La Lega porta dentro la Camera l’odio contro Silvia Romano

Il deputato Pagano ha definito la cooperante liberata dopo 18 mesi di prigionia nelle mani di al Shabaab una "neo terrorista". Proteste da Pd e M5s. Fico: "Parole inaccettabili".

Non sono bastati giorni di insulti sui social, ora le offese e le ingiurie nei confronti di Silvia Romano, la cooperante liberata dopo 18 mesi nelle mani di al Shabaab, sono risuonate persino dentro la Camera dei deputati. Il deputato della Lega Alessandro Pagano l’ha infatti definita Silvia Romano “la neo-terrorista”.

PD, M5s, FICO E CARFAGNA CONTRO LA LEGA

Pagano è stato ripreso dalla vicepresidente Carfagna, cosa che non ha impedito vivaci proteste di molti deputati. Il Pd ha chiesto che la Lega chieda scusa. Il M5s ha definito gli insulti vergognosi. E il presidente Roberto ha definito quelle di Pagano “inaccettabili parole di odio”. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha commentato: “In questi giorni letto e ascoltato cose raccapriccianti”.

LE FORZE DELL’ORDINE CONTRO GLI ODIATORI

Intanto a Milano, dove il pm ha aperto un’inchiesta dopo la campagna d’odio sul web verso la ragazza, prosegue il passaggio di pattuglie di forze dell’ordine lungo la via dove si trova l’abitazione della cooperante liberata dopo 18 mesi.

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Con l’accordo sui migranti via libera al decreto Rilancio

Intesa sulle regolarizzazioni di colf e braccianti per sei mesi. Alle 14 il consiglio dei ministri che deve dare il via libera a 10 miliardi per la cig, sei alle pmi, quattro per il taglio Irap. Tutte le novità.

Con l’accordo sulle regolarizzazioni, arriva il decreto Rilancio da 55 miliardi, per il quale è previsto in consiglio dei ministri alle 14. Dieci miliardi per la cig, 6 alle pmi, 4 per il taglio dell’irap, 6 per le pmi, 5 a sanità e sicurezza, 2,5 per turismo e cultura, 2 alla messa a norma delle attività. La ministra dell’Agricoltura Bellanova: un permesso di lavoro di 6 mesi per milioni di persone, ha vinto la dignità, ora tutele. La ministra dell’Interno Lamorgese: dignità a colf e braccianti, garantire legalità ed esigenze del mercato del lavoro.

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Riapertura a macchia di leopardo: il fronte delle Regioni

Il ministro Boccia propone a partire dal 18 maggio una differenziazione a seconda dell'andamento dei contagi. La formula piace al toscano Enrico Rossi. Mentre Toti, presidente della Liguria, annuncia l'avvio anche della stagione balneare. Oggi videoconferenza con il governo.

Si avvicina la data del 18 maggio quando potrebbero riaprire bar, ristoranti e parrucchieri, ma con «le necessarie differenze tra regioni», ha spiegato il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia ad Agorà, a seconda dell’andamento dei contagi. Occhio dunque ai dati che saranno diffusi giovedì prossimo.

FONDAMENTALE L’ANDAMENTO DEI CONTAGI

La differenziazione permetterebbe almeno ad alcune aree del Paese di riacquistare una maggiore libertà. «Poi sarà responsabilità delle singole Regioni avere il quadro dei dati: se i contagi andranno giù potranno riaprire anche altre attività, se i contagi saliranno dovranno restringere», ha precisato Boccia.

SALVINI: «GIUSTO CHIEDERE REGOLE CHIARE»

La formula a macchia di leopardo piace a Matteo Salvini. «Mi sembra giusto, ci sono interi pezzi di Italia dove non ci sono morti e contagiati da giorni e giorni, ci sono altre zone, come la mia Milano, dove bisogna avere più attenzione», ha detto il segretario della Lega a Rtl 102.5 «Penso che sia giusto da parte degli italiani chiedere allo Stato e al governo regole chiare».

ROSSI: «IN TOSCANA SIA RIAPERTO IL PIÙ ALTO NUMERO DI ATTIVITÀ»

Anche Enrico Rossi, presidente della Toscana, ha apprezzato la proposta. «Oggi pomeriggio, nel confronto con il governo», ha scritto Rossi in una nota, «mi batterò perché la Toscana sia trattata come merita e sia riaperto in sicurezza il più largo numero possibile di attività». La Regione Toscana «rispettando sostanzialmente gli indirizzi del governo, ha in molti casi adottato misure anche più prudenziali, pur avendo un quadro epidemiologico nettamente migliore rispetto ad altre Regioni e alle medie nazionali», ha continuato il governatore. «Sono convinto che le riaperture dovranno essere graduali e organizzate al fine di impedire concentrazioni di persone e assembramenti e per consentire ai cittadini e agli operatori economici di abituarsi con gradualità, come già sta avvenendo, a misure appropriate nei comportamenti, nel distanziamento e nella protezione individuale».

TOTI: «DAL 18 APRIAMO TUTTO, SPIAGGE COMPRESE»

Sulla riapertura non ha dubbi il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. «Dal 18 maggio riapriamo tutto, spiagge comprese», ha annunciato in un’intervista al Corriere della sera dando il via di fatto alla stagione balneare. «Ho sentito il ministro Francesco Boccia e credo che alla fine ci sarà il via libera. Noi chiediamo due cose: che ci conceda di riaprire le attività dal 18 e che torni alle Regioni l’autonomia concessa dal Titolo V e che ci è stata sottratta dal dpcm. Arrivati alla fase 2, il governo ha tolto il piede dal freno un attimo in ritardo».

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I ristoranti apriranno dal 18, spiega ancora Toti, «con i protocolli nazionali dell’Inail, che sono in ritardo. Altrimenti con le nostre regole. Daremo la concessione di suolo pubblico gratuito e più tavoli all’aperto». La preoccupazione maggiore riguarda il comparto turistico che «dà lavoro a 100 mila persone e se si viaggerà tra le Regioni potremmo salvare il 70% della stagione. Basterà la distanza sociale». La Regione Liguria, ha ribadito Toti, sta «sperimentando un braccialetto volontario da mare: se ti avvicini a meno di un metro vibra. Una cosa giocosa. Chissà, magari diventa una moda. Per le spiagge libere decideremo con i Comuni: potrebbero esserci steward per la moral suasion. Sotto lo stesso ombrellone chi vive insieme».

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Finito il lockdown avremo ancora voglia di sesso online?

Se in epoca pre-Covid il desiderio si consumava in chat o in Rete, ora condannati a smartworking e webinar avvertiamo maggiormente l'esigenza di fisicità. La passione ha infatti bisogno di emozioni e di sorprese.

Bacco, tabacco e venere. È la summa dei piaceri voluttuari che governa la nostra società da tre secoli, anche a dispetto d’ogni controindicazione sanitaria o repressione legale. In grado anche fumo, alcol e sesso di fare coesistere la dimensione legale e illegale. Felicemente e senza che il ridursi dell’una comporti l’aumento dell’altra.

Perché il consumo voluttuario tira sia quando la situazione sociale è buona, rilassata, sia quando al contrario il sentimento collettivo è ansioso e preoccupato. Anzi nel secondo caso la ricerca di compensazioni e di sostanze che tirino su è ancor più forte. Come indicano le prime stime e riflessioni sulla vita che stiamo facendo da più di tre mesi. Su come e quanto la pandemia ci ha cambiati e ci cambierà anche sotto l’aspetto istintuale e voluttuario.

L’IMPATTO DELL’EPIDEMIA SULLA SFERA ISTINTUALE

Ma premesso che il tema è vastissimo mi limiterò a segnalare anzitutto come da sempre un’epidemia impatti pesantemente sulla sfera istintuale e sui consumi voluttuari. Sino al 600/700, ad esempio, la triade goduriosa era costituita da Bacchus, Venus et Balnea. Ossia i bagni pubblici, luoghi ibridi dove le necessità dell’igiene in tempi in cui le case private non avevano acqua corrente, sposavano i piaceri del corpo. Erano posti dove ci si poteva lavare, ma soprattutto bere, giocare d’azzardo, fare sesso a pagamento. Esistono ampi repertori iconografici di questi “casini” che costituivano anche la gloria e l’attrattività di molte città europee, ma che con la peste nera prima, nel tardo Medioevo, e poi nel 600, con la peste manzoniana, furono i primi luoghi a essere interdetti. Perché si riteneva che l’acqua fosse la principale causa di contagio.

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Naturalmente sulla ciclica chiusura dei circuiti del piacere in tutt’Europa pesavano la morale sessuofobica dei tempi e lo spirito della controriforma. Ma la sostituzione dei bagni con il tabacco significava l’ascesa della borghesia come classe egemone, in quanto sostanza che promuoveva laboriosità e insonne ricerca di buoni affari. Al punto che con il tabacco si diffuse anche la nuova bevanda del caffè. Nicotina e caffeina: alleate nel promuovere un’eccitazione che faceva leva sul dovere piuttosto che il piacere. Un rilievo storico, questo, che ci proietta in un presente in cui la ricerca voluttuaria risponde a esigenze istintuali che sentiamo sulla pelle: urgenti e immediate. Ancor più quando il confinamento domestico rende il loro soddisfacimento difficile, problematico. E la ricerca di compensazioni o piaceri sostitutivi è obbligata a fare i conti con una realtà costretta.

ALCOL, TABACCO, CIBO (E POCO SESSO)

Non esistono ancora dati, però è evidente e ragionevole pensare che il lockdown abbia prodotto un aumento sensibile dell’assunzione di alcol e tabacco. E anche del cibo, come piacere sostitutivo del sesso. Che invece risulta il più penalizzato dalla pandemia, soprattutto dalle regole di distanziamento fisico. La vicinanza dei corpi e l’intimità sono infatti essenziali per il rapporto sessuale. Che però rispetto al passato e a tutta l’era pre-internet ora può contare su un sistema virtuale, di finzione molto realistico. Ovvero esprimersi nei tanti modi, anche quelli più degradati, che sono entrati nei costumi delle persone come attività di sexting. Resta tuttavia indubbio e lo stiamo capendo in modo immediato e materiale, proprio con il Covid-19 che ci costringe a vivere solo on e quasi mai off, che la realtà ha un sapore e un colore unici. E che da essa non potremo, se non eccezionalmente, distaccarci e comunque mai prescindere. Così come la video call generalizzata ci ha ormai quasi esauriti, fisicamente e mentalmente, l’intimità digitale si sta rivelando un formidabile depressore di libido.

L’AMBIENTE DOMESTICO È LA TOMBA DELL’EROS

Costretti in casa, coniugi e conviventi stanno sperimentando che l’ambiente domestico si presta molto di più a cucinare che a fare l’amore. Perché il sesso nell’abitudine si acquieta e un po’ si spegne. Naturalmente. La passione ha infatti bisogno di emozioni, di sorprese. Di incanti che possono durare poco, quasi niente, ma per scatenare il desiderio basta un momento. Di fantasie che il web può alimentare alla grande, ma che prima o poi chiedono di risolversi materialmente. Tanto che, come noto, gli Amori 4.0 (titolo di bel libro collettivo curato da Amalia Prunotto, editore Alpes) ambiscono sempre ad arrivare, prima o poi, al dunque. All’incontro live, che non necessariamente è sessuale, anzi spesso non lo è, ma che tuttavia vive e si alimenta nell’attesa. Di vedere come la persona con cui si è chattato a lungo muove le mani o ti guarda, oppure porta il foulard o accavalla le gambe.

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La casa e l’ambiente domestico, ancor più se senza alternative, hanno tutta l’aria di essere la tomba dell’eros, nel contempo che più rovinosamente riescono a dare corpo e a scatenare i conflitti, esasperando le difficoltà e le incomprensioni di coppia magari già in corso o latenti. Come tali bisognose solo dell’occasione per esplodere, come dimostra l’aumento, ovunque, in Cina come in Italia, delle violenze domestiche e delle richieste di separazioni, da quando è iniziata la pandemia.

MEGLIO IL PIACERE SOLITARIO

Il peace and love ha poco appeal per le coppie, ma anche per i single in quarantena. Se è vero ad esempio che nella mappa emotiva del DataLab di Eni fra gli hashtag più popolari associati a #iorestoacasa non c’è alcun riferimento a sessualità e intimità. Un’assenza confermata da un sondaggio di Ifop per Paris Match, secondo cui quasi la metà dei francesi (44%) ha dichiarato nell’ultimo mese di non avere fatto sesso e in percentuale di poco inferiore (il 42%) di essersi dedicato, con maggiore propensione fra i maschi, al piacere solitario. Pratiche onanistiche molto probabilmente incentivate dall’aumentato accesso ai siti porno, grazie anche alla gratuità offerta da molti di essi, come contributo a rendere piacevole il confinamento domestico. Stay horny, stay home (Stai eccitato, stai in casa) è il claim lanciato da YouPorn, forse il più noto aggregatore di video porno del mondo.

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È tutto da vedere però se finita l’emergenza tutta questa introversione domestica del sesso, vissuto con videochat e app per match solo online, si manterrà. Secondo un articolo de La Stampa del 6 maggio (L’amore al tempo di Covid si cerca in rete) tutti i siti di Dating, da Tinder a Ok Cupid, dichiarano grande successo di pubblico e di utenti attivi. Ma personalmente credo che siano dichiarazioni un po’ false e un po’ obbligate. E che più durerà la quarantena più crescerà il desiderio di contatto fisico. Perché se è vero che non c’è sesso senza amore e ancor più vero il contrario. Per dirla con una delle migliori citazioni pop e pulp di sempre, peraltro in linea con l’utente medio di siti d’incontro: «Il sesso con l’amore è forse la cosa più bella, ma anche senza amore non è malaccio!».

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Scoperte 35 molecole per combattere il coronavirus

Sono state selezionate fra le 9 mila analizzate dal progetto guidato dall'azienda Sybilla Biotech. Ora verranno effettuati dei test per capire se potranno diventare farmaci.

Scoperte 35 molecole per combattere il virus SarsCoV2, grazie a una potenza di calcolo analoga a quella che l’Italia ha utilizzato per scoprire il bosone di Higgs; una appartiene alla famiglia dell’isrossiclorochina. Descritte sul sito ArXiv, ora potranno affrontare i test per capire se possono essere utilizzate per creare farmaci. Sono state selezionate fra le 9 mila analizzate dal progetto guidato dall’azienda Sybilla Biotech e dall‘Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

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Silvio Berlusconi all’attacco dei sovranisti europei

Il leader di Forza Italia sulla lentezza dell'Ue nel dare risposte sulla pandemia: «Non voglio dare un giudizio tanto severo sull'Europa. Se vi sono stati ritardi nell'intervenire è stato proprio a causa delle resistenze dei partiti che sono forti in alcuni Paesi del nord-Europa».

Una stoccata agli Stati europei del Nord, ma che nei fatti suona come una critica indiretta agli alleati del centrodestra Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, intervistato a Radio24, parlando della dei ritardi dell’Ue nel prendere decisioni riguardo l‘epidemia ha detto di non sentirsi di «dare un giudizio tanto severo sull’Europa. Se vi sono state lentezze nell’intervenire a favore dell’Italia, è stato proprio a causa delle resistenze dei partiti sovranisti che sono forti in alcuni Paesi del nord-Europa». Il Cavaliere ha specificato che «il sistema Europa, dopo qualche incertezza iniziale che io per primo ho condannato, sta rispondendo all’emergenza meglio di quanto abbia fatto il nostro governo».

Il leader di forza Italia non ha mancato però di criticare il governo Conte: «Non mi convince affatto l’impostazione della Fase 2: mi pare molto confusa, incerta e piena di contraddizioni. Se c’è una cosa che fa male alle persone e alle imprese è l’incertezza». Per Belusconi poi, «non è sano per un bambino o per un adolescente rimanere chiuso in casa, essere sottratto alla frequentazione dei suoi coetanei, e la didattica viene danneggiata da questa situazione. A ciò si aggiunge il disagio di molte famiglie che – ricominciando a lavorare – non sanno a chi affidare i figli minor». Il Cav però ha specificato di essere consapevole del fatto «che occorre molta prudenza: la scuola è un luogo ideale di contagio e il distanziamento negli istituti scolastici è molto difficile, soprattutto per i più piccoli, che poi a loro volta possono infettare gli adulti e gli anziani in famiglia. E’ un tema sul quale dobbiamo fidarci del parere dei sanitari. Però una cosa è davvero intollerabile, l’incertezza sul futuro. Per molte famiglie – conclude l’ex premier – questo è il danno peggiore».

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Chi sono i congiunti che sarà possibile visitare dal 4 maggio

Anche fidanzati e affetti stabili dovrebbero rientrare nella definizione di Palazzo Chigi. Nei prossimi giorni il governo chiarirà i dubbi interpretativi con una pagina di domande e risposte.

Dopo la pioggia di critiche che ha fatto seguito alla presentazione della cosiddetta fase 2, il governo intende precisare chi sono i congiunti che sarà possibile visitare a partire dal 4 maggio, quando per i cittadini italiani inizierà la difficile convivenza con il coronavirus.

Secondo le ultime indiscrezioni rilanciate dall’agenzia di stampa Ansa, infatti, il significato della parola «congiunti» verrebbe esteso per ricomprendere non solo parenti, affini e il coniuge, ma anche «conviventi, fidanzati stabili e affetti stabili».

Una pagina di domande e risposte frequenti verrà pubblicata nei prossimi giorni sul sito web di Palazzo Chigi, per chiarire i dubbi interpretativi generati dell’ultimo decreto della presidenza del Consiglio.

(notizia in aggiornamento)

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La Spagna libera i bambini: un’ora d’aria al giorno

Dal due maggio consentite le passeggiate anche per over 65. Ma lockdown resta fino a metà del mese.

Con un adulto, per un’ora al giorno, una volta al giorno, a un chilometro da casa. Sono illustrate anche in un video-tutorial le quattro regole sulla base delle quali in Spagna a partire dal 26 aprile gli under 14 sono potuti uscire da casa.

‘Liberi’, dopo 42 giorni di confinamento, tornano a popolare le strade della città con biciclette, monopattini, anche con il pallone: sono immagini da vita pre coronavirus ed è anche la prima prova per il governo spagnolo che allentando le restrizioni per i più piccoli guarda alla fase due dopo la proroga del lockdown fino al prossimo 9 maggio.

Un percorso ancora tutto da determinare sulla base dell’andamento della curva, ma con dettagli che la Moncloa comincia già a centellinare, come il via libera alle passeggiate a partire dal due maggio, anche per gli over 65, se le cifre lo consentiranno. Il 28 aprile il presidente del governo Pedro Sanchez svelerà il suo piano più ampio di uscita dal lockdown che sarà probabilmente messo in atto nella seconda metà di maggio, mentre a tutti gli spagnoli sarà permesso di fare esercizio fisico e fare passeggiate dal prossimo fine settimana.

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La Camera boccia l’odg di Fratelli d’Italia contro il Mes: votano sì sette M5s

Il governo aveva espresso parere contrario. Al termine del voto da Fdi si sono alzate urla «venduti, venduti».

Con 216 voti contrari e 119 favorevoli la Camera ha bocciato l’ordine del giorno di Fdi che chiedeva di «impegnare il governo a non utilizzare in alcun caso il Mes per far fronte all’insieme delle misure volte a contrastare l’attuale emergenza coronavirus. Il governo aveva espresso parere contrario. Al termine del voto da Fdi si sono alzate urla «venduti, venduti». Il presidente Roberto Fico ha richiamato all’ordine, chiedendo anche che i deputati non mostrassero cartelloni. Sette deputati del M5s hanno votato sì ( Pino Cabras, Antonio Lombardo, Alvise Maniero, Dalila Nesci, Raphael Raduzzi, Andrea Vallascas e Giovanni Vianello) mentre uno si è astenuto (Valentina Corneli).

«Alla fine è caduto un altro pezzo della scenografia grillina che si voleva rappresentare come forza trainante di questo governo. Niente da fare: sul Mes ha prevalso la linea del Pd, che ha imposto al M5s il voto contrario all’ordine del giorno a prima firma Giorgia Meloni che avrebbe definitivamente bloccato qualunque ipotesi di attivazione del Fondo salva Stati da parte dell’Italia», ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida. «Ancora una volta il Pd ha schiacciato i suoi alleati, ancora una volta il M5ssceglie di perdere la faccia e tradire i cittadini pur di rimanere attaccati alle poltrone», ha continuanto il deputto meloniano, «ora siamo curiosi di vedere come Crimi, Di Maio e compagnia tenteranno di raggirare gli italiani propinando loro la favola che il M5S non vuole ricorrere al Mes».

A stretto giro è arrivata la risposta pentastellata dal Blog delle stelle: «Gorgia Meloni e Matteo Salvini continuano a rilanciare falsità e fake news. Un bombardamento disinformativo che, probabilmente, non ha precedenti della storia della Repubblica. Oggi ci concentriamo sulla passionaria finta patriota e traditrice dell’Italia che ha presentato alla Camera un inutile e strumentale ordine del giorno in cui voleva impegnare il governo a non utilizzare il Mes, voluto dal centrodestra quando lei era ministro e votato in Parlamento da alcuni attuali fedelissimi della Meloni».

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Pompeo attacca la Cina: «Forse sapeva del virus già a novembre»

Il segretario di Stato Usa torna ad accusare Pechino e l'Oms. La dipolomazia cinese: «Affermazioni totalmente infondate».

«I primi casi» di coronavirus «erano noti al governo cinese forse già a novembre, sicuramente a metà dicembre, e si sono presi del tempo per riferirlo al resto del mondo, compresa l‘Organizzazione mondiale per salute». Lo ha detto il segretario di Stato americano Mike Pompeo a una radio locale di Washington. Invitato a replicare, un portavoce della diplomazia cinese, Geng Shuang, ha bollato le osservazioni di Pompeo come «totalmente infondate».

«Mettere in discussione la trasparenza della Cina e fare manipolazione politica è una mancanza di rispetto per gli sforzi e i sacrifici compiuti dal popolo cinese per combattere l’epidemia», ha aggiunto Geng. La Cina ha rivelato l’esistenza di un focolaio a Wuhan il 31 dicembre. L’Oms ha comunicato pubblicamente l’esistenza del virus per la prima volta il 4 gennaio.

Pechino ha sempre affermato di aver condiviso le informazioni molto rapidamente, ma l’amministrazione di Donald Trump la accusa di avere tardato e di avere nascosto la gravità della malattia, permettendo, secondo Washington, che l’epidemia si diffondesse in tutto il mondo.

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Quali sono le proposte della Commissione Ue per la ripresa

Da Bruxelles pacchetto anti-crisi da discutere coi leader europei: tra le misure il fondo per la ripresa ed emissione di recovery bond.

Mobilitare nel complesso oltre 2 mila miliardi per un piano per la ripresa attraverso iniziative mirate ma incardinate o parallele al bilancio pluriennale Ue (Qfp) 2021-2027 partendo da una dotazione di base di circa 1.000 miliardi.

Questo l’obiettivo del pacchetto di proposte messe a punto dalla Commissione europea e che nel pomeriggio del 23 aprile sono pronte ad essere messe sul tavolo dei leader Ue.

Un pacchetto che si aggiunge ai tre strumenti (Mes, Bei, Sure) per un totale di oltre 500 miliardi già concordati a livello di Eurogruppo. Ecco in sintesi le principali misure proposte.

  • Recovery Fund: strumento temporaneo e mirato dotato di 300 miliardi di euro e inquadrato dentro il bilancio Ue.
  • Recovery Facility: costruita sul bilancio dell’Eurozona può mettere a disposizione 200 miliardi ed essere operativa dal primo gennaio 2021 per sostenere piani nazionali per la ripresa.
  • Mobilitazione di fondi strutturali per 100 miliardi in due anni (2021-2022) per azioni a sostegno di lavoro, Pmi e sanità.
  • Creazione di due fondi in grado di attivare ciascuno investimenti per 200 miliardi per mettere al riparo aziende Ue da scalate ostili ricapitalizzandole e assicurare che l’Europa torni a produrre materiale strategico sanitario e non solo.
  • Raddoppio della dotazione di InvestEu e sua trasformazione in RecoverEu. Rafforzamento del programma Horizon.
  • Finanziamento del piano Ue per la ripresa attraverso il contributo che può venire dal Recovery Instrument sulla base dell’articolo 122.1 del Trattato Ue, strumento che consentirà di raccogliere sui mercati 320 miliardi emettendo titoli garantiti dalla Commissione europea.

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L’aut aut dei farmacisti: mascherine a prezzo unico o smettiamo di venderle

L'appello di Federfarma: sono introvabili e dai prezzi altissimi, spiegano, con la conseguenza di multe e sequestri per problemi di cui la categoria non è responsabile.

Un nuovo appello alle autorità competenti a intervenire sulla speculazione e le difficoltà di distribuzione di mascherine arriva da Federfarma, che chiede di poter vendere i dispositivi di protezione «a prezzi imposti e senza inutili adempimenti burocratici» e che annuncia di essere costretta, in assenza di provvedimenti, «a suggerire alle farmacie di astenersi dalla vendita di mascherine». Sono introvabili e dai prezzi altissimi, spiegano, con la conseguenza di multe e sequestri per problemi di cui i farmacisti non sono responsabili ma «le prime vittime».

Fin dai primi di marzo l’associazione dei titolari di farmacie ha avanzato diverse proposte concrete: ad esempio, effettuare in farmacia la distribuzione delle mascherine provenienti dal canale della Protezione civile e destinate a utenza ‘debole’; di poter vendere i dispositivi anche senza il marchio CE per ridurre i tempi di immissione in commercio; di ridurre al 4% l’iva rispetto all’attuale 22%, in modo da garantirne la vendita a prezzi equi.

«L’unica cosa concreta che si è potuta constatare», ha spiegato il presidente di Federfarma Marco Cossolo, sono gli innumerevoli controlli effettuati dalle Autorità preposte, con l’elevazione di pesantissime sanzioni per il mancato rispetto di adempimenti burocratici e, ancor più grave, con il sequestro di dispositivi (per mancanze non imputabili alle farmacie), che non fanno altro che lasciare la popolazione esposta al rischio di contagio. Nessun cenno per spiegare l’alterazione dei prezzi alla fonte di cui le farmacie sono le prime vittime». A fronte di questo, conclude, «non sembra rimanere altra strada che suggerire alle farmacie di astenersi dalla vendita di mascherine e dispositivi di protezione individuale. Il rischio più grande, al di là delle sanzioni inflitte, è quello che un’intera categoria, che si spende ogni giorno per il bene della collettività, venga annoverata odiosamente tra gli speculatori».

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Ops di Intesa su Ubi: Crédit Agricole farà da terzo incomodo?

Per nulla contento di finire alla corte di Messina, l'ad della banca bresciana Massiah ha cominciato a guardarsi attorno. E immediatamente ha posato gli occhi sull'istituto francese guidato dall’ambizioso Giampiero Maioli, che non ha smesso di coltivare le sue mire espansionistiche in Italia.

Carlo Messina non ha alcun dubbio: l’Ops di Intesa su Ubi andrà avanti. L’ha detto chiaramente all’ultimo consiglio d’amministrazione e tutti i suoi più stretti collaboratori lo confermano senza esitazione. Il destino dell’istituto presieduto da Letizia Moratti sembra quindi segnato, considerando poi che l’amministratore delegato di Intesa ha fatto sapere che è intenzionato a procedere anche se aderiranno all’offerta solo il 50% più uno dei soci.

«La gran parte dei vantaggi dell’operazione la otterremo anche in presenza di adesioni al 50% più uno del capitale di Ubi, e in quel caso saremo lieti di avere come azionisti di minoranza gli azionisti che non aderiranno», aveva sottolineato in un’intervista a Repubblica Messina. «Quando tra l’altro vedo imprenditori che comprano azioni Ubi, le mettono nei patti, pretendono di intervenire pesantemente nella governance, parlano della banca come fosse la loro, sono perplesso perché mi sembra una patologia, certamente un’anomalia: gli imprenditori azionisti che intervengono nella governance non hanno mai fatto il bene delle banche». Partita chiusa quindi. Probabilmente è ancora presto per dirlo.

In questi giorni, in una Milano sempre deserta, stanno prendendo peso le voci che vogliono una banca estera molta attenta alla partita. Dopo tutto l’istituto lombardo in fatto di difesa ha una lunga tradizione. Quando la Banca Lombarda convolò a rapide nozze con Bpu dando vita a Ubi Banca, in tanti sapevano che il matrimonio non era altro che un arrocco per raffreddare le ambizioni degli spagnoli del Santander. In questi mesi poi l’ad di Ubi, Victor Massiah, ha già dovuto combattere con alcuni azionisti che lo spingevano verso un matrimonio con il milanese Banco Bpm. Quindi, coadiuvato da suo storico advisor Federico Imbert di Credit Suisse, Massiah, per nulla contento di finire alla corte di re Carlo, ha cominciato a guardarsi attorno. E immediatamente ha posato gli occhi sul Crédit agricole. La banca guidata dall’ambizioso Giampiero Maioli non ha smesso di coltivare le sue mire espansionistiche in Italia.

LA BANCA FRANCESE HA OTTIMI RAPPORTI CON BAZOLI

Non è un mistero che il 63enne banchiere emiliano abbia guardato sia Carige sia la Popolare di Bari, per poi ritirarsi spaventato dalla situazione del conto economico. E poi il la banca francese ha da sempre un ottimo rapporto con Giovanni Bazoli che ha accolto piuttosto freddamente la decisione di Intesa, di cui è presidente emerito, di conquistare Ubi. Che per lui, bresciano doc, è una specie di seconda casa. «Non intendo, almeno per il momento, dare alcun commento, se non per precisare che io ho conosciuto la decisione di Intesa Sanpaolo ieri sera (lunedì 17 febbraio, ndr), al momento della comunicazione ai mercati, perché i responsabili della banca hanno ritenuto – credo correttamente, data la mia posizione e la mia storia – di non coinvolgermi in alcun modo nella decisione», aveva dichiarato all’indomani dell’annuncio dell’Ops. E chi ha buona memoria poi si ricorda che il Crédit agricole entrò nel capitale dell’Ambroveneto chiamato proprio da Bazoli per difendersi dall’attacco Mediobanca-Comit. Le avance di Massiah troveranno in Maioli il cavaliere bianco? È presto per dirlo ma la fine del lockdown potrebbe riservare qualche colpo di scena.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Le previsioni sul Consiglio europeo del 23 aprile

Eurobond archiviati, Recovert fund ancora tutti da definire e ancora troppe divisione interne all'Eurogruppo. Così il vertice dei leader europei rischia di essere l'ennesimo incontro interlocutorio. Intanto la Bce si prepara ad accettare anche i titoli di Stato con rating 'junk'.

Era atteso come uno dei vertici più importanti della storia dell’Ue me ora rischia di diventare l’ennesimo incontro interlocutorio, teso solo a prendere tempo. Pare ormai certo, infatti, che i 27 leader europei, pronti al meeting in videoconferenza previsto per oggi 23 aprile, non faranno alcun progresso sui contenuti dei Recuvery Fund, in attesa della proposta formale che la Commissione presenterà il 29 aprile. Dalle prime indiscrezioni, la presidente Ursula von der Leyen sarebbe disposta a mettere sul tavolo una proposta da 1.600 miliardi, cioè una potenza di fuoco simile a quella chiesta da Italia, Francia e Spagna.

Sembra invece scontato, al vertice, il via libera finale ai tre paracadute approvati dall‘Eurogruppo, cioè quello per gli Stati (Mes), quello per i lavoratori (Sure) e quello per le imprese (nuova Bei). Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel sa che si troverà di nuovo a gestire due fronti opposti: il Nord contro il Sud, ovvero chi vuole usare solo gli strumenti esistenti come il bilancio Ue per aiutare la ripresa e chi vuole invece creare quegli «strumenti innovativi» di cui aveva già discusso l’Eurogruppo, senza successo.

Michel non vuole rischiare di mettere sul tavolo argomenti troppo divisivi, che potrebbero tenere i leader impegnati per lunghe ore senza arrivare a nessuna conclusione, dando così l’immagine di un’Unione sempre in disaccordo. Per questo, già a inizio settimana ha cominciato a mediare, convocando un minivertice a cinque con i leader delle due fazioni: Giuseppe Conte, Pedro Sanchez, Emmanuel Macron da una parte, Mark Rutte e Angela Merkel dall’altra.

ARCHIVIATI PER ORA GLI EUROBOND, SI TRATTA SUL FONDO PER LA RIPRESA

Già il fatto che tutti abbiano partecipato è un segnale di disgelo, visto che due settimane prima il tentativo era fallito. Anche se il clima della riunione sarà migliore, non significa che sarà più facile trovare una convergenza. L’unico punto su cui si potrà cantare vittoria è affermare la necessità di creare un fondo per la ripresa. Le idee su come crearlo sono ancora molto diverse. C’è la proposta spagnola, la più ambiziosa: il Recovery Fund deve essere finanziato attraverso un «debito europeo perpetuo», gestito dalla Commissione Ue sulla base di garanzie prese dal bilancio comune, e capace di dare agli Stati sovvenzioni a fondo perduto. È un’idea completamente indigeribile per i Paesi del Nord, i quali alla vigilia del vertice europeo sono già soddisfatti che sul tavolo non ci siano più gli Eurobond.

L’Olanda invece resta scettica su tutto, perché non ritiene che sia questo il momento di dare più poteri alla Commissione e sovvenzioni agli Stati

Far indebitare la Commissione Ue, con un debito perpetuo, la considerano una strada vietata dai Trattati. C’è poi sempre la proposta francese: la Commissione costituisce il fondo grazie a garanzie degli Stati e concede prestiti a lunga scadenza, in base alle necessità di ognuno. E poi c’è la proposta italiana, che è un tentativo di compromesso molto realista: un fondo di solidarietà gestito da Bruxelles, con la garanzia del budget europeo, ma includendo inizialmente garanzie comuni di tutti gli Stati membri. Le risorse che la Commissione Ue raccoglierà sui mercati daranno prestiti back to back agli Stati membri, con «scadenze il più possibile a lungo termine».

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Giuseppe Conte e Angela Merkel.

Tutti accettano il concetto del fondo, la Germania accetta anche che sia la Commissione a gestirlo e strutturarlo come un grande Sure (garanzie statali che si moltiplicano sui mercati). Purché dia prestiti e non sovvenzioni. L’Olanda invece resta scettica su tutto, perché non ritiene che sia questo il momento di dare più poteri alla Commissione e sovvenzioni agli Stati. Mentre l’Italia, ha chiarito Roberto Gualtieri al Financial Times, insisterà sulla necessità di trasferimenti (grants) a fondo perduto e non prestiti, per «evitare un peso eccessivo sul peso pubblico dei singoli Stati». Per mediare, la von der Leyen potrebbe proporre non sovvenzioni ma prestiti a lunga scadenza, da un fondo che nasca all’interno del perimetro del bilancio europeo ma che funzioni in modo autonomo come il vecchio piano Juncker per gli investimenti, o il nuovo Invest EU.

LA BCE SI PREPRARA AD ACCETTARE TITOLI DI STATO JUNK

Mentre gli occhi sono puntati sul Consiglio europeo, la Bce continua ad agire per far fronte allo choc economico del coronavirus. Il consiglio direttivo guidato da Christine Lagarde si è riunito il 22 aprile in una video conferenza per sancire che la Bce accetterà anche i titoli di Stato con rating ‘junk’, il livello speculativo, a garanzia della liquidità che fornisce alle banche. Una decisione – che investe i titoli che avevano rating d’investimento al 7 aprile e che dovessero subire un downgrade – che arriva di fronte all’impatto devastante del coronavirus e del lockdown sull’economia che rischia di provocare un’ondata di downgrade. Ma che – con l’impegno della Bce a fare di più se necessario – guarda con particolare attenzione alla situazione italiana.

Lo spread Btp-bund l’osservato speciale a Francoforte, tornato a superare i livelli di guardia nonostante gli interventi della Bce sul debito italiano,

L’Italia – che fronteggia un aumento drastico del debito e una recessione intorno a -10% quest’anno, ha un rating due gradini sopra il ‘junk’ da S&P, che giusto il 23 aprile è pronta a rivedere il suo giudizio. E un gradino appena sopra la ‘spazzatura’ da Moody’s, che si esprimerà a giugno. Perché la Bce possa tagliare dai rifinanziamenti ordinari i bond di un Paese, relegando le sue banche alla costosa liquidità d’emergenza ‘Ela’, occorre il ‘junk’ di tutte e quattro le agenzie di rating: anche Fitch e Dbrs. Una prospettiva lontana. Ma la cui semplice prospettiva innervosisce non poco i mercati: meglio muoversi d’anticipo, è il ragionamento a Francoforte. Tanto più che i mercati sono quanto mai instabili.

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La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde. (Getty)

Ma è lo spread Btp-bund l’osservato speciale a Francoforte, tornato a superare i livelli di guardia nonostante gli interventi della Bce sul debito italiano, riportano le lancette a prima che Lagarde lanciasse i 750 miliardi di acquisti di debito per l’emergenza pandemica (‘Pepp’) a fine marzo. La presidente del resto ha ribadito, sollecitata da un intervento del presidente della Camera Roberto Fico, che la Bce «farà tutto il necessario nel quadro del proprio mandato». Al punto che la mossa sui rating è, probabilmente, il preludio di un ennesimo rilancio della Bce sugli acquisti di debito per fronteggiare la crisi innescata dal Covid-19. Mario Draghi, nel suo famoso editoriale sul Financial Times, aveva anticipato che una ‘guerra’ come quella contro il virus si combatte col debito.

Il ragionamento di molti sulla Bce è semplice: se i mercati non possono assorbire le centinaia di miliardi di debito che servono a Donald Trump per l’emergenza economica, spingendo la Fed ad agire come «lo scarico di un rubinetto», perché dovrebbero assorbire il dedito europeo? Ecco che i 1.100 miliardi messi sul tavolo dalla Lagarde, di cui il ‘Pepp’ costituisce il piatto forte, potrebbero uscire raddoppiati dal consiglio Bce del 30 aprile. È la conferma che è la Bce, ancora una volta, la principale linea di difesa europea contro il Covid. Dal vertice dei leader dovrebbe uscire la conferma quasi certa degli interventi da 500 miliardi della Bei, del fondo Sure e del Mes. Ma quei bond sovranazionali, e tanto più i futuri bond del recovery fund se dovessero essere perpetui, potrebbero essere indigesti per la Bce. Che invece, ferma com’è al 33% delle emissioni europee, non avrebbe grossi limiti a sobbarcarsi i 2 mila miliardi di ‘buco’ lasciato dall’epidemia.

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Gualtieri promette il bonus da 600 euro in una settimana

Nuovo decreto, dopo il 20 aprile, con misure «molto più consistenti» dei 25 miliardi già stanziati. E nuove regole per allentare il lockdown e consentire ad altre filiere di riaprire le fabbriche. I due fronti del governo.

Un nuovo decreto, dopo il 20 aprile, con risorse «molto più consistenti» dei 25 miliardi già stanziati per rimediare ai danni del coronavirus. E nuove regole per allentare il lockdown e consentire ad altre filiere di riaprire le fabbriche e ad altri negozi di rialzare le serrande. Sono i due fronti su cui si muove il governo per preparare la Fase 2 che, sul fronte economico, potrebbe vedere già un rilancio degli investimenti pubblici con lo sblocco dei cantieri per ponti e strade, oltre a nuovi aiuti per gli affitti e un pacchetto per sostenere i Comuni a rischio casse vuote mentre i 600 euro per gli autonomi saranno finalmente in arrivo dopo Pasqua.

IL PUNTO DI EQUILIBRIO TRA SCIENZIATI E IMPRESE

Per gestire le riaperture l’esecutivo si è affidato alla nuova task force guidata da Vittorio Colao e appena insediata a Palazzo Chigi, che già subito dopo Pasqua dovrà iniziare a studiare dati e modelli per trovare il punto di equilibrio tra gli appelli alla cautela del mondo scientifico, preoccupato dal rischio del riacuirsi del contagio, e il pressing incessante di imprese e commercianti che chiedono di ripartire al più presto, per evitare il collasso dell’economia. Sul tavolo gli esperti troveranno già le analisi e i contributi di vari istituti, a partire dall‘Inail e dall’Inapp, ma anche dalla Banca d’Italia.

UN LAVORATORE SU QUATTRO TRA I PIÙ A RISCHIO

Escludendo sanità e alimentari, i lavoratori più a rischio, quelli che più difficilmente possono mantenere distanze adeguate dai clienti, sono oltre 1 su 4, circa 6 milioni e mezzo, a partire da insegnanti e addetti degli asili nido e delle scuole per l’infanzia, passando per i baristi e i negozianti di scarpe. Bar e ristoranti, così come una serie di servizi alla persona come parrucchiere ed estetisti, saranno con ogni probabilità gli ultimi a ripartire. Ma Confesercenti, facendo leva sulle nuove indicazioni per i negozi aperti (dai guanti per fare la spesa, alle pulizie almeno due volte al giorno fino agli ingressi scaglionati) chiedono con forza che si possano riaprire anche altre attività, visto che da inizio anno si sono già persi 45 miliardi.

IVA AGEVOLATA PER LE MASCHERINE

Se il problema della reperibilità delle mascherine – indispensabili per la Fase 2 – appare in via di superamento, non lo è ancora il nodo del prezzo, tanto che il governo sta pensando, come ha annunciato il sottosegretario al Mise Alessia Morani, a una norma anti-speculazioni «che fissi soglie massime per i prezzi di vendita». Sempre per i dispositivi di protezione si sta lavorando anche all’Iva agevolata: ma il piatto forte del nuovo decreto saranno di nuovo gli interventi «perché nessuno perda il lavoro e tutti abbiano un reddito sufficiente», assicura il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, garantendo che entro la settimana saranno «finalmente» erogate le indennità per gli autonomi che saranno «più rapide» con la prossima tranche e anche «più consistenti» degli attuali 600 euro.

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Nel Regno Unito le morti per coronavirus sono quasi 10 mila

Nelle ultime ore le vittime del Covid-19 sono state 917, in lieve calo rispetto al giorno precedente. Londrà la città più colpita.

Altre 917 persone sono morte nel Regno Unito a causa del coronavirus portando il numero totale delle vittime a 9.875, secondo i dati del ministero della Salute riportati dalla Bbc. Il numero è in lieve calo rispetto ai 980 morti registrati ieri. I casi di contagio sono 78.991.

LONDRA LA CITTÀ PIÙ COLPITA

Delle 917 nuove vittime di Covid-19 registrate nel Regno Unito, 823 sono morte in Inghilterra, precisa il servizio sanitario. La città più colpita è Londra, con 102 vittime. Almeno 33 persone decedute avevano altri problemi di salute e un’età tra i 29 e i 94 anni. In Scozia, sono state registrate 47 nuove vittime (542 in totale), mentre in Irlanda del Nord 15 (107 in totale).

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Coronavirus, Lucia Annunziata allo Spallanzani per accertamenti

La giornalista è stata sottoposta a tampone. Presentava, secondo quanto si apprende, febbre alta e difficoltà respiratorie.

Secondo quanto riporta l’Ansa, Lucia Annunziata sarebbe stata ricoverata la sera del 7 aprile allo Spallanzani di Roma in seguito all’insorgere di febbre alta e difficoltà respiratorie.

La giornalista, conduttrice di Mezz’ora in più su RaiTre che da poco aveva lasciato la direzione dell’Huffington Post, ha 69 anni. Sempre secondo quanto si apprende è stata sottoposta a tampone per verificare la sua eventuale positività al Covid-19.

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Eurogruppo sospeso e rinviato: nessun accordo su Mes e coronabond

Nulla di fatto al termine della riunione protrattasi per 16 ore. Il presidente Centeno: «Più vicini a un'intesa, ma ancora non ci siamo».

Nulla di fatto per il momento all’Eurogruppo sulle misure da mettere in campo per affrontare la crisi economica conseguente all’emergenza coronavirus. Il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno ha quindi deciso di sospendere la riunione che riprenderà domani.

«PIÙ VICINI A UN’INTESA, MA ANCORA NON CI SIAMO»

«Dopo 16 ore di discussione» – ha scritto Centeno in un tweet – «ci siamo avvicinati a un’intesa ma ancora non ci siamo. Ho sospeso l’Eurogruppo che riprenderà domani. Il mio obiettivo rimane quello di creare una forte rete di protezione contro le conseguenze del Covid-19»

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BRITISH AMERICAN TOBACCO ITALIA INVESTE 20 MILIONI DI EURO PER L’ACQUISTO DI TABACCO ITALIANO

Per il 2020 acquistate 4.500 tonnellate di tabacco di alta qualità da coltivatori italiani. Il Vice presidente di BAT Italia Bertolini: “Pronti a investire anche negli anni a venire, ma al Governo chiediamo equilibrio fiscale tra tabacco tradizionale e riscaldato”. Soddisfatti i produttori ITALTAB che alle Istituzioni chiedono una strategia pluriennale.

British American Tobacco (BAT) annuncia l’acquisto di 4.500 tonnellate dei migliori tabacchi lavorati in Italia per l’anno 2020, provenienti da Veneto, Toscana, Umbria e Campania. L’investimento di BAT per quest’anno, pari a circa 20 milioni di euro, riguarderà il raccolto 2020 e avrà un impatto positivo su tutta la filiera del tabacco, composta da aziende e famiglie presenti su tutto il territorio nazionale.

L’Organizzazione di Produttori di Tabacco ITALTAB, partner di BAT, è tra le principali associazioni italiane del settore e riunisce oltre 350 aziende che operano su una superficie complessiva di circa 2.000 ettari, producono circa 8.000 tonnellate di tabacco all’anno e impiegano circa 10.000 addetti tra agricoltori e indotto.

Oggi l’Italia è il primo Paese produttore di tabacco nell’Unione europea, con una quota pari a circa il 30% e volumi complessivi intorno a 50.000 tonnellate l’anno, ma deve subire la concorrenza di diverse realtà come India, Brasile, Africa australe, dove i costi di produzione e del lavoro sono più bassi e gli standard di qualità del prodotto, con riferimento alla sua tracciabilità, sono inferiori rispetto a quelli italiani.

“Specialmente in questo momento di emergenza sanitaria ma anche sociale ed economica, continuare a sostenere la tabacchicoltura italiana e la sussistenza delle famiglie, delle aziende e dei coltivatori che in questa filiera lavorano è un atto dovuto e di responsabilità. Il nostro investimento per il 2020 rappresenta non solo una conferma, ma anche un incremento del nostro impegno in Italia a riprova della sua centralità nelle nostre strategie” – ha commentato Alessandro Bertolini, Vice presidente di British American Tobacco (BAT) Italia e Direttore Affari Legali e Relazioni Esterne di BAT per il Sud Europa. “Vogliamo che l’Italia continui a essere il nostro partner privilegiato per l’acquisto di tabacco anche nei prossimi anni. Ma per proseguire un percorso condiviso di sviluppo e di investimento abbiamo bisogno della collaborazione del Governo e delle Istituzioni per assicurare la sostenibilità del nostro settore. Una sostenibilità che a nostro avviso può basarsi solo su un contesto fiscale fondato su equità, equilibrio e proporzionalità, che rimuova l’asimmetria rappresentata dallo sconto fiscale del 75% di cui beneficiano oggi i prodotti a tabacco riscaldato rispetto a quelli tradizionali”.

British American Tobacco dal 2011 al 2019 ha investito oltre 170 milioni di euro per l’acquisto di tabacco italiano. Solo negli ultimi 5 anni, nel quadro del piano di investimenti 2015-2019 da 1 miliardo di euro nel nostro Paese (basato su macchinari industriali, attività di marketing e approvvigionamento di materie prime), BAT ha acquistato tabacchi italiani per un valore complessivo di circa 100 milioni di euro.

“Grazie all’investimento di British American Tobacco anche quest’anno riusciremo ad assicurare la vendita del nostro tabacco di qualità, garantendo il sostegno economico a migliaia di famiglie produttrici di tabacco che continueranno a dare il proprio contributo a una filiera che ha un forte impatto sul tessuto economico e sociale nazionale e locale”, ha dichiarato Vincenzo Argo, Presidente di ITALTAB, che ha proseguito: “Tuttavia riteniamo che serva una strategia pluriennale che garantisca la sostenibilità e la redditività dell’intero settore nel lungo periodo. Per questo invochiamo l’aiuto delle Istituzioni locali e del Governo e, in particolare, della Ministra delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova, a cui chiediamo di adoperarsi per favorire l’intesa tra i produttori e le manifatture multinazionali”.

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Anche Coverciano apre le porte ai pazienti colpiti dal coronavirus

La struttura che ospita le Nazionali di calcio accoglierà da lunedì le prime persone, mettendo a disposizione le sue 54 camere. Destinate a chi è clinicamente guarito, ma ancora positivo.

In arrivo i primi pazienti al Centro tecnico di Coverciano, messo a disposizione della Figc per l’emergenza Covid-19: da lunedì 6 aprile inizieranno i trasferimenti. La struttura ha avuto l’ok a ospitare persone clinicamente guarite, dimesse dall’ospedale, ma ancora positive al tampone, che devono stare in isolamento domiciliare ma sono impossibilitate a risiedere nella la propria abitazione. Sono 54 le camere che potranno esser utilizzate, insieme a tutti gli spazi comuni della Casa delle Nazionali, famosa all’estero come l’università del calcio.

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La Germania apre all’uso del Mes senza troika

Ma il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, continua a opporsi ai corona bond. Dalla Banca europea degli investimenti ulteriori sostegni per le aziende in difficoltà.

Il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, ha aperto all’uso del Mes per fronteggiare gli effetti economici della pandemia di coronavirus «senza assurde condizionalità». Precisando (bontà sua) che «l’Italia desidera una forte risposta europea alla pandemia e ha ragione, bisogna darla». Dunque nei Paesi che chiederanno l’aiuto del fondo salva-Stati «non ci sarà una troika che detta come si deve fare politica». Rimane tuttavia netta la contrarietà di Berlino ai corona bond, che non sarebbero uno strumento adeguato.

NUOVO FONDO DELLA BEI PER LE IMPRESE

Nel frattempo l’arsenale europeo si arricchisce di una nuova arma. Il consiglio di amministrazione della Banca europea degli investimenti, infatti, intende creare un fondo da 25 miliardi di euro in grado di fornire ulteriore sostegno alle aziende per 200 miliardi. Il fondo si aggiunge al pacchetto di aiuti da 40 miliardi annunciato a marzo e la sua proposta arriverà al tavolo dell’Eurogruppo del prossimo 7 aprile.

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Infantino allontana l’ipotesi della ripresa del calcio

Il presidente della Fifa: «Questo è il momento di seguire le regole, quando sarà il momento festeggeremo tutti assieme».

«Il mio cuore italiano è lacerato dalle immagini di sofferenza terribile che descrivono i lutti che stanno colpendo le famiglie del nostro Paese. Oggi, dobbiamo pensare a portare sollievo a chi soffre, dobbiamo seguire le regole». In un messaggio affidato all’Ansa il presidente della Fifa, Gianni Infantino, esprime i suoi sentimenti nei giorni dell’emergenza coronavirus invitando tutti a «seguire le regole che ci dicono le autorità scientifiche». «Tornerà il tempo del calcio» – aggiunge – «e quando tornerà festeggeremo insieme l’uscita da un incubo».

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CDP Venture Capital investe 21 milioni di euro in PSF, un fondo di innovazione dedicato alla “Space Economy”

Primo Space Fund investirà prevalentemente in Italia ed ha un obiettivo di raccolta pari a 80 milioni di euro e conta sul supporto dell’European Investment Fund e di altri investitori istituzionali.

Il Consiglio di amministrazione di CDP Venture Capital (società posseduta al 70% da CDP Equity e al 30% da Invitalia) ha deliberato di investire, attraverso il proprio fondo dei fondi VentureItaly, fino a 21 milioni di euro in Primo Space Fund, il primo fondo italiano focalizzato su investimenti in startup nell’ambito della “Space Economy”.

La strategia di investimento del fondo nasce dall’esigenza di incrementare gli investimenti nella Space Economy italiana, alla luce di diverse considerazioni: l’Italia è il terzo contributore europeo all’European Space Agency e presenta significative attività di ricerca scientifica, nonché di competenze chiave in tutta la filiera dell’industria dello spazio. Tuttavia, gli investimenti in venture capital nel settore sono limitati, non esistono competitor in Italia ed i player internazionali con lo stesso focus di investimento sono limitati. A livello mondiale, la Space Economy evidenzia previsioni di crescita significative, da $360 miliardi nel 2018 a $2.700 miliardi nel 2045 e vedrà lo sviluppo delle tecnologie aerospaziali anche verso applicazioni su tutte le principali industrie, come ad esempio le telecomunicazioni, l’agricoltura, la logistica e la meteorologia.

“Stiamo finanziando un’attività pionieristica in un settore strategico per l’economia del futuro come lo spazio – che include anche l’uso di dati e tecnologie spaziali da utilizzare in momenti di emergenza – in linea con la strategia della Commissione Europea per sviluppare l’innovazione” afferma Francesca Bria, presidente di CDP Venture. “Investire in ambito aerospaziale è una priorità strategica per rinnovare il tessuto imprenditoriale italiano e per generare posti di lavoro ad alta specializzazione, in particolare fra i giovani, in sinergia con centri di ricerca avanzati, come il Politecnico di Torino e l’Università di Salerno, che rappresentano delle eccellenze nel campo del trasferimento tecnologico” “Con l’investimento in PSF” – commenta l’amministratore delegato Enrico Resmini – “CDP Venture Capital ha la possibilità di contribuire al lancio di un fondo d’investimento che rappresenta un unicum nel panorama nazionale per strategia e focus, supportando lo sviluppo di un settore tecnologico fondamentale per l’Italia e l’Europa”. “Questo investimento” -aggiunge Resmini – “è in linea con la nostra strategia operativa che privilegia investimenti indiretti volti a sviluppare l’ecosistema complessivo del venture capital italiano, nonché a massimizzare l’effetto moltiplicatore sulle raccolte di capitali dei veicoli stessi”.

Il fondo PSF sarà gestito all’interno di Primomiglio SGR S.p.A. da un team dedicato formato da professionisti qualificati e con esperienze diversificate nell’ambito dell’investimento in startup. Il team sarà affiancato dalla Fondazione E. Amaldi, fondazione di ricerca creata dall’Agenzia Spaziale Italiana, sponsor del progetto, e potrà contare sul supporto di alcune delle principali università italiane come il Politecnico di Torino e l’Università di Salerno, che rappresentano due centri molto attivi nella generazione di spin-off in ambito aerospaziale e digitale.

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La circolare del Viminale che fa infuriare la Lombardia

Un documento del ministero dà l'ok alle passeggiate genitore-figlio. L'assessore Gallera: «Valutiamo un'ordinanza per annullarlo». Colloquio Fontana-Lamorgese.

Bagarre tra il Viminale e le Regioni del Nord più colpite dal coronavirus sull’ennesima circolare inviata dal ministero ai prefetti per fornire «chiarimenti» sul divieto di assembramento e spostamenti. Un genitore, è l’indicazione del Viminale, può camminare con i figli minori «purché in prossimità della propria abitazione». Il documento del Viminale ricorda poi che restano off limits parchi e giardini e che «l’attività motoria generalmente consentita «non va intesa soltanto «come equivalente all’attività sportiva (jogging)». Sul jogging divampa l’ennesima polemica: inizialmente sembra essere vietato, poi il Viminale specifica che non lo è.

Spero che i cittadini ignorino questa folle, insensata e irresponsabile circolare

Giulio Gallera

Lombardia e Veneto vedono nella circolare un allentamento delle restrizioni, e definiscono la circolare una iniziativa «irresponsabile». «Spero che i cittadini ignorino questa folle, insensata e irresponsabile circolare, che stiano a casa e organizzino giochi con i propri figli», attacca l’assessore al Welfare Giulio Gallera, «vedremo se c’è la possibilità di emanare ordinanze che vanifichino (la circolare, ndr)». A stretto giro, il governatore Attilio Fontana spiega: «Ho avuto un colloquio telefonico con il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, la quale mi ha spiegato che non intendeva raggiungere quello scopo e che oggi probabilmente farà uscire un comunicato in cui chiarisce il significato» della circolare.

I PALETTI PER GLI SPOSTAMENTI NEI PRESSI DELL’ABITAZIONE

In attesa di ulteriori chiarimenti, ok anche agli spostamenti nei pressi della propria abitazione «giustificati da esigenze di accompagnamento di anziani o inabili da parte di persone che ne curano l’assistenza, in ragione della riconducibilità degli stessi spostamenti a motivazioni di necessità o di salute». In ogni caso, ribadisce la circolare, «tutti gli spostamenti sono soggetti al divieto generale di assembramento e, quindi, all’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza minima di un metro da ogni altra persona». Il divieto di assembramento, infine, «non può ritenersi violato dalla presenza in spazi all’aperto di persone ospitate nella medesima struttura di accoglienza (ad esempio case-famiglia)». In queste strutture, comunque, «chiunque acceda dall’esterno sarà comunque tenuto al rispetto del divieto di assembramento, della istanza interpersonale di un metro e dall’utilizzo degli occorrenti presidi sanitari (mascherine e guanti)».

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Le buone notizie del 28 marzo contro l’ansia da coronavirus

L'arrivo dei medici dall'Albania, i test istantanei acquistati dal Veneto, un nuovo ospedale in Piemonte. Pillole di ottimismo quotidiane per affrontare l'angoscia da pandemia.

L’emergenza coronavirus è reale ed è giusto affrontarla, così come è giusto rispondere alla domanda di informazioni riguardanti l’interesse pubblico per definizione: la salute. Ma il sovraccarico di notizie genera spesso un allarmismo controproducente. Per questo, abbiamo deciso di cercare di placare il senso di ansia generalizzata con i fatti positivi legati alla pandemia che ogni giorno avvengono, ma nessuno nota. Un piccolo calmante per affrontare la crisi (passeggera).

ARRIVATI I MEDICI DALL’ALBANIA

Sono arrivati a Verona i 30 operatori sanitari (10 medici e 20 infermieri) inviati dall’Albania. All’aeroporto Catullo erano presenti il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia. «Grazie», ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, pubblicando il video del premier albanese Edi Rama che, in italiano, annunciava l’invio del personale sanitario. Nel tweet del premier anche una immagine della bandiera albanese.

IL VENETO ACQUISTA 700 MILA TEST ISTANTANEI DALLA CINA

«Sembra che possiamo essere certi, o quasi certi, che dopo 4-5 giorni di sintomi il test rapido al Coronavirus ci dà già la risposta positiva». Lo ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia. Il Veneto, aggiunge, «ha comprato dalla Cina 700 mila test istantanei che arriveranno la prossima settimana». Zaia ha poi detto che il Veneto «è pronto a somministrare la clorichina a domicilio».

IN PIEMONTE APRE L’OSPEDALE DI VERDUNO

Diventa operativo il 30 marzo, in Piemonte, il nuovo ospedale di Verduno (Cuneo). Il governatore della Regione, Alberto Cirio, e l’assessore alla Sanità, Luigi Icardi, hanno fissato per il pomeriggio di domenica 29 marzo l’ultimo sopralluogo alla struttura che, dopo un cantiere di 15 anni, anticipa di qualche settimana l’apertura per far fronte all’emergenza coronavirus. Sono una trentina i posti letto subito disponibili, con la struttura che verrà implementata passo dopo passo. E sempre il 30 marzo dovrebbe iniziare l’allestimento del presidio sanitario all’interno delle Ogr, le Officine grandi riparazioni utilizzate negli ultimi anni come polo culturale.

COOP POTENZIA I BUONI PER LE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ

Coop aderisce alla richiesta del governo e potenzia i buoni spesa per le famiglie in difficoltà. «Aderiamo alla richiesta avanzata dal governo e siamo disponibili a incrementare con un ulteriore sconto i buoni messi a disposizione dai Comuni per le famiglie in difficoltà economica», si legge in una nota del gruppo. «Chiediamo l’apertura di un tavolo di lavoro con i soggetti interessati dove definire misure applicative in tempi rapidi e omogenee su tutto il territorio nazionale». L’adesione immediata è stata manifestata attraverso una lettera indirizzata alla Presidenza del Consiglio, all’Anci e alla Protezione civile. Con la stessa lettera Coop manifesta appunto anche la volontà di incrementare con un ulteriore sconto i buoni che i Comuni metteranno a disposizione delle famiglie in difficoltà economica.

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L’ufficio stampa dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo scrive a L43

Riceviamo e pubblichiamo dopo l'appello dei medici dell'azienda opedaliera pubblicato dal nostro giornale.

Gentile direttore,

vista la lettera anonima da voi pubblicata, vi diffidiamo dal diffondere ulteriormente notizie non veritiere, non verificate,  che procurano allarme e che screditano dirigenti e responsabili dell’Unità che sta gestendo la pandemia. Non corrisponde alla realtà affermare che i medici «sono costretti a lavorare», né che queste voci anonime rappresentino
«i medici dell’ospedale di Bergamo», come se tutti i medici condividessero queste parole, che negano l’enorme sforzo in atto,  i protocolli attivati per evitare i contagi e le indicazioni al personale.

Vi invitiamo a un maggior senso di responsabilità prima di pubblicare notizie che non hanno alcun fondamento,  che sono dannose per la comunità e per la nostra immagine.

Pertanto riteniamo necessario, e vi invitiamo in tal senso, togliere dalla vostra pagina la lettera in questione e vi informiamo che comunque i nostri uffici legali stanno valutando azioni legali a tutela della nostra immagine e del nostro buon nome. I nostri uffici restano a disposizione, non in maniera anonima ma con nome e cognome, a fornire spiegazioni sul lavoro che stiamo svolgendo.

Vanna Toninelli
Giornalista

Responsabile Comunicazione e relazioni esterne

Gentile signora,
io ho parlato con i medici e naturalmente ho verificato prima di pubblicare. Lei non diffida nessuno, tanto meno noi, ma ha tutto il diritto di chiedere la pubblicazione del suo punto di vista e siamo disponibili a ospitare suoi interventi o quelli di altri medici. Cosa che volentieri facciamo. Non siamo in Cina, tanto meno in Corea del Nord, almeno per ora.

PM

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Matera, trovato il cadavere del bimbo di tre anni scomparso

La mattina del 27 marzo si erano perse le tracce del piccolo. Il corpo è stato scoperto vicino alla foce del fiume Bradano.

È stato ritrovato il cadavere del bambino di tre anni di cui si erano perse le tracce la mattina del 27 marzo a Metaponto di Bernalda, in provincia di Matera. Il corpo è stato trovato nei pressi della foce del fiume Bradano.

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Dopo la riapertura della zona rossa nuovi casi di coronavirus a Codogno

Nella città del Lodigiano si registrano sei positivi in più. Nelle ultime giornate, ha spiegato il sindaco Passerini al Corriere della Sera, il numero era fermo a 268.

La riapertura dell’ex area protetta di Codogno (Lodi) dove fu scoperto oltre un mese fa il primo contagiato da coronavirus avrebbe causato nuovi casi di positività a Covid-19.

Lo scrive il Corriere della Sera secondo il quale dopo settimane di progressivo calo del trend, arrivato anche a toccare l’%, negli ultimi giorni si è registrata una controtendenza. «Abbiamo sei positivi in più», ha spiegato Francesco Passerini, sindaco di Codogno e presidente della Provincia di Lodi. «Nelle ultime giornate eravamo fermi a 268 casi. Un segnale che i divieti introdotti con la zona rossa avevano funzionato».

Il 26 marzo si è registrata anche una impennata dei contagi in Lombardia: più 2.500 persone infettatate, contro le 1.643 di mercoledì. Preoccupante la situazione della provincia di Milano dove i nuovi 848 casi hanno portato il totale dei positivi a 6.922. Un aumento dovuto probabilmente al numero più alto di tamponi eseguiti: poco più di 6 mila il 26 marzo, contro i 4.971 del 25 marzo e i 3.453 del 24 marzo.

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Conte al Senato promette più collaborazione con le opposizioni

Il premier: «Con il decreto aprile altri 25 miliardi» per sostenere imprese, famiglie e lavoratori. Gli aiuti di Cina, Cuba e Russia «non condizionano» la collocazione geopolitica dell'Italia.

Dopo l’intervento andato in scena alla Camera, il premier Giuseppe Conte si è presentato in Senato per un’informativa sulle azioni messe in campo dal governo per contrastare la diffusione del coronavirus. Ha parlato per circa un’ora, promettendo una maggior collaborazione tra maggioranza e opposizioni in vista della scrittura del prossimo decreto economico, il decreto aprile.

IL RICHIAMO AD AZIONI CONCRETE

«Bisogna agire concretamente», ha detto Conte, affinché il sacrificio del personale sanitario in lotta contro l’epidemia «non si perda». Poi ha ripercorso le tappe dell’emergenza e i vari provvedimenti presi dall’esecutivo: «Tutti potranno giudicare il nostro operato. Ma ora è il momento dell’azione e della responsabilità».

SÌ AL DIALOGO CON LA MINORANZA

Il premier ha ribadito l’importanza del dialogo con le opposizioni e ha chiesto al ministro dei Rapporti con il parlamento, Federico D’Incà, di costruire «un più inteso percorso con la minoranza» per la stesura del decreto aprile. Ma anche per il futuro «rilancio del Paese». Dai banchi dell’opposizione, tuttavia, non è arrivato nessun applauso.

GLI AIUTI DALL’ESTERO E LA COLLOCAZIONE GEOPOLITICA DELL’ITALIA

Conte ha spiegato che il decreto aprile varrà altri 25 miliardi di euro, per sostenere famiglie, imprese e lavoratori. Ha rimarcato la necessità del varo in sede europea dei coronabond e ha chiarito che «la collocazione geopolitica dell’Italia non può essere condizionata dagli aiuti» ricevuti da Cina, Cuba e Federazione russa.

RENZI ELOGIA IL DISCORSO DEL PREMIER

Al termine del discorso del premier, il leader di Italia viva Matteo Renzi ha speso parole di elogio: «Bisogna dargli atto che ha interrotto le dirette su Facebok di Casalino. Ha un compito difficile sulle spalle. Noi possiamo dirgli che siamo a disposizione per lavorare assieme». Tuttavia ha rivendicato il suo diritto di critica: «Sono stato accusato di fuoco amico. Va bene l’unità, ma non si può smettere di fare politica. Prima del coronavirus c’era tensione con Conte, stavamo pensando a soluzioni alernative. Ora c’è da stare tutti insieme, tutti vanno sostenuti e aiutati».

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Emergenza coronavirus, Draghi entra a gamba tesa sull’Europa

L'ex presidente della Bce chiama all'azione immediata in un intervento sul Financial Times. E contro i rigoristi invoca misure a sostegno dell'economia senza curarsi dell'aumento del debito.

«Ci troviamo di fronte a una guerra contro il coronavirus e dobbiamo muoverci di conseguenza»: «il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile». Mario Draghi torna a parlare e, con una lunga analisi pubblicata sul Financial Times, racconta come va declinato il nuovo “whatever it takes”.

NECESSARIO AUMENTARE LA LIQUIDITÀ

Un intervento che arriva proprio mentre in Italia riaffiora il dibattito su un suo ruolo in politica di chi lo vedrebbe come un possibile capo di governo, e nel quale non nasconde che è ora il momento di decisi interventi pubblici finalizzati ad aumentare la liquidità, anche a costo di far aumentare – come è scontato – il debito pubblico. «I livelli di debito pubblico devono salire. Ma l’alternativa sarebbero danni ancora peggiori all’economia, rappresentati dalla distruzione permanente delle attività produttive e quindi della base di bilancio», scrive Draghi, con quella che sembra una inversione a u rispetto alla sua filosofia di riduzione del debito.

DEBITO PIÙ ALTO COME CARATTERISTICA PERMANENTE

Una frase che racconta meglio di tutte la difficoltà che stiamo vivendo, visto che la pronuncia l’ex presidente della Bce sempre pronto a bacchettare i governi per la necessità di controllare la spesa, mettere a posto i conti e, soprattutto, impegnarsi per la riduzione del debito. «È già chiaro che la risposta» alla guerra contro il coronavirus «deve coinvolgere un significativo aumento del debito pubblico». «La perdita di reddito del settore privato»- scrive nella sua analisi – dovrà essere eventualmente assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci dei governi. Livelli di debito pubblico più alti diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e sarà accompagnata da una cancellazione del debito privato». Come dire, si tratta di un intervento non certo convenzionale.

I RIFERIMENTI ALL’ECONOMIA DI GUERRA

Del resto i riferimenti sono quelli di un’economia bellica e le «guerre sono state finanziate da aumenti del debito pubblico. Durante la Prima guerra mondiale. In Italia e in Germania fra il 6 e il 15% delle spese di guerra in termini reali sono state finanziate con le tasse». Uno dei concetti base è la velocità di azione, l’altro il ruolo dell’Europa. «La velocità del deterioramento dei bilanci privati, causata da uno shutdown che è inevitabile e opportuno» – scrive – deve incontrare «un’uguale velocità nel dispiegare i bilanci dei governi, mobilitare le banche e, come europei, sostenerci uno con l’altro in quella che è evidentemente una causa comune».

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