Rifiuti da Polla in Tunisia, Borrelli: “I rifiuti in Tunisia diversi dalla loro classificazione”

di Pina Ferro

“Riteniamo che i rifiuti non corrispondano al codice indicato nella spedizione transfrontaliera, però potremmo dirlo con certezza solo dopo la loro caratterizzazione”. Ad affermarlo è stato il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, Giuseppe Borrelli, davanti la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse al ciclo dei rifiuti. Il riferimento specifico di Borrelli è quello relativo alla vicenda della spedizione di 7891 tonnellate di rifiuti, 282 container, che da Polla, nel Vallo di Diano, sono stati imbarcati al porto di Salerno e trasportati in Tunisia dove poi sono stati stoccati in due luoghi diversi. “Per ipotizzare il reato di traffico illecito di rifiuti è necessario conoscere che cosa è stato spedito in Tunisia”, sottolinea Borrelli. Ad inviare i rifiuti nel Paese nordafricano è la Sra, una società di Polla, dopo l’autorizzazione della Regione. “La Regione Campania – dice Borrelli riepilogando i fatti avvenuti nei mesi scorsi – ha preso contatti con la Tunisia per poter ottenere la restituzione dei container illecitamente esportati. La Sra si era opposta con ricorso al Tar, poi rigettato. Successivamente è intervenuto un incendio presso gli impianti della Soreplast, uno dei due depositi tunisini in cui i rifiuti erano stoccati. Ora il vero problema  riguarda l’integrità di questi rifiuti, per stabilire la loro corretta classificazione e per determinarne anche la provenienza. Così come sono stati incendiati i rifiuti stoccati nel deposito della Soreplast non vorrei – aggiunge Borrelli – che fossero incendiati anche quelli attualmente presenti nel porto di Sousse”. Il procuratore ha poi commentato le notizie giornalistiche secondo cui in questo traffico di rifiuti sarebbero coinvolte autorità amministrative o politiche tunisine, tra cui un ministro, e diplomatici italiani. “Notizie – afferma – che non hanno trovato conferma in una riunione del 15 dicembre 2021 tra le Procure italiane e l’Autorità giudiziaria tunisina, non avendo quest’ultima fornito dati su soggetti tunisini coinvolti”. Ai membri della Commissione d’inchiesta che hanno chiesto al procuratore se non era possibile effettuare la caratterizzazione dei rifiuti direttamente in Tunisia Borrelli ha risposto: “Abbiamo chiesto alle autorità tunisine di partecipare alla caratterizzazione sul posto attraverso un nostro consulente, ma le autorità tunisine si sono riservate. Esamineremo i rifiuti quando torneranno in Italia. Li esamineremo al porto di Salerno attraverso l’Arpac”. Borrelli che ha reso dichiarazioni alla Commissione anche in seduta segreta, ha evidenziato nel corso della seduta pubblica che il Ministero dell’Ambiente non è stato coinvolto nella fase iniziale di questa vicenda gestita solo a livello regionale, mentre si è riservato di rispondere in seduta pubblica sulla domanda circa la presenza di una fidejussione nella spedizione transfrontaliera. Borrelli ha poi aggiunto che “la Tunisia non è l’unico Paese in cui abbiamo spedito dei rifiuti, abbiamo una situazione analoga in Bulgaria, che ha già restituito un centinaio di container sempre trasmessi dal porto di Salerno. Che tipo di rifiuti erano? Non ricordo esattamente, dovevano essere materiale plastico comunque rifiuti non pericolosi”.

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