Cura a domicilio le persone positive, il dottor Torre è a rischio sospensione

di Erika Noschese

Non avrebbe rispettato le disposizioni previste dal protocollo nazionale in materia di cura della patologia Covid 19: è questa l’accusa di cui deve rispondere il dottor Gerardo Torre, medico di base di Pagani. In sintesi, colpevole per aver curato i pazienti positivi al covid. Il dottor Torre potrebbe infatti essere sospeso: il prossimo 28 gennaio alle 20 dovrà comparire dinanzi l’Ordine dei Medici di Salerno per un giudizio disciplinare. A Pagani è scattata la solidarietà, sia da parte dei pazienti che dei tanti cittadini che in questi anni hanno avuto modo di apprezzare il medico. “Il dottor Torre è un medico che ha agito in scienza e coscienza: durante la fase pandemica ha curato circa 3mila persone prestando cure domiciliari precoci – si legge sui manifesti affissi in città a tutela del medico paganese – Non ha perso nessuna vita, ha guarito anche i casi più gravi. L’Ordine dei Medici vuole punire questo medico perché non ha seguito le linee guida del Ministero della Salute che prevedono tuttora purtroppo solo tachipirina e vigile attesa e perché ha ricordato ai suoi colleghi la loro missione professionale”. A schierarsi in prima linea a difesa del dottor Torre anche il sindaco di Pagani Lello De Prisco, risultato positivo al covid e curato proprio dal medico paganese: “Non voglio polemizzare con nessuno, il ruolo me lo impone. Vorrei solo portare la mia testimonianza da guarito covid. Ero completamente asintomatico, non avevo perso né gusto né olfatto, vigeva la vigile attesa e la tachipirina – ha raccontato il sindaco – Approfittai dell’amicizia del mio vicino di casa, il dottor Gerardo Torre, che mi visitò le spalle e mi diagnosticò una polmonite che ho curato con 16 flebo, la saturazione era iniziata a scendere in modo preoccupante. Dopo essere guarito, mi sono state riscontrate le classiche cicatrici al polmone”. Nei mesi scorsi centinaia le richieste da parte dei cittadini di soccorso domiciliare e, ha ricordato il sindaco, “per cui spesso ho approfittato della sua amicizia per soccorrerli. La mia è una testimonianza senza polemica alcuna e contro nessuno, è una testimonianza per quel che vale. Certamente il dottor Torre è un medico valente al netto di qualche dichiarazione esuberante, che spesso è dovuta al momento in cui ti senti disarmato e vorresti fare di più, è capitato anche a me. Se oggi posso scrivere, lo devo anche a lui. Grazie a tutti i medici che prestano cure domiciliari”. Intanto, sui social sono nate pagine e gruppi a sostegno del medico: tanti i cittadini che raccontano la loro esperienza. “Pagani è fortunata ad avere tra i propri figli un uomo ed un medico di questo enorme spessore. La sola ipotesi di una sua “sospensione”, anche per 1 minuto, è una vergogna per la società in cui viviamo, per il mondo che stento ormai a riconoscere come “degli esseri umani”. È un mondo di burocrati e di emeriti imbecilli”, ha raccontato Alessandro, tra le persone risultate positive e curate proprio dal dottor Torre. Nel frattempo, tante le mail di testimonianza inviate all’Ordine dei Medici di Salerno: un uomo racconta di aver perso il padre a seguito di un infarto, soccorso in ritardo tanto che all’arrivo del 118 non è stato fatto altro che costatarne il decesso. “Un codice rosso trattato come fosse un codice bianco, mio padre è solo un caso ma quanti ne sono accaduti? Può l’emergenza giustificare tanto?”, si chiede l’uomo che all’Ordine ha ribadito la necessità della medicina territoriale in quanto l’Asl ha forti carenze ancora oggi non colmate. Lanciata anche una petizione, a tutela e difesa del medico paganese con la costituzione di un comitato civico, pacifico, a sostegno e a difesa dell’azione svolta dal dottor Gerardo Torre e di tutti gli altri medici di territorio che hanno soccorso, in scienza e coscienza, i malati affetti da virus polmonare.  “Ero come un pugile in attesa del ko definitivo, il giudice avrebbe contato fino a 10 ma non mi sarei mai più rialzato. Un po’ prima di gettare la spugna ho avuto la fortuna di incontrarlo. Con il mio consenso espresso, naturalmente. Non è venuto Lui da me. Sono stato io in un lampo di lucidità a chiedergli soccorso. L’ho fatto in un lampo di lucidità ossigenata (con saturazione intorno a 70). In un lampo di lucidità ho tentato di salvarmi la vita trasgredendo non so cosa, di preciso cosa”, ha raccontato Antonio Avigliano, autore della petizione. “Io sono il trasgressore perché ho chiesto soccorso. Il medico dott. Gerardo Torre, al contrario, non ha trasgredito il Dispositivo dell’art. 593 Codice Penale. Il medico Gerardo Torre è intervenuto a casa con terapia domiciliare. Ne abbiamo parlato da buoni amici ognuno nel suo ruolo. Ha scommesso su di me. Io mi sono affidato totalmente. Mi ha salvato la vita con i farmaci dello Stato comprati in farmacia. A me è andata bene, a mia madre purtroppo no. Lei non è mai più tornata dall’Ospedale. Il medico del 118 non ritenne opportuno portare all’ospedale anche me. Mia madre, ultraottantenne, fu portata in ospedale per fare una semplice Tac toracica. Mi fu detto che stava molto meglio di me – ha raccontato ancora l’uomo – Dopo un ciclo di lavaggi prescritti, ossigenoterapia controllata e assistenza alla persona (grazie ai giovanissimi e temerari medici dell’Usca al secondo tampone sono risultato guarito con tanto di certificazione rilasciata dall’Asl. Un miracolo per lo stupore e la meraviglia di tutti. Ciò a dimostrare che la cura del medico dottor Torre, anche nel mio caso aveva sortito i migliori effetti terapeutici. Gli ospedalieri, gli operatori sanitari dei 118, i giovani medici dell’Usca i mutuati, sono sotto rischio continuo, all’appello mancano soli i medici del territorio. Non è un reato, fino a prova contraria, sostenere che un’azione coordinata di gruppo sbaraglierebbe il male innaturale che stiamo vivendo da oltre due anni”. I pazienti del dottore si dicono pronti a costituirsi a sua difesa in tutti i procedimenti che saranno intentati”.

La testimonianza della figlia Rossella: “Non voglio credere che l’Ordine possa mettere in discussione la libertà professionale di medico”

“Io stento ancora a crederci. Non ci credo ancora che l’Ordine metta in discussione la libertà intellettuale e professionale di un medico che ha dimostrato con i fatti e con terapie assolutamente valide che il covid è un mostro che si può tenere sotto controllo. Tutto questo è inaccettabile, è indecoroso, mi fa orrore l’idea che possa essere sospeso anche per 1 solo minuto”. Parla così Rossella Torre, figlia del dottor Gerardo che si schiera apertamente a favore del papà, colpito da provvedimento disciplinare per aver scelto di curare i pazienti positivi con terapia domiciliare. “Questo uomo di comunità è anche un medico di comunità, quello che puoi chiamare ad ogni ora del giorno, quello che con la sua borsa va in giro per tutte le case. Quando è arrivato il covid, me lo ricordo mentre era sul divano a guardare la tv, l’ho vista subito quella scintilla, quella elettricità che preannuncia guai. Mezz’ora dopo era già pronto come un soldato a scendere in campo – racconta la figlia – È megalomane e non ha il neurotrasmettitore della paura. Che ne so, forse si sente un po’ patriota, sta di fatto che si è sentito investito di un compito, cioè quello di fare la sua parte in questa maledetta storia. E l’ha fatta veramente, spendendosi al massimo della sua forza fisica e mentale. Ha avuto un’intuizione nel marzo 2020, tra l’altro banalissima per qualsiasi medico di medicina generale: stoppiamo subito l’infiammazione da covid con un antinfiammatorio, ma facciamolo subito, al primo giorno di sintomo, se invece finiamo in polmonite usiamo questo, codesto e quello. Qui in casa non abbiamo nessun premio Nobel, abbiamo un semplice medico di medicina generale che ha 30 anni di clinica alle spalle e che ha capito subito che bisognava agire in tutte le case dei pazienti per fermare velocemente il virus”.Il dottore avrebbe chiesto, in più occasioni, di permettere ai medici di territorio di andare a visitare a casa, anche solo per rassicurare i pazienti. “Nessuno gli ha dato retta ma questo non è bastato a fermarlo, è andato avanti come un treno, un buldozzer, ha curato così tanta gente ma così tanta che non possiamo fare più i conti. Due anni tostissimi per la famiglia, per mia madre in primis, per i suoi figli, qui abbiamo, stiamo ancora rasentando la follia”.

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Salernitana, calciatore positivo: trasferta a rischio

L’U.S. Salernitana 1919 comunica che, a seguito della rilevata positività al Covid-19 da parte di un calciatore, l’ASL di Salerno ha fatto divieto assoluto di far intraprendere il viaggio della squadra per la trasferta di Udine con volo di linea così come programmato.

A seguito di ciò è stato applicato il protocollo attualmente in vigore e tutti componenti del gruppo squadra si sono sottoposti nel pomeriggio a tamponi molecolari.

Qualora i tamponi risultassero negativi la Società ha già predisposto la partenza della squadra per la giornata di domani con un volo privato.

Seguiranno ulteriori aggiornamenti nelle prossime ore.

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