I migliori dischi del 2019 di cui nessuno vi ha parlato

Una classifica atipica. Di nomi (quasi) mai citati. Dai Cheap Wine e Il Terzo Istante in Italia ai Th' Losin Streaks e New Model Army nel resto nel mondo. Viaggio in un anno da riascoltare.

C’è qualcosa che non va con le classifiche di fine anno: tutti hanno la loro, ma alla fine si assomigliano tutte ed è forte il sospetto di interferenze fin troppo ispiratrici. Allora proviamo noi a stilarne una atipica, di dischi (quasi) mai citati in questi giorni eppure assolutamente significativi del 2019 che già sbadisce; tutti in rigoroso ordine sparso, perché non è questione di preferenze ma di menzioni.

GIORGIA DEL MESE E GLI ALTRI SPLENDIDI OUTSIDER

Tra gli italiani, andiamo a scegliere non i soliti nomi alla moda, ma gli autentici outsider: Giorgia Del Mese, si è appena ripresentata con Moderate Tempeste, lavoro di appena cinque brani ma terribilmente belli, in pratica una sola piccola suite squarciata come la coscienza in cui si parla in faccia al dolore: che risponde, eco dall’anima, figlio della vita. Prodotto mirabilmente da Andrea Franchi. Grande lavoro anche per i sempre autoprodotti Cheap Wine di Pesaro, che con Faces superano ancora loro stessi, aggiungendo profumi e suggestioni alla loro miscela di Americana stravolta in modo unico e risolta da musicisti di squisita caratura. Notevole pure il ritorno di Umberto Maria Giardini, che in Forma Mentis riscopre il grunge e l’hard rock degli inizi con risultati poetici decisamente intensi. Altra proposta sorprendente, davvero sorprendente, quella de Il Terzo Istante, formazione torinese prodotta ancora da Andrea Franchi, capace nei nove pezzi di Estraneo di sviluppare un nuovo concetto di rock d’autore, spiazzante, obliquo, grondante creatività, impreziosito da una apparizione di Paolo Benvegnù (in dirittura d’arrivo col nuovo disco, in uscita tra febbraio e marzo).

E come dimenticare l’autentico capolavoro di Francesco Di Bella, O Diavolo (uscito in effetti alla fine del 2018), nove canzoni inafferrabili tra dub, autore, pop, rock; inafferrabili ma ti afferrano, una dopo l’altra, protese fra Napoli e l’universo, una più splendida dell’altra, in un trionfo di ispirazione quale raramente si incontra in Italia? Siamo anni luce distanti da Sanremo, e non può essere un caso: tutto ciò che passa dall’Ariston, a dispetto delle troppe giurie selezionatrici, è di imbarazzante mediocrità, mentre i vari premi alternativi sono ormai lottizzati allo stesso modo; per non dire di X Factor con relative imitazioni, che sono davvero la tomba della creatività. Quando qualche meraviglioso incosciente oserà ancora mettere in piedi un contro-festival davvero libero, assolutamente impermeabile a suggestioni e sollecitazioni di sorta, con questi ed altri nomi, capaci di ricordarci che la musica italiana esiste ancora, pulsa, chiama: è lì, in attesa che qualcuno se ne accorga?

TRE NOMI GIGANTESCHI (MA NON SOLO)

Nel resto del mondo, si impongono senz’altro tre nomi giganteschi, capaci di sfornare dischi all’altezza della fama: Bruce Springsteen in Western Star torna ad agitare i prediletti fantasmi dei perdenti, i disperati, i corrosi, ma lo fa in una sorprendente veste bacarachiana, e il risultato è spettacolare; quanto a Nick Cave, il suo Ghosteen è senz’altro difficile, lungo, ostico se si vuole, ma importa, e vale, per quello che rappresenta, per l’elegia della sofferenza in punta di sibili, di rimandi, di echi; ed è imprescindibile seppure pesante. Il terzo nome ingombrante che non si può evitare è quello di Iggy Pop, che torna sui passi di un ritiro annunciato per uno dei suoi dischi che rimarranno, lo sperimentale, morboso, jazzistico, autoriale Free, dove Iggy si mette in scia del perduto amico David Bowie e riesce a tenere il confronto.

Un altro album che vale la pena di scoprire o riscoprire è quello di Cass McCombs, cantautore americano 42enne che con Tip of the Sphere tira fuori un lavoro prolisso ma sempre ispirato

Viceversa, un nome che solo qualche nostalgico ricorderà è quello dei Th’ Losin Streaks che dopo 14 anni dall’ultimo disco, e nove dallo scioglimento, si ricoagulano per l’autoironico, almeno nel titolo, This band will self destruct in t-minus. Ma lo scherzo finisce qui. Perché il disco è un furibondo concentrato di garage, avant-punk e rock and roll come non si usa più (a tratti le sonorità sembrano ricordare perfino i Cheater Slicks); da Sacramento con ardore, spettinando Kinks, Troggs e i pensieri di chi ascolterà questo mirabile fiotto di lucida incoscienza. Altra perla misconosciuta, ma da recuperare, quella dei New Model Army, redivivi pure loro, e in che modo!

Con questa esplosione di rock come sempre antagonista, From Here, dalla doppia durata (un’ora, suppergiù) ma mai meno che intenso, urticante, allarmante. Il rock come agitazione, come inquietudine che inquieta, e che, dagli anni Ottanta, non ha perso un solo battito del suo cuore convulso. Cambiando bruscamente genere, un altro album che vale la pena di scoprire o riscoprire è quello di Cass McCombs, cantautore americano 42enne che con Tip of the Sphere tira fuori un lavoro prolisso ma sempre ispirato, con episodi che si dilatano, cullandosi in melodie essenziali e avvolgenti dalle più o meno lunghe digressioni psichedeliche, qualcosa che a tratti richiama l’approccio di un Jonathan Wilson – il quale tornerà a dare notizie di sè con un nuovo album entro la prossima primavera.

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X Factor 2019, le pagelle della finale

La puntata migliore. Perché è stata l'ultima. E così è finito questo talent che ha perso appeal e spettatori. O si fa un lifting o si chiude. Inadeguati i giudici, bene solo Davide e Sofia. Ma la vincitrice dovrà crescere.

Ma quella lì sarebbe la piccola Luna? Dio mio come si è trasformata in appena un anno, sembra una influencer, sembra già rifatta a 17. Questo sarebbe il magico mondo dello spettacolo oggi? Qualcosa che ti cancella l’anima più che rubartela? Persa ogni freschezza, nell’AnteFactor invita il pubblico a fare «un grande casino» per la finale che sta per partire. E la finale è la puntata migliore. Perché bene o male sforna un vincitore (cui verrà rimossa l’anima), ed è la vincitrice annunciata, almeno da noi, se un vanto è concesso, ed è, in fondo, la più meritevole. E così, in extremis, capisci che X Factor no, non è Canzonissima, non è La Corrida. È Miss Italia, che dopo 12 mesi non la riconosci più, la ragazzina di tremule ambizioni non esiste più e c’è una donna, donna, donna dimmi: cosa vuol dir, sei una popstar ormai? C’è da tremare pensando a cosa diventerà la tenera, ingenua Sofia, che già ci cambia sotto gli occhi.

L’IMMARCESCIBILE CATTELAN CI SARÀ SEMPRE

E l’ultimo taglio è più più profondo: tutto si dissolve nel presente già passato ed è già tempo di spingere sull’acceleratore del successo. Mentre tutto si sbaracca a Milano, il Forum di Assago si svuota e il pubblico lento sfila via, i giudici spariscono sulle loro auto nere e difficilmente verranno confermati in una 14esima edizione già annunciata dall’immarcescibile Alessandro Cattelan che ci sarà sempre, stagionerà qui a Xf, ormai è parte del processo, ha legato il suo nome a questo talent, chissà se a gioco lungo gli converrà. Ma forse ha ragione lui, forse la sua dimensione è questa.

TALENTI CHE NON SARANNO MAI TALI

Si smorzano i clamori di X Factor, che quest’anno ha rotolato respirando male come non mai, ha perso appeal e spettatori, formula vecchia: fare un lifting o chiudere proprio? Formula risaputa e cervellotica, estenuante, puntate che non finivano mai, inzuppate nella noia, eliminazioni con ballottaggi difficili da capire, da seguire, e su tutto quell’aria di posticcio, di talenti che non saranno mai tali, che balleranno, forse, un anno solamente.

QUANTE CRISALIDI MAI SBOCCIATE IN FARFALLE

Magari non tutti, magari Sofia o Davide ce la faranno, ma la strada di X Factor è costellata di crisalidi mai sbocciate in farfalle. Che rimane di questi tre mesi? Poco, una gran fatica, un profondo senso di stanchezza, la sensazione di una impotenza insormontabile. L’ultima puntata è stata la migliore. Perché è stata l’ultima, perché è finita.

ALESSANDRO CATTELAN 6

Ammazza, ma suona pure il piano. Molto andante. Era meglio il vecchio Pippo. Anche in questo. Arrivederci all’anno prossimo, tu sei l’unico che non ha bisogno di bootcamp, sei l’inesorabilità del talent.

MARA MAIONCHI 4

Quest’anno li ha persi tutti, i suoi, e fa numero, fa tappezzeria. Che mestizia. Sarò cattivo, sarò pazzo, ma a me ha ricordato Peo Pericoli, il personaggio di Teocoli. Triste, solitaria y final.

MALIKA AYANE 4

Da questa esperienza esce conclamata nell’antipatia, nell’affettazione sciocca, una della quale ci si chiede: sì, ma questa che ha mai fatto, dopotutto, in carriera? E la risposta, amici, soffia nel vento.

SFERA EBBASTA 4

Alzi la mano chi l’ha trovato preparato, o carismatico, o adeguato. Va bene, ha vinto anche lui con Sofia, ma in realtà Sofia ha vinto da sola. Una faccia da schiaffi, ma lo sapevano, e tutto il resto… non c’è. Svegliatevi ragazzi, vi stanno prendendo per il coso.

SAMUEL 4

Il nostro “Umarell” torinese, con ragionieristico piglio, ne porta due in finalissima, scandalosamente, ma è la legge del menga: chi più vende (si spera), il pubblico se lo tenga. Come giudice, come personaggio, latitante. Lo truccano, lo pitturano, ma finisce per somigliare curiosamente a Gilberto Govi. Morale: una band finita, i Subsonica, genera una band che mai comincerà, i Booda. Corsi e ricorsi sonici…

BOODA 4

(Heart Beat, Nneka; 212, Azealia Banks; Hey Mama, David Guetta ft Nicky Minaj). La scandalosa finalissima di questa cosa strampalata fin dal nome induce domande esistenziali: che sono questi? Che vogliono? Che fanno? Una band no, giovani no, il pestone ai tamburi ha 40 anni, la cantante pare Cristina d’Avena che canta la canzone dell’Orangutang, quella degli scout. Sembrano più tre tipi che un giorno si dicono: dài, proviamoci; e se poi ci va dritta? Per chi scrive restano una Boodanada, ma forse proprio per questo restano l’ideale di Xf.

SIERRA 4

(Le acciughe fanno il pallone, Fabrizio de Andrè; 7 Rings, Ariana Feande; Dark House, Katy Perry). Terzi, arrivano. Terzi. Su decine e decine di aspiranti. Questi di strada ne faranno, perché il piccolo provinciale music business all’amatriciana ha un bisogno disperato di sempre nuovi coatti da lanciare: una rapperia tappetara, che prima o poi finirà, ma non domani. Auguri.

DAVIDE ROSSI 7

(How Long Has This Time Going On, George Gershwin). Vergogna su di voi, chiunque voi siate: il più talentuoso in assoluto, lo segano in finale; e umilia anche il bolso Robbie Williams. L’ex bambino grasso della Clerici resta l’incognita più grande, un talento che non sapranno assolutamente come gestire. Sarebbe da dirgli: fallo da solo, fatti da solo, ma come si fa? Non sono più i tempi, oggi a 20 anni Satisfaction non la scrive più nessuno e anche col talento di un Davide non esci; non c’è nessuno che te lo riconosce. Auguri, con una stretta al cuore, perché meriti il meglio.

SOFIA TORNAMBENE 7

(Fix You, Coldplay; Papaoutai, Stromae; C’est la Vie, Achille Lauro). Adesso che ha vinto, possiamo pure farle un po’ di pulci. Brava, sì, in tutto: ma dovrà perdere quel non so che di caramelloso, dolciastro, trasognato di provincia. Insomma dovrà crescere, in fretta. Il punto è come: non lo sappiamo, c’è da rabbrividire, creta in ciniche mani, sorde mani che non rispettano la musica, che corrono dietro al soldo facile… La aspettiamo tra un anno, senza illusioni.

ROBBIE WILLIAMS 4

(The Christmas Present: Time for change/Let it snow). Ammazza quant’è scoppiato, pare il fratello anziano di Eros Ramazzotti. In apertura riesce a cantare peggio di tutti, perfino di Cattelan. Uno dei tanti bluff di questi tempi buffi.

ULTIMO 5-

(Tutto questo sei tu). Un po’ Tiziano, un po’ Antonello, un po’ di questo, un po’ di quello. Dicono che è un genietto, un fuoriclasse; lo dicono, e intanto il nuovo singolo, Tutto questo sei tu, clona Gente di mare di Tozzi/Raf (1988). E se invece fosse la costruzione di un atomo?

LOUS AND THE YAKUZA 5

(Gore: Dilemme) Si leggono meraviglie di costei, principalmente per «la sua storia difficile», ci crediamo per carità, solo che questa lagna super patinata e facile facile non va oltre la milionesima variazione, poco variata, sul solito tema world…

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Chi è Sofia Tornambene, la vincitrice di X Factor 2019

La cantante, della squadra under di Sfera Ebbasta ha avuto la meglio sui tre finalisti Davide Rossi, La Sierra e i Booda.

La tredicesima edizione di X Factor ha il suo vincitore. Dopo un’accesa sfida, dove non sono mancati come da tradizione i colpi di scena, a spuntarla è stata Sofia Tornambene. Fuori dai giochi quindi Davide Rossi, La Sierra e i Booda che completavano il quartetto arrivato alla finale del talent show musicale in onda su Sky Uno.

CHI È SOFIA TORNAMBENE

Sofia Tornambene, categoria under affidata a Sfera Ebbasta, era la più giovane dell’edizione 2019 di X Factor. La cantante, 16 anni, ha conquistato giudici e pubblico con la sua semplicità e l’inedito A domani per sempre scritto quando aveva appena 14 anni. La giovane viene da Civitanova Marche dove frequenta la terza all’Istituto Tecnico Grafico-Pubblicitario. Sofia però è una predestinata con la musica nel sangue. Il padre della ragazza, Giovanni, è un musicista e ha avvicinato la figlia a questo mondo già all’età di otto anni. Tanto che la 16enne è capace a suonare la chitarra, la batteria e il pianoforte. I suoi artisti preferiti sono mostri sacri della musica come i Bee Gees, i Queen e Michael Jackson. Ma Sofia non è nemmeno un volto del tutto nuovo al piccolo schermo. Proprio nel 2019 ha partecipato a Sanremo Young.

GLI ELIMINATI DELLA FINALE DI X FACTOR

Il quarto classificato della finale di X Factor è stato Davide Rossi. Il cantante era nella squadra di Malika Ayane, che è rimasta così senza concorrenti come Mara Maionchi, ed è stato anche il primo ad abbandonare la competizione. Terzi classificati i La Sierra di Samuel che aveva a disposizione per la finalissima a due contro Sofia anche i Booda. Proprio questi ultimi si sono posizionati sul secondo gradino del podio lasciando il primo posto a Sofia Tornambene.

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Le canzoni più famose di Ultimo

Da Pianeti a Rondini al guinzaglio, passando per Il ballo delle incertezze e I tuoi particolari. Ecco i brani più conosciuti del cantante romano.

Nato a Roma il 27 gennaio 1996, Ultimo (al secolo Niccolò Morconi) è tra gli ospiti più attesi della finale di X Factor 2019. Il cantante, già vincitore a Sanremo 2018 nella categoria Nuove Proposte con il brano Il ballo delle incertezze, è pronto a salire sul palco del talent show di Sky Uno dove si esibirà con un medley delle sue canzoni più celebri. Ma quali hanno fatto più successo? Eccone 10.

PIANETI

Quando parliamo di Pianeti bisogna ricordarci che si tratta dell title track del debut album di Ultimo. Il singolo è stato pubblicato a ottobre 2017 per poi tornare fortemente in auge nel 2019 dopo la partecipazione del cantante al Festival di Sanremo.

OVUNQUE TU SIA

Il secondo singolo, sempre estratto dall’album d’esordio Pianeti, è Ovunque tu sia. Il brano ha anche vinto il disco d’oro.

SOGNI APPESI

E se Ovunque tu sia ha vinto il disco d’oro, con Sogni appesi ultimo ha guadagnato nel 2019 il disco di platino grazie agli altissimi ascolti in streaming su piattaforme certificate e agli altrettanti download digitali.

IL BALLO DELLE INCERTEZZE

Senza ombra di dubbio Il ballo delle incertezze è il brano più conosciuto di Ultimo. Questa è la canzone che ha dato la svolta alla carriera del cantante. Presentato nella categoria Nuove Proposte di Sanremo 2018, arrivando al primo posto nella categoria, questo singolo è il primo estratto del secondo album in studio Peter Pan.

POESIA SENZA VELI

Arriva sempre dall’album Peter Pan anche Poesia senza veli. In questo brano Ultimo parla di innocenza e amicizia. E di quello sguardo trasognato ma puro che si aveva da bambini. Poesia senza veli è una delle canzoni di Ultimo più ascoltate su Spotify con oltre 36 milioni di streaming.

CASCARE NEI TUOI OCCHI

E se Poesia senza veli ha collezionato 36 milioni di streaming, di gran lunga superiori sono quelli di Cascare nei tuoi occhi. A oggi su Spotify sono 42 milioni gli ascolti di un brano molto romantico e che parla dell’infatuazione per una ragazza e del desiderio di entrare a far parte del suo mondo da parte di un ragazzo. Il singolo ha vinto il doppio disco di platino.

LA STELLA PIÙ FRAGILE DELL’UNIVERSO

Disco di platino anche per La stella più fragile dell’universo. Curiosamente il brano, che è contenuto nel brano Peter Pan, non è stato lanciato come singolo. Questo non ha impedito di essere diventato uno dei pezzi preferiti dei fan di Ultimo.

TI DEDICO IL SILENZIO

Era il 14 dicembre 2018 quando il cantante romano pubblicava il suo ultimo singolo estratto da Peter Pan. Si trattava di Ti dedico il mio silenzio, vincitore anche lui di un disco di platino. Piccola curiosità: il videoclip del brano è stato realizzato durante un concerto di Ultimo.

I TUOI PARTICOLARI

I tuoi particolari è stato il tormentone del 2019. Lanciato a febbraio come singolo del terzo album in studio di Ultimo – Colpa delle favole – il brano era stato presentato in anteprima in occasione del Festival di Sanremo 2019 arrivando al secondo posto nella categoria big subito dietro a Soldi di Mahmood. In pochi mesi questo singolo si è guadagnato il doppio disco di platino.

RONDINI AL GUINZAGLIO

Si arriva infine a Rondini al guinzaglio, ovvero il terzo singolo estratto da Colpa delle favole. La canzone, come ha spiegato lo stesso Ultimo, è un inno alla libertà individuale. In appena un mese, era stato lanciato ad aprile 2019, il singolo è stato certificato disco d’oro.

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Le canzoni più belle di Robbie Williams

Da Angels sino a Bodies. Ecco i 10 brani più famosi di sempre del cantante britannico tra gli ospiti illustri a X Factor.

Tempo di finale in casa X Factor 2019. Il talent in onda su Sky Uno dalle 21.15 è infatti arrivato alla sua fase conclusiva. E come ogni anno, anche per la 13esima edizione sono tanti gli ospiti attesti sul palco per esibirsi con i concorrenti. Su tutti Robbie Williams che a pochi giorni dall’uscita di The Christmas Present, il suo primo album di Natale, arriva in Italia per la gioia di tutti i fan. Che sicuramente non possono non conoscere alcune delle sue canzoni più belle.

ANGELS

Life thru a Lens è il primo album da solista di Robbie Williams. Formato da 11 tracce per una durata di oltre 54 minuti di musica, contiene anche il brano Angels. La canzone è stata scritta, oltre che dal cantante britannico, con la collaborazione di Guy Chambers. Il singolo Angels ha venduto 1.210.000 copie diventando il 48esimo brano di maggior successo del Regno Unito.

MILLENNIUM

Uno dei brani più famosi di Robbie Williams è senza dubbio Millennium. Datata 1999, questa canzone è presente nel celebre album, nonché suo secondo dopo l’addio ai Take That, The Ego Has Landed. La canzone prende in prestito l’arrangiamento del brano You Only Live Twice di Nancy Sinatra.

SUPREME

Uscita nel 2000, Supreme è all’interno dell’album Sing when you’re winning. La canzone utilizza la base musicale di I Will Survive del popolare brano di Gloria Gaynor. Al contrario la parte strumentale del brano è tratta dalla colonna sonora del film Ultimo domicilio conosciuto e scritta dal compositore francese François de Roubaix.

ROCK DJ

Sempre da Sing when you’re winning arriva il brano Rock Dj. Si tratta di una canzone quasi interamente basata su un campionamento del brano del 1977 It’s Ecstasy When You Lay Down Next To Me di Barry White. Il video, diretto da Vaughan Arnell, vede Williams ballare su un cubo e per attirare una bella dj arriva persino a strapparsi la pelle di dosso.

ETERNITY

Si passa al 2001 con Eternity, brano presente nell’album Somethin’ Stupid. Al brano, presente anche in una raccolta dei migliori successi del cantante britannico, ha partecipato il chitarrista Brian May dei Queen. Con lui Williams ha collaborato per realizzare la cover di We Are the Champions.

FEEL

Nel 2002 esce Escapology, album che contiene una delle canzoni più famose di sempre di Robbie Williams: Feel. Il videoclip è stato diretto da Vaughan Arnell e mostra il cantante nei panni di un cowboy. Nel filmato c’è anche l’attrice Daryl Hannah.

RADIO

Nel 2004 esce Radio. Si tratta di un singolo che è stato utilizzato per lanciare il Greatest Hits di Robbie Williams uscito nello stesso anno. Si tratta di uno delle sue canzoni più famose.

TRIPPING

Anno 2005, con l’album Intensive Care esce anche il brano Tripping. In diverse interviste Robbie Williams ha parlato di questa canzone definendola «una specie di mini opera gangster» piuttosto che «una sorta di cabaret-reggae». Nonostante Tripping sia stata molto apprezzata nel Regno Unito, non ha avuto lo stesso successo in altri paesi, su tutti gli Usa.

RUDEBOX

Con un balzo in avanti di un anno si arriva al 2006 e a Rudebox, brano che dà il nome anche all’omonimo album. Questa canzone era stata bocciata dalla critica britannica che l’aveva classificata come un flop. A oltre 10 anni di distanza da quella data Rudebox è considerata una delle hit di maggior successo del cantante.

BODIES

Il 12 ottobre 2009 esce Bodies. Il brano fa parte dell’album Reality Killed the Video Star. Nel Regno Unito ha venduto più di 200 mila copie, mentre in Italia più di 30 mila. Bodies è stata scritta da Robbie Williams, Brandon Christy e Craig Russo. La canzone è stata usata anche da Vodafone per una sua campagna pubblicitaria.

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Le cose da sapere sulla finale di X Factor 2019

Dai concorrenti rimasti in gara a quelli esclusi, passando per gli ospiti e i contenuti extra. Ecco tutte le curiosità sull'ultima puntata del talent di Sky.

È giunto il momento. Giovedì 12 dicembre, in prima serata su Sky Uno, gli appassionati di X Factor 2019 conosceranno il vincitore del talent musicale. Tutto pronto quindi al Mediolanum Forum di Assago per la sfida finale dei quattro concorrenti rimasti.

A CHE ORA INIZIA LA FINALE DI X FACTOR 2019

Televisori sintonizzati quindi su Sky Uno già dalle ore 20.25. Prima della finale, infatti, è prevista una speciale edizione dell’Ante Factor condotta da Pilar Fogliati Achille Lauro. Una puntata in stile amarcord dove è possibile rivedere i protagonisti dell’Extra Factor e le loro performance tra l’esilarante e il grottesco. Il pre-show ha in scaletta anche diversi ospiti di punta. Tra i più attesi i tre giudici di MasterChef Italia Antonino Cannavacciuolo, Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli. Ma anche il giudice di Italia’s Got Talent Frank Matano e la conduttrice Lodovica Comello. Ma c’è spazio anche per I delitti del Barlume con Lucia Mascino, Enrica Guidi e Michele Di Mauro. Alle 21.15 è invece prevista la finale vera e propria con Alessandro Cattelan nel ruolo di conduttore e traghettatore della lunga serata Sky.

CHI SONO I FINALISTI DI X FACTOR

Dicevamo dei finalisti. Quattro in tutto, due dei quali sono stati portati avanti da Samuel. Il frontman dei Subsonica è riuscito ad avere la meglio sugli altri giudici vincendo la sua personalissima scommessa con i La Sierra e i Booda. Al contrario Malika Ayane punta tutto su Davide Rossi, mentre Sfera Ebbasta è ancora in gara grazie a Sofia Tornambene. Fuori dai giochi invece Mara Maionchi che quest’anno non è riuscita a portare in finale nessuno dei suoi artisti. Potrebbe quindi essere lei l’ago della bilancia per la finalissima al Forum di Assago.

CHI SONO GLI OSPITI DELLA FINALE

La 13esima edizione di X Factor ha in serbo anche ospiti eccezionali. Su tutti Robbie Williams chiamato a calcare il palco insieme ai concorrenti cantando Time for change e Let it snow. Oltre alla star britannica anche Ultimo, l’atteso ospite italiano della finalissima. Per lui è previsto un medley delle sue canzoni più belle. The last but not the least, direbbero gli inglesi, è la stella nascente Lous and the Yakuza. La giovanissima artista belga autrice del singolo Dilemme è l’ultima degli artisti famosi chiamati a esibirsi sul palco del talent di Sky Uno.

GLI ESCLUSI ILLUSTRI

Tra i papabili vincitori dell’edizione 2019 di X Factor c’era Eugenio Campagna. Era lui l’ultimo over della squadra di Mara Maionchi che si è ritrovata così senza concorrenti in finale. Anche Lorenzo Rinaldi era stato indicato dai giudici come uno dei possibili finalisti. Il cammino del concorrente finito nella squadra under di Malika Ayane si è però interrotto un paio di puntate prima. Un altro lutto per i fan sono state le eliminazioni di Giordana e Mariam tra le più apprezzate della 13esima edizione del talent.

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X Factor 2019, le pagelle del sesto Live

Davide, uno dei concorrenti più dotati, al ballottaggio. Sofia è azzoppata da Sfera Ebbasta. Scandalosa la promozione di Eugenio. Il talent perde credibilità di puntata in puntata. I voti.

Un fatto apparentemente logico: Giordana l’Arpa che uccide e Nicola il parà-gnosta fuori.

Da non credere: entrambi si giocano uno sballottaggio (lo chiamiamo così perché quest’anno gli spareggi li hanno resti quanto mai cervellotici) con Davide, il più prossimo a un talento.

Ci crediamo, che dipende tutto e solo dal pubblico? Se uno come Eugenio fa una esibizione da circo o da galera, e lo tengono su perché «una serata storta può capitare a tutti», ed è una frase ribalda, vergognosa questa di Cattelan, che credibilità resta?

INDEDITI DELUDENTI

Comunque limitiamoci a constatare il risultato, e anche a rimarcare che gli inediti, architrave commerciale di XF, sono poca cosa, per andare di eufemismo, anche se sono quelli che ufficialmente, sulla base delle preferenze del pubblico, determinano una scala di probabilità: tu resti, tu te ne vai. E se la piccola Sofia ha dalla sua l’attenuante dell’età, fino a un certo punto, gli altri non trovano alibi: davvero i tanto strombazzati «autori internazionali» non avevano di meglio che questi scarti evidenti da offrire? Davvero è questo il gusto, il linguaggio musicale di XF? E cosa dovrebbe mai sortire da tanta piattezza?

LEGGI ANCHE: Le pagelle del quinto Live di X Factor

Se così è, la sentenza è senza appello: quivi si pensa solo all’immediato, quivi si cerca solo chi è venduto, subito, adesso, senza complicazioni, senza implicazioni. Ma nessuno può credere che talenti in boccio come Sofia, come Davide, possano venire allevati, gestiti da una Ayane, da uno Sfera Ebbasta; e già solo l’apparenza offende. Va pur detto, va lasciato nero su bianco, non credete?

GIUDICI SOTTO LA MEDIA

ALESSANDRO CATTELAN: 5. Stavolta manco la sufficienza gli do: più spento, più svogliato, più distratto e vacuo del solito. 

MARA MAIONCHI: 4. Spiace, ma ormai è vecchia. Vecchia. I suoi concorrenti, dà l’idea di abbandonarli a loro stessi, ci pensi qualcun altro, se uno ha le spalle coperte, come l’insopportabile Eugenio, continua, se no precipita (il parà-pendio Nicola). E forse è proprio così. Non sa i titoli, si perde, si incasina e allora dice: cazzo!, e tutti ridono. Anche basta, per rispetto suo e nostro.

La giuria di XF13 (dal profilo Fb di X Factor).

MALIKA AYANE: 4. Kraftwerk, banana, albero di Natale, lampadario: il look è più umano e più seducente. Ma giusto per questo, per i look, resterà all’archivio di XF. E per come non ha saputo gestire i suoi concorrenti, Davide su tutti, dall’alto della sua incompetenza condita di fumosi birignao pretenziosi.

SFERA EBBASTA: 3. Niente. Nuttata persa e figlia fimmena, come direbbe Montalbano. Quando non capisce una scelta, un brano antico, cioè il 99% delle volte, lui dice: ma dove vai, io non so dove vai. È un ragazzino che non ha storia, non ha cultura musicale, vive in un presente fatto di soldi svelti e di non-musica, di inganni sonori. Niente. Il niente.  

SAMUEL: 5. «C’è gente che studia una vita!», scandisce l’Umarell, riferito ai musicisti. Roba da maestro Perboni. Dà consigli, instrada, orienta: certo, il carisma è rasoterra, e chissà l’imbarazzo, in bagno, la mattina, quando si fa la barba, parlar bene di cose come i Booda o “la” Sierra. Ma forse la barba non se la fa, e così risolve. 

CHE SCANDALO LA PROMOZIONE DI EUGENIO

NICOLA CAVALLARO (The sound of silence – Simon & Garfunkel): 4. La celeberrima canzone del silenzio come la farebbe Tom Waits. Ah, no, aspetta, come la farebbe Springsteen. Ah, no, aspetta, come la farebbe un camionista sull’A14. Tanti auguri, Cavallaro, ma forse non è neanche questa la tua strada. 

Sofia durante il sesto live di XF (dal profilo Fb di X Factor).

SOFIA TORNAMBENE (I love you – Woodkid): 6+. Canzone sbagliata, arrangiamento sbagliato, look sbagliato. Hanno già cominciato a violentarla. Ecco cosa è un talent: strangolare in culla il talento. Ma non è colpa sua, lei è giusta, è sempre giusta. Troppo brava, le dicono i “giudici”: sì, troppo per voi che la strangolate così, e solo una Malika può dirle: «Brava stai crescendo».

La Sierra hanno presentato un brano di Morricone (dal profilo Fb di X Factor).

SIERRA (The exstasy of gold – Ennio Morricone): 4. Colpo bassissimo, una cinesinfonia di Morricone. Sfigurata ovviamente dal testo, per giunta in autotune da bimbiminkia. Ma dai, su, ma che davero davero vogliamo pigliarci per i fondelli? Sarebbero questi i campioncini, «sia me che te siamo dinamite, io volevo avere solo tue notizie»? Penoso (risultano “i più scelti” dai regazzini social: detto tutto).

DAVIDE ROSSI (Treat you better – Shawn Mendes): 6+. Ma perché debbono trasformarlo per forza in un Mika? Vale quando detto per Sofia: siamo all’assurdo, al parossismo. Ma lascialo libero. E questi ragazzi scontano l’incompetenza di chi dovrebbe farli nascere. Ma cosa è mai diventata, ma che razza di pazzia è mai diventata la discografia italiana?

I Booda cantano Hold up di Beyoncé (dal profilo Fb di X Factor).

BOODA (Hold up – Beyoncé): 5-. Più erotici, più erotici, li incita nonna Maionchi. I Booda han rotto: ma basta! Ma cosa sarebbero questi tre? Cosa avrebbero? Sì, va bene, è bello sognare da ragazzi, ma insomma non è che poi i sogni li debba per forza scontare un pubblico. 

EUGENIO CAMPAGNA (Cosa mi manchi a fare – Calcutta): 2. Rubo le parole a Mara: «Nel nostro tour cantautorale ci mancava Calcutta». Ecco, ci mancava proprio. Calcutta di Campagna: una matrioska di spocchiette. Il ragazzo se la tira molto, già dalla faccetta, ma stecca da plotone d’esecuzione, altro che promessa: sì, di sventura. «Perché una serata storta può capitare»: ma se vince lui, non è uno scandalo: è una porcata.

ANASTASIO DA 9

DARDUST: 3. Ricordati di Yanni. O, per i più stagionati, come chi scrive, anche del Guardiano del Faro. Che però, quanto a sigle, gli dava la polvere a questo qui.

FRANCESCA MICHIELIN: 2. Alzi la mano chi sa dire in cosa spicchi questa lagnosetta senza senso; l’hanno spinta in tutti i modi, ci hanno buttato valanghe di soldi, non ha combinato niente: e il pubblico se n’è accordo, anzi non se n’è accorto, non se la fila proprio. 

ANASTASIO: 9. In quest’anno è stato dappertutto, si è inflazionato, adesso è pronto l’atteso primo disco, intanto propone una scelta spiazzata, Er Fattaccio der vicolo del Moro di Americo Giuliani, cavallo di battaglia di Gigi Proietti: renditi conto, questo tira fuori un testo del 1911. Lo riscrive (splendida anche la risoluzione sonora). E ti distrugge. Sei uscito da un talent tuo malgrado: per l’amor di Dio non normalizzarti, non lasciarti guidare, sbaglia sempre di testa tua, che c’è bisogno del nuovo antico che sei. 


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X Factor 2019, le pagelle del quinto Live

Più che a testare il talento dei concorrenti, la puntata degli inediti serve a capire la loro vendibilità. Al ballottaggio torna Giordana. Davide, nonostante la trappola di un brano non memorabile, è sempre il migliore con Sofia. I voti.

Finalmente ci siamo, finalmente il gioco di X Factor entra nella sua carne viva: eccoci agli inediti, importanti non perché decisivi a stabilire la consistenza artistica degli autori e/o interpreti, ma semplicemente perché sono quelli che finiscono nelle raccolte che poi finiscono sulle piattaforme digitali che poi finiscono nei clic di chi li scarica che poi finiscono nelle tasche di chi sta all’estremo della catena alimentare.

Il business sta qui. I produttori di grido, i compositori, i demurghi del futuro prossimo delle orecchie dei consumatori giovani e giovanissimi: sta tutto qui. 

D’ora in avanti, il nome che conta è quello dell’inedito, cui attaccare una faccia, un nome, un possibile vincitore.

TRA I FAVORITI EUGENIO, SOFIA E I SIERRA

E, dai resoconti del giorno dopo, ma in qualche frettoloso caso pure del giorno prima, si coglie anche il senso di una segnalazione condivisa: c’è questo Eugenio, per esempio, salutato come un nuovo De Gregori, Tenco, Bindi o De André o Dalla o Gaetano, non si capisce come, o magari si capisce benissimo; c’è la piccola Sofia, che dotata la è, ma bisognerà pure capire come plasmarla, come stravolgerla; e ci sono i Sierra, che per forza di cose passano da prossima grande cosa della trap. Così, per profezia, per discreto passaparola. Sono i nomi più martellati, quelli considerati più in grado di vendere da domani. Anche alla luce delle prime reazioni dai social.

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Al più bravo in assoluto, invece, Davide Rossi, han dato un pezzullo un po’ andante, giusto per bruciarlo, nella migliore tradizione di X Factor: perché questa è anche una trappola, e soprattutto una trappola, per i più bravi, per i più meritevoli, che non necessariamente coincidono con i più spendibili. Lo stesso ballottaggio stavolta si gioca sul mercato ed è la prima volta: lo decide la suggestione di un pubblico praticamente chiamato a raccolta su Spotify, sui social, convocato per consumare. Mai vista una meritocrazia così dipendente dal successo prima ancora che sia decretato. Ma i tempi sono questi: è bello ciò che piace, subito, senza assimilazione, senza pensiero, è bello cosa colpisce, tramortisce e hai 100 ore per colpire, dopodiché sei fuori.

CHE FINE FANNO IL TALENTO E L’ORIGINALITÀ?

E si parla di artisti, e si prestano artisti-giudici che giurano di anteporre l’attimo fuggente della creazione, l’essenza, la sincerità al calcolo e alla cassetta. Diciamolo, fa un po’ schifo. Ma Sony e Fremantle puntano tutto su questo e non lo nascondono: non hanno lesinato e si attendono grandi ritorni o almeno soddisfacenti. La qualità, il talento, l’originalità? Ehi, bro, yo, fra, ma tu, che sei, venuto qua a cercare rogne? Chi credi di essere, il bell’addormentato nel talent?

IN GIURIA SAMUEL SEMPRE PIÙ SIMILE A UN UMARELL

ALESSANDRO CATTELAN: 6. Ma si possono perdere cinque minuti, un’eternità in televisione, con la gag del pronostico di Antonio Conte? E lui li perde proprio, ce la mette tutta, non sarà neanche colpa sua, ma è proprio tempo perso, senza ironia, senza sale, senza niente. 

MARA MAIONCHI: 5+. Anche lei, poranonna, dice tante di quelle banalità avvolte nella stagnola dell’esperienza! Almeno nel suo caso c’è davvero, a differenza di Malika.

MALIKA AYANE: 5-. Tutto questo sfoggio di competenza, di scienza infusa, non sarà solo birignao? Perché se è così brava a capire tutto, non si spiega che le sue proposte le abbia ammazzate tutte e le resti solo Davide, che il più bravo ma pure tanto, ma tanto malgestito.

SFERA EBBASTA: 5-. «Tutto bene, raga?». E certo, raga, ‘n sai fa gnente, come direbbe Alberto Sordi, raga, e chi te la guasta, raga? Che insostenibile leggerézza, con la e aperta come una padella, mi raccomando. 

SAMUEL: 5. Ma solo a me pare terribilmente invecchiato dalla prima puntata? Sembra il nonno di Mara. Abbozza qualche polemica sugli inediti: lo trattano come un Umarell. Perfino Mara, che pare sua nipote, e non ha alcun rispetto per l’understatement piemontese falso e cortese.

De Gregori e Venditti super ospiti del quinto Live (dalla pagina Fb di X Factor).

MAHMOOD DA PROMESSA AL RISCHIO CLICHÉ

MAHMOOD: 6. Un anno fa con quel canto da muezzin seduceva, ora comincia già a romper le palle. Certo, quantum mutatum ab illo: il ragazzo insicuro è svanito, appena un anno dopo c’è un professionista fin troppo consumato che rischia già di chiudersi nel suo cliché.

VENDITTI-DE GREGORI: S.V. Dite la verità: li avreste immaginati, 40 anni fa, bomba non bomba, arrivare a Monza? Il duo più spocchioso della spocchiosa scuola romana, per non dire italiana? Ma bisogna vendere, vendersi, evitiamo d’infierire: Antonello pare zio Tibia, Francesco, Kit Karson sulle montagne rocciose. Eppure, che storia sono loro: fuori categoria, in tutti i sensi. Malgrado voi.

GEMITAIZ-MADMAX: S.V. Anche questi, che storia sono. Diciamo il contrario di due artisti veri. Tu senti la poesia di Francesco, di Antonello, poi ascolti «col culo che pare un esagono» e ti vien voglia di suicidarti. Perché capisci che a vivere una vita ci hai rimesso. Però una cosa giusta la dicono, anzi la rappano: «Siamo un Paese di falliti». 

I Booda hanno presentato Elefante (dalla pagina Fb di X Factor).

SI SALVANO SEMPRE E SOLO SOFIA E DAVIDE

BOODA – Elefante (Alessio Sberzella, Martina Bertini, Federica Buda, Samuel Romano, Davide Napoleone, Alessandro Bavo): 5. Come un elefante non in cristalleria ma sul palco del talent. Sembra Cristina d’Avena che fa i Puffi allo zoo sotto anfetamina. Tutta una roba strampalata, ma basta far casino, bum burubumbumbum.

Giordana canta Chasing Papaer e finisce al ballottaggio (dalla pagina Fb di X Factor).

GIORDANA PETRALIA – Chasing Paper (Sia Furler, Pineapple Lasagne, Samuel Ronald Dixon): 4. Giordana l’arpa che uccide (le palle, anzitutto), non fa prigionieri neanche senza l’arpa: all’ennesima conferma, e all’ennesimo ballottaggio, che probabilmente vincerà, diciamolo: ma perché non torna all’arpa e tace? Perché canta come una sirena portuale. La tengon su, fatica non da poco, e lei minaccia di credersi davvero una vocalist. Circonvenzione d’arpista.

I Sierra presentano Enfasi (dalla pagina Fb di X Factor).

SIERRA – Enfasi (Giacomo Ciavoni, Massimo Gaetano): 4. «Cantano la strada che si rompe sotto i piedi e ti fa cadere in motorino». Così parlò Samuel, che dev’essere caduto lui, da ragazzo. Di testa. Bòn, avranno anche «il respiro contemporaneo, la penna contemporanea», ma il dramma è proprio questo: non è un gran tempo, questo contemporaneo. «Prima o poi ritornerà/E dei graffi mi libererà». Un altra rimetta in verbo al futuro da parrocchia, ce l’abbiamo? Se questa è scrittura, Calabrese, Evangelisti, Bigazzi, Endrigo cosa sono? Ma forse l’Umarell non li conosce. Sbadiglio con enfasi: due maroni come quelli di un toro, olè.

Nicola Cavallaro presenta Like I Could (dalla pagina Fb di X Factor).

NICOLA CAVALLARO – Like I Could (Tom Walker, Jon Green, Jordan Riley): 4. Francamente, si continua a non capire cosa sia (beata Malika, che invece giura d’averlo finalmente capito). Non si capisce lui, né la canzoncina che fa schifo perché i tanto pompati Sia, Walker e compagnia bella fanno pena o almeno qui ci lasciano gli scarti; né il look, né il senso, né ‘sta voce che gorgoglia come una caffettiera, né che ci faccia qua, dopo aver fatto il marine, lo studente di Medicina e chissà diavolo che altro. Pure, va avanti.

Sofia canta la sua A Domani per sempre (dalla pagina Fb di X Factor).

SOFIA TORNAMBENE – A Domani Per Sempre (S. Tornambene, Valeria Romitelli): 7. Adolescenziale, e per forza. Una Edie Brickell, l’abbiamo detto, che fosse americana, sai quanto folk: sta invece al centro d’Italia, dove solo può aver senso un verso come «La Nazionale sembra una frontiera». Ed è un bel verso, la Nazionale essendo la Statale Adriatica che divide l’abitato dal nulla. Non siamo mica gli americani: ma va bene lo stesso, il brano (scritto a 14 anni) regge, anche se l’arrangiamento è stucchevole.

Davide Rossi canta Glum (dalla pagina Fb di X Factor).

DAVIDE ROSSI – Glum (Roberto Vernetti, Michele Clivati): 7-. «È pieno di ossimori», dice Malika, che anche lei, in un certo senso, è un ossimoro, anzi un’aporia. Il 20enne (scrissi 16enne, faccio ammenda) swinga, il brano non è granché. Robetta Anni 80. Lui è bravissimo malgrado voi, maledetti tutti.

Eugenio Campagna canta Cornflakes (dalla pagina Fb di X Factor).

EUGENIO CAMPAGNA – Cornflakes (Eugenio Campagna): 4. Faccia da Tiromancino, da Zampaglione. Più fumo che arrosto, infatti. Il fratello maggiore di Ultimo, che proprio non ci mancava. Dicono tutti: ah, vince lui. Noi ce ne catafottiamo. Dici che il voto è troppo duro? Allora pensa che questo a 28 anni canta Cornflakes, «io faccio ohi tu fai ahi», che è pure preoccupante come lirica. A 28 anni i Rolling Stones facevano Wild Horses (e Hendrix era già andato).

BALLOTTAGGIO: la solita Giordana, contro il meno “votato” da qui a martedì. Si decide giovedì prossimo…

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Chi è Gemitaiz, il rapper ospite al quinto live di X Factor 2019

Classe 1988, ha esordito nel mondo musicale nel 2003, raggiungendo nel corso degli anni un discreto successo. Nel 2014 è stato arrestato con l'accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti.

All’anagrafe Davide De Luca, in arte Gemitaiz. Il rapper romano giovedì 21 novembre si esibirà sul palco dell’X Factor Dome di Monza, insieme al collega MadMan e al vincitore della 69esima edizione del Festival di Sanremo, Mahmood. Durante il quinto live del talent, gli artisti faranno compagnia ai sette concorrenti rimasti in gara, che nel corso della puntata sveleranno al pubblico i loro inediti, sancendo definitivamente il loro ingresso nel mercato musicale.

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I SUCCESSI E IL PATTEGGIAMENTO PER POSSESSO DI STUPEFACENTI

Classe 1988, Gemitaiz ha esordito nel mondo musicale nel 2003, pubblicando tra il 2006 e il 2009 i suoi primi mixtape, Affare romano, Affare romano volume 2 e Affare romano zero. Nel 2011 ha iniziato un sodalizio artistico con il rapper pugliese Madman, con il quale ha prodotto Haterproof e Detto, fatto. L’anno successivo ha abbandonato la sua casa discografica, la Honiro Label, per entrare a far parte della Tanta roba, l’etichetta fondata Gué Pequeno e Dj Harsh, incidendo con questa uno dei suoi album più famosi, L’unico compromesso. Nel 2014, il rapper è stato arrestato con l’accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti, dopo esser stato trovato in possesso, per strada, di ketamina e marijuana. Posto agli arresti domiciliari in seguito a una ulteriore perquisizione a casa sua, dove sono stati trovati un bilancino di precisone, hashish e altri stupefacenti, Gemitaiz ha patteggiato il mese successivo una condanna a un anno e 10 mesi di reclusione (pena sospesa). Nello stesso anno l’artista ha riallacciato la sua collaborazione con Madman, realizzando con lui l’album Kepler. Dal 2015 al 2018, ha pubblicato Nonostante tutto, il singolo Oro e argento e Davide. Nel 2019 ha realizzato, insieme a Madman, il suo ultimo album: Scatola nera.

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UNA GRANDE ATTENZIONE PER LA PARTE MELODICA DELLE CANZONI

Artista talentuoso e di successo, Gemitaiz si è distinto dai rapper coetanei per l’attenzione alla parte melodica delle sue canzoni, mai posta in secondo piano rispetto al parlato.

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X Factor, brillano solo Davide e Sofia

Non c'è niente da fare: sono loro due i veri talenti di questa edizione. Nonostante tutor incapaci che in alcuni casi arrivano persino a sabotarli. Le pagelle.

A X Factor c’è chi fa la maglia. Lo fa vedere Cattelan in persona e, più che di ironia, sa tanto di mettere le mani avanti. Sferruzzando sferruzzando, comunque, si consuma la matassa che porta alla finale ormai tra un mese: proprio così, aspettando Godot XF si consuma nell’attesa di qualcosa che non viene. Perché non c’è. La gioventù degli aspiranti ha bisogno di esempi, e XF questa volta apre con Gianna Nannini, in magico collegamento, vedi un po’, da Berlino: sembra proprio lì, la fanno duettare virtualmente coi concorrenti. Ma che distanza! Non continenti ma mondi diversi.

GIANNA NANNINI, UNA VERA RAGAZZA DELL’EUROPA

Gianna porta addosso, sul completo giallo, tutta la sua età, una storia cominciata quando i dischi si facevano in tutt’altro modo e così gli artisti e così il successo, che giungeva costruito con orgoglio, ostinazione, presunzione nel proprio talento.

Gianna Nannini super ospite in ologramma (da Facebook).

Nannini, di cui parliamo diffusamente altrove, presenta il nuovo singolo che introduce il nuovo album e lo fa con l’energia stropicciata e maramalda di sempre: ancora non ha smesso di crederci e “la differenza” la fa eccome, particolarmente in questa serata (7). Perché quella cosa, quel Godot che a XF non viene, o ce l’hai o è meglio andare a pescare, come dice Keith Richards. Prendessero nota i ragazzi del talent, per quel che potrà servire. Gianna è una ragazza dell’Europa di 60 anni, ma il futuro di domani, di questa sera, cosa porta? Davide e Sofia dimostrano ogni settimana di avere quel qualcosa, le carte in regola: ai tempi, li avrebbero costruiti come artisti, oggi un talent li lancia o li brucia? Li fa volare una sola stagione e poi li consegna a un repertorio infame? E la risposta, credeteci, mette i brividi.

IN GIURIA SI SALVA GIUSTO MARA

ALESSANDRO CATTELAN: 6. Lui è facile da “votare”: è un regolarista, non rischia, non sbraca, non crea, non distrugge, non è simpatico, non è antipatico, non è cattivo, non è buono. Oggi solo questo possiamo dirti, quel che non sei, quel che non vuoi. Chissà chissà chi sei, Cattelan, chissà che sarai, chissà che sarà di te. E di noi, che ti subiamo.

MARA MAIONCHI: 6-. Lei invece si fa complicata da soppesare, perché ormai è larger than talent. Intanto, vecchia volpona truccata da rezdora, si trascina i suoi Nicola, i suoi Eugenio, come le catene di Jackob Marley.

MALIKA AYANE: 4. Ecco, lei sì che è cresciuta lungo la strada di XF. Cresciuta nel birignao, nel modo di ciacolare affettato e peraltro incomprensibile: ma parlet cume te manget, no con quel cicaleccio all’insù, dai, che non hai fatto niente in carriera. Ha bruciato tutti i suoi, le rimane Davide che è obiettivamente inaffondabile, ma lei è un disastro, una carie, anche se fa la pubblicità dell’igiene orale, uau, hey.

SFERA EBBASTA: 4. Ciao raga, come state, hai spuaccuato, mi sei piaciuto, cioè che siete bravi lo sapete. Difficile, anche questo, da giudicare. Impossibile. Inutile. È molto affezionato alle sue idee, forse perché ne ha così poche, e le ripete immutabili, a tutti, tutte le volte. Tipo un fissato.

SAMUEL: 4. Il nostro Monsù Travet, col suo ragionieristico piglio, perde finalmente qualcosa, i noiosi sopravvalutati Seawards, e sarebbe forse il più complicato da valutare: quindi la finiamo qui ebbasta, anche perché, yahwn. Viene un tal botta di sonno, yahwn, che le dita cascano sulla tastiera e non riusciamo più a scr….

MABEL: 5. Figlia di Neneh Cherry, e di conseguenza nipote (adottiva) di Don: la classe non è acqua, buon sangue non mente? Certo, però la canzoncina che roba da far cascare le palle e tutto, anche perché dappertutto rimbalza. Una domanda, ma è solo stratruccata o è già sfatta e rifatta alla sua età? Perché mette un po’ terrore, eh.

DAVIDE E SOFIA: GLI INAFFONDABILI

DAVIDE ROSSI (Don’t stop me now, Queen): 8 ½. Ricordare sempre che 16 anni ha, questo. E Freddie Mercury nelle corde vocali. Dico Freddie: che gli vuoi dire? Come talento, qui è il più puro – e versatile, anche. Mara non capisce dove vada a parare, per la semplice ragione che è vecchia. E sì che dovrebbe saperlo, che andrà a parare dove un vero mentore, mica la Ayane, lo porta. Speriamo bene, perché rovinarlo sarebbe un crimine.

GIORDANA PETRALIA (Highest in the room, Travis Scott): 5. Se le danno un pezzo uscito da una settimana, c’è puzza di sinergie, insomma di manfrine pubblicitarie; se la spingono avanti, (s)ballottaggio dopo sballottaggio, è perché deve arrivare a presentare un inedito di Sia, e siamo sempre lì: girala come vuoi, ma questa piagnona di formidabile ha solo le spinte. Fossi uno degli altri, m’incazzerei di brutto, ma chi vuoi che osi ammetterlo? Ma una che al talent vive di autotune, che roba è?

I Sierra ripropongono i RHCP (da Facebook).

SIERRA (Snow -Hey on Red Hot Chili Peppers): 3. Trapper che canta ha fatto l’uovo. Per la carbonara, così rimpianta da che non stanno a Roma, Monte Sacro. Uomini duri. Anche noi dobbiamo essere duri per reggere la loro rottura di palle, tanto più patetica in quanto infantile riscrittura dei Red Hot. Piccola roba da talent. «Non serve combattere». Infatti, meglio farsi di schiuma, che con gli sponsor giusti magari ti dice bene e diventi i nuovi Fedez e J-Ax. Madò, che raccomandatoni, anche questi.

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NICOLA CAVALLARO (90min, Salmo): 5/6. Io un parà con le unghie smaltate mica l’avevo mai visto. Ma, soprattutto, non ne avevo mai visto uno struggersi tanto con la fidanza via Skype, manco fosse in Afghanistan. Invece sta a Monza. De ceteribus, se invece che alle follie di Mara si desse, che so, al grindcore, con quella grattugia che sforza in gola, forse troverebbe infine la sua strada.

Nicola Cavallaro canta 90 min di Salmo (da Facebook).

EUGENIO CAMPAGNA (Delicate, Damien Rice): 5-. Che non si può più nominare col nome d’arte forse perché è lo stesso di uno sponsor di peso del programma. «Troppo bravo» dice Mara, la quale, non dimentichiamolo mai, ha scoperto Tiziano Ferro, punto esclamativo. Se lo dice lei.

BOODA (M.I.L.F. $, Fergie): 5 ½. Sai chi mi ricordano? Sai er sor Mario Brega padre di “Ruggiero” in Un sacco forte? «Ah Ruggiè: com’è che facevi co’ ‘sta bbatteria?». E giù un bombardamento a tappeto che i trashmetallari se lo sognano. «Ah papà, e bbasta, sempre co’ ‘sta violenza, e che ppalle!».

I Booda (da Facebook).

SEAWARDS (Feel, inedito): 4. Sarà anche colpa del rag. Samuel che gli fa su un arrangiamento esangue ma questi due son proprio sciapi insipidi desalati anodini surgelati: loro e la loro canzoncina. Escono, infine, allo sballottaggio con Giordana l’arpa che uccide, effettivamente più tonica.

L’esibiziomne di Sofia Tornambene (da Facebook).

SOFIA TORNAMBENE (Papaoutai, Stromae): 7 ½. Mostrificarla come una maschera di morte da cabaret di Raimondo Vianello è roba implausibile e non ci credo manco se mi ammazzano che è farina del sacco vuoto di Sfera. Ma questa bambina d’oro salva sempre tutto, ribalta una potenziale sciagura in chiave elettropoo/world in qualcosa di fresco e intrigante. Mille volte lo abbiam detto, ha un talento naturale nell’entrare in ogni pezzo. Il voto, alto, si spiega in questo senso.


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Le pagelle del terzo Live di X Factor

Questa edizione davvero non decolla. I giudici sono totalmente inadeguati. I concorrenti non bucano. Tranne Davide che riesce a "resistere" persino alla disastrosa Malika Ayane.

«Sono successe un sacco di cose; due eliminati, ma questo è il meno». Avete capito, cari sognatori. Voi vi credete il lievito del talent, invece siete il pretesto. Siete il meno, specie se fallite. Parola del presentatore Alessandro Cattelan, al quale mettono in bocca dei lapsus rivelatori, ma lui non perde mai, è sempre lì, nessuno lo elimina. Invecchia con X Factor.

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A 40 anni, mette delle strane giacchette peterpanesche, o, come si vanta, «quattro vestiti uno sopra l’altro», per fare lo spiritoso o così pretende chi lo addobba. Del resto, stanno trasformando il giovane cespuglioso Lorenzo in uno strano boschetto glam, il non tanto rude parà Nicola in un arcobaleno vivente, la stentorea Giordana in una meringa spaziale, la genuina Sofia in qualcosa che non si capisce. E anche questo conferma la confusione di una edizione che va per conto suo, ma senza sapere dove.

UNO SHOW ABBELLITO E CHE SA DI FINZIONE

Cattelan stesso si abbevera ai social, alla reazioni del pubblico, naturalmente sorvola sui troppi commenti sbadiglianti. Evidentemente tanto altro da dire non ce l’ha, non ce l’hanno, non c’è. Sembra tutto così forzato, così costruito, mai come quest’anno, e non si capisce come uscire dall’impasse: s’inventano perfino l’eliminazione preventiva, secca, diretta, ma sa tanto di espediente incasinato. Poi ci resta sotto Marco, il rasta, il no-global, che invece era tra i pochi possibilmente personaggi, comunque il meno peggio insieme al pianista Davide Rossi, che sarà anche démodé, ma è di un altro pianeta qua. Ma è colpa di “quelli a casa”, del “popolo dei social”, che non l’han votato. Davvero? X Factor è truccato, quantomeno nel senso di abbellito.

I giudici Samuel, Mara Maionchi, Malika Ayane e Sfera Ebbasta (pagina Fb X Factor).

Anche quando gl‘illustri giudici si mettono a cantare, in apertura, sa un po’ di sagra agostana, di ospitata in discoteca, fate vobis. Che poi uno sente lo Sfera affogato nella melassa d’autotune e pensa, ma questo qui è un artista, questo qui giudica? Ma sì, è tutto per finta, come le scarpe aranciate di Cattelan, come gli scazzetti tra Sfera e Malika, che servon solo a citare i network del principale sponsor (i due ridono sotto i baffi con ribalda impudenza), come la moccioseria che, oooh, si eccita per tutto, come la gara che c’è e non c’è, arranca, e, vedi un po’, alla fine va avanti qualcuno che si porta addosso un insopportabile odore di raccomandazione

L’INADEGUATEZZA TOTALE DEI GIUDICI

ALESSANDRO CATTELAN: 6. Cambiano gli ornamenti, non il voto. Lo pronosticano a Sanremo, a Miss Italia, sulla luna, ma se fosse solo una profezia che si autoadempie?

MARA MAIONCHI: 5. Sei forte, sei bravo, hai cantato bene, sei stato bravo, sei proprio forte, non so i titoli, non so l’inglese, sono vecchia, Ah! Ah! Ah! Un vecchio disco che salta sulla puntina. Però è una volpona lei, tutor sì ma di se stessa, quante copertine, interviste, celebrazioni. Quante banalità. Intanto perde Marco, che peccato. 

MALIKA AYANE: 5-. L’antipatia innata ha finora velato una profonda verità: come coach è una incapace totale, non sa valorizzare i suoi, li appanna uno dopo l’altro. Però giudica, in Italia chi non sa giudica (vale anche per chi scrive, certo).

Ospite del terzo Live Marracash (pagina Fb di X Factor).

SFERA EBBASTA: 5-. Sembra tanto disinvolto, ma è la scioltezza ribalda di chi non ha niente da dire. Infatti, se ci fai caso, più che banalità piccoloborghesi con cannetta d’ordinanza, non spreme. Cultura musicale prossima allo zero, chissà se pure lui, come Fedez, è un Ambro Angiolini radiocomandato (Morgan dixit). Certo i suoi aspiranti sembrano procedere per conto loro, senza una guida: e per forza!

SAMUEL: 5-. Bisogna giudicare i giudici sul doppio livello. Come resa televisiva, svanisce. Come coach, alleva i superflui Booda e qualche portato dell’esperienza si vede. Ma se uno che fa ‘sto mestiere da 30 anni si «scioglie in lacrime» per lo stupro sul cadavere di Tenco dai due pesci lessi Seawards, due son le cose: o ha sbagliato mestiere, o cialtroneggia duro. 

MARRAKASH: 2. «La scrittura per me è in primo luogo una sorta di catarsi». Per te: per noi è una tortura. «La mia razza si estingue». Ma magari.

DAVIDE ROSSI, IL MIGLIORE MA NON SARÀ MAI ROCKSTAR

BOODA (All or Nothing, Elliphant): 5 ½. I Booda pestoni, partiti come outsider, recuperano e sono sempre più quotati. Chissà poi perché. Gli vanno costruendo addosso la tipica sessualità da talent, ma che altro c’è?

La performance dei Booda: All or Nothing, Elliphant (pagina Fb di X Factor).

NICOLA CAVALLARO (Happy, Pharrell Williams): 5-. Meritava di uscire subito, alle preselezioni: non canta, ringhia, ma un ringhio forzato, sforzato, e non inconfondibile. Ma lui si sente performer dentro, e qualche volta la convinzione fa miracoli.

SOFIA TORNAMBENE (C’est la vie, Achille Lauro): 6. Scelta da paragnosta, Sfera. Achille sta nel business XF, il compare assegna una sua cacatina, tutta ‘na famigghia. Poi la ragazzina, che par timidina ma non ha paura di nessuno, ci pensa lei. Va bene, solo che a lungo andare troppo zucchero causa il diabete, attenzione.

Sofia interpreta C’est la vie di Achille Lauro (Pagina Facebook X Factor).

LORENZO RINALDI (Baby I love you, Ramones): 3. Malika gli affibbia, o perché è sciocca o per ammazzarlo, una scelta fatale: al ragazzo triste manca completamente la carica debosciata per un pezzo come questo, ma a uno così gli dai i Ramones? Ma cos’hai nella testa, la sigla del dentifricio? Ma dai, tanto valeva sparagli. Difatti, vedi un po’: esce. 

EUGENIO CAMPAGNA (Cornflakes, inedito): 4. La sua canzone. La sua storia. Il suo amore. «Quando a notte ti scrivo oh e tu rispondi ehi» (ma non bastava Ultimo?). Il suo modo di essere cantautore. Di mettersi a nudo. Di raccontarsi. Che due maroni.

Eugenio presenta il suo inedito: Cornflakes (pagina Fb di X Factor).

SIERRA (Le acciughe fanno il pallone, Fabrizio de André): 3. Va detto che dei trapper hanno almeno un requisito fondamentale: l’insopportabilità. Sfregiano la salma di De André, con la complicità del musicalmente delinquenziale Samuel. Dice: trattatelo con rispetto. E loro: «Tu sei bella tanto che fai male, guarda questo è ridotto male, eyaya». De André riposa in fama di poeta, forse sopravvalutato, ma questo è davvero troppo.

Giordana canta Bellyache (Pagina Fb di X Factor).

GIORDANA PETRALIA (Bellyache, Billie eilish): 5-. Insomma non si capisce perché si deve pretendere (all’americana: fare finta di credere) che una pizza sia Ella Fitzgerald. E più questa va avanti, meno si capisce. E basta!

SEAWARDS (Vedrai Vedrai, Luigi Tenco): 3. Ecco come ammazzare un pezzo immortale. Senza sangue, senza pelle, senza intonazione: senza un c…. Gli ottoni degli amici di Samuel, Bandacadabra, aggiungono un delicato tocco di rottura di palle. Oh, che fenomeni ‘sti due. Ma se sembrano due becchini. 

I Seawards in Vedrai Vedrai di Tenco (Pagina Fb di X Factor).

DAVIDE ROSSI (Why d’you only…, Artic Monkey): 7 ½. Di bravi, ma proprio bravi, c’è rimasto solo lui. Un gioiellino che neppure la polverosa disastrosa Ayane riesce a opacizzare. Oh, 16 anni ha! Sempre più evidente l’ispirazione da Elton John, ma potrà vivere di luce propria, anche se il nostro caro Davide, rockstar non sarà mai.


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Gli insulti a Enrico Di Lauro di X Factor e la disumanità dei miseri

La sua eliminazione dalla seconda puntata dei Live è stata salutata con prese in giro e commenti vomitevoli. Una crudeltà imbecille il cui senso sfugge.

Enrico Di Lauro forse lo incontrerai. Chissà se lo riconoscerai mescolato alla polvere frenetica indifferente di Milano, ma lui era quello che per un attimo ha sfiorato la celebrità, quello salito dalla scala di un metrò per arrampicarsi fino a X Factor a bordo della sua chitarra. Troppo abituato alla polvere per fidarsi davvero. Così scontroso, così taciturno, ma non era scontroso, era solo spaventato. Spaesato. Stordito quasi incredulo.

«Adesso io non so dove andare, non so che dire, so solo che continuerò a vivere della musica». Enrico ci ha provato, s’è arrampicato fin dove ha potuto, poi l’inesperienza lo ha tradito e ha perso la sua occasione: torna nei meandri dell’indifferenza, attraversato da gente che forse non lo riconoscerà, forse non lo ascolterà. O forse sì, per un attimo solo. Peccato. Noi lo tifavamo questo ragazzo con la luce guardinga negli occhi, con addosso la polvere della metropoli, come uscito da un incanto degli Anni 70 di quelli che non si usano più.

Ma che ne sanno i troll di Twitter, che hanno salutato con ironia di vomito la sua uscita dal talent? È tutto vero e non ci si crede: «Finalmente torni sotto la metro», «Se ti vedo ti mollo 50 centesimi», «Vai ai giardinetti», «Ciao tesoro ci vediamo in piazza Duomo», «Questo quando canta rischia di morir di fame». Non tutti così, è chiaro, c’è chi è stato raggiunto dalla storia difficile di questo giovane senza bussola. Ma il liquame degli squallidi basta e avanza.

LA CRUDELTÀ INGIUSTIFICATA CONTRO ENRICO

Ora non ci è dato sapere se Enrico, che ha scelto, per motivi che lui sa, di abbandonare la sua casa, spinto da un rapporto complicato con la madre (il padre è perso, si direbbe), sia davvero già all’ultima spiaggia: ha preferito girovagare a lungo, dormire sugli autobus addormentati al capolinea o ancora in marcia, fermarsi dove capita, suonare senza un domani nella polvere. Sa difendersi, conosce le arti marziali, ma tutto è tranne che aggressivo. E non fa la vittima, prende solo la vita come viene. È un incallito della vita, che non ha ancora perso l’illusione di una speranza.

Quella di Enrico è una storia di blues metropolitano

Incarna una storia di altri tempi, la storia di sempre. Perché ci sarà sempre uno sbandato senz’altro da fare che salpare in tutte le direzioni a bordo di una chitarra da due soldi. Una storia di blues metropolitano. Sempre la solita dannata storia. Ma non è certo da dire che, per la sua vicenda personale, meritava di proseguire al talent a tutti i costi: è vero che non ha brillato, che non era la sua strada, che, tra l’altro, è stato gestito malissimo dalla sua tutor, Malika. Ma il senso di una crudeltà imbecille, quello sfugge.

CALPESTARE L’INDIFESO, IL CINISMO DEGLI SCIACALLI

Si può capire l’antipatia per il potente, l’attacco al politico, al predicatore, al giornalista spocchioso, al vanitoso sempre tra le palle: se ne sta parlando, c’è chi vuol mettere la paletta anche ai social, documenti, prego. Intanto, però, quest’odio in saldo non verrà intercettato da nessuno, perché che ne sanno di un ragazzo di strada che torna a cantare per la fretta di chi si sfiora i gomiti senza vedersi? Leggi, norme, regole, noi per tutto invochiamo una legge, 300 mila ne abbiamo, e litigano fra loro. Ma quale legge può arginare la risacca dei miseri?

L’eliminazione di Enrico, in ballottaggio con Marco.

Certo che sconcerta, però. Questa idiozia di fogna, questa pochezza ringhiosa. La bassezza gratuita di chi calpesta l’indifeso, l’ultimo, che non gli chiede niente, che non si aspetta niente, è senza logica. Non è la Rete, non sono i social: questi siamo noi. Accanirsi contro un figliolo aggrappato alla musica, che si gioca la carta del baraccone televisivo e non ci specula, non sfrutta il proprio sbando, rimane scontroso, cane randagio che non si fida, questo è disumano; nel senso che una storia così dovrebbe smuovere l’umanità che si ha dentro, invece accade il contrario. Il sadismo dei poveri, il cinismo degli sciacalletti.

LA DISUMANITÀ DI CHI GODE DELLE SVENTURE ALTRUI

Quanto sarebbe bello se il tormentato viaggio senza meta di Enrico finisse con una coda di gente che, in piazza Duomo, o dove diavolo sia, stana il ragazzo emaciato e scontroso, lo riconosce, lo ascolta e tutti vissero felici e contenti. Non succederà, ma è una storia da cavarci un film: dalla strada a un talent e ritorno, ma, questa volta, da star. Non succederà, perché la vita è un blues implacabile nelle sue false casualità. Ma, se siamo umani, non possiamo fare a meno di sognare, guardare in alto e cercarla la nostra stella nel cielo.

A chi dava fastidio Enrico, in arte Harry Dila, col suo sogno fragile di musica, la sua passione per dipingere, scattare, perdersi nella polvere degli altri

Se invece siamo disumani, scriviamo la nostra goduria per un altro che torna a mordere la polvere. Non ci cambia niente, la nostra vita fottuta rimane la stessa, ma possiamo godere della nostra schifezza verbale, morale, perché c’è chi se la passa peggio. A chi dava fastidio Enrico, in arte Harry Dila, col suo sogno fragile di musica, la sua passione per dipingere, scattare, perdersi nella polvere degli altri? «Non so che dire, ragazzi, io adesso non so proprio dove andare: è finita». A ventidue anni, una frase così. E lo insultano, gli promettono monetine. Ma andate a quel paese, detto senza affetto.

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Le pagelle del secondo Live di X Factor 2019

Puntata che non brilla, solo Mara prova ad agitare le acque. Punte di diamante della serata Davide, Sofia e Marco, che però rischia l'eliminazione. Ospiti senza mordente.

Quando il gioco si fa molle, i molli cominciano a cantare. E in verità questo X-Factor 13 che, ormai lo sappiamo, si spatascia come un budino, tremola tremola verso una finale che già comincia a scorgersi all’orizzonte; siamo alla metà doppiata del viaggio, siamo alla scrematura del budino, senza picchi, senza polemiche, senza colpi di scena, senza grandi predestinati all’arte, senza molto di cui parlare.

C’è una preponderanza dei giudicanti sui giudicati, che non va bene, c’è autoreferenzialità di mezze popstar, Mara fa la Mara, Ale fa Ale, Sfera fa il carino, Malika fa Patty Pravo, Samuel fa tappezzeria, dei talenti più presunti che esistenti poco si dice perché poco resta da dire. Uno show circolare, dove tutto scorre come il criceto nella ruota, tutto arriva atteso, nella rassicurante sensazione dell’innocuo; e chiunque mastichi spettacolo sa che non c’è spettacolo, non c’è palco senza senso del pericolo, dell’ignoto.

Mai, forse, come in questa edizione si assiste, nel piccolo, alla tragedia di una generazione: che le tenta tutte, che è disposta a tutto per non restare inchiodata alla vita che fa. L’ex parà, l’ex no global, la cassiera, la scolara – sembra una canzone di Lucio Dalla – tutti scagliati qui, all’X-Factor Dome, tutti con la speranza addosso, sordi al silenzio che poi li inghiottirà, tutti, quasi tutti, come sempre e da sempre qui a XF. Ma uno su mille ce la fa e la lotteria del talento è l’;unica cosa da osare. Dice Cattelan che piantare alberi salverà il mondo e XF lo fa con l’aiuto di una banca, sponsor principale. Una banca. Così va il mondo. «Siamo stati un po’ mosci, un po’ semplicini», dice la Mara, e pare un epitaffio.

I GIUDICI: SOLO MARA MAIONCHI PROVA AD AGITARE LE ACQUE

ALESSANDRO CATTELAN: 6-. Stasera gli do il meno, perché è vestito come il ragionier Ugo Fantozzi, però meno umano.

MARA MAIONCHI: 6. È come se si pigliasse sulle onuste spalle la responsabilità d’agitare le acque. A quasi 80 anni. Detto tutto. Qualche buona intuizione nei giudizi, che tuttavia tradiscono la sensibilità di un’età che, nel music business, non esiste più.

MALIKA AYANE: 5-. Banalità sotto sale. Si piace tanto, ma, a forza di piacersi, finisce perdispiacere. Discutibile la gestione dei suoi, la scelta dei brani e soprattutto come li confeziona: finiscono sempre per strangolare chi li canta.

I giurati di X Factor: (da sinistra) Sfera Ebbasta, Malika Ayane, Samuel e Mara Maionchi (foto Matteo Bazzi/Ansa).

SFERA: 6-. È un bellimbusto, è l’italiano Brancaleone, quello che «un giorno m’imbattei su un cargo». Non ha nessuna cultura musicale né generale, deve salvarsi in qualche modo. Ha il meglio qui, la piccola Sofia, ma è dubbio che possa insegnarle qualcosa, così come agli altri.

SAMUEL: 5. Un dubbio: se la sedia restasse vuota, cambierebbe qualcosa? Ha gruppetti senza storia, dunque fa quello che può, ma ha scelto di giocarsela soprattutto sul duo trappettaro romano; forse vuol farne dei Subsonica capitolini?

CONCORRENTI: SVETTANO DAVIDE, MARCO E SOFIA

BOODA: 5/6. Biancaneve spaziale, e va beh. Alle prese con Take U There di Diplo/Skillex, sembrano degli Skunk Anansie elettronici, ma quanto picchiano: Booda Pest. Ha ragione nonna Mara qui, sono frigidi, era più erotica Cristina d’Avena coi puffi.

GIORDANA: 5. Altro che Summertime Sadness (Lana del Rey), qui, scusate, è una tristezza senzastagioni. Le tolgono l’arpona, la piazzano al piano. Più sobria. Ma pare sempre Stentore, prima quei gorgolii insulsi poi quei ruggitoni ancora più assurdi. Al Colosseo XF si esaltano sempre ecomunque, ma francamente cos’avrebbe di speciale?

ENRICO: 4. Eh, no. I Cieli Immensi (Patty Pravo) cascano sulla testa, schiacciati dalle trovatine di Malika. E lui ci resta sotto con una versione spaesata e piatta. Spiace, era simpatico il busker milanese, ma non è cosa, proprio no (come il ballottaggio poi confermerà).

NICOLA CAVALLARO: 5-. Sì, va beh che c’è di mezzo Trent Rezor nella produzione di Old Town Road (Lil Nas X), ma a chi fa paura questo, conciato poi che manco alla battaglia di Iwo Jima? Allora tanto valeva restar parà. Non canta, gorgoglia, e non ce la beviamo.

SIERRA: 5. Cover di una cover di una cover (7 Rings di Ariana Grande su My Favourite Thing). Alla romana. Risultato: “Ahò, pare che so’ arivati i nuovi Scespire”. Diciamo che colgono lo zeitgestede XF, però non esaggeriamo, su. Certo che intuire Coltrane affogato nell’autotune mette un po’voglia di suicidio.

LORENZO: 6/7. In punta di voce, ma è importante fare senza strafare. Importante e salvifico. Nella sua interpretazione di La notte (Arisa) c’è molta più abilità di quanto non traspaia. Vocalizzi al punto giusto, buon controllo dinamico, e sempre intonato. Ottimo a uscire dalle sabbie della produzione, una variabile del tutto indipendente dalla portata della Ayane.

SOFIA: 7. Se vi fidate, ella è fragrante come le cose migliori della sua terra. Tanto ingenua (ma non così tanto, attenti), tanto acerba, ha quella capacità naturale di entrare nel brano (stasera Fix You dei Coldplay), favorita da una intonazione istintiva. Arriverà in fondo e forse la bruceranno con scelte sciagurate: in Usa o UK ne caverebbero un piccolo scintillante diamante.

MARCO: 7. Scelta azzardata, nonna Mara, ruffiana risaputa scontata suicida. E come lo interpreti un monumento? Ci sali sopra? Lui con Oh my sweet Lord di George Harrison se la cava con misura, restando se stesso, col fantasma addosso. Poi lo incolpano di “non aver dato qualcosa in più”, ma è un rilievo senza senso. Ma che altro devi rischiare, con un monumento così? Bravo, invece, checché ne dica chi non sa giudicarlo.

Sofia durante l’esibizione.

SEAWARDS: 5/6. (Clocks Go Forwards, James Bay). Non è che siano pessimi: è che non sono granché. Questi tutte le settimane si sciolgono e si ricoagulano, e che sono, dei gelati? Oddio, freddini, un po’, sì. Li pronosticano per vincitori, ma pensateli idealmente fuori di qui? Quanto rimane, quanto vi dicono?

DAVIDE: 7+. Toh, che bell’idea, In alto mare della Bertè. Ah, ma è incasinata coi Daft Punk. Ma che idea del… Vogliono ringiovanirlo, a 16 anni, ma chi se ne frega, lui la fa a modo suo e anche con una certa sana malizia vocale, tanto per dire che questo è uno che sa quel che fa.

EUGENIO: 5. “Ah, come emozioni, ho le lacrime o i brividi”. Maddeche. Il guaio è che è convinto di essere già un artista. Un grande artista. Tipico atteggiamento che rompe le palle. E dire che il pezzo, Scomparire, di Giovanni Truppi, di nicchia che più di nicchia è impossibile, offre parecchie possibilità. Ma è il Nigiotti di quest’anno: più mestierante che artista, però raccomandato de nonna (Mara).

BALLOTTAGGIO: SI SALVA IL MIGLIORE

Caro Enrico, Yesterday con accenti da santa messa non si può fare, non si può sentire; Neanche Marco splende alle prese coi Red Hot Chili Peppers, ma ha più sfumature e dunque si salva, come merita.

OSPITI: MANESKIN E CAPALDI NON BRILLANO

MANESKIN: 4. Allora, questo strappamutande che se la tira sarebbe il nuovo Bowie, il nuovo glam, la nuova grande cosa rock italiana? “Marlana ti sento lontana”?. Ma se pare “Filomegna fa la puttegna” di Lino Banfi. I Maneskin fan diventare maneschi: sai le pappine.

LEWIS CAPALDI: 5+. “Fa morire dal ridere” lo gaffeggia clamorosamente il Cattelan Fantozzi. Io avevo un amico di campagna, con quel faccione rubicondo lì; cantava anche bene, era sempr eallegro.

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X Factor 2019, l’eliminata Mariam Rouass: «Mio padre? Mi sono fatta rispettare»

La prima esclusa dai live aveva raccontato dei suoi problemi con il genitore, che non supportava la sua scelta di diventare una cantante. Ora però sembra avergli fatto cambiare idea.

È Mariam Rouass la prima concorrente eliminata ai live di X Factor 2019. La parrucchiera di origini marocchine si è trovata al ballottaggio insieme a Giordana Petralia, sua compagna di squadra tra le Under Donne, ed Enrico di Lauro, concorrente degli Under Uomini di Malika Ayane. Mentre Giordana è stata salvata da Mika, ospite speciale della puntata, Mariam ed Enrico sono finiti prima al voto dei giudici e poi al tilt. Alla fine gli italiani hanno preferito salvare Enrico, che si è esibito con una canzone di Bob Dylan, Make you feel my love, penalizzando invece Mariam, che ha eseguito Gioventù bruciata di Mahmood, un brano già sentito alle audizioni. Incontenibile la rabbia del suo giudice, il trapper Sfera Ebbasta, che all’Extra Factor ha così commentato l’eliminazione della concorrente: «Sono incazzato, non ho voglia di parlare. Hanno dovuto convincermi a venire».

DOMANDA. Ieri Sfera ha avuto un atteggiamento piuttosto sfrontato. Credi che abbia finito per penalizzare le under donne?
RISPOSTA. No, non darei mai la colpa a Sfera per la mia eliminazione. È il pubblico italiano ad aver deciso, non lui. E poi non mi è sembrato molto sfacciato ieri. L’unica eccezione è stata il commento sull’abbigliamento di Mika.

Se la scelta fosse dipesa da te, chi avresti eliminato tra te, Giordana ed Enrico?
Io non sono nessuno per dire chi avrebbe dovuto essere eliminato, anche perché passerei davvero per una rosicona assurda. Era nel mio destino, è successo e basta. Se siamo arrivati tutti ai live significa che tutti ci meritiamo di essere sul palco di X Factor.

Ti ha fatto male leggere delle frasi razziste sui social? Cosa diresti a queste persone?
Non mi hanno fatto male, anche perché è una vita che ne ricevo. Praticamente dall’asilo, da quando ho cominciato a conoscere il mondo sociale. Mi sono scivolate addosso. Anzi, ero sorpresa per averne ricevute poche.

Dici di aver ricevuto commenti razzisti sin dall’asilo. Hai sofferto molto per questo?
Certo. A parlare è una ragazzina di origini marocchine che pur essendo nata in Italia ha dovuto sentirsi diversa in tutti i casi. Di commenti razzisti ne ho ricevuti eccome, ma questo non significa che debba prendermela con tutti.

Hai detto che tuo padre non accetta il tuo voler diventare una cantante. Cosa ti ha detto ieri al telefono dopo l’eliminazione?
Non ho potuto sentire nessuno ancora. In questo momento è come se fossi ancora dentro al loft. Però questa domanda mi ha un po’ rotto le scatole. Ho condiviso una parte della mia storia, ma deve finire qua. Tra l’altro, da quando mi ha visto alle audizioni, ai bootcamp e agli home visit diciamo che mio padre è rimasto abbastanza stupito. Adesso non ha più niente da dire su questa faccenda. Semplicemente lo rispetta, mi sono fatta rispettare.

Con quali altre canzone avresti voluto esibirti se non fossi stata eliminata?
Mi ero fatta una lista di canzoni che avrei voluto portare dopo gli Home Visit. In cima c’era Moonstar di Tha Supreme.

È in programma una collaborazione con Sfera Ebbasta?
Non lo so, chiedetelo a lui.

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Le pagelle del primo Live di X Factor 2019

Lo show non decolla. I giudici sono inconsistenti. E i concorrenti con buona probabilità non passeranno alla storia. Si salvano giusto Marco Saltari e Davide Rossi. Tutto il resto è noia. I voti.

Lasciatecelo dire, perché è sostanziale. Siamo stati i primissimi a dire che quest’anno X Factor non girava, non bucava. In tempi largamente non sospetti. Dopo di noi il diluvio di riserve, di critiche, sui giornali, sui social, dove si sprecano i commenti che lamentano noia, scarsa personalità dei giudici, latitanza dei talenti. E la questione là è, sostanziale, perché ha spinto con tutta evidenza i giudici suddetti a prendere decisioni più impopolari del solito, più quadrate e rispettose della realtà.

LEGGI ANCHE: Le pagelle delle Home visit di X Factor 2019

Numeri circensi, come il ragazzino delle carote, o l’aspirante dal falsetto derapato, che in altre edizioni sarebbero stati tenuti in piedi per amor di spettacolo, vengono spietatamente cassati, si cerca di salvare il salvabile da un lotto di concorrenti che difficilmente passeranno alla storia o almeno alla cronaca dei vincenti, come quell’Anastasio che secondo Achille Lauro, e già siamo sul surreale, non aveva niente da dire, non valeva granché.

X FACTOR STA DIVENTANDO SANREMO: VUOTO PESANTE

Il talent arranca, perde spettatori, cerca disperatamente un meglio che non si vede: e siamo ai live, alla gara vera, trasferita al pomposamente definito X Factor Dome di Monza, dopo il cambo di sede. Gara vera? Nella sostanziale medietà è difficile fare scelte, ma qualche clamoroso raccomandato affiora (Sierra, l’arpista Giordana): al che si scaricano le responsabilità sul pubblico a casa, che conta niente ma fingiamo di cascarci; al massimo, su un giudice aggiunto sciocchino che fa la morale al look e viene infilzato da Sfera Ebbasta nell’unico guizzo (uno che definisce Gershwin «roba vecchiotta» dovrebbe essere carcerato all’ergastolo ostativo). Ma i commenti, anche questa sera, sono feroci. Tra l’altro, non si può stiracchiare uno spettacolino così esangue fin oltre la mezzanotte: X Factor sta diventando Sanremo, seguirlo è estenuante, lascia un senso di vuoto pesante.

GIUDICI INCONSISTENTI E OMOLOGATI

ALESSANDRO CATTELAN: 6. Lo utilizzano di più, lo fan ballare e cantare, almeno si guadagna la pagnotta. Ma la mediocrità non cambia, è una camicia di forza sull’anima.

MARA MAIONCHI, MALIKA AYANE, SFERA EBBASTA, SAMUEL: 4. Voto collettivo, 4 x 4, perché è impossibile distinguerli, dicon tutti la stessa cosa a chiunque: mi sei piaciuto, sei bravo, sei grande, hai spaccato, sei una meraviglia. Saranno pure logiche aziendali, ma tu questi me li chiami giudici? (poi nella concezione del talent contano niente, se è vero che tanto decide il televoto).

BRILLANO SOLO DAVIDE ROSSI E MARCO SALTARI

MARIAM: 5/6. È la prima a esibirsi e anche la prima, e finora unica, trombata. Cosa che a qualche idiota fa dire che è penalizzata per le sue origini da giudici sovranisti. In realtà, porta la solita cosettina (Juice, di Lizzo) hip hoppettina da attesa alla fermata della metro, e neanche svolta con personalità. Non se ne sentirà la mancanza.

Mariam è la prima eliminata di X Factor 2019.

EUGENIO CAMPAGNA: 5-. Originariamente era Comete, ma prendiamo atto che da stasera sono spariti i nomi d’arte. Forse perché d’arte ce n’era poca. Comunque, dei finalisti al live è tra i più insipidi, anche se lui invece è molto convinto. Ma il neopop di Aiello (Arsenico), già sciapo di suo, lo rende inutilmente retorico e piatto. Come sempre. Ma chi è che a XF, almeno in questa edizione, ha il coraggio di dire: «Non sai di niente»?

Davide Rossi in versione crooner.

DAVIDE ROSSI: 7. Appena ieri era un bambino paciocco alla corte di Antonella Clerici; oggi è un bel zovine dal Cattelan e compagnia: speriamo viva, prima o poi, in fondo non lo demeriterebbe. Già porta una scelta nobile, Gershwin, in una interpretazione da crooner elegante. Un respiro inusuale a XF. Poi magari può riuscire alla lunga noioso, ma intanto Michael Bublé scansate.

Nicola Cavallaro.

NICOLA CAVALLARO: 5. Parà, studente in Medicina, aspirante artista: sarà la volta buona? Speriamo, se no a casa si ammazzano. Dice una bella cosa, preferisco morire pazzo ma facendo ciò che amo; ma gli danno una schifezza di roba (Gambino, This is America), amala! Ma serve a sgessarlo, o così almeno pretende Mara.

I Seawards alle prese con Pyro dei King of Lion.

SEAWARDS: 4. In fama di raccomandati. Moderni, attuali, caro Samuel? Ma dai, al massimo sono elettrosnob. Straziano Pyro dei Kings of Lion (specie la aspirante cantante) sotto tutti gli aspetti. Patetici i giudici che fingono di apprezzarli, così sordi o forse incompetenti.

GIORDANA PETRALIA: 5. Più va avanti, più sta sulle palle e non solo a chi scrive. Perché è raccomandata, e lo si vede. Perché «deve migliorare, deve crescere», ma qui sarebbe che il talento o ce l’hai o esci; no, che più la sbagli e più ti tengono. Vestita come una bomboniera, poverina, cava fuori da XXX Tentacion una lagna pizzicata che è come una martellata in nuca. Sfera, ebbasta rompere i maroni perché non hai mai visto un’arpa: è un problema tuo, che non sei un musicista.

Giordana e la sua arpa non convincono.

LORENZO RINALDI: 5. Il cespuglio simpatico porta una soporifera versione unplugged (ricordate la mania Anni 90 su Mtv) degli Oasis (Don’t look…, celeberrima). Acerbo, per forza: forse è un po’ presto, per certe cose. Ma se c’è una cosa che XF sa fare, è bruciare gli aspiranti.

BOODA: 5. Anni 90, dice Samuel: già questo… Poi aggiunge: dobbiamo deixfactorizzarci. E gli dà 212 di Azealia Banks, quanto a dire la quintessenza di XF. Poche idee ma incasinate, come la versione di questi ragazzi, capitanati da Cristina d’Avena in uno dei suoi più diabolici travestimenti.

I Booda.

SOFIA TORNAMBENE: 6-. Cominciano a sofisticarla e lei pare a disagio. Meno convinta. Ha una capacità istintiva di emozionare, ma rischia o meglio rischiano di rovinarla, nella migliore tradizione di XF. Questa versione di Carmen Consoli (L’ultimo bacio) virata Edie Brickell, mah.

ENRICO DI LAURO: 5/6. Confessiamo un debole per il nostro busker (ma lo sarà davvero, poi?), per la sua scontrosità, la fisicità emaciata, la faccia metropolitana, l’aria impolverata di un tempo senza età. Siamo quel che cantiamo: può tradire incertezze con un roseto di spine come Love will tear us apart (Ian Curtis, dico), ma sono incertezze di un ragazzo di strada. Umanissime incertezze. Si salva al ballottaggio (con Miriam) per il rotto della cuffia, ma sarebbe stato un peccato perderlo, si fa per dire.

I Sierra si esibiscono al Live.

SIERRA: 4. Eccoli qua, gli altri superportati. Cosa ci trovi Samuel in questi scarti di trap, lo sa lui; come diceva Raimondo Vianello, noi no, noi; no; noi, no; noi; no.

MARCO SALTARI: 6/7. Lui è speculare a Cavallaro, il parà pentito: è un ex attivista ong che cambia pelle per cambiare vita; ma fino a un certo punto, se porta un manifesto pregno di significati come Sugar Man di Sisto Rodriguez. Non ce ne frega niente, quel che conta qui è il feeling: sbavature di poco conto, ma il feeling non manca. È quello che cresce di più finora, e forse a trovare una strada ce la farà.

Marco Saltari.

MIKA NOVELLO MAL E L’INSPIEGABILE SUCCESSO DI COEZ

MIKA: 4. Mika pizza e fiki. Ricorda tanto gli angli in Italia negli Anni 60, tipo Mal, Shel Shapiro, che dopo 200 anni ancora parlano come Alan Friedman. Va’ che è un bel mistero anche questo, che trovan tutti l’America canterina qua. Ma che c’entra questo gazzosino con Elton John (per dire), questo succedaneo in offerta speciale?

Mika, ex giudice, è il super ospite della prima puntata live.

COEZ: 3. E non provatevi a chiedervi chi Coez è: ha fatto 20 dischi di platino. Adesso si tratterebbe di capire come è stato possibile.

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Chi è Coez, ospite speciale del primo live di X Factor 2019

Il cantautore romano ha iniziato con l'hip hop nei Circolo Vizioso e nei Brokenspears. Ma è diventato famoso abbracciando il pop. I suoi grandi successi? "La musica non c'è", "È sempre bello" e "Domenica".

Una carriera iniziata dall’hip hop e continuata, con enorme successo, nel pop melodico. Coez, ospite speciale del primo live di X Factor 2019, è una delle voci più conosciute d’Italia, con brani come La musica non c’è, Domenica, Faccio un casino ed È sempre bello. Coez, che ha raggiunto la certificazione di disco di platino con ben 8 singoli (La musica non c’è è 8 volte platino), è in tour fino al 22 dicembre 2019.

Coez, all’anagrafe Silvano Albanese, è nato l’11 luglio 1983 a Nocera Inferiore (Salerno) ma ha sempre vissuto a Roma. All’inizio scelse di frequentare una scuola di cinema, ma dopo appena un anno, insieme a due compagni di corso, fonda il Circolo Vizioso, un collettivo hip hop underground. Nel 2007 Coez conosce Bruno “Snais” Cannavicci, membro del gruppo degli Unabombers, e insieme ai membri del Circolo Vizioso dà vita al collettivo Brokenspeakers. Il gruppo inizia a farsi conoscere nell’ambiente rap/hip hop, arrivando ad aprire i concerti di artisti come i Club Dogo.

Il ruolo da comprimario inizia però a stare stretto a Coez, che inizia a scrivere anche canzoni da solista. Nel 2009 Nella casa, appartenente all’album d’esordio Figlio di nessuno, è il suo primo vero successo, ancora limitato agli appassionati rap. Dopo altri due album (Non erano fiori nel 2013 e Niente che non va nel 2015), la celebrità a livello nazionale arriva con Faccio un casino, titolo del singolo e della sua quarta opera, pubblicati nel 2017. La musica non c’è, il brano più ascoltato dell’album, è stato premiato con sei dischi di platino.

Da Faccio un casino in avanti Coez ha scelto sonorità vicine al mondo indie, distaccandosi dalle sue origini rap e diventando tra i cantanti più famosi a livello nazionale. Nell’estate 2019, per celebrare i cinque anni di carriera, l’artista ha pubblicato il suo quinto album È sempre bello (certificato oro), anticipato dall’omonimo singolo (quattro volte disco di platino) e da Domenica.

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