Con l’accordo sui migranti via libera al decreto Rilancio

Intesa sulle regolarizzazioni di colf e braccianti per sei mesi. Alle 14 il consiglio dei ministri che deve dare il via libera a 10 miliardi per la cig, sei alle pmi, quattro per il taglio Irap. Tutte le novità.

Con l’accordo sulle regolarizzazioni, arriva il decreto Rilancio da 55 miliardi, per il quale è previsto in consiglio dei ministri alle 14. Dieci miliardi per la cig, 6 alle pmi, 4 per il taglio dell’irap, 6 per le pmi, 5 a sanità e sicurezza, 2,5 per turismo e cultura, 2 alla messa a norma delle attività. La ministra dell’Agricoltura Bellanova: un permesso di lavoro di 6 mesi per milioni di persone, ha vinto la dignità, ora tutele. La ministra dell’Interno Lamorgese: dignità a colf e braccianti, garantire legalità ed esigenze del mercato del lavoro.

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Serve un governo e questo non lo è

Basta chiacchiere su migranti, Mes e mascherine. Se Conte non è capace di fare un salto di qualità, deve saltare e lasciare il posto.

L’Italia, sempre ma soprattutto nel tempo del Covid, ha bisogno di un governo. Quali caratteristiche deve avere questo governo? Deve essere innanzitutto autorevole. L’autorevolezza non significa il consenso bulgaro, ma che il governo sappia comandare la macchina dello stato, sappia prendere decisioni tempestive, indichi ai cittadini i comportamenti che in fase di emergenza si possono temere o no, sappia guidare il sistema regionale, dia agli imprenditori prospettive serie in tempi stabiliti, sappia alleviare le sofferenze dei più poveri.

BASTA CON LE CHIACCHIERE

Queste cose le può fare un governo di sinistra o di destra. A scelta vostra, io ovviamente ho la mia scelta. Non è necessario che questo governo abbia applausi o like sui social, l’importante è che faccia. Una volta Cuore fece l’elenco delle correnti del Pci, che ufficialmente non esistevano, e ne indicò una a guida Gerardo Chiaromonte, storico leader riformista, che aveva come nome “Basta con le chiacchiere”. Ecco: basta con le chiacchiere. Con quelle sui migranti, sul Mes, sulle mascherine ecc. ecc.

UNA SITUAZIONE DI PERICOLO, A PARTIRE DA SILVIA ROMANO

Senza un governo con queste caratteristiche diventa difficile anche la cosa più semplice e si discute di stupidaggini ogni giorno che dio manda in terra. I giornali di destra stanno massacrando la povera Silvia creando attorno a lei una situazione di pericolo che merita di essere vigilata. Un governo serio, in via informale, suggerisce alla prefettura di Milano di non perdere tempo nel darle la tutela. Magari il conto lo mandiamo a Feltri.

SULLE MASCHERINE SI MUOVA IL MINISTRO DEGLI INTERNI

Mancano la mascherine? Oppure ci sono nei depositi delle regioni? Il ministro degli Interni scateni l’inferno e trovi le mascherine e se 0,50 non è remunerativo per i farmacisti (e non lo è) si stabilisca un prezzo equo.

Il Mes, basta con le chiacchiere appunto, chissenefrega delle opinioni dei 5 stelle. Più parlano, più l’Italia appare un debitore inaffidabile.

ORGANIZZAZIONI CRIMINALI IN PIENA FASE 3

E poi occhio a quel che succede nel grande mondo della piccola e media distribuzione: usurai, finanziamenti fasulli ad esercizi per riciclare denaro sporco. Anche le organizzazioni criminali sono uscite dal letargo della Fase 1 e sono in piena Fase 3.

Queste cose ed altre le può fare un governo vero.

Soprattutto una deve fare. Abbiamo sempre saputo qual era la collocazione internazionale dell’Italia. Ora invece c’è chi tira per Putin e chi per la Cina. L’innamoramento cinese è trasversale. Dovremmo essere, invece, europeisti e atlantisti. Invece siamo tornati una Italietta che si è messa sul mercato. Uno squallore prima che un errore.

O CONTE FA IL SALTO DI QUALITÁ O DEVE SALTARE

Questo governo che servirebbe con tutta evidenza non è il governo Conte. Penso che il premier abbia fatto cose che altri suoi sodali giallo verdi non avrebbero mai fatto. Ha avuto alle spalle un partito generoso, il Pd. Ora non basta più. Ora serve un salto di qualità, o lui fa il salto o deve saltare e lasciare il posto a un altro.

P.S. Leggo che fra qualche giorno questo giornale chiuderà. Mi dispiace molto e sono grato alla redazione e a Paolo Madron pe lo spazio di libertà che mi hanno dato. Io scendo qui. I funerali non mi piacciono.

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Bimbo morto in Grecia in un incendio al campo per migranti

L'episodio avvenuto a Moria, sull'isola greca di Lesbo. Il piccolo aveva sei anni. Le fiamme forse dalla cucina.

Un bambino di sei anni è morto a causa di un incendio scoppiato nel campo per migranti e rifugiati di Moria, sull’isola greca di Lesbo. Lo ha riferito Cnn Greece. Secondo le prime indicazioni, l’incendio potrebbe essere scoppiato in una cucina di fortuna nel campo. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, ma per il piccolo non c’era più nulla da fare. È stata aperta un’inchiesta.

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L’emergenza coronavirus in Italia vista dai migranti in Nord Africa

Dalle coste del Nord Africa le partenze sono diminuite. Ma solo per via delle condizioni del mare. Riprenderanno con la primavera. Il rischio del contagio al di là del Mediterraneo non preoccupa chi vuole partire. «Non c’è razionalità che possa fermare chi fugge da guerre e torture e ha investito tutto per questo viaggio», spiega una attivista.

Contagion area. Zone de contagion. Mintaqat aleadwaa. La notizia dell’emergenza coronavirus in Italia è arrivata dall’altro lato del Mediterraneo.

Nei centri di detenzione della Libia e nelle case che nascondono i migranti sulle coste della Tunisia e del Marocco, le voci corrono veloci di bocca in bocca, di dialetto in dialetto.

Ora tutti sanno che il Paese meta del loro viaggio verso la salvezza ha un grosso problema da affrontare. Le Ong che monitorano i barconi in mare hanno registrato una diminuzione delle partenze, ma nell’ultima settimana il mare è stato molto agitato. «Potrebbe essere solo una casualità», spiegano le organizzazioni umanitarie, «ben presto si tornerà a partire, soprattutto man mano che il clima diventerà più mite e il mare più calmo». Secondo i dati forniti dall’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), dal 28 febbraio non ci sono stati arrivi sulle coste italiane mentre gli sbarchi non si sono mai interrotti sulle isole greche e sulle coste spagnole. Una cosa appare certa: secondo le organizzazione nordafricane, il coronavirus in Italia non scoraggerà i migranti.

Migranti in un centro di Tripoli (Getty Images).

«PER CHI SCAPPA DALLA GUERRA IL VIRUS È L’ULTIMO DEI PROBLEMI»

«La percezione della situazione non può essere oggettiva fuori dall’Italia», racconta a Lettera43.it Mustapha Abdelkabir, presidente dell’Osservatorio tunisino sui diritti umani, «e per chi scappa dall’orrore, contrarre un virus è il più piccolo dei problemi. Non spaventa certo più di torture, guerre, rapimenti». Lo confermano i volontari delle associazioni marocchine che si occupano di coloro che vogliono partire alla volta del nostro Paese. Si tratta per lo più di uomini e donne che arrivano dall’Africa subsahariana.

LEGGI ANCHE: Le rotte dell’immigrazione che preoccupano il Marocco

«Non hanno paura», dice la giovane attivista Nadja Assan, «anche se ho spiegato loro che è pericoloso arrivare in Italia in questo periodo, perché ci si può ammalare. Mi rispondono alzando le spalle, perché dopo aver attraversato a piedi il deserto, scampato a guerre e violenze, ormai l’obiettivo verso la salvezza è quasi a portata di mano. Non c’è razionalità che possa fermare chi ha investito tutto per questo viaggio», aggiunge l’attivista che tra l’altro ha parenti in Italia ed è molto preoccupata.

Il salvataggio di alcuni naufraghi nelle acque libiche (Getty Images).

MANCANO I SOCCORSI IN MARE

Secondo Alarm Phone, la linea telefonica diretta di supporto per persone che attraversano il Mar Mediterraneo verso l’Ue, non è escluso che possano partire altre imbarcazioni dalle coste del Nord Africa, ma il problema è che in questo momento in mare non c’è quasi nessuno che possa correre in loro soccorso. La situazione è ancora molto confusa e le Ong non sanno se e quando potranno ripartire. L’11 marzo è partita verso la zona Sar libica la nave spagnola Aita Mari, ma restano i problemi legati agli sbarchi. Dopo un salvataggio, se e quando viene concesso il porto, resta infatti l’obbligo di quarantena a bordo, come accaduto per la nave Sea Watch a fine febbraio.

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L’APPELLO DELLE NAZIONI UNITE PER GARANTIRE CURE A TUTTI

Intanto l’emergenza coronavirus ha spinto le Nazioni Unite a lanciare un appello di emergenza per raccogliere decine di milioni di dollari per proteggere i rifugiati vulnerabili. «Sarebbe necessario un importo iniziale di 33 milioni di dollari per rafforzare il sistema di prevenzione e risposta», ha affermato Filippo Grandi, Alto Commissario dell’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr). A oggi, non sono stati segnalati casi di contagi da Covid-19 nelle comunità di rifugiati e richiedenti asilo ma per l’Agenzia è necessario garantire a tutti cure e accesso alle strutture sanitarie.

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Nuovi scontri al confine greco tra polizia e migranti

Lanci di lacrimogeni e pietre alla frontiera. Mentre Ankara parla di 142 mila profughi in cammino verso l'Europa.

Nuovi scontri al confine tra Turchia e Grecia, dove continuano a essere accampati migliaia di migranti che cercano di entrare nell’Ue. La polizia di frontiera di Atene ha sparato gas lacrimogeni e getti di cannoni ad acqua contro gruppi di persone che cercavano di oltrepassare la frontiera, mentre gli agenti turchi hanno risposto con lacrimogeni lanciati verso il lato greco. Lo riferiscono media locali.

PER ATENE LA TURCHIA HA FORNITO AI PROFUGHI UTENSILI PER TAGLIARE LE RECINZIONI

I migranti hanno risposto ai respingimenti con lanci di pietre. Fonti governative greche accusano la Turchia di aver compiuto «attacchi coordinati» per «aiutare i migranti ad attraversare la recinzione sulla linea di confine». Atene denuncia inoltre che Ankara avrebbe fornito ai profughi utensili per tagliare o danneggiare le recinzioni. La mattina del 6 marzo sono stati sgomberati alcuni accampamenti di migranti. Migranti che sono stati trasferiti su alcuni autobus. Non è ancora chiaro tuttavia se si tratta di uno spostamento lungo il confine o se le autorità di Ankara abbiano iniziato ad allontanarli progressivamente dalla frontiera.

OLTRE 140 MILA MIGRANTI VERSO IL CONFINE GRECO

Complessivamente, è salito a 142.175 il numero dei migranti che – secondo il ministro dell’Interno turco Suleyman Soylu – si sono diretti dalle zone interne del Paese verso la frontiera con la Grecia per cercare di entrare nell’Ue, dopo che il governo di Ankara ha annunciato una settimana fa che non li avrebbe più fermati. Il 5 marzo Soylu aveva parlato di 138 mila persone. Atene ha confermato finora circa 35 mila tentativi illegali di attraversamento impediti.

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«Si può ‘sparare’ sui migranti?» Per l’Ue «dipende dalle circostanze»

Così ha risposto il portavoce della Commissione europea ai giornalisti che hanno chiesto conto del comportamento delle guardie di frontiera della Grecia al confine con la Turchia.

Dopo quello che sta succedendo alla frontiera tra Grecia e Turchia, con le forze dell’ordine turche che invitano i migranti a superare il confine con l’Ue e quelle greche che li respingono, anche utilizzando gas lacrimogeni e proiettili di gomma, a Bruxelles i giornalisti hanno chiesto se il comportamento della polizia ellenica, che è anche sostenuta da Frontex, è legale. Ma la Commissione europea, che è il “guardiano dei trattati” e quindi teoricamente del diritto europeo, ha evitato di prendere posizione. Il primo portavoce dell’esecutivo Eric Mamer ha detto: «La Commissione non può commentare e giudicare una situazione eccezionale». «Tutto», ha spiegato, «dipende dalle circostanze». I giornalisti hanno provato a riporre la domanda per tre volte. Alla fine sono stati spenti i microfoni.

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Migranti, Ankara si mobilita per fermare i respingimenti

Il governo invia 1000 agenti al confine greco. Quasi 139 mila persone si starebbero muovendo per raggiungere l'Europa. L'Ue cerca di mediare: «Vogliamo avere un dibattito sereno con Ankara».

Continuano le accuse reciproche tra Turchia e Grecia sulle spalle dei migranti.

Il 5 marzo, il ministro dell’interno di Ankara Suleyman Soylu ha annunciato l’invio al confine di 1.000 agenti delle forze speciali per evitare i respingimenti da parte delle guardia di frontiera elleniche. Gli agenti, che saranno «pienamente equipaggiati», agiranno lungo «tutto il confine» nella zona del fiume Evros (Meric in turco), frontiera naturale tra i due Paesi, ha spiegato Soylu.

Il 4 marzo Ankara aveva nuovamente accusato la Grecia di respingimenti violenti anche con l’utilizzo di proiettili veri che avrebbero causato un morto e cinque feriti. Accuse che Atene aveva rispedito al mittente, negando ogni responsabilità.

QUASI 139 MILA MIGRANTI DIRETTI VERSO LA FRONTIERA

Giovedì la guardia costiera turca ha riferito di aver soccorso nel mar Egeo 130 migranti e rifugiati, in maggioranza siriani e afghani, tra cui donne e bambini, che sarebbero stati respinti dai greci mentre cercavano di raggiungere le isole dove nell’ultima settimana sono sbarcate oltre 1.700 persone. Sempre secondo il governo turco sono 138.647 i migranti diretti dalle zone interne del Paese verso la frontiera greca dopo l’annuncio che Ankara non li avrebbe più fermati. Atene ha confermato finora 24 mila tentativi illegali di attraversamento impediti.

LA CROAZIA PRONTA A SUPPORTARE LA GRECIA

Con la Grecia si è schierata la Croazia che si è detta pronta a inviare nell’Egeo un altro pattugliatore. Una prima nave, infatti, già da tempo assiste la polizia greca nei controlli davanti alle coste turche. Inoltre, Zagabria sta considerando anche di inviare un contingente di agenti di frontiera terrestri per dare manforte ai greci.

L’EUROPA CERCA DI MEDIARE CON ANKARA

L’Europa che per bocca della presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva ringraziato la Grecia per essere il «nostro scudo», cerca di ricucire con la Turchia. Secondo l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell gli aiuti ad Ankara non sono sufficienti «dato che oggi la situazione è diversa da quella nel 2016» quando fu raggiunto l’accordo sugli aiuti finanziari in cambio del contenimento dei migranti. «L’Ue continuerà ad aiutare la Turchia, ma dobbiamo essere chiari e dire che spingere le persone verso i confini non può essere una soluzione per nessuno, e in più espone a rischi questi migranti», ha aggiunto.

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«Non vogliamo che i migranti siano attirati da false promesse, vogliamo avere un dibattito sereno con la Turchia sulla cause della crisi dei rifugiati e per farlo dobbiamo ristabilire la serenità sul campo alle frontiere e questo è il messaggio della Ue», ha sottolineato il portavoce della commissione europea Eric Mamer. «Siamo al centro di un processo diplomatico, è importante che i contatti continuino e che non si rompano i fili del dialogo, tutti gli attori politici della commissione hanno detto che stanno lavorando a soluzioni sul campo, e ciò non si risolve con una sola visita ad Ankara».

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Migranti, lo squadrismo greco che non disturba l’Ue

Pallottole mortali al varco terrestre con la Turchia. Arresti. Migliaia di fermi nei centri sulle isole. Richieste di asilo congelate. Mentre Bruxelles ringrazia per la protezione delle frontiere. Ecco perché se Erdogan è un cinico, Atene è incivile.

Non sono le acque libiche, ma quelle della Grecia. Si stenta a crederci, guardando le riprese chiarissime dei profughi in arrivo dalla Turchia mentre vengono respinti a bastonate dalle motovedette della guardia costiera ellenica, al largo dell’isola di Chios.

Traballanti gommoni di disperati, pieni di donne e minori, allontanati a colpi di fucile sparati in acqua e lambiti a tutta velocità dalle imbarcazioni delle autorità greche.

«Un orrore e una vergogna totale, contro ogni legge umanitaria ed etica», ha denunciato la Caritas greca, «perché la guardia costiera dovrebbe fare quanto è chiamata a fare, cioè rispettare le persone e salvare vite». Come impone il diritto internazionale, secondo la legge del mare. Invece accade che il suo operato venga plaudito dalla Commissione Ue. Che ringrazia per Atene per essere «il nostro scudo».

Grecia rifugiati Turchia Ue
Profughi accampati sulle rive turche dell’Evros, al confine con la Grecia. GETTY.

FRONTEX, LICENZA (ANCHE) DI SPARARE

Eppure le pallottole usate nell’Egeo, come ha rivelato nell’agosto 2016 Intercept, possono essere anche di piombo. Le ultime viste sparare a Chios erano di gomma, ma letali perché in grado di ribaltare o affondare un gommone. Ma negli ultimi due anni la guardia costiera greca, ha ricostruito l’inchiesta della rivista online, tra la Grecia e la Turchia si sono sparati anche proiettili “veri”. Sotto l’ombrello di Frontex, l’agenzia Ue per la difesa delle frontiere esterne, che nel Codice di condotta (articolo 20, comma 2) permette «l’uso delle armi come misura eccezionale, assoggettato ai principi di necessità e proporzionalità». Le regole d’ingaggio di Atene non violano i protocolli europei se, come è stato spiegato in risposta a un’interrogazione di un gruppo di europarlamentari, si sparano colpi di avvertimento in aria, mai contro gommoni, ma contro imbarcazioni, anche barchini di legno. La priorità, specie con altre centinaia di migliaia di siriani in fuga da Idlib, è «contenere la crisi e difendere le frontiere», ha ringraziato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

CHECK POINT DI SQUADRISTI NEOFASCISTI

Atene per Bruxelles, e per la maggioranza dei politici europei, fa il suo dovere. Le politiche sull’immigrazione del governo Mitsotakis sono durissime: il 95% delle richieste di asilo delle ultime settimane è stato respinto, centinaia di poliziotti sono stati mandati di rinforzo sulle isole degli sbarchi, dove si progettano nuovi centri per stranieri da rinchiudere ed espellere. Al montare della pressione alle frontiere, una settantina di migranti sono stati arrestati, tra le migliaia di bloccati, e sono state sospese per un mese le procedure per la richiesta d’asilo. Passi di dubbia legittimità, ma dall’Ue nessuna reprimenda. Nemmeno circa l’aiuto dato alle forze dell’ordine greche da squadracce dell’estrema destra per impedire la circolazione dei migranti. Gruppi di neofascisti hanno liberamente piantato una rete di check-point e conducono rastrellamenti sull’isola di Lesbo, la Lampedusa greca, anche contro gli operatori dei centri per migranti.

Il muro dell’Ue ai varchi terrestri tra Turchia e Grecia.

MIGLIAIA DI RIFUGIATI BLOCCATI NELL’EGEO

Un centro dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) è stato incendiato, case di attivisti assaltate. Dal 29 febbraio, secondo il ministero dell’Interno turco, più di 100 mila richiedenti asilo starebbero tentando di lasciare il Paese, una volta aperti i confini con la Grecia. Migliaia di profughi sono approdati tra Lesbo, Samos e Chios, isole già in uno stato critico da mesi: solo al centro profughi di Moria, a Lesbo, si trovavano 22 mila migranti, a fronte di 3 mila posti disponibili. Il governo ha interrotto i loro trasferimenti verso la terraferma. La condizione è sempre più esplosiva, anche per la popolazione locale afflitta dai gravi tagli negli anni della crisi, e di per sé in condizioni di privazione. Un bambino di 4 anni è morto, nel mar Egeo, sbalzato da un gommone di profughi ribaltato. Ma anziché governare l’emergenza umanitaria, Atene dispone esercitazioni militari della Marina davanti alle coste di Lesbo.

LEGGI ANCHE: Morto un migrante alla frontiera: è scontro tra Grecia e Turchia

GRANATE E PALLOTTOLE AL VARCO TERRESTRE

Via mare è più difficile fermare i flussi dalla Turchia alla Grecia, che via terra. Al varco di Kastanies, lungo il fiume Evron, sono stati bloccati più di 15 mila ingressi dal muro di agenti greci ammassato alle frontiere. Lì un siriano 22enne di Aleppo è morto per una pallottola di gomma alla gola. Altri profughi sono feriti dagli spari, anche di granate di lacrimogeni. Per la Cnn turca, la polizia greca usa «anche proiettili veri»: un’eventualità seccamente smentita da Atene, ma da quello che anche Frontex ha ammesso avvenire nell’Egeo è lecito dubitare. Testimoni hanno sentito diversi spari e visto arrivare ambulanze, i video documentano l’aggressività delle forze dell’ordine. Per Bruxelles i «confini della Grecia sono i confini dell’Ue». A conferma dell’irrigidimento, Frontex ha comunicato di essere «in stretto contatto» con le autorità greche, e di aver loro distribuito «attrezzature e supporto logistico per il monitoraggio».

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Morto un migrante alla frontiera: è scontro tra Grecia e Turchia

Secondo la prefettura della regione di Edirne un profugo è stato ammazzato dagli spari delle forze dell'ordine elleniche e altri cinque feriti. Ma il governo di Atene nega di utilizzare proiettili nelle attività di controllo del confine.

La crisi alla frontiera tra Grecia e Turchia, dopo la decisione del presidente turco Recep Tayyp Erdogan di aprire i confini per far passare i profughi nell’Unione europea, continua.

Il prefetto della provincia frontaliera turca di Edirne ha dichiarato che il 4 marzo almeno un migrante è stato ucciso e altri 5 sono stati feriti negli scontri con la polizia greca al confine turco, dove sono ammassate migliaia di persone che cercano di entrare nell’Ue. Il prefetto ha accusato le forze dell’ordine elleniche di aver «sparato utilizzando anche proiettili veri». Ma le autorità del governo greco hanno negato «categoricamente» di aver sparato ai migranti sul confine. E quella tra Ankara e Atene sembra essere anche una guerra di propaganda.

Intanto Erdogan ha chiesto nuovamente il sostegno europeo in Siria, dicendo esplicitamente che questa è la posta se Bruxelles vuole risolvere la
questione migranti. Secondo organizzazioni non governative siriane, un milione e mezzo di civili sono stati sfollati negli ultimi mesi nella regione di
Idlib.

ORLANDO: «IL GOVERNO DIA UN PORTO»

A unirsi alle richieste di approdo della ong c’è anche Leoluca Orlando: «Il governo italiano dia al più presto alla nave Alan Kurdi l’indicazione di un porto sicuro dove far sbarcare gli 88 naufraghi salvati in mare e già provati dalla navigazione e dalle violenze subite», è l’appello lanciato dal sindaco di Palermo l’1 novembre. «A maggior ragione dopo le parole della ministra Lamorgese che ha smontato la polemica sull’aumento degli sbarchi, l’Italia non si sottragga ai propri doveri internazionali e confermi ancora una volta il primato dell’umanità e dei diritti sulla cultura della violenza e dell’indifferenza». Intanto Alarm Phone ha annunciato la presenza di un’altra barca in pericolo con a bordo 40 persone al largo di Malta.

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