Protesta operai La Fabbrica, quarto giorno di presidio

Gli operai de “La Fabbrica” continuano a protestare chiedendo un incontro con il governatore Vincenzo De Luca. Quarto giorno di mobilitazione per le maestranze, oggi in protesta davanti al Comune. Con monte orario ridotto e stipendio al minimo, i lavoratori continuano a esporre uno striscione eloquente: «Vergogna». «Siamo al paradosso. Questa protesta non può passare nel silenzio generale. Nelle scorse settimane abbiamo incontrato il sindaco di Salerno, Enzo Napoli, che si era fatto da garante per mediare con la famiglia Lettieri – spiega Pietro Galdi, delegato Fiadel – Ci ha detto che avrebbe fatto lui da mediatore con il prefetto, invece nessuno si è più fatto sentire, nessuno ci ha chiamati. Intanto siamo stati messi di nuovo in cassa integrazione, nonostante abbiamo lavorato a maggio e giugno per delle ore non retribuite, per non parlare degli assegni familiari non saldati e della quattordicesima che ci sarebbe spettata a luglio. A questo punto invochiamo l’intervento dell’ex sindaco, ora governatore, Vincenzo De Luca, che meglio di tutti conosce la situazione». Angelo Rispoli, segretario provinciale della Fiadel, aggiunge: «Il prefetto di Salerno deve comprendere l’esasperazione dei lavoratori. La situazione sta pesando sulle spalle di tutti gli operai. Il problema va risolto subito, interpellando la famiglia Lettieri che prima ha stretto accordi con il Comune di Salerno, con due varianti urbanistiche, e poi li ha dimenticati. Convochi immediatamente le parti per un incontro».

Consiglia

Cava de’ Tirreni. Coltivava cannabis in casa, deferito un 39enne

Nelle prime ore del mattino  gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Cava de’ Tirreni, diretto dal Vice Questore Giuseppe Fedele, al termine un’attività di indagine, hanno deferito in stato di libertà D.M.A., cavese di anni 39, con alcuni precedenti in materia di stupefacenti, poiché resosi responsabile di coltivazione di piante di cannabis varietà indica. Gli agenti, che già da un po’ di tempo tenevano sotto osservazione l’abitazione dell’uomo in località Pregiato Vecchia, alle prime ore del mattino effettuavano un’attività di perquisizione domiciliare, in particolare all’interno del sottotetto, di cui l’uomo aveva la disponibilità ed in cui aveva realizzato una serra artigianale, sostituendo le tegole di terracotta con quelle in vetro trasparente, così da irrorare le piante con la luce solare durante il giorno, mentre per la notte aveva creato un impianto di illuminazione a luce calda. All’esito dell’attività gli agenti rinvenivano dieci piante di cannabis di altezza di oltre 1,5 metri, materiale per la coltivazione e la concimazione, un astuccio contenente alcuni semi della stessa specie di pianta, un bilancino elettronico di precisione ed alcune bustine di plastica trasparente utilizzate per riporvi le parti essiccate e sminuzzate. Dopo le formalità di rito, l’uomo veniva deferito in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria e le piante ed il materiale rinvenuto sottoposto a sequestro per la successiva distruzione.

Consiglia

Viola misure di sicurezza personali, arrestato pregiudicato salernitano

Nell’ambito dei predisposti servizi di prevenzione e repressione dei reati, alle 20 circa del 3 luglio, personale dell’UPG-SP Sezione Volanti notava in via Nizza un giovane intrattenersi con fare sospetto sotto un porticato prospiciente su via Zenone. Alla vista degli agenti l’uomo si dava a precipitosa fuga cercando di far perdere le proprie tracce. Dopo un breve inseguimento, l’individuo veniva bloccato in piazza Casalbore ed identificato per un pregiudicato salernitano, S.A. di anni 50. Condotto negli Uffici della Sezione Volanti, dopo gli approfondimenti esperiti, risultava che il soggetto era destinatario di un provvedimento per l’esecuzione di una misura di sicurezza emessa dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno. Al termine delle incombenze di rito, S.A. veniva tradotto presso la Casa di Reclusione “F. Saporito di Aversa (CE)”.

Consiglia

Movida sicura, le operazioni di controllo. Bloccato pusher gambiano

L’attività di controllo, alle persone ed ai locali pubblici, assicurata dagli operatori delle Forze dell’Ordine, dalla Polizia Locale e dai militari dell’Esercito Italiano, secondo la pianificazione predisposta, con ordinanza del Questore, delle zone del centro cittadino, interessate al fenomeno della “Movida”, ha consentito di proseguire, in attuazione delle indicazioni emerse in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, l’azione di vigilanza finalizzata alla prevenzione di ogni forma di illegalità, anche nel rispetto delle vigenti normative nazionali e regionali per evitare la diffusione del contagio Covid-19. Nel corso di tale attività di controllo, personale della Squadra Mobile ha tratto in arresto S.M., cittadino gambiano, ventenne, fermato sul Lungomare Tafuri nell’atto di cedere sostanza stupefacente ad un acquirente. La successiva perquisizione personale, estesa anche al domicilio, ha permesso di sequestrare 16 stecche di hashish dal peso complessivo di 15 grammi. Si è proceduto, inoltre, a sanzionare il titolare, già recidivo, di una sala scommesse di Torrione, all’interno della quale veniva trovato un avventore minorenne. Particolare attenzione è stata poi dedicata al medesimo Quartiere Torrione ed alle zone del centro storico e del lungomare, caratterizzate da una maggiore concentrazione di giovani, per la presenza di tanti locali bar e pub. In particolare, nel parcheggio di via Carella, è stato tratto in arresto, da poliziotti della Squadra Volante, prontamente intervenuta sul posto, un cittadino extracomunitario N.Y., marocchino di anni 34, per tentata estorsione e lesioni personali ai danni di un connazionale, titolare di una adiacente paninoteca che veniva colpito con un coltello, all’interno della stessa, con lesioni guaribili in pochi giorni, per essersi rifiutato di consegnare gratuitamente vivande all’arrestato. ​ Nella circostanza, veniva identificato un altro cittadino marocchino, estraneo ai fatti, irregolare, che è stato munito, pertanto, di provvedimento questorile di lasciare il territorio nazionale entro sette giorni. Nel dettaglio, sono state identificate nr. 177 persone e controllati nr. 31 veicoli. Gli agenti della Polizia Locale, nella circostanza, hanno elevato 15 verbali a carico dei proprietari di autovetture e motoveicoli parcheggiate in doppia fila, nei pressi dei punti di ritrovo. E’ proseguita, infine, l’attività di controllo per la regolarità della vendita di bevande alcoliche, nel rispetto delle modalità e dei limiti orari di somministrazione, con l’effettuazione di mirati accertamenti amministrativi nei confronti di 12 locali e pub del centro, nonché attività e giochi scommesse, anche al fine di prevenire eventuali assembramenti e forme di abuso o intemperanza a tutela dei cittadini.

Consiglia

Libertà di movimento tra Regioni dal 3 giugno

La fine delle restrizioni prevista nella bozza del decreto del governo. Il governo potrà intervenire se si saranno nuovi focolai. Per il resto autonomia agli enti locali. Che mostrano tutti basso rischio. Tranne la Lombardia.

Libertà di movimento all’interno della propria regione senza limiti dal 18 maggio e tra le regioni dal 3 giugno. Secondo il quotidiano La Stampa è quanto prevede la nuova bozza del decreto voluto dal governo che dovrebbe essere presentato oggi e poi avere il vaglio del parlamento. La grande novità, secondo quanto riporta il quotidiano di Torino, è che saranno le Regioni a decidere eventuali restrizioni o istituzione di zone rosse.

A woman wearing a protective face mask walks at Piazza Affari where Palazzo Mezzanotte, headquarters of the Italian Stock Exchange, is located, in Milan, Italy, 25 February 2020. So far seven people with the coronavirus have died in Italy – all of them over 60 and several with pre-existing conditions. ANSA / MATTEO BAZZI

I POSSIBILI INTERVENTI DEL GOVERNO

Tuttavia il governo dovrà essere informato dell’andamento epidemiologico dei contagi e potrà intervenire se veranno individuati dei focolai.

L’ECCEZIONE LOMBARDA

La decisione dell‘esecutivo è stata presa dopo che tutte le regioni hanno mostrato di aver raggiunto un basso rischio di diffusione dell‘epidemia, tutte con l’eccezione della Lombardia.

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Morto il pianista Ezio Bosso

Aveva 48 anni, affetto da una malattia degenerativa. Da settembre non riusciva più a suonare il pianoforte.

È morto a 48 anni il pianista, compositore e direttore d’orchestra Ezio Bosso.

Nato a Torino nel 1971, nel 2011 Bosso aveva subito l’intervento per un tumore al cervello, a cui poi era seguita la diagnosi di una malattia degenerativa che lo aveva costretto da settembre a rinunciare al tanto amato pianoforte.

Era diventato conosciuto al grande pubblico dopo l’esibizione a Sanremo del 2016 che aveva portato il suo album, “The 12th,room”, La dodicesima stanza, subito in classifica.

A proposito dell’impossibilità di suonare come lui voleva, aveva dichiarato al Corriere della Sera: «Se mi volete bene, non chiedetemi più di sedermi al pianoforte e di suonare. Tra i miei acciacchi adesso ho anche due dita fuori uso. Se non posso dare abbastanza al pianoforte, è meglio lasciar perdere».

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Risale il numero delle vittime da Covid-19: i dati del 14 maggio

In 24 ore registrate 262 vittime, 111 solo in Lombardia. I nuovi casi sono 992, contro gli 888 del 13 maggio. I numeri.

Tornano a crescere le vittime da coronavirus in Italia. Dopo i dati positivi del 13 maggio, 24 ore dopo si registra una pur lieve inversione di tendenza. I morti in un giorno sono 262 (111 solo in Lombardia), contro i 195 di mercoledì. Il totale arriva così a 31.368. Risale anche l’incremento dei nuovi casi, che passa da 888 a 992, con la Lombardia (522) che da sola vale oltre il 50% del dato nazionale. Il totale delle persone che hanno contratto il coronavirus è 223.096. Tra le persone attualmente positive, 855 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 38 pazienti rispetto al 13 maggio.

EFFETTUATI 14 MILA TAMPONI IN LOMBARDIA

In Lombardia, ha detto l’assessore al Welfare Giulio Gallera, «i guariti completamente dal Covid-19, con il doppio tampone negativo, hanno superato quota 30.000, ben 653 in un giorno solo. Calano in modo costante anche i pazienti ricoverati – ha aggiunto – quelli in terapia intensiva sono 297, mentre nei reparti di medicina e pneumologia sono rimasti 4.818 pazienti, 189 in meno rispetto a ieri. Più di 14 mila i tamponi effettuati».

Gli strumenti che abbiamo in messo in atto in modo strutturale accompagneranno tutti i lombardi verso una “nuova normalità” anche in ambito sanitario

Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia

«I nostri medici, infermieri e operatori – ha sottolineato l’assessore – stanno svolgendo un grande lavoro, sia all’interno delle strutture ospedaliere che sul territorio. Gli strumenti che abbiamo in messo in atto in modo strutturale accompagneranno tutti i lombardi verso una “nuova normalità” anche in ambito sanitario».

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Pronte le linee guida sulla Fase 2, Lombardia decisa a riaprire

Secondo il ministro Boccia, gli spostamenti tra Regioni non saranno possibili prima di giugno. Fontana verso il via libera a bar, ristoranti e parrucchieri con i requisiti.

«Le linee guida» sulla Fase 2 «sono complete. Si tratta di indicazioni che il governo dà per una tutela rigorosa ed esclusiva sul lavoro». Lo dice il ministro per le Autonomie Francesco Boccia al question time alla Camera aggiungendo che prima di giugno non ci si sposterà tra le Regioni. E comunque «sarà più facile garantire una relazione tra regioni a basso rischio, sarà molto più complicato consentire il passaggio di cittadini da una regione a basso rischio ad una ad alto rischio».

In Lombardia, intanto, si spinge per la riapertura di bar, ristoranti ma anche estetisti e parrucchieri a partire da lunedì 18 maggio, quantomeno quelli che rispettano i requisiti previsti dalle nuove regole, a partire dalla misurazione della temperatura all’ingresso. Questo, a quanto si apprende, è l’orientamento della Regione che sta attendendo tutti i protocolli e la valutazione del comitato tecnico scientifico che dipende dall’andamento dei contagi dal 4 maggio, cioè dal primo giorno della ripartenza parziale.

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La Lega porta dentro la Camera l’odio contro Silvia Romano

Il deputato Pagano ha definito la cooperante liberata dopo 18 mesi di prigionia nelle mani di al Shabaab una "neo terrorista". Proteste da Pd e M5s. Fico: "Parole inaccettabili".

Non sono bastati giorni di insulti sui social, ora le offese e le ingiurie nei confronti di Silvia Romano, la cooperante liberata dopo 18 mesi nelle mani di al Shabaab, sono risuonate persino dentro la Camera dei deputati. Il deputato della Lega Alessandro Pagano l’ha infatti definita Silvia Romano “la neo-terrorista”.

PD, M5s, FICO E CARFAGNA CONTRO LA LEGA

Pagano è stato ripreso dalla vicepresidente Carfagna, cosa che non ha impedito vivaci proteste di molti deputati. Il Pd ha chiesto che la Lega chieda scusa. Il M5s ha definito gli insulti vergognosi. E il presidente Roberto ha definito quelle di Pagano “inaccettabili parole di odio”. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha commentato: “In questi giorni letto e ascoltato cose raccapriccianti”.

LE FORZE DELL’ORDINE CONTRO GLI ODIATORI

Intanto a Milano, dove il pm ha aperto un’inchiesta dopo la campagna d’odio sul web verso la ragazza, prosegue il passaggio di pattuglie di forze dell’ordine lungo la via dove si trova l’abitazione della cooperante liberata dopo 18 mesi.

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I dati sui contagi del coronavirus del 12 maggio.

Sono 172 i morti nelle ultime 24 ore. Il numero complessivo dei malati in calo di 1.222 unità. Continuano a svuotarsi le tarapie intensive. Il bollettino.

Sono salite complessivamente a 30.911 le vittime del coronavirus in Italia, con un incremento di 172 in un giorno. Ieri l’aumento dei morti era stato di 179. Dopo giorni in calo, torna a crescere l’incremento dei contagiati totali, vale a dire gli attualmente positivi, le vittime e i guariti. Attualmente sono 221.216, con una crescita rispetto a ieri di 1.402. L’11 maggio l’aumento era stato di 744 unità. Nell’aumento vanno però considerati 419 casi della Lombardia che, sottolinea il Dipartimento della Protezione civile, «ha comunicato trattarsi di casi riferiti alle settimane precedenti e non alle ultime 24 ore».

PROSEGUE IL CALO DEI MALATI

Sono, invece, 81.266 i malati in Italia, in calo rispetto a ieri di 1.222. Nella giornata precedente la diminuzione era stata di 836. Continuano a diminuire anche i ricoverati in terapia intensiva: sono 952 i pazienti, 47 in meno rispetto a ieri, quando il calo era stato di 28. Di questi, 322 sono in Lombardia, 19 meno di ieri. Le persone ricoverate con sintomi sono invece 12.865, con un decremento di 674 rispetto a ieri. Sono 67.449 le persone in isolamento domiciliare, 501 in meno rispetto a ieri. I pazienti guariti dal Covid-19 in Italia, infine sono 109.039, con un incremento di 2.452 rispetto a ieri.

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Cosa prevedono le ipotesi sulla mobilità tra Regioni nella Fase 2

Toti anticipa che il governo starebbe ragionevolmente pensando al primo giugno come data utile per aprire agli spostamenti. Ma arriva la frenata di Boccia.

L’ipotesi non è ancora confermata, ma rischia di aprire un nuovo fronte tra Regioni e governo. Secondo il presidente della Liguria Giovanni Toti è verosimile che la mobilità tra regioni possa essere ripristinata a partire dal primo giugno. «Sulla riapertura della mobilità interregionale», ha spiegato Toti, «il ministro Boccia ci ha detto ‘prendiamoci ancora una settimana prima di cominciare una valutazione‘, certamente non riaprirà il 18 maggio, forse il 25 maggio, più probabile il primo giugno».

«LA LIGURIA PRONTA A RIPARTIRE»

«Il 18 maggio», ha proseguito Toti, «il governo suggerirà la riapertura del commercio al dettaglio in tutto il Paese, molte Regioni compresa la Liguria annunceranno la riapertura di parrucchieri, estetisti e in parte anche della ristorazione, la Liguria auspico sia tra queste».

BOCCIA: «PRESTO PER PARLARE DI DATE, MECCANISMO VA DEFINITO»

Boccia, da parte sua, ha preferito mantenere una certa cautela, e a Repubblica.it ha chiarito: «Dipenderà dai dati del monitoraggio delle singole regioni che a partire da giovedì vedremo ogni settimana e saranno sempre pubblici. Due regioni a basso rischio, a maggior ragione se limitrofe, sarà naturale che potranno avere mobilità interregionale. Ma se una regione è ad alto rischio e una a basso rischio ci saranno inevitabili limitazioni automatiche. Questo meccanismo non è stato ancora definito perché è il più complesso e andrà deciso insieme»

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Insulti e minacce a Silvia Romano: aperta una inchiesta

Lo ha deciso l'antiterrorismo milanese mentre la prefettura sta valutando di assegnare alla cooperante una scorta. Chiuso il profilo Facebook della 25enne.

Gli attacchi vergognosi sui social a Silvia Romano per la sua conversione all’Islam non si placano. Tanto che il responsabile dell’antiterrorismo milanese ha aperto un’indagine per minacce aggravate per ora contro ignoti. Intanto su Facebook non è più visibile il profilo della cooperante liberata lo scorso 8 maggio.

Già lunedì sera la prefettura aveva annunciato di valutare una forma di tutela, fissa o mobile, per la 25enne.

Tra gli odiatori anche alcuni esponenti locali di Lega e Fratelli d’Italia. L’ultimo affronto, ma solo in ordine di tempo, è partito dal consigliere comunale di Asolo, nel Trevigiano, Nico Basso, un ‘venetista’ capogruppo della civica Verso il futuro, ex assessore leghista. In un post, poi cancellato, aveva invocato per la cooperante l’impiccagione. Il post, riferisce la stampa locale, è stato duramente condannato anche dal sindaco di Asolo, Mauro Migliorini, che ora sta valutando le richieste di dimissioni di Basso arrivate da più parti. L’uomo non è nuovo ai messaggi d’odio contro politici e rappresentanti delle istituzioni e, sempre sulla liberazione di Silvia Romano, ha pubblicato commenti offensivi anche verso il premier Giuseppe Conte e il ministro Luigi Di Maio.

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Tamponi e mascherine di Stato: polemiche su Arcuri

Ritardi nella gara per acquistare i reagenti per i tamponi e carenza di dispositivi di Stato. il commissario nell'occhio del ciclone. «Nei magazzini delle regioni ce ne sono 55 milioni e il prezzo resterà a 61 centesimi», assicura. «Gli speculatori se ne facciano una ragione».

Domenico Arcuri nell’occhio del ciclone. Prima per la carenza delle cosiddette mascherine di Stato (o di comunità) poi per il ritardo con cui ha avviato la gara per acquistare i reagenti per i tamponi fondamentali per il tracciamento dei positivi nella fase 2, cominciata il 4 maggio.

Il commissario straordinario lunedì sera al Tg1 aveva infatti annunciato: «Martedì mattina faremo una richiesta di offerta per chiedere alle imprese italiane e internazionali di darci il numero massimo di reagenti che ci servono a fare 5 milioni di tamponi, che abbiamo già acquisito, ai cittadini italiani». Finora dunque il governo cosa ha fatto? Perché non è stata avviata una gara prima della riapertura? «Bisogna considerare che la situazione è molto complessa per le diversità tra le Regioni», ha spiegato la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa. Esistono, ha aggiunto, «molti tipi di reagenti e le Regioni ne stanno utilizzano tipi diversi, quindi ci sono reagenti e macchinari collegati diversi. Per questo la situazione è complessa».

L’ATTACCO DI CALENDA

Complessa o meno, il ritardo con cui il governo e le Regioni si sono mosse fa pensare. Per questo Carlo Calenda su Twitter ha chiesto la rimozione di Arcuri. «Il governo dovrebbe riconoscere di aver scelto la persona sbagliata», ha scritto l’ex ministro allo Sviluppo economico, «e rimuovere il Commissario #Arcuri. Rapidamente».

Critiche anche dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori. «Tre mesi dopo l’inizio dell’emergenza Covid il commissario Arcuri avvia una gara per l’acquisto di reagenti da aziende nazionali e internazionali. Quindi è vero: i 5 milioni di tamponi che il governo si accingeva a spedire alle Regioni erano solo bastoncini».

NEI MAGAZZINI DELLE REGIONI CI SONO 55 MILIONI DI MASCHERINE

Ma quello dei reagenti non è l’unico fronte per Arcuri. Altro tasto dolente sono le mascherine a 50 centesimi praticamente introvabili. «Lavoriamo nell’esclusivo interesse dei cittadini al fine di tutelare al meglio la loro salute. Qualche volta faccio degli errori, per i quali mi aspetto critiche e se serve reprimende», ha detto Arcuri nel corso della conferenza stampa del 12 maggio, ma «solo dai cittadini». Da inizio emergenza, ha sottolineato, «sono stati distribuiti 208 milioni di mascherine, una quantità sufficiente. Nei magazzini delle regioni ce ne sono 55 milioni». Il prezzo delle mascherine chirurgiche fissato a 50 centesimi più Iva è e resterà quello, ha quindi assicurato Arcuri. «Gli speculatori dovranno farsene una ragione». Il manager insomma non ci sta ad addossarsi le responsabilità di uno stallo che dura da giorni, con farmacie ancora a secco di mascherine e approvvigionamenti a singhiozzo, distributori quasi fermi e importatori a corto di venditori dall’estero «per il prezzo», dicono, «troppo basso delle ‘calmierate’ in Italia».

LE RICHIESTE DEI DISTRIBUTORI

Dal canto loro i distributori hanno invocato lo ‘sblocco’ di milioni di mascherine sequestrate durante i controlli delle forze dell’ordine: «La maggior parte di queste sono nei depositi giudiziari solo per cavilli tecnici, ma sarebbero utilizzabili come ‘chirurgiche’ da vendere a 50 centesimi più Iva». Ma anche qui Arcuri ha fatto intendere che non ci sarà alcuna apertura: «Vengo accusato di non voler ‘sanare’ mascherine prive di autorizzazioni che gli attori della distribuzione avrebbero voluto mettere in commercio con la copertura della struttura commissariale». La partita al tavolo dell’Emergenza si gioca ancora una volta sui prezzi. Da una parte i distributori, che secondo l’ultimo accordo dovrebbero vendere i dispositivi a 40 centesimi ai farmacisti, parlano di «mancanza di appetibilità» del mercato italiano sulle importazioni a causa della ‘vendita popolare’ a 50 centesimi, dall’altra il commissario sottolinea che «sempre più negozi della grande distribuzione vendono le mascherine a 50 centesimi, più Iva» e, riferendosi soprattutto ai farmacisti, aggiunge: «Non sono io a dover rifornire i farmacisti. Il commissario rifornisce Regioni, sanità, servizi pubblici essenziali e, dal 4 maggio, anche i trasporti pubblici locali e le Rsa, pubbliche e private. Tutto a titolo gratuito».

SI MOLTIPLICA LA RICHIESTA DI DISPOSITIVI

Nel frattempo la domanda dei dispositivi si moltiplica. Finora l’ultimo stock di mascherine di comunità è arrivato a Roma e in qualche altra città, ma nella quasi totalità delle farmacie dove sono state consegnate risultano già finite. Mancano ancora in altre grandi città come Milano e Torino, dove sono attese a breve. Da sabato scorso sono in distribuzione 3 milioni di dispositivi, un lotto della Protezione Civile, a fronte di un fabbisogno stimato in Italia di 10 milioni al giorno. Se i farmacisti gridano al sold out sulle mascherine, i distributori a loro volta denunciano «la mancanza di un fornitore» che riesca a importare grossi numeri, nonostante i patti. «La società italiana di Perugia importatrice di mascherine dalla Cina, che ci aveva garantito a regime la fornitura di 10 milioni di dispositivi a settimana, pare non sia più in grado di farlo», ha spiegato Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi, l’Associazione nazionale dei Distributori di farmaci e dpi. E, in attesa che a giugno le aziende italiane riconvertite vadano a regime, il governo punta a facilitare le regole per gli altri tipi di mascherine, sulla carta meno protettive. L’ultima ipotesi del governo in questo senso è di semplificare le normative, magari con interventi che possano essere inseriti nel decreto Rilancio. Le modifiche avrebbero l’obiettivo di semplificare e velocizzare l’iter per la certificazione anche delle mascherine non chirurgiche – ma che rispondano ad alcuni requisiti tecnici – e consentirne l’utilizzo in alcuni ambiti lavorativi.

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Mafia, maxi-blitz tra Palermo e Milano: 91 arresti

Nel mirino anche storici esponenti dei clan palermitani dell'Arenella e dell'Acquasanta. Sequestrati beni per 15 milioni. Santoianni accusato di essere un prestanome dei boss. Il Gip: «Pronti a sfruttare la crisi Covid».

Sono nomi noti da decenni agli inquirenti quelli finiti nell‘inchiesta della Guardia di Finanza di Palermo che ha portato il 12 maggio a 91 arresti tra boss, gregari ed estortori dei clan dell’Arenella e dell’Acquasanta. Come i Fontana, “famiglia” storica di Cosa nostra palermitana descritta dal pentito Tommaso Buscetta come una delle più pericolose. Sequestrati anche beni per 15 milioni di euro.

IL RUOLO DELLA FAMIGLIA FONTANA

Dalle indagini è emerso il ruolo di vertice di Gaetano Fontana, scarcerato per decorrenza dei termini nel 2013 dall’accusa di mafia, tornato in cella nel 2014 e nel 2017 uscito nuovamente dopo aver scontato la pena. Sono finiti dietro le sbarre anche i fratelli Giovanni, un lungo elenco di precedenti per ricettazione, omicidio, porto abusivo di armi e resistenza a pubblico ufficiale, e Angelo, dal 2012 sottoposto all’obbligo di soggiorno a Milano. Per gli inquirenti Gaetano Fontana sarebbe il punto di riferimento indiscusso dei “picciotti” dell’Acquasanta, ruolo che avrebbe mantenuto anche mentre era detenuto.

DALLA CANTIERISTICA ALLE SLOT MACHINE: GLI INTERESSI DEL CLAN

I Fontana gestivano le imprese che operano nella cantieristica navale, nella produzione e commercializzazione di caffè, e avrebbero il controllo di decine di supermercati, bar e macellerie e del mercato ortofrutticolo, delle scommesse online e delle slot machine. I fratelli Gaetano, Giovanni e Angelo Fontana vivevano da tempo a Milano, ma hanno mantenuto forti interessi nel capoluogo siciliano. Altro personaggio di rilievo dell’indagine è Giovanni Ferrante, braccio operativo del clan Fontana. Ferrante usava attività commerciali del quartiere per riciclare i soldi sporchi, ordinava estorsioni e imponeva l’acquisto di materie prime e generi di consumo scelti dall’organizzazione. Già condannato per mafia, dal 2016 è stato ammesso all’affidamento in prova ai servizi sociali. Uscito dal carcere, ha consolidato la propria posizione di leader all’interno della famiglia mafiosa e per la gestione degli affari illeciti usava come intermediatrice la compagna, Letizia Cinà. Molto temuto, modi violenti, in una intercettazione dopo essere stato scarcerato dice: «Oramai non ho più pietà per nessuno! Prima glieli davo con schiaffi, ora glieli do con cazzotti… a colpi di casco… cosa ho in mano… cosa mi viene». Personaggio di spicco è anche Domenico Passarello, a cui era stata delegata la gestione dei giochi e delle scommesse a distanza, del traffico di stupefacenti, della gestione della cassa e della successiva consegna del denaro ai vertici della famiglia per versamento nella cassa comune.

TRA GLI INDAGATI ANCHE UN EX GIEFFINO

Tra gli indagati c’è anche un ex concorrente del Grande Fratello. Si tratta di Daniele Santoianni, che ha partecipato alla decima edizione del reality, e che ora è ai domiciliari con l’accusa di essere un prestanome del clan. Santoianni era stato nominato rappresentante legale della Mok Caffè Srl. ditta che commerciava in caffè, di fatto nella disponibilità della cosca. «Con ciò», scrive il Gip, «alimentando la cassa della famiglia dell’Acquasanta e agevolando l’attività dell’associazione mafiosa»

GLI AFFARI DELLA MAFIA FAVORITI DALL’EMERGENZA COVID

Il lockdown e la pesante crisi economica, con numerose imprese sull’orlo della chiusura rappresentano, scrive sempre il Gip, «un contesto assai favorevole per il rilancio dei piani dell’associazione criminale sul territorio d’origine e non solo». Il quadro dipinto, non frutto di prognosi ma basato su dati di inchiesta, è allarmante. «Le misure di distanziamento sociale e il lockdown su tutto il territorio nazionale, imposti dai provvedimenti governativi per il contenimento dell’epidemia, hanno portato alla totale interruzione di moltissime attività produttive, destinate, tra qualche tempo, a scontare una modalità di ripresa del lavoro comunque stentata e faticosa, se non altro», scrive il giudice, «per le molteplici precauzioni sanitarie da adottare nei luoghi di produzione». Da una parte, si sottolinea, «l’attuale condizione di estremo bisogno persino di cibo di tante persone senza una occupazione stabile, o con un lavoro nell’economia sommersa, può favorire forme di soccorso mafioso prodromiche al reclutamento di nuovi adepti», dall’altra, «il blocco delle attività di tanti esercizi commerciali o di piccole e medie imprese ha cagionato una crisi di liquidità difficilmente reversibile per numerose realtà produttive, in relazione alle quali un ‘interessato sostegno’ potrebbe manifestarsi nelle azioni tipiche dell’organizzazione criminale, vale a dire l’usura, il riciclaggio, l’intestazione fittizia di beni, suscettibili di evolversi in forme di estorsione o, comunque, di intera sottrazione di aziende ai danni del titolare originario».

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Il governo dà l’ok alle Regioni: riaperture differenziate dal 18 maggio

Bar, ristoranti, parrucchieri ed estetisti potranno rialzare le serrande secondo modalità e tempi ancora da chiarire, in base alle diverse situazioni del contagio. Le linee guida attese entro venerdì.

Tra giovedì e venerdì, sulla base dei dati del monitoraggio, arriveranno le linee guida per consentire alle Regioni di riaprire dal 18 maggio commercio al dettaglio, bar e ristoranti, estetisti e parrucchieri. È quanto emerso, secondo quanto si è appreso, nel corso dell’incontro tra governo e Regioni. Le linee guida e i protocolli di sicurezza saranno indicati per ogni attività, viene spiegato, perché possano riaprire nella massima sicurezza.

TOTI: «CONTE HA ACCOLTO LE RICHIESTE DELLE REGIONI»

«Il premier Conte ha accolto la richiesta di autonomia delle Regioni nella gestione della Fase 2, avanzata nei giorni scorsi con una lettera dei governatori indirizzata al premier», ha scritto su Twitter il presidente della Liguria Giovanni Toti. «Dal 18 maggio si potranno quindi aprire le attività sotto la nostra responsabilità e in base alle esigenze del territorio. Il governo farà le sue proposte che verranno integrate da quelle degli enti locali e insieme porteremo avanti il monitoraggio della situazione. Avanti con buon senso! Ripartiamo insieme».

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Meno di mille in terapia intensiva, ma ancora 179 morti

Reparti mai così vuoti dal 10 marzo. Lieve aumento del numero di vittimenelle ultime 24 ore. Ma prosegue il calo dei contagiati e aumenta il numero dei guariti. Il bollettino,

Continuano a diminuire i ricoveri in terapia intensiva per coronavirus in Italia: sono 999, 28 in meno rispetto a ieri, quando il calo era stato di sette unità. Per la prima volta dal 10 marzo le terapie intensive scendono il muro dei mille ricoverati. In Lombardia sono 341, sette in meno di ieri.

PROSEGUE IL CALO DEI CONTAGIATI TOTALI

Prosegue il calo dei contagiati totali, vale a dire gli attualmente positivi, le vittime e i guariti. Sono 219.814, con un incremento minimo di 744 rispetto a ieri. Leggero aumento, purtroppo, del numero di vittime dalla giornata precedente. Il numero complessivo dei morti per Covid-19 è salito a 30.739, con un incremento di 179 in un giorno. Ieri la crescita dei decessi era stata di 165.

CRESCONO ANCORA I GUARITI

Sono complessivamente 82.488 i malati di coronavirus, in calo di 836 rispetto a ieri, quando la diminuzione era stata di 1.518. I pazienti guariti sono, invece, 106.587, con un incremento di 1.401 rispetto a domenica 10 maggio.

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Silvia Romano di nuovo a casa a Milano

La cooperante liberata dopo 18 mesi di sequestro ha varcato il portone del suo appartamento milanese nel tardo pomeriggio. Ad accoglierla una folla di amici, vicini e curiosi. «Sto bene», le poche parole strappate dai giornalisti.

Davanti a una folla composta da amici, vicini o semplici curiosi, Silvia Romano ha finalmente fatto ritorno a casa sua. Due giorni dopo la liberazione dai 18 mesi di sequestro e all’indomani dello sbarco in Italia, la giovane cooperante è arrivata a Milano da Roma nel pomeriggio dell’11 maggio. Silvia, letteralmente assalita da un nugolo di giornalisti per i quali evidentemente non vale il concetto di distanziamento sociale, ha fatto il suo ingresso in casa protetta da un cordone di forze dell’ordine, limitandosi a dire di «stare bene». Subito dopo si è levato un applauso spontaneo del quartiere che ha finalmente potuto riabbracciare Silvia.

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Mascherine a 50 centesimi esaurite: per Federfarma è stallo totale

I dispositivi sono sold out. L'Associazione: «Le uniche che stiamo distribuendo sono i 3 milioni provenienti dalla Protezione Civile ed entro domani saranno già finite». La Cina preferisce vendere in Spagna e Francia dove si vendono a 96 centesimi.

Le mascherine a 50 centesimi sono esaurite. «Nella quasi totalità delle farmacie dove sono state consegnate a prezzo calmierato, per esempio a Roma, le mascherine chirurgiche sono già finite», ha detto Marco Cossolo, presidente di Federfarma. Mentre «non sono state ancora consegnate in altre grandi città come Milano e Torino e c’è ancora stallo». I farmacisti, ha aggiunto, «sono disponibili alla vendita, ma le ingenti quantità promesse purtroppo non sono arrivate. Su questo siamo punto e a capo».

MILIONI DI MASCHERINE BLOCCATE E SEQUESTRATE DURANTE I CONTROLLI

«Le uniche che stiamo distribuendo sono quei 3 milioni provenienti dalla Protezione Civile ed entro domani saranno già finite a fronte di un fabbisogno di 10 milioni al giorno», ha aggiunto Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi, l’Associazione nazionale dei distributori di farmaci e dpi. «Siamo subissati di richieste e purtroppo ci sono diversi milioni di mascherine bloccate e sequestrate durante i controlli, spesso per intoppi burocratici: bisognerebbe eliminare questo corto circuito».

LA CINA VENDE A SPAGNA E FRANCIA

«La società italiana di Perugia importatrice di mascherine dalla Cina, che ci aveva garantito la fornitura nell’accordo chiuso giovedì scorso, pare non sia più in grado di farlo», ha ricordato Mirone. «In effetti, poiché c’è un fabbisogno mondiale, anche i produttori cinesi hanno interessi verso altri mercati: in Spagna e Francia, per esempio, le mascherine calmierate sono a 96 centesimi al netto dell’Iva. Tutto ciò orienta i produttori verso altri Paesi». E, ancora: «Cinque aziende italiane che hanno cominciato a produrre le mascherine non hanno ancora, invece, i quantitativi disponibili».

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Velo, riscatto, conversione: le polemiche sul ritorno di Silvia Romano

L'arrivo a Ciampino vestita da donna musulmana e il nuovo nome Aisha scatenano la Rete. Mentre per Salvini «è stato uno spot gratuito ai terroristi». E aggiunge: «Se fossi stato al governo avrei tenuto un profilo più basso».

La conversione, il riscatto, il velo. E quel nome – Aisha – assunto durante la prigionia. Non si placano le polemiche, social e politiche, su Silvia Romano rientrata in Italia il 10 maggio dopo 18 mesi di prigionia.

In Rete è un fiorire di analisi psicologiche sulla scelta della cooperante italiana di abbracciare l’Islam, come fa notare su Twitter Marco Cappato.

Attacchi violenti che possono essere riassunti dal post, poi rimosso, del vicepresidente dell’Assemblea regionale del Veneto Massimo Giorgetti (FdI) che domenica aveva commentato: «Ora avremo una musulmana in più e 4 milionin in meno. Un affare proprio»

SALVINI: «SPOT GRATUITO AI TERRORISTI»

Anche Matteo Salvini unedì è tornato all’attacco. «Il giorno della festa è il giorno della festa e salvare una vita è fondamentale, ma se mi chiede come mi sarei comportato al governo io, probabilmente, avrei tenuto un atteggiamento da parte delle istituzioni più sobrio, un profilo più basso», ha detto parlando a Rtl 102.5. «Perché mettetevi nei panni di quei terroristi islamici maledetti che hanno rapito questa splendida ragazza: l’hanno vista scendere col velo islamico, ha detto che è stata trattata bene, ha studiato l’arabo, letto il Corano, si è convertita, in più hanno preso dei soldi, io penso che un ritorno più riservato avrebbe evitato pubblicità gratuita a questi infami che nel nome della loro religione hanno ammazzato migliaia di persone». Certo, ha aggiunto il segretario della Lega, «qualche domanda deve avere una risposta. In Kenya le donne valgono molto meno dell’uomo perché l’uomo può sposare quante donne vuole e la donna no, visto che c’è la poligamia per legge, e i soldi che sarebbero stati pagati per il riscatto sarebbero stati incassati da questa associazione terroristica al-Shabaab che con attentati e autobombe ha ucciso migliaia di persone».

IL POST DEL CONSIGLIERE REGIONALE LEGHISTA IN ABRUZZO

Nella Lega i toni però sono stati ben diversi. Come dimostra il post su Facebook del consigliere regionale in Abruzzo e sindaco di Ovindoli Simone Angelosante che aveva commentato: «Avete mai sentito di qualche ebreo che liberato da un campo di concentramento si sia convertito al nazismo e sia tornato a casa in divisa delle SS?».

Avete mai sentito di qualche ebreo che liberato da un campo di concentramento si sia convertito al nazismo e sia tornato a casa in divisa delle SS?

Posted by Simone Angelosante on Monday, May 11, 2020

«L’ho sentita questa mattina su Radio Maria, non sono l’unico a pensarla così», si è poi giustificato. «Non mi sembra di aver detto niente di negativo, ho solo riportato un dato storico e oltre tutto non ho fatto nessun nome della ragazza. Ma comunque è una idea che gira sulle radio nazionali».

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Tutti i misteri della vicenda Romano

Dal giallo del riscatto all'identità del gruppo jihadista che ha commissionato il rapimento. Fino alla conversione che la cooperante assicura essere stata spontanea. Le tappe della prigionia della 25enne liberata dopo 18 mesi.

Provata ma «serena». Così è apparsa agli inquirenti Silvia Romano, la cooperante italiana tornata libera dopo 18 mesi di prigionia in Somalia, ascoltata per quasi 4 ore nella caserma del Ros in via Salaria, a Roma, alla presenza del pm titolare del fascicolo Sergio Colaiocco.

Un atto istruttorio lungo e sul quale chi indaga mantiene il più stretto riserbo. Restano ancora alcuni punti non chiariti: dal riscatto pagato ai rapitori all’identità degli stessi.

«Voglio dire subito», ha detto Silvia agli inquirenti, «che durante la prigionia sono stata trattata bene, non sono mai stata minacciata di morte». Un concetto, quello dell’assenza di coercizione, ribadito più volte anche in relazione alla conversione all‘Islam. Con l’aiuto di chi da Roma ha condotto le indagini sulla sua vicenda, la cooperante milanese ha cercato di mettere a fuoco i ricordi, partendo dal giorno in cui è stata prelevata da una banda armata in Kenya probabilmente su commissione di un gruppo jihadista.

IL TRASFERIMENTO IN SOMALIA

Erano in otto, una azione compiuta forse su commissione dei militanti del gruppo islamista al Shabaab a cui la ragazza è stata poi ceduta dopo un lungo viaggio di trasferimento in Somalia. Un trasferimento che è durato circa un mese, in moto ma anche a piedi. «Mi hanno assicurato che non sarei stata uccisa e così è stato, non ho subito violenze», ha aggiunto la ragazza che ha poi raccontato di avere cambiato spesso luoghi di prigionia. «Avvenivano spesso i trasferimenti», ha proseguito. «Sono stata portata sempre in luoghi abitati, non sono mai stata legata, ho cambiato quattro covi. Mi chiudevano in stanze di abitazioni, sono sempre stata da sola, non ho visto altre donne». Covi che, ha precisato Silvia, «erano raggiunti sempre a piedi camminando per chilometri». Silvia ha spiegato agli investigatori di essere stata sempre con gli stessi carcerieri. «Loro erano armati e a volto coperto, ma sono sempre stata trattata bene ed ero libera di muovermi all’interno dei covi, che erano comunque sorvegliati», ha precisato.

LA LETTURA DEL CORANO E LA CONVERSIONE SPONTANEA

Per quanto riguarda, infine, la sua conversione, la 25enne ha ribadito che è stata una scelta «spontanea» e di aver preso il nome di Aisha. «È successo a metà prigionia, quando ho chiesto di poter leggere il Corano e sono stata accontentata», ha spiegato. Insomma una conversione spontanea non legata, stando al suo racconto, al matrimonio con un carceriere: «Non c’è stato alcun matrimonio né relazione, solo rispetto», ha detto ai pm. I carcerieri, ha detto Silvia, erano sempre presenti almeno in tre. «Mi hanno spiegato le loro ragioni e la loro cultura, ho imparato anche un po’ l’arabo: il mio processo di riconversione è stato lento e spontaneo».

IL GIALLO DEL RISCATTO E LE POLEMICHE

Parlando con gli inquirenti Silvia Romano ha detto di non aver mai sentito parlare di riscatto, ma ha aggiunto «avevo capito che volevano soldi». Come scrive il Corriere, il gruppo è accusato di aver rapito altri occidentali. «Io non ho mai visto nessun altro», ha assicurato però la 25enne. Stando sempre al Corriere la cifra pagata oscillerebbe tra i 2 e i 4 milioni di euro provenienti, come sempre, da fondi riservati. La svolta per l’intelligence è un video del 17 gennaio visionato a metà aprile in cui la donna diceva di stare bene. I servizi turchi presenti in Somalia hanno confermato. Parte così l’ultima trattativa per il rilascio. E proprio sull’ipotesi che l’intelligence abbia pagato un riscatto si è innestata la polemica politica a Roma. A partire da Matteo Salvini: «È chiaro che nulla accade gratis ma non è il momento di chiedere chi ha pagato cosa», ha affermato il leader leghista, mettendo in guardia sui «rischi» corsi dalle forze dell’ordine per questo tipo di operazioni. «Se Salvini è a conoscenza del pagamento di un riscatto il presidente del Copasir lo convochi per riferire tutto», ha replicato il segretario del comitato parlamentare sui servizi Federica Dieni.

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Disabili dimenticati: quando l’emergenza è cronica

Nessuna task force se ne occupa. Gli aiuti non arrivano. E le associazioni sono ormai allo stremo. Il peso di tutto grava sulle spalle dei congiunti. Come sempre. Mentre chi è portatore di un handicap cognitivo è condannato a un lockdown costituzionale. E senza fine.

Si preoccupano di tutto e per tutti, a parole, ma dall’agenda restano fuori i reclusi in se stessi, prigionieri della loro debolezza.

In una comunicazione logorroica, a suon di decreti annunciati, verbosi, dirigibili di retorica, i diversamente abili, i disabili, le persone con handicap, chiamale come vuoi, non sono contemplati, il che vuol dire che non esistono.

Ma esistono invece. Esistono per i loro congiunti, affetti stabili che non sanno più come arginare.

ASSOCIAZIONI SENZA SOSTEGNO

Scrive su Facebook un avvocato di Ancona: «Penso a mio fratello che è privato del centro diurno che costituisce la base e la gioia della sua vita sociale quotidiana, non io. Mi si stringe il cuore per Lui (…). Questi soggetti non mi sembra siano trattati come una delle priorità dell’agenda politica (per usare un eufemismo) (…). Ma non si può stare zitti e fare finta che vada tutto bene. Forse “andrà tutto bene”, ma adesso non ne va bene una. La vita delle persone diversamente abili andrebbe diversamente tutelata, ma forse questa è un’idea solo mia». L’avvocato non è uno del qualunquismo populista, è un progressista, impegnato in attività culturali di matrice progressista. Però è uno che ragiona.

LEGGI ANCHE: Centri diurni per disabili, un’emergenza di serie B

E ragiona la madre di Roma, anch’ella progressista, col figlio recluso insieme a lei, e invece avrebbe bisogno di aria, di sole, di primavera come un fiore, un albero. Ma hanno chiamato una associazione e l’associazione ha spiegato: nessun aiuto è previsto, perché gli aiuti (che, peraltro, arrivano a chiunque col contagocce, ammesso che arrivino) il governo li ha tarati su una condizione di eccezionalità, di emergenza, nella quale i disabili psichici non rientrano.

SE L’EVASIONE SORVEGLIATA È UNA NECESSITÀ

Ah, no? Certo, queste persone la loro emergenza la vivono ogni giorno; l’eccezionalità è la loro unica normalità. Però farne una discriminazione in punta di cavillo, è proprio una porcata. Quindici task force, 500 componenti, nessuno che si sia posto il problema dei fiori malati, di chi ha ancora più bisogno di una evasione sorvegliata. Di chi, nella camicia di forza di quattro mura, impazzisce ancora di più, e rende insano chi gli sta a fianco. E il cronista è sommerso di questi appelli disperatamente inutili, che intercetta in Rete o lo raggiungono al telefono; seppellito di messaggi in bottiglia, che non arrivano da nessuna parte, galleggiano all’infinito nel mare delle parole.

L’UNICO MONDO POSSIBILE È IL LOCKDOWN

Bambini autistici, adulti con sindromi gravi, persone private di un appuntamento quotidiano: non pervenute, tanto il loro lockdown è già infinito, è costituzionale, l’unico dei mondi possibili per loro. Quanti sono? Non si sa, il governo, la comunicazione ufficiale si guardano bene dal farlo sapere. Sono dati a perdere, inghiottiti dall’omertà. Scontano la colpa di essere infortunati; non servono, attualmente, alla propaganda, anzi sono un peso, un problema di più. Se la vedano i congiunti. Gli affetti stabili. Però senza aiuti, senza sostegni, senza attenzione. Ha predicato, da Londra, il supermanager Vittorio Colao: tornare alla bicicletta, tornare a una società più naturale. Lo dicevano meglio le nonne in vernacolo: hai voluto la bicicletta, adesso pedala. Ma c’è chi nemmeno in bicicletta può salire, peccato che Colao coi suoi 17 superesperti non se ne accorga, peccato che nessuno dei 500 competenti sparsi per commissioni ne abbia sospetto.

MANCANO ANCORA I PRESIDI SANITARI

Ha denunciato lo scorso 14 aprile Alberto Fontana, presidente Centri clinici Nemo: «Oggi molte attività di assistenza domiciliare non ci sono più. Mancano dispostivi come le mascherine e talvolta gli assistenti vanno a casa dei malati e sono totalmente vulnerabili». L’Anffas-Auser stima in 800 mila il numero di disabili e non autosufficienti a vario titolo ospitati in strutture residenziali; restano fuori dal computo i soggetti che vivono con i familiari. Gli alunni disabili sono 272 mila e «l’85% non ha la tecnologia necessaria per seguire le lezioni». Quanto ai lavoratori, «sono tantissimi quelli che non possono continuare a essere operativi da casa». Hanno chiesto tamponi e aiuti ad hoc: trovatevi le mascherine, ha risposto il governo.

ECCO COME SI MISURA IL LIVELLO DI UN PAESE

Se la vita condizionata dalla disabilità è già sfibrante, in regime di isolamento da pandemia diventa insostenibile. I “congiunti”, i genitori tengono duro, perché altro non possono fare, ma crolleranno domani, se e quando tutti torneranno alla normalità possibile. Per questi, la normalità possibile è un impossibile vivere: i costi, fisici, mentali, non sono contemplati. Ma è la sensazione di isolamento nell’isolamento, di abbandono nell’isolamento, a consumare di più. È da queste cose che si misura il livello di un Paese, dal livello di attenzione per gli ultimi veri, abbandonati come sassi in fondo a un fiume. Cari disabili, non avete voluto la bicicletta, pedalate lo stesso.

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Coronavirus: solo 802 i nuovi contagi, 165 i decessi

Scendono anche se di poco i ricoveri in terapia intensiva. Lombardia in controtendenza. I guariti salgono a 105.186 con un incremento di 2.155 nelle ultime 24 ore. Il bollettino di domenica 10 maggio.

Calano i nuovi contagi – 802 – e il numero di vittime – 165. Sono numeri incoraggianti quelli relativi alla pandemia di Covid-19 diffusi dalla Protezione civile domenica 10 maggio. Per il 28esimo giorno consecutivo calano i ricoveri in terapia intensiva: in totale ora sono 1.027, sette in meno rispetto a sabato quando il calo era stato di 134. In controtendenza la Lombardia in cui i ricoveri sono ora 348, 18 in più di ieri.

I malati in Italia sono 83.324, in calo di 1.518 unità rispetto a ieri. I pazienti guariti salgono a 105.186 con un incremento di 2.155 nelle ultime 24 ore. Sono ricoverate con sintomi 13.618 persone, 216 meno di sabato mentre 68.679 si trovano in isolamento domiciliare (-1295 rispetto a sabato).

Attualmente i contagiati totali dal coronavirus (attualmente positivi, vittime e guariti) sono 219.070, con un incremento di 802 unità rispetto a ieri quando l’aumento era stato di 1.083.

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Come è avvenuta la liberazione di Silvia Romano

Un video del 17 gennaio 2020 dimostrava che la cooperante era in vita e in buone condizioni. Da quel momento si sono intensificate le trattative con i sequestratori. Un lavoro sottotraccia e delicato dell'intelligence italiana con la collaborazione di quella turca e somala. Che ha portato al rilascio nella notte dell'8 maggio.

Un sequestro lungo 18 mesi, fatto di molti silenzi che in certi momenti avevano fatto temere il peggio. Fino alla tanto attesa svolta: la liberazione di Silvia Romano da parte dell’intelligence italiana con la collaborazione dei servizi turchi e somali.

Rapita in Kenya, Silvia Romano lavorava per l’onlus marchigiana Milele che opera nella contea di Kilifi, dove seguiva un progetto di sostegno all’infanzia con i bambini di un orfanotrofio. Dopo il sequestro era stata subito venduta a un gruppo jihadista legato agli al Shabaab.

LO SCAMBIO A 30 KM DA MOGADISCIO

L’operazione dell’Aise è scattata nella notte di venerdì 8 maggio. Silvia è stata liberata a 30 chilometri da Mogadiscio, in una zona in condizioni estreme perché colpita negli ultimi giorni dalle alluvioni. A blitz compiuto, la cooperante è stata condotta in un compound delle forze internazionali nella capitale somala e poi all’ambasciata italiana. Un aereo dell’Aise la sta conducendo in Italia. L’arrivo a Ciampino è previsto per le 14. «È in forma, provata ovviamente dallo stato di prigionia ma sta bene», ha reso noto il presidente del Copasir Raffaele Volpi, ringraziando «l’incessante lavoro mai alla luce della ribalta» dell’Aise e del suo capo, il generale Luciano Carta, che chiude in bellezza il suo incarico per assumere la presidenza di Leonardo.

LEGGI ANCHE: La liberazione di Silvia Romano è un premio alla tenacia di Pippo Civati

IL VIDEO DELLA “SVOLTA”

Un lavoro sottotraccia e complicato, quello dell’intelligence, visto l’ambiente in cui ha dovuto operare: una Somalia dove negli ultimi anni gli al Shabaab hanno seminato morte e terrore, mettendo in scacco le fragili istituzioni. Proprio dalla Somalia è arrivato l’input a rapire Silvia Romano, secondo quanto ha ricostruito la procura di Roma che ha coordinato le indagini in collaborazione con gli inquirenti kenioti. Come ricostruito dal Corriere, un video dei rapitori del 17 gennaio 2020 dimostrava che la cooperante italiana era in vita e in buone condizioni. La prova che l’intelligence aspettava per terminare la trattativa e dare l’ok al pagamento del riscatto. Anche se su questo non ci sono conferme ufficiali, è quasi certo che il rapimento – come accaduto anche nel caso di un cittadino britannico anni fa – fosse a scopo di estorsione. Da quel momento, sono seguiti quasi quattro mesi di attesa e trattative fino alla notte di venerdì.

SILVIA ROMANO AVREBBE DETTO DI ESSERSI CONVERTITA

La donna era vestita da somala. Quando, riporta ancora il Corriere, è stata portata all’ambasciata italiana in Somalia non si è voluta cambiare d’abito spiegando di essersi convertita. Questo potrebbe confermare la notizia che Silvia Romano sarebbe stata costretta a sposare uno dei carcerieri.

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La Fase 2 tra propaganda e realtà

Per strada nessun adolescente. Solo anziani con le mascherine e caffè da asporto. Si respira ovunque insicurezza. E si ha la paura, irrazionale, che dal nulla sbuchi il virus con le dimensioni di un piccione. La passeggiata in una città-necropoli di Paolo Lanaro.

Dovrebbe essere un giorno come gli altri, come quelli pre-quarantena intendo. Un giorno senza connotati particolari: colazione, giornali, controllo dello smartphone, occhiata veloce alle mail pervenute la sera prima, uscita di casa, biblioteca ecc.

Ma c’è già una piccola variazione: la biblioteca non ha ancora riaperto e quando lo farà sarà soltanto per i prestiti ma non per la consultazione. Amen. Raggiungo comunque il centro città.

Il traffico è più sostenuto, anche se il volume mi sembra inferiore a quello pre-Covid. Lungo i marciapiedi poca gente e per il 99% provvista di mascherina (indossata spesso in modo creativo). Il fragore della città non è il solito, è più ovattato, come se ci trovassimo sotto una cappa che assorbe i rumori più indigesti. Quando incrocio un altro passante, mi sposto per distanziarmi e lo stesso fa lui.

FASE 2, PIÙ PROPAGANDA CHE ALTRO

Mi pare che sia aumentato il numero degli stranieri, ma non è così. Gli stranieri sono quelli di prima, è che è calato il numero dei miei concittadini a spasso. Si capisce che c’è prudenza, che la cosiddetta Fase 2 è uno schema con un taglio implicitamente propagandistico più che una realtà effettiva. Guardo le case lungo il mio percorso abituale: sembrano più linde, meno sporche di smog. Alcune sono belle, altre, ma non è una novità, sembrano essere state progettate da architetti in giornata no. Alcuni negozi hanno riaperto ma l’attività è contenuta.

LEGGI ANCHE: Ripartiamo dalle domande, non dalle risposte

Dovunque campeggia l’indicazione «qui si fa asporto». Si può “asportare” di tutto: caffè, panini, croissant, toast, torte, pizze, gelati, piccoli pranzi e altro ancora. Mi domando se una vecchia ordinanza comunale che vietava la consumazione di cibi e bevande per le strade (ragioni di decoro) sia stata revocata. Ma poi che “si asporta” a fare? Il bello del bar è sedersi su una poltroncina, bere il caffè, sfogliare il giornale, scambiare un paio di battute con qualche cliente abituale. Che gusto c’è a prelevare una tazzina di plastica e bere un caffè lungo e brodoso camminando in fretta?

SONO SCOMPARSI GLI ADOLESCENTI

Incontro una signora un po’ agée, chioma platinata, abbigliata in ecopelle, con foulard, mascherina, guanti di lattice neri. Deve aver fatto il salto di specie. Mi colpisce l’assenza quasi totale degli adolescenti: certo, molti sono a casa a studiare “da remoto”, ma è comunque un’assenza che impensierisce. Le città sono da tempo luoghi per anziani e badanti, un teatro di figuranti pallidi e taciturni. Passo davanti a Banca Intesa. Ho appena letto che gli utili di quest’anno sono un miliardo e mezzo. Mi faccio una domanda idiota che però esigerebbe una risposta intelligente: ma come fanno? Se siamo sempre lì sull’orlo della recessione (in realtà del baratro), se i disoccupati sono una massa cospicua, se non si riescono a finanziare opere pubbliche indispensabili, se lo spread è sempre sul punto di schizzare in alto, se la nostra modernizzazione procede a passo di lumaca, se il debito pubblico è gigantesco, come fanno i banchieri a guadagnarci? Lo so, è una domanda stupida che non andrebbe fatta. I meccanismi dell’economia non sono roba per principianti o per cultori di letteratura. Però, mio padre era un impiegato di banca. Se le piccole aziende dei suoi tempi facevano profitti allora arrivavano anche i quattrini, altrimenti no. Adesso le aziende chiudono e i quattrini alle banche arrivano lo stesso. Mistero.

LA CITTÀ È UN GRANDE ENIGMA

La città è un enigma. Dove sono gli abitanti? Sono a casa naturalmente, salvo quelli che lavorano. Da un lato la situazione ha i suoi aspetti positivi, tuttavia mi rendo conto che il nodo che lega la città al rumore, alla fretta, all’ansia, al disordine, a un ritmo sincopato, è indissolubile. In un certo senso tutto questo fa della città un destino speciale e ineluttabile. La città è spettacolo e miseria, grandiosità e paura. Tutto ciò che vi accade vi accade per necessità e casualità che alla fine diventano incomprensibili e che nessun urbanista, nessun antropologo, nessun sociologo, riesce a spiegare fino in fondo. Mi tornano in mente Aragon, Apollinaire, Hessel, Perec, scrittori che hanno elevato la flânerie a filosofia umanistica: il perdersi per le strade, la registrazione dei segnali e dei fenomeni che irrompono improvvisi, l’idea che la città sia un labirinto contemporaneo capzioso e illeggibile, l’offerta fantasmagorica di simboli e di allegorie. Ma qui dove vivo non è Parigi, è una piccola, artistica, città di provincia, traboccante di palazzi signorili, di chiese, di piazze e crocicchi che raccontano una storia in gran parte smarrita nelle correnti della memoria collettiva.

NEGOZI SANTUARI DESERTI DEL CONSUMISMO

Guardo i negozi, ancora in gran parte chiusi. Sembrano essere stati aggrediti da una tempesta virale che li ha lasciati intatti ma li ha trasformati in santuari deserti del consumismo. Lingerie che pare di un’altra epoca, agenzie di viaggi rimandati a chissà quando, cosmetici e profumi per occasioni future, la finta allegria delle salumerie dove si fa il turno per il formaggio, le boutique diventate ordinati spazi museali. Poi, finalmente, una libreria! È aperta, dentro c’è una persona (e c’è il gel per le mani, lo schermo di plexiglass alla cassa, i librai con le mascherine). Non c’è nessun volume di cui abbia un vero bisogno. La quarantena mi ha costretto a pescare nella mia biblioteca e ho preso all’amo libri dimenticati, libri scomparsi, libri che improvvisamente sono sgusciati fuori dopo anni di solitudine, libri intaccati da una lacca grigiofumo. Però ne comprerei qualche dozzina di nuovi, solo per festeggiare questa sorta di Pentecoste laica!

SE IL VIRUS SEMBRA DIETRO L’ANGOLO

Attraverso la piazza centrale. La sensazione, totalmente irrazionale, è che possa sbucare all’improvviso il virus, delle dimensioni di un gatto o di un piccione. Mi sento insicuro in un luogo in cui non si vede anima viva e in cui normalmente ci si sente protetti dalla conoscenza stessa del luogo, dalla sua storia, dalle tradizioni che vi aleggiano sopra come nuvole. Penso improvvisamente a quel che dice padre Brown in singolare convergenza con Freud: siamo tutti malati. Lui lo intende nel senso che ci priviamo scioccamente della salute che Dio ci può donare. L’affermazione, in tempi di Covid-19, assume un significato sinistro. Poi mi dico che in fondo Chesterton è uno dei pochi scrittori cattolici che si devono assolutamente leggere.

L’ISOLAMENTO PERENNE DEI POLITICI

Incontro un attivista di 5 stelle che conosco. Discutiamo brevemente a debita distanza. Mi domanda cosa penso di Vito Crimi, il nuovo capo politico. Non mi viene in mente nulla. Infatti ho visto al telegiornale una mascherina chirurgica e dietro non c’era nulla: era Crimi. Ci salutiamo e ci facciamo gli auguri. Chissà perché, mi dico allontanandomi, i politici non si incontrano mai per strada ma si vedono solo in televisione. Come i calciatori, gli attori, i cantanti e tutti quelli, insomma, che per qualche ragione si ritengono importanti. Non fanno la spesa, non vanno al cinema, non vanno al caffè, non vanno dal medico, non vanno in nessuno dei posti dove vanno gli altri. È una vita da cani, una quarantena senza fine, un isolamento perenne, senza mai vedere chicchessia.

COSA RIMARRÀ DELLA NOSTRA CIVILTÀ?

Sono sulla via del ritorno. È un tempo sospeso quello in cui mi trovo, una parentesi in una sequenza normale di abitudini che appaiono sconvolte. Per fortuna non è proprio così. Passo davanti a un bar che ha provveduto a installare un paio di mensole all’esterno. Ci sono due tipi che sorseggiano il caffè nella tazzina da asporto. Fumano, chiacchierano, ridono. Tutte le regole (distanziamento, mascherine, guanti) appartengono già al passato. Il virus non è negli starnuti, nelle mani, sulle superfici, ma nei romanzi americani di fantascienza di qualche decennio fa, impregnati di ideologia antisovietica. Trump ci crede ancora. Ha solo sostituito i russi coi cinesi. Ma non ho voglia di pensare a quello che fanno o non fanno i governi. Mi interessa solo capire se la mia città è sfebbrata, se è convalescente, se c’è qualche reliquia di vita. In parte sono rassicurato, in parte mi sembra di avere attraversato una necropoli. Faremo la fine degli etruschi? I nostri tablet, le nostre mail, i nostri book, saranno illeggibili per i posteri? Spero di no. Al massimo tra qualche millennio crederanno che sia esistita una civiltà capace di accumulare risorse e idiozia nella stessa maniera forsennata. Ecco. Sono arrivato a casa. Infilo la chiave nel cancello: tout va bien, rien va.

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La liberazione di Silvia Romano è un premio alla tenacia di Pippo Civati

Tutti i giorni, per 18 mesi, l'ex parlamentare si è battuto per non far calare il silenzio sulla scomparsa della cooperante. Ora in molti gli riservano il giusto tributo. E lui, commosso, confessa: «Non ci conosciamo, ma è stato come ritrovare un'amica».

Tutti i giorni, per 18 mesi, ha scritto sui social un pensiero per Silvia Romano, la giovane rapita in Kenya lo scorso 28 novembre e liberata oggi nel tripudio di un Paese intero. Un modo per non far spegnere la luce sul suo caso. E ora a oltre 500 giorni di distanza, Pippo Civati, ex parlamentare, primo segretario di Possibile e ora editore è esploso di gioia, anzi di commozione. Sommerso dai messaggi di chi gli ha riconosciuto un impegno costante, premiato dopo mesi di attesa nel modo più dolce.

«COME AVER RITROVATO UN’AMICA»

«È come se fosse tornata a casa un’amica. Non la conosco, ma è come un’amica», ha raccontato all’Ansa Civati, contento dei messaggi che si leggono sui social network, non più del tipo “se l’è andata a cercare”, ma un coro finalmente unito, felice per la liberazione. «Mi fa piacere che sia stata vissuta come una grande liberazione», non solo di Silvia, ma «di tutti in un momento difficile».

«MIGLIAIA DI PERSONE HANNO AVUTO UN PENSIERO PER SILVIA»

«In questi mesi si sono sprecate tante parole dicendo che poteva stare a casa, che se l’era andata a cercare», ha ricordato l’ex parlamentare, ma in tanti hanno deciso di dedicarle invece un pensiero. «È una cosa che facevo senza strumentalità e non sono stato il solo, lo hanno fatto migliaia di persone».

«Abbiamo fatto bene e ora sapremo cosa è successo», ha aggiunto. Forse anche questo sarà fonte di polemiche, ma a Civati quello che importa «è che Silvia stia bene. Ora mi farebbe piacere conoscerla» – ha concluso – «ma l’unica preoccupazione era veramente che stesse bene».

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Calano i ricoveri e i guariti superano i 100 mila: i numeri del coronavirus del 9 maggio

Nelle ultime 24 ore si sono registrati 194 decessi mentre i nuovi casi sono 1.083, numero mai così basso dal 10 marzo scorso.

Continuano a calare i ricoveri in terapia intensiva – sono 1.034, 134 in meno rispetto a venerdì, quando il calo era stato di 143 unità – e i guariti superano quota 100 mila. Sono i dati sulla pandemia da coronavirus diffusi dalla Protezione civile sabato 9 maggio.

I malati attuali sono 84.842 i calo rispetto a ieri di 3.119 (venerdì il calo era stato di 1.663). I nuovi casi sono 1.083, numero mai così basso dal 10 marzo scorso. Mentre i pazienti guariti dal Covid-19 sono 103.031, con un incremento 4.008 rispetto a ieri. Calano invece i decessi, che tuttavia restano altissimi: 194 (venerdì erano stati 243).

In Lombardia, una delle regioni più colpite dalla pandemia, le vittime nelle ultime 24 ore sono state 85 per un totale di 14.924. I ricoveri in terapia intensiva sono scesi di 70 unità rispetto a venerdì. I casi positivi sono 81.225, 502 nuovi rispetto a ieri. Sono meno anche i ricoverati non in terapia intensiva: 5.535 in tutto, 167 meno di ieri. Il numero di tamponi effettuati è arrivato a 477.765 e ieri ne sono stati fatti 11.478.

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Silvia Romano è stata liberata

L'annuncio è stato dato dal premier Conte in un tweet: «Grazie alle donne e agli uomini dei nostri servizi di intelligence. Silvia, ti aspettiamo in Italia!». Delle cooperante non si avevano notizie dal novembre 2018.

Finalmente una buona e inattesa notizia in tempo di pandemia. Silvia Romano è stata liberata dopo quasi un anno e mezzo di prigionia. L’annuncio è stato dato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte con un messaggio pubblicato su Twitter nel pomeriggio del 9 maggio. «Silvia Romano è stata liberata! Ringrazio le donne e gli uomini dei nostri servizi di intelligence. Silvia, ti aspettiamo in Italia!»

La cooperante italiana era stata rapita il 20 novembre del 2018 nel villaggio di Chakama, un piccolo centro a una ottantina di chilometri dalla città di Malindi, in Kenya. Stando alle prime riostruzioni, attualmente si triverebbe a Mogadiscio, messa in sicurezza all’interno di un compound delle forze internazionali. Il suo rientro in Italia è previsto per domani, alle 14.

«SONO STATA FORTE, NON VEDO L’ORA DI TORNARE A CASA»

«Sono stata forte e ho resistito. Sto bene e non vedo l’ora di ritornare in Italia», le prime parole della giovane cooperante riportate dai suoi soccorritori, «Lasciatemi respirare, devo reggere l’urto», ha detto invece all’Ansa un commosso Enzo Romani, il papà di Silvia. «Devo ancora realizzare, lasciatemi ricevere la notizia ufficialmente da uno dei mie referenti». Il presidente del Copasir, Raffaele Volpi, ha confermato che Silvia «sta bene ed è in forma. Provata ovviamente dallo stato di prigionia ma sta bene». «I complimenti», ha aggiunto, «vanno al generale Carta, agli uomini e donne dell’Aise che con il loro incessante lavoro, mai alla luce della ribalta, hanno permesso questo importantissimo risultato».

DI MAIO: «LO STATO NON LASCIA INDIETRO NESSUNO»

Subito dopo Conte, è stato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a confermare la svolta positiva. «Volevo darvi una buona notizia», ha scritto su Facebook. «Silvia Romano è libera. Lo Stato non lascia indietro nessuno. Un abbraccio alla sua famiglia. E un grazie alla nostra intelligence, all’Aise in particolare, alla Farnesina e a tutti coloro che ci hanno lavorato».

Volevo darvi una buona notizia. Silvia Romano è libera. Lo Stato non lascia indietro nessuno. Un abbraccio alla sua…

Posted by Luigi Di Maio on Saturday, May 9, 2020

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La Lega insorge contro i tavoli distanziati al ristorante

Salvini e Zaia all'unisono contro l''ipotesi di un coperto ogni quattro metri. «Così facendo si chiude tutto». E anche Fipe Confcommercio si accoda.

È polemica sull’ipotesi, circolata nelle ultime ore, di imporre una distanza di quattro metri tra i tavoli per la riapertura dei ristoranti. A dare la staura alle critiche per una misura finora solo vociferata è stato il governatore del Veneto Luca Zaia. «Leggo da qualche parte che qualcuno parla di mettere un tavolo ogni quattro metri», ha detto, «se lo metta a casa sua un tavolo ogni quattro metri. Ma non nei ristoranti, perché questo significa chiuderli tutti». «Un contro», ha aggiunto Zaia, «è l’esercizio scientifico un discorso è la vita reale che è un’altra cosa: spero che le linee guida siano ragionevoli».

«VOGLIONO FAR CHIUDERE E LICENZIARE TUTTI?»

D’accordo con lui il vicepresidente della Fipe Confcommercio, Aldo Cursano, «Se si vuole uccidere la ristorazione italiana basta applicare quanto è stato ipotizzato: quattro metri o due metri di distanziamento significa non rendersi conto dei nostri modelli legati al familiare, al modello della piccola impresa». Cursano ha sottolineato il «senso di responsabilità avuto dall’associazione e dalla base associativa», ma ora, ha aggiunto, «qualcuno sta scegliendo la fine di un modello e ognuno si deve assumere le proprie responsabilità». Caustico, come al solito, Matteo Salvini: «Un tavolo ogni quattro metri dentro i ristoranti? Ma vogliono far chiudere, fallire e licenziare tutti???»

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Riapertura bar e ristoranti, il Tar accoglie il ricorso del governo contro la Regione Calabria

Il Tribunale amministrativo di Catanzaro ha dato ragione al governo che si era opposto all'ordinanza della governatrice Santelli.

Il Tar di Catanzaro ha accolto il ricorso presentato dal Consiglio dei ministri tramite l’Avvocatura generale dello Stato contro l’ordinanza della presidente della Regione Calabria Jole Santelli, del 29 aprile scorso, che consentiva il servizio ai tavoli, se all’aperto, per bar, ristoranti e agriturismo. È quanto si evince dal sito del Tar dopo l’udienza collegiale, tenuta in camera di consiglio, svoltasi sabato mattina.

«È una decisione pur rispettabile ma ininfluente: l’ordinanza infatti ha avuto piena esecuzione per 11 giorni e il governo ha preannunciato per mercoledì che disporrà l’apertura di bar e ristoranti a livello generale», ha commentato l’avvocato Oreste Morcavallo, uno dei legali che ha assistito la Regione Calabria. «La Regione ha vinto con il mancato accoglimento del decreto cautelare e ha avuto un importante risultato acquisendo la primazia politico-istituzionale di tutela delle prerogative costituzionali delle Regioni».

Intervenendo a Diritto e rovescio su Rete4, il primo maggio scorso Santelli aveva ribadito la sua posizione. «Il ministro Boccia dice di diffidarmi, io ovviamente non ritiro la mia ordinanza». Aggiungendo: «I ristoranti non li ho aperti io ma il governo prevedendo la possibilità dell’asporto e l’apertura delle cucine e tutto ciò che ne consegue. Io ho aggiunto la possibilità di qualche tavolo fuori che non mi sembra uno scandalo. Ho interpretato estensivamente il provvedimento del governo? Forse. Il ministro Boccia dice di diffidarmi, io ovviamente non ritiro la mia ordinanza».

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Mascherine e disabili: come proteggersi senza discriminare

Dispositivi trasparenti per i sordi. Adesivi per evitare che scivolino. E aiutare chi ha deficit cognitivi a comprendere perché ora è necessario prestare attenzione. Rendere la sicurezza accessibile a tutti non è banale. Anzi.

La tanto attesa fase 2 è iniziata e le città si stanno rapidamente ripopolando. Parole d’ordine: mascherina e distanziamento sociale.

Dopo quasi due mesi di isolamento, per strada, sui marciapiedi e nelle piazze si incontra il “popolo dei mascherati”: dispositivi di mille colori e diverse fattezze che, se non stessimo uscendo da un periodo tragico, sembrerebbe quasi di essere in tempo di carnevale.

Eppure l’uso di questo dispositivo di sicurezza può essere critico per persone con determinati tipi di disabilità. Ricordiamo che il DPCM del 26 aprile sancisce la non obbligatorietà di utilizzo della mascherina per i soggetti con forme di disabilità incompatibili con un suo uso continuativo, nonché per quanti interagiscono con loro. Tuttavia, a parte l’incompatibilità sotto il profilo della salute – pensiamo a chi è affetto da patologie respiratorie – esistono anche difficoltà di altri generi.

MASCHERINE TRASPARENTI PER I SORDI (E NON SOLO)

Per esempio quelle che incontrano i cittadini e cittadine sordi. Purtroppo infatti l’obbligo di indossare le mascherine costituisce una pesante barriera contro la possibilità di comunicare sia tra loro sia con gli udenti, dal momento che l’espressione facciale non è visibile e certi articolatori sono eseguiti sul volto e con le labbra. La soluzione per eliminare questa È NECESSARIOgrave discriminazione sarebbe quella di diffondere l’uso delle mascherine trasparenti che, anche in Italia, diversi soggetti privati stanno producendo. Grazie alla collaborazione tra queste imprese, le associazioni per la difesa dei diritti delle persone sorde – tra cui l’Ente nazionale sordi (Ens) – e alcune amministrazioni comunali questo tipo di dispositivo è stato donato ai cittadini e cittadine con disabilità uditiva, per esempio a Napoli , Siracusa, in alcuni Comuni nel torinese, a Venezia e in altre città italiane.

LEGGI ANCHE: L’emergenza nelle Rsd è cronica: non nascondetevi dietro il coronavirus

La trovo un’idea brillante e penso che l’uso di queste mascherine dovrebbe essere esteso a tutta la popolazione. È molto limitante che ad utilizzarle siano solo le persone sorde perché, se in tal modo si rende possibile la comunicazione all’interno della comunità sorda, quella con il resto della cittadinanza risulta fortemente compromessa. Senza contare la possibilità di vedere volti e sorrisi di tutti. «Sebbene una comunicazione accessibile alle persone sorde dipenda da molti fattori quali per esempio l’illuminazione, il contesto in cui essa avviene, e così via», mi spiega Giuseppe Petrucci, presidente dell’Ens, «le mascherine trasparenti sono un importante supporto». Purtroppo, aggiunge, «a Ens non risulta che a oggi siano in commercio modelli di mascherine trasparenti conformi a tutti i criteri richiesti dalle strutture competenti, con relative omologazioni. Servirebbe quindi una verifica istituzionale circa la loro adeguatezza e ci auguriamo che l’Ufficio per le politiche in favore della persone con disabilità, facente capo alla Presidenza del Consiglio dei ministri, solleciti i necessari controlli del caso da parte di ricercatori e tecnici affinché questo dispositivo possa essere usato capillarmente dall’intera cittadinanza».

RIMEDI ANTI-SCIVOLAMENTO

Non è però finita. Usare correttamente la mascherina può essere problematico anche per persone con determinati tipi di disabilità motoria. Me ne sono accorta durante il lockdown andando al supermercato con la mia coinquilina: la mia proprio non voleva saperne di stare ferma sul naso. Mi scivolava di continuo, soprattutto se parlavo con qualcuno, fino a che non me la ritrovavo sul mento. Ho risolto il problema aggiungendo un elastico e facendolo passare intorno alla nuca. Poi ho posizionato la parte inferiore della mascherina sotto il labbro, cosicché fosse più stabile e i movimenti del mento non la facessero scivolare. Un altro ausilio che potrebbe aiutare sono i ferretti, adesivi o non, da applicare alle mascherine e da appoggiare sul naso. Purtroppo non tutte le farmacie li vendono ma sono disponibili online.

CI SONO CASI IN CUI BISOGNA SPIEGARE PERCHÉ PROTEGGERSI

L’uso della mascherina così come del resto la necessità di mantenere il distanziamento sociale potrebbero essere critici, sotto altri aspetti, anche per persone con disabilità cognitiva. Non tutti infatti hanno gli strumenti per comprendere in autonomia il motivo per cui in questo momento storico è indispensabile usarla ed essere costretti a indossarla o vedere gli altri farlo potrebbe causare disagio. Bisogna quindi che qualcuno spieghi loro a cosa serve questo dispositivo e cosa sta succedendo in questa fase. Insomma, progettare dispositivi di protezione individuale accessibili a tutti non è banale ma dobbiamo pensarci se vogliamo che nessuno venga escluso.

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