La battaglia del Veneto contro le Pringles al Prosecco

Centinaia di confezioni di patatine al sapore del vino frizzante sequestrate in una catena di supermercati. Il governatore Zaia e la ministra Bellanova: «Combatteremo questo furto di identità».

Continua la battaglia del Veneto per tutelare uno dei suoi marchi più prestigiosi: quello del Prosecco. Il 15 ottobre in una catena di supermercati sono state sequestrate centinaia di confezioni di patatine Pringles al gusto della bevanda alcolica. «Non possiamo più tollerare che si utilizzi senza autorizzazione una denominazione tutelata!», ha scritto su Facebook il presidente del Veneto, Luca Zaia.

❌❌❌ NON POSSIAMO PIU' TOLLERARE che si utilizzi senza autorizzazione una denominazione tutelata! Pensate: ieri in una…

Posted by Luca Zaia on Tuesday, October 15, 2019

Le patatine, precisa Zaia, erano «recanti peraltro tra gli ingredienti una non meglio precisata ‘polvere di Prosecco’. Ecco perché insistiamo da anni – a tutti i livelli amministrativi e di governo – nel tutelare le nostre eccellenze, proteggendole da frodi, abusi e italian sounding, che vanno a danneggiare in primis i produttori onesti che promuovono la qualità e il territorio», conclude. Il nome Prosecco è protetto dalla denominazione Doc, ottenuta nel 2009, e può essere utilizzato solo dietro autorizzazione del consorzio di produttori regionale. La ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova si è unita al governatore leghista e ha dichiarato che «i furti di identità non possono essere consentiti». «Il sequestro», ha detto Bellanova, «testimonia l’impegno forte del Ministero e dell’Icqrf, la nostra Autorità per la lotta alle frodi e la tutela della qualità, nel combattere l’usurpazione di nomi protetti italiani».

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Falsi report su viadotti e Ponte Morandi: perquisizioni a casa dell’ad di Spea Galatà

Gli investigatori hanno visitato anche la sede della società che fa parte del gruppo Atlantia. L'amministratore è indagato in entrambe le inchieste.

L’inchiesta sul ponte Morandi potrebbe riservare novità e in particolare per la società Spea del gruppo Atlantia, di proprietà dei Benetton. Perquisizioni sono in corso a Roma da parte della guardia di finanza di Genova a casa dell’ex amministratore delegato di Spea, Antonio Galatà, indagato sia per il crollo del ponte Morandi che per i falsi report sui viadotti. Perquisizioni anche a Genova negli uffici di Spea e a casa di tre indagati.

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Migranti, Frontex: a settembre arrivi dal Mediterraneo centrale su del 16%

Secondo l'Agenzia Ue nei primi mesi dell'anno gli sbarchi lungo la rotta si sono comunque ridotti del 50%. Boom lungo i Balcani. Ma nel 2019 gli ingressi complessivi sono scesi del 19%.

Il numero di migranti che hanno attraversato il Mediterraneo centrale a settembre si è attestato a 2.280, il 16% in più rispetto al mese precedente. Lo ha reso noto Frontex precisando che il totale dei primi 9 mesi è comunque stato di 9.700, meno della metà rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sulla rotta dei Balcani occidentali nei primi nove mesi del 2019 c’è stato invece un aumento dell’80%. Complessivamente gli arrivi in Europa nel periodo gennaio-settembre sono stati il 19% in meno rispetto al 2018.

Complessivamente Frontex ha precisato che a settembre il numero di rilevamenti di attraversamenti illegali delle frontiere sulle principali rotte migratorie d’Europa è aumentato del 14% rispetto al mese precedente a oltre 17.200 a causa dei maggiori arrivi sulle isole greche nell’Egeo orientale. Nonostante il numero crescente negli ultimi mesi, il totale su tutte le rotte migratorie europee per i primi tre trimestri del 2019 è stato inferiore del 19% rispetto ad un anno fa a circa 88.200. Questo il focus sulle tre rotte:

  • Mediterraneo orientale: due migranti irregolari su tre rilevati alle frontiere esterne dell’Unione europea a settembre hanno preso questa rotta. Lo scorso mese sono stati rilevati oltre 11.500 (il dato non include Cipro), il 16% in più rispetto ad agosto. Nei primi nove mesi di quest’anno, il numero totale di rilevamenti in questa regione è aumentato del 22% rispetto ad un anno fa, quasi 50.600. Due su cinque gli afgani su questa rotta.
  • Mediterraneo centrale: il numero di migranti che hanno attraversato questa rotta a settembre si è attestato a 2.280, 16% in più rispetto al mese precedente. Il totale dei primi nove mesi dell’anno ha raggiunto 9.700, meno della metà del totale rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Tunisini e Sudanesi erano le nazionalità più rappresentate su questa rotta nei primi tre trimestri del 2019.
Gli arrivi in Ue nel 2018 e 2019 (Fonte: Frontex)
  • Mediterraneo occidentale: il numero di migranti irregolari che hanno attraversato questa rotta via mare sempre a settembre è aumentato del 12% rispetto al mese precedente a circa 2.400. Il totale per il periodo gennaio-settembre è stato di 17.800, circa la metà rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Le persone provenienti dall’Africa sub-sahariana hanno rappresentato il maggior numero di migranti rilevati su questa rotta nei primi tre trimestri del 2019.
  • Balcani occidentali: secondo Frontex nella rotta dei Balcani occidentali infine sono stati registrati oltre 450 rilevamenti di valichi di frontiera illegali. Il totale dei primi nove mesi ha raggiunto oltre 7.300, l’80% in più rispetto a un anno fa. I cittadini afgani rappresentavano oltre la metà dei migranti individuati su questa rotta.

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Matteo Salvini ha avuto un malore a Trieste

Il leader della Lega è stato portato all'ospedale San Polo di Monfalcone, in provincia di Gorizia. Sottoposto ad accertamenti, starebbe già per essere dimesso.

Malore per Matteo Salvini mentre era diretto a Trieste per assistere ai funerali di Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, i due agenti uccisi nella sparatoria in Questura avvenuta venerdì 4 ottobre. Il leader della Lega, dopo l’atterraggio all’aeroporto di Ronchi, è stato portato all’ospedale San Polo di Monfalcone (Gorizia), dove è stato sottoposto ad alcuni accertamenti. Starebbe già per essere dimesso. Ha ringraziato i medici e si è detto dispiaciuto di non poter essere presente all’ultimo saluto per i due poliziotti.

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Smog, Italia prima in Europa per morti da biossido di azoto

Nei 28 Paesi dell'Unione europea i decessi prematuri sono 372 mila. Torino contende a Parigi e Londra la palma di città più inquinata da NO2.

Primo Paese dell’Ue per morti premature da biossido di azoto (NO2) e nel gruppo di quelli che sforano sistematicamente i limiti di legge per i principali inquinanti atmosferici. È’ l’Italia vista dalle centraline antismog, i cui dati sono stati raccolti e analizzati dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea) nel rapporto annuale sulla qualità dell’aria. Secondo l’analisi dei rilevamenti 2016, la Penisola ha il valore più alto dell’Ue di decessi prematuri per biossido di azoto (NO2, 14.600), ozono (O3, 3 mila) e il secondo per il particolato fine PM2,5 (58.600).

LO SMOG CAUSA 372 MILA MORTI PREMATURE IN EUROPA

Complessivamente nell’Ue a 28 lo smog è responsabile di 372 mila decessi prematuri, in calo dai 391 mila del 2015. Come nel quadro generale europeo, i dati indicano un miglioramento anche per l’Italia rispetto al 2015, quando l’Aea stimava i decessi prematuri per NO2 nel nostro paese a 20 mila unità. Le rilevazioni più recenti, datate 2017, vedono le concentrazioni di polveri sottili (PM2,5) più elevate in Italia e sei Paesi dell’Est (Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia, Romania e Slovacchia).

DUE MILIONI DI ITALIANI VIVONO IN ZONE INQUINATE SOPRA LA MEDIA

Torino contende a Parigi e Londra il primato di città europea più inquinata da NO2 e, tra le città più piccole, Padova si segnala per l’alta concentrazione media di PM2,5 e PM10. La situazione non migliora nelle aree rurali nazionali, con superamenti dei limiti giornalieri di particolato registrati in 16 delle 27 centraline che hanno rilevato valori irregolari nell’Ue. Due milioni di italiani vivono in aree, soprattutto la Pianura Padana, dove i limiti Ue per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente.

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Tafida Raqeeb ricoverata in Italia: la famiglia ha chiesto la cittadinanza

La bambina è affetta da una grave lesione cerebrale. A Londra volevano interromperle le cure. Ora è stata trasferita al Gaslini. Ma la domanda dei genitori li aiuterebbe per i costi sanitari.

La famiglia di Tafida Raqeeb ha chiesto per la bimba di 5 anni gravemente malata la cittadinanza italiana per motivi umanitari. Lo dichiara l’avvocato Filippo Martini segretario di Giuristi per la vita, l’associazione che nella battaglia legale avviata a Londra dalla famiglia ha mediato sulle questioni giuridiche italiane.

«UN AIUTO PER I COSTI SANITARI»

«Abbiamo presentato domanda un mese e mezzo fa», ha spiegato Martini, «il ministro dell’Interno era ancora Matteo Salvini. L’abbiamo ripresentata anche con il nuovo Governo, attendiamo risposta. La cittadinanza aiuterebbe i Raqeeb anche per i costi sanitari». La famiglia si è fatta carico dei costi del trasporto sull’aereo-ambulanza da Londra ed è previsto si faccia carico delle tariffe del ricovero al Gaslini di Genova. La bimba è affetta da una grave lesione cerebrale e è stata trasferita a Genova su volere della famiglia, che si è battuta contro l’interruzione del supporto vitale chiesta dal Total London Hospital.

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Naufragio di Lampedusa: individuato il barcone e altri corpi

Si trovano a una sessantina di metri di profondità a sei miglia dall'isola. Il barcone si era ribaltato alle 3 del mattino di lunedì 7 ottobre.

I resti del barcone naufragato lunedì 7 ottobre e 12 corpi – tra cui quello di una giovane donna e un neonato abbracciati – sono stati individuati dalla Guardia Costiera a una sessantina di metri di profondità a sei miglia a sud di Lampedusa.

LA STRAGE DELLE DONNE

All’alba del 7 ottobre, all’arrivo delle motovedette della Guardia costiera, alcuni dei migranti a bordo dell’imbarcazione rimasta senza benzina avevano cominciato a sbracciarsi causandone l’affondamento. Nessuno era dotato di giubbotto salvagente. Allora erano state recuperate 13 salme tutte di giovani donne di origine ivoriana tra cui una adolescente e un’altra incinta. Una ventina i sopravvissuti

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Motovedette italiane soccorrono 290 migranti al largo di Lampedusa

L'operazione della Guardia costiera italiana e della Guarda di Finanza si è svolta in acque Sar maltesi. Ora sono in attesa di un porto sicuro dove sbarcare.

Circa 290 migranti a bordo di un barcone sono stati soccorsi a 32 miglia da Lampedusa, in acque Sar maltesi, da motovedette italiane della Guardia costiera e della Guardia di finanza che sono ora in attesa di un ‘place of safety‘, un porto sicuro dove sbarcare.

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La trattativa tra governo e Whirlpool sull’impianto di Napoli è ancora bloccata

Fumata nera nell'incontro a Palazzo Chigi sul destino dello stabilimento partenopeo. Patuanelli: «Azienda insiste sulla cessione». Conte: «Nessun passo avanti».

Quello con i vertici di Whirlpool a Palazzo Chigi «è stato un incontro non positivo, nonostante la massima disponibilità del governo a mettere in campo tutte le iniziative necessarie per continuare la produzione sul sito di Napoli non c’è stata nessuna apertura da parte di Whirlpool». Così il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. L’azienda «continua a proporre come unica soluzione una cessione del ramo d’azienda sostanzialmente verso l’ignoto», ha aggiunto. Un mancato passo avanti certificato anche dal presidente del consiglio Giuseppe Conte: «Ciò non consente di dare prospettiva al dialogo», ha spiegato il premier.

L’INVITO DI PATUANELLI A RIVEDERE LA PRODUZIONE

Se il problema di Whirlpool con la sede di Napoli «è il prodotto, perché ha difficoltà di mercato, si può cambiare tipo di prodotto o cambiare fascia di gamma. Su questo c’è la massima disponibilità del governo a dare tutto il supporto», ha continuato il ministro Patuanelli. «Ci sono molti strumenti che il governo può mettere in campo ma per noi è fondamentale che ci sono impegni diretti di Whirlpool», ha garantito Patuanelli spiegando che quella della multinazionale sulla cessione del sito di Napoli «è una scelta unilaterale di Whirlpool perché questa procedura può essere ritirata e ci può essere lo spazio per fare cose diverse».

«RISPETTARE IL PIANO INDUSTRIALE 2018»

Per il ministro «è surreale che ci si sieda al tavolo col presidente del Consiglio nella stessa posizione di 3 settimane fa al Mise», ha aggiunto riferendosi ai vertici aziendali di Whirlpool. «È evidente che il livello di attenzione del governo, nella sua interezza, è alto. Quello che sta succedendo su questo stabilimento è esemplificativo di situazioni che non vogliamo che si ripetano», ha aggiunto ancora il ministro. «Pensare che ci siano comportamenti predatori all’interno del tessuto produttivo italiano per noi non è accettabile e il piano industriale firmato a ottobre del 2018 deve essere assolutamente rispettato», ha concluso.

FIM DICHIARA LO SCIOPERO A OLTRANZA

Subito dopo il vertice la segretaria nazionale della Fim Cisl, Alessandra Damiani, ha diramato una nota in cui si spiega che una volta appresa la notizia è «stato dichiarato sciopero a oltranza nel sito di Napoli e che si sta pensando l’occupazione della fabbrica e uno sciopero oggi in tutto il gruppo di due ore». Nella nota si legge anche che «sono ore drammatiche, l’azienda sta mostrando un’irresponsabilità senza precedenti. Una bomba sociale pronta a esplodere e di cui Whirlpool è l’unica responsabile». La scorsa settimana, si legge ancora, «il ministro Patuanelli ci aveva comunicato che entro 24 ore avrebbe incontrato l’ad di Whirlpool La Morgia per verificare la consistenza del piano di riconversione e verificare le proposte, mentre il presidente Conte ci disse che Whirlpool doveva solo comunicare gli ostacoli che impedivano il suo permanere a Napoli e rilanciare il sito. A questo punto ci chiediamo cosa si sia fatto in questi sette giorni».

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