatore della Regione, Alberto Cirio, e l’assessore alla Sanità, Luigi Icardi, hanno fissato per il pomeriggio di domenica 29 marzo l’ultimo sopralluogo alla struttura che, dopo un cantiere di 15 anni, anticipa di qualche settimana l’apertura per far fronte all’emergenza coronavirus. Sono una trentina i posti letto subito disponibili, con la struttura che verrà implementata passo dopo passo. E sempre il 30 marzo dovrebbe iniziare l’allestimento del presidio sanitario all’interno delle Ogr, le Officine grandi riparazioni utilizzate negli ultimi anni come polo culturale.

COOP POTENZIA I BUONI PER LE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ

Coop aderisce alla richiesta del governo e potenzia i buoni spesa per le famiglie in difficoltà. «Aderiamo alla richiesta avanzata dal governo e siamo disponibili a incrementare con un ulteriore sconto i buoni messi a disposizione dai Comuni per le famiglie in difficoltà economica», si legge in una nota del gruppo. «Chiediamo l’apertura di un tavolo di lavoro con i soggetti interessati dove definire misure applicative in tempi rapidi e omogenee su tutto il territorio nazionale». L’adesione immediata è stata manifestata attraverso una lettera indirizzata alla Presidenza del Consiglio, all’Anci e alla Protezione civile. Con la stessa lettera Coop manifesta appunto anche la volontà di incrementare con un ulteriore sconto i buoni che i Comuni metteranno a disposizione delle famiglie in difficoltà economica.

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Positiva dottoressa della farmacia Verdi I titolari chiariscono “E’ in auto quarantena”

di Erika Noschese

“La dottoressa Geri Chiancone è in auto quarantena da 19 marzo e solo ieri (giovedì per chi legge ndr) è risultata positiva al test”. I titolari della farmacia Verdi, in piazza Luciani, si difendono dalle accuse. Nella giornata di ieri, a fare il giro dei social è stato un audio in cui si avvertivano i cittadini salernitani di non recarsi in farmacia in quanto una delle dottoresse era risultata positiva al Covid19. Una notizia che sembra aver messo in allarme soprattutto i residenti della zona e le persone che in questi giorni si sono recate presso la struttura di via Luciani. A fare chiarezza – e minacciare querela – sono gli stessi titolari: “Siamo un presidio sanitario e non facciamo barzellette. La dottoressa è in auto quarantena già dal 19 marzo, ieri (giovedì per chi legge ndr) ha saputo di essere positiva ma in farmacia usiamo tutte le precauzioni, quindi maschere e guanti», ha detto una delle titolari spiegando che la dottoressa positiva al Coronavirus ha sempre lavorato con i dispositivi di sicurezza già dal mese di gennaio. La donna intanto è a casa, le sue condizioni di salute non sono preoccupanti; in quarantena anche il marito. “Qui non c’è nessun appestato, continuiamo a lavorare perchè siamo un presidio sanitario”, ha poi aggiunto.

La replica della farmacia Verdi:

Farmacia Verdi si veda costretta, anche alla luce di non veritiere notizie diffuse senza la benché minima verifica e con modalità improprie, a precisare quanto segue:
1) come immediatamente segnalato alle Competenti Autorità Sanitarie, una propria dipendente farmacista è risultata positiva al test covid-19;
2) il contagio è avvenuto, con certezza, in ambienti esterni alla Farmacia;
3) la Farmacista è in isolamento dal 19 marzo scorso;
4) nessuno dei dipendenti, dei titolari e/o dei collaboratori a vario titolo accusa il benché minimo sintomo
5) immediatamente appresa la notizia, d’ intesa con le Autorità civili e sanitarie, si è immediatamente provveduto, per doverosa tutela e precauzione, ad intervento straordinario di tutti gli ambienti e degli spazi attigui
6) NESSUNO è tenuto a segnalare alle autorità sanitarie la propria presenza in farmacia nei giorni scorsi

Il servizio non è stato interrotto e continuerà ad essere assicurarto, sussistendo tutte le condizioni di salubrità e tutela dei lavoratori e dell’utenza
Farmacia Verdi diffida l’ulteriore divulgazione, con qualsivoglia strumento anche digitale, di informazioni non veritiere ed in ogni caso atte a creare ingiustificati allarmi, riservandosi in difetto ogni azione a tutela.

Consiglia

L’ufficio stampa dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo scrive a L43

Riceviamo e pubblichiamo dopo l'appello dei medici dell'azienda opedaliera pubblicato dal nostro giornale.

Gentile direttore,

vista la lettera anonima da voi pubblicata, vi diffidiamo dal diffondere ulteriormente notizie non veritiere, non verificate,  che procurano allarme e che screditano dirigenti e responsabili dell’Unità che sta gestendo la pandemia. Non corrisponde alla realtà affermare che i medici «sono costretti a lavorare», né che queste voci anonime rappresentino
«i medici dell’ospedale di Bergamo», come se tutti i medici condividessero queste parole, che negano l’enorme sforzo in atto,  i protocolli attivati per evitare i contagi e le indicazioni al personale.

Vi invitiamo a un maggior senso di responsabilità prima di pubblicare notizie che non hanno alcun fondamento,  che sono dannose per la comunità e per la nostra immagine.

Pertanto riteniamo necessario, e vi invitiamo in tal senso, togliere dalla vostra pagina la lettera in questione e vi informiamo che comunque i nostri uffici legali stanno valutando azioni legali a tutela della nostra immagine e del nostro buon nome. I nostri uffici restano a disposizione, non in maniera anonima ma con nome e cognome, a fornire spiegazioni sul lavoro che stiamo svolgendo.

Vanna Toninelli
Giornalista

Responsabile Comunicazione e relazioni esterne

Gentile signora,
io ho parlato con i medici e naturalmente ho verificato prima di pubblicare. Lei non diffida nessuno, tanto meno noi, ma ha tutto il diritto di chiedere la pubblicazione del suo punto di vista e siamo disponibili a ospitare suoi interventi o quelli di altri medici. Cosa che volentieri facciamo. Non siamo in Cina, tanto meno in Corea del Nord, almeno per ora.

PM

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Matera, trovato il cadavere del bimbo di tre anni scomparso

La mattina del 27 marzo si erano perse le tracce del piccolo. Il corpo è stato scoperto vicino alla foce del fiume Bradano.

È stato ritrovato il cadavere del bambino di tre anni di cui si erano perse le tracce la mattina del 27 marzo a Metaponto di Bernalda, in provincia di Matera. Il corpo è stato trovato nei pressi della foce del fiume Bradano.

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Caldoro su Ruggi: «Era il caso di pensare ai posti letto no a realizzare un nuovo ospedale»

di Andrea Pellegrino

E’ stato il primo a richiedere l’arrivo di un commissario sul modello Bertolaso. Ed ora ribadisce il suo concetto. Stefano Caldoro, già presidente della Regione Campania ed attuale consigliere regionale d’opposizione spiega le sue proposte, non senza evidenziare difficoltà ed errori compiuti nell’ambito dell’emergenza Coronavirus. Quanto all’idea di nuovo “Ruggi” a Salerno, Caldoro rincara: «Non era e non è il momento di arricchire i soliti noti ma di dare risposte ai cittadini. Durante il mio mandato abbiamo immaginato e realizzato circa 800 posti in più nel sistema campano, bisognava seguire questa strada».

Presidente Caldoro partiamo dall’ultima lettera di De Luca, secondo lei andava resa pubblica – per quanto condivisibile – sulle mancate attrezzature?
«Abbiamo raccolto il grido d’allarme del Presidente. Lo abbiamo letto anche come un atto di debolezza rispetto alle difficoltà ed abbiamo invitato il Governo a nominare un commissario che possa affiancare la Regione. Quanto all’invio del materiale la Protezione civile ha già, in queste ore, ricordato gli interventi fatti per la Campania. E’ evidente che Roma deve fare di più ma la Regione deve rispondere con più serietà, non è il momento dello scaricabarile»

Accanto all’emergenza sanitaria, ci sono altre due emergenze: una di carattere economico, l’altra anche di carattere psicologico, se fosse stato ancora in carica lei come avrebbe affrontato tutto questo?

«Abbiamo, come centrodestra, già avanzato delle proposte per affrontare la crisi economica. La Regione deve eliminare le tasse regionali, Irap ed Irpef, riprogrammare i fondi europei e destinarli alla crisi. Serve una moratoria sui versamenti fiscali di competenza regionale per tutta la durata dell’emergenza con successiva rateizzazione ed ancora estendere la Cassa integrazione in deroga e preveda congrui ammortizzatori sociali in particolare per le piccole imprese. Si possono fare molte cose, tocca iniziare a lavorare seriamente»

Come intende la figura di un commissario?

«Ogni Regione fa i suoi provvedimenti, serve una azione più coordinata. Nei momenti di crisi va separata l’attività di indirizzo politico, che è della Giunta regionale, dalla operatività. Immagino un commissario che coordini gli interventi, che coinvolga i sindaci, che monitori le difficoltà strutturali della risposta sanitaria. Il modello è quello di Bertolaso o dello stesso Arcuri. In questo momento abbiamo due priorità: aumentare i tamponi ed i posti letto, in terapia intensiva e quelli ordinari. Va fatto subito»

Sanità: lei è stato uno dei primi a contestare la creazione di un nuovo ospedale a Salerno, forse se non ci fosse stata questa “distrazione” avremmo avuto un Ruggi d’Aragona più all’altezza della situazione?«Credo, e lo ripeto, che bisogna intervenire sulla offerta sanitaria. Salerno non ha bisogno di nuovi investimenti in mattone ma di più posti letto, attrezzature, assunzioni. Non era e non è il momento di arricchire i soliti noti ma di dare risposte ai cittadini. Durante il mio mandato abbiamo immaginato e realizzato circa 800 posti in più nel sistema campano, bisognava seguire questa strada».

Politicamente, non è il tempo delle polemiche, voi come gruppo d’opposizione avete teso la mano al governo regionale? Quale messaggio si sente di diffondere ai campani?
«E’ il momento della collaborazione ma è anche quello della serietà, della competenza e del lavoro concreto. Massima collaborazione con chi fa, nessuna sponda alle macchiette ed alla propaganda»

Consiglia

Dopo la riapertura della zona rossa nuovi casi di coronavirus a Codogno

Nella città del Lodigiano si registrano sei positivi in più. Nelle ultime giornate, ha spiegato il sindaco Passerini al Corriere della Sera, il numero era fermo a 268.

La riapertura dell’ex area protetta di Codogno (Lodi) dove fu scoperto oltre un mese fa il primo contagiato da coronavirus avrebbe causato nuovi casi di positività a Covid-19.

Lo scrive il Corriere della Sera secondo il quale dopo settimane di progressivo calo del trend, arrivato anche a toccare l’%, negli ultimi giorni si è registrata una controtendenza. «Abbiamo sei positivi in più», ha spiegato Francesco Passerini, sindaco di Codogno e presidente della Provincia di Lodi. «Nelle ultime giornate eravamo fermi a 268 casi. Un segnale che i divieti introdotti con la zona rossa avevano funzionato».

Il 26 marzo si è registrata anche una impennata dei contagi in Lombardia: più 2.500 persone infettatate, contro le 1.643 di mercoledì. Preoccupante la situazione della provincia di Milano dove i nuovi 848 casi hanno portato il totale dei positivi a 6.922. Un aumento dovuto probabilmente al numero più alto di tamponi eseguiti: poco più di 6 mila il 26 marzo, contro i 4.971 del 25 marzo e i 3.453 del 24 marzo.

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Conte al Senato promette più collaborazione con le opposizioni

Il premier: «Con il decreto aprile altri 25 miliardi» per sostenere imprese, famiglie e lavoratori. Gli aiuti di Cina, Cuba e Russia «non condizionano» la collocazione geopolitica dell'Italia.

Dopo l’intervento andato in scena alla Camera, il premier Giuseppe Conte si è presentato in Senato per un’informativa sulle azioni messe in campo dal governo per contrastare la diffusione del coronavirus. Ha parlato per circa un’ora, promettendo una maggior collaborazione tra maggioranza e opposizioni in vista della scrittura del prossimo decreto economico, il decreto aprile.

IL RICHIAMO AD AZIONI CONCRETE

«Bisogna agire concretamente», ha detto Conte, affinché il sacrificio del personale sanitario in lotta contro l’epidemia «non si perda». Poi ha ripercorso le tappe dell’emergenza e i vari provvedimenti presi dall’esecutivo: «Tutti potranno giudicare il nostro operato. Ma ora è il momento dell’azione e della responsabilità».

SÌ AL DIALOGO CON LA MINORANZA

Il premier ha ribadito l’importanza del dialogo con le opposizioni e ha chiesto al ministro dei Rapporti con il parlamento, Federico D’Incà, di costruire «un più inteso percorso con la minoranza» per la stesura del decreto aprile. Ma anche per il futuro «rilancio del Paese». Dai banchi dell’opposizione, tuttavia, non è arrivato nessun applauso.

GLI AIUTI DALL’ESTERO E LA COLLOCAZIONE GEOPOLITICA DELL’ITALIA

Conte ha spiegato che il decreto aprile varrà altri 25 miliardi di euro, per sostenere famiglie, imprese e lavoratori. Ha rimarcato la necessità del varo in sede europea dei coronabond e ha chiarito che «la collocazione geopolitica dell’Italia non può essere condizionata dagli aiuti» ricevuti da Cina, Cuba e Federazione russa.

RENZI ELOGIA IL DISCORSO DEL PREMIER

Al termine del discorso del premier, il leader di Italia viva Matteo Renzi ha speso parole di elogio: «Bisogna dargli atto che ha interrotto le dirette su Facebok di Casalino. Ha un compito difficile sulle spalle. Noi possiamo dirgli che siamo a disposizione per lavorare assieme». Tuttavia ha rivendicato il suo diritto di critica: «Sono stato accusato di fuoco amico. Va bene l’unità, ma non si può smettere di fare politica. Prima del coronavirus c’era tensione con Conte, stavamo pensando a soluzioni alernative. Ora c’è da stare tutti insieme, tutti vanno sostenuti e aiutati».

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Emergenza coronavirus, Draghi entra a gamba tesa sull’Europa

L'ex presidente della Bce chiama all'azione immediata in un intervento sul Financial Times. E contro i rigoristi invoca misure a sostegno dell'economia senza curarsi dell'aumento del debito.

«Ci troviamo di fronte a una guerra contro il coronavirus e dobbiamo muoverci di conseguenza»: «il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile». Mario Draghi torna a parlare e, con una lunga analisi pubblicata sul Financial Times, racconta come va declinato il nuovo “whatever it takes”.

NECESSARIO AUMENTARE LA LIQUIDITÀ

Un intervento che arriva proprio mentre in Italia riaffiora il dibattito su un suo ruolo in politica di chi lo vedrebbe come un possibile capo di governo, e nel quale non nasconde che è ora il momento di decisi interventi pubblici finalizzati ad aumentare la liquidità, anche a costo di far aumentare – come è scontato – il debito pubblico. «I livelli di debito pubblico devono salire. Ma l’alternativa sarebbero danni ancora peggiori all’economia, rappresentati dalla distruzione permanente delle attività produttive e quindi della base di bilancio», scrive Draghi, con quella che sembra una inversione a u rispetto alla sua filosofia di riduzione del debito.

DEBITO PIÙ ALTO COME CARATTERISTICA PERMANENTE

Una frase che racconta meglio di tutte la difficoltà che stiamo vivendo, visto che la pronuncia l’ex presidente della Bce sempre pronto a bacchettare i governi per la necessità di controllare la spesa, mettere a posto i conti e, soprattutto, impegnarsi per la riduzione del debito. «È già chiaro che la risposta» alla guerra contro il coronavirus «deve coinvolgere un significativo aumento del debito pubblico». «La perdita di reddito del settore privato»- scrive nella sua analisi – dovrà essere eventualmente assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci dei governi. Livelli di debito pubblico più alti diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e sarà accompagnata da una cancellazione del debito privato». Come dire, si tratta di un intervento non certo convenzionale.

I RIFERIMENTI ALL’ECONOMIA DI GUERRA

Del resto i riferimenti sono quelli di un’economia bellica e le «guerre sono state finanziate da aumenti del debito pubblico. Durante la Prima guerra mondiale. In Italia e in Germania fra il 6 e il 15% delle spese di guerra in termini reali sono state finanziate con le tasse». Uno dei concetti base è la velocità di azione, l’altro il ruolo dell’Europa. «La velocità del deterioramento dei bilanci privati, causata da uno shutdown che è inevitabile e opportuno» – scrive – deve incontrare «un’uguale velocità nel dispiegare i bilanci dei governi, mobilitare le banche e, come europei, sostenerci uno con l’altro in quella che è evidentemente una causa comune».

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I dati dei contagi da coronavirus in Italia del 25 marzo

Sono 74.386 i casi totali, di cui 57.521 gli "attivi" (3.491 in più rispetto a ieri), 7.503 le vittime (+683) e 9.362 i guariti (+1.036).

Per il quarto giorno consecutivo, i “casi attivisono in calo. L’aumento giornaliero, infatti, è di 3.491 contro i 3.612 di ieri. Complessivamente sono 57.521 i malati di coronavirus in Italia, mentre il numero totale dei contagiati – comprese le vittime e i guariti – ha raggiunto i 74.386, secondo i dati comunicati dalla Protezione Civile. Anche le vittime sono in leggero calo: 683 contro i 743 del 24 marzo. I morti con Covid-19, quindi, raggiungono quota 7.503 le vittime. Sono invece 9.362 le persone guarite, 1.036 in più di ieri.

LEGGI ANCHE: Borrelli ha la febbre, ma la conferenza stampa si fa

TERAPIA INTENSIVA: 3.489 RICOVERATI, 93 PIÙ DI IERI

Sono 3.489 i malati ricoverati in terapia intensiva, 93 in più rispetto a ieri. Di questi, 1.236 sono in Lombardia. Dei 57.521 malati complessivi, 23.112 sono poi ricoverati con sintomi e 30.920 sono quelli in isolamento domiciliare.

MIOZZO: «IL NUMERO DEI TAMPONI NON È DIMINUITO»

«Non mi risulta che si facciano meno tamponi», ha detto Agostino Miozzo, vice capo della dipartimento della Protezione Civile, «si fanno i tamponi che il sistema nazionale ritiene necessario fare. C’è una policy di ricerca dei pazienti asintomatici, ma non mi risulta che stiamo riducendo il numero dei tamponi».

MIOZZO: «SIAMO IN UNA FASE DI APPARENTE STABILIZZAZIONE»

«Viviamo una fase di apparente stabilizzazione», ha spiegato Miozzo, «e crediamo che il numero di persone infette sia coerente con il trend che la diffusione ha avuto nel Paese: questo ci fa pensare che è indispensabile, se vogliamo vedere la curva stabilizzarsi e poi decrescere, mantenere le rigorose misure di contenimento e di distanziamento sociale». Il numero due della Protezione civile ha sottolineato che «È un momento delicato e non bisogna abbassare la guardia, altrimenti curva potrebbe risalire».

BORRELLI: IL GRANDE ASSENTE

Il grande assente della consueta conferenza stampa delle 18 è stato Angelo Borrelli, il capo della Protezione civile. «Ha accusato sintomi febbrili e una leggera afonia», ha detto Miozzo, «per un senso di responsabilità e precauzione ha deciso di rientrare presso il proprio domicilio, da dove continua a lavorare e a seguire con attenzione la gestione di questa grande emergenza».

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Gentiloni in isolamento: sintomi per um membro dello staff

L'ex presidente del Consiglio sta bene e prosegue la sua attività dall'abitazione di Bruxelles.

Il Commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni è da alcuni giorni in isolamento a casa in seguito al manifestarsi di sintomi di contagio in una persona del suo staff. L’ex presidente del Consiglio sta bene e prosegue la sua attività dall’abitazione di Bruxelles: lo fa sapere l’ufficio di Gentiloni.

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Il racconto di un 30enne contagiato dal coronavirus tra ansie e guarigione

Marco, 32 anni, è il primo paziente dimesso dall'ospedale di Forlì. Se l'è cavata con otto giorni di ricovero e una terapia di farmaci antiretrovirali. Ma la paura c'è stata: quella di non riuscire a più respirare, e quella di contagiare i familiari. L'intervista.

Ci abbiamo messo tempo a capirlo, forse per qualcuno non è ancora chiaro: il Covid-19 non colpisce solo over 60 e anziani. Può colpirci tutti. Anche i giovani, anche quelli sani e sportivi. Certo, è più probabile che loro ne escano indenni rispetto ai propri genitori o nonni, ma essere ricoverati in ospedale di fianco a persone che faticano a respirare e farsi un mese di isolamento non è certo una passeggiata. Oggi che sappiamo tutto questo non è forse meglio stare a casa?

LA PAURA DI UNA MALATTIA NUOVA

Mattia, il paziente 1 di Codogno, 37 anni, ne è uscito dopo quasi un mese di ospedale, in terapia intensiva, con la moglie incinta, anche lei contagiata. Marco Galetti, 32 anni, di Forlì, fortunatamente non ha visto quel reparto, ha sempre respirato autonomamente, ma un ricovero di otto giorni in Pneumologia lo avrebbe evitato volentieri (in Emilia Romagna i casi aumentano: il 23 marzo sono stati allestiti 307 posti letto in più allestiti in più, portando il totale da 3.454 a 3.761). Marco è stato dimesso e sta bene – è il primo paziente guarito da coronavirus nella città di Forlì – ma si è dovuto confrontare con la paura di una malattia nuova che ti travolge anche se credi di essere invincibile, così giovane e senza nessuna patologia. «Il 3 marzo ho iniziato ad avere febbre oltre i 38, credevo fosse passeggera, non mi ero preoccupato affatto. Ma con il passare dei giorni, nonostante la tachipirina, non si abbassava», racconta a Lettera43.

DOMANDA. A quel punto hai chiamato il tuo medico?
RISPOSTA.
Sì, mi ha prescritto l’antibiotico, anche questo però non è servito. Dopo il decimo giorno con la febbre oltre 38 mi ha misurato anche la saturazione, l’ossigeno nel sangue, che era relativamente basso. Il 13 marzo è venuta a prendermi l’ambulanza.

Avevi sospettato potesse essere coronavirus?
All’inizio no, ero convinto fosse semplice febbre. Avevo soltanto il respiro un po’ strano. Dopo il decimo giorno in cui continuavo a stare male ho pensato però che la situazione fosse più seria.

E quando sei arrivato al Pronto soccorso?
Mi hanno fatto Tac e lastre. Il responso è stato polmonite. Poi mi hanno fatto il tampone che è risultato positivo.

Come hai reagito?
In quel momento ho avuto paura. In ospedale vedevo persone che faticavano a respirare. Non sapevo se sarei peggiorato come loro, essendo un virus nuovo non sapevo davvero cosa aspettarmi. E avevo il pensiero di fisso di potere aver contagiato anche mia madre e la mia ragazza.

Hai capito come sei stato contagiato?
Il 29 febbraio ero stato a una festa di compleanno dove c’erano una cinquantina di persone. Nei giorni successivi sei o sette di noi si sono ammalati, con febbre per qualche giorno. Ma nessuno ha avuto sintomi forti come i miei, quindi a loro non è stato fatto il tampone. Probabilmente erano asintomatici. È solo un’ipotesi però.

Dopo la positività del tampone cos’è successo?
Mi hanno ricoverato nel reparto di Pneumologia dell’ospedale di Forlì, dove sono rimasto per otto giorni e mi hanno somministrato una terapia di farmaci antiretrovirali.

Come sono stati quei giorni in ospedale?
Non è stato facile, chiaramente sei completamente isolato dal mondo. Gli unici contatti umani sono quelli con i medici e gli infermieri. E per fortuna avevo un compagno di stanza, anche lui contagiato, di 37 anni. Le giornate scorrevano molto lentamente. È stato snervante.

Emotivamente come stavi?
All’inizio avevo molta paura, poi però ho razionalizzato: ero in ospedale, con la flebo attaccata, quindi ho pensato di trovarmi nel posto migliore in cui potessi essere. Di essere fortunato. Vedevo continuamente arrivare persone positive al Covid-19. Quando qualcuno veniva dimesso qualcun’altro veniva ricoverato.

Hai visto immagini dure?
Alcune sì, di persone che non riuscivano più a respirare da sole. Un signore che era con me nel reparto di pneumologia è stato spostato in terapia intensiva. Io pensavo a quello: avevo paura di peggiorare.

La terapia però sembrava funzionare?
Sì. Ogni giorno mi sentivo sempre un po’ meglio. Rendermi conto che reagivo bene ai farmaci ha scacciato il panico iniziale.

Il 21 febbraio sei stato dimesso. Come stai?
Mi sento meglio e sono felice di essere a casa. Abito da solo e dovrò fare altri 15 giorni di isolamento poi mi rifaranno il tampone.

Ai tuoi familiari lo hanno fatto?
No. Mia madre è monitorata quotidianamente dall’ufficio igiene, è ancora in quarantena. Ma non ha sintomi. Mio padre fortunatamente non lo avevo visto subito prima del ricovero e può portarmi la spesa.

Cosa vuoi dire a tutti quelli che faticano a capire che bisogna stare a casa?
All’inizio anch’io, come tanti, l’avevo presa sottogamba. Purtroppo però in molti non ancora ancora oggi capito la gravità di questo virus, che non è un’influenza. Bisogna fare uno sforzo, soprattutto, più che per noi stessi, per le persone che possono avere più problemi di noi ad affrontare la malattia. Io ho 32 anni, sono uno sportivo, sono certamente più forte di un 60enne o di un nonno con patologie. Stiamo a casa per loro.

Stare a casa è meglio di stare in ospedale con tutte le paure del caso, possiamo lanciare questo messaggio?
Assolutamente. Stare a casa propria e non avere contatti con nessuno è l’unica soluzione per fermare il contagio. Io dal 3 di marzo sono solo. E mancano ancora quasi due settimane di isolamento. In totale sarà un mese, anche quando mi hanno dimesso ovviamente non ho visto nessuno, mi hanno portato a casa in ambulanza. Ma non si può fare altro.

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Sequestrato ad Ancona un carico di componenti per respiratori diretto in Grecia

Operazione condotta dalla Gdf nell'ambito del piano di controlli elaborato dopo il divieto alle imprese di cedere all'estero determinati dispositivi medici.

Bloccato e sequestrato ad Ancona un carico di strumenti e dispositivi per la ventilazione meccanica dei pazienti con patologie respiratorie, su un autoarticolato in coda per imbarcarsi su un traghetto diretto in Grecia dopo aver superato i controlli di sicurezza per l’accesso in porto. L’operazione è stata condotta dalla Guardia di finanza di Ancona in collaborazione con l’Agenzia delle dogane e monopoli nell’ambito di uno specifico piano di controlli finalizzato al rispetto dell’ordinanza della Protezione civile sull’emergenza coronavirus che vieta alle imprese di cedere all’estero determinati dispositivi medici. Sequestrati 1.840 circuiti respiratori (tubo, pallone, valvola e maschera respiratoria) da utilizzare per i pazienti in condizioni critiche. I dispositivi sequestrati saranno consegnati alla Protezione civile per gli aiuti ai presidi ospedalieri italiani. Denunciato il rappresentante legale della società italiana, con sede in provincia di Milano, che ha tentato la vendita a una società greca.

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Coronavirus, la preoccupazione e le proposte di Forza Nuova

“Esprimiamo solidarietà nei confronti dei cittadini del Vallo di Diano, del Cilento e di tutta la Provincia di Salerno”. E’quanto affermano in una nota congiunta i coordinatori regionali e provinciali di Forza Nuova, Ivano Manno e Ciro Picariello. “In questi giorni, purtroppo, sono aumentati i contagiati e, con estremo rammarico, apprendiamo la notizia che il parroco di Caggiano è deceduto – hanno aggiunto Manno e Picariello – ma questo non deve farci abbattere, i cittadini della provincia di Salerno hanno sempre dimostrato grande forza e spirito di sacrificio, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, per cui adesso bisogna avere la forza di resistere e, una volta superata la quarantena, reagire”. A destare la preoccupazione dei coordinatori del partito di destra anche la ricaduta negativa sulle imprese del territorio. “Ci aspettano mesi difficili soprattutto per le piccole e medie aziende che vedono diminuito, se non azzerato, il proprio fatturato, ma sapremo rialzarci e combattere – hanno aggiunto – Non vogliamo fare polemica politica, non crediamo sia il momento, ma sicuramente verrà il momento in cui chi ha distrutto la sanità campana e quella nazionale dovrà assumersi le proprie responsabilità e risponderne davanti a tutti i cittadini campani. Così come dovranno risponderne quei politici che hanno sottovalutato la gravità del contagio”. Infine, l’annuncio: “Nei prossimi giorni scriveremo a tutti i sindaci della provincia di Salerno per chiedere l’interruzione dei tributi comunali per tutti i cittadini e le aziende del territorio, comprese quelle che sono attive, in quanto anche il loro fatturato è paurosamente diminuito. Ci mettiamo a disposizione delle amministrazioni comunali come forza politica per dare il nostro contributo, affinché questo brutto periodo diventi presto solo un triste ricordo e affinché tutti insieme, possiamo trovare la forza e la determinazione per ricominciare. Intanto invitiamo tutti a rimanere a casa per evitare il propagarsi ulteriore del contagio”. Alla nota dei due dirigenti si è unito anche anche il dirigente forzanovista, nonché sindacalista Sinlai, Valerio Arenare originario di Sanza nel Vallo di Diano: ”Seguo con grande attenzione, come tutti noi di Forza Nuova, le notizie che arrivano dalle varie zone d’Italia sul contagio da Covid19, ma non nascondo che seguo con maggiore interesse ciò che sta accadendo nella mia terra, il Vallo Di Diano. Sono giorni di forte preoccupazione per tutti noi, io ho ancora mia madre, i miei parenti e tantissimi amici nel Vallo e, seppur viva da anni a Roma, mi sento sempre un sanzese. Mi unisco al dolore che ha colpito la famiglia di Don Alessandro parroco di Caggiano ed esprimo solidarietà a tutti i parenti dei contagiati. Sono sicuro che presto questo periodo passerà e che la forza dei valdianesi, dei Cilentani e di tutti gli abitanti della Provincia di Salerno farà rinascere questo territorio. Noi come Forza Nuova faremo la nostra parte come politici, ma soprattutto come Italiani. Siamo convinti che tutti insieme possiamo vincere su questo maledetto virus e sulla crisi economica che si creerà come conseguenza a questa quarantena”.

Consiglia

Coronavirus, il presidente della Lilt: «Non lasciamo soli i pazienti oncologici»

«Non esiste persona più sola di chi ha il cancro», dice Schittulli. «Abbiamo istituito una linea telefonica di supporto psicologico». Chemio e interventi possono essere rimandati, ma l'importante è rassicurare i malati: «Non sono destinati al peggio».

Quante volte in queste settimane abbiamo sentito annunciare in tivù un decesso da Covid-19 e abbiamo sentito commentare da qualcuno, come per rassicurarci, «ma era un paziente oncologico». Come se valesse di meno degli altri. E come se i sani avessero la convinzione di ammalarsi mai. In una situazione di emergenza come quella che sta affrontando attualmente l’Italia, chiusa nelle proprie case per evitare i contagi, come vive questa pandemia una persona malata di cancro? Francesco Schittulli, chirurgo senologo e presidente Lilt (Lega Italiana Lotta Tumori) ha detto a Lettera43.it che in questa situazione di pandemia in cui siamo tutti preoccupati di non contrarre il coronavirus «stiamo dimenticando le condizioni in cui versano molti dei nostri cittadini. Di tutto questo risentono particolarmente i malati di cancro ai quali, come a tutti gli altri cittadini, giustamente viene chiesto di isolarsi». Queste persone, sottolinea il professore, hanno un problema enorme, anche se spesso non lo manifestano per non pesare sui familiari: la solitudine. «Non esiste persona più sola di chi è malato di cancro», dice Schittulli, che in prima persona si sta impegnando affinché i pazienti oncologici non si sentano abbandonati o soli.

Il presidente Lilt Francesco Schittulli (ANSA)

UNA LINEA TELEFONICA PER IL SOSTEGNO PSICOLOGICO

«Per questo il 18 marzo abbiamo attivato un servizio Sos tumori – disponibile dalle 10 alle 15 al numero 800998877 – dove al telefono ci sarà una psicologa che darà conforto e risposte ai pazienti oncologici». «Se sarà necessario lo amplieremo con il supporto di specialisti settorializzati», spiega il professore, per dare tutta la nostra vicinanza ai malati di cancro in questo momento complesso. «Il cancro è già di per sé una malattia destabilizzante, spesso più sotto l’aspetto psicologico che fisico. Se a questo aggiungiamo la paura del Covid-19 questa sofferenza viene amplificata. Noi di Lilt ci impegniamo a non lasciare solo nessuno».

LA CHEMIOTERAPIA È GARANTITA, MA PUÒ ESSERE RIMANDATA

Sentir ripetere dai media che gran parte delle vittime del Covid-19 sono pazienti oncologici non li aiuta mentalmente parlando: «Li debilita ancora di più e va ad abbassare le difese immunitarie che ognuno di noi dovrebbe cercare di tenere a un livello elevato in questo momento». E poi c’è il tema delle cure. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica ha fatto sapere che tranne i casi urgenti è «meglio rinviare i trattamenti di chemioterapia in ospedale e le visite programmate di controllo», sottolineando la necessità, di fronte all’emergenza, di posticipare in alcuni casi le cure anticancro programmate. Il professor Schittulli sottolinea che i casi vanno valutati singolarmente: «Se a un paziente viene diagnosticata una patologia neoplastica non può attendere troppo tempo. E attendere di entrare in trattamento, che sia chemioterapico o chirurgico, in un momento in cui si deve restare soli, rende più drammatica la quotidianità». Le chemioterapie sono ovviamente garantite, «possiamo rinviarle per i pazienti che hanno le difese immunitarie troppo basse, ma non possiamo bloccarle», spiega il professore. Intanto in attesa che la Regione Lombardia comunichi ufficialmente gli ‘hub’ dedicati ad accogliere i malati di tumore non positivi al coronavirus nell’ottica di recuperare letti, i due Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, l’Istituto dei Tumori di Via Venezian e l’Istituto Europeo di Oncologia, hanno riorganizzato i loro servizi. I reparti oncologici degli ospedali resteranno aperti, ma progressivamente i loro malati non positivi verranno concentrati nei centri monospecialistici altamente specializzati mentre i pazienti oncologici infetti verranno curati fuori dagli ‘hub’.

I MALATI ONCOLOGICI NON SONO VITTIME DESIGNATE

E gli interventi? «Dove ci sono casi di cancro accertati», dice il chirurgo, «cerco comunque di portarli in sala operatoria. Ma cercando di esprimermi con queste donne in termini estremamente positivi. Se gli interventi vengono rimandati di una settimana o un mese non succede niente. L’importante è che tutti ci impegniamo a offrire la nostra disponibilità in maniera totalmente gratuita». Schittulli ci tiene a sottolineare che certamente il paziente oncologico è più fragile di per sé, sotto più aspetti. Vanno attenzionati rispetto al rischio di contagio da Covid-19, come gli altri malati di patologie croniche, ma «non vanno perseguitati come se fossero i prossimi candidati al peggio». I pazienti con patologie più esposte sono certamente quelle relative all’apparato respiratorio e gli anziani che hanno difese immunitarie limitate, poi tutti gli altri malati. Ma non lasciamoli soli.

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Morto Gianni Mura, firma storica di Repubblica

Autore di pagine memorabili nel racconto dello sport degli ultimi decenni, aveva 74 anni. A stroncarlo un attacco cardiaco improvviso.

È morto a 74 anni Gianni Mura, giornalista e scrittore, firma storica del quotidiano Repubblica, giornale sul quale scriveva dal 1976. Mura si è spento all’ospedale di Senigallia (Ancona), vittima di un attacco cardiaco improvviso.

Nato a Milano nel 1945, Gianni Mura ha scritto pagine memorabili sullo sport e l’Italia degli ultimi decenni, dal calcio al ciclismo. Tra i tanti libri, nel 2007 scrisse il suo primo romanzo, Giallo su giallo, vincitore del premio Grinzane: è stato tra i più grandi cantori del Tour de France.

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Dal paziente uno al triste sorpasso alla Cina: il mese da incubo dell’Italia

I primi casi a Codogno e Vo'. Le zone rosse e la fuga al Sud. Poi il lockdown e la sspaventosa escalation di morti e contagi. Cronologia del mese che ha messo in ginocchio un Paese.

È passato un mese dalla notizia del primo contagiato da coronavirus in Italia, il cosiddetto ‘paziente zero’. Da allora si è assistito a un’escalation della diffusione dell’infezione e, parallelamente, si sono susseguite le misure adottate dal governo per frenarne la corsa. Prima del 21 febbraio, il Covid-19 in Italia riguardava una coppia di cinesi in vacanza e i connazionali di ritorno dalla Cina messi in quarantena alla Cecchignola. Ecco una breve cronologia del Coronavirus in Italia.

21 FEBBRAIO – È da poco passata la mezzanotte del 20 quando l’assessore al Welfare della Regione Lombardia dà la notizia di un 38enne positivo al Covid-19 ricoverato all’ospedale di Codogno (Lodi). Nel corso della giornata saliranno a 15 i contagiati in Lombardia. E sempre il 21 si scopre un altro focolaio del virus, a Vo’ (Padova). In Veneto c’è anche il primo morto, un 78enne in ospedale a Padova. Sarà il primo di una lunga serie.

22 FEBBRAIO – Si allarga la popolazione dei contagiati e il governo prende con un decreto approvato nella notte le prime «misure speciali» per arginare la diffusione del virus, per ora limitate alle aree focolaio, il Lodigiano e Vo’, 11 Comuni in tutto: dal divieto di allontanamento e di ingresso con sanzioni penali per chi viola le prescrizioni, allo stop alle gite scolastiche in Italia e all’estero, alla chiusura di scuole, negozi e musei.

25 FEBBRAIO – Il contagio si allarga ad altre regioni: i contagiati salgono a 328, 11 le vittime e il governo attua una nuova stretta con un secondo decreto, pubblicato il giorno dopo in Gazzetta Ufficiale, che sostanzialmente estende ad Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, le misure in vigore per gli 11 Comuni-focolaio.

4 MARZO – Non si arresta il contagio: le vittime sfondano quota 100 e il premier Giuseppe Conte firma un nuovo decreto che prevede lo stop fino al 15 marzo per università e scuole in tutta Italia. Forti restrizioni anche per teatri, cinema e tutte le manifestazioni in cui ‘non sia possibile garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

7 MARZO – Nella notte tra il 7 e l’8 marzo ancora un decreto per intera vietare ogni spostamento in Lombardia e in 14 province di Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Marche. Nella notte c’è la ‘fuga’ verso il Sud da diverse città del Nord, con assalto ai treni.

11 MARZO – Un altro decreto, con lo slogan ‘Io resto a casa’, estende a tutto il territorio nazionale quanto previsto per le ‘zone rosse’. L’Italia è in clausura.

12 MARZO – Si supera la quota dei mille morti, i malati sono quasi 13 mila.

18 MARZO – A Bergamo non c’è più posto nei cimiteri e fanno il giro del mondo le immagini dei camion dell’esercito che trasportano le salme verso altre regioni. Intanto, il governo vara il ‘Cura Italia’, decreto con una nuova serie di misure – molte economiche – per l’emergenza.

19 MARZO – Con 3.405 vittime, l’Italia supera la Cina nella conta dei morti per il Covid-19. I positivi sono diventati oltre 33 mila.

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Coronavirus, anticipo alle Poste a 850 mila pensionati

Lo fa sapere Spi-Cgil: «Misura positiva perché punta ad evitare assembramenti, in particolare di persone che corrono gravi rischi se contagiati».

Sono 850 mila i pensionati che potranno beneficiare dell’anticipo e dello scaglionamento su più giorni del pagamento delle pensioni per i mesi di aprile, maggio e giugno. Si tratta nello specifico di tutti quelli che riscuotono la pensione direttamente in contanti presso le Poste e di quelli che hanno il libretto ma non il Postamat. Lo fa sapere lo Spi-Cgil, che parla di misura «positiva perché punta ad evitare assembramenti, in particolare di persone che più di altre corrono gravi e pesanti rischi se contagiati dal virus» ma chiede la messa in onda di spot televisivi.

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Le ultime notizie sulla diffusione del coronavirus in Europa

I morti in Spagna superano le mille unità. Intanto, in Germania la Baviera ordina il lockdown. Gli aggiornamenti.

Il numero di decessi provocati dal coronavirus in Spagna ha superato le mille unità: lo ha reso noto oggi il governo. Ieri il ministero spagnolo della Sanità aveva annunciato che le vittime erano salite a quota 767. Intanto, autorità della Baviera, il più grande Land tedesco, hanno ordinato il lockdown per far fronte all’emergenza: lo ha reso noto il governo locale. Si tratta del primo Land a farlo. Secondo il provvedimento sarà possibile uscire di casa solo per fare acquisti indispensabili, andare in farmacia o dal medico, aiutare persone bisognose, visitare il proprio partner o per fare sport. Le attività fisiche saranno consentite però solo da soli o al massimo in coppia. Domenica la cancelliera Angela Merkel e i governatori dei Land si consulteranno per decidere un’eventuale estensione di queste misure a tutto il Paese.

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Youtube sospende l’alta definizione in Ue causa coronavirus

Dopo Netflix, anche la piattaforma video di Google abbassa la qualità al livello standard per alleggerire il carico dei dati sul web. Come richiesto da Bruxelles.

YouTube ha sospeso temporaneamente l’alta definizione dello streaming abbassando la qualità al livello standard per alleggerire il carico dei dati che viaggia sulle reti Internet. L’annuncio è arrivato direttamente da Google – proprietaria della piattaforma video – e dal commissario Ue per il Digitale, Thierry Breton. Con questa decisione, i ceo di Google e Youtube, Sundar Pichai e Susan Wojcicki, si uniscono alle misure già adottate il 19 marzo da Netflix e richieste da Bruxelles per far fronte al sovraccarico che le infrastrutture stanno affrontando dall’inizio della pandemia.

GOOGLE: «CONTINUEREMO A LAVORARE CON GLI STATI MEMBRI»

«Ci impegniamo a trasferire temporaneamente tutto il traffico sulle reti europee alla definizione standard in modo predefinito e continueremo a lavorare con i governi degli Stati membri e gli operatori di rete per ridurre al minimo lo stress sul sistema, offrendo al contempo una buona esperienza agli utenti», ha commentato un portavoce di Google, precisando che, dall’inizio dell’emergenza coronavirus, YouTube ha registrato «solo alcuni picchi di utilizzo». L’iniziativa è stata accolta con favore da Bruxelles. «Apprezzo la forte responsabilità dimostrata da Pichai e Wojcicki», ha detto il commissario Breton.

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Senza il Sud, questo Nord nordista non ce la fa

L’Italia deve aiutare il Settentrione, in questo momento vero anello debole della catena. Si devono spostare medici e infermieri e indicare anche soluzioni intelligenti. Ma la Lega e i suoi accoliti preferiscono divetere gli italiani.

Non spetta a chi ritiene mediamente giuste, nelle condizioni date, le scelte del governo Conte dare giudizi sprezzanti sull’opposizione. Anche a costo di leggere le cose aberranti che i capi dell’opposizioni dicono. Ciò che è imperdonabile sono le fake news, quelle direttamente, ed è facile accertarlo, attribuibili ad alcuni centri di disinformazione.

Né, lo dico da collega, può irritare più di tanto il tentativo da parte di alcuni organi di stampa e di alcune trasmissioni tivù di indicare nella sinistra, nei governanti attuali, in tutto ciò che non è Matteo Salvini, i responsabili di quello che sta accadendo. È loro diritto scrivere quello che vogliono, anche cazzate. Finita l’epidemia qualcuno si occuperà dei “falsi”, chiederà conto delle notizie infondate, cercherà di capire dove si è trattato di errori e dove siamo stati posti di fronte a imbrogli.

Anche imbrogli geo-strategici, come il tentativo molto filo-trumpiano di presentare l’Italia serva della Cina ovvero gli italiani ammiratori della dittatura cinese. Tutta roba del Steve Bannon di questi tempi. Per il dopo c’è tanto da discutere, anche di come è stata amministrata la sanità al nord, ai tagli per favorire le cliniche private oltre che le capacità dei singoli amministratori. Dopo.

C’È CHI SI DIVERTE A SPARGERE ODIO TRA ITALIANI

Ora la guerra ci spinge a fare fronte comune anche con chi ci sta sulle palle e anche con chi spera in una crisi strutturale che rimetta in sella un po’ di allegri consumatori di birra e moijto. Nel dopo, che sarà assediato soprattutto dalla fame, quella vera, dalle aziende che non riapriranno, pensate solo a ristorazione e turismo, dai tanti che si troveranno per strada, noi dovremmo dare riposte. C’è chi darà odio e chi cercherà di dare riposte. Sarebbe facile dire come Libero che se si togliesse il sussidio di solidarietà si avrebbero quattrini in più, ma anche che se i ladroni del Nord, dalla Lega dei 49 milioni a Roberto Formigoni ai tanti amministratori lombardi beccati col sorcio in bocca avessero governato bene, avremmo avuto soldi in più.

L’Italia deve aiutare il Nord, vero anello debole della catena.

Credo che l’odio che si sta cercando già oggi di spargere a grandi mani, potrà esser sopraffatto dalle prove belle date dagli italiani che hanno riscoperto la sanità pubblica e tutti quei professionisti, a cominciare da medici e infermieri, che danno senza ricevere. Il punto di forza è che l’Italia deve aiutare il Nord, vero anello debole della catena. Si devono spostare medici e infermieri e indicare anche soluzioni intelligenti. A Roma si comincia a concentrare tutte le attività specialistiche, tipo la cardiochirurgia, al San Camillo lasciando al Policlinico e allo Spallanzani il carico del Covid-19. E si aprono nuovi centri per gli infettati da coronavirus.

LA LEGA E I SUOI SIMPATIZZANTI CONTINUANO A DIVIDERE

In Puglia Michele Emiliano, che ho più volte criticato, ha attrezzato ospedali per il Covid-19. Si può lavorare meglio e nel lavorare meglio si può dare una mano al Nord. Come per l’alluvione di Firenze. Poi verrà il tempo di chiedere conto di insulti, di letture storiche infondate, di commenti xenofobi da parte di intellettuali autodefinitisi liberali. Io vedo un’area ampia che vuole collaborare e che politicamente va dalla sinistra alla destra e un’area attorno alla Lega (ora è arrivato anche Franco Bechis) che vuole la guerra.

La disputa sul sovranismo è roba di un secolo fa

È un vero peccato che un partito, che aveva come fiore all’occhiello i suoi amministratori, mostri qualche debolezza in quel campo. Sono stati troppo distratti dalle idiozie di un idiota. Noi italiani veri che la bandiera tricolore usiamo per onore, che cantiamo con consapevole retorica l’inno, che siamo fieri quando vediamo qualche numero lombardo migliore e altrettanto fieri dell’ospedale Cotugno di Napoli, sentiamo che la disputa sul sovranismo è roba di un secolo fa. La differenza è fra chi difende l’Italia tutta intera e chi, di fronte a questa ipotesi, sente un bruciore laggiù, proprio laggiù in fondo alla schiena.

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Serve una legge per tracciare le persone contro l’epidemia

La misura è possibile attraverso gli operatori di telefonia mobile, con le app, oppure chiedendo dati ai big della tecnologia come Facebook e Google. Ma deve essere stabilità una finalità ed è necessario un provvedimento legislativo.

Il tracciamento degli utenti per contenere l’epidemia del coronavirus si può fare con gli operatori di telefonia mobile, con le app, oppure chiedendo dati ai big della tecnologia come Facebook e Google. Ma deve essere stabilità una finalità ed è necessario un provvedimento legislativo. E nel caso delle app, vecchie e nuove, ci vuole una disponibilità dell’utente a installarla e farsi localizzare. È questo il parere di Antonio Capone, professore ordinario di Telecomunicazioni e preside della Facoltà di Ingegneria al Politecnico di Milano.

ZUCKERBERG NEGA QUALSIASI RICHIESTA

Mentre in Italia un team di esperti ha messo a punto un’applicazione per il tracciamento che ha sottoposto al governo. «Le soluzioni tecniche ci sono – osserva Capone – ma bisogna chiarire gli obiettivi di un’operazione del genere con un numero di contagi così elevato. Tracciare i flussi è una cosa, tracciare le persone con una sorta di braccialetto elettronico è un’altra, legalmente non si può fare e ci devono essere provvedimenti giudiziari appositi, come nel caso di rapimenti o indagini. Sono le autorità che si stanno occupando dell’emergenza, quelle sanitarie e la Protezione Civile, a dover stabilire di cosa hanno bisogno. Se vogliono informazioni sulla base di una cella telefonica e queste le possono fornire gli operatori tlc (ieri Asstel, l’associazione che li riunisce, si è detta disponibile a collaborare con il governo, ndr); oppure la localizzazione precisa da gps con un’app già esistente come Google Maps o Facebook, oppure un’applicazione nuova. Bisognerebbe obbligare Facebook e Google o altre società tecnologiche a dare i dati». Proprio ieri Mark Zuckerberg ha specificato che non ha ricevuto dalle agenzie governative nessuna richiesta di condividere informazioni personali per controllare la diffusione del virus».

UN TEAM AL LAVORO SU UN’APP

Serve creare un’app nuova? «Se si tratta di seguire qualche individuo forse sì, ma per centinaia o migliaia di persone bisogna obbligarle a installare l’app e dare il consenso. E sappiamo che anche le applicazioni più popolari ci mettono mesi o anni per raggiungere la massa». In Italia a creare un’app nuova ci sta pensando un team di esperti. Al momento quest’app non ha un nome e non è disponibile sugli store digitali, ma se installata sul telefono aiuta a ricostruire i movimenti delle persone positive al coronavirus e di chi è entrato in contatto con loro.

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Anche il principe Alberto di Monaco è positivo al coronavirus

Un comunicato del Principato ha chiarito che «il suo stato di salute non desta alcuna preoccupazione». Il tampone era stato effettuato a inizio settimana.

Il principe Alberto II di Monaco è positivo al coronavirus. Lo ha reso noto il Principato, precisando che «il suo stato di salute non desta alcuna preoccupazione». Il principe, secondo quanto reso noto dal Palazzo di Monaco, può continuare a lavorare dai suoi appartamenti privati. Alberto II aveva fatto il tampone a inizio settimana, tre giorni dopo che il ministro di Stato, Serge Telle, equivalente del primo ministro nel Principato, aveva annunciato di essere risultato positivo al test.

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Il Pil italiano verso un calo del 2% nel 2020

Lo stima l'agenzia di rating Fitch. Vedono nero anche gli Stati Uniti: JpMorgan prevede una contrazione del 5% nel primo trimestre.

L’agenzia di rating Fitch prevede una contrazione del Pil italiano del 2% quest’anno. L’economia spagnola è invece attesa calare di quasi l’1%. Nel Global Economic Outlook trimestrale, Fitch afferma: «Il livello del Pil mondiale sta calando. Siamo in territorio di una recessione globale».

QUANTO PESANO LE DIFFICOLTÀ DELLA CINA

«Abbiamo quasi dimezzato le nostre previsioni di crescita globali per il 2020 a +1,3% dal +2,5% del dicembre 2019. La revisione si traduce nel fatto che il Pil globale sarà inferiore di 850 miliardi di dollari rispetto alle previsioni precedenti», afferma Fitch sottolineando che le risposte macro politiche di emergenza «in questo momento sono puramente per limitare i danni ma dovrebbero aiutare ad assicurare una ripresa a V nella seconda metà del 2020». «Lo choc sull’economia cinese è stato molto severo. Il Pil probabilmente calerà del 5% nella prima metà dell’anno e un Pil cinese in calo è virtualmente senza precedenti e, almeno nel breve termine, questi numeri appaiono ben peggiori degli ipotetici scenari di ‘hard landing’», spiega Fitch che prevede un Pil cinese in calo del 3,7% nel 2020 dal 6,1% del 2019. “Prevediamo un calo del pil del’Italia del 2% e quello della Spagna di quasi l’1%”, aggiunge.

USA VERSO UN CALO DEL 5% NEL PRIMO TRIMESTRE

E gli Usa? JpMorgan prevede per il Pil statunitense una contrazione del 5,3% nei primi tre mesi dell’anno e del 14% nel secondo trimestre. Un calo forte che si contrappone al -7,2% registrato nel quarto trimestre del 2008, quello di maggiore contrazione durante la crisi finanziaria. Per l’intero 2020 JpMorgan stima un Pil in calo dell’1,9% grazie a un rimbalzo dell’economia nella seconda parte dell’anno. Lo stallo dell’economia americana in marzo causerà una contrazione dell’economia nei primi tre mesi dell’anno ma «lo choc dell’impatto si prevede sia concentrato nel prossimo trimestre», afferma JPMorgan.

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I tutorial per le mascherine fai da te

La maggior parte delle farmacie le hanno esaurite, così molti hanno deciso di fare da soli utilizzando stoffa, pellicola e persino assorbenti igienici. E c'è chi condivide in Rete e gratuitamente il progetto per le stampanti in 3D. Ma attenzione: non sono certificate.

Siamo nel bel mezzo di una pandemia, chiusi nelle nostre case se non per andare in farmacia o al supermercato, eppure le mascherine di protezione sono introvabili. Così impazzano quelle fai da te.

La loro efficacia è tutt’altro che dimostrata, non garantiscono protezione contro il Covid-19 ma in mancanza d’altro possono comunque rappresentare un minimo aiuto. Meglio che niente, diciamo. Anche se le mascherine, lo ricordiamo, servono più a proteggere gli altri che noi stessi. Se fossimo asintomatici contagiati dal Covid-19 e andassimo a tossire tra le corsie del supermercato potremmo trasmettere il virus a tanti altri, per capirci.

DA REGGIO EMILIA IL PROGETTO DELLE MASCHERINE IN 3D

Da qualche giorno in Rete è disponibile un video per realizzare una mascherina con una stampante 3D. Non il solito tutorial, ma un progetto messo a disposizione gratuitamente da parte di un‘azienda reggiana, la 3D Line che si occupa di stampe tridimensionali. «Abbiamo realizzato un file di progetto», hanno spiegato i Andrea e Simone Gaddi, soci fondatori della ditta, al Resto del Carlino, «condiviso in Rete tramite Facebook e Youtube, in modo che possa essere fruibile per tutti».

Un prototipo base che ognuno può personalizzare con diversi materiali. Ma, tengono a sottolineare i due imprenditori, «la maschera non deve essere utilizzata come presidio medico chirurgico, perché non è certificata. In questo periodo di carenza sul mercato, però, piuttosto che uscire senza alcuna protezione, la nostra idea può essere utile». Un’iniziativa che ha riscosso successo e che è stata raccolta anche dal Comune di Cosenza: tramite un team ‘Sviluppo&Lavoro’ ha inoltrato il progetto alle aziende in possesso di una stampante 3D, in modo che possano produrre mascherine e distribuirle alla collettività.

MASCHERINE IN TESSUTO

Grazie alla disponibilità di una giovane stilista di Pratola Peligna (L’Aquila), la sindaca Antonella Di Nino nei giorni scorsi ha ordinato un consistente quantitativo di mascherine per soddisfare le esigenze della cittadinanza. Sulle mascherine è raffigurato un cuore con il tricolore e la scritta «Andrà tutto bene, senza se e senza ma». Le mascherine sono realizzate in tessuto con garze interne sterili, lavabili e tasca per posizionarle. Di seguito un paio di video tutorial che spiegano come realizzarle a casa con stoffa, pinzatrici ed elastici.

MASCHERINE CON STOFFA E PELLICOLA TRASPARENTE

A La Stampa, il farmacista Luca Somà ha mostrato come realizzare una mascherina fai da te. Pellicola trasparente, compresse di garza in tessuto, forbici, pinzatrice, elastici. Attenzione, però: «Tutte le mascherine durano 24 ore poi vanno buttate. Anche questa quindi va rifatta ogni giorno. Le altre mascherine come quelle di stoffa anche se lavate non sono igieniche, è meglio rifarle ogni giorno, altrimenti si rischia di respirare normalmente aria non filtrata».

MASCHERINE CON FAZZOLETTI VELO

Un altro farmacista, il dottor Eugenio De Florio⁣ ⁣di Corigliano (Cosenza) già a inizio febbraio, prima che il coronavirus scoppiasse in Italia, vista la carenza di mascherine, aveva realizzato un tutorial per realizzarle con fazzoletti usa e getta, elastici, garza e scotch.

MASCHERINE CON ASSORBENTI

Qualcun altro che ha cercato di ingegnarsi utilizzando gli assorbenti igienici per realizzare una protezione fai da te, ovviamente usa e getta, in materiale ipoallergenico. Servono solo scotch e forbici. Una soluzione approvata dal dottor Gianluigi Rosi, Angiologo di Perugia: «Sono perfetti e anche impermeabili dal un lato, dall’altro sono morbidi e si trovano in qualunque supermercato. Si possono realizzare artigianalmente, basta trovare degli elastici e bloccarli con dei gancetti, tipo quelli della cucitrice. Facciamoci venire delle idee, perché se la situazione dovesse complicarsi ci saranno sempre meno mascherine», ha detto a UmbriaJournal.

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Coronavirus, la Fondazione TIM dona 1 milione per l’emergenza

Saranno quattro gli ospedali beneficiari del sostegno, quelli che in Italia sono stati fin da subito in prima linea per curare i contagiati.

La Fondazione TIM scende in campo per aiutare la sanità italiana in piena emergenza coronavirus. Si pone in prima linea per sostenere il Paese con una donazione importante. Un milione di euro per ribadire il suo impegno nella lotta contro il coronavirus. Sono 500 mila euro quelli messi in campo dalla Fondazione e inoltre ha deciso di lanciare una sottoscrizione volontaria tra i dipendenti TIM, impegnandosi a completare la raccolta fondi fino alla concorrenza di altri 500.000 euro, anticipando l’intera somma ai beneficiari. L’ingente somma sarà donata agli ospedali che fin dall’inizio della diffusione dell’epidemia sono stati in prima linea per curare chi è stato contagiato.

Fondazione TIM sta inoltre valutando, con le risorse ancora disponibili, di mettere in campo iniziative che riguardino il post-emergenza. Tra le proposte in atto quelle della telemedicina e, più in generale, “la combinazione fra medicina e tecnologie avanzate per la trasmissione a distanza di dati e conoscenze” hanno spiegato i vertici della Fondazione.

GLI OSPEDALI BENEFICIARI

Sono quattro gli ospedali che Fondazione TIM ha scelto come destinatari della donazione. Ad ognuno di loro andrà la somma di 250 mila euro. Primo tra tutti l’Ospedale San Raffaele di Milano, che ha sdoppiato in una sola settimana il suo Pronto Soccorso. Un intervento che da una parte permette la gestione dei sospetti ammalati di Covid-19 e dall’altra tutta la filiera quotidiana delle urgenze.

Il contributo andrà anche al Consorzio per la Ricerca Sanitaria – CORIS della Regione Veneto e sarà un cofinanziamento a uno studio clinico coordinato dal Prof. Vincenzo Bronte dell’Università di Verona. L’intento è quello di capire quanto prima le dinamiche immunologiche dell’infezione per attuare terapie efficaci contro il peggioramento della malattia.

L’Ospedale Spallanzani di Roma, terzo tra i destinatari, userà i 250 mila euro della Fondazione TIM per ammodernare in tempi brevissimi i laboratori di biosicurezza, quelli in cui è stato isolato per la prima volta il Covid-19.

Infine, ma non per importanza, l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “G. Pascale” di Napoli, per sovvenzionare un laboratorio sul genoma del virus che inizierà proprio questa settimana.

“C’è chi combatte in prima linea questa guerra: i medici, i rianimatori, gli infermieri, il personale tutto degli ospedali che accolgono gli ammalati colpiti da questo virus, soprattutto in Lombardia e in Veneto, ma non solo – ha spiegato Salvatore Rossi, presidente della Fondazione TIM – In un momento così drammatico, non possiamo lasciare sole queste persone. È da loro che dipende la nostra sicurezza, il nostro benessere, il destino dei più sfortunati fra noi, che hanno contratto questo virus”.

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Vertice tra Conte e i ministri sull’emergenza coronavirus

Presenti Gualtieri, Franceschini, Bellanova e Di Maio.

Il premier Giuseppe Conte ha convocato una riunione sull’emergenza coronavirus con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Presenti anche la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, il viceministro dell’Economia Antonio Misiani e il sottosegretario Riccardo Fraccaro. In collegamento video Luigi Marattin di Italia viva e Maria Cecilia Guerra di Liberi e uguali.

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Coronavirus: morto Marcello Natali, medico di base a Codogno

Aveva 57 anni e nessuna particolare patologia pregressa. Dopo il ricovero a Cremona, era stato trasferito a Milano e intubato in terapia intensiva per una grave polmonite bilaterale.

Sale il numero dei medici deceduti dopo aver contratto il coronavirus. Il 18 marzo è scomparso Marcello Natali, segretario della Federazione dei medici di Medicina generale (Fimmg) di Lodi. Aveva 57 anni e non aveva particolari patologie pregresse. Dopo il ricovero a Cremona, era stato trasferito a Milano e intubato in terapia intensiva per una grave polmonite bilaterale.

AL LAVORO NEL PRIMO FOCOLAIO LOMBARDO

Natali era un medico di famiglia ed esercitava la sua attività proprio a Codogno, il primo focolaio individuato in Lombardia. L’annuncio della sua morte è stato dato dalla Fimmg: «Era un punto di riferimento non solo per i suoi pazienti, ma anche per tutti i medici di famiglia di Lodi. Un collega sempre disponibile, sempre attento verso i giovani», ha detto Paola Pedrini, segretario Fimmg Lombardia.

LA RICHIESTA DI TUTELARE CHI COMBATTE IN PRIMA LINEA

Ma al ricordo si aggiunge la denuncia: «La sua morte arriva nel silenzio assordante del ministero della Salute e di Regione Lombardia, mentre alcune Regioni stanno rispondendo come possono alle nostre richieste. Ora permetteteci di tutelare chi è ancora in prima linea sul fronte di questa battaglia».

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Tigamaro riconverte parte della produzione per realizzare mascherine

L'azienda di Tolentino, in provincia di Macerata, ha creato un prototipo in tessuto elastico. I primi 20 mila pezzi saranno distribuiti gratuitamente per contribuire ad arginare il contagio da coronavirus.

Tigamaro Pelletterie, azienda di Tolentino in provincia di Macerata da sempre in prima linea per promuovere iniziative a tutela del territorio e delle persone, ha deciso di riconvertire parte della sua produzione per realizzare mascherine utili a impedire la diffusione del contagio da coronavirus.

CREATO UN PROTOTIPO IN TESSUTO ELASTICO

Grazie alla tecnologia e alla grande esperienza dei propri dipendenti, Tigamaro è riuscita a realizzare un prototipo in tessuto TNT 30 gr a strati di cucitura perimetrale ed elastico, attualmente in fase di approvazione. Per il momento è prevista una produzione gratuita di 20 mila mascherine, ma ulteriori lotti saranno prodotti e messi a disposizione delle Regioni che ne faranno richiesta. A regime sarà possibile produrre circa 2 mila pezzi al giorno.

BORTOLAMI: «ORGOGLIOSO DEI MIEI DIPENDENTI»

Luca Bortolami, amministratore delegato di Tigamaro, ha dichiarato: «La moda è la spina dorsale del sistema produttivo italiano e Tigamaro è una delle poche aziende manifatturiere del vero Made in Italy. Per questo sento forte la responsabiltà di aiutare l’Italia in difficoltà e sono orgoglioso di tutti i miei dipendenti, persone che con grande senso civico hano deciso tutti di non mollare».

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