Cinema chiusi: i film da vedere in streaming a casa

Le misure contro il coronavirus impongono di evitare luoghi affollati. E quindi anche le sale. Quindi, come fare? Occorre sistemare il divano, prendere un qualsiasi dispositivo elettronico, collegarsi a internet e seguire questa breve guida.

Andare al cinema, ai tempi del coronavirus, non è proprio semplice. Buona parte dei cittadini del Nord non può fisicamente. Ma anche per chi abita più a Sud, le notizie non sono buone perché alcuni film (Si vive una volta sola di Carlo Verdone, Lupin III – The First, Volevo Nascondermi e molti altri) sono stati temporaneamente sospesi. «Quindi, come facciamo?», vi starete chiedendo. Cari cinefili, non vi preoccupate: la soluzione è molto semplice ed è a portata di “clic”.

IL CINEMA A CASA

Basta un qualsiasi dispositivo elettronico, connesso a internet, per poter accedere a siti web a applicazioni che offrono servizi di streaming. Per alcuni è necessario l’abbonamento mensile, per altri, invece, basta l’acquisto o il noleggio una tantum. Scopriamo cosa offrono i cataloghi digitali dei principali servizi di streaming.

NETFLIX

Per quanto riguarda Netflix, serve necessariamente un abbonamento mensile. Per fortuna, ogni nuovo account ha a disposizione un mese di prova gratuito. Tra i film in catalogo a febbraio 2020, tra nuove pellicole e classici assolutamente da recuperare, vi consigliamo questi.

I PIÙ RECENTI

Storia di un matrimonio
The Irishman
Un posto tranquillo
Blade Runner 2049

DRAMMATICI

Whiplash
Se mi lasci ti cancello
La grande scommessa
Le ali della libertà
La teoria del tutto
Rush
12 anni schiavo
Lei

I GRANDI CLASSICI

Il padrino
American Histoy X
Jurassic Park
Quella sporca dozzina
Il Mago di Oz
Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato
Salvate il Soldato Ryan
Lo squalo
Forrest Gump
Colazione da Tiffany
Scarface

Blade Runner

PER I FAN DI MARTIN SCORSESE

Quei bravi ragazzi
The Departed
The Wolf of Wall Street

PER I FAN DI QUENTIN TARANTINO

Pulp fiction
Kill Bill Vol. 1
Kill Bill Vol. 2
Le iene

PER I FAN DI STANLEY KUBRICK

2001: odissea nello spazio
Arancia meccanica

PER I FAN DELLO STUDIO GHIBLI

Il mio vicino Totoro
Il castello nel cielo
Kiki – Consegne a domicilio
Porco Rosso

AMAZON PRIME VIDEO

Anche Prime Video, il servizio streaming di Amazon, ha nel suo catalogo alcuni titoli molto interessanti, da recuperare assolutamente in attesa che l’attività cinematografica torni regolare:

Il cavaliere oscuro – Il ritorno
Lady Bird
Quarto potere
Rocketman
Arrival
Il signore degli Anelli – La compagnia dell’anello
Ritorno al futuro
Il magico mondo di Amelie
Mad Max – Fury Road

SKY

Per quanto riguarda Sky, il discorso è leggermente diverso. A fianco dell’offerta in abbonamento, c’è anche quella di “Primafila”, ovvero il servizio a noleggio.

SKY IN ABBONAMENTO

Aquaman
Lo Hobbit
Ted Bundy – Fascino criminale

SKY PRIMAFILA

C’era una volta… a Hollywood
Joker
Ad Astra
Il re leone
Rambo – Last Blood

Gemini Man

INFINITY

Anche il servizio di streaming di Mediaset, Infinity, ha qualche asso nella manica. Nel catalogo, infatti, si può trovare:

C’era una volta… a Hollywood
Dunkirk
A star is born
La grande bellezza
Il cavaliere oscuro
Il traditore
Grand Budapest Hotel
Matrix
Dogman
Tre manifesti a Ebbing, Missouri

GOOGLE PLAY FILM

Per quanto riguarda Google Play Film, si punta maggiormente sui titoli molto recenti. In questo caso, però, si tratta di acquisti e noleggi una tantum. E un singolo film può costare da 0,99€ a 13,99€. Tra i più visti, ci sono:

Spiderman – Far From Home
Downton Abbey – Il film
Yesterday
It – Volume 1
It – Volume 2
Avengers – Endgame
Harry Potter – La serie completa
Animali fantastici e dove trovarli – La serie completa
Suicide Squad

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Sophia Loren su Netflix torna al cinema dopo 10 anni

La diva protagonista de "La vita davanti a sé", film diretto dal figlio Edoardo Ponti. In uscita nella seconda metà del 2020.

La vita davanti a sé, il film con il premio Oscar Sophia Loren, sarà in esclusiva su Netflix. Diretto dal figlio dell’attrice, Edoardo Ponti, e scritto da Ugo Chiti e dallo stesso Ponti, il film uscirà nella seconda parte del 2020 in tutto il mondo. Accanto a Sophia Loren fanno parte del cast Ibrahima Gueye, Renato Carpentieri e Massimiliano Rossi. Loren interpreta Madame Rosa, una superstite dell’Olocausto che si prende cura dei figli delle prostitute nel suo modesto appartamento a Bari. Accoglie anche Momo, un dodicenne senegalese che l’ha derubata. Insieme supereranno la loro solitudine, formando un’insolita famiglia. Il film è l’adattamento contemporaneo del bestseller internazionale La vie devant soi di Romain Gary.

«NESSUNO HA L’AMPIEZZA DI RESPIRO DI NETFLIX»

La vita davanti a sé è prodotto da Palomar Mediawan Group, con il supporto di Impact Partners Film Service, Artemis Rising Foundation, Foothills Productions, Another Chapter Productions e Scone Investments. «Non potrei essere più felice di collaborare con Netflix per un film così speciale», ha commentato la Loren, «nella mia carriera ho lavorato con tutti gli studios più importanti, ma posso dire con certezza che nessuno ha l’ampiezza di respiro e la diversità culturale di Netflix. Ed è proprio questo che apprezzo particolarmente. Hanno capito che non si costruisce una casa di produzione globale senza coltivare talenti locali in ogni paese, senza dare a queste voci l’opportunità di essere ascoltate. Tutti hanno il diritto di essere ascoltati, il nostro film parla proprio di questo e proprio questo è quello che fanno a Netflix».

NETFLIX: «ONORATI DI AVERLA»

Ted Sarandos, Chief Content Officer di Netflix, ha sottolineato: «Sophia Loren è una delle attrici più importanti e celebrate di tutto il mondo. Siamo onorati di dare il benvenuto a lei, a Edoardo e al team che ha portato questo film nella famiglia di Netflix. La vita davanti a sé è una storia bella e coraggiosa che, proprio come Sophia, affascinerà il pubblico in Italia e in tutto il mondo».

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Per l’autrice di “Luna nera” c’è un disperato bisogno di streghe

Sbarca su Netflix la serie tv italiana ispirata al romanzo di Tiziana Triana. Un fantasy che guarda all'emancipazione femminile. L'autrice: «Viviamo una risignificazione dell'essere donna oggi».

Donne libere, ribelli, che vogliono essere padrone del proprio destino e che per questo venivano mandate al rogo. Ecco cosa sono state le streghe, entrate nell’immaginario collettivo come mostri, personaggi dell’incubo, schiave del maligno.

Donne perseguitate da una società superstiziosa, patriarcale e sessista, che tornano d’attualità in un contesto contemporaneo segnato dai nuovi movimenti femministi. Donne che sono protagoniste di Luna nera, la nuova serie tutta italiana di Netflix online dal 31 gennaio 2020, ispirata all’omonimo romanzo scritto da Tiziana Triana (Sonzogno, 528 pagine, 19 euro), sceneggiatrice dello show con Laura Paolucci (L’amica geniale) e Francesca Manieri (Il miracolo).

Un prodotto televisivo che non è certo unico nel suo genere, piuttosto molto ben accompagnato da esempio come Le terrificanti avventure di Sabrina (giunto alla terza stagione, sempre su Netflix), e A discovery of witches (Sky). Dopo i vampiri e gli zombie, sembra arrivato il loro momento.

DOMANDA. Le streghe sono tornate?
RISPOSTA. Mi piace dire che le streghe non se ne sono mai andate. Chi tentava di bruciarle in realtà metteva al rogo donne ribelli, che non si conformavano alla norma, ribelle, con dei saperi non riconosciuti. La persecuzione prosegue nei secoli.

Però qualcosa è cambiato.
Sì, ora l’immagine della strega nella fantasia collettiva è mutata. Prima erano vecchie, brutte, simili alla Befana, ora sono super cool. Sono donne di solito molto belle e forti, come la Malefica di Angelina Jolie. Donne determinate che decidono del proprio destino, moderne, contemporanee. È un processo che si staglia all’interno di una risignificazione dell’essere donna oggi.

Perché ce n’è ancora bisogno?
C’è sempre bisogno delle streghe, di qualcuno che riesca a spostare l’asticella del miglioramento del mondo. È quello che fanno i collettivi femministi, le donne-streghe di oggi. Non solo per se stesse. Un mondo migliore per le donne è un mondo migliore per tutti, mentre non possiamo dire il contrario. La storia ha dimostrato che un mondo migliore per gli uomini non è necessariamente migliore per le donne.

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Tiziana Triana, autrice di “Luna nera”. (Lavinia Azzone)

Un mondo governato da donne sarebbe migliore?
Non necessariamente. Penso però che dopo secoli di potere maschile, forse, è venuto il momento di portare un modo diverso di governare. Quello che per me tende a fare un collettivo femminista nella più alta accezione del termine è la possibilità di dare a tutti il potere di cambiare il mondo per il meglio.

Il suo romanzo è ambientato nel 1600. Perché?
Il 1600 è un secolo meraviglioso, pieno di contraddizioni, quello della rivoluzione scientifica, di Galileo e Keplero, che inizia bruciando Giordano Bruno e finisce con l’avvio dell’Illuminismo. E al suo interno c’è stato l’apice della seconda ondata della caccia alle streghe. Un’ondata sanguinosa, con circa 100 mila persone perseguitate, la stragrande maggioranza donne, e la metà circa di queste giustiziate. La maggior parte delle condanne a morte fu emessa da tribunali secolari, non dall’Inquisizione, che però, certamente, portò avanti l’ideologia alla base della persecuzione.

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Antonia Fotoras, protagonista di “Luna nera”.

Chi erano le streghe all’epoca?
Perlopiù donne povere, ai margini della società, anziane senza la possibilità di difendersi. In parte, forse, anche mentalmente disturbate. Ma pure donne che avevano saperi fra le mani: mediche, ostetriche, levatrici, chirurghe e chimiche ante-litteram. La loro conoscenza spaventava tantissimo le istituzioni di allora. La Chiesa, lo Stato, il patriarcato non riconoscevano questo potere e toglievano a queste donne la legalità escludendole dal sistema delle corporazioni.

E che cosa è oggi una strega?
Premessa: oggi non è necessario essere una donna per essere identificati come strega. Streghe sono tutte quelle persone che non vedono riconosciute le proprie esistenze, i propri diritti. E combattono. Se prima le bruciavano col fuoco, ora c’è un modo diverso di perseguitarle.

Anche la mitologia è cambiata rispetto al recente passato. C’è meno horror e più critica sociale.
Assolutamente sì. Prima le streghe erano legate al satanismo, erano la personificazione del male in terra, le puttane di Satana, ovviamente, mentre gli stregoni potevano lavorare al pari del diavolo, evocarlo, agire con lui. Adoro Sabrina per la sua capacità di giocare col mito del satanismo, di trasformare il presunto satanismo delle streghe in una ricerca di libertà e voglia di conoscenza. D’altra parte anche Lucifero era un angelo caduto perché anelava al sapere. Questo è rimasto addosso alla strega: voglia di conoscenza a autodeterminazione.

Il #MeToo ha agevolato la pubblicazione di un romanzo del genere? Non potrei dire il contrario, sarei ipocrita a negare che questo è un momento in cui il protagonismo femminile e femminista nell’immaginario collettivo aiuta un certo tipo di prodotti, da Luna Nera a Sabrina passando per Maleficent. Anche la Disney sta attraversando un cambiamento epocale. È un momento positivo per raccontare modelli altri, e sono le nuove generazioni che lo chiedono. Non prendiamoci in giro, in una società capitalista noi donne siamo una fetta di mercato non ancora sfruttata pienamente, e questi prodotti vengono cavalcati dal mercato.

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Un fotogramma di “Luna nera”.

Lo chiamano femminismo pop. Per lei è un bene o un male?
Io sono molto laica rispetto al tema. Ci siamo dovute subire millenni di maschilismo pop e non pop, non vedo perché dobbiamo criticare oggi che il femminismo possa andare di moda. Anche se annacquato, alleggerito, il femminismo può solo far bene a questa società che è ancora maschilista e non paritaria.

Il suo libro è femminista. E lei?
Sì, sono decisamente femminista. Di tutti gli -ismi della mia vita, il femminismo è quello che mi è rimasto attaccato addosso e lo rivendico tantissimo. È parte integrante della mia formazione culturale ma anche a livello di attivismo. Ho iniziato da giovane a fare politica “mista” dentro Rifondazione comunista, poi sono passata alle compagne femministe e lì sono rimasta. Con meno attivismo di prima ma con lo stesso immutato interesse verso i movimenti che si stanno formando. A partire da Non una di meno, che ha una potenza radicale che adoro.

L’editoria è maschilista?
La società ha ancora tanto da lavorare e anche l’editoria ne è uno specchio. Ma se devo essere sincera, è uno di quei casi in cui il protagonismo delle donne sta sicuramente prendendo piede. Abbiamo scrittrici come Stefania Auci, che ha venduto 300 mila copie, altre che sono diventate opinioniste di riferimento per la società, come Michela Murgia, Concita De Gregorio, Chiara Valerio. Certo, la differenza tra il numero di uomini che scrivono e dirigono un giornale e le donne che lo fanno è ancora tanta. Il potere economico è ancora nelle mani degli uomini, lì c’è tanto da fare.

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Lei ha lavorato alla serie tv di Netflix. Come è stato?
Era la mia primissima esperienza come sceneggiatrice ed ero spaventatissima. Per fortuna ero circondata da delle professioniste vere, tra le migliori in Italia, come Laura Paolucci e Francesca Manieri. È un tipo di scrittura che ha regole diverse, bisogna creare un’altra storia. Quello che mi interessava è che restassero i temi alla base del libro. Ed è così.

Chi ha paura delle donne libere?
Mi piacerebbe rispondere chi libero non riesce a essere. In realtà, però, le donne libere fanno paura anche a chi rappresenta lo status quo e teme qualunque cosa che minacci la sua esistenza e il suo privilegio.

Esiste ancora la caccia alle streghe?
Sicuramente esiste tuttora una caccia alle streghe. Non veniamo più bruciate in piazza fisicamente, ma veniamo bruciate in piazza mediaticamente. Con gli insulti online ogni volta che una donna si permette di alzare la voce, che esce dal recinto di ciò che si può dire e ciò che non si può. Ci richiedono la morbidezza, se non siamo così veniamo colpite pesantemente. Per non parlare dell’attacco diretto agli obiettivi raggiunti nel corso del tempo, alla libertà di disporre del proprio corpo, della propria vita, della propria sessualità.

È una guerra alla donne?
Sì, ma loro sanno che perderanno, la società va avanti e non la si può fermare. Ed è per questo che sono così arrabbiati.

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Perché la terza stagione di Mindhunter potrebbe uscire dopo il 2020

La serie Netflix ideata da David Fincher potrebbe prendersi una pausa. Parola del protagonista Groff. Il regista è infatti impegnato sul set del suo nuovo film.

Mindhunter è una serie che si prende i suoi tempi. Non solo per raccontare le ricerche degli agenti Fbi Holden Ford e Bill Tench, ma anche per la sua stessa realizzazione. Tra la prima e seconda stagione la gestazione è stata di almeno 2 anni, e adesso per la terza potrebbe passare anche più tempo.

FINCHER IMPEGNATO SUL SUO NUOVO FILM

La conferma arriva da un’intervista di Jonathan Groff, l’attore che interpreta l’agente Ford, all’Hollywood Reporter. Groff non ha fatto cenno a conferme o inizio delle riprese, ma ha spiegato che per riprendere i lavori bisognerà attendere che David Fincher, creatore della serie, finisca il suo prossimo film. Il regista di Fight Club e The Social Network, sta lavorando a Mank, un biopic su Herman J. Mankiewicz, sceneggiatore di Quarto Potere.

COSA DI DICE DI MANK

Il film, che nel cast annovera Gary Oldman, Amanda Seyfried e Lily Collins, è attualmente in lavorazione e le riprese dovrebbero terminare all’inizio del 2020, con possibile diffusione in autunno, in tempo per prendere parte alla corsa a Golden Globe e Oscar. Questo significa che difficilmente Mindhunter vedrà la luce prima del 2021, forse addirittura nel 2022.

GLI ALTRI LAVORI DI FINCHER CON NETFLIX

Su tutto questo ovviamente manca ancora il via libera di Netflix e dei produttori della serie, tra i quali Charlize Theron. Secondo John Douglas, l’autore del libro che ispirato la serie, ci sarebbero ancora molti crimini e serial killer da raccontare ed esplorare. Ma a preoccupare i fan della serie ci sono anche altri programmi di Fincher. Secondo il sito Deadline il cineasta di Denver potrebbe lavorare alla realizzazione come sceneggiatore e produttore esecutivo di una nuova serie Netflix ispirata Chinatown, film del 1974 di Roman Polanski.

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