Aumentano i casi e le vittime di Coronavirus in Italia

I morti salgono a due: una donna probabilmente legata ai fatti di Codogno e un uomo di 78 anni di Vo' Euganeo deceduto la sera del 21 febbraio. Ventotto i pazienti positivi attualmente ricoverati, 26 dei quali in Lombardia. Cresce anche la psicosi.

Un altro italiano morto per il Coronavirus. La seconda vittima è una donna residente in Lombardia che potrebbe essere collegata ai casi di Codogno, e si aggiunge nella conta delle vittime ad Adriano Trevisan, 78 anni, l’uomo di Vo’ Euganeo deceduto nella tarda serata di venerdì 21 febbraio.
Il numero dei pazienti positivi è intanto salito a 28. Ventisei di questi risiedono in Lombardia, mentre due sono i casi accertati in Veneto. A questi vanno aggiunti i due morti.

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Sul coronavirus lo sciacallaggio di Salvini viene messo in quarantena dagli altri politici

L'ex ministro dell'Interno usa l'emergenza per attaccare Conte: «Se non sa difendere i confini dell'Italia si faccia da parte». Ma il premier dice no alla sospensione di Schengen. E i toni della Lega sono isolati da destra e non solo: Forza Italia, Fdi, M5s e Renzi chiedono serietà e responsabilità.

La politica italiana poteva prendersi una pausa dalle polemiche di Palazzo per compattarsi almeno nell’affrontare l’emergenza coronavirus. Ma non l’ha fatto. Perché se è vero che si è placato il dibattito sulla verifica di maggioranza (Italia viva dentro oppure fuori? Matteo Renzi ha detto che adesso bisogna «sostenere l’azione del governo»), si è acceso un nuovo scontro per colpa di Matteo Salvini – che tra l’altro ha annunciato di voler andare nella Sala operativa della Regione Lombardia senza avere cariche che giustificassero la sua presenza lì – che ha attaccato il premier Giuseppe Conte.

LA RICHIESTA «DA PAPÀ» DI BLINDARE I CONFINI

Il leader della Lega infatti non è riuscito a interrompere la sua propaganda, chiedendo «da papà» di «blindare i confini una volta per tutte», soprattutto bloccando gli sbarchi dall’Africa. Anche il contagio in Italia è arrivato tramite aereo, dove viaggiava il manager padano che dovrebbe aver contagiato le persone nel Lodigiano. Il presidente del Consiglio, invece, da Bruxelles ha rassicurato: «Eravamo preparati a questa evenienza, trattandosi di agenti virali facilmente trasmissibili. La popolazione non deve essere preoccupata, avevamo un piano e lo stiamo attuando».

LE LEGA VUOLE SOSPENDERE SCHENGEN

Ma l’ex titolare del Viminale ha affondato il colpo usando l’epidemia per fini elettorali: «Se qualcuno non ha fatto o non farà tutto il suo dovere per proteggere il popolo italiano ne risponderà davanti alla gente. Se Conte non è in grado di difendere l’Italia e gli italiani si faccia da parte». Sempre la Lega è arrivata a chiedere a Conte la sospensione di Schengen, la convenzione che regola l’apertura dei confini tra Paesi dell’Unione europea. Soluzione che per ora non ha convinto il presidente del Consiglio: «Non è necessaria, occorre dare risposte adeguate e proporzionali».

TONI PERÒ ISOLATI DAGLI ALTRI PARTITI

I toni di Salvini sono rimasti isolati nel centrodestra. Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, ha scelto di non utilizzare politicamente il coronavirus per criticare l’esecutivo. In un tweet nemmeno lo ha citato il governo: «Per l’emergenza mondiale serve serietà, buonsenso e fermezza. Chi arriva dalla Cina o da eventuali zone reputate ad alto rischio deve essere tenuto in quarantena, per il bene di tutti. Non si perda altro tempo». Ha evitato la polemica anche Forza Italia: la capogruppo azzurra al Senato, Annamaria Bernini, ha chiesto al premier Conte e al ministro della Salute Roberto Speranza di tenere costantemente informato il parlamento, a partire dalla convocazione di un vertice dei capigruppo a Palazzo Chigi. Per Luigi Di Maio del Movimento 5 stelle «proprio in questi momenti serve una politica con senso di responsabilità, che deve guardarsi negli occhi e pensare prima di tutto all’interesse dei cittadini che rappresenta». Almeno lo sciacallaggio non pare essere contagioso.

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Come agisce il coronavirus e come prevenire il contagio

Si trasmette attraverso le goccioline del respiro delle persone infette. Tipo tosse o starnuti. Bisogna lavarsi le mani frequentemente. I sintomi influenzali devono destare sospetto solo se nei 14 giorni precedenti ci sono stati contatti con casi confermati o probabili, si è stati in zone dove c'è trasmissione o in ambienti sanitari con pazienti malati.

Adesso è arrivato anche nel Nord Italia. In Lombardia i contagiati da coronavirus sono 14, in Veneto due. Ma al di là di psicosi, panico e allarmismi, cosa bisogna sapere sulla malattia e sui rischi?

INFEZIONE POLMONARE NATA IN CINA

Innanzitutto il nuovo coronavirus (Sars-CoV-2), responsabile dell’epidemia di infezione polmonare nata in Cina, è stato isolato il 7 gennaio 2020: la sua azione di contagio avviene in larga misura attraverso contatti ravvicinati con un soggetto infetto, ma alcune misure possono aiutare a prevenirne la trasmissione.

COVID-19 È IL NOME DATO ALLA MALATTIA

Covid-19 è il nome dato alla malattia causata dal nuovo virus. Ecco un vademecum con i consigli dell‘Istituto nazionale di malattie infettive Spallanzani, ministero della Salute e Istituto superiore della sanità.

IL CONTAGIO: A WUHAN DA ANIMALE A UOMO

È stato causato dalla trasmissione del virus da animale a uomo, non a caso l’epicentro dell’epidemia è un mercato della città cinese di Wuhan dove venivano venduti anche animali selvatici vivi. È stata inoltre dimostrata la trasmissione tra umani del virus, anche al di fuori dalla Cina.

COME SI TRASMETTE: TRAMITE GOCCIOLINE DEL RESPIRO

Il Sars-CoV-2, come altri coronavirus, si trasmette attraverso le goccioline del respiro della persona infetta, che possono essere trasmesse con la tosse o gli starnuti, oppure tramite contatto diretto personale, oppure toccandosi la bocca, il naso o gli occhi con mani contaminate. Per questo motivo è importante evitare uno stretto contatto con le persone che hanno febbre, tossiscono o hanno altri sintomi respiratori.

RIMEDI: LAVARSI FREQUENTEMENTE LE MANI

In termini pratici, è raccomandabile mantenersi a una distanza di almeno un metro da persone che tossiscono, starnutiscono o hanno la febbre, e lavarsi frequentemente le mani con sapone o con una soluzione alcolica. Coprire bocca e naso se si starnutisce o si tossisce e non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico. Si consiglia anche di pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol e di usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o si assistono persone malate.

PRODOTTI DALLA CINA: NON SONO PERICOLOSI

I prodotti Made in China e i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi. Va contattato il numero verde 1500 del ministero della Salute se si ha febbre o tosse e si è tornati dalla Cina da meno di 14 giorni. Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus.

TASSO DI MORTALITÀ: CIRCA IL 2,3%

Questo virus può causare sintomi lievi, simil-influenzali, ma anche malattie gravi. Al momento il tasso di mortalità complessiva sarebbe di circa il 2,3%.

CASO SOSPETTO? SOLO SE NEI PRECEDENTI 14 GIORNI…

Perché vi sia un caso sospetto di coronavirus il paziente deve presentare sintomi di tosse e/o mal di gola e/o difficoltà respiratorie; e inoltre, nei 14 giorni precedenti all’insorgere dei sintomi, deve aver effettuato almeno una di queste attività: aver avuto contatti ravvicinati con un caso confermato o probabile Covid-19; aver viaggiato in aree dove vi sia la trasmissione del virus; aver visitato o aver lavorato in ambienti sanitari nei quali erano curati pazienti affetti da Covid-19.

COSA FARE: CHIAMARE IL NUMERO 1500

Se un paziente dovesse rientrare in queste condizioni, deve: contattare il numero telefonico gratuito del ministero della Salute 1500; indossare una mascherina chirurgica se entra in contatto con altre persone; utilizzare fazzoletti usa e getta e lavarsi le mani regolarmente.

LA CURA: COME CON L’INFLUENZA

I sintomi sono di tipo respiratorio: febbre, tosse, raffreddore, mal di gola, affaticamento polmonare. Al momento non ci sono terapie specifiche: la malattia si cura come i casi di influenza. Nei casi più gravi ai pazienti viene praticato il supporto meccanico alla respirazione. Sulla base dei dati disponibili, l’Oms ha suggerito una terapia antivirale sperimentale, correntemente utilizzata anche allo Spallanzani, basata su due farmaci: il lopinavir/ritonavir, un antivirale utilizzato per la infezione da Hiv e che mostra attività antivirale anche sui coronavirus, e il remdesivir, un antivirale già utilizzato per la malattia da virus Ebola. Non esiste un vaccino contro il Sars-Cov-2.

L’ISOLAMENTO: QUARANTENA PER CHI TORNA DALLA CINA

L’ordinanza emanata dal ministro della Salute Roberto Speranza, dopo i casi rilevati in Lombardia, prevede l’obbligo di quarantena “fiduciaria” domiciliare per chi torna da un viaggio in Cina negli ultimi 14 giorni e “sorveglianza attiva” per chi è stato nelle aree a rischio, cioè nel Paese asiatico, con obbligo di segnalazione alle autorità sanitarie locali al proprio rientro in Italia.

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L’Iran è il nuovo focolaio di coronavirus in Medio Oriente

Nel giorno delle elezioni parlamentari il Paese vede un'impennata di casi: 5 morti e 18 casi confermati. Ma quelli sospetti sono 750. Il Ministero della Salute: «Potrebbe essere presente in tutte le città».

L’Iran è il nuovo focolaio del coronavirus in Medio Oriente. Proprio nel giorno delle elezioni parlamentari, il Paese sta registrando un preoccupante picco nel numero dei casi e delle vittime. Gli assembramenti dovuti al voto non aiutano certo al contenimento del contagio. «Siamo preoccupati per l’aumento di casi di coronavirus in Iran dove ci sono 18 casi e almeno 5 morti», ha detto il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus nel bollettino da Ginevra assicurando che l’Oms «sta fornendo all’Iran i kit per i test». Ma la situazione rischia di essere decisamente più grave. Il ministro della Salute turco Fahrettin Koca, a seguito di una telefonata con il suo omologo iraniano Said Nemeki, ha fatto sapere che sono 750 i casi sospetti.

La diffusione del virus nel Paese sembra essere partita dalla città di Qom, centro religioso e culla della rivoluzione del 1979, per poi diffondersi a Teheran, Babol, Arak, Isfahan, Rasht. Secondo Minou Mohrez, membro del comitato nazionale per le malattie infettive del ministero della Salute, è possibile che «il virus sia già presente in tutte le città dell’Iran».

La Turchia ha preso misure di precauzione al valico di frontiera di Gurbulak con l’Iran. Tutti i passeggeri in arrivo con voli dalla Repubblica islamica sono inoltre sottoposti da ieri sera a controlli rafforzati.

L’Iraq ha annunciato nelle scorse ore la chiusura temporanea delle sue frontiere con la Repubblica islamica, mentre la compagnia di bandiera del Kuwait ha sospeso i voli verso il gigante dell’Asia centrale. Anche l’Armenia sta pensando a misure restrittive.

Il capo del comitato elettorale nella provincia iraniana di Isfahan ha annunciato che gli elettori che si recheranno alle urne per le parlamentari non saranno obbligati a farsi marchiare l’indice con l’inchiostro indelebile, dopo che si era diffusa la notizia che anche attraverso questa pratica si sarebbe potuto diffondere il coronavirus. Il responsabile del comitato, Heidar Qassemi, citato dall’agenzia Isna, ha sottolineato che ogni seggio è equipaggiato per riconoscere il numero delle carte d’identità degli elettori al fine di garantire che non votino più di una volta, e quindi non è necessario ricorrere all’inchiostro, come fatto finora.

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Coronavirus: a che titolo Salvini entra nella Sala Operativa della Regione?

Il leader della Lega ha annunciato al termine della conferenza stampa dei vertici della Lombardia che sarebbe andato nella "situation room" per il contenimento del contagio. Ma non ha nessuna carica che giustifichi la sua presenza.

Matteo Salvini non ha fatto mancare la sua presenza al Palazzo della Regione Lombardia alla conferenza stampa convocata per fare il punto sui contagi da Coronavirus. Il leader della Lega ha assistito al punto da spettatore e a conferenza terminata ha dichiarato che sarebbe andato «in sala operativa». Non è chiaro a fare cosa se non a diminuire lo spazio nella sala, considerato che non ha alcuna carica nel governo né nella Regione.

“Non vorrei le polemiche, non penso ai barconi e ai barchini, ma penso ai controlli su chiunque entra ed esce dall’Italia ed evidentemente qualcosa non funziona”. A dirlo Matteo Salvini, commentando i casi di coronavirus in Lombardia, a margine di una visita nel bolognese. Il Capitano è tornato al centro della polemica per la questione del coronavirus, accusato dagli avversari di «sciacallaggio» sull’emergenza per scopi personali.

«Presentiamo un esposto denuncia contro il presidente della Toscana Rossi, che non facendo tutti i controlli necessari su chi rientra dalla Cina, mette a rischio la salute dei cittadini toscani, e accusa chi lo critica, scienziati e medici compresi, di essere un “fascioleghista”», ha annunciato in un post. Da giorni Salvini accusa Rossi (Pd) di una gestione incauta della crisi, ma sembra dimenticare che i primi casi di coronavirus si sono presentati in Lombardia e non in Toscana. Il leader della Lega cavalca una discussione tra Rossi e il virologo del San Raffaele di Milano Roberto Burioni, il quale aveva chiesto che le persone provenienti dalla Cina venissero poste in quarantena automaticamente. Una misura che, come fatto sapere dalla assessora alla Sanità della Regione Toscana, deve essere presa dal governo e non dall’ente locale. Il 21 febbraio il Ministero della Salute ha effettivamente emanato un’ordinanza per la quarantena “fiduciaria”, cioè su base volontaria, per chi torna da un viaggio in Cina negli ultimi 14 giorni e “sorveglianza attiva” per chi è stato nelle aree a rischio. Una precauzione che la Regione, nei giorni della polemica, non poteva prendere in autonomia.

«Salvini apre inutili polemiche e spara le sue sentenze, prima ancora che si abbiano certezze su come siano andate le cose. Siamo di fronte all’ennesimo vergognoso sciacallaggio, di cui non si sentiva alcun bisogno. L’Italia ha preso le maggiori contromisure, a livello europeo, bloccando da subito tutti i voli dalla Cina», ha scritto su Facebook il deputato del Partito democratico Ubaldo Pagano.

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Coronavirus, il primario del Sacco: «Il contagio asintomatico è possibile»

Lo conferma Massimo Galli, esperto di malattie infettive. Anche se non è ancora chiaro come possa avvenire la trasmissione in assenza di manifestazioni come la tosse.

Sei contagiati in Lombardia, di cui uno – un 38enne di Codogno primo a presentare i sintomi – in gravi condizioni. Duecentocinquanta persone in isolamento e in attesa del test. Sono i primi numeri del coronavirus registrati nel Lodigiano.

Tutto sarebbe partito da un amico del 38enne rientrato dalla Cina il 21 gennaio che però non aveva presentato sintomi se non un leggero malessere influenzale e che ora si trova all’ospedale Sacco di Milano in attesa dei risultati del test.

LEGGI ANCHE: Coronavirus in Lombardia, le misure per contenere il contagio

E proprio il primario del Sacco ed esperto di malattie infettive Massimo Galli ha confermato all’Ansa che è tecnicamente possibile il contagio asintomatico, anche se resta da capire come possa avvenire. «Il contagio asintomatico è tecnicamente possibile, anche se non abbiamo informazioni sul modo in cui la liberazione del virus possa avvenire in una fase asintomatica», ha spiegato. «Al momento dalla letteratura scientifica non abbiamo notizie chiare e definite sul modo in cui avvenga la trasmissione asintomatica, ad eccezione di qualche singolo caso», ha aggiunto Galli. Il problema è riuscire a capire come le particelle virali possano essere disperse nell’ambiente in assenza di manifestazioni come la tosse.

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Coronavirus in Lombardia, le misure per contenere il contagio

Codogno, Castiglione d'Adda e Casalpusterlengo in isolamento. Quarantena obbligatoria per chi ha avuto contatti con gli infetti. Strutture militari pronte all'accoglienza.

Almeno sei casi di coronavirus sono stati registrati in Lombardia, in particolare a Codogno e Castiglione d’Adda. Un 38enne di Castiglione d’Adda è ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Codogno, nel Lodigiano. Si pensa che sia stato contagiato da un amico da poco rientrato dalla Cina, con cui era stato a cena ai primi di febbraio. Contagiati anche la moglie, che è incinta, e altri quattro amici dello stesso paese, che sono entrati in contatto con loro. La donna e altri contagiati sono ricoverati all’ospedale Sacco di Milano, punto di riferimento nel Nord Italia per le malattie infettive.

CORONAVIRUS

LIVE – Coronavirus in Lombardia, tutti gli aggiornamenti in diretta

Posted by Lombardia Notizie Online on Friday, February 21, 2020

La Regione Lombardia e il governo con la protezione civile stanno implementando diverse misure d’emergenza per contenere il contagio:

1. QUARANTENA OBBLIGATORIA PER CHI HA AVUTO CONTATTI

Il Ministro della Salute Speranza ha provveduto ad emanare nuova ordinanza che prevede misure di isolamento in quarantena obbligatorio per i contatti stretti con uno dei tre casi risultati positivi. Dispone la sorveglianza attiva con «permanenza domiciliare fiduciaria per chi è stato in aree a rischio negli ultimi 14 giorni con obbligo di segnalazione da parte del soggetto interessato alle autorità sanitarie locali». «È stata disposta una nuova ordinanza che dispone il trattamento di isolamento per tutti coloro che sono venuti a contatto» con i tre nuovi contagiati, ha detto da Bruxelles il premier Giuseppe Conte.

2. GLI ABITANTI DI CASTIGLIONE E CODOGNO INVITATI A RESTARE A CASA

«Si invitano tutti i cittadini di Castiglione d’Adda e di Codogno, a scopo precauzionale, a rimanere in ambito domiciliare e ad evitare contatti sociali»: questo è l’invito dell’assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera, dopo i casi di Coronavirus nel lodigiano. L’invito a restare in casa viene fatto anche «a Casalpusterlengo in via assolutamente precauzionale».

3. L’OSPEDALE DI CODOGNO ISOLATO

All’ospedale di Codogno, dopo il caso annunciato di Coronavirus e la chiusura decisa a scopo precauzionale, gli ingressi sono completamente sbarrati al pubblico.

4. STRUTTURE MILITARI IN SUPPORTO PER LA QUARANTENA

Si stanno valutando in queste ore la necessità e le esigenze sul territorio, anche riguardo all’ipotesi di eventuali strutture militari di supporto per la quarantena. Lo si apprende da fonti della Difesa, che opera in stretta collaborazione con le altre istituzioni per affrontare l’emergenza.

5. CONTROLLI SUI COLLEGHI DEL PRESUNTO PAZIENTE ZERO

È chiusa oggi per precauzione la Mae di Fiorenzuola d’Arda (Piacenza). È l’azienda specializzata in impianti per fabbricazione di fibre sintetiche e polimeri per l’edilizia per cui lavora l’italiano rientrato dalla Cina con cui è venuto a contatto il paziente lodigiano risultato positivo al coronavirus. A scopo precauzionale è stata inviata una squadra sanitaria per il controllo dei lavoratori dell’azienda.

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Coronavirus, primo contagio in Lombardia

Un 38enne è ricoverato all'ospedale di Codogno, nel Lodigiano. Ed è risultato positivo al test. Le sue condizioni sono gravi. Aveva cenato con un amico tornato dalla Cina.

C’è il primo contagio da coronavirus in Lombardia. Un 38enne è ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Codogno, nel Lodigiano, dopo essere risultato positivo a un primo test. «Sono in corso le controanalisi a cura dell’Istituto Superiore di Sanità», ha detto l’assessore al Welfare della Regione Giulio Gallera aggiungendo che l’italiano «è ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Codogno i cui accessi al Pronto Soccorso e le cui attività programmate, a livello cautelativo, sono attualmente interrotti».

L’uomo si è presentato giovedì nella struttura. Aveva cenato con un amico tornato dalla Cina a fine gennaio che è stato individuato ed è stato sottoposto ad analisi. Le autorità sanitarie stanno ricostruendo i movimenti dell’uomo e avviando le procedure di quarantena per chi è entrato in contatto con lui, familiari e infermieri. Al momento le sue condizioni sono giudicate molto gravi.

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Crollano i casi di coronavirus ma ci sono i primi morti sulla Diamond Princess

Correzione parziale dei parametri in Cina. Due decessi sulla nave da crociera bloccata in Giappone. E il comandante italiano resta a bordo. Gli aggiornamenti.

Il balletto dei numeri questa volta ha segnato un netto rallentamento del coronavirus. Sarà fedele al reale andamento dell’epidemia? Per ora quello che si sa è che la Commissione sanitaria nazionale (Nhc) cinese ha reso noto che il 19 febbraio 2020 sono stati rilevati 114 decessi e 394 contagi aggiuntivi, facendo salire il totale rispettivamente a 2.118 e 74.576. I nuovi casi sono in drastico calo dai 1.749 di martedì, fino ai minimi da un mese circa.

RIMOSSI DAL CONTEGGIO I CLINICAMENTE DIAGNOSTICATI

La provincia dell’Hubei ha segnalato 349 infetti dopo la rimozione di 279 casi risultati negativi ai test dell’acido nucleico. La Cina ha cambiato in parte i parametri di prevenzione e controllo (protocollo “No. 6 trial”), consentendo all’Hubei di rimuovere dunque i «clinicamente diagnosticati».

PRIME DUE PERSONE DECEDUTE SULLA NAVE DA CROCIERA

Le buone notizie però si fermano qui. Due persone contagiate a bordo della Diamond Princess, la nave da crociera attraccata a Yokohama, in Giappone, sono infatti decedute: lo ha rifetito la tivù pubblica nipponica Nhk.

IL COMANDANTE ITALIANO, IN BUONA SALUTE, RESTA A BORDO

Una nota diffusa dall’armatore dell’imbarcazione ferma nel porto ha spiegato che «il comandante Gennaro Arma (uno degli italiani, ndr) rimane a bordo, al comando della nave, coordinandosi con i funzionari della sanità pubblica per la sicurezza, la salute e il benessere dei passeggeri e dell’equipaggio. Il comandante è in buona salute e sta guidando il suo team in questa situazione straordinaria».

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Coronavirus: gli italiani della Diamond Princess tornano a casa

Una trentina di connazionali pronti a lasciare la crociera. Chi risulterà negativo ai controlli potrà sbarcare il 20 febbraio dalla nave. Poi un Boeing dell'esercito li riporterà in Italia, dove staranno in quarantena a Pratica di Mare.

Per cinquecento passeggeri della Diamond Princess, già sbarcati dalla nave, l’incubo è finito. Gli altri, tra cui 35 italiani, iniziano a vedere la luce in fondo al tunnel dopo essere rimasti imprigionati da due settimane sulla nave da crociera ancorata in quarantena nella baia giapponese di Yokohama. Un luogo diventato una trappola galleggiante dove i contagi da coronavirus continuano ad aumentare giorno dopo giorno, anche a causa di misure di precauzione ritenute insufficienti dagli esperti: nell’ultima giornata altre 79 persone sono risultate positive ai test, portando a 621 il numero dei contagiati.

DUE AEREI DALL’ITALIA

Dopo essere partito martedì sera da Ciampino, è arrivato nel pomeriggio l’aereo Falcon con il team medico incaricato di sottoporre gli italiani ai test per escludere l’infezione. Nello staff inviato in Giappone anche due medici dello Spallanzani di Roma, un’anestesista e un’infettivologa. Chi risulterà negativo ai controlli potrà sbarcare già domani dalla nave, per rientrare a casa in serata con un secondo aereo, un Boeing dell’Aeronautica Militare partito in serata dall’Italia. Il volo dovrebbe riportare in patria, oltre a una trentina di italiani, anche 27 cittadini di altri Paesi dell’Unione europea. Bruxelles ha attivato il meccanismo di protezione civile per cofinanziare i voli italiani.

LA QUARANTENA A PRATICA DI MARE

Una volta atterrati all’aeroporto militare di Pratica di Mare, i passeggeri saranno sottoposti alla consueta quarantena di 14 giorni, il periodo ritenuto necessario dai medici per escludere del tutto la presenza della malattia. Per i primi giorni saranno trattenuti nella stessa struttura militare di Pomezia, poi saranno trasferiti al centro olimpico della Cecchignola. Da lì, nel frattempo, dovrebbero uscire domani gli altri italiani fatti rientrare nei giorni scorsi da Wuhan, la città cinese epicentro dell’epidemia. Ma prima di fare entrare altre persone, saranno necessari un paio di giorni per bonificare la struttura.

UN TERZO VOLO PER L’ITALIANO CONTAGIATO

Un terzo volo dovrebbe partire in un momento successivo per riportare a casa il passeggero italiano risultato contagiato dal virus a bordo della Diamond Princess. Si tratterà di un aereo di biocontenimento, stessa tipologia di quello impiegato per riportare a casa nei giorni scorsi Niccolò, il diciassettenne friulano che era rimasto bloccato a Wuhan. Se dagli screening medici sulla nave dovessero risultare altre persone contagiate, anche loro saranno riportate a casa con lo stesso volo. A bordo resteranno invece sicuramente cinque italiani membri dell’equipaggio, tra cui il comandante Gennaro Arma. Una volta sbarcati tutti i passeggeri, anche per loro scatterà una quarantena di 14 giorni nelle cabine della nave. La procedura per far scendere a terra le persone durerà fino a venerdì, mano a mano che saranno resi noti gli esami dei laboratori. I test medici sono stati condotti su tutti i circa 3.200 passeggeri. Il periodo di quarantena a bordo era iniziato il 5 febbraio, dopo che una persona sbarcata a Hong Kong era stato trovata positiva al coronavirus. Può tirare invece un sospiro di sollievo il marittimo sanremese sbarcato in Cambogia nei giorni scorsi dall’altra nave da crociera finita al centro delle cronache, la Westerdam, su cui viaggiava almeno una persona contagiata, una cittadina statunitense. L’uomo, che si era messo in isolamento volontario a casa sua, è stato sottoposto al test per il virus su decisione del ministero della Salute ed è risultato negativo.

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Coronavirus, per la prima volta i guariti hanno superato i nuovi casi

Pechino ha fatto sapere che il 18 febbraio il numero di persone guarite dal Sars-CoV-2 ha superato i nuovi casi. E le autorità del Giappone autorizzano l'inizio dello sbarco dalla Diamond Princess.

Il 18 febbraio il numero di persone guarite dal coronavirus e dimesse dagli ospedali in Cina si è attestato a 1.824, superando per la prima quello dei nuovi casi accertati di 1.749. La Commissione sanitaria nazionale (Nhc) negli aggiornamenti quotidiani ha detto che i contagi certi, al netto dell’Hubei (epicentro dell’epidemia), sono stati 56, in calo per il 15mo giorno di fila. I decessi nell’Hubei sono aumentati di 132 unità, a 1.921 totali, mentre le nuove infezioni accertate sono state 1.693, le più basse dall’11 febbraio e per il secondo giorno sotto quota 2.000, portando il totale a 61.682.

INIZIATO LO SBARCO DALLA DIAMOND PRINCESS

In Giappone, intanto, dopo 14 giorni di quarantena, i passeggeri che sono risultati negativi al coronavirus e non hanno manifestato sintomi influenzali hanno iniziato a scendere dalla Diamond Princess ferma nel porto di Yokoama con oltre 540 casi di contagio a bordo. Secondo quanto si è appreso dovrebbero scendere circa 500 persone. Il ministero della Salute nipponico ha detto che la procedura durerà fino a venerdì, mano a mano che verranno resi noti gli esami dei laboratori. I test medici sono stati condotti su tutti i circa 3.200 passeggeri della nave e le persone che sono state in contatto con chi è risultato infetto, anche se risultano negative, dovranno rimanere a bordo per un ulteriore periodo di osservazione.

QUARANTENA INIZIATA IL 5 FEBBRAIO

Le autorità sanitarie hanno spiegato che le persone autorizzate a scendere dalla nave potranno tornare a condurre una vita normale, ma saranno contattate dagli ufficiali medici per un periodo breve per un controllo sulle loro condizioni di salute. Il numero delle infezioni sulla nave si è assestato a 542, mentre sono 61 le persone trovate positive al virus nel resto dell’arcipelago giapponese. Il periodo di quarantena a bordo della Princess Diamond era iniziato il 5 febbraio, dopo che un passeggero sbarcato a Hong Kong era stato trovato positivo al coronavirus, originato nella città cinese di Wuhan.

SECONDA VITTIMA A HONG KONG

Nelle stesse ore Hong Kong ha registrato il secondo morto per il contagio, come confermato da un portavoce del Princess Margaret Hospital, secondo cui il paziente, un uomo di 70 anni, ha avuto un rapido deterioramento delle condizioni di salute fino al decesso. Ulteriori dettagli sulla vicenda sono attesi nella conferenza stampa congiunta del pomeriggio da parte del Dipartimento sulla Salute e dell’Hospital Authority. Fonti mediche, tuttavia, hanno riferito al South China Morning Post che l’uomo, afflitto da diabete e problemi renali, è morto intorno alle 7:00 locali (le 24:00 in Italia), ma l’esatta causa del decesso non è stata ancora determinata. In base alle precedenti informazioni fornite dalle autorità sanitarie, l’uomo viveva da solo a Kwai Chung e aveva avuto il 22 gennaio un viaggio di un solo giorno in Cina attraverso il passaggio transfrontaliero di Lok Ma Chau. Ammalatosi il 2 febbraio, era stato portato al Princess Margaret Hospital 10 giorni dopo una caduta. Era già in condizioni critiche quando fu confermato il contagio da coronavirus il 14 febbraio.

GME FIAT CHRYSLER RIPRENDONO LA PRODUZIONE

General Motors e Fiat Chrysler intanto hanno riaperto gli impianti o stanno cominciando a riavviare la produzione in Cina dopo la festività del Capodanno lunare estesa eccezionalmente per l’epidemia di coronavirus. Fiat Chrysler, ha riportato la Cnbc, ha riattivato la fabbrica di Guangzhou, mentre un secondo impianto riprenderà «le operazioni a breve». Gm «ha avviato il processo di ripresa della produzione», parte di un percorso di due settimane che interessa i suoi 15 impianti.

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Cosa c’è nel primo rapporto dettagliato sul coronavirus

Il Chinese Journal of Epidemiology ha pubblicato il primo dossier che ha studiato oltre 40 mila casi. Mortalità allo 0,4% fuori da Hubei. Nell'81% i sintomi sono moderati. Anziani e malati i più a rischio. I dati.

Ad oggi l”epidemia da Sars-Cov-2 non ha fatto vittime sotto i 9 anni, mentre la stragrande maggioranza delle morti è avvenuta tra gli over 80. Lo afferma il maggiore studio epidemiologico realizzato su oltre 44mila casi, pubblicato dal Chinese Journal of Epidemiology. La ricerca, al netto delle tante fake news circolate sull’epidemia, è il più completo e offre diverse indicazioni sullo sviluppo e sulle caratteristiche della malattia.

LEGGI ANCHE: Il laboratorio di Wuhan al centro dei complottismi sul nuovo coronavirus

L’analisi del Chinese Centre for Disease Control and Prevention, aggiornata all’11 febbraio, ha riscontrato una mortalità per il virus del 2,9% nella provincia di Hubei, ‘epicentro’ dell’epidemia, nel resto della Cina è dello 0,4%. L’80,9% delle infezioni è lieve, il 13,8% grave nel 4,7% si tratta di casi critici, con sintomi come insufficienza respiratoria, shock settico o insufficienza multiorgano. L’86% dei casi si è verificato nei pazienti tra 30 e 79 anni. Il rischio di morte è maggiore tra gli uomini (2,8%) che tra le donne (1,7%), e il tasso di mortalità cresce dallo 0,2% tra 10 e 39 anni al 14,8% sopra gli 80. «Oltre all’età», hanno scritto gli autori, «un altro fattore di rischio è la presenza di malattie preesistenti, in primis quelle cardiovascolari, diabete, insufficienza respiratoria cronica e ipertensione».

Il tasso di mortalità del virus in realzione alle fasce d’età.

I ricercatori che hanno lavorato al rapporto hanno scritto anche che stando ai dato il picco dei nuovi casi è stato raggiunto tra il 23 e 26 gennaio con un successivo rallentamento fino all’11. Secondo il dossier il calo è da imputare a vari motivi, tra i quali anche le misure d’emergenza adottate dalle autorità cinesi per contenere la diffusione del virus. E sempre a proposito del contenimento sono state effettuate rilevazioni rispetto allo staff medico. Secondo il paper 3.019 tra medici e sanitari sarebbero stati infettati, 1.716 dei quali confermati, con cinque decessi finora certificati.

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Coronavirus, sbarcati in Cambogia da una crociera senza quarantena

Oltre 1.200 passeggeri non sono stati controllati. E a bordo c'era una 83enne americana infetta. Presenti anche tre italiani che potrebbero già essere tornati a casa. Così dopo la Diamond Princess un'altra nave rischia di diventare focolaio.

Dopo la Diamond Princess in Giappone, nell’occhio del ciclone coronavirus è finita un’altra nave da crociera. La statunitense Westerdam è attraccata nel porto cambogiano di Sihanoukville dove sono scesi oltre 1.200 passeggeri senza controlli particolari o alcuna forma di quarantena.

POSITIVA ALLO SCALO DI KUALA LUMPUR

Tra questi, anche tre italiani e due italo-brasiliani. Come anticipato da Repubblica.it, a bordo c’era almeno una persona, una 83enne americana, risultata positiva al coronavirus già allo scalo malaysiano di Kuala Lumpur. I tre italiani potrebbero già essere rientrati in Italia mentre i due italo-brasiliani in Brasile. Sono in corso verifiche.

NAVE RIFIUTATA DA CINQUE PAESI ASIATICI

Come scrive Repubblica.it, la Westerdam era stata rifiutata da cinque Paesi asiatici, tra cui Giappone e Thailandia ed era rimasta in mare per 10 giorni attendendo un porto. Alla fine, venerdì 14 febbraio è stata fatta attraccare dalle autorità cambogiane.

IL PREMIER CAMBOGIANO RESPINGE LE ACCUSE DI NEGLIGENZA

Il premier cambogiano Hun Sen ha respinto le accuse di negligenza rivoltegli per aver acconsentito allo sbarco. «Abbiamo dovuto aiutarli, abbiamo dovuto affrontare una crisi umanitaria», si è giustificato l’uomo forte del regno al potere dal 1985 che è andato a salutare i croceristi con dei fiori, ma senza la protezione di una mascherina. «Siamo accusati di aver importato l’epidemia in Cambogia, ma nessun cittadino cambogiano è infetto», ha detto il premier. Il Paese ha finora solo un caso confermato di coronavirus, un turista cinese che si è ora ripreso.

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Le mosse di Pechino per salvare l’economia dal coronavirus

Le misure adottate per contenere l'epidemia stanno colpendo il sistema produttivo cinese. Così Xi Jinping corre ai riparti allargando le maglie dei controlli e promettendo tagli delle tasse e stimoli fiscali.

C’è un aspetto paradossale nella gestione del coronavirus da parte della Cina. Più Pechino cerca di stringere le maglie per fermare il contagio, più l’economia rischia di contrarsi.

Il 12 febbraio il presidente Xi Jinping ha voluto sottolineare che il governo ha bisogno di «mantenere le attività economiche stabili accompagnate da armonia sociale». Le parole di Xi mettono in luce una delle preoccupazioni più forti del sistema di potere cinese: quella di non poter più garantire il benessere economico e il prosieguo del sogno cinese.

Il punto dolente è che il parziale lockdown della Repubblica popolare messo in piedi per arginare il contagio, sta fiaccando un’economia già debole.

I COSTI DELL’EPIDEMIA

Secondo le previsioni economiche degli analisti, tra le quali la società di consulenza Capital Economics, la crescita, già debole, è destinata a scendere al 2% nei primi tre mesi del 2020, dopo il 6% registrato nel trimestre precedente. Basti pensare che le vendite di automobili sono crollate del 20,2% a gennaio, mentre la compravendita di immobili tra gennaio e febbraio si è praticamente fermata.

LEGGI ANCHE: I guai economici che il coronavirus porta agli affari tra Italia e Cina

Un rallentamento complessivo che avrà ricadute anche su tutti i partner commerciali che dipendono dalla Cina sia come esportatori sia come importatori. Secondo una valutazione della società di consulenza Canalys tra gennaio e marzo le spedizioni potrebbero crollare del 50% rispetto agli ultimi tre mesi del 2019. Steve Tsang, direttore del China Institute at London’s School of Oriental and African Studies, ha spiegato ad Associated Press come il blocco totale di Wuhan deciso per fermare i contagi sia stato un boomerag: ha aumentato il panico tra i cinesi e «danneggiato notevolmente l’economia». «Per questo», ha aggiunto Tsang, «il blocco dev’essere ripensato».

COME XI JINPING PROVA A CORRERE AI RIPARI

Fonti qualificate hanno raccontato a Reuters che lo stesso presidente Xi il 3 febbraio scorso ha ammesso che gli sforzi per contenere il Covid-19 sono andati troppo oltre e che sono arrivati a minacciare l’economia del Paese. Secondo le stesse fonti il presidente ha esortato a limitare quelle più eccessive, come quanto successo nel Hubei dove 60 milioni di persone sono bloccate in casa. Documenti ufficiali del governo hanno iniziato ad allargare le maglie, come successo nella provincia dello Zhejiang dove la polizia è stata invitata a non opporsi alla circolazione delle persone e alla eventuale riapertura di negozi e minimarket che vendono beni di prima necessità.

L’AVVIO DI UNA POLITICA FISCALE ESPANSIVA

Oltre a un ridimensionamento delle restrizioni le autorità stanno predisponendo misure economiche espansive. Pechino ha promesso nuove politiche fiscali per le aziende con un conseguente taglio delle tasse per le società più colpite. Non solo. Allo studio ci sono maggiori sussidi alle aziende e una possibile revisione dei tassi di interesse. Il 14 febbraio il ministero delle Finanze ha annunciato che le aziende con vendite mensili sotto il 100 mila yuan (circa 14 mila dollari) sarebbero state esentate dall’imposta sul valore aggiunto e altre tasse. Allo stesso tempo tutte quelle imprese impossibilitate a restituire un prestito avrebbero potuto invocare cause di “forza maggiore”, un meccanismo che esonera dagli obblighi in caso di catastrofi.

ANCHE LA BANCA CENTRALE LAVORA A UNA MAXI INIEZIONE DI LIQUIDITÀ

Per dare fiato all’economia si è mossa anche la Banca centrale cinese (Pboc) che ha immesso liquidità con una linea di credito a un anno da 200 miliardi di yuan (Mlf), circa 30 miliardi di dollari, al tasso del 3,15%, ribassato dal precedente 3,25%, al fine di allentare le pressioni sulle imprese. Subito dopo l’annuncio dell’azione della Pboc e del governo i listini internazionali hanno rifiatato. Il taglio dei tassi ha infatti aiutato il rally delle Borse e Shanghai, con il balzo del 2,28% (il più solido dallo scorso giugno), ha messo a segno un +8,6% aggregato dal tracollo del 7,72% del 3 febbraio, al ritorno agli scambi dopo la lunga pausa del Capodanno lunare.

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Gli aggiornamenti sull’epidemia di coronavirus del 17 febbraio

Il bilancio del Covid-19 in Cina supera i 1.700. L'Oms invia esperti a Pechino che intanto valuta se rinviare il Congresso nazionale. E il Giappone annulla la festa per il 60 anni dell'imperatore.

Sale a 1.765 morti il bilancio in Cina delle vittime legate al coronavirus, dopo i 100 decessi registrati il 16 febbraio in Hubei. I nuovi casi sono 1.993. L’aumento rispetto dei nuovi contagi rispetto a ieri pone fine a un calo consecutivo di tre giorni di nuovi casi. Pechino intanto ha inasprito le restrizioni per combattere l’epidemia nell’Hubei: a sessanta milioni di persone è stato chiesto di non uscire da casa e l’uso di auto private è stato vietato. Xi prova a placare le polemiche ricordando di essere in «in prima linea da gennaio».

TRA I CONTAGIATI DELLA DIAMOND PRINCESS FORSE UN ITALIANO

Intanto la Farnesina ha fatto sapere che fra i passeggeri contagiati a bordo della Diamond Princess «sembrerebbe che ci sia un nostro connazionale, che però è partito col volo americano perché è residente in America, sposato con una donna americana. Aspettiamo ancora conferme». Lo ha detto Stefano Verrecchia, capo dell’Unita di crisi della Farnesina, ad Agorà Rai Tre. Verrecchia ha sottolineato che «sarebbe il primo caso di un italiano, comunque già in volo per l’America», mentre «fra i connazionali di cui ci dobbiamo occupare noi non risulta al momento alcun contagiato».

PECHINO PENSA AL RINVIO DEL CONGRESSO NAZIONALE

Alla luce dell’epidemia la Cina potrebbe decidere di rinviare il Congresso nazionale del popolo, la sessione parlamentare annuale. La notizia è stata rilanciata dall’agenzia Xinhua, ricordando che la sessione è, allo stato, attesa agli inizi di marzo. Il Comitato permanente del 13/mo Congresso nazionale del popolo (Npc), l’assemblea legislativa cinese, terrà a Pechino il 24 febbraio la sua sedicesima sessione bimestrale: è quanto precisa un comunicato diffuso al termine della riunione tenuta il 17, presieduta da Li Zhanshu. Il meeting del 24 febbraio delibererà, tra l’altro, su di una bozza di decisione «per rinviare la terza sessione annuale del 13/mo Congresso nazionale del popolo». Nello stesso comunicato si legge che nel prossimo meeting si valuterà «una bozza di decisione sul bando del commercio illegale di animali selvatici e l’eliminazione delle cattive abitudini di mangiare animali selvatici a tutela della salute e della sicurezza della vita delle persone».

14 CONTAGI TRA GLI AMERICANI EVACUATI DALLA DIAMOND PRINCESS

Quattordici cittadini statunitensi degli oltre 300 evacuati in Giappone dalla nave da crociera Diamond Princess e ora in volo verso gli Stati Uniti, sono risultati positivi al coronavirus, secondo quanto comunicano in una nota congiunta il dipartimento di Stato e quello della Sanità Usa, sulla base dei test compiuti alcuni giorni prima. «Queste persone», si legge, «sono state trasferite in modo rapido e sicuro in un’area di contenimento a bordo dell’aereo, secondo i protocolli standard».

L’OMS INVIA ESPERTI A PECHINO

In giornata la missione congiunta di esperti internazionali guidata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è giunta a Pechino e ha avuto i primi incontri con le controparti cinesi. Lo ha annunciato su Twitter il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, parlando di «impazienza» su questa «importante collaborazione che contribuirà alla conoscenza globale dell’epidemia di Covid-19». Mi Feng, portavoce della Commissione sanitaria nazionale (Nhc) cinese, ha notato domenica che il rallentamento di casi accertati ha mostrato che la Cina stava prendendo il controllo dell’epidemia. Ad esempio, domenica sono stati confermati 115 nuovi casi su scala nazionale al netto dell’Hubei, epicentro dell’epidemia, in calo per il 13/mo giorno di fila. Un’ipotesi su cui il numero uno dell’Oms ha messo in guardia, rilevando che «è impossibile predire quale direzione prenderà questa epidemia». L’Oms ha chiesto alla Cina più informazioni su numeri e criteri seguiti nelle diagnosi.

IL GIAPPONE CANCELLA LA FESTA PER I 60 ANNI DELL’IMPERATORE

Le celebrazioni per il 60esimo compleanno del nuovo imperatore giapponese Naruhito, previste nel corso del fine settimana, saranno cancellate a causa della diffusione del coronavirus. Lo ha detto l’Agenzia della casa imperiale spiegando che l’evento pubblico del monarca asceso al trono lo scorso maggio, previsto per domenica mattina non sarà più nel programma degli eventi ufficiali. «Dobbiamo tenere in considerazione il rischio concreto di un’espansione dei contagi», ha detto il portavoce della casa reale Yasuhiko Nishimura, durante una conferenza stampa. Secondo il programma ufficiale l’imperatore Naruhito avrebbe dovuto rivolgersi ai propri sudditi nel corso di un evento aperto al pubblico nei giardini del palazzo imperiale, situato al centro di Tokyo, per tre volte come da tradizione, accompagnato dalla consorte Masako, il fratello e principe della corona Fumihito assieme alla principessa Kiko, e le loro figlie, le principesse Mako e Kako. L’ultima vota che la celebrazione di un compleanno del sovrano giapponese fu cancellata risale al 1996, durante il regno del padre Akihito, per via della crisi degli ostaggi giapponesi nell’Ambasciata del Perù. Nel discorso finale per celebrare il compleanno di Akihito nel dicembre 2018, prima della rinuncia al trono, erano presenti circa 82.000 persone.

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Le notizie sul coronavirus del 15 febbraio 2020

L'aereo dell'Aeronautica militare con a bordo Niccolò è atterrato a Pratica di Mare. Il 17enne di Grado era rimasto bloccato a Wuhan per la febbre. Ora la quarantena allo Spallanzani.

È atterrato all’aeroporto di Pratica di Mare il volo dell’Aeronautica Militare sul quale viaggia Niccolò, il 17enne di Grado che era rimasto bloccato a Wuhan per due volte a causa della febbre. Ad accogliere il giovane, oltre alla sua famiglia, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. A bordo del Boeing KC-767 dell’Aeronautica militare che ha riportato Niccolò in Italia ha viaggiato anche il vice ministro della Salute Pierpaolo Sileri, assieme a medici ed infermieri. Dopo lo sbarco, Niccolò è stato trasferito allo Spallanzani per la quarantena necessaria per l’emergenza coronavirus, ma non prima di aver superato tutti i controlli.

UNA BARELLA SPECIALE

Per Niccolò il giovane è stato utilizzato lo stesso protocollo con il quale è stato rimpatriato dalla Sierra Leone un connazionale con una grave forma di tubercolosi polmonare resistente a ogni trattamento farmacologico. Si tratta di una barella speciale protetta da un involucro di Pvc che permette l’osservazione e il trattamento del paziente in isolamento (gestito da un’equipe medica) con potenti filtri che impediscono il passaggio di particelle potenzialmente infette. L’isolamento, sempre da protocollo, proseguirà anche durante il suo imminente trasferimento in ospedale con una speciale autoambulanza.

DI MAIO: «TUTTI GLI ITALIANI EVACUATI»

«Appena atterrato il volo che ha riportato Niccolò in Italia. Bentornato a casa!», ha scritto su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio postando il video dell’aereo dell’Aeronautica militare che atterra all’aeroporto di Pratica di Mare con il 17enne di Grado a bordo. «Niccolò è giovane e forte e non potevamo permettere che un ragazzo di 17enne rimanesse tutte queste settimane in Cina», ha aggiunto il titolare della Farnesina. «Abbiamo mantenuto la promessa fatta ai genitori. Con oggi abbiamo completato il processo di evacuazione di tutti gli italiani».

Pratica di Mare. Appena atterrato il volo che ha riportato Niccolò in Italia.Bentornato a casa!

Posted by Luigi Di Maio on Friday, February 14, 2020

ANCORA BLOCCATI GLI ITALIANI SULLA DIAMOND PRINCESS

Restano invece ancora bloccati nella baia di Yokohama dal 3 febbraio, i 35 italiani passeggeri della nave da crociera Diamond Princess, ferma per quarantena dopo che 218 persone a bordo hanno contratto il virus, otto di loro in forma grave. «L’Unità di crisi sta sentendo tutti gli italiani a bordo della Diamond Princess», ha spiegato Di Maio. «Nessuno di loro presenta sintomi o fa sospettare che ci possa essere un sintomo legato al coronavirus. Valuteremo tutte le possibilità ed eventuali azioni da intraprendere per proteggere i nostri connazionali», ha aggiunto. Sbarcate il 14 febbraio le prime 11 persone, tutte sopra gli 80 anni e negative al test. Il governo americano ha deciso di evacuare i suoi cittadini. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, a circa 380 persone a bordo è stata offerta la possibilità di salire su due voli in partenza dal Giappone verso gli Stati Uniti, in base a quanto detto dal Centers for Disease Control and Prevention.

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Coronavirus: il viaggio di Niccolò da Wuhan in alto biocontenimento

Il ragazzo italiano di 17 anni sta tornando dalla Cina con un Boeing dell'esercito allestito secondo un protocollo di massima sicurezza in dotazione solo a Italia, Regno Unito e Usa.

Il Boeing Kc-767 dell’Aeronautica militare italiana è arrivato all’aeroporto di Wuhan in una missione speciale che dovrà riportare a casa Niccolò, lo studente 17enne di Grado, bloccato nella città focolaio dell’epidemia di coronavirus per due volte a causa della febbre. Il ragazzo, si apprende, è in aeroporto e sta per sottoporsi alle procedure mediche e ai protocolli necessari prima dell’imbarco. Il rientro in Italia è previsto per domani. Niccolò sarà ricoverato all’Istituto Spallanzani di Roma, dove rimarrà per la quarantena.

PROTOCOLLO IN DOTAZIONE A ITALIA, USA E REGNO UNITO

Il Boeing dell’Aeronautica Militare che sta riportando in Italia Niccolò è allestito secondo le procedure previste per il trasporto dei pazienti in ‘alto biocontenimento‘. Un protocollo di massima sicurezza di cui si comincia a parlare durante l’emergenza Sars, anche se poi è nel 2005 che entra in vigore, e che ad oggi, oltre all’Aeronautica militare, solo la Royal Air Force e l’Aeronautica Usa hanno le capacità di attuarlo. Il primo intervento fu effettuato a gennaio del 2006 con un C-130J, per un paziente con una grave forma di tubercolosi polmonare resistente a ogni trattamento farmacologico, mentre nel 2014 in biocontenimento è rientrato dalla Sierra Leone, Fabrizio Pulvirenti, durante l’epidemia di Ebola.

LA “GABBIA” SPECIALE

L’evacuazione in biocontenimento viene effettuata con dei sistemi Ati (Aircraft transport isolator) che medici e infermieri hanno imparato ad utilizzare presso l’Istituto di malattie infettive dello Us Army nel Maryland. La squadra a bordo dell’aereo è composta da un team leader (un ufficiale superiore medico), che ha il compito di coordinare la missione, almeno due ufficiali medici (un anestesista ed un infettivologo) e 6 sottufficiali (Supp. Sanità) per l’assistenza al malato e per l’esecuzione delle procedure di trasporto. Sostanzialmente il sistema Ati è costituito da un telaio (rigido o semi rigido), da un involucro in Pvc (cosiddetto envelope) che permette l’osservazione e il trattamento del paziente in isolamento, da un motore alimentato a batterie che consente di mantenere all’interno una pressione negativa e da filtri ad alta efficienza che impediscono, in entrata ed uscita, il passaggio di micro particelle potenzialmente infette.

L’ISOLAMENTO PROSEGUE A TERRA

Il sistema, oltre che sul Boeing, può essere installato sia sui C130j e sui C27j, sia sugli elicotteri HH139 e HH101. L’isolamento del paziente prosegue anche quando l’aereo atterra, grazie al sistema terrestre Sti (Stetcher transit isolator), che è indispensabile per trasferire il soggetto dall’aereo all’ambulanza con la quale verrà poi portato in ospedale.

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Il nuovo coronavirus minaccia anche il Partito Comunista cinese

ORIENTE ESTREMO. Accuse di insabbiamenti. E di aver gestito malissimo l'emergenza sul nascere. Cadono le teste dei funzionari dell'Hubei, ma potrebbe essere solo l'inizio. E mentre Amnesty international denuncia il mancato rispetto dei diritti umani, il «nuovo demone» rischia di minare anche la solidità del Pcc.

In Cina rotolano le prime teste, direttamente colpite dal nuovo coronavirus, ora ribattezzato ufficialmente dagli esperti Sars-CoV-2 (una nuova Sars, insomma).

Sono quelle dei funzionari locali dell’onnipotente Partito comunista cinese dell’Hubei, la regione focolaio del virus letale.

Gli alti papaveri di Pechino li hanno accusati di avere gestito male, anzi malissimo, l’emergenza. Un’emergenza che lo stesso presidente Xi Jinping ha paragonato a quella causata dal disastro di Chernobyl.

PECHINO HA PUNITO I FUNZIONARI DELL’HUBEI

Come sempre in questi casi è stato il Quotidiano del popolo – organo del Partito – a dare la notizia della caduta in disgrazia di Zhang Jin, segretario della commissione Santità di Hubei, e di Liu Yingzi, direttore della commissione, rimossi dal loro incarico dal comitato permanente del Partito comunista della provincia. Al loro posto è subentrato il numero due della commissione sanitaria nazionale cinese, Wang Hesheng, molto vicino a Xi Jinping che la scorsa settimana lo aveva nominato membro del Comitato centrale provinciale del Partito.

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In Cina, in realtà, quando si dice che “le teste rotolano”, l’immagine rischia di non restare soltanto una metafora, visto che capita spesso che i funzionari del Pcc caduti nella polvere, spesso da un giorno all’altro, si ritrovino presto o tardi in ginocchio davanti al boia e poi con una pallottola nella nuca. Non è per nulla infrequente, infatti, che a loro carico i solerti giudici a Pechino trovino qualche capo d’imputazione, uno almeno tra i tanti che prevedono la pena capitale. In Cina, si sa, il boia non va mai in ferie.

L’ALLARME DI AMNESTY INTERNATIONAL

Ce lo ricorda ancora una volta Amnesty International che nei giorni scorsi ha lanciato l’allarme diritti umani in Cina come conseguenza delle misure straordinarie e draconiane messe in atto dal governo, nel tentativo di circoscrivere l’epidemia e vincere la battaglia contro il virus. Ribattezzato anche «il nuovo demone» dal presidente-a-vita Xi al quale il disastro in cui rischia di sprofondare il suo Paese, il suo Partito e forse egli stesso, invece che togliere il sonno sembra piuttosto stimolare una certa vena creativa nell’inventare definizioni sempre nuove del microscopico nemico.

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Commentando l’ulteriore stretta alle libertà fondamentali di stampa e di espressione, già più che precarie e ora ulteriormente colpite dall’epidemia, il direttore di Amnesty International per l’Asia, Nicholas Bequelin, ha parlato senza mezzi termini di «fallimento dei diritti umani». Riferendosi alla tragica storia del medico Li Wenliang, che per primo cercò di mettere in guardia la Cina e il mondo sullo scoppio dell’epidemia del coronavirus finendo per essere fermato dalle autorità e poi riabilitato divenendo eroe, Bequelin ha detto: «Nessuno dovrebbe essere minacciato o sanzionato per aver denunciato un pericolo per la salute pubblica solo perché ciò potrebbe mettere in imbarazzo le autorità. La Cina apprenda questa lezione e, nel combattere l’epidemia, adotti un approccio basato sui diritti umani».

L’EPIDEMIA METTE A RISCHIO I DIRITTI UMANI

Gli appelli di Amnesty rischiano però ancora una volta di cadere nel vuoto in un Paese come la Cina dove le preoccupazioni che il governo possa approfittare della situazione per aumentare ulteriormente la stretta autoritaria e totalitaria sembrano più che condivisibili. Approfondendo tutti i rischi legati al momento drammatico che sta attraversando il Paese, il direttore di Amnesty per l’Asia ha dichiarato: «Censura, discriminazione, arresti arbitrari e violazioni dei diritti umani non devono trovare posto nella lotta contro l’epidemia da coronavirus». «Durante un’epidemia sono a rischio altri diritti umani: la libertà dagli arresti arbitrari, la libertà di movimento e di espressione e altri diritti socio-economici. Questi diritti possono essere limitati ma solo se le restrizioni corrispondono ai principi di necessità, proporzionalità e legalità» ha insistito. «Sebbene l’Organizzazione mondiale della Sanità stia incessantemente lodando la Cina, la realtà», ha concluso il responsabile di Amnesty, «è che la risposta del governo di Pechino è stata e rimane altamente problematica». Del resto Xi Jinping e i suoi, assisi al vertice di quel Partito Comunista che da ormai più di 70 anni governa con mano decisa e pugno di ferro l’antico Regno di Mezzo, sanno molto bene che su questo virus rischiano di giocarsi tutto: la loro credibilità nei confronti del popolo cinese e la stessa legittimità del loro potere assoluto. 

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Come ha correttamente notato l’autorevole opinionista Wang Xiangwei sul quotidiano in lingua inglese di Hong Kong, il South China Morning Post, «ciò che Xi teme di più è che la Cina si rivolti contro il Partito Comunista. Non sono solo le vite, la salute e l’economia dei cinesi a essere minacciate dalla malattia mortale. Anche il sistema di regole centralizzato autoritario della Cina lo è».

IL NEMICO INVISIBILE CHE MINA LA SOLIDITÀ DEL PARTITO

In altre parole, possiamo dire che l’attuale crisi potrebbe minacciare il dominio del partito, ed erodere la fiducia del popolo nel sistema centralizzato autoritario sul quale i leader cinesi hanno fondato la loro credibilità per costruire la seconda economia più grande nel mondo. Ciò che preoccupa maggiormente i burocrati di Pechino è proprio che l’epidemia, e l’iniziale insabbiamento da parte dei funzionari locali, possano indurre i cinesi a dirigere la loro rabbia verso il sistema centralizzato autoritario del partito. Da quando Xi è salito al potere alla fine del 2012, il massiccio apparato di propaganda ha esaltato la retorica secondo cui la dittatura del partito ha reso la Cina forte economicamente, militarmente e tecnologicamente esibendo, come in un grande e ininterrotto spot pubblicitario di se stesso, i treni ad alta velocità, le applicazioni all’avanguardia dell’intelligenza artificiale, le ambizioni spaziali e le nuove portaerei, nonché il grandioso progetto della Nuova via della Seta che promette trilioni di yuan per lo sviluppo di infrastrutture dall’Asia all’Europa all’Africa. Ora tutto questo rischia di venire messo seriamente in crisi e forse distrutto da un minuscolo e invisibile virus. Letale non solo per il numero di vite umane che sta reclamando, ma per lo stesso Partito Comunista cinese.

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Coronavirus, partito il volo che riporterà a casa Niccolò

Il bilancio dei morti sale a 1.384, mentre i contagi accertati sono oltre 64.400. Autorizzati a sbarcare in Giappone i primi 11 passeggeri dalla Diamond Princess.

Sale a 1.384 il bilancio globale delle vittime dell’epidemia di coronavirus. Mentre i contagi accertati hanno superato quota 64.400 e le guarigioni sono più di 7 mila.

L’impennata dei casi è legata al cambiamento nei criteri diagnostici da parte delle autorità sanitarie nella provincia dell’Hubei. Prima la positività al virus veniva confermata solo dopo i test di laboratorio, poi però i kit con i tamponi hanno iniziato a scarseggiare e quindi è stato deciso di utilizzare anche le diagnosi cliniche effettuate tramite Tac ai polmoni.

Per quanto riguarda l’Italia, tra poche ore partirà il volo militare che riporterà nel nostro Paese Niccolò, lo studente di 17 anni rimasto bloccato a Wuhan. La notizia è stata confermata dal vice ministro della Salute, Pierpaolo Sileri: «Con me viaggeranno medici e infermieri. Ritorneremo nella giornata di sabato».

Primi spiragli di soluzione anche per la Diamond Princess, la nave da crociera messa in quarantena nella baia di Yokohama in Giappone. A bordo ci sono anche 35 italiani, tra cui il comandante Gennaro Arma. Un primo gruppo di 11 passeggeri, di 80 anni e oltre, risultati negativi ai test per il coronavirus, è stato autorizzato a sbarcare e trasferito in alloggi protetti messi a disposizione dal governo di Tokyo. Resteranno lì fino alla fine del periodo di isolamento.

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I guai economici che il coronavirus porta agli affari tra Italia e Cina

L'export verso il Paese asiatico vale 13 miliardi. E in Oriente piacciono soprattutto i settori più esclusivi del made in Italy: il mercato del "bello e ben fatto". Così l'emergenza danneggia i nostri conti. E, passata la pandemia, i rapporti tesi tra Roma e Pechino rischiano di guastare comunque gli scambi commerciali.

Se per l’economia italiana il 2019 non si è concluso nel migliore dei modi (l’ultima fotografia scattata dall’Istat ha immortalato a dicembre un crollo della produzione industriale del 2,7% rispetto al mese precedente, che diventa meno 4,3% su base annua), il 2020 potrebbe persino aprirsi all’insegna della recessione. Alle storiche debolezze del tessuto industriale italiano rischiano di aggiungersi le ripercussioni economiche del coronavirus 2019-nCoV. Il governo è corso ai ripari annunciando un fondo per le aziende italiane che esportano soprattutto in Cina, ma i soldi messi sul piatto rischiano di essere irrisori se comparati al volume d’affari tra Roma e Pechino.

FONDO DA CIRCA 300 MILIONI STANZIATO DAL GOVERNO

Secondo quanto annunciato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Il Sole 24 Ore, infatti, l’esecutivo ha deciso di stanziare «circa 300 milioni di euro» che attraverso «l’Agenzia Ice potranno andare a finanziarie il sostegno del made in Italy». Ma quanto valgono gli scambi commerciali tra l’Italia e la Cina?

EXPORT DA 13 MILARDI (E NON SIAMO I PIÙ ESPOSTI)

A questa domanda risponde Eurostat che riporta in comode tabelle la progressione cronologica del volume di affari tra i due Paesi. Per quanto riguarda le merci prodotte dalle industrie italiane e dirette al mercato cinese, nel 2018 hanno superato i 13 miliardi di euro. Si tratta di una cifra significativa, se si pensa che l’ultima manovra fiscale varata a fatica dall’esecutivo aveva un valore di circa di 23 miliardi, ma che, oltre a essere controbilanciata dal volume dell’import cinese (nel 2018 abbiamo importato beni per 31 miliardi), non ci rende tra i Paesi europei più esposti alle ripercussioni economiche del coronavirus.

RECORD GERMANIA, PRIMA DI NOI PURE REGNO UNITO E FRANCIA

L’export tedesco verso la Cina, per esempio, ammonta a 93 miliardi di euro, quello del Regno Unito supera i 23 miliardi. Davanti a noi anche la Francia, con circa 21 miliardi. Inoltre, secondo i dati del ministero dello Sviluppo economico, nei primi nove mesi del 2019 (ultimi dati disponibili) si è registrata una leggera flessione: 9,4 miliardi contro i 9,6 dello stesso periodo dell’anno precedente. Ma la Cina continua a rappresentare circa il 3% del nostro export ed è il nono Paese per valore delle merci esportate.

LA FISSA DEI CINESI PER IL “BELLO E BEN FATTO” ITALIANO

Se il grosso delle esportazioni italiane resta in Europa (il primo Paese destinatario dei nostri prodotti è la Germania, seguito dalla Francia), la crescente ricchezza del gigante asiatico ha fatto sì che negli anni la Cina focalizzasse le sue attenzioni sul made in Italy nei settori più esclusivi, cioè del lusso. È il cosiddetto mercato del Bbf, «bello e ben fatto» che racchiude ciò che gli stranieri – e in particolar modo gli asiatici – amano dei prodotti italiani, intesi quali concentrati di stile, inventiva e buon gusto.

FOCUS SULLE TRE F: FASHION, FOOD E FURNITURE

Si tratta di un comparto che vale in totale 86 miliardi di euro, il 15,6% (2018, ultimo dato disponibile) delle esportazioni complessive dell’Italia ed è trasversale a tutti i principali settori che fanno riferimento al made in Italy (con focus principale sulle “tre F”: fashion, food and furniture). Come riportato dal report Esportare la Dolce Vita del Centro Studi Confindustria, «tra le economie emergenti, i mercati principali» del nostro Bbf «risultano essere Cina (3,3 miliardi di euro), Emirati Arabi Uniti (1,3 miliardi), Qatar (0,8 miliardi), Arabia Saudita (0,8) e Russia (0,6)».

ASIA FONDAMENTALE PER LA TENUTA DELL’ECONOMIA MONDIALE

Secondo i dati globali dell’ultimo World Wide Luxury Market Monitor di Bain&Co. e Altagamma (la fondazione italiana che rappresenta le aziende del lusso più importanti del nostro Paese), «la Cina ha guidato la crescita nell’industria del lusso nel recente passato e nel 2019 non ha fatto eccezione, con il mercato che è cresciuto del 26% a tassi costanti raggiungendo i 30 miliardi di euro. I consumatori cinesi sono responsabili del 90% della crescita reale del mercato nel 2019, raggiungendo il 35% del valore dei beni di lusso». Ed è proprio l’Asia il mercato cui il comparto del lusso globale guarda per lo sviluppo del settore: Bain & Company – ben prima dell’allarme coronavirus – stimava che la base clienti di questo mercato tanto esclusivo sia destinata a salire dai 390 milioni incassati nel 2019 fino ai 450 milioni entro il 2025, principalmente grazie alla crescita della classe media, soprattutto in Asia.

PARTITE CRUCIALI ANCHE SU NUOVA VIA DELLA SETA E 5G

Insomma, se la Cina è a letto per l’influenza o è chiusa in casa per evitarla, il resto del mondo non sta meglio e il contagio, lo si vede in questi giorni, si propaga più velocemente sui mercati che tra gli esseri umani. In più, nell’immediato futuro il nostro Paese dovrà giocare al meglio le partite cruciali della nuova Via della seta e del 5G. Su tutto questo potrebbero però pensare non solo i ricatti di Donald Trump, che non ha mai nascosto di non essere a favore di una Europa che guarda a Oriente, la guerra dei dazi tra Washington e Pechino e le proteste di Hong Kong, ma anche eventuali strascichi legati al modo in cui Roma sta gestendo l’emergenza coronavirus.

RAPPORTI TESI ROMA-PECHINO DOPO IL BLOCCO DEI VOLI

Alla Cina non è affatto piaciuta la fuga solitaria in avanti del nostro governo, che ha deciso in autonomia di bloccare i voli tra i due Paesi. «Speriamo che l’Italia possa valutare la situazione in modo obiettivo, razionale e basato sulla scienza, rispettare le raccomandazioni autorevoli e professionali dell’Organizzazione mondiale della sanità e astenersi dall’adottare misure eccessive», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang. Il rischio è che, quando finalmente sarà passata l’emergenza pandemia, il termometro che monitora i rapporti tra Roma e Pechino continui a segnalare temperature troppo alte per essere sopportate, soprattutto dalla nostra economia che, certifica l’Istat, non gode certo di buona salute.

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Coronavirus: è epidemia di interrogazioni parlamentari

Una ventina quelle presentate tra Camera e Senato. Si va dalle verifiche sugli alimenti provenienti dalla Cina alla possibile correlazione tra la diffusione del Covid-19 e il laboratorio di Wuhan. Il punto.

Il tentativo di predicare tranquillità non funziona granché. Sul coronavirus Covid-19 si è scatenata l’infodemia, denunciata dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms).

Ma il panico da epidemia sembra aver raggiunto anche il parlamento italiano. Un contagio di interrogazioni parlamentari, spesso con testi simili che intasano gli uffici.

In quasi due settimane, infatti, sono state depositate già 20 interrogazioni (gli atti di controllo con cui deputati e senatori chiedono informazioni ai ministri, talvolta suggerendo delle soluzioni) rivolte principalmente al ministro della Salute, Roberto Speranza. Ma sono spesso tirati in ballo anche Luigi Di Maio, in qualità di ministro degli Esteri e Paola De Micheli, a capo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. E pensare che proprio Speranza aveva già riferito in parlamento, giovedì 30 gennaio. Evidentemente non è bastato: stando agli atti parlamentari, deputati e senatori vogliono ricevere ancora aggiornamenti dall’esecutivo.

I PRIMI A PORTARE L’EMERGENZA ALLA CAMERA

I primi a portare l’emergenza coronavirus all’attenzione del parlamento sono stati i deputati Giorgio Silli (del Gruppo Misto e dirigente di Cambiamo! il partito di Giovanni Toti), Stefano Mugnai e Roberto Rosso (di Forza Italia), e Giovanni Donzelli (di Fratelli d’Italia): il 27 gennaio hanno presentato a Montecitorio l’atto di sindacato ispettivo.

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C’è chi ha richiesto la risposta scritta, chi ha portato la questione nella commissione parlamentare competente e chi invece ha chiesto di essere inserito nel question time che si svolge ogni mercoledì nell’Aula della Camera.

“ALLARME” ANCHE IN SENATO

Non solo a Montecitorio i parlamentari hanno chiesto informazioni ai ministri interessati dall’emergenza. Al Senato il forzista Enrico Aimi ha presentato un’interrogazione il 28 gennaio, giusto un giorno prima rispetto al collega di partito Mario Siclari e al leghista Roberto Calderoli. Una mossa anche comprensibile, visto che fino a quel momento dal governo non erano pervenute informazioni ufficiali, calendarizzate il 30 gennaio.

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Ma mentre Speranza era impegnato con l’informativa urgente in Aula, è stata pubblicata l’interrogazione della deputata di Forza Italia, Benedetta Fiorini. Nei giorni successivi si è aggiunto un altro parlamentare azzurro, Roberto Cassinelli. Il 4 e il 5 febbraio i leghisti Eugenio Zoffilli e Paolo Formentini si sono interessati al caso, depositando l’atto di sindacato ispettivo a Montecitorio.

DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI) IL PIÙ ATTIVO

Ma c’è chi è stato attivo sul tema in più occasioni. Il deputato Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d’Italia) risulta il maggiore estensore di interrogazioni sul coronavirus: ne ha presentate tre, in meno di due settimane. La prima il 28 gennaio, una seconda, aggiornata, il 3 febbraio, mentre la terza è datata 4 febbraio, uguale alla precedente. La differenza è che chiede al ministero degli Esteri di rispondere direttamente in commissione a Montecitorio.  

DAI CONTROLLI ALLE MISURE FINO AL LABORATORIO DI WUHAN

La questione è stata trattata sotto vari punti di vista. In un primo momento i parlamentari si sono molto concentrati sui controlli e sulle misure per evitare il contagio, soprattutto negli aeroporti. Ma non mancano osservazioni specifiche: Silli ha chiesto «tutte le necessarie verifiche di rito sugli alimenti provenienti dalla Cina», Mugnai invece ha pensato al territorio chiedendo se il «governo stia pensando a misure speciali di sicurezza e di controllo per la città di Prato».

https://www.facebook.com/RobertoCalderoli/

Per Calderoli poi sarebbe opportuno sapere «perché non sono stati messi in quarantena tutti i passeggeri arrivati da Wuhan», mentre secondo Delmastro Delle Vedove è necessario che l’esecutivo raccolga gli «elementi scientifici per escludere una qualsivoglia correlazione fra la diffusione del cosiddetto coronavirus e il laboratorio batterico di Wuhan», rilanciando una delle tesi più controverse sulla diffusione della patologia. E infine Cassinelli ha sollecitato il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, a «valutare la creazione di una task force contro le fake news in sanità volta a eliminare notizie false».

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Boom di contagi da coronavirus per colpa dei nuovi parametri

Ridefinizione da parte dei sanitari sul conteggio dei malati: ora sono compresi anche i "clinicamente diagnosticati". Nell'Hubei impennata di casi in un giorno: 242 morti e 14 mila infettati. In tutto in Cina i decessi sono 1.350. Gli aggiornamenti.

I numeri del coronavirus continuano a lievitare. Ma questa volta è anche una questione di criteri usati per identificare i malati. L’Hubei, la provincia della Cina centrale epicentro dell’epidemia, ha registrato 242 morti e 14.840 nuovi casi di contagio da Covid-19 a partire dal 12 febbraio: si tratta di una brusca impennata sul giorno precedente e tiene conto delle regole di conteggio aggiornate che includono i “clinicamente diagnosticati“, che pesano per 13.332 casi nella classificazione rivista.

IN TUTTO 1.310 MORTI SOLO NELL’HUBEI

Così in tutto è salito a 1.350 il numero di morti in Cina, 1.310 solo nell’Hubei, come confermato dall’autorità sanitaria locale. Il 12 febbraio il numero delle vittime in tutta la Cina era di 1.100, ma la ridefinizione operata dai sanitari ha stravolto i numeri.

ALTRI 44 CASI SULLA DIAMOND PRINCESS

Intanto il ministro della Salute nipponico Katsunobu Kato ha confermato l’accertamento di altri 44 casi di coronavirus sulla nave da crociera Diamond Princess, nella baia di Yokohama. È il risultato maturato da altri 221 test fatti, che porta il totale delle infezioni accertate a 218, in aggiunta al funzionario della quarantena rimasto a sua volta contagiato. A bordo ci sono ancora oltre 3 mila persone, tra cui 35 italiani, di cui 25 membri dell’equipaggio, incluso il comandante Gennaro Arma.

IN VIETNAM UN’INTERA CITTÀ IN QUARANTENA

La pandemia ha portato a drastiche conseguenze anche in altri Paesi. Un comune di 10 mila abitanti vicino ad Hanoi, in Vietnam, è stato messo in quarantena per paura di diffondere il virus. Il ministero della Salute vietnamita ha spiegato che la misura riguarda il comune di Son Loi «per 20 giorni perché nella cittadina sono stati segnalati cinque casi di infezione da Covid-19». In Vietnam sono 15 le persone fin qui colpite.

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Cancellato il Mobile World Congress di Barcellona per l’allarme coronavirus

La Gsma ha deciso di annullare l'edizione 2020 della fiera mondiale della telefonia mobile. Il Ceo Hoffman: «Impossibile operare a causa dell'emergenza».

Il Mobile World Congress, la più importante fiera della telefonia mobile in programma a fine febbraio a Barcellona, non si farà a causa del coronavirus. Lo ha deciso la Gsma, l’associazione mondiale degli operatori delle telecomunicazioni che organizza l’evento, al termine di una lunga riunione. Il Ceo dell’associazione John Hoffman, ha riferito Bloomberg, ha spiegato che l’epidemia ha reso «impossibile» fare l’evento.

RAFFICA DI ANNULLAMENTI NEI GIORNI SCORSI

Lo stop alla kermesse tecnologica è arrivato dopo una serie di defezioni annunciate negli ultimi giorni. Il 12 Nokia ha cancellato la sua partecipazione «dopo una valutazione completa dei rischi connessi a una situazione in rapida evoluzione» e per «salvaguardare la salute e il benessere dei dipendenti e degli altri, riconoscendo al contempo la responsabilità nei confronti del settore e dei clienti». Sempre il 12 era arrivato il forfait di Vodafone. Nei giorni precedenti erano invece arrivate le defezioni di Ericsson, Lg, Amazon e Facebook, ma anche di Deutsche Telekom, Mediatek, azienda taiwanese di semiconduttori, della spagnola Telnet Redes e della cinese Royole, che avrebbe dovuto presentare il suo nuovo smartphone pieghevole, ma anche dell’azienda antivirus McAfee.

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La storia della donna russa fuggita dalla quarantena per il coronavirus

Ricoverata in un ospedale di San Pietroburgo di ritorno da una vacanza in Cina, Alla Ilyina era stata ricoverata forzatamente malgrado le ripetute analisi negative.

2020, fuga dal reparto coronavirus. È la surreale storia di una donna russa di 32 anni, Alla Ilyina, internata in quarantena presso l’ospedale Botkinskaya di San Pietroburgo poiché rientrata da una vacanza nella provincia di Hainan, in Cina, e considerata a rischio, nonostante le analisi siano risultate ripetutamente negative. Il suo caso è simile a quello di tanti altri, con la differenza che Alla ha deciso di ribellarsi ed evadere dall’ospedale, scassinando la serratura digitale della sua stanza.

RICOVERO COATTO PER ALMENO 14 GIORNI

La vicenda è stata descritta dalla testata pietroburghese Fontanka e rilanciato da altri media. Ilyina ha raccontato come, «da cittadina responsabile», abbia contattato i servizi sanitari dopo aver accusato un mal di gola al rientro dal viaggio in Cina. Da qui il ricovero preventivo che, nel giro di una notte, si è trasformato in coatto, per almeno 14 giorni.

LA DENUNCIA SULLE CONDIZIONI DELL’OSPEDALE

Le condizioni, dice, erano tremende: una stanza squallida, niente internet, scarsa attenzione del personale medico, dubbia pulizia. Così, al secondo giorno di ricovero, ha deciso di farla finita. «Quando è arrivata la sera e il personale medico ha abbassato la guardia, ho messo in corto circuito la serratura magnetica nella mia stanza: ho studiato fisica, il che mi ha aiutato», ha raccontato Ilyina su Instagram. «La nostra Costituzione garantisce la libertà, non capisco perché dovevo stare in gabbia in ospedale», ha dichiarato poi ai media. Il suo esempio ha ispirato altre degenti del reparto, che si lamentano per le condizioni di isolamento.

LA PROTESTA DELLE ALTRE DEGENTI CONTRO L’ISOLAMENTO

Il primario dell’ospedale, però, ha usato parole di fuoco, dandole «dell’irresponsabile», e annunciando di averla denunciata alla polizia. Ma Alla, che è scappata venerdì scorso, sostiene di non essere stata contattata da nessuno, né agenti né ospedale. La sua storia sta diventando un simbolo della gestione, a tinte fosche, dell’emergenza coronavirus da parte delle autorità russe.

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Perché Hong Kong è la città più sicura dal contagio di Covid-19

Dopo l'epidemia di Sars la comunità medica e scientifica dell'ex colonia e le sue università sono all’avanguardia negli studi su questi virus. I casi di contagio attualmente presenti sul suo territorio vengono gestiti senza misure eccessive e con estrema efficacia. L'italia Impari.

Gestire l’emergenza Coronavirus imparando da Hong Kong. Se c’è qualcuno nel mondo, infatti, che può vantare al suo attivo l’esperienza unica di essere già passata attraverso l’incubo contagio, quella è proprio l’ex colonia britannica. Che sta gestendo perfettamente, senza misure eccessive ma con estrema efficacia, i casi attualmente presenti sul suo territorio.

Ancora pochi – meno di 50 – ma se facciamo il paragone con la psicosi italiana e le misure un po’ schizofreniche del nostro governo, e soprattutto ci ricordiamo che noi siamo a quasi 10 mila km di distanza dalla Cina, allora davvero non ci resta che prendere esempio dalle autorità di Hong Kong.

E per questo appare poco comprensibile e decisamente eccessiva la decisione del nostro governo, unico tra tutti i partner europei, di chiudere i voli non solo verso la Cina continentale ma anche verso Hong Kong e Taiwan.

IL CASO DEL CONDOMINIO HONG MEI HOUSE

La situazione nell’ex colonia è sotto controllo, ma non viene assolutamente sottovalutata, anche alla luce delle ultime recenti novità rese note dalla stampa locale: due infettati che vivevano nello stesso condominio, ma a 10 piani di distanza l’uno dall’altro e che non avevano avuto alcun contatto tra di loro, e un’intera famiglia di nove persone ammalatasi dopo avere mangiato tutti insieme nella saletta per il barbecue di un ristorante. La prima notizia è quella che preoccupa di più le autorità sanitarie di Hong Kong, perché farebbe strada all’ipotesi che il virus possa correre attraverso le tubature fognarie.

La paura è che possa essersi ripetuto quanto accaduto durante l’epidemia di Sars del 2003, nel cosiddetto “condominio della Sars”

Tutti i residenti del condominio Hong Mei House, nel quartiere di Tsing Yi, composto da ben 35 piani, sono stati evacuati dopo che due di loro sono risultati positivi al coronavirus Covid-19. Nel bagno di uno dei due ammalati, una donna di 62 anni che vive 10 piani sotto l’altro infetto, i sanitari hanno trovato un tubo non sigillato. Sophia Chan, del ministero della Salute locale, ha affermato che altri quattro inquilini che vivono in unità separate hanno sviluppato i sintomi del Coronavirus, tra cui febbre, tosse secca e difficoltà respiratorie. Da qui la decisione di evacuare tutti residenti, in via precauzionale.

L’esterno dell’Hong Mei House a Hong Kong.

La paura è che possa essersi ripetuto quanto accaduto durante l’epidemia di Sars del 2003, nel cosiddetto “condominio della Sars”, gli Amoy Gardens a Kowloon, dove ben 42 residenti morirono e altri 329 furono contagiati dal virus attraverso tubature difettose. È ancora presto però per dire se possa o no essere accaduta la stessa cosa oggi con il nuovo coronavirus, sulle cui modalità di trasmissione si sa ancora molto poco. «Le due situazioni non sono nemmeno lontanamente paragonabili», ha dichiarato Frank Chan, segretario ai trasporti e all’edilizia di Hong Kong.

I CONTAGI AVVENUTI NEL RISTORANTE DI KOWLOON

Impensierisce anche il caso dei nove membri della stessa famiglia che sono stati infettati dopo aver condiviso un pasto in una saletta per barbecue in un ristorante di Kowloon, che si chiama Lento Party Room. Inizialmente un membro della famiglia di 24 anni e sua nonna si sono sentiti male manifestando i sintomi del virus. Successivamente alla madre e al padre dell’uomo, a due sue zie e tre cugini è stata diagnosticata l’infezione. Le loro età vanno dai 22 ai 68 anni.

Il gruppo Fulum, proprietario di un altro ristorante che si trova nel quartiere di Wan Chai – antico quartiere a luci rosse che oggi ospita la movida notturna e i locali più frequentati dell’ex colonia – ha confermato che anche a un membro del suo staff al ristorante Sportful Garden è stato diagnosticato il coronavirus, dopo aver condiviso il pasto caldo del nuovo anno con la famiglia infettata il 26 gennaio. Il gruppo ha anche dichiarato che il locale è stato immediatamente sottoposto a pulizia e disinfezione e resterà chiuso per 14 giorni, mentre a tutto il personale è stato chiesto di mettersi in quarantena volontaria per due settimane.

HONG KONG È ORA UNA DELLE CITTÀ PIÙ SICURE

Dall’inizio dell’epidemia le autorità di Hong Kong hanno reagito con prontezza, chiudendo rapidamente la frontiera terrestre con la Cina, malgrado questa vedesse ogni giorni un traffico di decine di migliaia di persone che la attraversavano per motivi di affari o svago e soprattutto malgrado le rimostranze della Cina continentale. L’ex colonia ha insomma messo in campo tutto il peso della terribile esperienza acquisita al tempo della Sars, quando nella sola Hong Kong morirono quasi 400 persone e oltre 400 casi di infezione accertati.

La comunità medica e scientifica di Hong Kong e le sue università sono all’avanguardia negli studi sulla prevenzione, gestione e trasmissione di questi virus

La città è in questo momento uno dei luoghi al mondo dove anche gli ospedali sono meglio attrezzati per fronteggiare l’epidemia e sono dotati di attrezzature per il contenimento di molti malati in condizioni critiche, che necessitano un livello di isolamento totale, come appunto quelli infettati dal nuovo Coronavirus. Infine la comunità medica e scientifica di Hong Kong e le sue università sono all’avanguardia negli studi sulla prevenzione, gestione e trasmissione di questi virus. Per questo il professor Yuen Kwok-yung, microbiologo dell‘Università di Hong Kong Hku, ha dichiarato che la città «si trova in una fase di eccellente contenimento del virus» e «in una situazione molto migliore dello scoppio di Sars nel 2003», descrivendo l’incidente nel condominio Hong Mei House come «assolutamente sotto controllo».

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Coronavirus: gli eventi sportivi a rischio e quelli cancellati

Il Gp di F1 in Cina annullato. In forse quello del Vietnam. Dubbi anche sulle Olimpiadi di Tokyo. Decine gli appuntamenti già spostati.

Giorno dopo giorno, l’estendersi del contagio del coronavirus investe sempre di più il mondo di uno sport ormai senza più confini e si moltiplicano i casi di cancellazioni, rinvii e incertezze di vari eventi e competizioni. Ecco quali sono i più importanti eventi a rischio e quelli già cancellati, a partire dal Gp di F1 in Cina.

GLI EVENTI A RISCHIO

1. I GIOCHI DI TOKYO 2020

Sebbene gli organizzatori continuino a dare rassicurazioni, l’evento sportivo più importante dell’anno rischia di saltare. Le rassicurazioni sono arrivate anche dal Cio che ha fatto sapere che «i preparativi per Tokyo 2020 continuano come previsto». Contro gli appelli alla calma il dato più preoccupante: il Giappone con 28 persone infette è il quarto Paese al mondo con più contagi. Inoltre, con l’epidemia ancora in corso l’enorme movimento di persone durante le Olimpiadi potrebbe essere un azzardo.

2. IL GP DI F1 IN VIETNAM

A rischio dopo la Cina anche il terzo appuntamento del mondiale di F1: il Gp del Vietnam al suo esordio nel Circus. Prevista per il 5 aprile, con l’aumentare dei casi nel Paese e nella zona la gara sembra sempre più a rischio. In Vietnam sono stati confermati 15 casi.

3. I MATCH DI QUALIFICAZIONE PER I MONDIALI 2022

La Cina dovrebbe ospitare le Maldive il 26 marzo nel quadro delle eliminatorie per la Coppa del Mondo 2022 in Qatar, per poi recarsi a Guam il 31 marzo. Entrambe le partite sono a rischio.

4. L’HONG KONG SEVENS DI RUGBY

Il torneo annuale di rugby a sette entrato a far parte delle World Rugby Sevens Series sembra essere a rischio, anche se le autorità di Hong Kong continuano a dare rassicurazioni sul suo regolare svolgimento. L’evento è in programma dal 3 al 5 aprile.

GLI EVENTI GIÀ CANCELLATI

1. FORMULA 1

Ora è ufficiale: il Gp di Cina di Formula 1 di Shangai non si correrà il 19 aprile, come previsto. La Fia ha infatti ufficializzato il rinvio della gara accogliendo la richiesta avanzata dalle autorità cinesi. «Ci auguriamo di poter correre in Cina quanto prima possibile, esprimendo i nostri auguri per il meglio alla popolazione locale in questo momento difficile», sottolinea la nota della Fia, confermando che al momento non è stata fissata alcuna data alternativa.

2. ATLETICA LEGGERA

Sono stati rimandati al 2021 i mondiali indoor di Atletica leggera

3. CALCIO

Sospesi tutti i campionati di calcio nazionali e bloccati numerosi match dell’Asian Champions League.

4. FORMULA E

Cancellato il Gp di Formula E di Sanya previsto inizialmente il 21 marzo.

5. SCI

Riassegnato a Saalbach, in Austria, la tappa di coppa del mondo di SuperG e discesa in programma a Yanqing.

6. TENNIS

La International Tennis Federation ha spostato la Fed Cup Asia/Oceania Group I del 2-8 febbraio con partecipanti Cina, Taiwan, Indonesia, South Korea e Uzbekistan in Kazakistan, ma l’evento è stato successivamente rinviato dopo che il Kazakistan si è rifiutato di ospitarlo.

7. GOLF

Il Blue Bay LPGA, torneo del massimo circuito americano femminile di golf, è stato cancellato. Inizialmente in programma dal 5 all’8 marzo ad Hainan, è stato rimosso dal calendario LPGA Tour.

8. BOXE

Le qualificazioni di boxe per le Olimpiadi per la regione Asia-Oceania, che si sarebbe dovuta svolgere proprio a Wuhan (epicentro dell’epidemia), sono state spostate in Giordania.

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Il coronavirus infetta anche il Pil globale del 2020

L'agenzia di rating S&P ha tagliato dello 0,3% le stime. Colpa del rallentamento delle previsioni sul Prodotto interno lordo della Cina: da 5,7% a 5%. I casi confermati nel Paese sono oltre 44.200. E aumentano gli infettati sulla nave da crociera in Giappone. Il bilancio.

L’Organizzazione mondiale della sanità lo aveva detto: questo coronavirus può avere effetti più sconvolgenti del terrorismo. E in effetti le conseguenze non riguardano solo la salute, ma anche l’economia. Secondo un report dell’agenzia di rating S&P Global «la velocità e la diffusione» dell’epidemia «negli ultimi due mesi rappresentano un rischio per l’economia globale e il credito». In che modo in particolare? Il rallentamento della Cina, le cui previsioni sul Prodotto interno lordo sono state ridotte dal 5,7% al 5%, è destinato a impattare per lo 0,3% sul Pil globale nel 2020.

GENERAL MOTORS BLOCCA L’ATTIVITÀ IN COREA DEL SUD

Del resto sono diverse le aziende che hanno sospeso le loro attività nel Paese epicentro dell’infezione. E gli effetti si vedono anche in altri Stati asiatici. In Corea del Sud, per esempio, General Motors ha annunciato per la terza settimana di febbraio lo stop provvisorio della produzione per la carenza dalla Cina di componenti legate all’elettronica, dove è stato deciso il blocco degli impianti per limitare la diffusione del virus. Due linee di assemblaggio di Gm Korea di Bupyeong, capaci di produrre 400 mila veicoli annui, sono pronte a chiudere.

DALLA CINA OPERATIVI ANCORA 710 VOLI CON 46 PAESI

Intanto, sul fronte aereo, sono 710 i voli internazionali ancora operativi tra la Cina e 46 Paesi e regioni dopo la drastica riduzione dei collegamenti e le forti restrizioni decise all’estero. Nel fornire gli ultimi dati, la Civil aviation administration of China (Caac), nel resoconto dei media locali, ha sollecitato la comunità internazionale a seguire le raccomandazioni degli organismi multilaterali e «a considerare con grande attenzione» l’adozione di eventuali misure restrittive.

IL PAPA: «PREGO PER I FRATELLI CHE SOFFRONO, MALATTIA CRUDELE»

Sulla pandemia è intervenuto anche il papa, alla fine dell’udienza generale, rivolgendo «una preghiera per i nostri fratelli cinesi che soffrono questa malattia così crudele». Francesco ha auspicato «che trovino la strada della guarigione il più presto possibile».

I CASI CONFERMATI DA PECHINO SONO OLTRE 44.200

Quanto ai numeri, mentre continua la corsa al vaccino, i casi di contagio in Cina sono oltre 44.200, se si sommano i nuovi infettati (1.638) al numero dato dalla commissione sull’epidemia della provincia di Hubei nel briefing dell’11 febbraio.

ALTRI 30 CONTAGIATI SULLA NAVE DIAMOND PRINCESS

Mentre a bordo della Diamond Princess, la nave da crocierache ospita anche degli italiani – da giorni in quarantena davanti alle coste di Yokohama, in Giappone, sono stati registrati altri 39 casi di infezione da coronavirus, come dichiarato dal ministro giapponese della Sanità, Katsunobu Kato. Il totale dei contagi è di 174. «Su 53 nuovi test effettuati, 39 hanno dato risultato di positività». Tra i contagiati anche un ufficiale.

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Corsa al vaccino per il Coronavirus: primi test entro maggio

Il direttore dell'istituto statunitense per lo studio delle malattie infettive: «Entro due-tre mesi prime sperimentazioni sull'uomo». In Cina iniziata la somministrazione ai topi.

Due o tre mesi per il primo test del vaccino contro il coronavirus 2019-nCov, condotta su un piccolo numero di persone per verificarne la sicurezza: lo ha detto in un’intervista all’Ansa Anthony Fauci, fra i più celebri immunologi del mondo e direttore dell’istituto statunitense per lo studio delle malattie infettive Niaid (National Institute of Allergy and Infectious Diseases): «Stiamo lavorando con l’azienda biotecnologica Moderna e con la Coalion for Epidemic Preparedness Innovation (Cepi)».

Il vaccino si basa su una delle tecnologie più avanzate oggi disponibili, che utilizza la sequenza del materiale genetico del coronavirus, ossia l’acido ribonucleico (Rna). È quindi un vaccino sintetico, che non utilizza il virus. «Stiamo lavorando per sviluppare un vaccino a ‘Rma messaggero per il nuovo coronavirus», ha detto Fauci. Attualmente, ha aggiunto, «anche altri Paesi e altre aziende stanno lavorando su un vaccino». Lo stesso Niaid «sta sostenendo ricercatori e aziende per sviluppare altri candidati vaccini». «Per quanto riguarda il nostro lavoro con Moderna e Cepi, prevediamo di avere un vaccino sperimentale pronto per la fase 1 dei test clinici entro 2 o 3 mesi».

Questa prima tappa della sperimentazione clinica, ha osservato, «consisterà nel somministrare il vaccino a un piccolo di adulti sani negli Stati Uniti per vedere se è sicuro ed è in grado di indurre una risposta immunitaria. Se questo avrà successo e l’epidemia non sarà conclusa potremo promuovere un test clinico più ampio, di fase 2, allo scopo di dimostrare l’efficacia (o meno) del vaccino in un arco di tempo che va da un anno a un anno e mezzo». A questo punto, ha concluso il direttore del Niaid, «se il vaccino si sarà dimostrato efficace, saranno necessari ancora dei mesi per produrre una quantità di vaccino sufficiente per una vasta distribuzione».

Intanto l’agenzia ufficiale Xinhua ha riferito che il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie ha iniziato la sperimentazione sui topi di un primo possibile vaccino. «Alcuni campioni sono stati iniettati ieri a oltre 100 topi», ha scritto la Xinhua, ricordando tuttavia che «i test sugli animali avvengono in una fase molto precoce dello sviluppo di un vaccino e che ancora molti passi dovranno essere fatti prima che sia pronto per la somministrazione agli esseri umani».

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Le ultime notizie sul contagio globale di coronavirus

I morti in Cina superano quota mille, le persone infette sono più di 42.600. L'Italia ha deciso di stanziare circa 300 milioni di euro a sostegno del Made in Italy.

Il numero di infezioni confermate nell’epidemia di coronavirus in Cina ha raggiunto quota 42.638 a livello nazionale, con quasi 2.500 nuovi casi segnalati. Il governo di Pechino ha registrato altri 108 decessi, di cui 103 nella sola provincia dello Hubei. La conta delle vittime è salita così a 1.016 e l’impatto del contagio è destinato a pesare anche sulla crescita globale.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, il diario di un’italiana sulla nave in quarantena

L‘Italia ha deciso di stanziare circa 300 milioni di euro per il 2020, che attraverso l’Istituto nazionale per il commercio estero andranno a sostegno del Made in Italy. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in un’intervista al Sole 24 Ore ha detto che le esportazioni dovranno puntare a una mirata diversificazione dei mercati, con cui attutire il possibile rallentamento dell’economia mondiale.

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